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April 2021

A 54 anni dal primo bypass di Favaloro un nuovo busto per ricordarlo

Il 9 maggio si compiranno cinquantaquattro anni da quando il dott. René Geronimo Favaloro (La Plata, 12 luglio 1923 – Buenos Aires, 29 luglio 2000), nella Cleveland Clinic, Ohio, USA, ha realizzato, per la prima volta un’operazione di bypass, era il 1967. Di anni ne erano passati soltanto cinque da quando aveva lasciato la sua Argentina, il paese cui teneva tanto, per trasferirsi negli USA e perfezionarsi in cardio chirurgia.

Era nato a La Plata, da una famiglia di origine siciliana, di Salina, Eolie, nella provincia di Messina e dai genitori aveva imparato a lavorare molto, sforzarsi ed essere umile. A La Plata si è laureato in medicina, ha poi lavorato come medico di campagna, infine ha deciso che per avere un’ottima formazione sarebbe stato bene andare alla Cleveland Clinic, 1962.

Con il desiderio di fondare nel suo paese, un centro ospedaliero simile, nel 1971 è tornato, per un tempo ha lavorato nel “Sanatorio” Güemes e nel 1975 con altri colleghi e ricercatori ha creato la Fondazione Favaloro, un istituto scientifico dedicato all’educazione medica e alla ricerca, cui dedicava quasi ogni secondo della sua vita. Sono state molte le persone che ha salvato con l’operazione di bypass. Erano di tutti i livelli sociali ricchi e poveri, poiché nella Fondazione un numero determinato di letti era riservato ai poveri, come lui stesso ha scritto nella lettera che ha lasciato alla sua morte. La maggior parte dei pazienti proveniva dalle imprese di assistenza sociale che toccano agli impiegati secondo il lavoro svolto.

Era un chirurgo onesto, operava per vocazione, senza interesse per la contabilità era inevitabile quindi che con l’alto livello ottenuto in campo chirurgico si scontrasse con la realtà della politica. La Fondazione svolgeva un lavoro di eccellenza ma le imprese di assistenza sociale non pagavano in tempo. L’ “Instituto Nacional de Servicios Sociales para Jubilados y Pensionados – PAMI – gli doveva molto denaro. Nel 2000 l’Istituzione era in crisi ed erano urgenti un’operazione di riduzione delle spese e il licenziamento di alcuni collaboratori e impiegati che si sarebbero potuti evitare se i debitori avessero fatto onore ai loro obblighi, cioè se avessero pagato i loro debiti, ma non l’hanno fatto. Favaloro ha anche scritto una lettera per chiedergli aiuto all’allora Presidente della Repubblica Argentina, Fernando De La Rua, che l’ha letta quando era già troppo tardi. Il chirurgo quindi di fronte a una razionalizzazione dei collaboratori e dipendenti, probabilmente vinto dalla corruzione e dagli interessi politici, lasciato solo, si è ucciso.

Era il 23 luglio 2000, prima di morire ha scritto una lettera per spiegare il suo gesto, ha scritto: “Abbiamo dovuto lottare continuamente contro la corruzione imperante nella medicina (quella stessa corruzione che ha contaminato il nostro paese in molti livelli) ”. Poi parlando dei sindacalisti li ha definiti corrotti, e ha chiamato nello stesso modo le persone che avevano in mano il PAMI.

Negli anni anteriori, Favaloro aveva ottenuto il riconoscimento della cittadinanza italiana, di cui andava fiero. Amava le sue origini e ci teneva a dire che era siciliano argentino, d’altra parte il governo italiano l’ha insignito di varie onorificenze, fra cui, nel 1991, quella di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, firmata dall’allora Presidente Francesco Cossiga.

Post mortem gli sono stati resi molti omaggi, di cui alcuni si devono all’opera dell’imprenditore Alberto Materia, anche lui di origine siciliana, di Salina, e dell’ing. Carmelo Pintabona. Grazie ad un’idea del prof. Marcello Saija, siciliano, abitante di Salina, fondatore del Museo dell’Emigrazione di Leni, a Salina, è stato istallato in questo museo un busto bronzeo del chirurgo, realizzato dall’artista argentina di origine siciliana Anna Zulema Soldano, donato da Alberto Materia (socio della federazione “Siciliani in Argentina”, membro del CITIM), e da Carmelo Pintabona, con la collaborazione di Antonino Casella, Silvestre Gravagna, Filadelfio Oddo e Salvatore Giannone della comunità siciliana in Argentina.

