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October 2020 - page 3

Il Quirinale tiene a battesimo “Dante 700”

Le parole della Commedia, il mondo lirico, politico ed emozionale di Dante, perfino il suo profilo inequivocabile fanno parte da sempre del nostro Dna culturale ed espressivo. Tracce e sottotracce del Sommo Poeta sono ben presenti nella contemporaneità, nell’immaginario di tutti come nella vita di ogni giorno, nei luoghi della cultura come nelle strade delle nostre città: è questo il filo conduttore di “Dante 700 – Un ritratto di Dante e i luoghi del poeta nelle fotografie di Massimo Sestini”, la mostra inaugurata sabato, 3 ottobre, dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella Palazzina Gregoriana del Quirinale, per celebrare il VII centenario della morte dell’Alighieri.

Un racconto fotografico in 20 immagini, in formato 150×100, realizzate da Massimo Sestini, fotoreporter di fama internazionale, noto per la sua capacità di cogliere la realtà con uno sguardo inedito e con tecniche fotografiche sperimentali e non convenzionali. Da Firenze, città natale di Dante, a Ravenna, dove sono conservate le sue spoglie, passando per la sorgente dell’Arno sul Monte Falterona. Ma anche Venezia, Roma, Verona e Poppi, per scoprire, come in un vero reportage, quanto il volto del poeta continui ad accompagnare le nostre vite.

“Dante 700” è realizzata con la consulenza artistica di Sergio Risaliti, critico d’arte, curatore, scrittore e direttore del Museo Novecento di Firenze, e con la consulenza scientifica di Domenico De Martino, docente dell’Università di Pavia e direttore del festival Dante 2021 a Ravenna. La mostra è organizzata dall’Associazione MUS.E, è promossa dal Comune di Firenze e dai Musei Civici fiorentini, con il sostegno del Ministero per i beni, le attività culturali e il turismo, e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
La mostra rimarrà allestita al Quirinale fino all’11 ottobre e sarà visitabile in maniera virtuale, attraverso un tour realizzato da MUS.E e pubblicato sui siti web del Quirinale, del Comune di Firenze e di MUS.E.

A fine ottobre “Dante 700” si trasferirà a Firenze e si aprirà al pubblico. Mentre da gennaio 2021, la mostra sarà ospitata nelle principali capitali straniere, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e con gli Istituti Italiani di Cultura.

“Con questa mostra”, ha dichiarato il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, “celebriamo Dante nel Palazzo del Quirinale, in attesa delle centinaia di iniziative sparse sull’intero territorio nazionale, cosi come all’estero, che faranno del 2021 un anno dantesco pienamente partecipato che sta suscitando l’interesse di associazioni, scuole, università, accademie e semplici cittadini, impegnati in una gara di idee e proposte per celebrare i settecento anni dalla sua morte. Oggi sono tutti idealmente rappresentati qui, nella casa degli italiani”.

“Si tratta di un prezioso contributo alle celebrazioni dantesche al quale hanno lavorato il Comune di Firenze, il Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, con il decisivo incoraggiamento del Quirinale”, ha sottolineato Elisabetta Belloni, segretario generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. “Siamo lieti di portare la mostra nelle principali capitali europee, dove sarà ospitata dagli Istituti italiani di Cultura con l’obiettivo di far conoscere la storia di Dante e l’attualità e l’universalità del suo pensiero”.

“Ci prepariamo a un anno di celebrazioni imponenti della figura del Sommo Poeta”, il commento del sindaco di Firenze, Dario Nardella. “Firenze, suo luogo natio, ha già in programma numerosi appuntamenti ed è pronta ad accogliere questa speciale esposizione nel complesso di Santa Maria Novella dopo il suo debutto al Palazzo del Quirinale. Ma Dante è di tutti e ci auguriamo che questa mostra possa portarlo in altre città d’Italia e anche all’estero, come veicolo potente di un messaggio che parla ad ognuno e nel quale ognuno può riconoscersi”.

Quanto a Massimo Sestini, come ha osservato Tommaso Sacchi, assessore alla cultura, moda e design del Comune di Firenze, “ci ha abituati a immagini di una bellezza sconvolgente, la fotografia che diventa arte, l’occhio sempre pronto a sperimentare angolature e mezzi nuovi dello scatto. Ora ha deciso di cimentarsi in una mostra innovativa per la tecnologia di cui si avvale l’artista ma soprattutto per lo sguardo inedito sul Poeta e sulla sua eredità.

Un’esposizione che apre idealmente le celebrazioni dantesche e che ambisce a portare la voce e l’anima di Dante anche fuori dai confini dell’Italia”.

“Con grande soddisfazione MUS.E ha risposto subito si quando le è stato proposto di organizzare “Dante 700”. Una mostra che ricorda i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta attraverso le mille emozioni che suscitano le fotografie di Massimo Sestini”, ha dichiarato Matteo Spanò, presidente MUS.E. “Il contesto del Palazzo del Quirinale, cuore istituzionale del Paese suscita in tutti noi un profondo senso di orgoglio e una spinta davvero forte a proseguire sulla nostra strada in un momento cosi difficile per noi e per il mondo intero”.

