L’amaro italiano che è diventato una bevanda nazionale in Argentina

In Argentina, dopo birra e vino, il terzo alcolico più consumato in assoluto è il Fernet Branca. A cosa è dovuto un record così particolare? La storia del Fernet Branca in Argentina affonda le sue radici nel XX secolo, quando i fratelli Branca, grazie alla propria lungimiranza, individuarono le potenzialità del paese in cui, grazie ai flussi migratori del primo dopoguerra, vivevano sempre più italiani, che portavano con loro l’amore per l’amaro.

Dapprima Fernet veniva prodotto nella fabbrica di Milano e poi importato, ma nel 1941 decisero di aprire uno stabilimento industriale nella provincia di Buenos Aires. E ora quella è l’unica distilleria di Fernet nel mondo oltre a quella di Milano.

In Argentina questo amaro raramente viene consumato liscio dopo cena come si usa in Italia. Il Fernet si beve come aperitivo insieme a due dita di coca-cola, ed è considerato ottimo anche per aprire lo stomaco. Come si vede dal post di instagram riportato qui sotto, dove un bar argentino pubblicizza il suo happy hour a base di fernet-cola, il cocktail sembrerebbe quasi paragonabile al nostro spritz.

Dunque in Argentina il Fernet-cola è molto vicino a essere il cocktail nazionale. E come tale rappresenta lo spirito della popolazione talmente tanto che quando l’anno scorso Charles Passy, il critico gastronomico di Marketwatch, ha detto che “per noi, il Fernet Branca sa di lucido da scarpe alla menta, e forse è un insulto al lucido da scarpe”, anche se l’articolo non era del tutto negativo, l’Argentina è insorta sommergendolo di tweet e di articoli in risposta, spiegandogli quanto non avesse capito niente.

Fernet Branca è nato ufficialmente nel 1845, come medicinale per abbassare la febbre, dalla mente di Bernardino Branca, il fondatore. La ricetta, ad oggi tenuta segreta, contiene 27 diverse erbe e spezie provenienti da quattro continenti, tra cui lo zafferano, che è uno degli ingredienti principali, la radice di genziana, la camomilla, la mirra, lo zenzero, la corteccia di china rossa, il galanga e la cannella.

È un amaro che ha sempre avuto un’aria internazionale. Quando viaggiare era ancora considerato un lusso e la globalizzazione era solo agli albori, Branca esportava il suo amaro in giro per il mondo e aveva poster, calendari e bottiglie con scritte in lingue di paesi lontani. Branca ha sempre avuto una visione del mondo estremamente moderna, eppure la sua ricetta rimane antica: gli ingredienti sono sempre gli stessi da quasi 200 anni, anche i metodi di lavorazione rimangono invariati, e i loro preziosi spiriti sono conservati in gigantesche botti di legno senza tempo.

La bellezza dell’amore per questo amaro da parte degli argentini, è che non lo amano e basta, come altrove. Fergus Henderson, lo chef fondatore del celeberrimo ristorante londinese St. John dice di berlo tutte le mattine; mentre al cinema e in televisione lo bevono il maggiordomo di Batman nel Cavaliere Oscuro e Dottor House. Eppure, questo apprezzamento resta diverso da quello degli argentini. Perché in Argentina nel corso del tempo Fernet Branca è stato integrato nella cultura popolare: gli adolescenti lo bevono liscio davanti agli amici per far vedere quanto sono tosti, esistono pagine e pagine su Medium e sui blog personali che spiegano come hanno fatto ad innamorarsi di questo amaro storico, c’è il rituale di berlo con gli amici al bar accompagnato dalla coca-cola, e poi, ovviamente, ci sono un sacco di imitazioni.

Flora Cappelletti (pubblicato si esquire.com il 10.12.2018)

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