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January 2021

2021: L’anno dei “costruttori”

Non ci sono dubbi: l’anno che si è da poco concluso – il 2020 – sarà ricordato come “annus horribilis”, l’anno più buio della storia del mondo dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Più della “grande guerra”, la pandemia ha colpito praticamente tutte le nazioni, tutti i continenti, seminando sconforto e disperazione tra miliardi di persone.
Il 2021 è così iniziato all’insegna della speranza; una speranza legata alla massiccia campagna di vaccinazione iniziata pressocchè in contemporanea in tutte le parti del mondo. “La scienza ci offre l’arma più forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Ora a tutti e ovunque, senza distinzioni, dovrà essere consentito di vaccinarsi gratuitamente: perché è giusto e perché è necessario per la sicurezza comune”: sono le parole con le quali nell’ultimo giorno dello scorso anno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è rivolto agli italiani; un auspicio ma anche un appello, perché, ha concluso il Presidente “vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere”. Un dovere morale, ovviamente, non una imposizione, una scelta libera ma anche un atto di solidarietà verso il prossimo e l’intera società.
Ma il vaccino da solo non può costituire la via d’uscita per la più grande crisi planetaria dell’ultimo secolo; il mondo, oggi come mai prima, avrà bisogno di “costruttori”: “Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori”; sono sempre parole del Presidente Mattarella che potremmo senza esitazioni rivolgere a tutti coloro che nel mondo hanno responsabilità in campo sociale e politico. Troppo spesso, negli ultimi anni, il nobile esercizio dell’attività politica è stato piegato alla conquista o conservazione del potere fine a sé stesso o all’esasperazione di un conflitto sempre più violento tra opposte fazioni; troppe volte la necessaria condivisione dei comuni valori democratici e costituzionali è stata sovrastata dalla valanga di insulti e ‘fake news’ che hanno utilizzato anche la pandemia come terreno di scontro politico, mentre la popolazione soffriva le conseguenze della mancanza di coesione e coordinamento tra i responsabili delle istituzioni.
E’ per questi motivi che la sfida che affronteremo nel corso di questo difficile 2021 sarà decisiva per le sorti dell’umanità; una sfida che nessuno può affrontare, tantomeno vincere, da solo. La cooperazione tra i popoli e le nazioni, in campo scientifico e non solo, è stata fondamentale per la scoperta dei vaccini e sarà determinante per uscire dalla crisi. Nel suo ultimo discorso ai tedeschi, dopo quindici anni a capo del governo della Germania, Angela Merkel ha voluto sottolineare l’importanza dell’integrazione e dell’arricchimento culturale per lo sviluppo della scienza e delle società. La Merkel ha citato l’azienda all’interno della quale sono stati fatti i primi test che hanno poi portato al primo vaccino contro il virus, un’azienda tedesca partner di una società americana, all’interno della quale lavorano ricercatori di 60 diversi Paesi coordinati da due immigrati di origine turca: “Non riesco a immaginare un migliore esempio di come la cooperazione europea e internazionale, la forza della diversità, sia ciò che porta al progresso.”
E’ questa la principale lezione della pandemia: “Nessuno di salva da solo !”; lo aveva gridato Papa Francesco in una Piazza San Pietro deserta durante le celebrazioni della Pasqua e oggi siamo tutti consapevoli che senza il cemento della solidarietà, dentro e fuori dai confini dei nostri Paesi, non sarà possibile vincere questa vera e propria guerra contro un nemico insidioso e senza volto.
Fabio Porta

Ippolito (Spallanzani): “Covid quarta causa di morte in Italia, ma non sappiamo perché”

“Il virus oggi è la quarta causa di morte in italia. Ma ancora non sappiamo perché nel nostro paese abbiamo avuto così tanti decessi. Questo deve indurci ad aumentare la ricerca e a cambiare il modello di comunicazione, perché se ogni giorno diciamo qualcosa finiamo per smentirci. Dobbiamo fare ricerca e dire ‘non sappiamo’ “.

Lo ha detto il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito, durante la presentazione del libro “Il senso dell’Insieme” che ripercorre le tappe di questo anno. Esattamente un anno fa, il 29 gennaio 2020, allo Spallanzani furono ricoverati i primi due pazienti cinesi affetti dal Covid-19.

“In occasione delle elezioni di Biden, l’immunologo Anthony Fauci ha detto che è necessario riscrivere un modello di comunicazione e indipendenza della scienza che non sia fatta per apparire tutti i giorni – ha aggiunto Ippolito – la pressione data dai casi e dai morti ha portato alla richiesta di interventi, ma abbiamo bisogno di dire ‘non lo so’ e fare ricerca”.