LE 20 FOTOGRAFIE DI MASSIMO SESTINI. Lo sguardo di Sestini, sempre proiettato al futuro, emozionante e mai banale, scongiura l’effetto cartolina anche attraverso l’impiego di strumentazioni innovative. Con un’asta telescopica, sormontata da una fotocamera leggerissima, Sestini porta il visitatore letteralmente all’altezza della statua di Dante in una Piazza Santa Croce, a Firenze, svuotata dal Covid. Con un drone, invece, fotografa l’artista Enrico Mazzone intento a realizzare l’opera lunga 97 metri, Divina Commedia, all’interno del Mercato Coperto di Ravenna. E, ancora, immerso nella laguna veneziana, con maschera, pinne e boccaglio, il fotoreporter sfida i vaporetti per immortalare “La barca di Dante”, opera in bronzo dello scultore georgiano Georgy Frangulyan.

Tra gli highlight della mostra, altre due foto che regalano uno sguardo assolutamente inedito. La prima, un’incredibile immagine del Giudizio Universale di Giorgio Vasari e Federico Zuccari che decora la cupola della cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze. La foto, che offre per la prima volta una visione dell’affresco dall’alto verso il basso, è stata realizzata grazie a una fotocamera radiocomandata calata con un filo da pesca dalla sommità della lanterna del Duomo, a 85 metri di altezza. La seconda, un’immagine simbolica di Firenze che, ripresa dall’alto, diventa un pianeta: Sestini l’ha realizzata sporgendo da un elicottero una macchina fotografica per immagini sferiche legata a un palo lungo otto metri.

Non mancano scatti tratti dalla cronaca, tra liceali alle prese con le terzine dantesche e opere di street art che celebrano con creatività il grande genio della letteratura.

IL PORTALE LIGNEO DISEGNATO DA BOTTICELLI. I 20 scatti sono accompagnati da un capolavoro del Rinascimento: un portale ligneo, proveniente dal Museo di Palazzo Vecchio, realizzato nel 1480 da Giuliano da Maiano e Francesco di Giovanni detto il Francione, su disegno di Sandro Botticelli. Gli intarsi ritraggono Dante a figura intera. Si tratta di un’opera preziosa, sia per il suo valore intrinseco sia per l’immagine del poeta che ci ha tramandato.

“La grandezza di Dante travalica i tempi”, ha sottolineato Sergio Risaliti, consulente artistico di “Dante 700”. “Il volto del genio, con i suoi lineamenti immortali, vive nelle rappresentazioni artistiche del passato e del presente, dal portale ligneo rinascimentale che presentiamo in mostra alle foto di Massimo Sestini, che ci offrono una nuova prospettiva sulla geografia dei luoghi danteschi”.

“Nel 2021 tutti celebreremo Dante. L’intensità con quale ci stiamo preparando al centenario deriva dal fatto che Dante pervade effettivamente e quotidianamente le nostre vite”, la riflessione del consulente scientifico della mostra, Domenico De Martino. “Usiamo parole che sono nate o si sono affermate con lui. Usiamo espressioni tratte dalle sue opere. Ci poniamo soprattutto le stesse domande che Dante si è posto. Insomma, siamo tutti eredi di Dante. Le foto di Massimo Sestini sono la rappresentazione visiva di questo concetto. Anche grazie al suo talento, Dante continua a parlarci e ad accompagnarci, attraverso la contemporaneità, verso il futuro”.

Infine Massimo Sestini. “Questa mostra”, ha raccontato il fotografo, “nasce da un’intuizione del sindaco di Firenze Dario Nardella, appassionato cultore di Dante. La sfida per me è stata capire fin da subito come avrei potuto scatenare emozioni fotografando luoghi dove Dante ha vissuto, dove viene ricordato, dove si suppone sia passato e immortalando boschi, fonti e palazzi citati nella Commedia. Ho voluto creare un reportage che raccontasse la presenza del poeta ai giorni nostri. Ho ritratto verità e contraffazione, illazioni e supposizioni, tutto quello che in pratica concorre a creare e tener vivo il suo mito a Firenze – la mia città – e poi nei luoghi dove vagò, esule e combattivo”.

Completa la mostra il libro fotografico “Dante 700”, curato da Massimo Sestini ed edito da Centro Di (Centro di documentazione internazionale sulle Arti), che in oltre 40 scatti l’intero lavoro del fotoreporter dedicato al Poeta. (aise)

Fonte https://www.aise.it/primo-piano/il-quirinale-tiene-a-battesimo-dante-700/151026/160

L’impatto del Coronavirus sulle migrazioni italiane

È in uscita il volume del Centro Altreitalie di Torino “Il mondo si allontana? Il COVID-19 e le nuove migrazioni italiane” di Maddalena Tirabassi Alvise Del Pra’, con la prefazione di Piero Bassetti.

