Monthly archive

March 2021

Mattarella: “Estirpare la mafia è possibile e necessario, rifiutare compromissione e reticenza”

La mafia come un male da “estirpare” e la memoria come una “radice di una comunità”, necessaria affinché “la libertà conquistata continui a essere trasmessa”. Nella giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che si celebra il 21 marzo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha voluto lanciare un messaggio chiaro. Quest’anno non ci saranno le piazze gremite delle passate edizioni, causa Covid, ma l’associazione Libera ha comunque fatto sentire l’importanza della ricorrenza, organizzando una serie di iniziative tra ieri e oggi.

La memoria è radice di una comunità – ha esordito il Capo dello Stato nel messaggio – Fare memoria è condizione affinché la libertà conquistata continui a essere trasmessa e vissuta come un bene indivisibile. Ecco perché ricordare le donne e gli uomini che le mafie hanno barbaramente strappato alla vita e all’affetto dei loro cari, leggerne i nomi, tutti i nomi, non costituisce soltanto un dovere civico”. Il riferimento è a quanto fatto ieri da Libera, che a Roma e in altre città italiane, ha organizzato la lettura dei nomi delle vittime innocenti. La lettura di quei nomi, ha proseguito Mattarella, “è di per sé un contributo significativo alla società libera dal giogo oppressivo delle mafie, è affermazione di principi di umanità incompatibili con i ricatti criminali, è fiducia nella legalità che sola può garantire il rispetto dei diritti, l’uguaglianza tra le persone, lo sviluppo solidale”. “Non dimenticheremo mai le vittime innocenti, i servitori dello Stato, le persone libere che non hanno rinunciato ai loro valori pur sapendo di mettere a rischio la propria vita”, ha continuato ancora Mattarella, sottolineando l’impossibilità, appunto, di celebrare la giornata nelle piazze, come si faceva pre-pandemia. “Anche quest’anno la “Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” sarà condizionata dalle misure di limitazione rese necessarie dalla diffusione della pandemia – ha spiegato – È tuttavia assai prezioso che “Libera” abbia ugualmente deciso di promuovere iniziative che tengano viva la ricorrenza e portino all’attenzione di tutti l’attualità del messaggio“. Un messaggio che lo stesso Mattarella poi ha ricordato: “Estirpare le mafie è possibile e necessario. L’azione di contrasto comincia dal rifiuto di quel metodo che nega dignità alla persona, dal rifiuto della compromissione, della reticenza, dell’opportunismo”.

Poi Mattarella ha voluto mettere nero su bianco il motto scelto quest’anno per celebrare la 26esima edizione: “Ricordare e “riveder le stelle”, come recita il bel motto scelto per questa edizione della Giornata, sono dunque parte della medesima sfida di libertà – ha concluso – Mi congratulo con gli organizzatori perché continuano a porre la coscienza e la cultura come basi e motori del riscatto. Sono proprio la coscienza e la cultura che le mafie – vecchie e nuove – considerano l’ostacolo dei loro disegni di arricchimento illecito, di dominio su persone e territori, di condizionamento economico e politico. La consapevolezza del bene comune e i comportamenti responsabili che insieme sapremo mettere in atto, possono darci la forza necessaria per superare le difficoltà e gli ostacoli che i tempi ci pongono di fronte”. Oltre alla lettura dei nomi delle vittime, fatta ieri, oggi Libera, con il suo fondatore Don Luigi Ciotti, celebrerà la giornata insieme ai familiari, deponendo un fascio di fiori alla Casa del Jazz a Roma, bene confiscato alla banda della Magliana.

Al messaggio del Capo dello Stato si è aggiunto anche quello della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati che ha ricordato come “solo estirpando dai territori” le organizzazioni criminali, potremo dire “di aver onorato davvero la memoria di tutte le vittime di mafia”. “Coltivare il ricordo di coloro che hanno perso la vita lottando per la legalità è un imperativo categorico – ha spiegato la senatrice che sottolinea il rischio attuale, a pandemia in corso – Lo Stato faccia sentire che c’è. Specialmente oggi, con l’emergenza economica aggravata dalla pandemia, è alto il rischio che i clan facciano da banche alle imprese e da ufficio di collocamento per chi perde il lavoro”.

E di estirpazione ha parlato anche Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia. Morra ha sottolineato che la lotta alla mafia è una “battaglia di civiltà affinché venga estirpata ovunque la mala pianta della sopraffazione mafiosa, della violenza di disperati che credono di poter imporre la loro meschinità a danno del rispetto che reciprocamente gli esseri umani si debbono riconoscere”. Nel nostro Paese, ha ricordato Morra, c’è una “tremenda malattia”, quella del “cinismo ipocrita disposto ad accettare sempre e comunque i nostri difetti, senza mai provare veramente a lavorare su noi stessi per crescere affinché si possano ‘riveder le stelle’”, per questo, ha ricordato c’è “ancora tanto lavoro da fare”. L’invito del presidente della Commissione, è quello di fare introspezione, di stringerci “nella nostra interiorità”, domandandoci se non sia possibile “fare di meglio e di più”. “Le mafie rigettano giustizia e libertà, perché le mafie disconoscono la dignità di cui siamo portatori noi esseri umani – ha concluso – Ma al solo pensiero delle migliaia e migliaia di vittime che i boss hanno lasciato per terra, il quadro si fa chiaro. E perché tale cambiamento avvenga, si deve investire in istruzione e cultura: la prima vittima del pensiero mafioso è lo stesso mafioso, perché calpesta ed offende la sua potenziale dignità, perché si riduce a ‘bruto’ quando avrebbe potuto essere una stella”.

Fonte: Mattarella: “Estirpare la mafia è possibile e necessario, rifiutare compromissione e reticenza” – Il Fatto Quotidiano

I siciliani in Nord America commemorano le vittime del linciaggio di New Orleans

“A distanza di 130 anni, vogliamo ricordare uno dei momenti più tragici della storia dell’emigrazione italiana nel mondo: il linciaggio di 11 siciliani a New Orleans”. Così Vincenzo Arcobelli, rappresentante della Confederazione Siciliani Nord America, oltre che presidente del Ctim e consigliere del Cgie, ricorda i drammatici fatti del 14 marzo 1891, una “triste storia, che ha lasciato un segno indelebile nella comunità siciliana ed Italo americana di New Orleans e degli Stati Uniti d’America” per il quale “le scuse pubbliche sono arrivate dopo 128 anni”.

Come scritto da Patrizia Famà Stahle in “The Italian Emigration of Modern Times: Relations between Italy and the United States concerning Emigration Policy, Diplomacy and Anti-Immigrant Sentiment, 1870-1927” (Cambridge Scholars Publishing – 2016), tutto iniziò con l’omicidio del capo della polizia di New Orleans, David Hennessy, cui venne tesa un’imboscata il 15 ottobre 1890 da quattro uomini vicino a casa sua. Hennessy morì e la colpa fu data agli italiani. In quegli anni circa 30.000 italiani vivevano a New Orleans e centinaia furono arrestati durante le indagini che seguirono. Diciannove furono incriminati e nove processati in un processo concluso con sei assoluzioni e giurati incapaci di concordare in tre casi.

Il processo fu rapidissimo: iniziò a metà febbraio 1891 e finì il 13 marzo 1891. Il verdetto di non colpevolezza nei confronti di 8 degli 11 italiani non venne accolto favorevolmente. Per una città che era stata indotta a credere che questi uomini fossero davvero colpevoli, fu uno shock tremendo. Il giorno dopo, fu pubblicato su un quotidiano locale un invito ad agire. Una folla di migliaia di persone il 14 marzo 1891 prese d’assalto il carcere. I carcerieri aprirono le porte delle celle invitando gli uomini a scappare, ma nove di loro furono inseguiti e fucilati.

Altri due furono impiccati. Degli 11 morti, tre erano stati assolti, la giuria era incerta riguardo ad altri tre, gli altri cinque erano stati incriminati ma non processati, come sintetizzato da Charles Marsala, in un documentario sull’immigrazione siciliana a New Orleans. Sempre secondo Marsala altri otto riuscirono a nascondersi e a fuggire. (aise) 

Fonte: I siciliani in Nord America commemorano le vittime del linciaggio di New Orleans (aise.it)

Rapporto Comites 2015-2020. Quanto lavoro!

Il Comites della circoscrizione di Buenos Aires ha pubblicato un rapporto sulla gestione 2015/20 per mettere a conoscenza gli italiani del lavoro svolto dall’istituzione. E’ un bel libretto, facile da leggere, ricco d’informazioni e fotografie che aiutano a ricordare dei momenti quasi storici. Sfogliandolo è inevitabile meravigliarsi per le innumerevoli attività svolte a beneficio dell’intera comunità italiana. I Comitati degli italiani residenti all’estero (Comites) sono stati istituiti nel 1985 e sono organismi rappresentativi della collettività italiana eletti direttamente dai connazionali residenti all’estero in ciascuna circoscrizione consolare, ove risiedono almeno tremila connazionali e la loro legge istitutiva è stata modificata nel luglio 1990.