Ippolito ha poi sottolineato, per quanto riguarda la vaccinazione, “che in Italia non sono stati rilevati effetti gravi dalle somministrazioni. Dunque non c’è un motivo per non sottoporsi a vaccinazione”. Infine un ammonimento: “Chi pensa che questa sia l’ultima pandemia, sbaglia”.

Fonte: Ippolito (Spallanzani): “Covid quarta causa di morte in Italia, ma non sappiamo perché” – la Repubblica

Consultazioni Quirinale/ Merlo: sì a Conte

Scontato “sì” a un Conte ter dal Gruppo Europeisti-Maie-Centro Democratico del Senato. A salire al Quirinale questa mattina per le consultazioni avviate dal Presidente Mattarella sono stati Ricardo Merlo, senatore Maie e attuale sottosegretario agli esteri, Gregorio De Falco e Andrea Causin.

“Con il nostro Gruppo non vogliamo sostituire nessuno” nel sostegno al Governo, ha esordito Merlo. “Sono due i nostri principi fondamentali: l’europeismo, perchè vogliamo che l’Italia continui la linea politica con l’Ue, e Conte Premier, che per noi è l’unica soluzione in grado di far continuare questa legislatura”.

Il reincarico a Conte, ha confermato De Falco, è “l’unica soluzione” in grado di “non far perdere altro tempo al Paese” nella gestione della crisi pandemica, prima che politica.

Questa instabilità “è pericolosa”, ha aggiunto Causin, che ha sostenuto la necessità di “trovare una soluzione” con “attenzione particolare al tema dell’impresa”.

Circa poi i contatti in Senato per “allargare” il Gruppo, interrogato dai giornalisti Merlo ha precisato: “non c’è nessuna campagna di allargamento: parliamo con tutti i colleghi per allargare la maggioranza non il nostro gruppo, senza escludere nessuno”. Respinta dunque l’accusa di fare “proselitismo”: “in politica si fa sempre così, anche nel 2011 nella crisi Fini-Berlusconi nacquero Gruppi parlamentari che non si erano presentati alle elezioni”.

“Noi – ha ribadito concludendo – continuiamo a dialogare con tutti per allargare la maggioranza non il Gruppo”. (aise) 

Fonte: Consultazioni Quirinale/ Merlo: sì a Conte (aise.it)

Cresce il mercato del libro nel 2020

Nell’anno della pandemia, l’editoria di varia natura (libri di narrativa e saggistica e per bambini e ragazzi venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione, ebook e audiolibri) è cresciuta del 2,4% raggiungendo gli 1,54 miliardi di euro a prezzo di copertina. Si tratta di una delle migliori performance a livello europeo, “grazie all’impegno degli editori che nei mesi più difficili hanno continuato a investire, dei librai, del Governo e del Parlamento che hanno varato un vasto piano di aiuti e scelto di considerare per la prima volta il libro bene essenziale, permettendo così di tenere aperte le librerie durante i lockdown”, ha anticipato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e vice presidente della Federazione degli editori europei (FEP), Ricardo Franco Levi.

Levi illustrerà i risultati dell’analisi di mercato, realizzata dall’Ufficio studi AIE in collaborazione con Nielsen, in occasione della giornata conclusiva del XXXVIII Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri, che si terrà domani, venerdì 29 gennaio, per la prima volta on line. Intanto però ecco i dati principali della ricerca.

Nell’anno della pandemia l’Italia chiude con il segno più. Nel 2020 le vendite di libri cartacei sono cresciute dello 0,3% a prezzo di copertina, toccando 1,43 miliardi. La crescita è ancora più marcata, pari al 2,4%, se si considerano e-book (cresciuti del 37% a 97 milioni) e audiolibri (+94%, 17,5 milioni). Grazie a questi aumenti, la lettura e l’ascolto digitale valgono oggi il 7,4% delle vendite del comparto varia.

Ancora più significativa la crescita in termine di copie (+2,9%), dove il +36,6% degli e-book ha più che compensato il leggero calo delle copie di libri (-0,8%). Nel complesso, gli italiani hanno acquistato 104,5 milioni di libri, al netto degli audiolibri per i quali non possiamo avere un valore “a copia”, perché in prevalenza acquistati in abbonamento.
La crescita dell’online. Dietro questi numeri positivi si cela, tuttavia, uno scenario complesso. Le librerie e più in generale i canali fisici cedono quote di mercato all’online che dal 27% del 2019 cresce fino al 43%. Da segnalare la concentrazione di una larga fetta delle vendite nelle mani di un solo operatore. I canali fisici, però, hanno recuperato terreno rispetto all’online nel corso dell’anno, passando dal 52% di aprile al 57% di fine dicembre. In questo panorama, è da sottolineare la particolare difficoltà delle librerie di catena, di quelle che si trovano nei centri turistici delle città d’arte, all’interno dei centri commerciali, stazioni ferroviarie e aeroporti.