I primi mesi della pandemia vengono esaminati attraverso il racconto dei protagonisti delle nuove migrazioni con 30 interviste e un questionario a cui hanno risposto 1.200 italiani da 57 paesi esteri che vanno da mete “classiche” come Germania, Francia e Svizzera a destinazioni “nuove” come Emirati Arabi Uniti, Cina e Filippine, residenti all’estero da non più di 15 anni. La seconda parte raccoglie le testimonianze e le previsioni di “addetti ai lavori” – parlamentari, funzionari, docenti, esponenti di enti o associazioni – sul futuro delle mobilità italiane.

L’inchiesta spazia dal racconto dei primi giorni della pandemia, con le fughe per tornare in Italia o nella propria casa all’estero, alle quarantane dei “ragazzi confinati in una stanza d’affitto” senza sapere se seguire le norme anticontagio italiane sino alle paure per i propri cari in Italia, unite a quelle per la perdita del lavoro.

nuovi migranti più integrati economicamente hanno mostrato di affrontare bene il lockdown. La grande maggioranza ha continuato a lavorare, chi normalmente (15%), chi in modalità teleworking o smartworking (52%). L’11% ha usufruito di ammortizzatore sociali come la cassa integrazione o l’aspettativa retribuita. Da tutte le testimonianze emerge che i più colpiti sono stati i lavoratori del settore della ristorazione, a cui probabilmente appartiene quel 6% degli intervistati che ha perso il lavoro, chi è rimasto a casa senza stipendio e molti degli “invisibili”, quelli arrivati negli anni più recenti, di solito non iscritti all’Aire.

Naturalmente la situazione cambia da Stato a Stato e se in Germania o Francia gli italiani paiono esser soddisfatti della reazione delle istituzioni, in altri Paesi come Regno Unito, USA, ma anche Svezia, si percepisce un maggiore scetticismo sia per quanto riguarda la tutela del lavoro sia per la gestione della salute pubblica.
Con il Coronavirus, come chiarisce un giovane italiano a Oslo, “si è aggiunto un criterio fondamentale per la selezione di un Paese nel quale trasferirsi: la sanità”.

Alla domanda se la crisi scatenata dal Coronavirus abbia messo in discussione la loro scelta migratoria, la maggioranza ha risposto di no, ma occorre tener presente che il questionario è stato autocompilato e diffuso tramite passaparola. Con questa inchiesta gli autori sono quindi riusciti a intercettare prevalentemente i più istruiti e strutturati, appartenenti alla fascia di età più matura: quella fra i 30 e i 39 anni.

Con la pandemia è vero che il mondo si è allontanato fisicamente, ma si è anche avvicinato grazie al web e allo sviluppo delle varie forme di lavoro a distanza: smart work e telelavoro. Resta da vedere se un numero sempre maggiore di persone sarà in grado di scegliere dove risiedere senza varcare alcun confine e se i meno qualificati, gli “invisibili”, o i lavoratori di settori che non potranno usufruire della flessibilità lavorativa, continueranno a emigrare per la mancanza di opportunità in Italia.

Secondo Maddalena Tirabassi, “il grande interrogativo sulle cifre delle migrazioni italiane in un prossimo futuro riguarda non tanto questa generazione, cresciuta all’insegna delle libertà di movimento, ma le prossime, o quantomeno proprio la Next generation che non sappiamo per quanto tempo sarà costretta a studiare e lavorare in remoto”.

Pubblicato da Accademia University Press di Torino, il volume contiene interventi di: Michele Schiavone, Aldo Aledda, Toni Ricciardi, Maria Chiara Prodi, Laura Garavini, Edith Pichler, Sara Ingrosso, Filippo Proietti, Massimo Ungaro, Loredana Polezzi, Fabio Porta, Marco Fedi, Associazione NOMIT, Silvana D’Intino, Brunella Rallo. (aise)

Fonte https://www.aise.it/comunit%C3%A0/coronavirus-limpatto-sulle-migrazioni-italiane/150847/157?fbclid=IwAR3Ye52zD-EQnCTNhBJhx3WbUWmYyePrsCoTcWMxTiBvkq_phS46uQOpHBE#.X3X52or3ycs.facebook

Recovery Found: consolati e promozione della lingua italiana

Nella seduta di ieri pomeriggio, alla presenza del sottosegretario Manlio Di Stefano, la Commissione Affari Esteri della Camera ha approvato i rilievi sullo schema di relazione al Recovery Fund nella parte di propria competenza per individuare le priorità nell’utilizzo dei fondi messi a disposizione dall’Ue.

