Migranti in Italia e salvataggio in mare

Il tema migranti occupa sempre il primo posto nella lista delle preoccupazione degli italiani e la storia dell’immigrazione in Italia sta diventando sempre più drammatica, a momenti assurda. Quest’anno, alla fine del mese di giugno si è suscitato un polverone sul caso Sea-Watch 3, la nave comandata dalla giovane tedesca Carola Rackete, che sfidando il ministro degli Interni Matteo Salvini, ha deciso di attraccare la nave nel porto di Lampedusa e ha fatto sbarcare i 40 naufraghi che aveva a bordo.

Gli italiani in patria e nel mondo sono entrati in un’accesa polemica e si sono schierati a favore di Carola, pochi, e contro Carola, molti, in un clima da tifoseria da stadio. La comandante ha preso la decisione di ormeggiare per le drammatiche condizioni delle persone a bordo. Subito dopo l’arrivo è stata arrestata, perché durante la manovra di ormeggio della Sea Watch 3 stava per schiacciare una motovedetta militare italiana, ma è stata subito assolta.

Una tragedia, che invece ha commosso e fatto piangere i soccorritori in mare è quella accaduta il 25 luglio, quando due barconi carichi di migranti sono affondati davanti a Khoms, di fronte la costa libica. A bordo c’erano circa 300 persone. Di queste 137 sono state tratte in salvo e portate in Libia, le altre sono morte annegate. Nel mare si è trovato anche il corpo di una giovane donna che aveva nei fusò un neonato, si pensa che abbia partorito mentre stava annegando. Filippo Grandi, alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha scritto: “La peggior tragedia di quest’anno è appena successa. Ripristinare il salvataggio in mare, porre fine alla detenzione di rifugiati e migranti in Libia, aumentare i percorsi sicuri fuori dalla Libia deve avvenire ora, prima che sia troppo tardi per molte persone più disperate”.

La missiva fa seguito alle sollecitazioni, raccomandazioni, inviate dall’ ONU, nel 2018, e completamente ignorate dal Viminale con le quali l’ONU fa a pezzi l’intera piattaforma ideologico – politica alla base delle scelte operate dal governo italiano in materia di politiche migratorie. In primo luogo, l’Alto Commissariato per i diritti umani ribadisce che le attività di search and rescue nel Mediterraneo non possono essere valutate come una violazione delle legislazioni nazionali in materia di controllo delle frontiere, perché “il diritto alla vita” prevale su ogni cosa e il soccorso in mare di vittime di naufragio in alcun caso può essere punito. Peraltro, in una fase in cui il governo italiano ha più che dimezzato l’impegno per la salvaguardia delle vite in mare, la presenza delle ONG appare indispensabile e, anzi, lo stato dovrebbe facilitare l’azione delle organizzazioni umanitarie, piuttosto che ostacolarle”.

Questa è una posizione condivisa da molte persone ma non da tutti gli italiani, uniti ormai dall’insofferenza verso gli stranieri alla ricerca di un rifugio. La vera ragione della loro insoddisfazione e rabbia si deve alla mancanza di lavoro, all’aumento delle imposte, alla paura del terrorismo islamico e a una situazione molto complessa determinata da molteplici cause. Il fatto è che, invece di studiare queste cause e di cercare di risolverle, probabilmente perché solo dei geni potrebbero riuscirci, alcuni politici fomentano l’avversione verso lo straniero, così come all’epoca dell’ Impero romano si istigava alla lotta negli stadi. Pane e circo una volta, più circo che pane ora.

Ci si dimentica che l’evoluzione umana è frutto di costanti migrazioni e di adattamento a nuovi territori, e che se la gente scappa dal suo paese, probabilmente è perché le potenze occidentali l’hanno invaso o ne hanno rotto gli equilibri interni solo per potersi appropriare delle sue ricchezze. Guarda caso il terzo posto in quantità tra i migranti l’occupano gli iracheni preceduti al primo posto dai tunisini, al secondo dai palestinesi e altri islamici.

Più che di proclami c’è bisogno di tanta saggezza e dell’esperienza accumulata da secoli, indispensabile il dialogo con gli altri paesi europei per risolvere il problema nel modo migliore e di una polizia capace di indagare, individuare e ricacciare le persone pericolose.

Edda Cinarelli