Il confronto con l’Europa. Il dato positivo italiano (+0,3%), esclusi e-book e audiolibri, è superiore a quello di Francia e Germania, che calano rispettivamente del -2% e del -2,3% e poco inferiore a quello spagnolo (+1%). Regno Unito (+5,5%), Olanda (+7%) e Finlandia (+2%) – tra i Paesi che ad oggi sono in grado di fornire questi dati – fanno significativamente meglio dell’Italia, mentre crolla il Portogallo (-19%). “I nostri dati erano in linea con Francia e Germania fino ad ottobre”, ha detto Levi. “È stata l’apertura delle librerie durante l’ultimo lockdown a fare la differenza”.

Regno Unito, Olanda e Finlandia sono rappresentative di un Nord Europa che è andato molto bene grazie alla concentrazione dei consumi culturali sul libro e alla crescita impetuosa dell’e-commerce; il caso del Portogallo non differisce invece da quello di altri Paesi del Sud e Est Europa dove l’e-commerce è ancora poco sviluppato. Il calo delle vendite in libreria è l’elemento, preoccupante, che accomuna tutti i Paesi dell’Unione.

“In questo quadro”, ha spiegato Levi, “il nostro Paese si è distinto per il vasto piano di sostegno pubblico che è stato ottenuto anche grazie a una stretta collaborazione tra l’associazione degli editori, quella dei librai e quella dei bibliotecari. Una collaborazione che ha portato a misure, prese a modello in Europa, che hanno al centro lo stimolo alla domanda, pubblica e privata”.

Le criticità. L’editoria scolastica, il cui ruolo è stato fondamentale nella didattica a distanza, ha avuto un anno condizionato dal limitato rinnovo delle adozioni. Meglio è andata l’editoria universitaria, per la valorizzazione del libro nella didattica a distanza e perché il lockdown ha ridotto il fenomeno delle fotocopie pirata, un problema che si ripresenterà alla riapertura, aggravato dalla preoccupante crisi delle librerie universitarie. Da ricordare, infine, le difficoltà di settori molto specifici del comparto, come l’editoria d’arte, quella turistica e professionale giuridica. (aise)

Fonte: Cresce il mercato del libro nel 2020 (aise.it)

Terra delle Radici: partito il progetto in Abruzzo

È partito in Abruzzo alla fine di dicembre e si sta continuando ad evolvere in questo 2021 il progetto “Terra delle Radici”, un’iniziativa sul Turismo delle radici di cui si è già fatta promotrice l’Associazione degli Abruzzesi in Paraguay, in collaborazione con il Centro Italico Safinim. Il progetto, finanziato dal Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo, che ne dà oggi notizia sul proprio profilo Facebook, prevede la realizzazione di una banca dati dell’albero genealogico degli emigrati all’estero teso a contrastare, o quantomeno tamponare, gli effetti dello spopolamento territoriale, riportando sul territorio regionale, in veste di turisti, i discendenti di coloro che migrarono anni prima nel mondo alla ricerca di miglior fortuna.

Il progetto è stato proposto dai Comuni di Carunchio, Castelguidone, Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno, Fraine, Montazzoli, Roccaspinalveti, Schiavi di Abruzzo, Torrebruna.

Oltre agli Enti pubblici, primo promotore del progetto è l’Associazione Centro Studi Alto Vastese e Valle del Trigno, da anni impegnata nella promozione, ricerca e valorizzazione del territorio, oltre che la Pro Loco di San Giovanni Lipioni.

Il cuore del progetto resta dunque quello di sviluppare un maggiore contatto con gli abruzzesi nel mondo, e, infatti, il sito del progetto, così come i soggetti protagonisti, si augurano che il progetto possa diventare sempre più esteso. Per farlo, il progetto ha previsto la creazione del database, che sarà messo a disposizione direttamente nel Centro Studi o sul portale web appositamente realizzato che conterrà anche notizie, foto e video promozionali del territorio dell’Alto Vastese. Tali attività fungeranno da base per creare pacchetti turistici esperienziali ed emotivi volti proprio ai discendenti che vengono a conoscere i luoghi dove hanno le proprie origini e da dove i propri avi partirono facendo rotta verso i 5 continenti.