Relatrice in Commissione, Lia Quartapelle (Pd), ieri ha illustrato la sua proposta di valutazione favorevole in cui si citano, tra l’altro, il necessario rafforzamento della rete diplomatico-consolare “per far fronte ai nuovi compiti connessi all’attuazione del Patto per l’export”; le misure di sostegno al sistema fieristico, la promozione degli strumenti di soft power, “con ciò dovendosi soprattutto intendere gli istituti del sistema di proiezione culturale all’estero, vale a dire le scuole italiane, gli istituti di cultura, gli enti gestori, come pure le università e le borse di studio” e l’incremento delle risorse destinate all’aiuto pubblico allo sviluppo.

Il Recovery Fund, ha ricordato la relatrice, “rappresenta uno strumento inedito e straordinario e come tale è suscettibile di miglioramenti”. La deputata ha quindi precisato che “riguardo all’inserimento di nuove figure professionali di supporto alla rete diplomatico-consolare, in nessun modo potranno essere aggirate le norme sul reclutamento del personale della Farnesina”. Si tratta “di personale che potrà essere assunto in via temporanea per far fronte ai nuovi compiti previsti dal Patto per l’export, fermo restando che le risorse del Recovery Fund non possono finanziare spesa corrente, e dunque assunzioni a tempo indeterminato”. Certo, ha aggiunto, “il problema di un rafforzamento dell’organico della Farnesina resta comunque una priorità, da affrontare in altra sede”.

Le procedure concorsuali per l’assunzione del personale della Farnesina, ha ribadito il sottosegretario Di Stefano, “sono normativamente disciplinate in modo da non permettere alcun aggiramento. Il necessario potenziamento delle sedi diplomatiche con il reclutamento temporaneo di figure professionali ad hoc si inquadrerebbe, dunque, negli obiettivi generali del Recovery Plan individuati dal Comitato interministeriale per gli affari europei (CIAE) volti, da un lato, a sostenere le imprese esportatrici e, dall’altro, a promuovere la digitalizzazione e l’efficientamento energetico della Farnesina. Il tema del rafforzamento dell’organico del MAECI potrà essere affrontato in sede di predisposizione ed esame della prossima legge di bilancio”.

La relazione è stata approvata con due voti distinti, uno sulla premessa, l’altro sul dispositivo, come chiesto da Lupi (Misto). Si sono astenuti Lega e FdI.

LO SCHEMA DI RELAZIONE APPROVATO

“La III Commissione,
esaminato, per i profili di competenza, lo Schema di relazione all’Assemblea, in merito alla individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery Fund, deliberato dalla V Commissione il 23 settembre scorso;
preso atto della proposta di Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), trasmessa dal Governo alle Camere il 15 settembre e che enuclea quattro sfide strategiche: migliorare la resilienza e la capacità di ripresa dell’Italia; ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi pandemica; sostenere la transizione verde e digitale; innalzare il potenziale di crescita dell’economia e la creazione di occupazione;
valutata l’importanza di un dialogo continuo tra Governo e Parlamento in tutte le fasi del processo di definizione e di implementazione del PNNR e, conseguentemente, condivisa l’opportunità di relazioni periodiche al Parlamento, anche con riferimento alle politiche di settore, ai fini del controllo parlamentare sull’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza;
richiamata l’audizione del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, svolta il 23 settembre davanti alle Commissioni riunite Affari esteri e Attività produttive della Camera dei deputati, sull’individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery Fund, destinato a finanziare il Piano nazionale di ripresa e resilienza;
tenuto conto altresì del dibattito svoltosi presso la III Commissione;
per i profili della III Commissione premesso, in generale, quanto segue:
la pandemia ha evidenziato in modo assai netto le profonde interdipendenze tra grandi attori globali, economie e società e soprattutto le connessioni tra Stati membri dell’UE, dando nuovo slancio e sostanza al valore della solidarietà europea;
il PNRR, nel contesto dello strumento innovativo Next Generation EU (NGEU) lanciato dalla Commissione europea, rappresenta un’occasione da cogliere per il rilancio dell’economia del nostro Paese dopo la crisi da Covid19 e per impostare un nuovo paradigma di crescita che risponda a parametri di sostenibilità, inclusività e durevolezza, nello spirito delle parole pronunciate dalla Presidente Von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione;
secondo le prime stime, le risorse complessive a valere su Next Generation EU che confluirebbero nel nostro Paese ammonterebbero a 208,6 miliardi di euro, di cui 127,6 miliardi di euro a titolo di prestiti e 81 miliardi di euro sotto forma di sovvenzioni, da impegnare per il 70 per cento nel biennio 2021-2022 e per il 30 per cento nel 2023;
l’Italia risulta, secondo le stime, il Paese primo beneficiario dei finanziamenti, tenendo conto che la quota di sovvenzioni ricevuta da ciascun Paese riflette il livello della popolazione e le condizioni economiche nella fase precedente alla pandemia, valutate in base al PIL pro capite e al tasso di disoccupazione, e tenendo in debito conto che il volume massimo dei prestiti non potrà superare il 6,8 per cento del RNL. Si tratta di un banco di prova che pone il nostro Paese al centro di un’attenzione specifica e che impone un’assunzione di responsabilità di grado assai elevato per il futuro stesso del progetto europeo;
trattandosi di una svolta storica nel percorso di integrazione europea, considerato che per la prima volta l’Unione europea ha deciso di mobilitare somme ingenti mediante l’indebitamento comune in funzione anticongiunturale, anche ricorrendo a strumenti di finanziamenti a fondo perduto, occorre adesso concentrare le risorse del Recovery Fund in modo strategico e sinergico, scongiurando visioni particolaristiche, sovrapposizioni ed inefficienze e affrontando i nodi strutturali del Paese;
evidenziato che nelle Linee guida soltanto in alcuni casi vengono definiti in termini quantitativi obiettivi che non vengono però corredati da un’analisi di impatto potenziale sulle grandezze economiche né sulle diverse aree territoriali e che sono richiamati in termini generali, senza specificare in che misura si intendano correggere le tendenze in atto e senza precisare quante risorse verrebbero assegnate a ciascuno degli obiettivi indicati,

