Necessità della collettività italiana

Ho cercato di riflettere sui principali problemi della collettività italo argentina, in senso lato, per sapere in che cosa vorrei che lavorassero i parlamentari italiani eletti in questo paese, che cosa mi aspetto da loro o cosa farei io, nel caso fossi eletto.

Di problemi ce ne sono tanti, ma direi che quelli più evidenti sono determinati dalla burocrazia. E’ infatti molto difficile per un argentino di origine italiana ottenere la cittadinanza italiana. Anche se ne ha tutto il diritto non è facile che l’ottenga e l’ostacolo non è determinato dai documenti che bisogna raccogliere o dai 300 euro che bisogna spendere di tasse, ma dalla difficoltà di conseguire un appuntamento nei consolati di riferimento. Bisogna mettersi di fronte ad un computer e insistere, per mesi e a volte per anni, esperienza che può risultare tanto deprimente e snervante da indurre alcune persone a desistere e lasciar perdere. Per non parlare poi di chi abita a Ushuaia o a la Rioja, province a migliaia di chilometri dal Consolato di appartenenza, aspiranti utenti per cui a volte è meglio nemmeno provarci. Comunque la complicata situazione non si deve alla mancanza di volontà di cooperazione dei vari uffici consolari ma è determinata dal fatto che le loro risorse umane e finanziarie sono ridotte all’osso, insufficienti per un loro buon funzionamento. Sarebbe opportuno adesso, che si sono riallacciati i rapporti tra i due paesi, che anche gli uffici di rappresentanza dello Stato italiano all’estero fossero rafforzati con personale idoneo e denaro in linea con la nuova situazione.

D’altra parte questa congiuntura la vivono come in uno specchio i nuovi migranti italiani in Argentina. Mentre una volta avevano un cammino preferenziale per gli accordi bilaterali tra l’Argentina e l’Italia, dal rafforzamento del Mercosur e l’abbandono delle relazioni con l’Italia, è quasi impossibile per loro ottenere la residenza permanente.

In questo momento, l’unico cammino sicuro sembrerebbe quello del matrimonio. Se i giovani vengono come studenti possono ottenere delle residenze provvisorie, che si rinnovano tre volte consecutive ed alla quarta ottengono quella permanente. Ogni volta che fanno la pratica per una di queste residenze temporanee devono ripresentare tutti i documenti con l’Apostille dell’Aja, al di fuori di quanto prima previsto dagli accordi bilaterali tra i due paesi, roba da gente con i nervi saldi. Senza residenza permanente questi migranti non hanno nessun diritto, niente monotributo, niente conto bancario, impossibile fare un contratto per usare il telefonino e nel caso osino presentare un curriculum per fare il commesso non glielo accettano. Possono affittare un appartamento a prezzi carissimi, in dollari, pagando in anticipo per i mesi in cui vogliono viverci. Tutto è molto complicato, mentre gli immigranti dei paesi latino americani possono avere il DNI nel termine di un mese e l’omologazione del loro titolo universitario in un anno come massimo.

Molti dei nuovi arrivati alla fine, viste tante difficoltà preferiscono rinunciare e andare in un altro paese. Ma perché tante delusioni se si potrebbe tornare agli accordi anteriori, rendere più agile la burocrazia ed offrire ai giovani dei paesi in questione: borse di studio, stage, lavoro, mediante un ponte virtuoso e virtuale a doppio senso. Sempre parlando di giovani, ma il problema riguarda anche adulti ed anziani, esiste il problema dell’alto costo dei biglietti aerei e quindi della quasi impossibilità di andare in Italia e tornare indietro. Questo è un altro punto sui cui bisognerebbe lavorare e non è di difficile soluzione. Si sa infatti che in giorni stabiliti le compagnie aeree, per esempio Alitalia, applicano dei forti sconti sulle loro tariffe ed allora basterebbe mantenere stretti contatti con le imprese di aeronavigazione per conoscere queste informazioni e trasmetterle ai connazionali. Naturalmente questi non sono i soli problemi della nostra collettività, ce ne sono molti altri, come quello dei concittadini in stato di necessità economica, persone che non possono pagare le medicine di cui hanno bisogno, ma di questi mi occuperò in un altro articolo.

Edda Cinarelli