Jorge Coluccio, presidente dell’Unione e Benevolenza: giovani e vitalità per la più antica delle associazioni

Eletto presidente nel 2015, è il presidente più giovane della storia dell’istituzione. Ha cercato subito di prodigarsi per ridarle vitalità, cercando di promuovere una campagna di nuovi soci, soprattutto giovani, restaurando i saloni e dandogli, senza toccarne la struttura, un’apparenza calda e avvolgente. Al piano terra c’è il salone delle feste, il teatro, in cui si realizzano ancor oggi spettacoli interessanti e nel sottosuolo ci sono: un accogliente bar-ristorante, in cui si possono assaporare piatti italiani, preparati magistralmente, e un salone in cui si possono realizzare concerti e incontri per giovani. Non potevano quindi mancare gli aperitivi all’italiana, tanto in voga a Buenos Aires, incontri festivi che si realizzavano nella bella sede fino al lockdown. Alla fine della quarantena ospiterà il Circolo Giuridico, composto da un gruppo di magistrati, che propongono uno spazio, d’incontri per studenti, italiani e italoargentini, residenti in tutta l’Argentina. In sintesi una fucina di pensieri per giovani, avvocati e magistrati, antropologi, sociologi e politologi per favorire la riflessione sui problemi socio culturali attuali nel rispetto delle idee degli altri.

Sulla stessa linea e fedele all’obiettivo iniziale di tutela della salute, ospiterà la fondazione Fundacuore, il cui proposito è quello di appoggiare dal punto di vista medico gli italo argentini di scarse risorse economiche. Favorirà anche lo scambio accademico scientifico in medicina tra professionisti italiani e argentini. Il punto forte di Jorge è la sua generosità e la sua identificazione con l’Istituzione che ama profondamente, ragion per cui cerca di risolvere problemi di diverso tipo, includendo quelli economici e con il fine che la collettività, composta ora da figli e discendenti di immigranti, possa riunirsi ancora nella sede per dare continuità alla storia dell’immigrazione italiana e per mantenere la propria individualità nonostante la marcata integrazione.

Edda Cinarelli