VALUTA FAVOREVOLMENTE LO SCHEMA DI RELAZIONE ALL’ASSEMBLEAe, relativamente ai temi sostegno all’export, internazionalizzazione del sistema produttivo, riconducibili alla Missione n.1 concernente Digitalizzazione ed innovazione e competitività del sistema produttivo, chiede che la Commissione di merito valuti l’opportunità di integrare il paragrafo 5 dello schema di relazione con i seguenti rilievi:
dall’Amministrazione degli Affari esteri e della cooperazione internazionale può derivare un contributo essenziale per la ripartenza e la modernizzazione del Paese potendo contare su una rete di 370 uffici nel mondo ed essendo idonea a contribuire in modo decisivo, con progetti incentrati sulla digitalizzazione e sulla transizione verde, a migliorare l’efficienza dell’azione amministrativa a sostegno e vantaggio dei connazionali e delle imprese italiane all’estero;
in generale, anche in linea con i contenuti del Piano Nazionale per le Riforme per il 2020 e con le misure già adottare dal Governo per il sostegno alle imprese italiane, nella considerazione della tradizionale vocazione all’export del sistema produttivo del nostro Paese, la Farnesina è strategica per l’obiettivo della digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo essendo titolare di una responsabilità specifica rispetto alle competenze in tema di sostegno pubblico all’export, internazionalizzazione del sistema produttivo e politiche commerciali;
questa specificità del MAECI ben si declina rispetto alla Missione n.1, Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo, in cui la proposta di Linee guida indica, tra le altre cose, la necessità di potenziare la capacità delle imprese italiane di competere sui mercati internazionali, assicurando assoluta priorità all’industria agroalimentare, al turismo, vero asset strategico dell’Italia, e alla filiera della promozione culturale;
in tale ambito, si ritiene essenziale favorire processi di fusione e patrimonializzazione delle micro e piccole imprese, anche stimolando la creazione di reti in cui l’impresa capofila sia forte e di dimensioni compatibili con la necessità di investire adeguatamente in ricerca e sviluppo tecnologico, pagare salari adeguati per attrarre forza lavoro qualificata, investire in marketing e servizi finanziari;
tutto il comparto del sostegno all’internazionalizzazione del sistema produttivo impone un adeguato rafforzamento dell’intero apparato di promozione del sistema Paese all’estero a partire dalla rete diplomatico-consolare, dall’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, da SIMEST, dalle camere di commercio e anche dai centri di imputazione della promozione culturale all’estero: le scuole italiane, gli istituti di cultura, gli enti gestori, fino ai programmi di collaborazione tra università e al sistema delle borse di studio, tutto ciò in sinergia con la pluralità dei soggetti che contribuiscono a comporre e promuovere l’immagine del nostro Paese all’estero, nella consapevolezza che la proiezione economico e commerciale dell’Italia all’estero va di pari passo con la proiezione della sua cultura e della sua identità;
anche in linea con la Missione n. 4 dedicata ai temi della formazione, nell’ottica di un investimento cruciale nel capitale umano, dovranno essere previsti percorsi di riqualificazione e aggiornamento professionale per tutto il personale della Farnesina in risposta alla riconversione dei processi amministrativi in chiave di digitalizzazione e favorendo l’inclusione anche all’interno della rete estera di figure professionali specializzate nel settore della promozione degli investimenti diretti esteri, della valorizzazione del Made in Italy e del sostegno alle imprese già operanti o interessate al settore estero;
nell’ottica di invertire i processi di delocalizzazione sarà necessario introdurre strumenti utili ad attrarre investimenti diretti esteri e favorire processi di ri-localizzazione delle imprese italiane, in particolare di quelle operanti in settori strategici in costanza della crisi pandemica, come quello della produzione di dispositivi di protezione individuale e di reagenti chimici impiegati in campo sanitario, da tempo delocalizzati nel sudest asiatico e, soprattutto, in Cina;