Solo nel 2017, sono arrivati in Italia circa 670.000 stranieri legati al turismo delle origini che ha prodotto un giro di affari di circa 650 milioni di euro nel territorio italiano (dati Enit 2017), con la tendenza di crescita di oltre il 20% anno. Tenendo in considerazione che nel mondo ci sono circa 60-80 milioni di discendenti da emigrati italiani, il progetto si pone di intercettare questo vasto bacino di utenza, organizzando un sistema di targeted marketing che si avvarrà di dati inseriti in questo contenitore di dati, che conterrà le informazioni di tutti gli emigrati partiti dai comuni coinvolti dal progetto, quindi potenzialmente interessati a tornare nel loro territorio di origine. (aise) 

Fonte: Terra delle Radici: partito il progetto in Abruzzo (aise.it)

Gli effetti del Covid sulle migrazioni

Nei primi 10 mesi del 2020, l’Unione Europea nel suo insieme ha registrato un calo del 33% su base annua nelle domande di asilo e il numero più basso di attraversamenti irregolari delle frontiere degli ultimi 6 anni. È quanto emerge dai nuovi dati diffusi oggi dalla Commissione europea su come la pandemia da coronavirus abbia influito anche sulla migrazione verso l’Unione.

Dati da cui emerge, però, che l’impatto non ha prodotto un calo uniforme: in varie comunità locali ci sono stati arrivi inaspettatamente numerosi, e il numero complessivo di arrivi ha continuato a crescere dopo un brusco calo ad aprile.
“Il concetto di solidarietà ha assunto un significato del tutto nuovo nelle azioni senza precedenti intraprese dall’Unione europea per gestire la pandemia di COVID-19”, ha commentato Margaritis Schinas, Vicepresidente e Commissario per la Promozione dello stile di vita europeo. “Quella stessa solidarietà deve essere ora trasferita anche nel settore della gestione della migrazione. Possiamo gestire bene la migrazione solo se lo facciamo tutti assieme – sia nel caso di flussi elevati che nel caso di flussi ridotti. Ora è giunto il momento di trovare un accordo in merito alle nostre proposte per una politica europea in materia di migrazione e asilo”.

La pandemia, ha aggiunto Ylva Johansson, Commissaria per gli Affari interni, “ha avuto un impatto notevole sulla migrazione e sugli stessi migranti, che hanno spesso svolto un ruolo fondamentale nella risposta dell’UE alla COVID-19, facendo al contempo fronte a rischi sproporzionati. Mentre negoziamo il nuovo patto sulla migrazione e l’asilo, gli Stati membri devono proseguire il potenziamento e la riforma dei loro sistemi di gestione della migrazione. Adesso che i pochi arrivi si traducono in minore lavoro per i sistemi di asilo è il momento giusto per trovare un accordo su un modo equo, efficace e resiliente per assumere tutti assieme questa responsabilità”.

Dati aggiornati sulle variazioni demografiche nel loro complesso, inclusa la migrazione legale che rappresenta di gran lunga la maggioranza delle migrazioni nell’UE, saranno disponibili nel corso dell’anno. Questi dati dovrebbero evidenziare un netto calo complessivo della migrazione a seguito delle attuali restrizioni. Anche i dati sui rimpatri nel 2020, che saranno disponibili nel corso dell’anno, dovrebbero registrare un calo. La Commissione intende fornire aggiornamenti ogni trimestre.

NETTO CALO NELLE DOMANDE DI ASILO

Nei primi 10 mesi del 2020, nell’UE sono state presentate 390 000 domande di asilo (incluse 349 000 per la prima volta), il 33 % in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Gli Stati membri hanno ridotto il numero di richieste di asilo pendenti in arretrato. Alla fine di ottobre 2020, il numero di casi era pari a 786 000, il 15 % in meno rispetto alla fine del 2019. Questo significa comunque che, a livello di Unione, il numero di casi in arretrato è superiore al numero di nuove domande presentate in un anno – con notevoli differenze tra gli Stati membri. Il tasso di riconoscimento, o la percentuale di domande di asilo che hanno ricevuto una risposta positiva in prima istanza (prima di eventuali ricorsi), comprese le concessioni dello status umanitario, si è attestato al 43 %.

IL NUMERO PIÙ BASSO DI ATTRAVERSAMENTI IRREGOLARI DELLE FRONTIERE DEGLI ULTIMI 6 ANNI, MA CON NOTEVOLI VARIAZIONI REGIONALI

Si è osservato un calo del 10 % nel numero di attraversamenti irregolari delle frontiere verso l’UE (114 300 nel periodo gennaio-novembre 2020) rispetto allo stesso periodo nel 2019, il livello più basso degli ultimi 6 anni. Nonostante un notevole calo degli arrivi irregolari nei paesi di primo ingresso lungo il Mediterraneo orientale (-74 %, 19 300), il calo è derivato principalmente dagli scarsi arrivi dalla Turchia verso la Grecia, dove è probabile che la situazione muti a causa di diversi fattori tra cui gli sviluppi politici ed economici in Turchia.

Gli arrivi irregolari lungo il Mediterraneo centrale (verso l’Italia e Malta) sono aumentati (+154 %) rispetto allo stesso periodo del 2019, benché nel complesso si sia registrata una riduzione. Ci sono stati 34 100 arrivi irregolari nel 2020, rispetto a quasi 11 500 nel 2019, con la maggior parte delle persone sbarcate a Lampedusa. Con l’eccezione del mese di marzo, gli arrivi hanno superato costantemente i livelli del 2019.

