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July 2021

Un museo dell’Immigrazione per un dialogo tra Buenos Aires e Genova

Nell’intervista concessa a Telam. Il Presidente del Comites di Buenos Aires, Dario Signorini ha dichiarato che – in caso fosse rieletto – cercherebbe di concretare un progetto nel cassetto del Comites, cioè quello di far costruire nel molo, dove si trova ora il monumento di Cristoforo Colombo, un Museo della Migrazione Italiana o dell’Italianità, da mettere in dialogo con il Museo Dell’Immigrazione Italiana MEI di Genova.

Il monumento di Cristoforo Colombo, quando è stato inaugurato nel 1921 in pompa magna, si trovava nel Parco Cristoforo Colombo, in zona Monserrat, davanti alla Casa Rosada. Per decisione della Presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, nel 2013, è stato smantellato e in seguito trasferito, con la complicità inspiegabile dell’allora Capo del Governo della città di Buenos Aires Mauricio Macri, in un molo chiamato “Espigon Argentino” della Costanera Nord. L’idea iniziale del Presidente Argentino era quella di togliere il complesso scultorio con destino incerto, – credo che pur di toglierlo di mezzo l’avrebbe anche messo in un deposito – sembra anche che definisse l’almirante genovese “genocida” e se non fosse stato per l’interesse della comunità italiana, forse si sarebbe perso per sempre. Grazie a una gestione proprio del Comites, il monumento è stato salvato e ricollocato sul lungo fiume nord, davanti all’aeroporto della città di Buenos Aires.

Il proposito di Signorini, fin dal momento della ricollocazione, era quello di far costruire accanto al monumento un Museo dell’Immigrazione Italiana a testimonianza dell’apporto culturale dato dagli italiani alla costruzione della cultura argentina. Nel progetto di Signorini c’è anche che il nuovo museo sia in dialogo con il MEI di Genova, che per ora si trova al terzo piano del Museo Galata, nella darsena del Porto di Genova, e a partire da quest’anno continuerà nella Commenda di Prè.

Un edificio a tre piani, accanto alla Chiesa di San Giovanni di Prè, nei cui saloni interni storicamente c’era la base dei Cavalieri di Malta. La commenda, in altre parole il convento e l’ospitale (locali al piano terra), assolvevano la duplice funzione di stazione marittima sulle rotte della Terrasanta e di ospedale (ospitaletto), inizialmente per i pellegrini e in seguito per i malati e gli indigenti della città.

Il progetto è stupendo, se si realizzasse Buenos Aires e Genova sarebbero unite in un dialogo culturale, Cristoforo Colombo sarebbe doppiamente riabilitato perché era nato proprio a Genova, ma per realizzarlo ci sono dei problemi evidenti, a partire da quello economico. Per il nostro bene, per riaffermare l’orgoglio della nostra italianità, dopo lo smacco subito, auguriamo al Comites di riuscire di trasformare il progetto in una splendida realtà.

Edda Cinarelli

Italiani bloccati in Italia a causa del Covid 19

L’annuncio del lunedì 28 giugno del ministro della sanità Carla Vizzotti è chiarissimo: “è sempre vigente la chiusura delle frontiere al turismo estero e solo si permette l’ingresso agli argentini o residenti, i quali dovranno sottoporsi al tampone prima dell’ imbarco fino alle 72 ore precedenti al viaggio, all’arrivo fare il test degli antigeni e, in caso di positività, isolarsi in un albergo, il tutto a spese proprie. (…) Per ridurre i rischi e ritardare l’arrivo della variante Delta, presente in 70 paesi, si diminuisce il numero degli arrivi fino al 9 luglio a 600 persone”.

La data è slittata al 6 agosto la restrizione degli arrivi è sempre dovuta a motivi sanitari, quindi non più di 600 persone al giorno possono giungere in aereo nel territorio argentino. Come conseguenza diretta, un gruppo di XX donne bolognesi stabilmente residenti in Argentina e in Italia per vacanze dal XX/XX si trova nella stessa situazione dei tantissimi argentini in giro per il mondo che non posso fare il rientro in casa propria.

Molto attive nelle reti, formano parte di un conosciuto gruppo online di sole donne italiane in Argentina. I nomi rimangono anonimi per motivi di privacy e in un loro messaggio spiegano:  “Quello che dice la compagnia è che loro non possono fare assolutamente nulla. Non ci sono liste d’attesa. Non possiamo essere ricollocati su altri voli perché i numeri di passeggeri sono limitati e i voli approvati sono blindati. Non possono vendere altri voli prima di settembre: la stessa web è bloccata”.

