Ushuaia, bellezza, storie di anarchici e d’italiani

Ushuaia è la capitale della provincia argentina della Terra del Fuoco. Un territorio incantato, bello e quasi disabitato con 152,317 abitanti in tutto, concentrati nei due centri urbani più importanti: Ushuaia, Rio Grande e in alcuni paesini.

La città, più australe del mondo, è oggi un centro turistico molto importante, che attrae visitatori da tutto il pianeta, dei suoi abitanti pochi sono originari del posto, nella maggior parte sono argentini di tutte le altre province, ivi trasferitisi per lavorare. D’inverno la Terra del Fuoco si copre di un mantello bianco di neve che si adagia sui prati, sui sentieri, in ogni luogo. I corsi d’acqua e i laghi, ghiacciano e si trasformano in sorprendenti piste di ghiaccio su cui pattinare diventa un’avventura.

La capitale, cresciuta intorno ad un carcere di estrema sicurezza, fondato nel 1902, ha una storia avvincente anche se un po’ cupa. Prima c’era una base militare, e lungo il canale del Beagle vivevano gli indigeni Selk’nam. Tra i detenuti celebri, nella decade del ’30 ci sono stati il poeta Ricardo Rojas, il radicale Honorio Pueyrredón e Marcelo Torcuato de Alvear, in carcere per ragioni politiche. Prima ancora Cayetano Godino, chiamato “el petiso orejudo”, assassino di bambini e il celebre anarchico ucraino Simon Radowitzky, che il 14 novembre 1909, aveva ucciso Ramón Lorenzo Falcón, capo della Polizia della capitale. Un omicida, che il 1° maggio 1906 aveva fatto sparare dalla polizia sui manifestanti, quasi tutti anarchici e socialisti italiani, che sfilavano pacificamente e, il 1° maggio 1909, durante la “Semana Roja” ne aveva fatti uccidere undici, il giorno seguente, tanto per non smentirsi, aveva ordinato alla Polizia di disperdere gli operai, che accompagnavano i feretri dei compagni morti. Simon Radowitzky, all’epoca dell’attentato, era minorenne, aveva solo diciassette anni, per questo si è salvato dalla forca ma è stato mandato in quel penitenziario, dove era oggetto di maltrattamenti e costanti burle da parte dei secondini. La sua situazione era tanto grave che altri anarchici come Salvadora Medina Onrubia, moglie di Natalio Felix Botana proprietario del “Diario Critica” e Diego Abad de Santillán, editore del giornale anarchico La Protesta, cercavano di proteggerlo pagando una cronaca giornaliera di quello che gli succedeva. Alla fine il celebre detenuto ha ricevuto l’indulto, il 22 aprile 1930, dal presidente Hipólito Yrigoyen per intercessione di Salvadora Medina Onrubia, più conosciuta come la venere rossa. Il carcere è stato chiuso dal presidente Perón nel 1947.

Dulcis in fundo il centro di Ushuaia, il famoso rione Villaggio e il porto sono stati costruiti da italiani, quasi tutti emiliani, arrivati nella città il 28 ottobre 1948, con la nave Genova, partita dal Ponte dei Mille, dell’omonima città ligure, al seguito dell’imprenditore Carlo Borsari, che aveva ottenuto da Peròn la commessa del lavoro. Gli integranti della spedizione Borsari, così si chiamava, sono quasi tutti ritornati in Italia, nella città sono rimasti alcuni dei loro discendenti, molto pochi. A Buenos Aires, vive l’ing., Ernesto Tagliani, che faceva parte del gruppo. Nel 1948 era giovanissimo e suole ripetere: “Abbiamo fatto la terza guerra mondiale, quella con le avverse condizioni climatiche, dormivamo sul ponte di una nave militare e morivamo dal freddo.”

Adesso in Ushuaia vivono circa 1500 italiani e per loro, su iniziativa, dell’ambasciatore Giuseppe Manzo è stata aperta il 7 novembre 2019 un’Agenzia Consolare Onoraria.

Edda Cinarelli