Papa Francesco, un bilancio del suo papato tra successi e delusioni

Da quando è stato eletto Papa, nel marzo 2013, Bergoglio ha suscitato amore e  disapprovazione. In Italia è amato dai progressisti, disapprovato dalle persone stanche dell’immigrazione senza controllo.

In Argentina, paese passionale e dicotomico, l’iniziale euforia, che ha suscitato la sua nomina al trono di Pietro, ha lasciato il posto alla delusione di gran parte della popolazione, che lo crede populista e addirittura cristinista, e alla disapprovazione e frustrazione delle persone che speravano fosse approvata la legge di depenalizzazione dell’aborto, approvata dai deputati e bocciata al Senato, (8- 9 agosto). Il fronte degli abortisti ritiene infatti che la legge non sia passata per le pressioni sui parlamentari e la società esercitate dai vescovi cattolici e da pastori evangelisti e vorrebbe una maggior separazione tra Stato e Chiesa.

Come se non bastasse su di lui si stanno formando grossi nuvoloni neri, infatti, nei giorni scorsi, Baxter Dmitry, agente della CIA, ha pubblicato un articolo, secondo il quale Bergoglio è stato eletto Papa dal Progressismo internazionale  dopo un colpo di Stato orchestrato in Vaticano da George Soros, Barack Obama e Hillary Clinton per rovesciare il conservatore Papa Benedetto e sostituirlo con il radicale di sinistra Papa Francesco.

Naturalmente è tutto da provare, c’è un’ indagine in corso e per ora si tratta solo di un’espressione di maldicenza della destra internazionale.

Così questo Papa conflittuale, che suscita intenso amore e rifiuto, raccoglie sconfitte e trionfi.

Tra i successi: la sua visita del 15 settembre scorso, in Sicilia, prima a Piazza Armerina dopo a Palermo dove nel Foro Italico ha dedicato la sua omelia a don Pino Puglisi, sacerdote ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 proprio perché si opponeva attivamente a Cosa Nostra. Per la fiducia che suscitava don Pino era fortemente amato dai giovani e dai siciliani, che vedevano in lui la speranza di poter lottare e vincere contro i malavitosi. E’ lì dove il Papa ha gridato “Non si può credere in Dio ed essere mafiosi. Perciò ai mafiosi dico: cambiate!” Il pubblico è scrosciato in un lungo e forte applauso. Si è prodotta un’onda emozionale tanto profonda che lo stesso ministro degli Interni, Matteo Salvini, dalle idee molto diverse da quelle del Papa, ha affermato di essere completamente d’accordo con  Francesco. Evidentemente la Sicilia ama il Papa.

Però è dei giorni scorsi la notizia del più grande successo fino a ora di Bergoglio, quello che a lui importa maggiormente, un accordo stretto con la Cina per la nomina di nuovi vescovi cattolici. Ci lavorava da anni, e gli premeva tanto, da far pensare che quando ha scelto di chiamarsi Francesco, l’abbia fatto non per ispirarsi al patrono d’Italia, ma in memoria di Francisco Javier, sacerdote gesuita, del XVII, partito per la Cina con Matteo Ricci e morto prima di arrivare. Naturalmente Francisco Javier voleva evangelizzare quelle terre basandosi sugli insegnamenti di Gesù e la tradizione millenaria cinese. Francesco ha sforato la chiusura ideologica cinese ed è riuscito dove molti hanno fallito.

Così mentre raccoglie successi e  tristezze, nonostante l’apparente allegria dà l’impressione di un’enorme mestizia e solitudine, continua a lavorare in un’altra ardua impresa, quella del dialogo tra religioni. Un obiettivo arduo, cruciale, che se si realizzasse potrebbe portare all’accettazione delle culture differenti e del pensiero degli altri, alla tolleranza e alla pace, alla comprensione che nonostante le culture diverse e l’appartenenza a classi sociali più alte o piú basse siamo tutti uguali e abbiamo tutti lo stesso destino.

Edda Cinarelli