Polemica dei crocifissi: crocefisso sì, crocefisso no?

In Italia, per l’arrivo massiccio di tanti islamici, in generale persone praticanti e osservanti, si è scatenata la guerra dei simboli religiosi. Deve essere quasi incomprensibile per gli impiegati occidentali capire che i loro compagni musulmani interrompono il loro lavoro per pregare alcune volte al giorno (un islamico prega 5 volte al giorno in totale) e convivere con una popolazione di stranieri le cui donne usano dei veli neri che le coprono dalla testa ai piedi. Diffidano di loro ed hanno anche paura di esserne fagocitati. Temono che la loro cultura sparisca e per reazione contrappongono ai simboli identitari islamici quelli della religione cattolica. Reagiscono opponendo ad un fondamentalismo religioso un altro  fondamentalismo religioso.

Crocefisso sì, crocefisso no? Questo è un problema presentato spesso sui media, sulle reti, alla tele.  Alcuni li vogliono nelle scuole, negli ospedali, negli uffici pubblici. Sembrano dimenticarsi che lo Stato italiano è laico e che la laicità e la secolarizzazione sono state grandi conquiste dell’Occidente e non è con una svolta al Medio Evo che si lotta contro una cultura diversa, ma mostrando le conquiste ottenute dai paesi occidentali in campo sociale: uguaglianza di genere, educazione per uomini e donne, divorzio ed anche depenalizzazione dell’aborto.

Non è con espressioni isteriche e un retrocesso all’Età Media che potremo salvare la nostra cultura, ma solo con la fierezza delle nostre conquiste, la calma e la sicurezza.

Edda Cinarelli