Riccardo Giumelli e la prima cattedra in Argentina di “Cultura Italiana e Glocalismo”

Il professor Riccardo Giumelli, che insegna sociologia dei processi culturali all’Università di Verona, è venuto in Argentina per creare la prima cattedra aperta di “Cultura Italiana e Glocalismo” all’università di Mar del Plata per costruire con il sig. Domenico di Tullio e altri il tema dell’italicità.

Italicità è un termine coniato da Piero Bassetti, politico, imprenditore ed ex velocista vivente, per definire, nel contesto della globalizzazione, tutti quelli che sono socializzati dalla cultura italiana. Non solo quindi gli italiani e gli oriundi ma le persone che hanno un’influenza culturale italiana, come per esempio gli abitanti del Ticino, la Croazia, delle zone di frontiera con l’Italia, ma anche gli italofoni e la gente che prova amore e interesse verso la nostra cultura.

Giumelli spiega che la differenza tra italicità e italianità, coincidendo con Piero Bassetti, è che l’italicità non è data da un passaporto o dall’essere nati in un territorio specifico, ma definisce l’appartenenza a una comunità più ampia, mondiale, fondata sulla comunione di valori, interessi ed esperienze e l’”italian way of life” per dirlo con un’ espressione internazionale .

Per l’italicità la cultura è la superstruttura identitaria y comprende oltre duecento cinquanta – trecento milioni di persone nel mondo, mentre l’italianità è un sotto insieme compreso dall’italicità. Naturalmente è di vitale importanza che l’Italia e le sue istituzioni culturali abbiano fluidi vincoli con coloro, che desiderano promuovere l’italicità e gli italici. Non per nulla la cattedra è aperta e promuoverà seminari e tra manifestazioni varie anche il turismo di ritorno, considerato un’attività chiave per formare italici e stimolare l‘amore alla cultura italiana.

Cultura italiana e glocalismo perché la glocalizzazione ritiene che il fondamento della società in ogni epoca sia stata ed è la comunità locale e si basa sull’interazione degli individui, organizzati in gruppi sempre più allargati. In quest’ottica l’Italia dovrebbe riprendere il suo ruolo di generatore di cultura, diventare un faro irradiatore così com’è successo nel Rinascimento.

Edda Cinarelli

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