ENEL annuncia un piano di dismissione dei propri asset strategici in Argentina

Nel quadro della presentazione del piano strategico triennale di ENEL, avvenuta martedì 22 novembre, l’Amministratore delegato Francesco Starace ha annunciato un riposizionamento della strategia del gruppo che si focalizzerà sull’area delle rinnovabili, abbandonando le fonti di energia fossili, con un collaterale effetto/target di riduzione dell’esposizione debitoria. Da questa strategia deriverà la progressiva uscita da Paesi in cui il percorso di transizione energetica è ancora in forte ritardo o dove la redditività dell’investimento è contenuta se non negativa, quindi dall’Argentina (oltre che Peru e Romania in base a quanto annunciato).

La decisione era stata anticipata da ENEL Argentina non senza una certa sorpresa tenendo conto che, in un orizzonte temporale di medio periodo, il prevedibile cambio di Governo dopo le elezioni potrebbe modificare lo scenario delle politiche economiche del Paese.

La dismissione degli asset strategici di ENEL in Argentina, che oltre a EDESUR (seconda azienda distributrice di energia elettrica del Paese) comprendono le concessioni delle centrali termiche Costanera e Dock Sud, della centrale idroelettrica El Chocon e una estesa rete di trasmissione, dovrebbe realizzarsi secondo quanto anticipato entro la fine del prossimo anno e non ha mancato di generare un forte dibattito sulle principali testate giornalistiche del Paese (tra le altre, La Nacion, Infobae, El Economista, Forbes Argentina).

La decisione di lasciare il Paese, anche se chiaramente determinata dalla nuova strategia mondiale del gruppo e dalla necessità di consolidare le finanze di ENEL, è stata, come prevedibile, imputata da questi media alle difficoltà che le imprese straniere si trovano a dover affrontare nel delicato contesto politico, economico e finanziario che da sempre caratterizza l’Argentina ed è stata presentata come l’ennesimo abbandono del mercato argentino da parte di una multinazionale (recentemente hanno già trasferito fuori da Paese le proprie attività Falabella, Latam Argentina, Walmart e Alicorp).

Nel caso di specie, i giornalisti del settore hanno evidenziato la (pur vera) bassa redditività di ENEL-Edesur dovuta alle politiche energetiche adottate negli ultimi anni in Argentina che, attraverso il congelamento delle tariffe e le politiche di sussidio pubblico (con l’obiettivo di sostenere i consumatori e contenere l’inflazione), hanno progressivamente eroso il margine che il mercato riconosce alle imprese di distribuzione limitandone, al contempo, la capacità di effettuare nuovi investimenti sulle infrastrutture di sistema e sulla rete di distribuzione. Basti pensare che nell’ultimo anno per le attività di distruzione dell’energia elettrica nell’area metropolitana di Buenos Aires è stato riconosciuto ad EDESUR un incremento tariffario del solo 8%, a fronte di un livello di inflazione che in Argentina sfiora il 100% su base annua.

Quanto ai tempi, ENEL intende disfarsi quanto prima delle due centrali termoelettriche (la preparazione della vendita era di fatto già in atto da alcuni mesi): una verrebbe venduta entro la fine di quest’anno, la seconda entro febbraio dell’anno prossimo. Per quanto riguarda EDESUR, il processo di vendita potrebbe iniziare a marzo del prossimo anno, per concludersi, se tutto va bene e se ENEL dovesse ricevere offerte interessanti (la qual cosa non è affatto scontata considerato il difficile contesto attuale), entro il dicembre del 2023. Per quanto riguarda la centrale idroelettrica di Chocon, va sottolineato come ENEL, peraltro sostenuta da questa Ambasciata, avesse dato la sua disponibilità al Governo argentino a prorogare la relativa concessione (in scadenza naturale ad agosto del 2023). Questo nell’ottica di garantire la continuità dell’operatività della centrale, considerato che ad agosto del prossimo anno si terranno le PASO (le primarie generali ed obbligatorie delle prossime elezioni politiche, che verosimilmente segneranno un cambio di governo). L’offerta continua a restare valida, anche se anche in tal caso ENEL provvederebbe successivamente ad una cessione della concessione.

Come accennato, la tempistica dell’annuncio di uscita da questo mercato, ovviamente legata all’adozione del più generale piano strategico di ENEL, non è aderente alla metrica della vita politica e economica di questo Paese. Tuttavia, da tempo filtravano sulla stampa notizie sull’interesse di ENEL a vendere EDESUR, notizie verosimilmente “pilotate” da settori imprenditoriali interessati all’acquisto dell’azienda (asseritamente vicini all’ala di Cristina Kirchner, area cui appartengono sindaci e politici della regione di Buenos Aires da sempre critici per la gestione di EDESUR e schierati anche a favore di una nazionalizzazione) forse con l’intento di comprimere il valore della stessa, in maniera analoga a quanto era avvenuto recentemente per la vendita dell’impresa distributrice EDENOR.

Al di là del clamore suscitato dalla notizia nella stampa argentina, con l’inevitabile rincorsa tra spinte “sensazionalistiche” e interpretazioni in chiave politica, non va evidentemente sottaciuto l’effetto sia sull’immagine dell’Italia in Argentina sia sull’efficacia delle scelte politiche dell’attuale Governo di Buenos Aires. Da quest’ultimo punto di vista, non sfugge come le richieste “ragionevoli” degli investitori internazionali spesso rimangano senza risposte concrete, al di là di generiche o poco utili manifestazioni di comprensione e simpatia. Nel caso di Enel, sia la richiesta di adeguamento tariffario per Edesur sia il tentativo di definire con un logico anticipo il destino della concessione di idroelettrica di Chocon, pur nella loro ragionevolezza, non hanno ottenuto riscontri concreti.

Tuttavia, per quanto logicamente inevitabile, la decisione di ENEL plasticamente fa emergere delle prime crepe nella (percepita) resilienza del sistema imprenditoriale italiano in questo Paese. Un sistema imprenditoriale che, tra alti e (recentemente molti) bassi dell’economia argentina, era riuscito a superare crisi severe di questo mercato, inclusa quella pandemica. Come è stato commentato, “se anche gli italiani se ne vanno ad un anno dalle elezioni la situazione per le imprese europee deve essere molto complessa”. Per quanto sia vero, non va nascosto come ci siano altri paesi che proprio in questa fase scommettono su un possibile cambio dell’Argentina e questa differenza di percezione potrebbe alla fine avere un peso anche per altri dossier (Candidatura di Expo 2030 in primis).