Presidente del Comites della città di Buenos Aires, è l’avv. Dario Signorini, che presiede anche la Federazione delle Associazioni Italiane di Buenos Aires (FEDIBA) e l’Intercomites, un professionista che opera in silenzio, cercando di passare inosservato, ma che all’ora di agire sorprende per la capacità di organizzazione e lo spirito di servizio verso la comunità.

Il rapporto inizia con il ringraziamento di Signorini a tutti i membri del Comitato, che hanno collaborato, in perfetta sincronia, per il raggiungimento degli obiettivi preposti. Un grazie speciale è per Karim Orlandi, segretaria del Comites, ex presidente della Commissioni Pari Opportunità, che ci ha lasciato un anno fa a causa di un’impietosa malattia. Una giovane donna con un lungo curriculum alle spalle, amata e stimata da tutti gli italiani perché molto capace e perché ha iniziato a frequentare, da molto giovane, il Circolo Vicentini di Buenos Aires, dalla mano di Desio Zen, che ne è stato presidente per vari anni.

Nel rapporto si legge che agli inizi della gestione attuale per far rendere al meglio le risorse di cui il Comites dispone è stata compiuta una riorganizzazione fondamentale, così l’ufficio è stato trasferito in una nuova sede, dove senza costi di affitto e riducendo altre spese ha potuto superare le diverse crisi finanziarie e dare agli italiani un servizio di informazione e di consulenza più ampio. Per dare un’immagine vivace si è cambiato il logo e si sono aperti nuovi canali on line. Si è dato protagonismo ai giovani organizzando nel 2018 a Mar del Plata il Primo Congresso della Gioventù Italo argentina, cui è seguita la partecipazione di un gruppo di ragazzi italiani argentini al Seminario dei giovani italiani nel mondo che ha avuto luogo a Palermo tra il 16 e il 19 aprile 2019. Sono state molte le manifestazioni di tipo accademico che il Comites ha realizzato durante questi anni, tante che è impossibile ricordarle tutte, ne citiamo solo alcune: attraverso il CIAAE (Centro Italo Argentino di Alti Studi), è stato erogato per i giovani un corso di formazione virtuale in studi e gestione delle istituzioni italiane in Argentina tramite la piattaforma della facoltà di Scienze sociali della UBA. Grazie al consigliere, Dino Bellorio Clabot, decano della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Belgrano, si sono realizzate innumerevoli attività accademiche e culturali

Un momento significativo, quasi unico, lo s’ è vissuto quando i responsabili delle diverse comunità, che compongono la Federazione Argentina delle Collettività, (FAC),  il cui presidente è Juan E. Balestretti, membro dell’Esecutivo del Comites, hanno compiuto un viaggio storico a Roma, per consegnare a Sua Santità, Papa Francesco, un documento dal titolo Argentina, Mosaico d’Identità– proprio sugli immigrati in Argentina. Coscienti che l’amore verso l’Italia dev’essere coltivato fin da piccoli, si è insegnato l’italiano attraverso lo sport come l’hockey e il calcio. Il Comites con Fediba ha sempre partecipato alla manifestazione Buenos Aires celebra Italia, per collaborare alla promozione della lingua e cultura italiane e per dare visibilità alla collettività italiana.

Sono stati anche pubblicati tre libri, uno nel 2018, l’altro nel 2019, e l’ultimo nel 2020, l’ultimo dei quali s’intitola Manuel Belgrano, un eroe argentino di sangue italiano, a cura della pittrice Ida De Vincenzo.

Particolarmente interessanti con il sostegno del Consolato Generale d’Italia in Buenos Aires, del ministero degli Affari Esteri e dell’Ambasciata in Argentina sono stati realizzati tre progetti speciali.

Il primo EPICA (Sondaggio sulla presenza italiana Contemporanea in Argentina) in collaborazione con il Laboratorio di Idee italiane e argentine (LIA) , è un indagine volta a investigare sistematicamente e quantitativamente la presenza di italiani arrivati in Argentina, nell’ultimo decennio. Il secondo ESILA Rapporto Progetto di Studio Qualitativo sull’identità italiana nella nuova generazione di giovani di origine italiana, è stato diretto a indagare sui giovani italo argentini e sulla nuova immigrazione italiana per cercare di capirne le problematiche, la Relazione Finale, Ritorna il turismo delle Radici, affronta il tema del ritorno al paese natale per stimolare nella popolazione giovane l’orgoglio della propria identità e l’amore all’Italia.

Un successo particolarmente importante si è conseguito con un miglioramento dell’accordo tra il Comites e l’Ospedale Italiano. Grazie a questo patto circa duemila persone possono usufruire attualmente di sconti speciali nell’assistenza sanitaria all’Ospedale italiano, non sono per le visite mediche ma anche per i vari studi e gli sconti sulle medicine.

Tra i successi ottenuti parzialmente c’è sicuramente da menzionare la ricostruzione del Monumento di Cristoforo Colombo, opera di Arnaldo Zocchi, il cui  smantellamento era stato vissuto con molto dolore dalla collettività italiana che l’ aveva donato all’Argentina per il centenario della Revolucion de Mayo. Il Comites ha ottenuto che venisse dichiarato con altre opere scultoree, più di cento in totale,  monumento storico con il decreto 769/2019 e quindi venisse rimontato nell’Espigon Puerto Argentino della Costanera Norte, dove si trova ora con lo sguardo del navigatore verso il fiume e l’Europa. Per renderlo completo bisognerebbe riuscire a far verniciare la scultura con una patina di vernice protettiva e farle costruire accanto il complesso museale sull’immigrazione italiana in Argentina, un edificio e un anfiteatro su un progetto dell’architetto  A.M.Vettore. E’ previsto che il complesso sia poi in contatto con il museo Galata sull’emigrazione di Genova. Ma c’è un altro importante progetto nel cassetto ed è l’installazione del busto di René Favaloro, già fatto scolpire, in Piazza Houssey di fronte alla facoltà di Medicina. Si ricorda che René Favaloro era un medico argentino di origine siciliana, cui la medicina deve l’invenzione del by pass, che ha reso possibile salvare molte vite umane. Per questo fine si stanno raccogliendo firme  su change.org

Il Comites ha realizzato questa ingente mole di attività sostenuto dai valori tipici della cultura italiana: fede, lavoro, risparmio, solidarietà.

Edda Cinarelli

Mattarella e il turno per la vaccinazione: italiano tra gli italiani, in fila come gli altri

Spallanzani blindato. Questa mattina il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato a mezzogiorno all’ospedale romano per ricevere la vaccinazione anti-Covid. “Era vicino a me e mi ha salutato, gran bella persona”, ha detto Wilma, appena uscita dallo Spallanzani dopo aver ricevuto la prima dose di Moderna. Lo stesso vaccino somministrato anche al capo dello Stato.

“Ero vicino al presidente ma sinceramente ero troppo nervoso per salutarlo”, confessa Mario, 80 anni, anche lui vaccinato con il presidente Mattarella.

Spallanzani blindato. Questa mattina il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato a mezzogiorno all’ospedale romano per ricevere la vaccinazione anti-Covid. “Era vicino a me e mi ha salutato, gran bella persona”, ha detto Wilma, appena uscita dallo Spallanzani dopo aver ricevuto la prima dose di Moderna. Lo stesso vaccino somministrato anche al capo dello Stato.

“Ero vicino al presidente ma sinceramente ero troppo nervoso per salutarlo”, confessa Mario, 80 anni, anche lui vaccinato con il presidente Mattarella.

Il Capo dello Stato – che compie 80 anni il prossimo 23 luglio – è arrivato a mezzogiorno nella struttura del quartiere Monteverde. “Per motivi di sicurezza sanitaria ma anche per motivi di ordine pubblico, con la direzione dello Spallanzani è stato concordato che nessun giornalista avrà accesso all’interno delle aree vaccinazioni”, riferisce il Quirinale in una nota, aggiungendo che verranno diffuse le immagini dell’entrata e dell’uscita di Mattarella all’interno dell’ospedale.

Il Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno aveva di dichiarato che si sarebbe “vaccinato appena possibile, dopo le categorie a rischio maggiore che debbono avere la precedenza. Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere”.

Intanto il via vai di persone che escono dal centro vaccinale è costante, due sorelle di 90 e 87 anni impaurite per le telecamere, ma “contente anche di aver fatto il vaccino”.

Oggi si vaccina Mattarella? “Bene che il presidente si vaccini qui – rispondono – se è il suo turno è giusto così”. C’è la signora accompagnata dal nipote, “87 anni a giugno” e “contenta di aver fatto il vaccino. Sono stati bravissimi tutti, visto che oggi si farà il vaccino anche il presidente sono contenta due volte”. Mattarella durante la prima fase della pandemia, il 2 giugno 2020, aveva visitato lo Spallanzani ringraziando gli operatori sanitari per il lavoro svolto nei mesi più difficili.

