La morte de Anita Garibaldi

Agosto 1849, caduta la Repubblica Romana, Garibaldi era in fuga, con i pochi uomini che gli erano rimasti e con Anita in gravissime condizioni per la febbre malarica. Lasciata San Marino dove si era rifugiato inseguito dalle truppe austriache e papaline, cercava di arrivare alla costa romagnola per poi raggiungere Venezia. Braccato dagli inseguitori,trovò alla fine rifugio nella fattoria Guiccioli, in località della Mandriole nei pressi di Ravenna.

Il fattore Ravaglia e la moglie assieme al medico Piero Nannini prestano i soccorsi alla morente Anita che, come scriverà poi Garibaldi nelle sue memorie, cessò di vivere tra le sue braccia alle ore 7 e tre quarti del 4 agosto 1849: “Le presi il polso più non batteva. Avevo davanti il cadavere di colei che io tanto amava. Piansi amaramente la perdita della mia cara Anita. Raccomandai alla buona gente che mi circondava di dare sepoltura a quel cadavere e mi allontanai sollecitato dalla stessa gente di casa che io compromettevo rimanendo più tempo.”

Qualche giorno dopo il 10 agosto 1849 , una ragazzina del luogo, rientrando nella propria casa nei pressi del campo “La Pastorara” che sorgeva a breve distanza dalla fattoria Guiccioli, inciampò in qualcosa che, con gran raccapriccio e paura s’accorse trattarsi di una mano che emergeva da uno strato di sabbia, scarnificata perché probabilmente divorata dagli animali. Intervenne la polizia del luogo e le autorità competenti. Venne dissotterrato un cadavere.

“Trattasi del cadavere di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio nota come Anita Garibaldi, incinta e moglie del ricercato Giuseppe Garibaldi che tra l’altro presenta segni non equivoci di sofferto strangolamento”, scriverà nel suo rapporto il delegato della polizia pontificia Zeffirino Socci in seguito all’esame autoptico eseguito dal medico legale, il professore Luigi Foschini primario dell’ospedale di Ravenna.

Questi nel suo referto aveva dichiarato: “Ispezionate e aperte le cavità toracica e addominale, si rilevò essere pregnante di un feto sessimestre passato pure esso in putrefazione, come lo erano tutti i visceri del cadavere medesimo. Nel collo si rilevò un segno di depressione nelle sue parti posteriori e laterali, come vi si trovò rotta la trachea, divisa totalmente nei suoi anelli e le cartilagini componenti la laringe anche esse disunite. Fu osservato avere gli occhi sporgenti, così come sporgente era la lingua per oltre un pollice. Questi marcati segni somministrarono al perito fiscale argomento per giudicare che l’individuo aveva cessato di vivere a causa di strozzatura.”

Le autorità procedettero all’arresto del fattore Ravaglia e di sua moglie sotto l’accusa di “correità e complicità nel supposto omicidio dell’incognita donna del ben noto Garibaldi e di ospitalità al ricercato”. Ma dopo qualche giorno le cose cambiarono. Alla morte naturale di Anita erano presenti almeno venti persone e lo stesso medico legale Fuschini, dopo aver conosciuto le circostanze della morte, precisò che i segni riscontrati sul cadavere potevano anche essere conseguenza dell’inoltrata putrefazione.

Si procedette quindi alla liberazione dei Ravaglia.
Si mormorò allora che il tutto fu messo a tacere per evitare lo scandalo che sicuramente avrebbe coinvolto il marchese Guiccioli, persona di grande prestigio e notabile del luogo. L’unico che continuò ad accreditare la tesi dell’omicidio fu l’ispettore Zeffirino Socci che continuò ad indagare ed a inviare periodici rapporti sulla presunta morte per strangolamento di Anita Garibaldi, ma non ottenne nulla.

Per i Ravaglia, finiti i guai giudiziari, continuarono quelli con il più terribile brigante romagnolo di quei tempi Stefano Pelloni detto il Passator Cortese, il quale,convinto che i Ravaglia si fossero impossessati di un tesoro abbandonato da Garibaldi in fuga,cercò in tutti i modi di far loro rivelare, con le buone e con le cattive, il luogo dove avevano nascosto l’ipotetico tesoro.

Fonte: BBC History