in generale, alla luce del ruolo determinante delle esportazioni nel sostenere i tassi di crescita del Paese, andranno rafforzati gli strumenti di promozione integrata del Made in Italy e dell’internazionalizzazione delle imprese, a partire dal potenziamento del c.d. Patto per l’export, sottoscritto nel giugno del 2020, anche attraverso la previsione di incentivi a sostegno della transizione verde, in linea con i criteri di ammissibilità previsti dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza;
un impegno specifico dovrà essere dedicato al settore fieristico, duramente colpito dalla crisi pandemica e vitale per la promozione del nostro sistema produttivo, al quale occorrerà destinare risorse a fondo perduto non a titolo di sussidio ma come strumento di una ripresa che andrà a vantaggio di tutte le associazioni di categoria, ricorrendo all’impiego generalizzato del modello già sperimentato di «corridoi sanitari» utili a favorire l’incontro tra espositori e buyers con modalità compatibili con le misure di prevenzione della pandemia;
sempre con riferimento alla Missione n. 1, si ricorda che le esigenze di standardizzazione e di ulteriore perfezionamento della strumentazione informativa della rete diplomatico-consolare a sostegno dei connazionali e delle imprese all’estero sono state oggetto di una risoluzione, la n.8-00081 d’iniziativa della deputata Siragusa, approvata all’unanimità dalla III Commissione il 5 agosto scorso;
in connessione con la Missione n.1 e nel campo del sostegno alla competitività delle nostre imprese, un profilo di indiscussa delicatezza è rappresentato dal tema della protezione dei dati personali, della cibersicurezza, della tutela dei segreti industriali, dei sistemi antifrode. Nel campo della politica sugli investimenti il tema della tutela dei dati si declinerà nella capacità di screening degli investimenti esteri per ragioni di sicurezza nazionale con ricorso alla disciplina del golden power;
in generale, è opportuno che la politica estera dell’Italia risponda, nelle sue varie declinazioni – commercio internazionale, politica energetica, promozione culturale, cooperazione allo sviluppo – a parametri di maggiore sostenibilità, tenuto conto degli impegni assunti dal nostro Paese in sede internazionale con la sottoscrizione dell’Agenda ONU sullo Sviluppo Sostenibile. È essenziale che le risorse che l’Italia impiega nell’aiuto pubblico allo sviluppo siano il più possibile convogliate verso la costruzione di partnership globali, fondate sull’impegno per i diritti umani e per obiettivi di transizione ecologica e di sostenibilità sociale, utili a facilitare condizioni geopolitiche di maggiore stabilità;
in campo energetico vanno sostenuti impegni in campo internazionale mirati alla transizione verde incoraggiando modelli come l’“Alleanza per l’idrogeno” inaugurata con i Paesi del Nord dell’Europa e sostenendo progetti per il diffondersi delle energie rinnovabili nei Paesi della sponda sud del Mediterraneo;
il rilancio del sistema economico dell’Italia è fortemente condizionato da condizioni di maggiore stabilità regionale e di tutela del nostro Paese da choc geopolitici derivanti dalla sua collocazione politica e strategica e che nel recente passato si sono già dimostrati idonei ad arrecare danni considerevoli al nostro sistema produttivo, producendo gravosi effetti congiunturali di breve e medio termine. È pertanto coerente con questa visione un impegno di natura politico-diplomatica, oltre che economica, a sostegno della stabilità e di un maggior benessere dei Paesi che rappresentano l’immediato vicinato dell’Italia – Mediterraneo e Balcani occidentali in primis – e questo anche nell’interesse di una gestione delle grandi dinamiche migratorie che vada oltre l’emergenza e che sappia coniugare ad una prevenzione dei flussi basata su accordi con i Paesi di origine e di transito politiche di accoglienza ed integrazione commisurate alle capacità di assorbimento da parte del nostro sistema produttivo, nella considerazione dell’andamento dei flussi demografici che interessano il nostro Paese e tutto il continente europeo”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/lavori-parlamentari/recovery-fund-consolati-e-promozione-dellitaliano-nella-relazione-della-commissione-esteri-della-camera/150789/1