Nel 2009, nel corso della VI Settimana della Regione Siciliana, svolta nel Teatro Coliseo e organizzata da Pintabona, presidente della Federazione delle associazioni siciliane del Sud, dai suoi collaboratori; dalla Regione Siciliana e da altre istituzioni, la Federazione Siciliani in Argentina ha assegnato alla Fondazione Favaloro il Premio Luigi Pirandello, una targa opera dell’artista plastico siciliano Biagio Gurrieri. Nel corso della stessa cerimonia l’Omnia Academy di Favara ha assegnato un altro premio alla Fondazione, entrambi i premi sono stati ritirati dalla dott.ssa Liliana Favaloro, nipote del medico e presidente della fondazione.

A Mar del Plata il 26 settembre 2010, sempre per iniziativa di Alberto Materia e di Carmelo Pintabona è stato istallato un altro busto nel rione La Perla, in un luogo di fronte all’Oceano, dove Favaloro amava andare per riflettere. A Balcarce, il Comune e la Fondazione Fangio ne hanno inaugurato un altro nel 2019. Il comune de La Plata, città dove Favaloro è nato ed ha studiato medicina, nell’anniversario della sua morte, nel 2020, gli ha dedicato un Memoriale nel Paseo del Bosque. La città di Buenos Aires invece spicca per la sua assenza. A colmare questa lacuna ci hanno pensato il Comites e FEDIBA, entrambi presieduti dall’avv. Dario Signorini, che hanno commissionato un nuovo busto dedicato al dottore, con il desiderio di istallarlo in Plaza Houssay, di fronte alla facoltà di Medicina. Con questo fine è stato presentato un disegno di legge nel Parlamento (Legislatura) della città di Buenos Aires e per ottenere che il ddl si trasformi in legge c’è bisogno della firma dei cittadini che possono aderire attraverso la piattaforma change.org

Sarebbe bene che gli abitanti della città firmassero la richiesta, prima di tutto per rendere omaggio all’idealista medico, poi per mostrare ai giovani il modello di un uomo che era riuscito a sfondare con lo studio, il lavoro e lo sforzo.

Edda Cinarelli

Verso le riaperture: il piano del Governo

L’Italia prova a riaprire: i dati sull’Rt – questa settimana allo 0,85 – e l’accelerazione della campagna vaccinale sono alla base del piano di riaperture presentato oggi pomeriggio dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dal Ministro della Salute Roberto Speranza.

“Proviamo a guardare al futuro con prudente ottimismo e fiducia”, esordisce Draghi prima di presentare le decisioni prese dalla cabina di regia di questa mattina. Il rischio “ragionato” del Governo si fonda su “dati in miglioramento” che non devono fare abbassare la guardia sui comportamenti – distanziamenti, mascherine – dei cittadini; e sullo sviluppo della campagna vaccinale, “con le sue sorprese, positive e negative”.

Si comincia il 26 aprile, con il ritorno della zona gialla (e gli spostamenti consentiti tra regioni gialle) e la ripresa delle attività di ristorazione anche alla sera, ma solo all’aperto. Resta comunque il coprifuoco.

Servono “cautela e giudizio” dice Speranza, nella gestione di un “percorso positivo” che vuole essere un “segnale di ripresa”, un messaggio di “ragionata fiducia al Paese” che il Governo monitorerà “con attenzione”.

La road map dell’Esecutivo prevede che da maggio fino alla fine delle lezioni, nelle zone gialle e arancioni tutti torneranno a scuola in presenza; dal 15 maggio apriranno le piscine all’aperto; dal 1° giugno lo saranno le attività connesse alle palestre: dal 1° luglio riprende anche l’attività fieristica.

Queste alcune delle date citate da Speranza per questa “fase di transizione”, caratterizzata da una riapertura “graduale” delle attività economiche e sociali sulla base dell’evidenza scientifica sulla scarsa probabilità di contagiarsi all’aperto. Sempre che, ripetono più volte Draghi e Speranza, si continuino a rispettare le norme di igiene e distanziamento.