Arianna Di Cori (pubblicato da La Republica il 09/03/2021)

Fonte: Mattarella, vaccino anti Covid allo Spallanzani: ospedale blindato – la Repubblica

Adienne, la fabbrica in Brianza dove si preparerà lo Sputnik: «Patto aiutato dai diplomatici»

La sede ufficiale è a Lugano, ma lo stabilimento, quello dal quale usciranno milioni di fiale con dentro lo Sputnik V, è nel cuore della Brianza, a Caponago, poco a est di Monza. Una grande fabbrica moderna a forma di L, che affaccia quasi sull’autostrada A4. Da tempo all’avanguardia nella realizzazione di prodotti medici e farmaceutici di altissimo livello. Abbiamo chiesto al presidente Antonio Di Naro se era possibile visitare l’interno, i laboratori dove tra qualche mese saranno preparati i contenitori pieni di vaccino. «Purtroppo non se ne parla. Gli ambienti sono sterili e controllatissimi», ha risposto senza celare la soddisfazione per l’accordo raggiunto con il Fondo statale russo.

Adienne, dalle iniziali del suo presidente e fondatore, è un gruppo biofarmaceutico integrato specializzato nella ricerca e realizzazione di prodotti biologici ad alta tecnologia, in buona parte nel campo della lotta ai tumori e alle leucemie. Oltre che a medicinali veri e propri, lavora a dispositivi da lei brevettati ed unici al mondo che sono in grado di garantire l’incolumità degli operatori sanitari durante la ricostituzione di farmaci liofilizzati tossici. Realizza il Phelinum che si usa per mielomi, linfomi e carcinomi e la Tepadina, che si adopera nei trapianti in pazienti con malattie ematologiche. Naturalmente iniziare anche a mettere a punto le dosi dello Sputnik non è cosa che si possa fare da un giorno all’altro, come ha precisato Di Naro al Corriere. «Le medicine non sono caramelle», ha detto con tono ironico per far comprendere la situazione a un profano.

L’intesa con il Fondo russo è stata raggiunta anche con il lavoro della Camera di commercio italo-russa presieduta da Vincenzo Trani, un profondo conoscitore di cose russe. Si tratta di una associazione senza scopo di lucro che è in contatto con il Fondo da settembre dello scorso anno. È possibile che nel prossimo futuro siano coinvolte altre aziende italiane. Secondo quanto ha dichiarato Trani, l’accordo è stato facilitato pure dal lavoro della nostra rappresentanza diplomatica guidata dall’ambasciatore Pasquale Terracciano.

I russi si sono dimostrati finora molto gelosi del loro prodotto, ma è chiaro che per avviare il lavoro nello stabilimento di Caponago i tecnici italiani avranno bisogno di tutte le informazioni necessarie. Produrre lo Sputnik in Brianza non vuol dire automaticamente poter poi vendere il farmaco nel nostro Paese. Si tratta di due cose completamente separate, come ha spiegato Di Maro. Per la commercializzazione, l’Italia attenderà il via libera dell’Ema che sarà poi recepito dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). E questo è un processo che per ora si annuncia piuttosto lungo, visto che i rapporti tra Ema e Fondo russo non sembrano idilliaci. L’organismo europeo che ha sede ad Amsterdam (Milano era candidata quando la sede è stata spostata da Londra ma è stata battuta dalla città olandese), ha avviato un controllo preliminare, ma poi i suoi ispettori dovranno andare in Russia a verificare gli standard di produzione. E questo, secondo alcune indiscrezioni, avverrà solo ai primi di aprile.

Perché la Adienne inizi a lavorare in Lombardia servirà invece solo un’autorizzazione dell’Aifa che riguarderà però unicamente questa fase. In sostanza, se l’Ema non darà poi il nulla osta per l’Europa, lo Sputnik potrà partire da Caponago solo verso Paesi extraeuropei.

Fabrizio Dragosei (pubblicato da Il Corriere della Sera il 09/03/2021)

Fonte: Adienne, la fabbrica in Brianza dove si preparerà lo Sputnik- Corriere.it

Il 2021 è l’anno di Dante

“È un anno particolare e anche in questo momento Dante aiuta a sentirci comunità nazionale e insegna ad avere fiducia. Per quest’anno dovremo avere in mente l’ultimo verso dell’Inferno che deve essere di monito, di insegnamento e di speranza: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Siamo tutti in attesa di riveder le stelle, ascoltare musica, vedere teatro, guardare cinema insieme nelle meravigliose piazze italiane”. Così il ministri per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, presentando ufficialmente le iniziative per le celebrazioni dei 700 anni della morte di Dante Alighieri e gli eventi in programma per il prossimo Dantedì, istituito lo scorso anno ogni 25 marzo dalla Presidenza del Consiglio.

Alla conferenza stampa hanno partecipato il sottosegretario di Stato del MiBAC, Lucia Borgonzoni, i sindaci di Firenze, Dario Nardella, Ravenna, Michele de Pasquale, e Verona, Federico Sboarina, il presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, Carlo Ossola, il segretario generale del Comitato Nazionale, Maria Ida Gaeta, la direttrice di Rai Cultura, Silvia Calandrelli, e il presidente delle Scuderie del Quirinale, Mario De Simoni.

Franceschini ha lodato il Comitato per le celebrazioni, che “ha fatto un lavoro straordinario, selezionando centinaia di iniziative” in tutta Italia per ricordare il Sommo Poeta.

Ed oltre alle città più direttamente legate a Dante, Firenze, Ravenna e Verona, che renderanno omaggio al padre della lingua italiana, anche la RAI sarà impegnata con un Dantedì speciale all’insegna di Roberto Benigni.
“Il Dantedì, istituito nel 2020, quest’anno è particolarmente importante perché coincide con il settecentenario dalla morte del Sommo Poeta”, ha osservato il ministro. “Per questo sono previste numerose manifestazioni in tutta Italia, con un fiorire di iniziative spontanee che è impossibile censire e che si aggiungono a quelle selezionate dal Comitato nazionale Dante 2021 presieduto dal professore Carlo Ossola. Sono tantissime le iniziative previste da parte delle istituzioni culturali, del Ministero attraverso il suo patrimonio enorme di documentazione archivistica, bibliotecaria, iconografica. Nei prossimi mesi sarà un ricco calendario, sia per il Dantedì che per i 700 anni: il Comitato ha finanziato circa 100 iniziative e patrocinato circa 400 eventi e così hanno fatto le città. Il 25 marzo, giorno del Dantedì, ci sarà un evento simbolico: la lettura di un canto della Divina Commedia di Roberto Benigni al Quirinale, alla presenza del presidente della Repubblica. La lettura sarà trasmessa in diretta Rai”.

Sempre il ministro Franceschini ha ricordato in conferenza stampa che “le celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri chiudono un triennio di iniziative rese possibili da una legge appositamente voluta per ricordare tre grandi personalità della cultura italiana: Leonardo, Raffaello e, per l’appunto, Dante. Tutti e tre hanno avuto e continuano ad avere una enorme influenza sul pensiero contemporaneo, ma Dante è senza dubbio il più universale e trasversale, capace come è di colpire in molteplici forme l’immaginario creativo: dal teatro alla musica, dall’arte figurativa alla scrittura, dal cinema alla danza, tutte le arti hanno interpretato o reinterpretato Dante e la sua opera”.

Lo dimostrano le oltre cento iniziative sostenute dal Comitato Nazionale per le celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, presieduto da Carlo Ossola: dalla esposizione della serie integrale delle illustrazioni della Divina Commedia di Francesco Scaramuzza al Complesso della Pilotta a Parma, Capitale della Cultura italiana 2021, alla mostra sull’immaginario dantesco nell’opera di artisti antichi e moderni ai Musei di San Domenico a Forlì, dalla esposizione sull’Inferno alle Scuderie del Quirinale curata da Jean Claire al mito di Verona tra Dante e Shakespeare allo scaligero Palazzo della Ragione, dalle molteplici mostre a Firenze a quelle di Ravenna e una esposizione al Padiglione Italia dell’Expo di Dubai. Un programma intenso e di qualità, la cui intera programmazione è consultabile sul sito www.dantesettecento.beniculturali.it e comprende: spettacoli, come la riedizione della Commedia Divina di Federico Tiezzi sulle drammaturgie di Sanguineti, Luzi e Giudici o la settimana dantesca al Fesitval dei due Mondi di Spoleto; mostre bibliografiche, come quelle organizzate alla Biblioteca Laurenziana di Firenze o alla Marciana di Venezia; iniziative all’estero, come la mostra al Padiglione Italia di Expo Dubai delle edizioni in arabo della Divina Commedia abbinate alle prime stampe nel mondo latino del Corano, provenienti dalla Biblioteca Classense di Ravenna; formazione e ricerca, come la scuola estiva dantesca per docenti delle superiori o gli assegni di ricerca riservati ai giovani studiosi danteschi.