Il Console Generale Petacco in audizione al Senato riguardo la cittadinanza attiva e i servizi consolari

348 mila iscritti in anagrafe: sono loro i principali utenti del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires che, con quello di Londra, è il più grande della rete consolare italiana nel mondo. A ricordarlo è stato il Console generale Marco Petacco che, con l’Ambasciatore Giuseppe Manzo e il Console Generale a Bahia Blanca, Antonio Petrarulo, è stato sentito lo scorso lunedì 28 in audizione dalla Commissione Affari Esteri del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle condizioni e le esigenze delle comunità degli italiani nel mondo.

Collegato in videoconferenza, Petacco ha iniziato il suo intervento citando appunto i 348 mila iscritti in anagrafe, cui vanno aggiunti gli oltre 120 mila delle Agenzie Consolari di Morón e Lomas de Zamora dipendenti dal Consolato generale a Buenos Aires che, quindi, è “dal punto di vista demografico, il più significativo del Continente americano. Questa particolare circostanza, unita al fatto che la circoscrizione coincide essenzialmente con l’Area metropolitana della Gran Buenos Aires, sottende alcuni temi operativi e strategici che caratterizzano la struttura in termini di servizi e di proiezione esterna”.

“Per una circoscrizione consolare di tali dimensioni”, ha spiegato Petacco, “il tema della cittadinanza assume un carattere sistemico, soprattutto considerando l’altissima richiesta di riconoscimenti di cittadinanza, in un Paese dove si stima che la metà della popolazione abbia ascendenza italiana. Peraltro, la propensione alla mobilità derivante dai processi di globalizzazione, spesso alla base delle istanze di ricostruzione della cittadinanza, non circoscrive più i “nuovi italiani” alla località di nascita e/o di residenza ma li porta a esigere standard adeguati di servizi consolari in ogni angolo del mondo. Servizi indispensabili ed indifferibili che la rete estera deve poter erogare in maniera tempestiva ed efficace ai propri connazionali e per garantire i quali il tema delle risorse, più volte evocato anche in questa sede dal MAECI, resta centrale”.

“Nonostante la distanza geografica ed il radicamento non recente della comunità italiana in Argentina, – ha osservato il console generale – il legame sentimentale ed affettivo per l’Italia è ancora fortissimo e non si riflette solo nella pressione per ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana, vissuto dalle giovani generazioni come strumento che favorisce mobilità sociale, maggiori opportunità economiche e di impiego, ma anche nella partecipazione alla vita associativa e democratica”.

Importante il ruolo delle associazioni: “sebbene alle prese con la cronica necessità di favorire un fluido ricambio generazionale, il panorama delle centinaia di associazioni, presenti sul territorio, costituisce ancora una importante sorgente di aggregazione della collettività, sulla cui base è senz’altro possibile pensare di costruire nuova progettualità, favorendo l’ingresso e l’assunzione di responsabilità da parte delle nuove generazioni, a cominciare dalle elezioni dei Comites nelle quali è auspicabile incentivare la presenza di liste e candidati in rappresentanza tanto della componente giovanile della collettività, così come della cosiddetta nuova emigrazione”.

Altro “significativo elemento”, indicativo di “riconoscimento identitario”, ha detto ancora Petacco, “è dato dalla partecipazione al voto. Nell’Area metropolitana di Buenos Aires i livelli di partecipazione registrati, ancora nelle elezioni politiche del 2018, si sono regolarmente attestati attorno al 50% dell’elettorato attivo (in percentuale sulle schede effettivamente recapitate), un dato molto significativo anche in proiezione”.

In questo senso, ha sottolineato il console generale, “risulta strategico il tema della cosiddetta “cittadinanza attiva”, al punto che il Consolato Generale ha, dal 2018, avviato un percorso agevolato per favorire il processo di recupero della cittadinanza per le prime generazioni di discendenti di emigrati, che possono godere di un canale privilegiato di ricostruzione dello status di cittadino. Si tratta – ha spiegato – di una facilitazione per la generazione che più è vicina all’Italia e più interesse ha a legarsi nuovamente con il Paese. In senso più ampio, e nell’ambito di una strategia volta ad articolare una maggiore offerta di Italia in un Paese come l’Argentina (valorizzando il turismo delle radici e presentando il sistema paese come insieme di opportunità di business, di consumo di formazione e di impiego), occorre operare per favorire la riscoperta dell’idioma italico in un contesto indubbiamente affine che, però, l’ha in parte dimenticato o, come spesso accade alle generazioni successive alla prima, non l’ha mai imparato”.

A tale scopo, “lo strumento della rete di scuole italiane è parte integrante e qualificata di questa strategia di “cittadinanza attiva”, che porterebbe, peraltro, a configurare l’Italia non solo come Paese di origine da riscoprire, ma come contesto di opportunità, a cui la conoscenza della lingua da accesso. Partendo dalla base significativa della articolata rete di scuole paritarie (2.600 alunni iscritti su quattro scuole solo nella circoscrizione di competenza) e delle circa 50 scuole pubbliche della città di Buenos Aires che hanno l’insegnamento dell’italiano nel curriculum di base, e senza contare la offerta dei corsi di lingua e cultura italiana offerti dalle Dante Alighieri (oltre 18.000 studenti nella sola circoscrizione consolare)” secondo Petacco sarebbe “utile favorire un collegamento più sistematico anche con l’ambito accademico favorendo canali di informazione circa le opportunità offerte dalla rete universitaria italiana, riprendendo l’esperienza dei Campus Day organizzati dalle Università Italiane negli Stati Uniti, e un sistematico coinvolgimento degli studenti degli ultimi anni del ciclo secondario”.