La road map include anche musei, teatri e cinema, ricorda Draghi che anticipa anche un prossimo “pass” necessario per spostarsi tra regioni di colore diverso.

Si tratta, sottolinea il premier, di decisioni che intendono “incoraggiare l’attività economica” insieme ad altri due “pilastri” della politica di governo. Il primo, spiega, è rappresentato dal Def, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri.

“Il Ministro Franco ha presentato Def e l’autorizzazione allo scostamento di 40 miliardi”, le parole del Premier. “Come avrete visto dal deficit, che si attesta a poco meno del 12%, si prevede di rientrare solo nel 2025 quando si attesterà al 3%: è una scommessa sulla crescita” basata su “riforme, investimenti e Pnrr”, cioè il recovery plan.

Si chiama “uscita dal debito attraverso la crescita” che sarà “sostenibile e rispettosa dell’ambiente”.

Il Governo, dunque, “sommette sul debito buono: gli investimenti che verranno finanziati sono stati ben individuati; ora dovranno essere ben disegnati e, soprattutto, ben attuati. Perché lo siano le norme che li disciplinino devono essere semplificate” anche per il fondo di accompagnamento.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ricorda Draghi, prevede un totale di 192 miliardi, di cui 69 a fondo perduto, e 122 in prestiti a condizioni particolarmente vantaggiose; a questi si aggiungono 30 miliardi del cosiddetto “fondo di accompagnamento” al Pnrr, cioè un fondo che finanzierà investimenti su progetti che, per i requisiti dell’Ue, non possono essere inseriti nel Pnrr.

Questi 30 mliardi, assicura Draghi, “saranno spesi con la stessa velocità” degli altri; il fondo, insomma, “non è canale di serie b”. per questo, per tutti serviranno “norme semplificate”, affinchè tutti gli investimenti siano sviluppati “nei tempi naturali senza ritardi”.

Il secondo pilastro è rappresentato dalle opere: proprio oggi Draghi e Giovannini, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, hanno nominato 57 commissari per altrettante opere: 16 Infrastrutture ferroviarie; 14 stradali; 12 Presidi di pubblica sicurezza; 11 Infrastrutture idriche; 3 infrastrutture portuali; 1 Infrastruttura per trasporto rapido di massa. Per un totale di 82,7 miliardi di investimenti di cui circa il 44% al Sud.

Nell’elenco, spiega Draghi, ci sono “opere già finanziate che aspettavano di essere attuate”. Insieme alle nomine, il Mims ha presentato anche il cronoprogramma di apertura dei cantieri.

Questi i tre pilastri – Def, Pnrr e opere – indicati da Draghi che ha voluto tornare anche sul Decreto sostegni approvato la settimana scorsa, per evidenziare due punti: “la rapidità dei pagamenti”, 3 miliardi in tre settimane; e lo studio sul cambiamento dei criteri di allocamento dei fondi: “nel primo decreto – spiega il Premier – il criterio usato è stato quello del fatturato; ora il Ministero delle finanze sta pensando di aggiungere quello dell’utile, dell’imponibile fiscale, per capire chi è stato più colpito dalla pandemia. Questo significherà che i tempi per i pagamenti si allungheranno, di poco – di 3/4 settimane – ma si allungheranno”.

Durante tutto il percorso, ripetono più volte Draghi e Speranza, il Governo continuerà a monitorare la situazione, anche perché rimane attivo il “sistema a fasce”, che continuerà ad essere attivato in presenza di focolai.

Nello stilare questo cronoprogramma il Governo ha preso “un rischio ragionato”, dice Draghi: “se saranno osservati i comportamenti giusti, perché sul vaccino sono certo che andrà meglio, la probabilità che si torni indietro sarà molto bassa”. A chi gli chiedeva se questi provvedimenti allenteranno le tensioni nella maggioranza e contro Speranza – ministro sotto attacco sia da Salvini che da Meloni – Draghi ha ribadito che “le critiche a Speranza non sono né fondate né giustificate”.

