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November 2021

Il Senatore Merlo incontra la comunità italiana di Rosario

Ricardo Merlo, senatore e presidente del MAIE, in questo periodo si trova in Argentina, dove sta portando avanti una intensa campagna elettorale in occasione delle elezioni dei Comites. Il 23 novembre, l’ex Sottosegretario agli Esteri nel governo Conte si è recato a Rosario per incontrare la comunità italiana locale. Tra le tappe in agenda, anche la visita al Consolato Generale d’Italia.

Durante tutti gli incontri, il senatore era accompagnato da Franco Tirelli, coordinatore del MAIE in Argentina.

Nella mattinata, il senatore ha preso parte alla riunione all’Università nazionale di Rosario, Facoltà di Diritto, con il decano Herman Botta. Nell’occasione, è stato firmato un accordo tra la Facoltà e la Cattedra di italianistica dell’Università. Presenti, tra gli altri, per la cattedra di italianistica, Giovanna Di Carlo e Maria Gabriela Piemonti.

Più avanti, Merlo ha fatto visita a Mirella Giai, già senatrice MAIE, attuale Responsabile del dipartimento Pari Opportunità del Movimento Associativo Italiani all’Estero.

“È sempre un piacere per me incontrare Mirella, una vera militante, una persona intelligente e piena di iniziativa, a cui mi lega una grande stima e un affetto sincero”, ha dichiarato Merlo lasciando l’abitazione di Mirella Giai.

Un’ora dopo, c’è stato l’incontro al Consolato Generale d’Italia con il Console Martin Brook: “Abbiamo parlato in particolare della situazione che riguarda i servizi consolari destinati ai nostri connazionali: c’è tanto da fare per migliorare le tante cose che ancora non funzionano”, ha spiegato Merlo.

“Per questo – ha aggiunto ancora – come MAIE continueremo a lavorare affinché rinnovare un passaporto non sia più un’odissea per i nostri italiani nel mondo”.

Nel primo pomeriggio, infine, il Senatore è stato protagonista di un punto stampa nella sede dell’importante quotidiano La Capital; successivamente, intorno alle 16.30, ha visitato la sede del Club Italiano, dove ha incontrato i principali esponenti della comunità italiana di Rosario.

“Rivolgo i miei più vivi complimenti – ha dichiarato a margine Merlo – a Marcello Castello, presidente del Club Italiano, e a tutto il direttivo. Con il loro lavoro stanno risollevando il Club dalle macerie, un’impresa non semplice ma che si sta portando avanti con grande impegno e dedizione. Castello e i suoi stanno riscattando un patrimonio storico culturale importantissimo per la comunità italiana di rosario, a loro va un sentito grazie”.

L’ex Sottosegretario alla Farnesina ha poi incontrato le associazioni italiane di Rosario e i membri della lista MAIE candidati alle elezioni dei Comites: sul tavolo, il lavoro da portare avanti per il proseguimento della campagna elettorale. Presente anche Mariano Gazzola, coordinatore MAIE America Latina.

“Ciò che ci distingue dai partiti romani è l’attaccamento al territorio: vogliamo essere presenti sempre, per ascoltare la voce dei nostri compatrioti e per cercare di portare soluzioni ai loro problemi, attraverso le nostre iniziative parlamentari e il nostro lavoro a Roma”, ha commentato infine il Sen. Merlo. (aise) 

Fonte: Rosario: Merlo (Maie) incontra la comunità italiana (aise.it)

Migliori servizi consolari e più impiegati a contratto: la proposta di legge del senatore Giacobbe (Pd)

È stata depositata in Senato la proposta di legge a prima firma del senatore PD eletto all’estero Francesco Giacobbe per l’immissione in ruolo del MAECI degli impiegati a contratto di cittadinanza italiana in servizio presso le Rappresentanze diplomatiche, gli Uffici consolari e gli Istituti italiani di cultura all’estero.

“Le sfide che il nostro Paese è chiamato ad affrontare nello scenario internazionale impongono una efficace e competente operatività da parte delle rappresentanze italiane oltre confine, segnatamente in quelle aree in cui il carattere strategico della presenza del nostro Paese merita di essere pienamente valorizzato”, ha spiegato il senatore Giacobbe.

Il disegno di legge fa parte delle iniziative promosse dal Partito Democratico che ha visto Luciano Vecchi, responsabile PD Mondo, i deputati PD eletti all’estero, gli on. Francesca La MarcaAngela SchiròNicola Caré e il senatore Giacobbe, impegnati insieme per il miglioramento dei servizi consolari e delle condizioni di impiego dei contrattisti.

“Il Parlamento con atti concreti e risoluzioni approvate ha più volte espresso l’opportunità di incrementare le risorse umane per la funzionalità degli uffici all’estero della rete diplomatico consolare per molte ragioni”, ha ricordato Giacobbe. “Fra queste il ruolo cruciale che essi svolgono nella strategia di rilancio economico del Paese, fondata sul rafforzamento delle leve dell’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo basato sulle Piccole e Medie Imprese; l’accresciuta richiesta di servizi consolari in supporto dei connazionali da tempo stabiliti nei nuovi paesi di adozione e delle nuove mobilità”.

“C’è l’urgenza di procedere verso un potenziamento della presenza italiana all’estero, valorizzando le nostre sedi diplomatiche e consolari ed incrementando il contingente ivi operativo”, ha aggiunto il senatore. “Questo disegno di legge vuole attuare un intervento di opportunità legato alla contingenza, massimizzando le risorse esistenti, valorizzando l’expertise già inserite nel sistema del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale oltre confine senza ulteriori oneri e fornendo una risposta immediata alle istanze che provengono da un’Italia sempre più protagonista nello scenario globale“, ha concluso. (aise)

Fonte: Migliori servizi consolari e più impiegati a contratto: la proposta di legge del senatore Giacobbe (Pd) (aise.it)

Italia 1921-1922: nascita e ascesa del Fascismo – Un secolo fa la fondazione del Partito Nazionale Fascista e la marcia su Roma

I centenari ci aiutano a riflettere sul senso della storia, sui suoi insegnamenti e sull’evoluzione di processi e comportamenti. In alcuni casi sono momenti di commemorazione e di festeggiamenti, in altri di ricordo e riflessione, come avviene per i cento anni che ci separano dall’ascesa del movimento fascista e dalla nascita del PNF, il Partito Nazionale Fascista, e dalla cosiddetta “marcia su Roma”: due episodi che segneranno la rapida e sorprendente escalation di un movimento nato appena due anni prima, nel 1919.

Nel 1921 il fascismo fu il protagonista di una vera e propria guerra civile contro tutti gli avversari, che di fatto si concluse nel 1926 con l’instaurazione in Italia di un regime totalitario. Quando divenne partito, nel novembre del 1921, il fascismo spadroneggiava con la violenza delle squadre in gran parte d’Italia; giunto al potere nell’ottobre 1922, impose il proprio dominio perseguitando, bastonando, imprigionando, esiliando e persino assassinando chiunque, anche pacificamente, gli si opponesse.

Da cento anni, gli storici hanno cercato di capire il successo del partito fascista, ponendosi le stesse domande: come nacque il fascismo? Chi erano i fascisti? Quali situazioni contribuirono alla sua affermazione? Quale parte ebbero la borghesia e ceti medi nel suo sviluppo? Cosa era lo squadrismo? Cosa fecero i partiti e sindacati antifascisti per arrestare l’avanzata del fascismo? Perché la sua violenza di partito non fu repressa dai governanti liberali con l’uso della forza legittima dello Stato? E, soprattutto, la domanda delle domande: quale ruolo ebbe Benito Mussolini, il fondatore dei Fasci nella crescita del fascismo e nella sua ascesa al potere?

A ciascuna di queste domande prova a rispondere lo storico italiano Emilio Gentile nel suo libro “Storia del Partito Fascista. 1919-1922. Movimento e Milizia”, pubblicato quest’anno dalla casa editrice Laterza.

Per lo storico italiano “la Storia del partito fascista mostra tuttavia che nulla era inevitabile nella ascesa del fascismo. Molto dipese dalle scelte dei fascisti, individui e massa, che agivano in situazioni dall’esito incerto e imprevedibile, dove erano possibili il successo, la sconfitta e persino la sopravvivenza. Ma molto più influirono le scelte dei governanti e dei partiti antifascisti, e il modo in cui valutarono il fascismo. In realtà, tutti lo sottovalutarono. E furono sconfitti”.

