Un’altra necessità della collettività italiana: la conservazione del patrimonio architettonico

La storia della collettività italiana in Argentina approssimativamente coincide con quella del paese, non per nulla Belgrano, Castelli e Beruti o Berutti – protagonisti della Revolución de Mayo de 1810 – erano d’origine italiana. Con le varie migrazioni peninsulari, soprattutto quelle del 1800, si potrebbe quasi dire che gli italiani sono venuti ed hanno fondato uno Stato nello Stato e che con il tempo i due stati si sono fusi e quello italiano ha marchiato in modo decisivo l’Argentina.

Una prima immigrazione importante si è verificata dopo il Congresso di Vienna, 1814 – 1815, quando si è cercato di riportare l’Europa alla fisionomia che aveva prima dell’avventura napoleonica. Intorno al 1820 sono arrivati così dall’ex Repubblica Genovese molti convinti “genovesi”, che preferivano emigrare piuttosto che divenire cittadini del Regno di Sardegna. Un’immigrazione più eterogenea proveniente da tutta l’Italia, si è verificata nella decade del 1830 e in quella del 1840. Questi erano mazziniani o monarchici, unitari. In generale persone colte, educate che avevano partecipato ai moti rivoluzionari dell’epoca ed erano ricercate dalla polizia. Loro e i loro figli hanno dato origine in tutta l’Argentina alle prime associazioni italiane e ne hanno fatto costruire  le splendide sedi storiche. Nel 1858, ancor prima dell’Unità d’Italia, sette mazziniani, hanno fondato l’Associazione Unione e Benevolenza, la più antica associazione italiana del mondo, un’istituzione di mutuo soccorso, di stampo massonico in cui si riunivano repubblicani e monarchici. Dopo l’impresa dei Mille, i monarchici hanno lasciato l’Unione e Benevolenza e il 25 marzo 1861, hanno creato la Nazionale Italiana.  Nel 1873 alcuni imprenditori hanno istituito il Circolo Italiano.

Nel 1874 un altro gruppo d’italiani si è staccato dall’Unione e Benevolenza per fondare l’Unione Operai italiani, nell’edificio omonimo, in via Sarmiento al 1300. Nel 1884 è nata la Camera di Commercio Italiana in Argentina.

In ogni città e paese dell’Argentina c’è la piazza con la chiesa, il campanile, il municipio, e vicino un’associazione italiana. Quando l’Argentina era in formazione la collettività italiana, era prospera, effervescente, piena d’idee e lo è stata per molto tempo, almeno fino all’inizio della crisi mondiale, nelle ultime decadi del 1900, da allora è in sfacelo. Gli immigranti venuti nell’ultimo dopo guerra stanno morendo e i giovani non le frequentano, in generale ci si annoiano. Non essendoci molti soci le sedi delle associazioni italiane sono in declino, questo succede in tutta l’Argentina.  

A Buenos Aires, sono sicuramente gioielli architettonici tutti gli edifici delle istituzioni su citate ma lo sono anche il teatro Giuseppe Verdi in Av. Almirante Brown; l’edificio dell’Associazione Ligure de la Boca; quello del museo Ligure dello stesso rione e sicuramente molti altri.

Costruzioni maestose, grandi per la cui conservazione e manutenzione ci vogliono molti soldi, che non è facile trovare. Alcuni palazzi sembrano abbandonati e sono a rischio crollo parziale, anche se è giusto riconoscere che alcune istituzioni, grazie ad una buona amministrazione, li riescono a conservare in buone condizioni. Ma i miracoli sono possibili, infatti, a Buenos Aires la splendida sede dell’Unione Operai è stata salvata dal crollo e definitiva demolizione dalla Chiesa Scientology che l’ha comprata e ne farà il suo tempio principale nel paese. A Córdoba l’on. Mario Borghese, con l’appoggio di tutta la collettività italiana della città, è riuscito a iniziare la restaurazione della facciata degli edifici dell’Unione e Benevolenza, inaugurato nel 1874.  Alcune persone non sono d’accordo, pensano che questi palazzi sarebbero dovuti rimanere alla associazioni italiane che li hanno fatti costruire. L’importante è che restino in piedi, in buone condizioni per testimoniare il contributo decisivo degli italiani alla storia e cultura argentine. L’azione di Borghese, deputato della circoscrizione estero, è stata decisiva per evitare il deterioro e la perdita di un’opera d’arte e dovrebbe servire da esempio ad altri.

Edda Cinarelli