La storia della penna a sfera tra Bich e Birò

Il barone Marcel Bich, originario di una nobile e decaduta famiglia valdostana, nacque a Torino nel 1914. Ancora studente si improvvisò venditore porta a porta di lampadine e rappresentante di inchiostri. Il 1953 fu l’anno della svolta: Marcel Bich incontrò l’ungherese Laszlo Joseph Birò.

Pare che questi mutuò l’idea di una penna a sfera osservando gli argentini marchiare il bestiame. Mentre alcuni uomini bloccavano la mucca, altri ne imprimevano un marchio che ne identificava la proprietà con una grossa “sac a poches” piena di inchiostro indelebile, sulla cui punta roteava una biglia metallica.

Un’altra versione parla di Birò che osservando dei bambini giocare a biglie notò come queste rotolassero nel fango impregnandosene e lasciando una scia liquida. Ma nonostante anni di esperimenti egli non si riuscì mai ad ottenere un prodotto economico. Oltretutto la penna si dimostrava anche poco affidabile in quanto perdeva inchiostro o scriveva raschiando il foglio.

Bich che era già nel settore dal 1945 con una piccola azienda produttrice di matite e penne stilografiche rimase colpito dalla penna a sfera di Birò e ne acquistò i diritti. Intuì che forse il problema era da ricercarsi nella densità dell’inchiostro e nel metallo della sfera che non doveva deformarsi. La soluzione la trovò nel carburo di tungsteno. La penna fu quindi lanciata sul mercato: il barone la chiamò “Bic”, tralasciando l’acca. Avviò una campagna pubblicitaria reclamizzando il prodotto perfetto ad un prezzo accessibile a tutti.

Ma la nuova penna nonostante il basso prezzo di vendita, ventinove centesimi poi ulteriormente ritoccato al ribasso non riusciva ad imporsi: il prezzo così basso non la rendeva oggetto di culto e perciò non riusciva a scalfire il mercato della stilografica. I rivenditori poi avevano un misero guadagno e quindi non erano interessati a spingere il prodotto.
Ma la perseveranza del barone diede i suoi frutti e poco alla volta la Bic ottenne un successo mondiale. L’obiettivo di Bich era vedere diecimila penne al giorno, tre anni dopo il lancio arrivò a duecentocinquantamila.

Tre furono le caratteristiche vincenti: la possibilità di scrivere con qualsiasi inclinazione, il modello “cristal” che consentiva di sapere a che punto era la carica di inchiostro e la forma esagonale, che permetteva alla penna di rimanere ferma anche sui piani inclinati. Successivamente con l’acquisizione della Biro-Swan e il 60% dell’americana Waterman venne eliminata la concorrenza.

Nel 2004, a dieci anni dalla sua morte, il Comune di Torino fece affiggere una targa con dedica sull’elegante facciata del palazzo di corso Re Umberto, 60: “Qui nacque Marcel Bich. Semplificò la quotidianità della scrittura”.