La “sottovalutazione”: questo è forse l’insegnamento ricorrente più significativo ed emblematico dei fatti avvenuti cento anni fa. Non perché, banalmente, “la storia si ripete”, come a volte superficialmente sentiamo dire da giudizi affrettati che riprendono (spesso senza conoscerla) l’analoga teoria filosofica del napoletano Giambattista Vico sui “corsi e ricorsi storici”. No, la storia non si ripete in maniera automatica e semplicistica. Ciò però non vuole dire che gli errori drammatici di una storia passata, più o meno recente, non possano ripetersi, e anche in misura maggiore, e che le lezioni di quanto successo dieci, cento o mille anni fa non possano essere riferimenti importanti ed esemplari per evitare di incorrere negli stessi tragici errori.

E’ per questi motivi che l’assalto di qualche settimana fa a Roma della sede del maggiore sindacato italiano da parte di squadristi di un movimento politico che si richiama agli ideali del fascismo, a cento anni esatti da quegli episodi analoghi avvenuti in Italia, ha causato un moto di commozione e solidarietà in tutto il Paese e riproposto il dibattito su questi temi. E’ per questo che, in Italia come in Brasile e nel resto del mondo, non dobbiamo mai dimenticare che la democrazia è come una pianta, forte ma sensibile, da curare e irrigare ogni giorno da parte di ciascuno di noi.

Fabio Porta

Voto degli italiani all’estero – Bomrad (Lega): la riforma per evitare nuovi brogli

Il recente scandalo dei brogli certificati sul voto italiano all’estero – ma soprattutto la conferma in prima istanza nel voto della commissione del Senato sulle elezioni della carica di Senatore a chi aveva usufruito del voto truccato (ora si attende la votazione segreta in Senato il 1° dicembre) – ha di fatto scoperchiato la pentola non solamente sul sistema di voto totalmente inadeguato, ma su di un mondo, quello politico che gestisce il voto dall’estero, su cui si sapeva molto poco e che adesso appare più chiaro sollevando molti dubbi.

A questo proposito abbiamo intervistato il Dott. Marcelo Bomrad, referente e coordinatore della Lega in Argentina: ingegnere, sposato con tre figli di 14, 12, e 1 anno, nasce a Buenos Aires e rappresenta la quarta generazione di una famiglia originaria del Piemonte, della Lombardia e del Veneto. Fanatico della bagna cauda e del fegato alla veneziana, ha mantenuto la cittadinanza attraverso quattro generazioni, conservando i tratti delle tradizioni italiane anche durante la sua carriera di imprenditore, che esercita con successo da anni.

In Italia è esploso mediaticamente il caso del Senatore Cario, eletto in Argentina con molti voti contraffatti: ci può spiegare come mai la Lega, in occasione del voto al Senato, si è espressa contro la sua destituzione dall’incarico?

Sebbene questa iniziativa pro-trasparenza del voto all’estero sia stata monitorata all’inizio dall’ On. Porta del Pd, Lega nel Mondo in Argentina l’ha accompagnato permanentemente, indipendentemente della questione ideologica. Per esempio, con appoggio esplicito del sottoscritto nella prima conferenza stampa a Buenos Aires fino a diversi articoli firmati anche da me prima della seduta della giunta del Senato. Alla quale, e nonostante il cumulo de evidenze di broglio, possiamo assicurare che il voto espresso dai senatori della Lega facenti parte della stessa è stato orientato unicamente da ragioni procedurali, che traggono origine dal fatto che il ricorrente ha presentato un ricorso al di fuori dei termini previsti dalla normativa vigente. L’idea di derogare dai termini previsti aprirebbe alla possibilità a ricorsi continui, che implicherebbero un’innegabile instabilità nei lavori del Senato. Rassicuro sul fatto che non vi sia alcuna dinamica dettata da tattiche politiche e che questa risoluzione della Giunta in nessuna maniera risulta vincolante per la votazione finale in aula, che sicuramente condannerà questa condotta fraudolenta. Precisamente, la Lega è sbarcata in Argentina per per mettere fine a questo tipo di condotte che fanno un danno grandissimo alla reputazione della prima collettività italiana nel mondo.

Secondo voi, come dovrebbero cambiare sia il voto all’estero che la possibilità di partecipazione degli italiani alla vita politica della Madre Patria?

La premessa fondamentale per noi è che il voto si deve mantenere, anche se necessariamente migliorare. Mantenere perché in Italia, con 80 milioni di oriundi fuori e 60 in Penisola, più tasso di crescita demografico negativo, l’immigrazione non è più in discussione. Si tratta di capire, però, che tipo d’immigrazione vogliamo: immigrazione “ius sanguinis”, cioè di persone con sangue italiano, o immigrazione “ius soli”? Noi come Lega, e come tutta Europa, siamo per lo ius sanguinis non solo perché privilegia il concetto d’italianità, ma anche perché nessun Paese europeo utilizza lo ius soli. Nonostante, e come dall’inizio della Lega, siamo totalmente aperti all’immigrazione che venga in Italia legalmente a lavorare e pagare tasse. E per veicolare questa immigrazione di rientro non c’è niente di meglio che la partecipazione via il voto alle politiche e anche ai Comites (i comitati degli italiani all’estero, ndr). Il sistema Italia nel mondo ha due colonne: il sistema camerale, gestito dal Mise, e il sistema politico/Comites, gestito dal Maeci. Stiamo ipotizzando di ricreare, senza costi per i contribuenti italiani, il ministero senza portafoglio per gli Italiani nel mondo, per la gestione unificata, strategicamente allineata al sistema camerale e politico per potenziare il Made in Italy nel mondo. Per tale motivo, mantenere il voto è fondamentale.

Si, ma come andrebbe cambiato?

Riguardo alla modalità del voto, risulta evidente che il sistema attuale non funziona. Possiamo osservare una minima quantità di votanti alle politiche e percentuali direttamente ridicole per il rinnovo dei Comites, quest’ultima elezione prodotto di una mente kafkiana: quasi nulla la conoscenza dei problemi della madrepatria, brogli permanenti, ecc. Questa situazione deve necessariamente cambiare e considero che la miglior maniera per farlo è attraverso incentivi agli elettori all’estero, prima di tutto per esprimere il voto e in secondo luogo per farlo per partiti tradizionali italiani, sia di destra che di sinistra, ma italiani, e non votando per partiti non-italiani, come il Maie, creati col solo scopo di usufruire dei vantaggi del sistema. Partiti come questo hanno un difetto d’origine, consistente nel fatto che il 95% della sua base elettorale non paga tasse in Italia, cioè non contribuiscono alle spese dello Stato, ma invece i suoi parlamentari hanno il potere di votare la manovra. Questo disallineamento d’incentivi è stato evidente nella votazione sul taglio dei parlamentari, dove i parlamentari del Maie si sono opposti fortemente. Ugualmente, i votanti si sono espressi a favore della decurtazione. Le dò alcune proposte: in primis, voto per posta elettronica e non per corrispondenza, quindi priorità nei processi consolari, per esempio, rinnovo passaporti a quelli che votano nelle politiche e per il Comites, per finire con una soglia di sbarramento più alta all’estero per partiti non italiani.

Non è comunque la prima volta che assistiamo a brogli elettorali all’estero, ma per quanto riguarda l’Argentina in particolare la situazione desta molti dubbi per quanto concerne i movimenti politici di italiani in quel Paese…

Purtroppo, il caso Cario evidentemente è il più scandaloso, ma a livello Comites accadono pratiche similari: per esempio, il grave caso del signor Dario Signorini, attuale presidente del Comites di Buenos Aires, esempio dell’impunità che gode il Maie in Argentina.

Ce lo può descrivere?

Contrariamente a quanto enunciato dalla legge, il Comites di Buenos Aires non ha mai pubblicato i bilanci. Nonostante quasi nessuno dei nove Comites in Argentina li editi, quello di Buenos Aires li nasconde perché ci risulta stia pagando al proprietario del locale le spese della sua sede. Ma il grave problema è che costui è il medesimo presidente del Comites, cioè Signorini, che affitta. Tuttavia, mentre il Comites di Buenos Aires affitta il locale al suo Presidente, delibera da sempre in sede consolare, perché il locale in affitto di proprietà di Signorini non ha capacità sufficiente per le riunioni plenarie di 24 componenti. Come se l’auto-affitto non fosse un fatto di per sé gravissimo,  osservo con stupore che Signorini appare come responsabile del patronato Acai, dichiarando con totale e assoluta indecenza lo stesso indirizzo e telefono del Comites di Buenos Aires e dello Studio Legale Signorini.  Non è necessario chiarire che esiste una totale incompatibilità tra i responsabili dei patronati e i componenti dei Comites. Infatti, lo stesso Signorini  nel 2015 ha fatto sostituire due componenti neoeletti per questa ragione d’incompatibilità. L’unica e gran differenza fu che questi ultimi due neoeletti non appartenevano alle file del Maie (Decreto consolare 10/2015 del 06/07/2015).