Il governo argentino ha già fatto sapere che non si disporrà di voli di rimpatrio, nella stessa e-mail si legge: “Dicono che dipende tutto esclusivamente dal governo argentino e suggeriscono di richiamare tra una decina di giorni per vedere se ci saranno flessibilizzazioni. In ogni caso le disposizioni argentine sono fissate fino al 6 agosto per cui potrebbero non esserci novità prima di quella data. Non ci sono comunque garanzie né schemi per essere ricollocati su nessun volo preesistente, perché non si sa quanti arrivi autorizzeranno”.

Paolo B. Cinarelli

Mattarella compie 80 anni

“Il 23 luglio 1941 nasceva a Palermo l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che compie oggi, dunque, 80 anni. Un Capo dello Stato che, eletto nel 2015 con Renzi premier (votato con 665 voti), si è trovato, nell’ultima parte del suo settennato, ad affrontare con tutta la sua forza di spirito, la più grave crisi dal dopoguerra ai giorni nostri, donando al Paese una serie di fotografie che resteranno impresse nella storia italiana.

Mattarella, infatti, che negli anni precedenti, da politico navigato (democristiano ulivista), era riuscito ad assumere il  ruolo di arbitro imparziale e non interventista, ha dovuto assumerne poi uno sempre più da accompagnatore dell’Italia e degli italiani. Infatti, in questo nefasto periodo legato alla pandemia, che continua ancora oggi, Mattarella non solo ha dovuto fare i conti con l’epidemia, le paure della popolazione e le difficoltà oggettive davanti a cambiamenti così grandi nella vita della collettività, ma ha anche dovuto prendere di petto la crisi politica avvenuta nel bel mezzo della seconda ondata, sempre ad opera di Renzi, diventando giorno dopo giorno sempre più presente e sempre più punto di riferimento per le forze politiche.

Sono tanti gli avvenimenti e i gesti, simbolici e non, che hanno portato Mattarella ad avere un tasso di gradimento così elevato fra gli italiani, compresi quelli all’estero. Sicuramente la sua figura seria, risoluta e dritta, ma anche la sua umanità, la sua semplicità e la sua forza di spirito: a partire da quel fuori onda mentre si aggiustava un ciuffo di capelli ribelle, e da quel “eh Giovanni, non vado dal barbiere neanche io” proferito poco prima di parlare alla popolazione in uno dei momenti più drammatici della crisi-Covid. O la foto che lo ritrae tranquillo, “normale”, ad aspettare il proprio turno per la vaccinazione anti-Covid. O ancora quando il 25 aprile 2020, in uno dei momenti più bui della storia repubblicana, quando da solo è andato a rendere omaggio all’Italia libera dal nazifascismo in un Altare della Patria desolato, con la popolazione che poteva solo affacciarsi dalla finestra, costretta a casa da un nemico subdolo e invisibile che uccideva migliaia di concittadini al giorno. E come non ricordare la sua esultanza al gol di Bonucci nella recente finale del campionato europeo di Wembley vinto dall’Italia contro gli inglesi padroni di casa. Un sorriso sornione che ha rappresentato quello di tutti gli italiani, nello Stivale e oltre, mentre gli azzurri tiravano su la coppa in uno stadio svuotato dai furenti e delusi britannici. Insomma, un Presidente che si è messo al fianco della gente, mai sopra, sempre sottolineando i valori e i principi della costituzione, dando l’idea di uno Stato che al suo vertice era accogliente, e non solo cogente.

A questo compleanno tondo, il titolare del Quirinale arriva praticamente alla fine dei suoi 7 anni di carica. Dopo la sua nomina nel gennaio 2015, quando attraversò la strada dal Palazzo della Consulta (era Giudice Costituzionale) stabilendosi al Colle, il prossimo 3 agosto inizierà infatti il semestre bianco che porterà poi il Parlamento ad eleggere un nuovo Capo dello Stato nel prossimo febbraio (sempre che non ci siano sorprese e una sua rielezione, come avvenuto già con Napolitano).

