L’ ing. Carmelo Pintabona, un grande dirigente della collettività con la voglia di ritornare

So che sei italiano, che sei nato in Sicilia e che sei venuto a Buenos Aires da bambino. Raccontaci un po’?

All’età di sei anni, sono partito dal porto di Napoli, con mia mamma e mia sorella Rosa, il 6 luglio 1956, con la nave di bandiera Argentina Entre Ríos. Quando sono arrivato al porto di Buenos Aires, il 23 luglio, ho finalmente conosciuto mio padre, che non avevo mai visto prima perché era partito quando mia madre era rimasta incinta di me. A quell’epoca l’emigrazione era l’unica soluzione. Non potrò mai dimenticare la partenza dal mio paese, i diciassette giorni di navigazione e l’arrivo a Buenos Aires.

Hai sofferto a causa dell’emigrazione?

Personalmente no, perché ci ho messo solo tre mesi a parlare la lingua locale e mi sono fatto subito molti amici con cui giocavo tutto il giorno. Chi ha sofferto molto invece è stata mia madre perché non è potuta tornare a vedere i suoi e quando finalmente avrebbe potuto farlo, gliel’ha impedito una brutta malattia.

Quando hai cominciato a interessarti della collettività italiana?

E’ stato l’esito coerente dell’educazione ricevuta. Mio Padre in casa parlava sempre della Sicilia e attraverso i miei, il dolore di mia madre e di molti conoscenti ho vissuto e compreso la sofferenza degli emigrati, che hanno lasciato tutto per intraprendere una nuova strada. Mi è sempre piaciuto lavorare nel sociale e ho iniziato a farlo quando frequentavo la Scuola Superiore, dalla mano del preside Aristides Chierico, di cui non mi dimenticherò mai.

So che negli anni 80 frequentavi i rappresentanti del Partito Socialista italiano a Buenos Aires, ma sei stato socialista? Nel 1982, una delegazione argentina, con a capo Pasquale Ammirati, segretario del Partito Socialista in Argentina, è andata in Italia per chiedere al governo italiano di togliere le sanzioni messe all’Argentina, durante la Guerra delle Isole Malvinas (Falkands). Nel gruppo, tra gli altri, c’erano i fratelli Francesco e Antonio Macri. Erano socialisti?

All’inizio della decade dell’ottanta, un amico veneto, Vittorio Mengotto, allora presidente del Circolo Vicentini di Buenos Aires, mi ha invogliato a partecipare a una riunione realizzata nel corso di una missione della Regione Siciliana in Argentina. Nell’occasione ho conosciuto alcuni dirigenti della collettività, tra cui Sebastiano Coppola, vicesegretario del partito socialista in Argentina, e ne sono diventato amico. Così ho iniziato a frequentare la sede argentina di quel partito senza però farne parte. Non avevo interessi politici mi stimolava solo il desiderio di essere utile comunità dei siciliani in Argentina. Naturalmente ho conosciuto Pasquale Ammirati, segretario di quel partito, e tutti i dirigenti di rilievo della collettività, che in quel momento erano molto operativi. Non so se Franco e Antonio Macri fossero socialisti o no.

Mi sembra che il Partito Socialista, fatto fuori da un gruppo di magistrati giustizialisti, si sia trasformato grossomodo in Forza Italia. Potresti spiegarci meglio il motivo? perché risulta difficile da comprendere.

In Italia nel 1993 ci sono stati cambiamenti politici stravolgenti. Si sono disgregati la Democrazia Cristina, il Partito Socialista e il Partito Comunista, i tre partiti italiani più importanti. Dalle loro ceneri sono nati nuovi partiti e i politici anteriori sono entrati in quelli nuovi. Non avendo un’ideologia politica marcata sono stato amico di politici di tendenza apparentemente opposte. Credo che il fine della politica sia quello d’ottenere il benessere della società e che i partiti rappresentino cammini diversi per ottenere lo stesso obiettivo. Credo che mi s’identifichi con Forza Italia per la mia relazione con Silvio Berlusconi, ma non appartenevo a quel partito. Ho partecipato invece al Popolo della Libertà (PDL), nato nel 2008 dalla fusione di Forza Italia con Alleanza Nazionale, su invito espresso di Raffaele Lombardo, Presidente della Regione Siciliana (dal 2008 al 2012) e Fondatore del Movimento per le Autonomie (MPA).