E quindi? 

Grazie all’evidentissimo livello d’impunità che gode il Maie in Argentina, Signorini, con la complicità della maggioranza, non solo ha mantenuto la carica di presidente di uno dei Comites più importanti al mondo (nonostante sia il responsabile di un patronato italiano), ma ha anche la pretesa assurda di presentarsi come capolista Maie a un terzo mandato consecutivo, in altra palese violazione della legge che scarta espressamente questa possibilità. Noi abbiamo impugnato questa violazione davanti il Cec (Comitato elettorale circoscrizionale, ndr) di Buenos Aires che ha risposto che questa impugnazione dipende dal neoeletto Comites in sua prima seduta e che il primo mandato come cooptato non conta. Per noi, se fosse così, per esempio nel Senato italiano potrebbe candidarsi un bambino di cinque anni giacché corrisponde allo stesso Senato la sua accettazione. E in merito al fatto che il primo mandato come cooptato non conti, la legge non lo specifica in nessuna parte, perché non distingue né il tipo di componente (italiano o cooptato), né la forma d’elezione (diretta o indiretta). Sarebbe inoltre assurdamente antidemocratico considerare il mandato come cooptato non computabile, perché darebbe a uno straniero la possibilità di una rieleggibilità senza limiti discriminando un cittadino italiano che solo potrebbe essere eletto due volte.

Quindi la problematica è grave nel suo insieme…

I problemi per gli italiani in Argentina sono pochi se confrontati a quelli della Penisola. In realtà sono basicamente due: migliorare l’attenzione consolare e opporsi fortemente allo ius soli mantenendo lo ius sanguinis. Per fortuna, la Lega è monolitica e senza spaccature in questi due fronti, principalmente sul secondo. Ricordiamo che la Lega è il partito del no-ius-soli e del “prima gli italiani”, che per noi all’estero sarebbe “prima-gli-italiani-ovunque”.

Arturo Illia (pubblicato da Il Sussidiario il 28/11/2021)

Fonte: VOTO ITALIANI ALL’ESTERO/ Bomrad (Lega): la riforma per evitare nuovi brogli (ilsussidiario.net)

Più risorse alla rete consolare: la risoluzione Nissoli

Più risorse, fin dalla prossima legge di bilancio, per la rete consolare italiana, in affanno a causa della mancanza di sufficiente personale e fondi adeguati. Questo, in sintesi, il dispositivo della articolata risoluzione a prima firma Fucsia Nissoli che la deputata di Forza Italia eletta all’estero ha presentato in Commissione Esteri con il collega Valentini.

Il testo

“La III Commissione,
premesso che:

Ambasciate e strutture consolari, oltre che rappresentare l’Italia nel mondo, costituiscono la spina dorsale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, svolgendo un ruolo di fondamentale importanza nell’erogazione di servizi ai cittadini residenti all’estero, nella promozione delle relazioni economiche, nella cooperazione allo sviluppo e nella cooperazione culturale e scientifica;

Negli ultimi anni la domanda di servizi offerti dalla rete consolare italiana all’estero è cresciuta considerevolmente, mettendo a dura prova la struttura, che, da tempo, registra gravi carenze di organico dovute principalmente alle misure di contenimento della spesa pubblica e al blocco del turn over. Si tratta di un processo iniziato a seguito della legge finanziaria 2006, che ha portato ai primi provvedimenti di chiusura di uffici consolari, nell’autunno del 2007. Tali chiusure si sono susseguite negli anni successivi e con la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), venne avviato un processo di cosiddetta razionalizzazione e modernizzazione della gestione delle sedi all’estero e l’avvio della ristrutturazione della rete diplomatica, consolare e degli istituti di cultura. Questo ha portato, nei fatti, alla riduzione, se non ad un vero e proprio smantellamento, di strumenti essenziali alla proiezione internazionale del nostro Paese e alla tutela dovuta ai nostri concittadini all’estero;

Nonostante tale situazione e le difficoltà del contesto globale, sia sul terreno della promozione dell’economia italiana nel mondo, sia nella tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini italiani residenti all’estero, la rete consolare è riuscita a conseguire risultati di assoluta eccellenza;

Tale situazione, paradossalmente, si è verificata in un periodo in cui la presenza di nostri concittadini residenti all’estero è notevolmente aumentata: secondo i dati censiti dalla Fondazione Migrantes, al 1° gennaio 2021 gli iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) erano 5.652.080 unità, il 9,5 per cento degli oltre 59,2 milioni di italiani residenti in Italia, ma, secondo dati delle anagrafi consolari, tale dato potrebbe essere addirittura sottostimato. Vi è stato, pertanto, un aumento della presenza all’estero del 3 per cento rispetto all’anno precedente. Mentre a livello nazionale la popolazione residente si è ridotta di circa 384 mila unità;

L’Europa, con il 54,8 per cento degli iscritti all’Aire (quasi 3 milioni e 96 mila connazionali, di cui 2,34 milioni residenti nei Paesi dell’Unione europea), registra i numeri più consistenti. A seguire, l’America con il 39,8 per cento (oltre 2,2 milioni) e soprattutto l’America centro-meridionale (32,2 per cento, oltre 1,8 milioni), l’Oceania con il 2,8 per cento (circa 160 mila), l’Asia con oltre 73 mila presenze e l’Africa con poco più di 70 mila (rispettivamente 1,3 e 1,2 per cento). Fra le comunità più consistenti vi sono quella argentina (884.187), seguita dalla tedesca (801.082), dalla svizzera (639.508) e dalla brasiliana (501.482). Tali dati danno la dimensione della nuova sfida che la rete consolare ha davanti a sé per venire incontro alle esigenze di questi nostri connazionali;

Il decreto-legge del 21 settembre 2019, n. 104, ha provveduto alla riorganizzazione delle competenze del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, trasferendo in capo alla «Farnesina» quelle in materia di definizione delle strategie della politica commerciale e promozionale con l’estero e di sviluppo dell’internazionalizzazione del sistema Paese, permettendo così una migliore tutela dell’interesse nazionale sui mercati esteri;

L’internazionalizzazione delle imprese e la promozione del Made in Italy si consolidano, quindi, come obiettivo strategico del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale che vede coinvolte le nostre ambasciate, i consolati e gli uffici all’estero dell’Agenzia Ice in una rete presente in tutto il mondo e al servizio delle imprese, per la crescita del Paese;

I tagli operati negli ultimi anni mal si conciliano con gli obiettivi che la rete consolare deve continuare a perseguire e con le nuove sfide che è chiamata ad affrontare: alle prestazioni tradizionali richieste dagli italiani residenti oltre confine, si affiancano servizi consolari innovativi e digitali, aventi come obiettivo principale un supporto all’integrazione nel tessuto della società di accoglimento di cittadini ed imprese, che chiedono assistenza nella ricerca di sbocchi sui mercati esteri;

Nonostante il cambio di tendenza degli ultimi anni, le risorse a disposizione della rete consolare, sia in termini finanziari che di personale addetto, risultano inadeguate e rischiano di produrre risultati lontani dalle attese. Tale situazione tenderà ad aggravarsi con l’avvicinarsi delle prossime elezioni dei Comites, con il conseguente incremento della mole di lavoro collegata a questo importante evento per le nostre comunità residenti all’estero;

Nel corso degli ultimi dieci anni, al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale sono andati perduti circa 2.500 posti nel contingente delle qualifiche funzionali. Il blocco del turn over ha generato una sensibile contrazione delle risorse umane del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Sulla rete estera operano oggi oltre 900 dipendenti delle aree funzionali in meno rispetto al 2010;

Dal 2006 a fine 2019 la riduzione di circa il 35 per cento delle unità in servizio alla Farnesina ha portato le unità di personale da 3.006 a 2.465; una perdita rilevante se si tiene anche conto degli ulteriori circa 500 pensionamenti previsti tra il 2021 ed il 2022;