Sono tanti gli avvenimenti che lo hanno fatto apprezzare anche dalle comunità italiane all’estero, partendo dai viaggi nel mondo, dove ha potuto visitare le scuole italiane di Atene, in Grecia, e poi di Asmara, in Eritrea; passando poi per gli incontri con le comunità di italo-discendenti più imponenti, in Argentina e in Uruguay; e poi ancora con quelle negli Stati Uniti, in California in particolare; per concludere infine con lo storico incontro con il presidente sloveno, Borut Pahor, mano nella mano davanti alla foiba di Basovizza. Un evento storico che ha dato un’altra fotografia che resterà, assieme alle altre, impressa nella memoria collettiva dell’Italia. Auguri. (l.m.\aise)

“Ius culturae” e inverno demografico: nell’Italia post-pandemia sarà fondamentale invertire il declino demografico del Paese

Questo secondo semestre del 2021 si è aperto in Italia all’insegna delle speranze di ripresa e di uscita graduale dalla pandemia create dalla massiccia campagna di vaccinazione, ma anche di un misto di paura e incertezza causate dal ritorno delle cosiddette “varianti” e dal perdurare dei contagi in altre regioni del mondo, a partire dal Sudamerica. L’Italia ha intanto ottenuto la maggiore quota di finanziamento europeo, 209 miliardi di euro, per il sostegno a progetti orientati alla ricostruzione di un solido tessuto sociale, ambientale ed economico in grado di dare insieme continuità e sostenibilità al processo di crescita e di sviluppo.

L’idea di “ri-costruzione” ci riporta indietro di settantacinque anni, quando l’Italia provava a rialzarsi dalle macerie, morali ed economiche, dell’ultima grande guerra. Anche la lotta al Covid19, con le sue vittime e il suo drammatico impatto sull’economia, ha preso le sembianze di una vera e propria guerra mondiale.

Negli Stati Uniti le vittime del virus hanno già superato il totale dei civili e militari morti nel corso di tutta la seconda guerra mondiale; in Italia nel corso del solo 2020 il totale dei decessi è stato il più alto mai registrato dal dopoguerra ad oggi. Numeri impressionanti che da soli ci danno un’idea delle dimensioni del fenomeno.

A una tragedia di tali dimensioni non si può che rispondere con uno sforzo immane, pari solo a quello compiuto dall’Italia e dall’Europa all’indomani dell’ultimo grande conflitto. Oggi, come allora, non saranno sufficienti le nostre esclusive risorse ma un congiunto di azioni e di aiuti finanziari, ma anche di carattere economico e sociale.

Se il “Recovery Fund” potrà essere il “Piano Marshall” 4.0, oggi come allora sarà determinante riuscire a coniugare i progetti finanziari con la voglia di riscatto del Paese, soprattutto delle giovani generazioni. Una prima emergenza ad essere aggredita dovrà essere la gravissima recessione demografica che da anni colpisce in maniera particolarmente acuta proprio l’Italia; emergenza che la pandemia ha ovviamente acuito e alla quale occorre rispondere con politiche adeguate tanto in materia di sostegno alle famiglie che di inclusione degli emigrati e degli immigrati. Con riferimento a quest’ultimo aspetto, cioè alle politiche migratorie, l’Italia dovrebbe avere il coraggio di investire su un vero e proprio “ius culturae universale” che inserisca nel circuito virtuoso della nostra economia sia le migliori energie esistenti all’interno delle recenti migrazioni verso il nostro Paese che quelle mai sufficientemente valorizzate delle nuove generazioni degli italiani all’estero. Agli automatismi e alla strumentale contrapposizione tra ‘ius sanguinis’ e ‘ius soli’ l’Italia dovrebbe rispondere rilanciando la proposta contenuta nel manifesto “italico” di Piero Bassetti, puntando cioè a quell’universo di 250 milioni di persone che in Italia e nel mondo fanno riferimento alle nostre radici come anche ai nostri valori e alla nostra cultura. Se negli anni successivi al dopoguerra furono le rimesse degli emigrati prima e il boom demografico poi ad incidere positivamente sulla bilancia dei pagamenti e sull’incremento del PIL, nell’Italia del post-pandemia le rimesse 4.0 potranno giungere attraverso un intelligente investimento sul “turismo delle radici” mentre all’inverno demografico si potrà rispondere con un lungimirante mix di politiche familiari da un lato e politiche migratorie dall’altro.

