Referendum 1946, addio monarchia

La monarchia in Italia faceva parte delle tradizioni peninsulari ed ha origini molto antiche, basti pensare al Sacro Romano Impero, a Federico II Hohenstaufen, lo stupor mundi, ai vari regni e ducati del 1500, e poi alla situazione italiana anteriore all’unificazione con il Regno delle Due Sicilie, il Regno di Sardegna, lo Stato Pontificio, il Regno Lombardo Veneto e vari ducati. I popoli amavano i loro sovrani e vi si identificavano perché in qualche modo rappresentavano la storia del territorio in cui vivevano. Il 17 marzo 1861 si proclamò il Regno d’Italia con Vittorio Emanuele II Re d’Italia e nel 1946 questa situazione politica cambiò con un Referendum.

Leggendo e riflettendo sui fatti che hanno portato a questo cambiamento, scevri dalla propaganda repubblicana che si è voluta imporre per necessità politiche, si arriva irrimediabilmente alla conclusione espressa nel titolo di questo breve articoletto. Il prossimo 2 giugno 2022 si celebrerà infatti il settantaseiesimo anniversario della Repubblica Italiana, il giorno in cui il popolo italiano fu chiamato a scegliere con suffragio universale tra la Monarchia e la Repubblica, occasione in cui le donne votarono per la prima volta.

Da allora si è sempre parlato di vittoria schiacciante della Repubblica ma è veramente così o questa credenza fa parte della narrativa che si è voluta costruire per un superamento della violenza della guerra civile e della liberazione? Il fatto è che questa versione che si è imposta e rafforzata negli anni seguenti, era necessaria per mantenere la pace sociale.

Il risultato del Referendum fu inficiato da sospetti di brogli probabilmente ingiustificati ma se le irregolarità non ci furono, è indiscusso che il suffragio si realizzò in un clima influenzato dalle potenze che avevano vinto la guerra: USA, Gran Bretagna, Francia. Per ricordare il clima di diffidenza verso il risultato del voto si ricorda che il giornale Italia Nuova scrisse che i votanti avrebbero dovuto essere ventuno milioni invece furono ventitré milioni e mezzo. Ad ogni modo, numeri in mano la Repubblica ottenne 12.718.641, pari al 54,3% degli elettori, la Monarchia 10.718.502 e le schede nulle o bianche furono 1.498.136. La forbice fu di circa un milione e ottocentomila voti.

Al referendum non parteciparono la popolazione di Bolzano, che aveva 297.000 abitanti, né quella di Trieste con 345.000 abitanti, né i prigionieri di guerra, che dovevano ancora tornare, stimati intorno agli 800 mila né possiamo supporre come avrebbero votato. Si suppone anche che i politici ex fascisti abbiano suggerito ai loro simpatizzanti di votare Repubblica per ripicca contro Vittorio Emanuele III, l’ex re che aveva deposto Mussolini nel 1943. L’Italia entrata in guerra dalla mano del governo fascista il 10 giugno 1940, accanto alla Germania e contro la Francia e l’Inghilterra, nel 1943, dopo la deposizione di Mussolini e caduta del governo fascista – 25 luglio 1943 – e inizio del governo Badoglio, aveva firmato il 3 settembre un armistizio con gli alleati ed era passata da amica dei tedeschi e nemica degli Inglesi, Francesi e USA nella posizione opposta, i nemici erano diventati amici.

L’armistizio fu reso pubblico l’8 settembre data che segnò l’inizio della Resistenza, lo stesso giorno il Re e Badoglio se ne andarono lasciando in una sensazione di abbandono la maggior parte della popolazione italiana che probabilmente li considerò dei deboli. Il Re prese questa decisione proprio per evitare che l’Italia uscisse distrutta dalla guerra come successe alla Germania. Dal 3 all’8 settembre milioni di tedeschi invasero l’Italia centro-settentrionale che, da quel momento, si trasformò per poco meno di due anni in un campo di battaglia tra le forze tedesche e quelle fasciste contro le truppe alleate e i partigiani italiani.

Concretamente a prescindere dai supposti brogli probabilmente infondati, e ragionando su quegli episodi il risultato del Referendum mostrò un’Italia spaccata in due, la metà dei cittadini voleva la Repubblica ma l’altra metà, nonostante tutto continuava ad amare la monarchia e le sue tradizioni. Fu un sacrificio e un punto di compromesso tra le diverse forze politiche italiane per la pace e il bene del Paese.

Edda Cinarelli