Questi provvedimenti “vengono incontro al disagio delle categorie, degli operatori economici, dei ragazzi e delle loro famiglie e in questo senso portano più serenità nel Paese”, concede Draghi. Dalla ripartenza economica “mi aspetto un rimbalzo molto forte, per attestarci su un sentiero di crescita che ci permetta di uscire dall’alto rapporto debito/pil”. Il rimbalzo “è certo, non è sicuro quanto forte sarà”. Il Governo, conclude, “lavora per assicurare che dopo la ripresa il Paese continuerà a crescere”. (m.c.\aise) 

Fonte: Verso le riaperture: il piano del Governo (aise.it)

Argentina: l’Ambasciata celebra la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo

Il 15 aprile si celebra la “Giornata della ricerca italiana nel mondo”. La data è l’anniversario della nascita di Leonardo Da Vinci, senza dubbi il padre della scienza italiana. E anche l’Ambasciata d’Italia nella Repubblica Argentina parteciperà alle celebrazioni tramite un webinar organizzato per l’occasione, alle ore 18.00 (ora argentina), aperto al pubblico, trasmesso dal proprio canale Youtube, il cui asse tematico sarà la Cooperazione nelle tecnologie spaziali tra Italia e Argentina.

La cooperazione scientifica tra Italia e Argentina ha radici remote e si è sviluppata in tutti i settori, ma probabilmente è nel settore spaziale dove entrambi i paesi hanno investito maggiori sforzi bilaterali in termini di risorse umane e finanziarie. Per questo motivo l’evento è dedicato alla cooperazione nelle tecnologie spaziali, e in particolare sul Progetto SIASGE (Sistema satellitare italiano per la gestione delle emergenze) istituito tra le agenzie spaziali di entrambi i paesi, ASI e CONAE, che dal punto di vista dell’implementazione dell’infrastruttura, la messa in orbita dei 4 satelliti italiani COSMO-SKYMED e dei due satelliti argentini SAOCOM 1A e 1B, prevista nel progetto originario, è considerato un progetto di grande successo.

All’evento parteciperanno l’Ambasciatore d’Italia in Argentina, Giuseppe Manzo; il Ministro della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione della Repubblica Argentina, Roberto Salvarezza; il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia; il Direttore della CONAE, Raúl Kulichevsky, ed esperti del settore spaziale, argentini e italiani, che hanno reso possibile la collaborazione scientifica e tecnologica tra l’Italia e l’Argentina in un settore di alta tecnologia con applicazioni fondamentali per lo sviluppo sociale ed economico.

Verso la fine dell’evento, saranno illustrate le applicazioni delle immagini satellitari che fanno parte del recente accordo tra la società italiana eGEOS e l’Argentina Veng per lo sfruttamento commerciale congiunto delle immagini. (aise) 

Fonte: Argentina: l’Ambasciata celebra la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo (aise.it)

Mar del Plata: la comunità italiana celebra i 116 anni dei “genovesi” del Boca Junior

Lo scorso sabato 3 aprile il Club Atletico Boca Juniors, una delle due squadre più seguite dell’America-Latina, ha festeggiato il suo 116 anniversario. Per questo motivo, anche a Mar del Plata si è svolta una riunione per ricordare la ricorrenza assieme alla comunità italiana. Una riunione svoltasi presso la filiale del Boca “Peña Boquense “Roberto Mouzo” di Mar del Plata” in onore al difensore con più partite in maglia “Azul y Oro”. Presenti all’incontro il presidente della Peña Mouzo, Fernando Castro, e il Presidente della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata e zona, Marcelo Carrara. Oltre a loro, ha presenziato anche Juan Camezzana (rappresentante della comunità ligure di Mar del Plata).

Promotori dell’incontro i due attivi componenti della collettività locale, Jorge Natoli e Felix Di Lucente. Nella riunione si sono ricordate le origini italiane della squadra, nello specifico di Genova, la sua crescita in un quartiere dove la popolazione italiana era quasi all’80%, e tutte le iniziative che hanno portato “los xeneizes” (i genovesi) ad essere uno dei più seguiti club del mondo. Si è potuto parlare anche di alcune iniziative riguardo il futuro del peña Mouzo e della Federazione Italiana, anche assieme alla Regione Liguria e alla Basilicata (uno dei fondatori era nato a Muro Lucano).

