Lezioni dalle associazioni italiane in Argentina sotto Covid19

“La fondazione delle associazioni si faceva un po’ così, per la nostalgia degli arrivati che volevano ritrovarsi con amici e parenti, non solo per una questione di compagnia ma anche per aiutarsi mutuamente. Le seconde generazioni hanno trasformato le associazioni in un rifugio di quell’italianità che gli avevano trasmesso i nonni e i genitori. Col passare degli anni alcune sparivano e altre nascevano con l’arrivo nel dopoguerra di altri giovani (…) che però si riunivano per motivi legati alla nostalgia, la familiarità, la festa di un Santo patrono. Oggi queste associazioni non sanno diventare un punto di ritrovo dei nuovi giovani”, secondo le parole di Roberto Carolei nel programma radio Tanos, che conduce ogni venerdì pomeriggio, anche lui tra i fondatori dell’associazione italiana Gran Sud di Temperley, nella provincia di Buenos Aires, e direttore-fondatore del balletto folkloristico Gioia d’Italia.

Edda Cinarelli, giornalista storica della comunità italiana a Buenos Aires, in un articolo pubblicato sul suo giornale online Italiani a Buenos Aires il 17 ottobre del 2018 dal titolo “Nuove forme di associazionismo”, ha trattato il fenomeno dei gruppi online formati dai nostri nuovi arrivati in Argentina. Però almeno da due anni, oltre la metà degli italiani arrivati in Argentina nelle ultime decadi, è ripartita verso altre destinazioni e la dinamica del loro modo di raggrupparsi si è dimostrata così volatile come la rete stessa. Questi innumerevoli gruppi virtuali caratterizzati dalla loro spontaneità e mancanza di organizzazione, struttura e obiettivo, sono spuntati come i funghi dopo la pioggia e si sono disfatti dopo la prima cena andata male, o comunque quando la loro proposta è diventata ripetitiva ed ha smesso di rappresentare l’alternativa che volevano proporre.

La descrizione dello stato attuale delle associazioni italiane in Argentina, alle prese con la quarantena più lunga del mondo, è ancora più cruda secondo le parole della presidente di Feditalia Florencia Caretti: “purtroppo molte non hanno potuto cominciare le attività dell’anno e dal punto di vista economico questa situazione le sta soffocando, sono pochissime quelle che possono continuare l’attività sociale in modo online o mantenersi grazie alla distribuzione di cibo a domicilio. Stiamo portando avanti azioni di ogni tipo al fine di ottenere qualche forma di aiuto o beneficio per cui risulta fondamentale portare a termine un censimento per aiutare le associazioni in difficoltà, questa è una delle funzioni di Feditalia oggi più che mai”.

In linea con Florencia Caretti il 2 luglio è stato presentato alla camera dei deputati della provincia di Buenos Aires dal deputato Facundo Tignanelli, un disegno di legge preparato da altri giovani come Fernando Collizzolli, Emmanuel González Santalla e Maite Alvado che prevede una serie di condoni ed esenzioni per le associazioni civili e mutualistiche di collettività e di migranti. Ma a questo punto la domanda resta aperta: quale sarà il futuro delle associazioni italiane post quarantena?

Il futuro immediato è così incerto che la risposta sembra impossibile da anticipare. Inoltre solo le associazioni più grandi riescono ad avere un gruppo di giovani coeso per assicurare una continuità nel futuro garantendo al tempo stesso una presenza nel mondo virtuale, che le renda visibili simultaneamente anche attraverso più canali di comunicazione. Il futuro resta aperto.

Paolo Bonanno Cinarelli (pubblicato da Thedailycases.com il 22/07/2020)

Fonte https://thedailycases.com/lezioni-dalle-associazioni-italiane-in-argentina-sotto-covid19-lessons-from-italian-associations-in-argentina-under-covid19/?fbclid=IwAR1b7fSDCnJ5WSvDghmJcO5GHPt8khMBgIahaUb8aiLS4w2MWK0vBsTMilA