La Spagna, e in particolare le Isole Canarie, ha registrato un notevole aumento degli arrivi (+46 %, 35 800) nel 2020 rispetto al 2019. Nel paese gli effetti delle restrizioni legate alla COVID-19 sugli arrivi irregolari sono stati temporanei: a partire da agosto 2020, il numero di arrivi verso la Spagna è stato nettamente superiore rispetto al 2019.

In entrambi i casi molti dei nuovi arrivi provengono da paesi in difficoltà a causa della flessione dell’economia e non a causa di conflitti. Probabilmente anche una diminuzione delle rimesse contribuisce a questa tendenza. Fino a quando la pandemia non sarà sotto controllo e non sarà avviata la ripresa economica, le scarse prospettive di lavoro e di cure sanitarie nei paesi di origine continueranno a spingere le persone a migrare verso l’UE.

Attraversare il Mar Mediterraneo è ancora pericoloso. Malgrado un calo del numero di partenze nel 2020, 1.754 persone sono state dichiarate morte o disperse rispetto a 2.095 nel 2019. (aise) 

Fonte: Gli effetti del Covid sulle migrazioni (aise.it)

Mattarella: “La memoria è un dovere di civiltà”

“Sono passati vent’anni da quella legge che ha istituito il Giorno della Memoria, dedicato al ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. E, tutte le volte, ci accostiamo al tema della Memoria con commozione e turbamento; e sempre pervasi da inquietudine, dubbi e interrogativi irrisolti. Perché Auschwitz – che simboleggia e riassume tutto l’orrore e la lucida follia del totalitarismo razzista – racchiude in sé i termini di un tragico paradosso. Si tratta, infatti, della costruzione più disumana mai concepita dall’uomo. Uomini contro l’umanità”. Così ha aperto il suo intervento il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha chiuso questa mattina la celebrazione del “Giorno della Memoria” che ricorre oggi, 27 gennaio. La cerimonia, svolta al Palazzo del Quirinale, è stata condotta dall’attrice Eleonora Giovanardi, che ha letto brani di Aharon Appelfeld, Yitzhak Katzenelson e Nedo Fiano. Erano presenti i Presidenti del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e della Camera dei Deputati, Roberto Fico, e il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte.

“Una spaventosa fabbrica di morte – ha proseguito il Capo dello Stato -. Il non luogo, l’inaudito, il mai visto, l’inimmaginabile. Sono questi i termini ricorrenti con cui i sopravvissuti hanno descritto il loro tremendo passaggio in quei luoghi di violenza e di abiezione. Lo abbiamo ascoltato poc’anzi ancora dalle parole di Sami Modiano. Un unicum, nella storia dell’umanità, che pur è costellata purtroppo di stragi, genocidi, guerre e crudeltà. Una mostruosa costruzione, realizzata nel cuore della civile ed evoluta Europa. In un secolo che pure si era aperto con la speranza nel progresso, nella pace e nella giustizia sociale e con la fiducia nella scienza, nella tecnica e nelle istituzioni della democrazia”.

“I totalitarismi della prima metà del Novecento – e le ideologie che li hanno ispirati – hanno arrestato la ruota dello sviluppo della civiltà, precipitando larga parte del mondo nella notte della ragione, nel buio fitto della barbarie, in una dimensione di terrore e di sangue – ha aggiunto ancora Mattarella -. Ricordare e far ricordare a tutti il sacrificio di milioni di vittime innocenti – ebrei in maggior parte, ma anche rom e sinti, omosessuali, oppositori politici, disabili – esprime dunque un dovere di umanità e di civiltà, che facciamo nostro ogni volta con dolorosa partecipazione. Ma faremmo un’offesa grave a quegli uomini, a quelle donne, a quei bambini mandati a morire nelle camere a gas, se considerassimo quella infausta stagione come un accidente della storia, da mettere tra parentesi. Se, insomma, rinchiudessimo soltanto nella memoria quei tragici accadimenti, chiudendo gli occhi sulle origini che hanno avuto e sulle loro dinamiche”.

“Il fascismo, il nazismo, il razzismo non furono funghi velenosi nati per caso nel giardino ben curato della civiltà europea – ha evidenziato -. Furono invece il prodotto di pulsioni, di correnti pseudo culturali, e persino di mode e atteggiamenti che affondavano le radici nei decenni e, persino, nei secoli precedenti. Certo, nei salotti di tante parti d’Europa, dove a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, si conversava, con irresponsabile civetteria, di gerarchia razziale, di superiorità ariana, di antisemitismo accademico, forse nessuno avrebbe pensato che si sarebbe poi arrivati un giorno a quella che fu crudelmente chiamata soluzione finale, ai campi di sterminio, ai forni crematori.