Il 3 aprile 1905 un gruppo di giovani italiani si incontrarono per fondare un club. La casa dove si svolse l’incontro era quella di Esteban Baglietto e vi parteciparono altre quattro persone, Alfredo Scarpatti, Santiago Sana e i fratelli Juan e Teodoro Farenga (originari di Muro Lucano). Due anni dopo, in seguito alla “distruzione” della prima divisa bianco-nera, i cinque ragazzi, il cui patrimonio era soltanto un pallone regalato da un marinaio inglese, dovettero scegliere dei nuovi colori sociali, per cui non mancarono le discussioni. Nell’incertezza fu uno di loro, un certo Giovanni Juan Brichetto, che di mestiere azionava il faro d’ingresso delle navi nel porto di Buenos Aires, a fare una proposta: “Andiamo al molo e vediamo la prima nave che passa”. Appena arrivati sul posto, giunse nel molo la nave Drottning Sophia (“regina Sophia”). A poppa sventolava un vessillo giallo e blu, la bandiera svedese. La discussione si placò: il giallo e il blu sarebbero stati i colori del Boca Juniors. Importanti membri fondatori del club furono anche Arturo Penney, Marcelino Vergara, Luis Cerezo, Adolfo Taggio, Giovanelli, Donato Abbatángelo e Bertolini.

Nel 1913 il Boca ottenne la promozione in Primera División. Questo fu possibile grazie all’aumento da parte della federazione calcistica argentina del numero delle partecipanti al campionato da 6 a 15.

Nel 1925, poi, il Boca tenne la prima tournée in Europa, per giocare in Spagna, Germania e Francia. La squadra disputò in totale 19 partite, vincendone 15. Per tale motivo fu dichiarato Campeón de Honor (“campione onorario”) per la stagione 1925 dalla federazione calcistica argentina.

Altri soprannomi sono Boquenses (quelli della Boca), Boquita (piccola Boca), la Mitad Más Uno (riferito alla grande diffusione del tifo boquense nel paese) e la azul y oro (riferito alla maglietta). I tifosi del Boca chiamano loro stessi Jugador Nº12 (Giocatore Nº12) seguendo l’idea che i tifosi siano il giocatore in più della squadra.

È, assieme all’Independiente, una delle due squadre sudamericane che hanno vinto più titoli internazionali. Con 18 trofei riconosciuti dalla CONMEBOL si colloca al terzo posto, alla pari con il Milan e l’Independiente e dietro all’Al-Ahly del Cairo (21) e al Real Madrid (27) per trofei confederali ed interconfederali vinti. È riconosciuto dalla FIFA come uno degli 11 club classici dell’Argentina e dei 54 dell’America meridionale.

È tra le nove squadre al mondo che sono riuscite a centrare, in due occasioni (nel 2000 e nel 2004), il triplete, composto dai titoli di campione nazionale, del continente e del mondo con la particolarità che si giocavano due campionati argentini nello stesso anno. Il club è stato inoltre nominato miglior club sudamericano del decennio 2001-2010 dall’Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio. È inoltre l’unica squadra argentina che può vantare la doppietta nazionale, avendo vinto nel 2018 il campionato argentino di massima serie e la Copa Argentina, risultato già ottenuto nel 1969 e nel 2015. (aise) 

Fonte: Mar del Plata: la comunità italiana celebra i 116 anni dei “genovesi” del Boca Junior (aise.it)

2 aprile, giorno dell’immigrante calabrese nel mondo

Nel giorno in cui si commemora un nuovo anniversario della morte di San Francesco di Paola, Santo calabrese, nato a Paola in Calabria, il 27 marzo 1416, e morto a Tours il 2 aprile 1507, francescano e fondatore dell’Ordine dei Minimi, si celebra a livello internazionale il giorno dell’ Immigrante calabrese nel mondo. Questa giornata è stata sanzionata con Legge regionale 6 novembre 2012, art. 54, dalla Regione Calabria, su un progetto dell’Associazione Lega Donne Calabresi (Liga de mujeres calabresas), e della Federazione delle Associazioni Calabresi in Argentina (FACA), promosso dal cavaliere Irma Rizzuti, ex presidente della FACA e presidente all’epoca e ora della Lega su citata. Dall’istituzione della giornata all’epoca pre pandemia la Direccion General de Colectividades del Gobierno de la ciudad de Buenos Aires, con la FACA hanno celebrato questo giorno in Av. De Mayo, con grandi e allegri festeggiamenti con stand culturali, turistici e gastronomici e spettacoli con la partecipazione di numerosi cantanti. Ora non è possibile riunirsi, ma il ringraziamento verso il cavaliere Rizzuti continua vivo e indelebile, almeno da parte di chi conosce la storia di questa celebrazione.

