Una lettera sulla cittadinanza italiana

Toni Ricciardi, segretario nazionale Pd Svizzera, ha indirizzato una lettera aperta all’on. Simone Billi, eletto proprio in Svizzera con la Lega e oggi presidente del Comitato permanente per gli italiani all’estero della Camera.

Ecco di seguito il testo integrale della lettera.

“Gentile on. Billi, come saprà, visto che ha votato con convinzione la legge 123/2018 – nota come decreto sicurezza Salvini –, in base all’art. 14, che ha modificato gli artt. 5 e 9 della legge 91/92 (disciplinanti il riconoscimento della cittadinanza per matrimonio e residenza di persone di nazionalità diverse), d’ora in poi queste stesse persone dovranno certificare la loro conoscenza linguistica.

Per fare un esempio classico e quotidiano: un italiano o italiana di seconda o terza generazione che si sposa con una svizzera o uno svizzero tedesco o francese in molti casi ha una conoscenza scarsa dell’italiano, se non addirittura nulla, ma deve a fare acquisire alla moglie o al marito un certificato di conoscenza linguistica dell’italiano di livello non inferiore al B1. Il requisito deve essere posseduto a decorrere dal 4 dicembre 2018 e, quindi, tutte le domande presentate dopo tale data necessitano del certificato, salvo respingimento della domanda stessa.

On. Billi, sicuramente si renderà conto di quanto questa procedura metta in grande difficoltà molti nostri connazionali, non solo dal punto di vista dei tempi burocratici – che si allungano a dismisura –, ma soprattutto dal punto di vista economico. Ad oggi, pur godendo in Svizzera di innumerevoli centri di varia natura presso cui poter acquisire la suddetta certificazione, il costo medio per chi possiede una conoscenza elementare può variare in media dai 2.000 ai 4.000 Franchi, ai quali vanno aggiunti 280 Franchi del costo dell’esame di certificazione.

Oltre ai costi, non indifferenti, va aggiunto il tempo necessario per l’ottenimento del certificato. Gli esami sostenuti presso gli enti di certificazione linguistica in Svizzera devono essere inviati in Italia a uno dei centri di correzione e i risultati non sono noti prima di 3 mesi. Se si calcola che le sessioni in un anno solare sono 3 o 4 e volendo tracciare un bilancio conclusivo, chi sposa un’italiana o un italiano per acquisire la cittadinanza deve sostenere una spesa media di 2.000-4.000 Franchi e attendere, se tutto va bene, almeno 1 anno per ottenere la certificazione B1.

Ora, on. Billi, sappiamo che, seppure oberato di lavoro, trova il tempo per polemizzare su vicende che nulla hanno a che fare più con la Svizzera, criticando, mi sia consentito, una persona come l’ex ambasciatore Del Panta, che tanto ha fatto per l’Italia e la comunità italiana in Svizzera, che lei evidentemente misconosce. A tal riguardo non voglio entrare in polemica perché a me e alla comunità che rappresento, a tutte le italiane e gli italiani in Svizzera, preme lavorare fianco a fianco per risolvere i problemi delle nostre comunità nel mondo, indipendentemente dallo schieramento politico e da ogni altro ideale.

Per questa ragione e con la convinzione che possa cogliere la positività e la voglia di collaborare di questo mio appello, le offro la nostra disponibilità nel costruire un tavolo di discussione, immediatamente, al fine di ascoltare tutti gli operatori del settore, le associazioni, i patronati e dimostrare che gli unici interessi che ci animano non sono altro che agevolare e tutelare le nostre comunità.

Purtroppo, come ben sa, negli ultimi mesi sono stati emanati decreti e leggi – naturalmente da lei sostenuti – senza prevedere tempistiche e modalità operative concrete. In questi casi, il buon senso avrebbe richiesto norme transitorie per una corretta applicazione della procedura, che purtroppo non è avvenuta.

Infine, on. Billi, mi consenta di fare appello al suo senso istituzionale. Lei sa bene, da parlamentare, che le istituzioni non appartengono a un unico schieramento, ma devono rappresentare la collettività e farsi portavoce di ogni istanza, soprattutto proveniente dalle persone più umili e con meno strumenti economici e culturali a disposizione.

Per questa ragione e con la convinzione che si possa ritornare, come in passato, a una stagione di collaborazione tra le parti politiche contrapposte, mi auguro che possa dare seguito a questo mio appello.

Attendiamo fiduciosi sue notizie. La saluto cordialmente.

Toni Ricciardi
segretario nazionale del PD Svizzera”. (aise)