Anche il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel suo discorso di insediamento davanti al Parlamento ha evocato l’Italia del dopoguerra: “L’Italia si risollevò dal disastro della Seconda Guerra Mondiale con orgoglio e determinazione e mise le basi del miracolo economico grazie a investimenti e lavoro. Ma soprattutto – ha aggiunto – grazie alla convinzione che il futuro delle generazioni successive sarebbe stato migliore per tutti”. E’ questa probabilmente la sfida più difficile: dare ai giovani italiani la speranza in un Paese migliore,

fatto di nuove opportunità per tutti e di una crescita omogenea, costante e sostenibile dal nord al sud, senza dimenticare coloro che vivono fuori dai confini nazionali ma non hanno mai smesso di sentirsi italiani.

Fabio Porta

Covid e geopolitica: decisioni strampalate e disorientamento

La contingenza del Covid, il nuovo virus che imperversa nel mondo intero, ha creato un profondo stato generale di allerta, com’è logico, ma anche di confusione. Da una parte abbiamo paura di ammalarci, dall’altra, terrorizzati dalle notizie negative non sappiamo bene come far fronte alla situazione e prendere delle decisioni razionali, in queste condizioni è molto difficile mettere la testa in ordine e cercare di programmare la propria vita.

Per noi emigrati italiani desiderosi di tornare al nostro paese per riabbracciare familiari e amici, oltre al problema della paura del contagio c’è anche quello delle difficoltà inerenti al viaggio in Italia, che tanto vorremmo fare ma che, in questo momento, comporta delle enormi difficoltà. Per iniziare da alcuni anni è stata introdotto l’ “Impuesto País” (la Tassa Paese), che con le imposte di viaggio, fa lievitare notevolmente il costo del volo. Una spesa che ad ogni modo molti sono disposti ad affrontare pur di tornare a rivedere i propri cari.

Adesso però a questo problema se ne sono aggiunti altri. Per incominciare le compagnie di aeronavigazione Aerolineas Argentinas e Alitalia non hanno più voli diretti tra Buenos Aires e Roma o Milano e viceversa ed è possibile andare in Italia solo con triangolazioni, che se per un giovane non comportano nessun problema possono provocare stress e affaticamento in persone anziane. Come se questo non bastasse, il Governo argentino ha ridotto i voli dall’Argentina all’estero e, per impedire l’ingresso della variante Delta, quindi per ragioni apparentemente sanitarie, ha deciso che non possono entrare turisti dall’estero e ha imposto un numero chiuso di rientri per gli argentini e residenti in Argentina.

Dal ventotto giugno al nove luglio potevano tornare solo 600 persone, 300 dagli Stati Uniti, 150 dall’Europa e 150 dall’ America Latina. Ora però la quota è passata da 600 persone a 742, ma invece di ampliare il numero di sedili per volo, ha obbligato le compagnie aeree ad aggiungere un volo al giorno, con il risultato che le varie compagnie aeree  preferiscono andarsene piuttosto che lavorare in perdita. L’hanno già fatto: Lan (Latam Argentina), Aire New Zealand, Qatar y Norwegian. Altre dieci hanno sospeso temporalmente le loro operazioni: Cubana, Emirates, Ethiopian, Alitalia, Air Canada, Sky, Gol, British Airwayes, Level e altre sono al bordo di farlo.

Queste decisioni hanno generato il ritorno del problema dei passeggeri bloccati all’estero (o “varados”), cioè quello delle molte persone che riuscite a partire ora sono nell’impossibilità di tornare, bloccate nei paesi in cui sono andate. Tra i tanti c’è anche l’ex Presidente locale Mauricio Macri. I numeri dei rientri sono fermi, i voli approvati sono blindati, non se ne possono vendere altri prima di settembre, non ci sono liste di attesa, i passeggeri non possono essere ricollocati su altri voli.

Per i bloccati non resta che rassegnarsi e accettare di affrontare delle conseguenze impreviste. Per iniziare, delle spese extra determinate da un soggiorno più lungo di quello programmato, più conseguenze d’indole lavorativa e anche psicologica, quest’ultima soprattutto per i bambini. Tutto questo senza contare che dal 5 agosto, il governo italiano esige il greenpass, una specie di passaporto che testimonia l’avvenuta vaccinazione o la costante ripetizione di tamponi negativi, un documento impossibile da avere per un residente in Argentina poiché i vaccini accettati in Italia sono Pfizer, Moderna, AstraZeneca; mentre in Argentina sono Sputnik V, quelli cinesi e AstraZeneca.