“La geografia del poema collima, quasi, con quella dei progetti ricevuti e sostenuti dal Comitato: la maggior parte delle regioni italiane, dei paesi europei e, di là dal “varco” di Ulisse, diversi Paesi americani”, dichiara il presidente del Comitato, Carlo Ossola. “Questo significa che la memoria di Dante è attiva; che la sua eredità iconica ha sollecitato, nel XX secolo, l’immaginario di civiltà diverse: da Manoel de Oliveira a Akira Kurosawa, e non meno sarà nel XXI secolo, poiché Dante è, come scrive il De Sanctis, “l’eterna geometria e l’eterna logica della creazione””.
La direttrice di Rai Cultura, Silvia Calandrelli, è intervenuta per illustrare la programmazione della televisione di Stato in occasione dell’anno dantesco, con un focus sul Dantedì che il prossimo 25 marzo vedrà una speciale lettura dantesca di Roberto Benigni al Quirinale, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in diretta su Rai Uno a partire dalle 19:00.

Il presidente delle Scuderie del Quirinale, Mario De Simoni, ha invece anticipato i contenuti della mostra Inferno curata da Jean Clair, che inaugurerà in ottobre nella prestigiosa sede espositiva, dove sono state ospitate nel 2019 la mostra dedicata a Leonardo da Vinci e nel 2020 quella dedicata a Raffaello Sanzio.

I sindaci di Firenze Nardella, di Ravenna de Pasquale e di Verona Sboarina hanno infine presentato il ricco programma di iniziative promosse nelle tre città dantesche, consultabile on line agli indirizzi www.700dantefirenze.itvivadante.it e www.danteaverona.it.

Le principali iniziative promosse dal Comitato per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri
104 progetti finanziati dal Comitato prevedono 19 convegni e seminari nazionali e internazionali, 34 mostre, 10 pubblicazioni, 36 spettacoli e 4 cammini nei luoghi danteschi, 2 assegni di ricerca, 3 corsi di scuole estive nazionali per i docenti delle superiori e la composizione di un’opera lirica.

Di seguito si riportano maggiori dettagli su alcune delle iniziative in programma scaricabili anche su https://dantesettecento.beniculturali.it/.

Francesco Scaramuzza – Esposizione integrale al Complesso della Pilotta di Parma delle 243 tele su cartone con le illustrazioni della Divina Commedia realizzate dal pittore parmense tra il 1853 e il 1876, così suddivise: 73 per l’Inferno, 120 per il Purgatorio e 50 per il Paradiso. L’artista intraprese l’opera su commissione del dittatore delle province Parmensi, Luigi Carlo Farini, in vista del sesto centenario della nascita di Dante. Il progetto fu fermato per problemi economici del committente. Convinto della validità dell’opera, Scaramuzza continuò e concluse il lavoro per proprio conto.

Il viaggio, Dante di Pascal Dusapin – Opera lirica di nuova composizione, incentrata sulla figura del giovane Dante, che simboleggia l’amore perduto e si conclude con l’apparizione di Beatrice al termine del Purgatorio. Ai personaggi della Vita Nova e della Commedia si aggiungono il narratore, i cori, i personaggi dei dannati e le anime dei pellegrini in cammino dal Purgatorio verso il Paradiso. Il libretto di Frédéric Boyer è interamente scritto e composto a partire dai testi originali, con l’aggiunta di alcuni testi di Virgilio e dei canti religiosi citati nell’opera dantesca. L’opera di Pasacal Dusapin affronta diversi temi : tra questi, l’amore, ma anche la violenza dell’uomo e della storia. Se la Divina Commedia è già di per sé un’opera «sonora», in quanto ritmata da reminiscenze di inni e canti religiosi, l’opera di Dusapin è una vera e propria immersione nell’universo musicale dantesco, rivissuto attraverso le armonie e i canti, ma anche le voci grottesche e le urla e i pianti dei dannati. Allievo di Olivier Messiaen, Pascal Dusapin è tra i più importanti compositori contemporanei: ha messo in musica opere di Parmenide, Virgilio, Shakespeare, Flaubert, Pirandello.

Scene di un Inferno nel XXI secolo – L’Inferno parla agli uomini e per questo è il testo più fruibile da un pubblico fatto di persone che conoscono i lati più reconditi della propria vita. L’inferno inoltre parta ai cinque sensi in modi e misure diverse. L’Accademia Nazionale di Danza, partendo da queste considerazioni, realizzerà video, animazioni, atti performativi che coinvolgono gli abitanti di diversi luoghi. A Roma si andrà dalla Riserva Naturale dell’Aniene al carcere di Rebibbia, dal Cimitero del Verano al Policlinico Umberto I, dai Fori Imperiali al Mausoleo di Sant’Elena. Grazie al contributo del Conservatorio di Musica di Santa Cecilia e del Saint Louis College of Music, i suoni dei territori si mescolano con la «Ballata di Dante» di Paolo Fresu, interpretata in chiave jazz, classica ed elettronica. A Firenze l’Accademia di Belle Arti ospiterà il percorso della via amorosa, una declinazione audio-video interpretata da Nancy Brilli del canto V. A Ravenna la collaborazione con l’Istituto superiore di studi musicali «Giuseppe Verdi» e l’Accademia di Belle Arti prevede la creazione di tessere audiovisive e performative da ricomporre in un mosaico capace di restituire alla parte la forza drammaturgica dell’insieme.

Commedia Divina – Nuova elaborazione scenica del poema sulla base delle tre drammaturgie che Federico Tiezzi chiese nel 1989 a Edoardo Sanguineti (Inferno), Mario Luzi (Purgatorio) e Giovanni Giudici (Paradiso) per enuclearne la teatralità della Commedia fin dal titolo. Nel 2021 verrà portato in scena lo spettacolo «Il Purgatorio. La notte lava la mente», testo che fu elaborato per Tiezzi da Mario Luzi, uno dei più grandi poeti della seconda metà del Novecento. L’intenzione è esaltare la peculiarità della cantica dedicata all’amicizia e all’arte: i personaggi sono soprattutto musicisti, pittori e poeti, l’arte è la strada della salvezza. E la cantica della speranza, di cui il momento storico presente ha bisogno più di ogni altra cosa. Lo spettacolo, con le scene di Marco Rossi, i costumi di Gregorio Zurla, le luci di Gianni Pollini, le musiche di Juste Janulyte, la coreografia di Cristiana Morganti e Sandro Lombardi nel ruolo di Dante, debutterà ai primi di luglio al Teatro Grande di Pompei nel contesto del Napoli Teatro Festival, per poi proseguire in tournée in Italia e all’estero.

Piazza Dante. #Festivalinrete – Progetto condiviso che unisce quarantadue Festival di approfondimento culturale italiani. Da nord a sud, in un viaggio geografico e culturale che attraverserà tutte le regioni italiane toccando le grandi città e i piccoli centri, “Piazza Dante. #Festivalinrete” testimonierà l’amore del nostro Paese per la straordinaria opera di Dante Alighieri, dando vita a un racconto tutto italiano che animerà le piazze e sarà fruibile anche attraverso il sito web dedicato, una piazza virtuale in cui contenuti multimediali (video, interviste agli autori, scritti inediti) daranno la possibilità a tutti di vivere le iniziative realizzate via via dai Festival. Festival letterari di narrativa e di poesia, scientifici, di saggistica, di giornalismo culturale e di costume: ciascuno proporrà all’interno della propria programmazione 2021 uno o più eventi dedicati a Dante, ideati e modulati secondo la propria vocazione, generando un programma variegato e differenziato ma condiviso. A partire dalla fine di gennaio, con il Festival della Scienza di Vasto, fino a novembre, con BookCity di Milano, “Piazza Dante. #Festivalinrete” renderà omaggio al padre della lingua italiana e vedrà la partecipazione di scrittori, scienziati, intellettuali, studiosi, artisti, musicisti, che dialogheranno e rifletteranno sull’opera dantesca nelle varie declinazioni possibili con rimandi alla contemporaneità.

Dante. La visione dell’arte – Forlì, città ghibellina degli Ordelaffi, fra il 1302 e il 1313 ospitò in varie occasioni l’esule poeta. Nei Musei di San Domenico il 1 aprile inaugurerà una mostra, realizzata assieme alle Gallerie degli Uffizi, che rilegge, tramite oltre 300 opere, la figura di Dante e della sua opera. L’obiettivo è di presentare le molteplici traduzioni figurative della potenza visionaria del poeta, suggerendo quindi una scenografia scaturita non solo dalle vivide parole di Dante, ma anche attraverso le varie interpretazioni che gli artisti ne hanno dato nei secoli. La mostra presenterà sia il Dante di matrice preraffaelita (più consueto e conformista) che quello romantico (simbolista e rock) nato anche dalle contaminazioni con la grande cultura inglese e tedesca del XIX secolo.