La cessazione dal servizio per raggiunto limite d’età impatta pesantemente sul funzionamento della rete diplomatica e consolare, che si trova ad avere una dotazione di personale mediamente inferiore a quella dei Ministeri dei Paesi omologhi membri dell’Unione europea;

Malgrado i numeri ed il cronoprogramma delle ultime procedure concorsuali siano chiari, le nuove autorizzazioni assunzionali risultano inadatte a colmare la carenza generalizzata negli organici frutto di decenni di concorsi bloccati;

A tale carenza stanno parzialmente sopperendo i lavoratori a contratto reclutati localmente; alcuni dei quali attendono l’adeguamento stipendiale che andrebbe assicurato in occasione della prossima legge di bilancio, nella quale, nonostante l’impegno dell’Amministrazione degli esteri, non si rinviene la proposta di incrementare ulteriormente lo stanziamento per le retribuzioni del personale a contratto assunto secondo legge locale di 400.000 euro a decorrere dall’anno 2022;

L’articolo 1, comma 276, lettera e), della legge 27 dicembre 2017, n. 205 novellata dall’articolo 14 comma 4-quinquies del decreto-legge n. 162 del 2019, convertito dalla legge n. 8 del 2020 ha previsto che lo stanziamento per il riadeguamento delle retribuzioni del personale a contratto della rete del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale sia di 1,4 milioni di euro a decorrere dal 2021, introducendo un primo intervento dedicato all’adeguamento delle retribuzioni del suddetto personale;

Con la legge 29 aprile 2021, n. 62 sono state apportate modifiche al Titolo VI del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, in materia di personale assunto a contratto dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e degli istituti italiani di cultura; in particolare, la novella apportata all’articolo 157 ha chiarito i parametri di riferimento legittimanti l’incremento retributivo dei salari percepiti dagli impiegati a contratto a legge locale in servizio presso la rete estera del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ed agevolando l’autorizzazione del medesimo;

Al fine di fronteggiare l’urgenza di procedere ad un potenziamento della presenza italiana all’estero, colmando la penuria di organico attualmente registrata, sarebbe ipotizzabile riproporre la ratio della legge n. 442 del 2001, attraverso il coinvolgimento del personale a contratto già operativo nelle sedi estere, caratterizzato da conoscenza del territorio, della lingua e delle dinamiche socio-economiche locali, attraverso delle procedure concorsuali specifiche sul modello di quanto attuato con la citata legge, previo incremento della attuale dotazione organica del Ministero, in ragione della prospettiva di saturazione della stessa, alla luce delle procedure concorsuali in fieri o in procinto di essere attuate;

L’emergenza epidemiologica degli ultimi anni ha ulteriormente accentuato queste difficoltà, costringendo alcune sedi a chiusure forzate e alla turnazione dei funzionari consolari, chiamati a espletare solo servizi urgenti e indifferibili, causando ulteriori ritardi nell’erogazione dei servizi, nonostante lo sforzo compiuto a fronte delle enormi restrizioni e difficoltà operative che le nostre rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero hanno dovuto affrontare;

In tale contesto va ricordato l’apporto – nell’ambito del progetto «Funzionario Itinerante Consoli Onorari» – offerto dai consoli onorari dotati delle postazioni per la captazione dei dati biometrici ai fini del rilascio del passaporto e la loro trasmissione al consolato competente, senza la necessità che i connazionali si rechino nella sede centrale del consolato. Tale pratica, oltre che venire incontro alle esigenze dei connazionali, ha contribuito e a snellire il lavoro dell’amministrazione,

Impegna il Governo:

Ad adottare iniziative per reperire, fin dal prossimo disegno di legge di bilancio per il 2022, le risorse necessarie per il riadeguamento stipendiale del personale a contratto a livello locale, prevedendo l’incremento delle risorse attualmente stanziate al fine di dare concreta attuazione a quanto previsto dalla legge 29 aprile 2021, n. 62;
a porre in essere iniziative straordinarie, anche in vista delle prossime elezioni per il rinnovo dei Comites, per incrementare le unità di personale nelle sedi in cui si registrano le maggiori criticità in termini di personale;

Ad adottare iniziative per autorizzare l’assunzione, già nell’ambito del prossimo disegno di legge di bilancio, di ulteriori unità di personale a contratto regolato dalla legge locale;

A completare, entro il 2022, le procedure concorsuali e assunzionali ancora in essere presso il suddetto Ministero e a prevedere, già nel prossimo disegno di legge di bilancio, un piano di assunzioni adeguato a colmare i vuoti delle attuali piante organiche;

A prevedere iniziative ulteriori a quelle già in programma – volte ad un riequilibrio delle risorse finanziarie, umane, organizzative e tecnologiche al fine di rendere la rete consolare italiana in grado di rispondere alle crescenti e nuove aspettative dei nostri connazionali residenti all’estero e alle imprese che puntano all’internazionalizzazione;

Ad adottare iniziative per disporre l’immissione nei ruoli organici del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale di una quota di personale a contratto, previo incremento della dotazione organica del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 agosto 2019, attraverso la predisposizione di concorsi per titoli ed esami ad hoc, che ricalchino la ratio della legge 21 dicembre 2001, n. 442, al fine di fornire al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale una professionalità già formata e competente sul territorio di rappresentanza, colmando nel contempo la vacanza di organico ed ottimizzando i tempi di integrazione nel tessuto amministrativo dei nuovi assunti;

A proseguire celermente nell’assegnazione e distribuzione ai consoli onorari di postazioni del cosiddetto «Funzionario Itinerante» presso le sedi della rete consolare, sulla base della effettiva necessità, tenendo conto delle richieste effettuate dalle sedi, al fine di offrire servizi sempre migliori all’utenza anche facendo ricorso alle nuove tecnologie;

Ad adottare iniziative per utilizzare, segnatamente nelle more dell’attuazione degli interventi di cui sopra, la rete onoraria nel supporto ai connazionali e alle imprese italiane per l’espletamento di servizi consolari, anche aggiuntivi a quelli di base, contribuendo a snellire il lavoro dell’amministrazione degli affari esteri e della cooperazione internazionale e degli uffici consolari;

A porre in essere iniziative, anche normative, al fine di potenziare la rete consolare – anche attraverso un’attenta politica di valorizzazione delle risorse umane – in particolare tenendo conto delle mutate necessità dei nostri connazionali residenti all’estero e delle imprese italiane votate all’internazionalizzazione, al fine di migliorare la promozione della politica estera italiana, la politica della cooperazione internazionale, l’internazionalizzazione delle imprese italiane, il supporto all’esportazione dei prodotti italiani e i servizi offerti alle comunità italiane all’estero;
ad adottare iniziative per accelerare, nel quadro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), la digitalizzazione della rete consolare, per offrire servizi consolari digitali in grado di rispondere alle esigenze dei nostri connazionali da lungo tempo residenti all’estero e a quelle della cosiddetta «nuova mobilità italiana», costituita in prevalenza da giovani, spesso «over-educated», che, per scelta o necessità si trasferiscono all’estero, non necessariamente con una prospettiva professionale già delineata e pronti a cogliere le opportunità che si presentano;

Ad adottare iniziative per superare le criticità, da più parti segnalate, relative all’utilizzazione del portale «Fast.it» (Farnesina servizi telematici per Italiani all’estero) e della piattaforma Prenota online”. (aise) 

Fonte: Più risorse alla rete consolare: la risoluzione Nissoli (Fi) (aise.it)

Elezioni Comites 2021: intervista a Claudio Morandi, candidato per la lista Italia Futura

Claudio Morandi è docente di Letteratura Italiana e Latino, presso le scuole paritarie in Argentina, soprattutto alla Cristoforo Colombo dove ha avuto anche la mansione di coordinatore didattico (il vecchio preside) per nove anni complessivi, la stessa mansione l’ha svolta nella Scuola Italiana di Montevideo (in Uruguay) per tre anni. E’ stato incaricato come insegnante di ruolo dal MAECI per le scuole italiane paritarie all’estero, la sua prima esperienza in questo settore è stata in Egitto, al Cairo, per cinque anni, da dove, per trasferimento, è arrivato in Argentina. La formazione culturale e professionale si è realizzata totalmente in Italia.

Perché ha deciso di candidarsi per le elezioni dei COMITES 2021?

