La guerra delle isole Malvinas/Falkland e l’iniziativa della collettività italiana di allora

La guerra delle isole Malvinas si è realizzata dal 2 aprile al 14 giugno 1982 e, seppur corta, costituisce una svolta importante nella storia internazionale della seconda metà del 1900. Da una parte, in Argentina, ha determinato la fine della dittatura militare e dall’altra, nel Regno Unito, dopo la vittoria dell’Inghilterra, il rafforzamento della figura di Margaret Thatcher, primo ministro inglese dal 1979 al 1990, e l’affermazione del suo programma neoliberista, che negli anni seguenti è stato applicato in quasi tutta l’Europa, ha cambiato le relazioni della produzione e le condizioni dei lavoratori.

Le Malvinas o Falkland formano un arcipelago nell’Atlantico Sud, a 480 chilometri dalla costa argentina, tutte insieme sono grandi come la metà della Sicilia. I loro abitanti, per la maggior parte di origine scozzese e inglese, sono cittadini del Regno Unito, queste isole sono da molto tempo al centro di un conflitto tra l’Inghilterra e l’Argentina, paesi che le reclamano entrambi come proprie. Il Trattato di Tordesillas, tra il Portogallo e la Spagna del 1494 le attribuisce alla Spagna, com’erano a quell’epoca gran parte dell’America Latina e molte altre regioni del mondo, ed è in conformità a questo trattato gli argentini le considerano argentine. La storia dice che nel 1833 la flotta inglese le ha occupate e colonizzate, portandovi cittadini del Regno Unito. Gli argentini credono però che siano loro.  “Las Malvinas son argentinas” è una frase ripetuta da generazioni ai bambini che vanno a scuola, calata così profondo nel pensiero della popolazione da generare e rafforzare la convinzione che le isole appartengono all’Argentina, che pertanto le reclama come proprie e oggi più di prima.

Nel 1981, in Argentina, la situazione era catastrofica, la dittatura al potere dal 24 marzo 1976, era in crisi, agonizzante, quasi assediata da ogni fronte meno quello degli USA, per cui il governo argentino era un baluardo contro il comunismo. C’era una svalutazione del 500%, chiudevano le imprese, le “Madres de Plaza de Mayo” continuavano a manifestare tutti i giovedì facendo giri intorno alla Piramide di Plaza de Mayo e ormai si erano conquistate l’appoggio di molti paesi occidentali a iniziare da quelli nordici.

Il settore del sindacalismo argentino rappresentato da Saul Ubaldini, “Confederación General del Trabajo” era in ebollizione e, come fosse poco, a giugno 1981 i partiti politici hanno fondato la “Multipartitaria”, cioè un’unione di partiti, pensando che fosse urgente il ritorno alla democrazia.

La situazione era tanto grave che la giunta militare, il 22 dicembre 1981, s’è fatta un auto “golpe”, ha defenestrato Roberto E. Viola, seguito a Rafael Videla nella conduzione del paese, e proclamato Presidente a vita Leopoldo Fortunato Galtieri. Una testa calda che pensava di protrarsi nel potere fino alla sua morte.

Il 30 marzo 1982 Saul Ubaldini ha indetto uno sciopero generale, con il motto “Paz, pan y trabajo” e gli operai vi hanno partecipato numerosissimi. La risposta dei militari è stata brutale, cieca, hanno picchiato ferocemente i manifestanti, hanno ammazzato un operaio metallurgico, una nuova vittima nel loro enorme bagaglio di nefandezze, e hanno arrestato più di duemila persone, tra loro c’era anche Saul Ubaldini che in commissariato ha continuato a ricevere percosse. La situazione precipitava ma Galtieri pensava di poter ottenere nuovamente popolarità e ribaltare la situazione, recuperando le isole Malvinas, con la speranza che gli inglesi non avrebbero reagito e gli Stati Uniti o lo avrebbero appoggiato o sarebbero stati neutrali. L’epoca era quella della Guerra Fredda e la sua convinzione era sostenuta dal fatto che Ronald Reagan, presidente degli USA, manteneva con il governo argentino, in speciale proprio con lui, dei buoni rapporti. Era inoltre vigente il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR) firmato il 2 settembre 1947 a Rio De Janeiro dagli stati americani, che prevedeva la reciproca difesa in caso di attacco. D’altro canto non poteva sapere di provocare una guerra perché negli anni anteriori sembrava che gli inglesi avessero perso interesse sulle isole e fossero disposti addirittura ad accettarne un governo condiviso.

Date queste premesse, con la speranza che gli stati americani lo avrebbero appoggiato, il 2 aprile Galtieri ha comandato l’invasione delle Malvinas. Aveva però fatto male i calcoli, infatti gli inglesi, spinti da un sentimento di orgoglio patriottico, dalla consapevolezza che le Malvinas occupavano una posizione strategica decisiva per contenere l’espansione dell’ex URSS, che il loro mare è ricco di risorse ittiche, e anche per la lobby della Falkland Island Company, una compagnia fondata per sfruttare la ricchezza petrolifera e mineraria della zona, probabilmente la vera istigatrice della guerra, al contrario delle previsioni hanno reagito con una task forze. Dopo vari combattimenti hanno vinto definitivamente, mentre la NATO, aveva applicato sanzioni all’Argentina e, gli USA, membri del Patto dell’Atlantico del Nord, non solo non sono stati neutrali ma hanno supportato gli inglesi adducendo che il TIAR prevedeva la mutua difesa solo in caso di attacco. Il Cile ha collaborato con gli inglesi prestando aeroporti e sostegni vari. In America l’unico paese solidale con l’Argentina è stato il Perù. La guerra ha avuto un saldo di 907 caduti, 649 argentini e 258 britannici.

Quello delle Malvinas è un conflitto bellico, di cui sembra si sappia molto, ma non si smette di scoprirne nuovi aspetti. Tra i tanti ce n’è uno quasi sconosciuto che riguarda la collettività italiana. Una comunità che ora appare divisa, ma che all’epoca, in un momento di pericolo, guidata da persone forti e generose ha saputo unirsi per difendere il paese che l’ospitava. A maggio 1982, i nostri rappresentanti, quelli che facevano parte del Comitato, un’assemblea anteriore ai Comites (1985), riuniti in una seduta straordinaria hanno deciso di andare in Italia a chiedere che il nostro paese non applicasse sanzioni all’Argentina e si dichiarasse neutrale. Tra gli altri facevano parte di quel gruppo: Tonino Macri, membro del Comitato; Luigi Pallaro presidente della Feditalia; Antonio Ambrosio membro del Comitato e del Partito Socialista italiano in Argentina; Bartolo Denaro, presidente dell’Associazione Cristoforo Colombo, membro del Comitato e rappresentante della Democrazia Cristiana. Sono andati in Italia, dove hanno ricordato alle nostre autorità, al primo ministro Giovanni Spadolini, al ministro degli Esteri, Furio Colombo, che l’Argentina ha una doppia origine, spagnola e italiana e che non sarebbe stato giusto applicare rappresaglie a un paese che ha accolto tanti italiani. Hanno minacciato di rompere i loro passaporti se il governo non si fosse dichiarato neutrale. Dall’altra parte c’era un governo disposto ad ascoltare, cosciente che la popolazione argentina ha una doppia origine, una spagnola, l’altra italiana e ha scelto di mantenersi imparziale. In Europa solo l’Italia e l’Irlanda hanno seguito questa strada.

Edda Cinarelli