La scelta dei vaccini si sa che deriva da un’elezione politica, da una posizione di allineamento nello scacchiere internazionale, ma i governi hanno questo diritto? Possono anteporre le preferenze politiche alla salute dei cittadini? La risposta ovvia sarebbe: prima la salute dopo gli affari. Ma possono, possono e lo fanno. L’Argentina ha preferito comprare i vaccini dai paesi che l’Occidente ha scartato e il governo italiano non considera, almeno per ora, che noi cittadini italiani residenti all’estero, ci dobbiamo adeguare alle scelte politiche dei paesi in cui viviamo.

Riassumendo, i vari governi italiani non hanno mai considerato gli italiani nel mondo e con questa misura il governo Draghi ha confermato, ancora una volta, che per l’Italia non contiamo nulla. Lo sappiamo, ma ogni nuova ratifica di questa costatazione ci provoca a livello emozionale dolore e delusione e a livello pratico molti problemi. Senza il greenpass saremo obbligati a fare innumerevoli test, la quarantena e dovremmo evitare i luoghi pubblici come i cinema, bar, ristorante, ecc.

Ma non è finita lì. Come se tutto questo fosse poco, al ritorno, tutti i passeggeri, negativi e positivi al Covid, devono pagare a proprie spese i relativi test e per ragioni di sicurezza anche la quarantena in una struttura decisa dal governo della Provincia di Buenos Aires o della città di Buenos Aires.

Sarà anche giusto, ma la domanda che sorge spontanea è: “i governi sono all’altezza della situazione o prendono decisioni improvvisate, che aggravano la situazione e creano pasticci su pasticci?”; e ancora: Non sarà che per tutti gli affari vengono prima delle persone?

Edda Cinarelli

Dove emigrano gli italo-argentini?

Chiunque può pensare che un nostro connazionale non nato italiano, ma divenuto tale senz’altro per un motivo di affetto o di famiglia, voglia restare nel paese che lo ha visto nascere. Magari nel caso di migrare potrebbe scegliere il posto dei propri avi, quello che li ha visti partire nei momenti storici più difficili. Invece no. Tutti i principali giornali argentini hanno  trattato in questa prima metà del 2021 il nuovo fenomeno delle migrazioni. In mancanza di dati ufficiali, secondo dati dell’ ONU sarebbero già più di un milione, cifra che si raddoppierebbe se si contano quelli di seconda e terza generazione.

Secondo Lelio Marmora, ex segretario alle migrazioni, ex funzionario dell’OIM (l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e attuale direttore dell’IPMA (Instituto de Políticas de Migraciones y Asilo) dell’Universidad de Tres de Febrero, in Europa risiedono 400 mila argentini, di cui più della metà vive in Spagna, quasi tutti di cittadinanza italiana. “Nell’ultimo censimento – racconta Marmora – gli spagnoli erano sorpresi dalla quantità di italiani, che neanche all’epoca dell’Impero Romano erano così tanti. Sono tutti di cittadinanza italiana” perché “la cittadinanza europea offre più possibilità di movimento”. Un caso molto particolare è quello degli USA, che contano più di 215 mila argentini residenti, dove la metà dei 100 mila che vivono a Miami sono italoargentini.

Dopo Spagna e USA il Cile con 72.813 argentini riesce a strappare il terzo posto all’Italia. Il paese sudamericano vince nelle scelte per la vicinanza e la lingua, anche se il caso del belpaese è del tutto particolare, perché nonostante vi dichiarino la residenza 71.880 italoargentini, si stima che il loro numero reale sia almeno il doppio. Seguono il Paraguay (58.535) la Bolivia (45.609), il Brasile (39.078), Israele (38.259), Australia (17.583 quasi tutti italoargentini) e Perù (17.148). Anche in Germania (17.141) e Gran Bretagna (12.239) è notevole la presenza di argentini con cittadinanza italiana anche se oggi le scelte vedono la Francia dietro la Spagna, a cui seguono la Gran Bretagna, l’Italia e la Germania. Inoltre alle già notevoli presenze di argentini in Israele e Australia si aggiunge un grande flusso diretto verso l’Uruguay e il Paraguay.

Agustín Salvia, direttore dell’ “Observatorio de la Deuda Social” dell’Università Cattolica Argentina spiega che “il principale motivo di migrazione è la mancanza di inserimento nel mercato locale del lavoro dei giovani di ceti medi e alti, per lo più laureati e specializzati. Pensano che il loro futuro si trovi all’estero”, proprio come i loro nonni italiani che hanno deciso di trasferirsi là.