La domanda è molto interessante e mi coinvolge anche emotivamente. Nel mio ruolo di insegnante ad adolescenti, ho sempre cercato che le mie convinzioni politiche non trapelassero espressamente. Conosco l’ascendente che un docente può avere sulle giovani menti, ma a cuore prima di tutto mi è sempre stata la libertà di coscienza dei miei alunni, per questo ho costantemente posto un attento baluardo alle mie idee. Chi è intelligente e sa captare al di là delle cose le sostanze, avrà senz’altro capito la mia naturale propensione alla tolleranza, alla democrazia, alla pluralità di espressione e di cultura senza restrizioni pregiudiziali e questa è già di per sé una posizione politica indubbiamente.

Ma veniamo alla domanda, mi è sembrato che arrivato già alle soglie della vecchiaia, non dovessi negare il mio pur minimo contributo a un programma molto ambizioso e molto affascinante come quello dei COMITES in particolare dopo le deludenti esperienze degli scorsi anni. Mi sono chiesto: Perché No? E ho detto, Perché Sì!

Perché ha scelto la lista di Italia Futura?

Ci sono alcune ragioni radicali che mi hanno orientato esclusivamente verso questa lista i cui componenti mi sono quasi del tutto sconosciuti e questo per affermare che non si è trattato di affinità con qualche amico o amica. La Lista si ispira al Partito Democratico Italiano, questa costituisce per me una garanzia, probabilmente molti non saranno d’accordo, ma si tratta di una posizione politica veramente democratica, inclusiva, multiculturale e interculturale, aperta al mondo e non chiusa in atteggiamenti sovranisti o apocalittici nei riguardi dei migranti.

Ho visto che la maggioranza dei sostenitori è costituita da donne piene di entusiasmo e di voglia di fare qualcosa, questo mi ha maggiormente convinto e inoltre perché non c’è nessun vecchio “trombone” alla ricerca di un posto di potere e di emolumenti.

Un’ultima ragione è costituita dal fatto che occorreva chiarire il panorama a molti italoargentini che potrebbero essere attratti dalla variopinta pubblicità di altre liste, dietro cui si nascondono giochi di potere e interessi non proprio specchiati oltre a una politica classista e dei privilegi con un atteggiamento antieuropeo e contro i migranti, credo che non sia indispensabile che citi il nome del partito a cui mi riferisco e che sta spendendo in pubblicità fior di quattrini , che noi ovviamente non abbiamo. Noi contiamo sulle nostre forze e sull’onestà dei nostri intenti.

Perché tante liste questa volta?

Questo fatto mi fa molto piacere, vuol dire che c’è più coscienza politica, c’è più voglia di differenziarsi e solo nella pluralità delle idee è possibile costruire democraticamente.

Quali sono i problemi più evidenti del funzionamento dei COMITES?

Se azzardassi dei giudizi, non avendo mai partecipato direttamente alle elezioni di questi organi rappresentativi, peccherei di cieca superbia o di superficiale analisi. I COMITES sono organismi che hanno potere solo consultivo da parte delle autorità diplomatiche italiane, in altre parole: hanno un’autonomia abbastanza angusta; ciò non toglie il ruolo determinante che potrebbe avere nella dimensione propositiva a tutti i livelli, assistenza, cultura in generale, promozione della lingua italiana ecc.

Sto pensando alle enormi difficoltà che si presentano nell’ora della ricerca di un turno al Consolato per una qualsiasi pratica, alla farraginosa burocrazia che disanima ogni buona intenzione, pensiamo solo al fatto che per votare sia occorso stampare un formulario (in italiano!!!) riempirlo, firmarlo, scannerizzarlo con la foto del DNI e spedire il tutto al consolato, immagino quanti italiani anziani siano stati esclusi e non solo anziani. Bene se il Comitato può dare una mano anche in questo, ben venga! Per ora non ho visto nulla di tutto ciò.

Come crede di poter risolvere questi problemi?

Magari avessi la soluzione nella manica. Intanto vediamo se riusciamo ad entrare, poi si farà un’esaustiva analisi di situazione, quello che mi sembrerebbe bello proporre è l’istituzine di uno “sportello” aperto alla comunità come tramite attivo e costante tra l’organizzazione e il pubblico.

Il COMITES non deve chiudersi nella sua “torre d’avorio”, se perde i contatti con la base è totalmente morto. Vedremo, per ora contiamo solo sui voti di chi avrà fiducia in noi.

Edda Cinarelli

Pessimi risultati prodotti dall’opzione per le elezioni dei Comites – di Michele Schiavone

Nei giorni scorsi con la chiusura delle iscrizioni volontarie sulle liste elettorali da parte dei nostri connazionali, indispensabili per partecipare alle elezioni per il rinnovo di 120 Comites, dei quali 109 ordinari e 11 di nuova istituzione, istituiti in 108 diverse sedi diplomatico-consolari, si ha finalmente contezza del peso, che il nostro governo attribuisce a questi organismi di rappresentanza e del grado di attenzione con cui l’amministrazione pubblica italiana tratta questa pratica elettorale nelle sue diverse articolazioni preparatorie. Al contempo, abbiamo visto come candidate e candidati e vari addetti ai lavori, in molti casi, si siano lasciati andare nel politicizzare un ambito nel quale la politica partitica italiana è fuori luogo, perché bisogna ribadirlo a chi è portato a travasare lo stato delle cose: la posta in gioco è il territorio e il localismo, è quel microcosmo formato da donne e uomini, adolescenti, giovani e adulti italiani che continuano a mantenere un legame con l’Italia, con la nostra cultura, con i nostri valori, con le nostre tradizioni e abitudini, attraverso le rappresentanze diplomatiche-consolari italiane se e quando sono presenti, comunque, per favorire la loro integrazione in uno specifico territorio.

Eppure, in questi ultimi mesi dal 3 settembre, giorno dell’indizione delle elezioni per il rinnovo dei Comites ad oggi, se ne sono viste di tutti i colori e la partita non è ancora terminata, perché in attesa del 3 dicembre prossimo il peggio è dietro l’angolo.

Le casistiche verificatesi sono tante: ci sono state liste sostenute da documenti di persone morte, sono stati assemblati e consegnati agli uffici elettorali consolari scatole di documenti senza rispetto della riservatezza dei singoli, che potenzialmente avrebbero potuto alimentare molte tipologie di brogli.

Da parte delle 25 liste escluse, intanto, sono stati presentati due ricorsi al tribunale amministrativo di Roma e senza margini di sanatorie saranno lasciati scoperti e non rappresentati diversi territori. A nulla sono valse le agevolazioni, le semplificazioni dei documenti, la riduzione delle firme da presentare a corredo delle liste. Senza una comunicazione seria, continua, efficace e diffusa si è prodotta una ecatombe della partecipazione elettorale.

Il risultato delle iscrizioni sulle liste elettorali è deludente e mortificante, costituisce una vera e propria Caporetto per la partecipazione, la peggiore di sempre da quando esistono i Comites: gli optanti sono risultati 177.835 su 4.732.741 elettori, ovvero il 3,76% degli aventi diritto al voto. Si tratta di 80’000 iscritti in meno rispetto alle ultime elezioni Comites del 2015, che a loro volta avevano registrato un discusso e mai metabolizzato salasso democratico indietreggiando dal 34,6% al 3,6%, che tanto ha influito sull’agibilità degli attuali Comites.

Il replicarsi di questi numeri configura un danno d’immagine e di credibilità difficilmente recuperabile da questa istituzione se non prima passeranno almeno due generazioni di cittadini. Senza tanti distinguo servirà ripensarne i ruoli, le funzioni e in particolare la portata. Ciò dovrà avvenire nella prossima legislatura parlamentare, con nuovi rappresentanti del popolo, molto più attenti al bene comune che allo smalto delle dita, alla punta delle scarpe o al nodo della cravatta. Sostanzialmente il nuovo governo di Mario Draghi, costituito per rispondere prioritariamente all’emergenza sanitaria e per favorire la crescita economica dell’Italia, conferma di misconoscere le nostre realtà per l’evidente disinteressamento su tutta la linea a quanto succede nelle nostre comunità all’estero.

Il governo sostenuto da quasi tutte le forze politiche ha imposto le elezioni dei Comites a dicembre, benché conscio della catastrofe che la loro decisione avrebbe prodotto, perché gli indicatori assieme alle ristrettezze sanitarie, l’insignificante campagna informativa, e la debolezza della rete diplomatico-consolare alle prese con i ritardi amministrativi prodotti dalla pandemia, tutt’altro lasciavano presagire che la partecipazione di massa a questo appuntamento elettorale. Invece, si è voluto umiliare chi si è strenuamente battuto per democratizzare le procedure elettorali e per garantire la partecipazione di tutte e di tutte gli aventi diritti come avviene, ovviamente, ed è pratica diffusa nelle democrazie più avanzate; si è voluto usare la frusta per dimostrare la forza decisionale di chi detiene il potere; così facendo si è invece affermata la distanza tra il palazzo e la società civile e le comunità.

