Lo sport italiano all’estero secondo Andrea Pedemonte

Lascio l’Argentina con una riflessione. Negli ultimi 4 anni mi sono occupato di progetti sportivi per italiani all’estero. Mi domando quanto il mondo sportivo italiano stia realmente riflettendo su questo argomento che, a mio avviso, sarà una delle principali sfide per il nostro sport nei prossimi anni.

L’espressione “sport italiano all’estero” in realtà racchiude diversi aspetti: dall’utilizzo dello sport insieme al “Sistema Italia” per promuovere nel mondo il nostro turismo (come abbiamo fatto con Enit e Maratona di Roma), la nostra cultura (insieme agli Istituti di cultura italiana) e il nostro commercio (con le Camere di Commercio italiano); passando per la valorizzazione del turismo sportivo incoming (sia pubblico di eventi sia sportivi praticanti); arrivando ad utilizzare lo sport per insegnare l’italiano (come il progetto realizzato con il Consolato di Buenos Aires); fino a coinvolgere i circa 80 milioni di discendenti di italiani sparsi per il mondo creando un legame tra loro e il nostro paese, soprattutto con le nuove generazioni.

Mi interessa però soprattutto l’aspetto riguardante l’emigrazione italiana, fenomeno con tendenza crescente di anno in anno. Gli ultimi dati dicono che sono 1.178.717 gli italiani residenti all’estero tra i 18 e i 35 anni (dunque in piena attività fisica). 794.467 sono i minori e negli ultimi 4 anni sono espatrati dall’Italia 98.853 minori di cui 60.031 avevano tra i 0 e i 9 anni. A questi vanno aggiunti i 313.119 italiani nati direttamente all’estero nello stesso periodo di tempo. Inoltre ad emigrare sono in prevalenza giovani coppie, molte delle quali, presumibilmente, avranno figli italiani all’estero nei prossimi anni.

Quanti di queste ragazze e ragazzi stavano svolgendo un’attività sportiva in Italia? Quanti hanno proseguito una volta migrati? A che livelli? Quanti minori italiani inizieranno tra poco la loro attività fisica fuori dai confini nazionali?
Il mondo sportivo italiano rischia di perdere delle risorse enormi in termini di potenziali atleti, non avendo neppure una fotografia completa del loro numero e distribuzione e senza poter monitorare la loro crescita sportiva.

Va cambiato il vecchio concetto di “atleta di formazione italiana” che, in un mondo caratterizzato da costanti flussi migratori, è ancora legato in modo obsoleto al luogo fisico di residenza. Andrebbero invece create delle Accademie sportive italiane sparse per il mondo dove formare con metologie certificate dal CONI e dalle FSN. In questo la Federazione Italiana Hockey è stata all’avanguardia.

Andrebbero creati degli Istituti Sportivi Italiani sul modello degli Istituti di Cultura Italiani sparsi per il mondo per diffondere e promuovere lo sport italiano, la sua storia, i suoi eventi.

Andrebbe utilizzato lo sport per far integrare nei nuovi paesi i giovani italiani emigrati e tutelare la loro salute evitando una vita sedentaria (per chi emigra lo sport spesso non rientra tra le priorità, soprattutto economiche), andrebbe utilizzato lo sport per coinvolgere i giovani discendenti italiane nelle migliaia di associazioni di connazionali all’estero: un patrimonio enorme, spesso sottovalutato e che stiamo per perdere.

Andrea Pedemonte