Paolo Cinarelli

Buenos Aires celebra Leonardo Sciascia

L’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires e il regista Antonio Cervi rendono omaggio al grande scrittore Leonardo Sciascia con la produzione del documentario “Sicilitudine”. Un evento culturale, organizzato in occasione del centenario della nascita dello scrittore siciliano, attraverso il quale il pubblico potrà scoprire la peculiarità letteraria dell’autore nelle testimonianze di alcuni intellettuali argentini contemporanei.

Il documentario è disponibile sul canale YouTube dell’Ambasciata.

Scrittore, giornalista ma anche politico, deputato italiano ed europeo, Sciascia è stato uno dei più importanti intellettuali italiani del secolo scorso, la cui opera continua ancora oggi a essere di grande attualità e ad esercitare un’importante influenza anche su scrittori e registi in Argentina. Tra le sue opere letterarie principali, vanno ricordate “Il giorno della Civetta”, “La scomparsa di Maiorana”, “Todo Modo” e “A Ciascuno il suo”. Molti dei romanzi di Sciascia hanno, inoltre, ispirato film divenuti dei classici del cinema italiano e mondiale, come “Il giorno della civetta” con Gianmaria Volonté e “Todo Modo” di Elio Petri. (aise)

Fonte: Sicilitudine: Buenos Aires celebra Leonardo Sciascia (aise.it)

Il grande mito argentino: la migrazione

Ne è testimone una inchiesta fatta dall’agenzia Taquion nel mese di aprile. Una media di sei ogni dieci argentini sarebbe disposta a lasciare il proprio Paese. Il muro sale tra gli 8 e i 9 individui se si considera la fascia più giovane della società.

L’85% degli argentini con meno di 25 anni sente sulla propria pelle la mancanza di prospettive concrete per il loro futuro, la loro visione è di preoccupazione, paura o mancanza di fiducia. Solo il 6% chiederebbe un prestito in banca. L’accesso al mondo del lavoro o a opportunità di sviluppo professionale, oltre al pericolo rappresentato dalla microcriminalità, è un pensiero costante per il 75% di loro.

Il Paese non registra una crescita economica sostenibile, ovvero per la durata di dieci anni consecutivi, da 50 anni. Questo comporta dei grandi danni sociali come la crescita continua della povertà strutturale e la microcriminalità. Il contesto politico accompagna il degrado in quanto il livello di corruzione e la mancata cura della spesa pubblica portano a grandi mancanze in politica sanitaria e istruzione. Venerdì 4 giugno il Covid ha superato la soglia delle 80mila vittime e il Paese è il terzo al mondo per contagi sulla base del milione di abitanti. La campagna di vaccinazione ha avuto come principale destino i vertici di governo e i militanti del partito al potere, davanti ai pensionati, addetti alla sanità e gli insegnanti.

Non esistono statistiche affidabili sulla diaspora degli argentini nel mondo, secondo cifre del 2019 poco più di un milione è stabilmente residente all’estero. Un quarto di loro vive in Spagna, un quinto negli USA e il terzo posto è conteso tra il Cile e l’Italia, paese che, al contrario, conta in Argentina la sua comunità più numerosa all’estero con oltre un milione di iscritti AIRE. Si tratta di una comunità di neo cittadini, ovvero di connazionali non nati tali ma divenuti italiani al seguito del riconoscimento ius sanguinis per lo più in un consolato italiano. Poca o nulla conoscenza dell’Italia o della lingua: il principale obiettivo sarebbe quello dell’ottenimento del documento europeo che apra le porte all’UE e gli USA. A mancanza di dati ufficiali si stima che più della metà degli argentini che emigra in Europa lo farebbe o lo avrebbe già fatto con un Passaporto Italiano.

Invece fino al secondo dopoguerra l’Argentina era una calamita che attirava l’immigrazione europea e soprattutto quella italiana. Tra il 1871 e il 1985 quasi 3 milioni di nostri connazionali hanno scelto il Paese sudamericano come la loro nuova casa. Secondo il censimento del 1914, in un Paese di 8 milioni di abitanti, un terzo era straniero. Nel 1960, su una popolazione di 20 milioni di abitanti, gli stranieri erano 2,6 milioni.

Paolo Cinarelli

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