No all’aumento della tassa per cittadinanza e subito il 30%

Da quasi un anno è stato sancito il provvedimento per il quale il 30% degli introiti provenienti dalla tassa di 300 Euro per ogni cittadino per la pratica di cittadinanza, deve essere destinata e amministrata da ogni struttura consolare per migliorare i servizi. Ora ci sono politici che vogliono aumentare questa tassa, che ancora va direttamente alle arche statali, a 400 Euro. L’USEI non è d’accordo sull’aumento di questa tassa che è già molto pesante per coloro che, in certi casi, vogliono trasformare in cittadini italiani vari membri della propria famiglia. Non molto tempo fa ho appreso che una famiglia numerosa voleva nazionalizzare 10 membri, per un totale di 3000 Euro. Aldilà di questo, vediamo, con rammarico che la promessa del Ministro Alfano non è stata ancora compiuta. I famosi 300 Euro ancora passano direttamente all’amministrazione centrale. Se pensiamo che, soltanto nella circoscrizione di Porto Alegre, in Brasile, ci sono quasi 70.000 persone in attesa di cittadinanza, facendo un semplice calcolo matematico, abbiamo li 21 milioni di Euro da riscuotere: il 30% sono 7 milioni di Euro! Anche se è logico pensare che questi introiti potrebbero essere riscossi nel giro di alcuni anni, vediamo chiaramente che si tratta di una cifra più che sufficiente per poter migliorare i servizi consolari, oggi, assolutamente inefficienti.

Non è stato ancora definito il destino specifico di questi introiti che, secondo noi, dovrebbero essere utilizzati per:

· Aumentare l’organico di funzionari addetti alla rete consolare

· Migliorare alcune strutture inadeguate

· Promuovere Corsi di Lingua Italiana

· Sovvenzionare, in parte, la salute dei nostri cittadini a rischio-salute

Inoltre, sarebbe opportuno che il personale destinato ad aumentare l’organico interno di ogni struttura consolare, fosse composto da cittadini italiani in loco, preparati da una task force di addetti di ruolo. Abbiamo le leggi, abbiamo le risorse. Perché non iniziare subito a migliorare i servizi delle nostre reti consolari?

Eugenio Sangregorio