Ti sei occupato molto della collettività siciliana e hai ottenuto importanti successi per i giovani di origine siciliana d’Argentina. Potresti spiegare come hai fatto?

Ho fondato con il mio caro amico fraterno Nino Milone, scomparso ai cinquantuno anni, un’Associazione non Profit con una sede in Sicilia e un’altra in Argentina, la PRO.SCA (Progetto Scuola Aziendale). Avevamo capito che la Sicilia e Argentina avevano problemi simili: quello della formazione, l’imprenditoria. Il progetto si chiamava Sicilia incontra Argentina. Avevamo l’idea di dare alla gente giovane la possibilità di formarsi e fare imprenditoria. Seguendo nella stessa linea abbiamo incorporato altre possibilità come il turismo e gli scambi commerciali culturali, ecc, ecc.

Come presidente della Fesisur hai realizzato un’eccellente gestione. Per me sei stato il più bravo sia nell’organizzazione delle manifestazioni culturali sia riguardo il turismo di scambio tra giovani argentini di origine siciliana e giovani siciliani.

Riguardo alla Federazione delle Associazioni Siciliane del Sur (Fesisur,)  mi ha segnato la strada, il Cav. Antonino Casella, un altro eccellente siciliano. Lui mi ha lasciato un’eredità culturale che ho cercato di seguire con l’appoggio di capaci dirigenti della regione Sicilia; presidenti dell’Assemblea Regionale Siciliana come Francesco Cascio; assessori regionali, come Francesco Girolamo Giuliana, Francesco Seminara della Provincia di Catania, dirigenti come Rino Lo Nigro, Pio Guida, Alessandra Russo e tanti altre, che si sono innamorati dell’Argentina e mi hanno permesso di portare a termine vari progetti. Ho realizzato dieci Settimane Siciliane in Argentina e ci sono riuscito con il supporto di altre associazioni siciliane come: ANFE, il Patronato INAS CISL, sede Sicilia; l’Associazione Aurora di Bagheria. Abbiamo fatto moltissimi scambi portando i nostri giovani in Sicilia e i giovani siciliani in Argentina. Volevamo che i giovani siciliani fossero al corrente del lavoro e dei successi dei corregionali emigrati, che constatassero che gli italiani nel mondo sono risorsa per l’ Italia. Ricordandomi che mia madre non era potuta tornare in Sicilia ho cercato di favorire il turismo etnico anche per gli anziani così molti di loro sono potuti ritornare e vedere la terra amata. Abbiamo potuto fare rete con associazioni siciliane di tutto il mondo accordi con Associazioni estere come la CSNA Siciliani nel Nord America; con il mio amico Vincenzo Arcobelli, e  con Vincenzo Nicosia presidente dell’associazioni siciliana di Manchester, Inghilterra. All’epoca in cui ero presidente di Fesisur i siciliani di Argentina abbiamo avuto una forte presenza a livello mondiale e mi sento orgoglioso di averlo fatto in nome soprattutto, dei mie genitori, che non sono mai potuti ritornare nella loro terra.

Da alcuni anni ti sei allontanato dalla collettività. Ora Nello Musumeci di Forza Italia è presidente della Regione Sicilia, stanno per riaprire la Consulta per gli italiani nel mondo, mi pare arrivato quindi il momento giusto per il tuo ritorno. Che programmi hai?

Sono sempre disposto a dare il mio contributo, la mia esperienza e non ho il desiderio di conseguire posti dirigenziali.  Ci deve esistere un cambio generazionale e le persone più grandi dobbiamo favorirlo e aiutare, addestrare i giovani. La Regione Siciliana negli ultimi tempi aveva trascurato l’ emigrazione infatti non ha neanche un capitolo sul bilancio della Regione per i siciliani nel mondo. L’amico Vincenzo Arcobelli ha chiesto all’ Assessore al Lavoro, Formazione ed Emigrazione insieme alle Associazioni storiche il rilancio della Consulta e il disegno di una nuova legge sull’ emigrazione. Speriamo che il Governo del Presidente Musumeci, che ha tutto il mio grande rispetto, non solo come politico ma soprattutto come grande essere umano appoggino queste iniziative e tornino ad avere una comunicazione fluida come l’abbiamo avuta nel passato.

Edda Cinarelli