Borghi Danteschi e Cammini di Dante nel Casentino – La riscoperta di luoghi legati alla vita di Dante attraverso iniziative che facciano emergere l’essenza e l’anima profonda dei luoghi danteschi. Passeggiate itineranti con l’ausilio di attori e la partecipazione attiva del pubblico, visite guidate, escursioni, conversazioni, reading letterali e musicali, performance teatrali, presentazioni di libri, eventi gastronomici, attività per famiglie e bambini accompagneranno i curiosi alla scoperta dei borghi del Mugello, del Casentino, del Faentino e di Brisighella sulle orme di Dante.

Le cose tutte quante hanno ordine tra loro – Tre azioni performative per celebrare Dante a Firenze : «DanXTe», opera teatrale che utilizza la nuova forma di rappresentazione XTT (Mixed Theatre in Telepresence) interpretata dagli attori dell’Accademia Teatrale di Firenze e diretta da Pietro Bartolini in collaborazione con un team di scienziati della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; “Paradiso”, spettacolo per 200 interpreti a cura di Virgilio Sieni con una performance scandita dal passo della terza cantica della Commedia, con Piazza della Signoria trasformata in una selva di corpi che gli spettatori sono chiamati ad osservare; “Amor sementa in voi”, azione scenica corale sul tema della natura nella Divina Commedia, per la regia di Franco Palmieri e la coreografia di Luisa Cortesi.

Dante. Gli occhi e la mente. Le arti al tempo dell’esilio – Il 24 aprile inaugura una mostra alla chiesa di San Romualdo di Ravenna incentrata sul periodo dell’esilio del Poeta. L’intero itinerario sarà presentato attraverso l’esposizione di varie opere suntuarie, di sculture di Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio, di manoscritti miniati, pitture, elementi di oreficeria e preziosi tessuti, articolati all’interno di sezione dedicate alle diverse tappe dell’esilio di Dante. La mostra, curata da Massimo Medica, vede la collaborazione dei maggiori musei italiani quali gli Uffizi, la Galleria Nazionale dell’Umbria, il Museo Medievale di Bologna e i Musei Vaticani.

Dante a Verona. Tra Dante e Shakespeare e il mito di Verona – La mostra valorizza il ruolo di Dante Alighieri come padre della moderna civiltà europea, il suo influsso sulle arti figurative e l’eredità culturale lasciata dal Poeta a Verona, città che fu per Dante il «primo… refugio e ‘l primo ostello» nel 1303, e dove egli beneficiò della «cortesia del gran Lombardo», Bartolomeo della Scala e poi di Cangrande della Scala, cui il Poeta fu legatissimo, tanto da dedicargli la terza cantica della Commedia. Dal fulcro espositivo presso la Galleria d’Arte Moderna a Palazzo della Ragione il percorso si articola attraverso i luoghi veronesi della vicenda di Dante tra cui : Sant’Elena, Biblioteca Capitolare, Palazzo della Ragione, Palazzo del Capitanio, Palazzo della Provincia, Palazzo della Prefettura, Piazza dei Signori, Arche Scaligere, San Fermo, Santa Eufemia, Santa Anastasia, Basilica di San Zeno. L’itinerario si conclude al Museo di Castelvecchio con la sezione espositiva Dante negli archivi. L’Inferno di Mazur: 41 acqueforti e acquetinte che Michael Mazur (1935-2009) produsse ispirandosi alla prima cantica della Commedia.

Dante patrimonio dell’Europa – Scrittori, docenti e studiosi italiani e stranieri si confronteranno in una serie di incontri – tre in Italia e tre a Londra, Parigi e Bruxelles – per mettere in luce l’orizzonte europeo di Dante, sia dal punto di vista letterario che da quello politico. L’incontro conclusivo nella capitale belga sarà la sintesi finale, una giornata della cultura europea dedicata a Dante nella sede del Parlamento europeo con una lezione magistrale sul Sommo Poeta.

Dante Alighieri e la lezione dell’intercultura – Una mostra e un convegno internazionale al Padiglione Italia dell’Expo di Dubai, insieme all’Istituto di Cultura italiana di Abu Dhabi e alla Biblioteca Classense di Ravenna, per celebrare Dante Alighieri. L’esposizione delle edizioni arabe della Divina Commedia insieme alle prime stampe del Corano, prodotte in Italia tra il XVI e il XVII secolo, affiancherà un colloquio tra intellettuali arabi e europei sullla biblioteca interculturale di Dante.

Il Festival dei Due Mondi per Dante Alighieri – Dante e la Musica, Dante e il Teatro, Dante e le Arti: tre diversi momenti all’interno di una settimana dantesca nel contesto del 64. Festival dei Due Mondi di Spoleto, con quattro concerti dei musicisti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dell’ensemble Chominciamento di Gioia e dell’ensemble Micrologus; tre giornate di rappresentazione con la messa in scena dei primi sette canti dell’Inferno per la regia di Piero Maccarinelli; un convegno internazionale sul rapporto tra Dante e la musica, coordinato da Francis Maréchal, direttore della Fondazione Royaumont.

La Vita Nova: l’amore in Dante nello sguardo di dieci artiste – Una mostra presentata dal Centro Studi Roccantica e curata da Alessandra Mammì, che propone opere inedite di dieci autorevoli artiste italiane di varie generazioni: Marta dell’Angelo, Micol Assaël, Letizia Battaglia, Elisabetta Benassi, Patrizia Cavalli, Giosetta Fioroni, Rä di Martino, Marzia Migliora, Sabina Mirri, Elisa Montessori. Alle artiste è stato chiesto di ispirarsi ai temi della Vita Nova, con un confronto ravvicinato fra la loro sensibilità contemporanea e l’eternità del testo dantesco. Dopo una prima esposizione al Museo Barracco e Palazzo Braschi di Roma, la mostra sarà riproposta in altre città italiane e straniere.

La biblioteca di Dante – Dante non ebbe mai una vera e propria biblioteca personale. Il dibattito su quali opere abbia effettivamente letto e quali egli conoscesse solo per altrui citazioni è ancora aperto. L’Accademia Nazionale dei Lincei affronta il tema con un convegno internazionale, dedicato ai possibili percorsi di lettura di Dante, e una mostra delle opere presumibilmente lette o citate, rappresentative dei suoi percorsi intellettuali e poetici. Una sezione audiovisiva del percorso sarà incentrata su “L’altro mondo di Dante dai manoscritti a noi” e al “Sistema dei castighi e delle pene”.

Dante a memoria. Perché di lor memoria sia – Un percorso promosso dal Teatro Argentina di Roma per celebrare Dante Alighieri puntando sul linguaggio teatrale e il dialogo con le giovani generazioni, con la realizzazione di laboratori teatrali per le scuole incentrati sulla Commedia e una sere di tre lectio, Le parole di Dante, affidate a filosofi e insigni studiosi, sui temi “Il diavolo”, “Il perdono” e “Le intelligenze angeliche”. Completa l’attività la “Impresa fantastica” dell’attore Giorgio Colangeli, con la recita integrale a memoria della Divina Commedia articolata in sette incontri aperti al pubblico. (aise)

Fonte: Il 2021 è l’anno di Dante (aise.it)

La parità di genere è questione anche culturale ed educativa

Sharon, Victoria, Roberta, Teodora, Sonia, Piera, Luljeta, Lidia, Clara, Deborah, Rossella. Sono i nomi delle 11 donne uccise in Italia dall’inizio dell’anno. “Sono state uccise per mano di chi aveva fatto loro credere, di amarle. Per mano di chi, semmai, avrebbe dovuto dedicarsi alla vicendevole protezione. Ora siamo di fronte a una dodicesima uccisione: quella di Ilenia”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto iniziare il suo intervento durante la cerimonia per l’8 marzo ospitata al Quirinale dedicata quest’anno al tema “Con Rispetto. Educando”.

La cerimonia, trasmessa in diretta su Rai 1, è stata condotta da Matilde Gioli che ha letto alcuni brani e poesie di Alda Merini, Amalia Rosselli e Miriam Waddington. La prolusione è stata invece affidata alla scrittrice Silvia Avallone a cui ha fatto seguito l’intervento della Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti.
L’anno passato le donne assassinate sono state settantatre. È un fenomeno impressionante, che scuote e interroga la coscienza del nostro Paese”, ha sostenuto Mattarella, ricordando che “l’amore, quello autentico, si basa sul rispetto e sulla condivisione. Se si giunge a uccidere una donna è perché non si rispettano il suo desiderio di libertà e la sua autonomia. Perché ci si arroga il potere di non consentirne le scelte, i progetti, le aspirazioni”.
Sono passati 74 anni da quando la Costituzione “ha sancito, in via definitiva, l’eguaglianza e la parità tra tutte le persone, senza distinzioni” e non diminuiscono “gli orribili casi di femminicidio” che “ci dicono che la legge, da sola, non basta. Che un principio deve essere affermato, ma va anche difeso, promosso e concretamente attuato”.

Da qui l’enfasi sull’educazione al rispetto su cui ha puntato la celebrazione di quest’anno.