Ma le parole, specialmente se sono di odio, non restano a lungo senza conseguenze. Quelle idee e quei pensieri grotteschi, nutriti di secoli di pregiudizi contro gli ebrei, rappresentarono il brodo di cultura nel quale nacque e si riprodusse il germe del totalitarismo razzista. Rimasto per molto tempo allo stato latente, esplose e si diffuse, con violenza inimmaginabile, quando infettò organismi politici e sociali indeboliti e sfibrati dalla crisi economica esplosa dopo la Grande Guerra”.

“La disperazione e la paura del futuro, di fronte all’inefficacia e alle divisioni della politica, spinsero molte persone a consegnare il proprio destino nelle mani di chi proponeva scorciatoie autoritarie, ad affidarsi ciecamente al carisma “magico” dell’uomo forte – ha sottolineato il Presidente della Repubblica -. “Credere, obbedire e combattere”, intimava il fascismo. “Obbedienza incondizionata ad Adolf Hitler” giuravano invece i soldati e i funzionari del regime nazista. La fiducia nel potere diventava un atto di fede cieco e assoluto. L’arbitrio soppiantava la legge. L’uso abile e spregiudicato dei mezzi di comunicazione più moderni del tempo e l’instaurazione di un regime di terrore, che stroncava ogni forma di dissenso, completarono quell’opera nefanda”.

“Violenza, paura, sopraffazione, persecuzioni, privilegi, razzismo, culto del capo erano le autentiche fondamenta del nuovo ordine politico e sociale propugnato dal nazifascismo”, ha spiegato ancora Mattarella prima di ricordare ciò che aveva scritto nel 1931 Lauro de Bosis: “L’atteggiamento che consiste nell’ammirare il fascismo pur deplorando gli eccessi non ha senso. Il fascismo non può esistere che grazie ai suoi eccessi. I suoi cosiddetti eccessi sono la sua logica”.

Ed è sulla logica che parla poi il Presidente della Repubblica: “La logica di quegli eccessi contro la cultura e contro la dignità umana, contro la dimensione personale di ogni cittadino, connaturata a tutti i totalitarismi, fece deviare bruscamente il corso di Italia e Germania. Si trattava di Paesi di antica tradizione cristiana e umanista, culle del diritto, dell’arte, del pensiero, della civiltà. Le dittature li precipitarono in un universo tetro, senza libertà e senza umanità. Una dimensione fatta di odio e di paura che, inevitabilmente, portò alla soppressione fisica di chi veniva definito diverso e scatenò – per brama di conquista e di potenza – il più micidiale e distruttivo conflitto che la storia dell’uomo rammenti”.

“La circostanza che i dittatori trovino nelle loro popolazioni, per qualche tempo, larga approvazione e ampio consenso non attenua per nulla la responsabilità morale e storica dei loro misfatti – ha proseguito ancora il numero 1 dello Stato -. Un crimine, e un crimine contro l’umanità, resta tale, anche se condiviso da molti, aggiungendo alla infamia la colpa di aver trascinano in essa numerosi altri. Questa constatazione, persino ovvia – ma talvolta posta in discussione – ci obbliga piuttosto, ancora una volta, a fare i conti senza infingimenti e con coraggio, con la storia nazionale. E a chiamare gli eventi con il loro vero nome”.

Mattarella ha poi continuato ricordando come nei saloni del Quirinale sia esposta da ormai diversi mesi– insieme ad altre pregevoli realizzazioni artistiche contemporanee – un’opera del maestro Emilio Isgrò, dal titolo “Colui che sono”: “Isgrò vi ha cancellato a una a una le parole contenute negli articoli delle famigerate leggi razziali italiane del 1938. Quelle cancellature non rappresentano una rimozione, tutt’altro. Le pagine di quel provvedimento infame e infamante rimangono infatti ben visibili, sia pure sotto fitti tratti di penna. La Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza, ha cancellato le ignominie della dittatura. Ma non intende dimenticarle. Non vanno dimenticate”.

“Per questa ragione la memoria è un fondamento della Repubblica che si basa sui principi di uguaglianza, di libertà, di dignità umana, con il riconoscimento, pieno e inalienabile, dei diritti universali dell’uomo, di ciascuna persona. Contro la barbarie dell’arbitrio, della violenza, della sopraffazione – ha affermato -. La memoria – che oggi celebriamo qui e in tante altre parti del mondo – non è, dunque, gettare lo sguardo su una fotografia che sbiadisce con il trascorrere del tempo. Ma un sentimento civile, energico e impegnativo. Una passione autentica per tutto quello che concerne la pace, la fratellanza, l’amicizia tra i popoli, il diritto, il dialogo, l’eguaglianza, la libertà, la democrazia”.