Si è voluto dare corso alla “cronaca di una morte annunciata” della quale non si ha forza per leccarsi le ferite, né lacrime consolatorie.

Questi risultati hanno finalmente dimostrato lo scollamento, la distanza romana dal mondo degli italiani all’estero, fotografano in maniera limpida che il re è nudo.

Il mondo degli italiani all’estero va risanato e rigenerato perché ha bisogno di altro e non di improvvidi capitani di ventura. Per pudore e senso di responsabilità i responsabili che hanno tumefatto l’immagine dei Comites per dubbie virtù dovrebbero sgombrare il campo dal parlamento e dall’amministrazione, dichiarando fallita l’esperienza maturata in quegli ambienti e dimettersi. In una società nella quale il livello della competizione non prevede una seconda chance, chi perde e soccombe normalmente si fa da parte. Mi auguro che oltre a fare ammenda delle decisioni sbagliate, chi ha causato il terremoto elettorale dei Comites non vaneggi promozioni, anzi, abbia l’onesta intellettuale di ammetterle, di sgomberare il campo chiedendo scusa ad alta voce per l’irreparabile danno e permetta alle donne e agli uomini di buona volontà, a quelle migliaia di volontari di salvare il salvabile. È un atto dovuto.

Gli italiani all’estero hanno bisogno d’altro e di una politica dedicata, di un rappresentante di governo a tempo pieno, chiedono il rispetto della loro dignità di cittadini e una rappresentanza istituzionale all’altezza dei compiti e dei tempi. Le scorciatoie messe in campo costruite sulla sabbia sono state fuorvianti, ingannevoli e maleodoranti contro le quali si sono infrante le certezze e i buoni propositi di coloro che a più riprese hanno richiamato e motivato il rispetto delle scadenze, senza aver mai pensato a preparare le condizioni per una ampia e reale partecipazione democratica. Nulla si inventa perché i risultati si costruiscono, non a tavolino ma sul campo, e quello degli italiani all’estero è un terreno che si estende su 5 continenti.

Per svolgere queste elezioni sono stati messi a disposizione 8 milioni di euro; per la prima volta in 9 circoscrizioni elettorali si sperimenterà il voto elettronico.

Per questa sperimentazione sarà investito un milione di euro. Si tratta di somme irrisorie, insufficienti a coprire le spese reali e necessarie se si pensa che alla fine di ottobre scorso il numero dei connazionali iscritti all’AIRE era di 6,5 milioni, ovvero più del 12% dell’intera popolazione italiana. Di questi 3,3 milioni di italiani vivono in Europa, oltre 2,2 milioni in America Meridionale, circa 550.000 nel Nord e Centro America, mentre 175.000 sono i connazionali in Oceania e i rimanenti 175.000 sono distribuiti tra Africa e Asia.

La sproporzione tra la somma disponibile per svolgere le elezioni e il numero dei potenziali aventi diritto dimostra come le aspettative di chi le ha organizzate erano palesemente votate al ribasso e, quindi, c’è stata una vera e propria speculazione sulla partecipazione finale. Da qui, dunque, anche la supposizione che una sostanziosa parte di questi 8 milioni di euro ritorneranno all’erario perché le spese per far votare solo 177’835 elettori saranno esigue e il capitale non utilizzabile per il fine deciso dal parlamento. Da ciò non solo il danno, ma anche la beffa.

La posta in gioco per le elezioni dei Comites è semplice: è la scelta di 12 o 18 rappresentanti volontari delle comunità italiane nel mondo, il cui compito richiede un impegno diretto per rappresentare ufficialmente alle ambasciate o ai consolati le istanze delle comunità presenti nella circoscrizione consolare di residenza, e per agevolare l’integrazione dei nostri connazionali nei nuovi paesi di residenza. Si tratta di organismi italiani istituiti nel 1985 dopo anni di battaglie delle nostre comunità e perciò vanno valorizzati e messi in condizione di poter svolgere la loro missione e riconoscere le loro prerogative Perciò, per questa tornata elettorale si auspicava una significativa partecipazione di elettrici e elettori, per rinvigorire questi organismi e allineare le rappresentanze alle aspettative delle oramai composite e numerose comunità.

Nei paesi di antichi insediamenti, nei quali le esigenze dei nostri connazionali sono semplici e modeste, queste rispondo alla riscoperta della lingua dei padri, delle origini culturali, valoriali e identitarie. Altre sono quelle dei connazionali residenti in Europa dove la diffusa libertà di movimento spinge gli italiani a concorrere alla definizione di una identità e di una cultura comunitaria e ampia; invece, diverso è il rapporto con il Bel Paese e con le istituzioni italiane per chi vive nel paese delle infinite libertà e delle tante opportunità. I Comites possono rappresentare la nuova frontiera della rappresentanza e dei diritti per coloro che si sono trasferiti in Asia, dove gli aspetti culturali e i regimi politici mal tollerano presenze straniere organizzate. Radicati e da rafforzare nelle funzioni sono i Comites australiani e dell’Oceania.

L’impegno nei Comites è tanto più efficace quanto maggiore è il consenso attribuito ai programmi elettorali e ai singoli candidati. Con i numeri registrati la strada dei futuri Comites è in salita e oltre all’esigenza di ridefinirne natura e missione, nell’immediato servirà evitare il proliferare di coacervi di interessi particolari, che con le prevedibili debolezze dei nuovi Comites potrebbero causarne l’implosione. I Comites sono indispensabili per tenere assieme gli interessi dell’Italia e dei suoi cittadini. (michele schiavone\aise)

* segretario generale Cgie

Fonte: Pessimi risultati prodotti dall’opzione per le elezioni dei Comites – di Michele Schiavone (aise.it)

Elezioni Comites 2021: Elio Cervone, proprietario della mitica Abbey Road, candidato per l’USEI

Abbey Road è una famosa casa di strumenti musicali al 1600 di via Sarmiento, nella Città di Buenos Aires. Fondata circa due decadi fa dal sig. Elio Cervone in omaggio al celebre album dei Beatles e alla sua copertina che ritrae i Beatles mentre attraversano le strisce pedonali in perfetta sincronia. Sicuramente è una delle copertine musicali più iconiche.

Cervone nato a Lanus, di origine campane, la sua famiglia paterna è infatti originaria di Montecorvino Rovella, in provincia di Salerno, si è sempre sentito orgoglioso della sua italianità e di avere le radici in un posto tanto bello. Ha frequentato l’intero ciclo scolastico, scuola Elementare e Superiore in collegi salesiani. La scuola Elementare ad Avellaneda, dove il complesso scolastico molto grande ha spazi enormi per lo sport e i campi di calcio in cui andavano ad allenarsi le squadre di Independiente e di Racin. La scuola Superiore a Constituciòn. Nel 1985 si è diplomato e si è iscritto nell’Università Cattolica Argentina (UCA), dove si è laureato in Giurisprudenza e ha conosciuto Claudia, sua moglie.

Elio non ha mai fatto l’avvocato ma la laurea in Legge gli ha dato una cultura tanto ampia che gli è servita nel corso della vita per le sue iniziative.

Come mai un avvocato ha aperto un negozio di strumenti musicali?

Non è stata una decisione improvvisa, ci sono arrivato lentamente, per iniziare sono pianista, poi, una volta laureato, sono andato a lavorare con mio zio materno Romulo Garcia, proprietario dell’omonima fabbrica di chitarre e del negozio di strumenti musicali. Era l’epoca in cui si erano imposti come strumenti musicali i pianoforti e gli organi elettronici: Yamaha, Casio, ecc. ecc. e mio zio aveva bisogno di una persona competente e di fiducia per assistere e servire gli eventuali clienti. Sapendo che ero pianista mi ha invitato a far parte della sua squadra. Ci sono rimasto per anni fino a quando i tempi sono maturali ed ho capito che era arrivato il momento di aprire il mio negozio personale e d’importare e distribuire strumenti e prodotti musicali.

Si potrebbe dire che suo zio l’ha avviato in questa professione?

Si, in effetti lo considero come un maestro, un padre commerciale.