“Questo 8 marzo, purtroppo, si svolge ancora sotto il segno della pandemia, che ha appesantito la nostra esistenza, causando un numero senza precedenti di vittime e provocando immani problemi economici e sociali, e tanti altri problemi gravi di relazioni umane. Un fenomeno planetario imprevisto che ha messo a dura prova la capacità di resistenza dei cittadini e la stessa convivenza civile”, ha detto ancora Mattarella. “La diffusione del Covid, come sempre accade nei periodi difficili, ha colpito maggiormente le componenti più deboli ed esposte. Le donne tra queste”.

Richiamati i drammatici dati sull’occupazione – secondo l’Istat abbiamo 440 mila lavoratrici in meno rispetto a dicembre 2020 – e il “peggioramento” della qualità dei contratti di lavoro, Mattarella, citando l’Inail, ha pure ricordato che “quasi il 70 per cento dei contagi denunciati sui posti di lavoro riguarda le donne”, nella maggior parte dei casi impiegate nel settore sanitario.

“È dunque doveroso che la Repubblica rivolga un pensiero di forte gratitudine e riconoscenza alle tante donne che ormai da un anno si stanno impegnando negli ospedali, nei laboratori, nelle zone rosse per contrastare la diffusione del coronavirus”, ha sottolineato. “Esse lavorano in condizioni difficili, con competenza e con abnegazione, con spirito di sacrificio e con la caratteristica capacità di sopportare grandi carichi di lavoro. A loro, in special modo, desidero dedicare questa importante giornata”.

L’8 marzo “costituisce ogni anno un’occasione preziosa per fare il punto sulla condizione femminile, registrandone i progressi e ponendo in evidenza gli aspetti critici. Poco più di sessanta anni fa – ha ricordato ancora Mattarella – una storica sentenza della Corte Costituzionale – la numero 33 del 1960 – ebbe a cancellare una legge anacronistica del 1919, allora ancora in vigore, che escludeva le donne da tutti gli incarichi pubblici. Fu il ricorso di una donna tenace e coraggiosa – Rosa Oliva – a provocare la cancellazione di una norma ingiusta e discriminatoria, in palese contrasto con la Costituzione. In quanto donna era stata esclusa da un concorso per il Ministero dell’Interno. Per sanare una ferita così grave sul piano dei diritti intervenne la Corte Costituzionale, non il Parlamento: una circostanza che fa riflettere e fa comprendere quanti ritardi e resistenze culturali è costellata la via dell’effettiva parità”.

“Si era evidentemente affievolita la spinta che aveva condotto, nel gennaio 1945, ancor prima della Costituente, a disporre di chiamare al voto le donne. Come avvenne, in quasi tutti i comuni d’Italia, il 10 marzo di settantacinque anni fa. Molta strada si è fatta da quella sentenza storica. Oggi – ha annotato il Presidente – in alcuni ambiti del pubblico impiego si è verificato addirittura il sorpasso, e la percentuale di donne che vi lavorano è superiore a quella degli uomini. In Magistratura ad esempio. Come proprio al Ministero dell’Interno. In realtà, non è sorprendente tenendo conto che la nella popolazione italiana le donne sono in un numero sensibilmente superiore a quello degli uomini. Se si guarda però ai livelli apicali la predominanza rimane ancora maschile. Così accade soprattutto ai vertici dei consigli di amministrazione di imprese e società pubbliche e private”.

Ma “la sola libertà di accesso agli impieghi pubblici e privati non risolve interamente il problema dell’occupazione femminile, di fronte a una evidente disparità nella progressione di carriera e nella ingiustificabile differenza di retribuzione. Per non parlare delle discriminazioni sul posto di lavoro, in forme che talvolta rasentano la costrizione e la violenza”.

Oltre che sulla violenza, per Mattarella occorre “accendere un faro sulle forme – meno brutali, ma non per questo meno insidiose – della cosiddetta violenza economica, che esclude le donne dal controllo e dalla gestione del patrimonio comune o che obbliga la donna ad abbandonare il lavoro in coincidenza di gravidanze o di problemi familiari. Pensiamo all’odioso ma purtroppo diffuso fenomeno della firma delle dimissioni in bianco. Questioni gravi e dolorose, che incidono profondamente sulla vita delle donne. Questioni che richiedono, per essere risolte, il coinvolgimento attivo di tutti: uomini e donne, uniti, contro ogni forma di sopraffazione e di violenza, anche se larvata”.

Bisogna “incrementare gli sforzi per restituire dignità al lavoro delle donne e per far fronte alla crisi demografica. Calo demografico e carenza di occupazione femminile sono tra i fattori più rilevanti del rallentamento della crescita economica; e sono fra essi strettamente collegati. Va ricordato, ancora una volta, che dove cresce il lavoro femminile, dove cresce la buona occupazione, anche la natalità è più elevata e i giovani ricevono una spinta positiva per i loro progetti di vita”. Dunque servono “politiche per la famiglia, sostegno alla maternità, potenziamento dei servizi, conciliazione con i tempi di lavoro e con quelli di cura”: questi sono “elementi di fondamentale importanza per la crescita del nostro Paese”.

Richiamato il tema di quest’anno – “Con rispetto educando” – Mattarella ha sostenuto che “disparità economiche, discriminazioni e violenze sono tutte figlie della stessa radice. Figlie di una mentalità dura a scomparire, che si annida anche nei luoghi più impensabili e tra le persone più insospettabili. Un’ottica antiquata, fuori dalla storia della civiltà, paralizzante che non conosce confini geografici, di censo, di livello di istruzione, e che fondamentalmente assegna alla donna un ruolo e una funzione di secondo piano. Un passo indietro. Sempre, ovunque e comunque”.

Rispetto, ha sottolineato, “significa, innanzitutto, riconoscere all’altra persona, con le sue specificità, la stessa identica dignità che ognuno riconosce a se stesso, con eguali capacità, con eguali diritti. Educare al rispetto significa farne crescere una piena consapevolezza. Il rispetto verso le donne conosce molte declinazioni” a cominciare dal “piano del linguaggio”, respingendo “parole che generano e alimentano stereotipi e pregiudizi ottusi e selvaggi, determinando atteggiamenti e comportamenti inaccettabili”.

“Compromettere l’autonomia, l’autodeterminazione, la realizzazione di una donna – ha proseguito – esprime una fondamentale mancanza di rispetto verso il genere umano. Il rispetto è alla base della democrazia e della civiltà del diritto, interno e internazionale. Per questo il rispetto delle donne è questione che attiene strettamente alla politica. Rispettare – ha rimarcato Mattarella – si impara, o si dovrebbe apprendere, fin da piccoli. Sui banchi di scuola. In famiglia. Nei luoghi di lavoro e di svago. La parità di genere non è quindi soltanto una grave questione economica e sociale. Ma è una grande questione culturale ed educativa”.

“Care amiche, negli ultimi due secoli le donne sono state protagoniste di importanti rivoluzioni sociali e culturali, sono state – sovente e in diversi ambiti – i motori del cambiamento. Le donne hanno sempre aiutato a cogliere il valore universale e positivo della diversità, della solidarietà, della condivisione, della pace. Rispettare e ascoltare le donne – ha concluso – vuol dire lavorare per rendere migliore la nostra società. Grazie e buon otto marzo”. (aise) 

Fonte: La parità di genere è questione anche culturale ed educativa (aise.it)

La Sicilia prima di tutto

“Tra qualche mese la Sicilia celebrerà i 75 anni della sua “autonomia”, sancita dallo “Statuto della Regione Siciliana” emanato dal Re d’Italia Umberto II e convertito in legge dal Parlamento italiano nel 1948; lo Statuto precede quindi la stessa Costituzione italiana, entrata in vigore il primo gennaio del 1948. Non è l’unico primato detenuto da questa isola situata al centro del Mediterraneo: sempre in Sicilia, nel 1.130, nacque il primo Parlamento della storia moderna, il Parlamento del Regno di Sicilia”.

Ancora oggi il “Palazzo dei Normanni”, antica sede del Parlamento siciliano all’epoca del Regno di Ruggero II, è la sede dell’Assemblea regionale siciliana. I record di questa regione relativamente piccola, se comparata al resto d’Europa e del mondo, non sono soltanto di natura politico-istituzionale. Grazie alla sua posizione geografica strategica e alle incredibili ricchezze del suo territorio, infatti, nel corso dei secoli la Sicilia è stata uno dei territori più ricchi di storia al mondo. Ancora oggi è possibile visitare i resti archeologici, artistici e culturali delle diverse civiltà che si sono succedute: Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni… Pochi sanno che i siti archeologici di Agrigento, Segesta, Siracusa o Selinunte conservano anfiteatri o templi greci in numero pari se non superiore a quelli che è possibile visitare nella stessa Grecia. E lo stesso si può dire per i resti delle altre civilizzazioni che hanno convissuto in Sicilia negli ultimi millenni.

