Referendum del 2 giugno 1946: storia di una spaccatura

Oggi si celebra il settantacinquesimo anniversario della Repubblica Italiana, il 2 giugno 1946, infatti, il popolo italiano fu chiamato a scegliere con suffragio universale tra la Monarchia e la Repubblica, occasione in cui le donne votarono per la prima volta. Il risultato del Referendum fu inficiato da sospetti di brogli probabilmente ingiustificati ma se le irregolarità non ci furono, è indiscusso che il suffragio si realizzò in un clima influenzato dalle potenze che avevano vinto la guerra: USA, Gran Bretagna, Francia, che non avevano mai ritenuto l’Italia loro pari. Per ricordare il clima di diffidenza verso il risultato del voto si ricorda che il giornale Italia Nuova scrisse che i votanti sarebbero dovuti essere ventuno milioni invece furono ventitré milioni e mezzo. Comunque numeri in mano la Repubblica ottenne 12.718.641, pari al 54,3% degli elettori, la Monarchia 10.718.502 e le schede nulle o bianche furono 1.498.136. La forbice fu di circa un milione e ottocentomila voti.

Al referendum non parteciparono la popolazione di Bolzano, che aveva 297.000 abitanti, né quella di Trieste con 345.000 abitanti, né i prigionieri di guerra, che dovevano ancora tornare, stimati intorno agli 800 mila né possiamo supporre come avrebbero votato. L’Italia entrata in guerra dalla mano del governo fascista il 10 giugno 1940, accanto alla Germania e contro la Francia e l’Inghilterra, nel 1943, dopo la caduta del governo fascista 25 luglio 1943, deposizione di Mussolini e inizio del governo Badoglio, aveva firmato il 3 settembre un armistizio con gli alleati ed era passata da amica dei tedeschi e nemica degli Inglesi, Francesi e USA nella posizione opposta, i nemici erano diventati amici. L’armistizio fu reso pubblico l’8 settembre data che segnò l’inizio della Resistenza, lo stesso giorno il Re e Badoglio scapparono lasciando in una sensazione di abbandono la maggior parte della popolazione italiana che probabilmente li considerò dei traditori. Dal 3 all’8 settembre milioni di tedeschi invasero l’Italia centro-settentrionale che, da quel momento, si trasformò per poco meno di due anni in un campo di battaglia tra le forze tedesche solidamente e le truppe alleate.

Concretamente a prescindere dai supposti brogli probabilmente infondati, il risultato del Referendum mostrò un’Italia spaccata in due, esattamente come ora. Finì una tappa e ne iniziò un’altra che dura tuttora.

Edda Cinarelli