Avvocato, pianista, perché ha deciso di candidarsi per il Comites?

Mi sono sempre sentito italiano, ma prima non avevo partecipato attivamente della vita della collettività. Osservando quello che succedeva sono arrivato alla supposizione che probabilmente i nostri rappresentanti nel Parlamento italiano avrebbero potuto ottenere più benefici per noi italiani residenti in Sud America, soprattutto se si pensa che uno è stato sottosegretario agli Esteri con delega per gli italiani nel mondo. Credo che non abbiano ottenuto nulla apparentemente per inoperosità e non per mancanza di preparazione, perché alcuni sono molto preparati.

Quali sono a suo avviso i problemi degli italiani, qui, in Argentina?

Si sentono molte lamentele sullo stagnamento delle pratiche consolari. Credo che non sia una responsabilità dei consolati ma che gli italiani all’estero non siano una priorità per il governo italiano.

Il problema è che i consolati non hanno risorse umane ed economiche.

Si potrebbe cominciare con l’adottare programmi informatici facili e chiedere più impiegati. Ogni consolato ha un’utenza molto superiore alle sue possibilità di servizio. Infatti vorremmo offrire ad ogni consolato una lista di associazione che potrebbero fargli da supporto. Per esempio le associazioni potrebbero guidare le persone che desiderano ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana a cercare i documenti ed a preparare la loro cartellina da consegnare ai consolati.

Credo che lo stiano già facendo i patronati.

Non sarebbe male che si aggiungessero anche delle associazioni.

Un altro problema?

Alcune persone che avevano chiesto di votare non sono state accettate. Ho dedotto quindi che gli italiani all’estero non sono tutti iscritti all’AIRE ma in elenchi diversi e mi sembrerebbe giusto che fossero uniti in un solo elenco, per questo ho proposto di fare un censimento.

Hanno introdotto l’uso del Fast-It con questo fine ma gli utenti sono restii a usarlo, forse hanno paura del programmi informatici, forse sono comodi.

Sono intimiditi dall’informatica e l’usano solo quando è strettamente necessario. È difficile per esempio che trasmettano la morte di un familiare.

Se non avessero proposto di iscriversi si sarebbero spesi molti soldi inutilmente per far votare anche i morti? Comunque non si sono iscritte molte persone per votare, perché?

Alcuni pensano che questo sistema sia simile a una proscrizione. Qui, in Argentina, ci sono state esperienze di questo tipo. Il Peronismo è stato proscritto. Gli utenti credono che avendo il diritto di votare non glielo permettono, si sono arrabbiati e non si sono iscritti.

Credo anche che ci sia un problema di disaffezione verso la politica in genere. Cosa pensa dei presunti imbrogli nelle elezioni del 2018?

Se si dimostra che ci sono stati credo che i responsabili dovrebbero ritirarsi dalla politica e lasciare spazio agli altri. Di persone capaci, oneste e preparate ce ne sono varie.

Edda Cinarelli

Lombardia, fuga dall’altra parte del mondo: in un anno 19mila emigrati

C’è una Lombardia che continua a crescere lontano dai confini nazionali. Mentre la popolazione residente nella regione è scesa sotto la soglia dei dieci milioni, nel mondo accade il contrario. Nell’anno del Covid l’esodo dei lombardi all’estero ha solo rallentato (-2.534) rispetto ai dodici mesi precedenti – come in tutte le regioni – per effetto delle restrizioni alla mobilità adottate a causa della pandemia. Le 19.402 partenze nel 2020 rappresentano comunque il dato più alto registrato in Italia sia in termini assoluti, sia per incidenza (17,7%) sul totale nazionale (109.528), in calo per la prima volta dal 2014 per effetto del coronavirus. La Lombardia con 561.206 cittadini è la seconda regione dopo la Sicilia con più iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero.

A certificarlo è il Rapporto italiani nel mondo 2021 della Fondazione Migrantes, che da anni monitora la “fuga“ di chi mette radici e residenza fuori nazione e ne dà comunicazione iscrivendosi all’Aire. I numeri rivelano una crescita continua dell’esodo di italiani: nell’ultimo anno l’incremento è stato del 3%, dal 2019 del 6%, nel quinquennio del 13,6%. Dal 2006, prima edizione del Rapporto italiani nel mondo, ha raggiunto l’82%, tanto da concludere che “l’unica Italia che cresce è all’estero”.

In questo contesto  la Lombardia fa da acceleratore a un fenomeno di proporzioni ancora più grandi visto che non si conosce il “sommerso“, il numero dei residenti che non si registrano all’Aire. Se la Sicilia è la prima regione per iscritti (798mila), la Lombardia – seconda con 561.206 (293.915 uomini e 267.291 donne), il 5,6% della popolazione residente nella regione al 1° gennaio 2021 (9.966.963) – è quella che nell’ultimo anno ha dato più impulso all’esodo con 19.402 partenze: 10.649 uomini e 8.753 donne. Dei 561.206 lombardi all’estero, 155.916 arrivano da Milano e provincia, la più rappresentata. Seguono Bergamo (62.874) e Varese (62.606). Lodi con 6.094 cittadini nel mondo è quella meno presente.

La Svizzera con 106.264 lombardi residenti guida la graduatoria dei Paesi dove è più forte l’emigrazione regionale (18,9% del totale). A seguire Regno Unito (67.692 presenti, il 12,1%) e le due principali nazioni del Sudamerica: l’Argentina con 61.944 residenti e un’incidenza dell’11% e il Brasile con 56.720, il 10,1%. Tra le prime dieci destinazioni si trovano Francia, Germania e Spagna in Europa e Stati Uniti e Uruguay tra gli Stati extra Ue. Decimo, il Belgio.

Luca Balzarotti (pubblicato da Il Giorno il 14/11/2021)

Fonte: Lombardia, fuga dall’altra parte del mondo: in un anno 19mila emigrati – Cronaca – ilgiorno.it

Rim 2021: la pandemia non ferma l’emigrazione italiana

La persona, nella sua interezza. Il mutualismo, l’altruismo, una rinnovata voglia di stare insieme, di aiutare, di aiutarsi. La fratellanza. L’Italia, gli italiani e la loro mobilità all’estero in un mondo finito sotto scacco dalla pandemia.

Di questo si è discusso questa mattina al TH Roma Carpegna Palace, durante la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2021, il sedicesimo volume curato della Fondazione Migrantes che studia e analizza la mobilità dei nostri connazionali nel mondo, che ha coinvolto oltre 75 autori dall’Italia e non. Per parlarne, assieme alla curatrice del Rapporto, Delfina Licata, la Migrantes ha invitato Stefano Russo, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Massimo Vedovelli, dell’Università per stranieri di Siena, Maria Cuffaro, giornalista e conduttrice della trasmissione su Rai Italia dedicata agli italiani all’Estero, “L’Italia con voi”, Antonio Serra, coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche in Inghilterra e Galles, e Gian Carlo Perego, Presidente della Fondazione Migrantes. Inoltre, ha potuto godere anche dei messaggi, letti durante la presentazione stessa, del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha riconosciuto il grande valore del RIM in quanto “bussola sulla mobilità italiana”, e del Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, che invece ha ribadito uno dei concetti centrali dell’Ue, l’inclusività.

Dalle primissime pagine delle 600 complessive del volume, dedicato “alle vittime del Covid, soprattutto a quelle che hanno perso la vita lontano da casa, in mobilità”, si evince subito la domanda che rappresenta l’assunto dalla quale questa edizione del RIM è partita. Ossia: la pandemia da Covid-19, ha fermato la mobilità italiana? E la risposta è un forte e chiaro “no”, anche se c’è stato un rallentamento (-16%).

Gli italiani, infatti, in quest’ultimo hanno continuato a migrare verso altri lidi. Sono 109.528 ad aver fatto i bagagli verso praticamente ogni angolo del mondo (180 paesi), anche se è l’Europa, che molti dei giovani migranti non percepiscono più come “estero”, ad essere diventata la destinazione principale di arrivo (78,7%). Il resto della popolazione italiana migrante, invece, è andato per il 10,4% in America Meridionale, per il 5,8% in Asia, Africa, Oceani e Antartide, e in egual misura in America Settentrionale e Centrale. E questo è un segno tangibile di come l’epoca storica che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, segnata da incertezze, paure e impossibilità legate alla diffusione del virus, abbia impattato sulla mobilità nostrana, prima attirata di più dalle Americhe. Altro segno tangibile dell’impatto pandemico sulla mobilità è la provenienza d’origine. La maggior parte dei viaggiatori, infatti, viene dal nord (nord-ovest 26,1% e nord-est 24,8, dal sud il 19,1%, dal centro 18,6% e dalle isole 11,3%). In controtendenza con le percentuali della provenienza degli iscritti all’Aire, che vede, tra i 5.652.080 di italiani residenti all’estero (9,5% della popolazione italiana), il 31,2% provenire dal Sud, il 16,3% dalle Isole, il 18,6% e il 18,1% dal nord-ovest e nord-est, e il 15,8% dal centro.