Come ha scritto Julio Croci, ex presidente di Feditalia, riferendosi alla nostra Irma:

“Muy feliz dia del Inmigrante Calabres!
En la figura de esta inmigrante calabresa
Irma Rizzuti, ejemplo de lucha, generosidad, amistad, solidaridad y trabajo, un gran homenaje a todos los hombres y mujeres de bien provenientes de una tierra mágica que emigraron en busca de una vida mejor y contribuyeron hacer grande a la patria de acogida”.

Edda Cinarelli

La guerra delle isole Malvinas/Falkland e l’iniziativa della collettività italiana di allora

La guerra delle isole Malvinas si è realizzata dal 2 aprile al 14 giugno 1982 e, seppur corta, costituisce una svolta importante nella storia internazionale della seconda metà del 1900. Da una parte, in Argentina, ha determinato la fine della dittatura militare e dall’altra, nel Regno Unito, dopo la vittoria dell’Inghilterra, il rafforzamento della figura di Margaret Thatcher, primo ministro inglese dal 1979 al 1990, e l’affermazione del suo programma neoliberista, che negli anni seguenti è stato applicato in quasi tutta l’Europa, ha cambiato le relazioni della produzione e le condizioni dei lavoratori.

Le Malvinas o Falkland formano un arcipelago nell’Atlantico Sud, a 480 chilometri dalla costa argentina, tutte insieme sono grandi come la metà della Sicilia. I loro abitanti, per la maggior parte di origine scozzese e inglese, sono cittadini del Regno Unito, queste isole sono da molto tempo al centro di un conflitto tra l’Inghilterra e l’Argentina, paesi che le reclamano entrambi come proprie. Il Trattato di Tordesillas, tra il Portogallo e la Spagna del 1494 le attribuisce alla Spagna, com’erano a quell’epoca gran parte dell’America Latina e molte altre regioni del mondo, ed è in conformità a questo trattato gli argentini le considerano argentine. La storia dice che nel 1833 la flotta inglese le ha occupate e colonizzate, portandovi cittadini del Regno Unito. Gli argentini credono però che siano loro.  “Las Malvinas son argentinas” è una frase ripetuta da generazioni ai bambini che vanno a scuola, calata così profondo nel pensiero della popolazione da generare e rafforzare la convinzione che le isole appartengono all’Argentina, che pertanto le reclama come proprie e oggi più di prima.

Nel 1981, in Argentina, la situazione era catastrofica, la dittatura al potere dal 24 marzo 1976, era in crisi, agonizzante, quasi assediata da ogni fronte meno quello degli USA, per cui il governo argentino era un baluardo contro il comunismo. C’era una svalutazione del 500%, chiudevano le imprese, le “Madres de Plaza de Mayo” continuavano a manifestare tutti i giovedì facendo giri intorno alla Piramide di Plaza de Mayo e ormai si erano conquistate l’appoggio di molti paesi occidentali a iniziare da quelli nordici.

Il settore del sindacalismo argentino rappresentato da Saul Ubaldini, “Confederación General del Trabajo” era in ebollizione e, come fosse poco, a giugno 1981 i partiti politici hanno fondato la “Multipartitaria”, cioè un’unione di partiti, pensando che fosse urgente il ritorno alla democrazia.

La situazione era tanto grave che la giunta militare, il 22 dicembre 1981, s’è fatta un auto “golpe”, ha defenestrato Roberto E. Viola, seguito a Rafael Videla nella conduzione del paese, e proclamato Presidente a vita Leopoldo Fortunato Galtieri. Una testa calda che pensava di protrarsi nel potere fino alla sua morte.