Un’influenza che non è soltanto artistica ma anche culturale, linguistica, gastronomica. La gastronomia siciliana è unica nel suo genere proprio grazie a queste millenarie contaminazioni, che l’hanno arricchita e resa famosa in tutto il mondo. E che dire dell’arte e della letteratura. Quest’ultima, in particolare, rappresenta ancora oggi uno dei maggiori vanti della Sicilia e dei siciliani: l’isola è l’unica regione italiana ad annoverare ben due Premi Nobel per la Letteratura, lo scrittore Luigi Pirandello nel 1939 e il poeta Salvatore Quasimodo nel 1959. Ma cosa sarebbe la letteratura italiana senza le opere di Verga, Capuana, Vittorini, Sciascia, Bufalino o Camilleri.

Autori che hanno scandagliato l’animo umano, opere di psicologia e sociologia e non solo di letteratura e poesia. L’umanità che si incontra in Sicilia, nelle aride e fredde regioni dell’interno come nelle solari e miti città della costa, costituisce infatti ancora oggi un prototipo perfetto dell’Italia e – più in generale – del mondo. Lo comprese benissimo il grande Goethe quando, nel suo “Viaggio in Italia”, approdando in Sicilia lasciò ai posteri quello che considero l’attestato più bello e autentico mai scritto a proposito di questa terra: “L’Italia, senza la Sicilia, non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto”. Si sarà già capito che il mio amore per la “Trinacria” (così è chiamata la Sicilia in ragione della testa a tre gambe che campeggia al centro della sua bandiera) è assolutamente soggettivo e radicato nella mia storia personale e familiare. Tutto ciò, se non mi rende imparziale e asettico nei giudizi mi consente però di parlarne per nozione diretta; a chiunque volesse avere un’esperienza unica e irripetibile di viaggio consiglio quindi con convinzione di visitare quest’isola a tre punte, che con gli arcipelaghi che la circondano rappresenta anche un ponte ideale tra due continenti, l’Europa e l’Africa. Dalla Sicilia sono partiti per il mondo, nel corso dei secoli, milioni di italiani, portando con sé parte di questa cultura millenaria che oggi possiamo ritrovare in Argentina come negli Stati Uniti, in Brasile come in ogni canto d’Europa. E a chi, leggendo questo articolo, avrà pensato alla parola “mafia”, rispondo con le parole del Presidente della Repubblica più amato dagli italiani, Sandro Pertini: “Il popolo siciliano è un popolo forte, generoso, intelligente. Il popolo siciliano è il figlio di almeno tre civiltà: la civiltà greca, la civiltà araba e la civiltà spagnola. È ricco di intelligenza questo popolo. Quindi non deve essere confuso con questa minoranza che è la mafia. È un bubbone che si è creato su un corpo sano””. (aise) 

Fabio Porta

Italiana: la cultura è online

“L’Italia non è mai stata così vicina”. Con questo slogan si è chiuso il video di presentazione di Italiana, Lingua Cultura Creatività nel Mondo, il nuovo portale della Farnesina per la promozione integrata della cultura italiana nel mondo in tutte le sue sfaccettature: Italiana.esteri.it.

Il portale, con accesso totalmente gratuito e interamente disponibile in lingua inglese, è attivo da oggi e proprio oggi è stato presentato nel corso di una conferenza stampa in diretta streaming su tutti i canali digitali del Ministero degli Affari Esteri, trasmessa contemporaneamente anche sui siti web di tutte le Ambasciate, i Consolati e gli IIC nel mondo. Una conferenza stampa che, come vedremo, segna un prima e un dopo nella strategia di promozione culturale della Farnesina nel mondo.

A dare il benvenuto nella sala conferenze virtuale della Farnesina la scrittrice e giornalista Loredana Lipperini, che ha moderato l’incontro cui hanno preso parte il ministro Luigi Di Maio e la direttrice centrale per la Promozione della Cultura e della Lingua italiana del MAECI, Cecilia Piccioni.

Italiana è uno “strumento innovativo”, ha esordito il ministro Di Maio prendendo oggi la parola, “creato per raccogliere e rendere visibile tutta l’attività della Farnesina per la promozione della cultura italiana nel mondo”, sul solco di “una delle linee strategiche della nostra politica estera”, perché “la lingua e la cultura sono uno dei veicoli attraverso cui passano i nostri valori e la nostra visione del mondo”.

Il progetto è nato durante la prima fase del lockdown, ha raccontato Di Maio, “quando abbiamo tutti compreso che il modo di vivere la cultura doveva cambiare radicalmente”. È stata “una sfida”, ma anche “un’occasione” dovuta alla crescita della domanda di cultura on line in questi mesi di chiusure, raccogliendo un “pubblico davvero globale”.
La Farnesina ha lavorato “con impegno e determinazione” per la ripartenza del nostro Paese, a livello sociale ed economico, ma anche culturale, ha rivendicato Di Maio ricordando i 15 milioni di euro di investimenti nel settore ottenuti con i decreti “Cura Italia e “Rilancio”. Ci sono stati poi “i bandi e le collaborazioni per realizzare ogni tipo di evento on line” e alla fine, con il contributo di tutti, artisti, creativi e imprese, si è giunti a presentare oltre 400 prodotti culturali inediti. Un “risultato eccezionale” per il ministro degli Esteri, a cui si aggiungono le centinaia di iniziative, in presenza o virtuali, delle nostre Ambasciate all’estero. Ed “altre ne verranno”, ha assicurato, rammentando che quest’anno di celebrano i 700 anni della morte di Dante, i 150 della nascita del premio Nobel per la Letteratura Grazia Deledda e i 100 anni della nascita di Leonardo Sciascia.

“Siamo fieri oggi di lanciare Italiana”, ha proseguito Di Maio, “frutto di una visione di lungo periodo che continuerà nei prossimi anni grazie alle risorse finanziarie stanziate dal governo per potenziare la promozione di lingua e cultura italiane all’estero”. Italiana è una “vetrina straordinaria per la promozione integrata della cultura italiana nel mondo” e “interagirà con il sistema digitale della cultura italiana”, musei, teatri, festival, editoria e arti perfomative e questo tramite l’altro portale istituzionale, questa volta realizzato dal MiBAC, ITsART.

L’intento finale è quello di “rilanciare il nostro Paese e sostenere l’industria dell’arte e della creatività” e, al tempo stesso, “rispondere alla domanda di Italia nel mondo”.

“Oggi con Italiana accendiamo i riflettori su un’Italia nuova, senza retorica”, ha detto ancora Di Maio. “Italiana è il racconto dell’Italia di oggi, un Paese coraggioso e spesso migliore di come crede di essere. Una grande potenza culturale. Un Paese dinamico, appassionato e creativo”. Il talento italiano ha bisogno di essere accompagnato e promosso “a livello globale” e, Di Maio ne è certo, “tutti insieme ci riusciremo”.

Italiana nasce dunque dai tanti contatti stabiliti in questi mesi, tramite un “processo di ascolto” della cultura italiana. Ad alcuni dei protagonisti di questa cultura la Farnesina ha chiesto, in una serie di interviste video, un contributo al dibattito.

Così Paolo Fresu, trombettista tra i più talentosi e apprezzati del panorama jazz italiano e internazionale, attualmente direttore del festival “Time in jazz” di Berchidda, nella sua Sardegna, alle spalle 30 anni di musica e collaborazioni con i più grandi nomi del jazz, ha parlato della sua esperienza all’estero come di una occasione “straordinaria”, perché, offrendogli l’occasione di entrare in contatto con altre culture e modi di sentire, ha rappresentato insieme uno “scambio indispensabile” e una “opportunità di crescita” per “capire cosa siamo” e “comprendere meglio come dovremmo essere”.

Marianna Vitale, chef e imprenditrice, una stella Michelin con il suo ristorante Sud a Quarto Flegreo, in provincia di Napoli, ha portato le proprie riflessioni su come cambierà il suo settore dopo l’epidemia e, guardando al futuro con positività e slancio, ha parlato di un “desiderio di un ritorno alla socialità, al godere insieme di ciò che sinora abbiamo dovuto godere in solitudine”.

Sul cosa significhi per lei “italiana” si è soffermata Michela Murgia, scrittrice vincitrice dei premi Campiello, Dessì e Supermondello, autrice del bestseller tradotto in numerose lingue L’Accabadora. “È la presunzione tipicamente italiana di essere più bravi nell’arte”, ha detto, ma è anche “la capacità di adattamento, che per certe culture è vaghezza concettuale, ma per me è un valore immenso: restare capaci di pensare che si arriverà alla meta anche quando le circostanze ti impongono, come ora, delle strade che non abbiamo scelto noi. Italiana è anche l’ibridazione”, ha aggiunto: “siamo un ponte proteso verso il Mediterraneo, abbiamo una storia di intercultura ininterrotta e i rigurgiti di sovranismo mi sembrano così poco nazionali, in fondo”.