“L’incertezza – ha spiegato a tal proposito la curatrice Licata – ha socialmente prodotto fenomeni sconosciuti all’umanità della globalizzazione, inaspettatamente obbligata a fermarsi dai divieti imposti dai diversi governi attraverso i lockdown”. Ma “non è dato sapere se questa esperienza sia riuscita o meno a far indossare a qualcuno i panni di chi ha, invece, un passaporto “debole” o non ha affatto un titolo di viaggio perché apolide e bussa alle porte di luoghi più felici, più ricchi, meno problematici dal punto di vista ambientale, politico o religioso”.

Questa edizione del RIM, sempre secondo la curatrice del Volume, vuole essere proprio quella “bussola” descritta dal Capo dello Stato. E “vuole esserlo per orientarsi nello stato di salute del nostro paese. L’Italia è da tempo in crisi demografica, e, complice la pandemia, i nostri territori si stanno spopolando secondo tre direttrici di allontanamento: dalle zone interne a quelle urbane, da sud a nord, dall’Italia all’estero”. E infatti, “l’altra Italia” (quella fuori dai confini nazionali) “continua a crescere in modo costante e continuo”. Questo assunto, la Fondazione Migrantes lo può dire ed evidenziare in forza dei suoi 16 anni di rapporti sulla mobilità tricolore, che gli consentono di possedere una sorta di “storia dell’emigrazione” all’interno dei propri volumi. Riesce a fotografare bene questo “fenomeno strutturale”, infatti. Un fenomeno che si è modificato col tempo e che “ci comunica il futuro della mobilità”. Tramite ciò, si scopre che l’aumento generale è stato dell’82% in questi anni, e per quanto riguarda la presenza femminile all’estero, è stato dell’89%. “Un processo di femminilizzazione” accompagnato dal “processo di familiarizzazione”. Sono dunque i nuclei familiari, o chi realizza famiglia all’estero, a partire verso l’estero. Da questo si capisce anche che sono i giovani a partire (+179% dei giovani tra i 18 e i 40 anni che partono e realizzano quella famiglia che non sono in grado di realizzare in Italia). Altro dato che parla della storicità della presenza degli italiani all’estero è quello delle acquisizioni di cittadinanza, +128%.

Questo fenomeno è quindi “un passato e presente costante”, ha aggiunto ancora la curatrice. Ha “un’attenzione che si deve porre costantemente a un’italianità esportata oggi, come a un’italianità di tradizione che già c’è all’estero, e infine anche a un’italianità che vuole essere riscoperta sempre di più”.

Tra i nuovi migranti, aumentano i giovani tra i 18 e i 34 anni, che salgono al 42%, mentre sono immutati i giovani adulti tra i 35 e i 45 anni, al 24%, mentre invece crollano gli anziani e i minori.

Tra le prime 10 mete degli emigranti, si registrano ben 7 Paesi europei. Ma mentre tutti sono in segno negativo rispetto al passato, l’unico a registrare un segno positivo è il Regno Unito, definito “il Paese del paradosso”. L’Uk, oltre alla discutibile gestione della pandemia, è stato anche protagonista dell’uscita dall’Unione Europea. Questo ha reso necessaria una scelta tra chi voleva restare, attivando il settled status, e che invece era indeciso. Ma tanti sono i riscontri negativi derivati dalla Brexit, tra chi si è sentito tradito e chi ha continuato a sentire il Regno Unito come la propria seconda casa.

A proposito di Brexit, pandemia e italiani nel Regno Unito, ha parlato Antonio Serra, che ha spiegato come la decisione di lasciare l’Ue, sia coincisa anche con un “accresciuto nazionalismo britannico e un accresciuto razzismo verso gli europei”. La Brexit ha infatti “escluso” anche chi ha vissuto quasi l’intera vita nei confini della Regina. Ha amplificato diversi problemi, così come ha fatto la pandemia, dividendo ancora di più le comunità italiane in Uk, che sono “plurali, eterogenee”. E anche tra immigrati e indigeni vige ormai una “mutua tolleranza”, vivono cioè senza toccarsi gli uni con gli altri. “Dobbiamo andare oltre – ha detto strappando anche un applauso spontaneo dalla sala -. I migranti sono per la chiesa il promemoria affinché essa non si fermi mai. Guardare l’orizzonte e non il confine. Ci si salva unicamente insieme”.

Anche per il Segretario Generale della CEI, Stefano Russo, “il destino della mobilità resta nonostante le difficoltà epocali, le emergenze inaspettate e le sofferenze. Da questo volume – ha spiegato -, che valorizza sempre la persona, si viene conquistati dalle storie dei protagonisti, giovani, anziani, famiglie, chi è partito nonostante il covid, chi è tornato, chi ha deciso di partire dopo, chi ancora oggi chiede di riabbracciare i propri cari, chi non riesce a tornare in Italia. C’è bisogno di camminare insieme e prendersi cura dell’altro. Questo non è solo un principio cristiano – ha concluso Russo – ma anche un principio politico e laico. Essere prossimi agli altri ci fa crescere e andare avanti”.

Diversi sono i temi fuoriusciti dalle interviste agli italiani all’estero in questa edizione, che, come riferito sempre dalla curatrice Licata, “mai come questa volta si è avvalsa dell’aiuto dei Comites e delle Sedi diplomatico-consolari italiane”: rientri, lavoro, famiglie, studio, disagio psicologico, linguaggio e infine anche un desiderio del sacro, “forzosamente più digitale rispetto al passato”. Da questi temi, emersi anche attraverso il viaggio analitico speciale realizzato in 34 città nel mondo, si evincono quattro elementi chiave: 1. “La pandemia ha fatto riemergere un senso di comunità e mutuo aiuto. C’è stata una riscoperta del volontariato, prima sopito; 2. “Nuove forme di associazionismo, rifiorito grazie al protagonismo giovanile e agli strumenti digitali”; 3. Resilienza: “tanti sono i ristoratori italiani nel mondo che hanno dovuto trovare alternative, reinventandosi come luoghi di incontri e luoghi di cultura”; 4. Esposizione mediatica globale: “gli italiani all’estero sentivano, anche a distanza, l’emergenza che viveva la famiglia in Italia. Uno sdoppiamento per cui gli emigrati vivevano tramite le videotelefonate l’emergenza in Italia, ma facevano anche vivere e partecipare i migranti nei luoghi in cui si è migrati”.

Di strutturalità del fenomeno migratorio, ha parlato anche il professor Vedovelli, secondo il quale è importante e impressionante questo “rinnovato e inaspettato senso di appartenenza alla comunità”. Vedovelli è rimasto infatti colpito “dalla creatività pandemica, dalla visione globale e coerente” che esce fuori leggendo il volume. “Il termine corretto – ha spiegato in conclusione -, è fare rete. Non si parla solo di cervelli in fuga, ma di molto di più. L’attuale normativa ha 50 anni e le neo comunità sono molto diverse dalle vecchie”. Per questo, secondo lui, “non può andare bene”.

In conclusione, ha preso parola il Presidente della Migrantes Perego, che ha spiegato come questo volume rappresenti un po’ “la storia di tutti noi, della nostra emigrazione”. “La parola smarrimento – ha chiosato – spiega la situazione di tante persone in cammino. Volti e storie che ridisegnano la nostra emigrazione, ma che interpellano anche le nostre comunità, le nostre missioni, soprattutto nel contesto europeo, che si sta sgretolando e dividendo sulla questione solidarietà, non attraverso un muro fisico ma attraverso muri culturali che dividono l’Ue. Non ci deve essere un ritorno alla tolleranza, ma c’è bisogno di più fraternità, che insieme a libertà e uguaglianza possono rigenerare l’Europa, e questo volume può aiutare a trovare alcune chiavi che sono importanti”. (l.m.\aise) 

Fonte: Rim 2021: la pandemia non ferma l’emigrazione italiana (aise.it)

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