Legge elettorale: cosa cambia per il voto all’estero dopo l’esame in commissione

Sabato scorso 7 ottobre la Commissione Affari Costituzionali ha della Camera terminato l’esame, in sede referente, della riforma della Legge elettorale – ribattezzata Rosatellum bis – attesa domani nell’Aula di Montecitorio. Protagonista del passaggio in Commissione anche il voto all’estero. In particolare, è stato approvato l’emendamento-Lupi che prevede la possibilità di candidarsi nella circoscrizione estero anche per i residenti in Italia. Questo il testo dell’emendamento approvato dalla Commissione:

“Conseguentemente, all’articolo 4, dopo il comma 2, inserire il seguente:
2-bis. All’articolo 8, comma 1 della legge 27 dicembre 2001, n.459, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) la lettera b) è sostituita dalla seguente: “b) gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; gli elettori residenti all’estero possono essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero”.

Rimanendo in tema di candidabilità, la Commissione ha approvato anche un emendamento del relatore, Fiano, che interviene sull’articolo 8 della Legge Tremaglia. Questo il testo:

“All’articolo 4, dopo il comma 2, inserire il seguente:
2-bis. All’articolo 8 della legge 27 dicembre 2001, n.459, è aggiunto, in fine, il seguente comma: “4-bis. Gli elettori che ricoprono o che hanno ricoperto nei dieci anni precedenti la data delle elezioni cariche di governo o cariche politiche elettive a qualsiasi livello o incarichi nella magistratura o cariche nelle Forze armate in un paese della circoscrizione Estero, non possono essere candidati per le elezioni alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica nella circoscrizione Estero”.

Niente cambia, per il momento, per il voto dei temporaneamente all’estero e, più in generale, per il voto per corrispondenza. A contestare entrambi il Movimento 5 Stelle; il deputato Toninelli, in Commissione, ha sostenuto che “l’argomento della disciplina del voto fuori sede riguarda 4 milioni di iscritti all’AIRE, per non parlare degli studenti che partecipano al progetto Erasmus”. Sul voto dei temporaneamente all’estero, per il deputato “è assurdo che un cittadino italiano residente temporaneamente all’estero non possa votare per il candidato del suo territorio e debba votare per un candidato che risiede nel Paese straniero nel quale temporaneamente si trova. In questo modo, viene violato il principio della rappresentanza”.

Più in generale, Toninelli ha sostenuto che “il sistema attuale del voto degli italiani all’estero avvantaggi i partiti maggiori e tradizionali, anche grazie all’azione persuasiva dei COMITES che influenzano la scelta degli elettori. Si tratta di un voto espresso con modalità poco limpide, che favoriscono la sua manipolabilità. Sono chiari, a mio avviso, i motivi per cui i partiti tradizionali vogliano mantenere questo sistema che ha provocato tanti scandali, in quanto li favorisce chiaramente”.

Il testo che arriva in Aula è stato approvato da Pd, Forza Italia, Lega Nord, Alternativa Popolare, CI-Civici e Innovatori, Popolari-Demos-Cd, Direzione Italia, Ala-Sc.Maie. Contrari Movimento 5 Stelle, Mdp e Sinistra italiana. (aise)