Il 30 marzo 1982 Saul Ubaldini ha indetto uno sciopero generale, con il motto “Paz, pan y trabajo” e gli operai vi hanno partecipato numerosissimi. La risposta dei militari è stata brutale, cieca, hanno picchiato ferocemente i manifestanti, hanno ammazzato un operaio metallurgico, una nuova vittima nel loro enorme bagaglio di nefandezze, e hanno arrestato più di duemila persone, tra loro c’era anche Saul Ubaldini che in commissariato ha continuato a ricevere percosse. La situazione precipitava ma Galtieri pensava di poter ottenere nuovamente popolarità e ribaltare la situazione, recuperando le isole Malvinas, con la speranza che gli inglesi non avrebbero reagito e gli Stati Uniti o lo avrebbero appoggiato o sarebbero stati neutrali. L’epoca era quella della Guerra Fredda e la sua convinzione era sostenuta dal fatto che Ronald Reagan, presidente degli USA, manteneva con il governo argentino, in speciale proprio con lui, dei buoni rapporti. Era inoltre vigente il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR) firmato il 2 settembre 1947 a Rio De Janeiro dagli stati americani, che prevedeva la reciproca difesa in caso di attacco. D’altro canto non poteva sapere di provocare una guerra perché negli anni anteriori sembrava che gli inglesi avessero perso interesse sulle isole e fossero disposti addirittura ad accettarne un governo condiviso.

Date queste premesse, con la speranza che gli stati americani lo avrebbero appoggiato, il 2 aprile Galtieri ha comandato l’invasione delle Malvinas. Aveva però fatto male i calcoli, infatti gli inglesi, spinti da un sentimento di orgoglio patriottico, dalla consapevolezza che le Malvinas occupavano una posizione strategica decisiva per contenere l’espansione dell’ex URSS, che il loro mare è ricco di risorse ittiche, e anche per la lobby della Falkland Island Company, una compagnia fondata per sfruttare la ricchezza petrolifera e mineraria della zona, probabilmente la vera istigatrice della guerra, al contrario delle previsioni hanno reagito con una task forze. Dopo vari combattimenti hanno vinto definitivamente, mentre la NATO, aveva applicato sanzioni all’Argentina e, gli USA, membri del Patto dell’Atlantico del Nord, non solo non sono stati neutrali ma hanno supportato gli inglesi adducendo che il TIAR prevedeva la mutua difesa solo in caso di attacco. Il Cile ha collaborato con gli inglesi prestando aeroporti e sostegni vari. In America l’unico paese solidale con l’Argentina è stato il Perù. La guerra ha avuto un saldo di 907 caduti, 649 argentini e 258 britannici.

Quello delle Malvinas è un conflitto bellico, di cui sembra si sappia molto, ma non si smette di scoprirne nuovi aspetti. Tra i tanti ce n’è uno quasi sconosciuto che riguarda la collettività italiana. Una comunità che ora appare divisa, ma che all’epoca, in un momento di pericolo, guidata da persone forti e generose ha saputo unirsi per difendere il paese che l’ospitava. A maggio 1982, i nostri rappresentanti, quelli che facevano parte del Comitato, un’assemblea anteriore ai Comites (1985), riuniti in una seduta straordinaria hanno deciso di andare in Italia a chiedere che il nostro paese non applicasse sanzioni all’Argentina e si dichiarasse neutrale. Tra gli altri facevano parte di quel gruppo: Tonino Macri, membro del Comitato; Luigi Pallaro presidente della Feditalia; Antonio Ambrosio membro del Comitato e del Partito Socialista italiano in Argentina; Bartolo Denaro, presidente dell’Associazione Cristoforo Colombo, membro del Comitato e rappresentante della Democrazia Cristiana. Sono andati in Italia, dove hanno ricordato alle nostre autorità, al primo ministro Giovanni Spadolini, al ministro degli Esteri, Furio Colombo, che l’Argentina ha una doppia origine, spagnola e italiana e che non sarebbe stato giusto applicare rappresaglie a un paese che ha accolto tanti italiani. Hanno minacciato di rompere i loro passaporti se il governo non si fosse dichiarato neutrale. Dall’altra parte c’era un governo disposto ad ascoltare, cosciente che la popolazione argentina ha una doppia origine, una spagnola, l’altra italiana e ha scelto di mantenersi imparziale. In Europa solo l’Italia e l’Irlanda hanno seguito questa strada.

Edda Cinarelli

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