Italiana, per il direttore centrale per la Promozione della Cultura e della Lingua italiana del MAECI, Cecilia Piccioni, “è il risultato di uno sforzo creativo, progettuale e finanziario che la Farnesina ha profuso grazie alla collaborazione di molti attori”: dal sostegno economico del governo alla “dedizione dei colleghi che vi hanno lavorato. Una squadra straordinaria”. In tanti hanno risposto alla chiamata, collaborando con il MAECI nella produzione di contenuti di qualità: dal MiBACT ad Umbria Jazz, dall’Accademia di Santa Cecilia all’Anica al MAXXI. “Serbatoi infiniti di cultura ai quali noi attingiamo”, ha detto Piccioni.

“Il lancio di oggi vuole valorizzare uno degli assi portanti del soft power del nostro Paese, forse l’asse portante: la cultura”, riconosciuta dall’Onu “quarto pilastro dello sviluppo sostenibile”, ha proseguito Piccioni, per la quale il progetto Italiana si può riassumere in tre semplici parole: “integrazione, rete, tecnologia”.

“Integrazione nell’accezione di promozione integrata”, ha spiegato il direttore centrale. “Il nostro è un Paese in cui la creatività è sconfinata ed è parte di tutto e di tutti noi”: ha bisogno di un “approccio olistico per essere raccontata a tutto tondo”: le sue bellezze, le sue storie e i suoi territori raccontano di quel “saper fare” e “saper vivere all’italiana” su cui la Farnesina punta ormai da tempo.

“Rete intesa come rete digitale, ma soprattutto come rete culturale della Farnesina”, ha continuato Piccioni. Il portale Italiana “è solo uno degli snodi che caratterizzano la rete culturale diffusa del MAECI, on line come off line, fatta di hub e trasmissioni digitali, ma anche di donne e uomini, di luoghi che sono avamposti della cultura italiana nel mondo”. Il riferimento è in primis agli 82 Istituti Italiani di Cultura, “animati dalla passione di chi quotidianamente porta il talento italiano nel mondo e ne fa oggetto di scambio, di dialogo, di collaborazione. Poi ci sono il sistema della formazione italiana nel mondo, tra scuole, docenti e lettori, le missione archeologiche e naturalmente le Ambasciate e i Consolati. Questa “rete culturale diffusa”, ha ricordato Cecilia Piccioni, si è arricchita di recente di due strumenti tecnologicamente avanzati: New Italian Books, il portale per la promozione dell’editoria italiana realizzato da Treccani in collaborazione con Cepell e Aie, e Italiano, prima piattaforma didattica on line open source per la rete dei nostri IIC. Una piattaforma “rivoluzionaria”, ha detto il direttore centrale, che agli IIC consentirà non solo di attivare registrazioni on line per i propri corsi, ma anche di somministrare questi stessi corsi, tanto on line quanto in presenza, con l’ausilio di “un’app facile e intuitiva”.

Infine tecnologia: “siamo consapevoli della necessità di dare un’immagine sempre più aggiornata e vitale del nostro patrimonio culturale, mediante una narrativa che sia al passo con i tempi”, ha detto Piccioni. “La tecnologia è oggi più che mai la chiave per vivere la cultura, il viaggio e il confronto che la pandemia ci ha negato, in attesa di tornare alla normalità. I contenuti di Italiana sono uno specchio di questa consapevolezza”.

Quanto ai contenuti, Italiana coniuga “tradizione e modernità”, “passato e futuro”. Le cifre, come ha sottolineato Piccioni, parlano da sole: sono già on line 39 proposte (sottotitolate in inglese) di spettacolo dal vivo, teatro, danza, circo contemporaneo, musica classica/contemporanea e musica jazz; e altri contenuti arriveranno nelle prossime settimane, perché ormai è chiaro, ha concluso la rappresentante della Farnesina: “la Promozione del Sistema Paese ha raccolto la sfida di mettersi al passo con i tempi”.

Ha chiuso la conferenza stampa un secondo ciclo di interviste, che ha visto come protagonisti proprio gli attori della rete culturale della Farnesina. Oltre alla vincitrice della borsa di studio del MAECI Agnieszka Bakowska, oggi impegnata a promuovere i rapporti letterari tra Italia e Polonia e per la quale studiare in Italia ha significato “passione e gioia”, hanno portato il loro contributo alla presentazione: il dirigente della Scuola Italiana di Madrid, Massimo Bonelli, che, a fronte di una carenza di modernità, riconosce all’Italia “l’assoluta virtù dello stile e della creatività in tutti i settori”; Marcella Frangipane, ordinario all’Università La Sapienza di Roma e impegnata in numerose missioni archeologiche in Messico, Egitto e Turchia, per la quale occorre “puntare a promuovere in futuro l’investimento in ricerca” e imparare a “coniugare la cultura umanistica, che ci contraddistingue e su cui abbiamo molti punti di forza, con la cultura scientifica”, per un obiettivo comune, e quindi “fare rete” con la comunità scientifica italiana e internazionale “per affermare le nostre qualità come ricercatori”; e Maria Vittoria Longhi, direttrice dell’IIC Tunisi, per la quale il valore aggiunto di un portale come Italiana è “sicuramente una maggiore visibilità esterna, una riconoscibilità della nostra azione culturale, una valorizzazione di tutto ciò che propone la rete e anche rendere accessibili in maniera più efficace una serie di informazioni che altrimenti risulterebbero frammentate”.

Il portale è da oggi attivo, pronto a farsi vetrina internazionale per le imprese culturali e creative italiane che vogliano veicolare e valorizzare i propri “prodotti” in tutto il mondo.

Organizzato in quattro sezioni principali – Cultura e creatività, Lingua e formazione, Opportunità, Chi siamo – “Italiana“ propone già, immediatamente disponibili per la fruizione, contenuti come la serie “Ritratti di donne“, che, realizzata in collaborazione con il Premio Solinas, racconta in dieci episodi (sottotitolati in inglese) le storie di dieci protagoniste della scena culturale italiana contemporanea, fra letteratura, arte, musica, cinema, teatro, archeologia, moda e impresa; o i podcast “Music and the Cities“, che compongono un viaggio alla scoperta delle città italiane attraverso il filo conduttore della musica, dalla tradizione popolare ai linguaggi più attuali; o ancora la serie “JazzLife. La vita con la J maiuscola“, realizzata in collaborazione con Umbria Jazz, che propone quattro documentari e quattro concerti inediti di alcuni dei protagonisti più interessanti dell’attuale panorama jazzistico italiano in luoghi iconici del nostro patrimonio culturale.

Ci sono poi le produzioni inedite realizzate con gli avvisi pubblici “Vivere ALL’italiana in musica“ e “Vivere ALL’italiana sul palcoscenico“ e altri contenuti multimediali fruibili in collegamento con piattaforme dedicate come Vimeo. Il sito permette inoltre di esplorare la rete culturale italiana all’estero grazie ad una mappa interattiva che include Istituti Italiani di Cultura, Scuole italiane, cattedre e lettorati di italianistica in Università straniere e missioni archeologiche sostenute dall’Italia. (raffaella aronica\aise)

Fonte: Italiana: la cultura è online (aise.it)

Merlo (MAIE): le 400 unità di personale “Effetto delle nostre politiche al governo”

La Farnesina ha indetto in questi giorni un concorso pubblico per il reclutamento di complessive 400 unità di personale. Non accadeva da decenni. A quanto appresso da una nota del MAIE, questa novità rappresenta “gli effetti delle politiche portate avanti in questa legislatura dal Senatore eletto all’estero nonché presidente del MAIE, Ricardo Merlo”, già Sottosegretario agli Esteri nel Conte 1 e nel Conte 2.

“La prima cosa che mi colpì una volta entrato alla Farnesina, fu l’assenza di giovani”, ha commentato l’ex Sottosegretario. “Per questo – ha aggiunto – fin da subito mi attivai per trovare i fondi necessari a consentire nuove assunzioni al ministero, soldi trovati – non senza sforzo – nelle ultime leggi di bilancio. Sono molto soddisfatto di sapere che presto altre 400 unità di personale contribuiranno ad agevolare e velocizzare il lavoro a favore degli italiani all’estero e del Sistema Italia nel mondo”.

Le assunzioni – tutte a tempo indeterminato – riguardano, in particolare, personale non dirigenziale. Si tratta di collaboratori di amministrazione, di area contabile e consolare, ma anche di tecnici per i servizi di informatica e telecomunicazioni.

“La rivoluzione che come MAIE abbiamo portato avanti al ministero degli Esteri negli ultimi tre anni, continua a dare i suoi frutti”, ha sottolineato ancora il Senatore, che ha poi concluso: “L’auspicio è che la formazione di questo personale possa terminare prima possibile, perché c’è tanto lavoro da fare; i nostri connazionali, ovunque siano nel mondo, meritano di ricevere servizi consolari efficienti in tempi dignitosi. Noi, nel Parlamento italiano, continueremo a batterci per questo”. (aise) 

Fonte: Merlo (MAIE): le 400 unità di personale “Effetto delle nostre politiche al governo” (aise.it)

Ir Arriba