“Nei giorni scorsi Edith Bruk ha detto che “sull’Europa intera sta tornando una nuvola nera” – ha ricordato Mattarella -. Confido che non sia così, anche per la fiducia nella grande, storica costruzione di pace rappresentata dall’Unione Europea, nata dando centralità alla persona umana, sulla base dell’amicizia tra i popoli del Continente e mettendo in comune il loro futuro. Ma quell’appello, quell’avvertimento non va dimenticato. Sta a noi impedire che quel che – di così turpe – è avvenuto si ripeta – ha concluso -. Sta a noi vigilare e guidare gli avvenimenti e trasmettere alle future generazioni i valori della civiltà umana”. (aise) 

Fonte: Mattarella: la memoria è un dovere di civiltà (aise.it)

Ricordando Giorgio Gaber

Il 25 gennaio, il grande Giorgio Gaber avrebbe compiuto 82 anni. Molto seguito in Italia, in Argentina è poco conosciuto, forse perché nelle sue canzoni criticava la società e i cambiamenti sociali. Era milanese ed era sposato con la cantante Ombretta Colli. Le sue relazioni con la cosiddetta “scuola genovese” sono note e ben documentate, legate soprattutto al grande Luigi Tenco e al Maestro Gian Franco Reverberi.

Qualche anno in viadelcampo29rosso l’indimenticabile Roberta Alloisio ha emozionato il pubblico con canzoni di Gaber,  accompagnata alla chitarra dal Maestro Gianni Martini che è stato chitarrista di Gaber negli anni di maggior successo dell’artista.

Il 4 ottobre 2014 viene presentato Xena Tango, disco realizzato in collaborazione con l’argentino Luis Bacalov e Walter Rios, considerato l’erede di Astor Piazzolla, e che si avvale, tra gli altri, di autori come Carlo Marrale, Umberto Bindi, Ivano Fossati, Vittorio De Scalzi. Accompagnato da un libro curato da Giampiero Vigorito.

Ora, Luigi Tenco, Roberta Alloisio continuano a cantare in cielo accompagnati da Fabrizio De’ Andrè per il piacere degli angeli.

Viadelcampo29rosso

Adriano Mori e Fiorella Acri: un’esplosione di vitalità

Adriano Mori e Fiorella Acri, sono un’esplosione di vitalità, trasmettono allegria, voglia di cantare e di ballare, ora durante la pesante pandemia coi loro spettacoli generano una brezza di vitalità e infondono speranza. Adriano Mori, cantante, showman è uno dei simboli stessi dell’italianità in Argentina, un’espressione brillante della nostra collettività, anche se c’è da rilevare che se la sua carriera non è circoscritta a Buenos Aires ma trascende i limiti geografici dell’Argentina poiché si è svolta anche Uruguay e in Italia. Canta in italiano, spagnolo e inglese i successi italiani più famosi degli anni settanta, ottanta fino ad oggi, come: Volare, Un uomo in frak, O sole mio, Un’estate italiana, Sono un italiano di Toto Cotugno e molti altri. La vita del cantante, apparentemente gioiosa, è, di fatto, frutto della tenacità e del sacrificio, anche se realizzati con entusiasmo e molto piacere. La costanza di lunghe ed estenuanti prove e il sacrificio di tenere sempre pronta la valigia per volare lontano adattarsi a mentalità e palcoscenici diversi. Adriano, in effetti, gira tra l’Italia, l’Uruguay e l’Argentina da trentacinque anni.

Fa la stagione estiva nei luoghi di villeggiatura italiani, poi si sposta in Argentina quindi a Punta del Este, dove anima il periodo delle vacanze. Durante la sua lunga carriera ha inciso molti dischi e si è conquistato un gran numero di fan che lo seguono da decadi.

Mori è un cognome d’arte, Acri è il suo vero cognome, infatti, lui è oriundo di Acri Bisignano vicino a Crotone. Fiorella ha preferito per la sua carriera prendere il suo vero cognome.

Da anni padre e figlia si esibiscono insieme e succedeva spesso, quando non c’era la pandemia, negli anni d’oro dell’ultima collettività italiana, a cavallo del duemila, incontrarli insieme nell’atrio del Teatro Coliseo. Lui adulto e bell’uomo, lei ancora bambina. Succedeva in occasione degli spettacoli organizzati dal Consolato Generale di Buenos Aires per celebrare il Giorno della Repubblica, 2 Giugno,  e dopo anche nello spettacolo di Natale. Accadeva anche di vedere Adriano, seduto in platea, con Cacho Castaña, Gian Franco Pagliaro, Piero, il maestro Luigi Carniglia, tutti big della musica argentina, ma tutti italiani. C’è da pensare quindi che anche a livello musicale e dello spettacolo noi italiani abbiamo dato una marca decisiva all’arte argentina dai suoi inizi fino ad ora.

Comunque vedendo padre e figlia mentre fanno uno spettacolo, molto affiatati, complici e contenti, oltre a pensare: “quanto sono bravi!”, è inevitabile costatare che Adriano Mori come padre è un esempio di genitore che ha saputo trasmettere alla figlia, la sua arte, i suoi valori, la sua capacità. Adriano ha uno stupendo controllo dello spazio scenico e lo stesso vale per la figlia che, oltre a essere bella, si muove con tutta naturalità, sa cantare ma anche districarsi e tenere sotto controllo le situazioni più svariate. Ascoltandoli e guardandoli ci si meraviglia e sorge spontaneo rendersi conto che in questo caso si è conservata la memoria generazionale. Fiorella, ormai uscita dal guscio, continua a cantare con il padre ma ha anche iniziato una sua carriera personale, si esibisce in teatri, caffè concert, bar, ristoranti, feste private. In conclusione Adriano è riuscito a realizzare un trapasso generazionale esemplare.

Edda Cinarelli

Procida Capitale Italiana della Cultura 2022

Parma lascia lo scettro alla terra isolana che vince con il progetto culturale “La cultura non isola” battendo le altre 9 finaliste. Sarà Procida la Capitale della Cultura 2022. Lo ha comunicato il presidente della giuria Stefano Baia Curioni al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini in diretta sui canali del MiBACT.

Alla terra isolana sarà assegnato un contributo di un milione di euro da investire nel proprio progetto culturale il cui tema ispiratore è “La cultura non isola”, scelto prima della pandemia ed il cui significato appare oggi ancora più pregnante.

L’isola in provincia di Napoli batte quindi le altre nove finaliste che concorrevano per il titolo di Capitale della Cultura: Ancona, Bari, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra.
Le dieci città – selezionate dapprima tra una rosa di 28 località – nella scorsa primavera si erano fatte avanti per ambire al titolo (tra le altre  Arezzo, Pisa, Fano, Isernia, Arpino (Fr), Castellammare di Stabia (Na), Padula (Sa), Molfetta (Ba), San Severo (Fg), Trani, Venosa (Pz), Tropea (Vv), Modica (Rg), Palma di Montechiaro (Ag), Scicli (Rg) e Carbonia).

Il riconoscimento di Capitale italiana della cultura, come ribadito da Baia Curioni durante varie presentazioni “è un Premio alla capacità di progetto, non alla città più bella o ricca di storia”.

Durante l’incontro di presentazione della candidatura avvenuto il 15 gennaio scorso, il sindaco Agostino Riitano aveva raccontato i principi che hanno guidato l’elaborazione del programma culturale “La cultura non isola”44 progetti culturali per 330 giorni complessivi di programmazione tra cui il green deal, l’innovazione sociale ed urbana, il turismo lento e la gestione sostenibile degli eventi.

Il titolo di Capitale Italiana della Cultura nasce dalla vivace e partecipata competizione che culminò il 17 ottobre 2014 nella designazione di Matera Capitale Europea della Cultura 2019. L’impegno, la creatività e la passione che avevano portato le sei finaliste a costruire dei dossier di candidatura di elevata qualità progettuale convinsero il Governo a proclamare le altre cinque concorrenti, ossia Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna Siena, Capitali Italiane della Cultura 2015 e a indire contestualmente una selezione per individuare, a partire dal 2016, la città meritevole di questo titolo.
La prima prescelta fu Mantova, a cui seguirono Pistoia nel 2017, Palermo nel 2018 e Parma nel 2020, titolo prorogato anche nel 2021 a causa dell’emergenza pandemica, mentre nel 2023 sarà il turno di Bergamo e Brescia, succedendo a Procida Capitale della Cultura 2022.

Ecco le altre 9 città finaliste e i relativi programmi culturali candidati nella shortlist insieme a Procida:

1. Ancona, Ancona. La cultura tra l’altro;
2. Bari, Bari 2022 Capitale italiana della cultura;
3. Cerveteri (Roma), Cerveteri 2022. Alle origini del futuro;
4. L’Aquila, AQ2022, La cultura lascia il segno;
5. Pieve di Soligo (Treviso), Pieve di Soligo e le Terre Alte della Marca Trevigiana;
6. Taranto, Taranto e Grecia Salentina. Capitale italiana della cultura 2022. La cultura cambia il clima;
7. Trapani, Capitale italiana delle culture euro-mediterranee. Trapani crocevia di popoli e culture, approdi e policromie. Arte e cultura, vento di rigenerazione;
8. Verbania (Verbano-Cusio-Ossola), La cultura riflette. Verbania, Lago Maggiore;
9. Volterra (Pisa), Volterra. Rigenerazione umana.

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