Ciò, ha aggiunto, “assieme all’approvazione di un accordo bilaterale per il riconoscimento reciproco dei titoli di studio, che incentiverebbe progetti di scambio di studenti e docenti dei vari gradi del sistema educativo, e la riattivazione dei profesorados (percorsi universitari di abilitazione alla docenza), iniziativa portata avanti dall’Ambasciata, per qualificare la preparazione didattica dei docenti argentini di italiano e incentivare cattedre universitarie di lingua e letteratura italiana. In sostanza, si tratta di creare un sistema coerente, dotato di capacità di attrazione e integrazione verso la realtà educativa ed in ultima analisi produttiva italiana”.

“L’emergenza rimpatri generata dal Covid-19”, ha detto ancora il console generale, “ha fatto emergere, in maniera, evidente una ulteriore realtà che è certamente più complessa da rilevare perché non ancora consolidata e organizzata: si tratta della nuova migrazione italiana, intensificatasi nell’ultimo decennio e che, per varie ragioni, non da ultima la ricca rete di supporto familiare e relazionale che il contesto locale offre, si è radicata negli ultimi dieci anni in Argentina ed in particolare a Buenos Aires, e che fatica a riconoscersi ed integrarsi nel tessuto associativo tradizionale e spesso non risulta completamente fotografata dall’AIRE”.

Secondo il console “è necessario intensificare gli sforzi di sistema per fare emergere queste nuove realtà della più recente fase di radicamento all’estero dei connazionali, favorendone ove possibile una integrazione nella struttura organizzata della collettività, moltiplicando e segmentando le opportunità di contatto anche approfittando degli strumenti di aggregazione virtuale offerti dai social media per favorirne una emersione indispensabile a meglio qualificarne le esigenze ed intercettarne la domanda di servizi”.

“Anche per intercettare le esigenze poste dalla nuova emigrazione, in seguito all’insorgenza della pandemia e alle conseguenti pesanti ricadute sul settore economico produttivo, cui si sta assistendo anche in Argentina, – ha spiegato – l’assistenza ai connazionali é stata immediatamente declinata con modalità più ampie rispetto ai servizi consolari offerti in precedenza ai residenti, razionalizzando i meccanismi di erogazione di sussidi e prestiti funzionali al fine di sostenere anche gli oneri di rientro in Italia di diverse tipologie di connazionali”.

Concludendo, il console generale ha sostenuto che “dal momento che Buenos Aires è l’unica struttura interamente digitalizzata della rete consolare italiana, si pone il problema di tutelare il personale in fascia di rischio, sperimentando modalità del lavoro agile e di accesso remoto agli strumenti di lavoro, mettendo a frutto ulteriormente le potenzialità offerte dalla digitalizzazione e sperimentando la dematerializzazione di una serie di servizi. In pratica, i processi anagrafici, la trattazione degli atti di stato civile e delle pratiche più semplici di ricostruzione della cittadinanza, gli atti notarili ed una parte del processo di lavorazione delle domande di passaporto sono stati ripensati in modo da minimizzare la presenza fisica dell´utenza agli sportelli, garantendo, comunque, la funzionalità della struttura e semplificando gli oneri a carico del cittadino”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/lavori-parlamentari/italiani-a-buenos-aires-cittadinanza-attiva-e-servizi-il-console-generale-petacco-in-senato/150775/1

Pensioni: al via la verifica di esistenza in vita

Con il mese di ottobre parte la nuova campagna per l’accertamento dell’esistenza in vita all’estero dell’Inps. Necessaria ai fini del pagamento delle pensioni italiane all’estero, la verifica sarà effettuata da Citibank e sarà divisa in due scaglioni.

Per garantire la regolarità dei pagamenti, Citibank richiede ai pensionati residenti all’estero di fornire un’attestazione di esistenza in vita recante, oltre alla firma del pensionato, anche quella di un operatore di Patronato, di un funzionario di un Ufficio consolare o di un’autorità locale abilitata.

La gravità dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 in atto ha comportato a livello globale l’adozione di misure di contenimento del contagio, incidendo profondamente anche sulle attività connesse alla verifica generalizzata dell’esistenza in vita dei pensionati esteri.

In particolare, poiché la diffusione del contagio non ha permesso ai pensionati sottoposti a questo controllo di completare agevolmente il processo a causa delle chiusure degli Uffici consolari e di Patronato imposte dall’emergenza sanitaria, in accordo con Citibank l’Inps ha ritenuto opportuno procedere alla sospensione delle attività connesse all’accertamento dell’esistenza in vita, differendo l’avvio della verifica generalizzata.

In un messaggio dell’11 agosto scorso, l’Inps aveva comunicato che si era resa necessaria una diversa articolazione delle aree geografiche rispetto alle precedenti verifiche e una differente tempistica per la presentazione delle attestazioni richieste ai fini della prova dell’esistenza in vita.

Per il controllo resta la suddivisione in due fasi cronologicamente distinte: la prima fase, riferita agli anni 2020 e 2021, si svolgerà da questo mese di ottobre al febbraio 2021 e riguarderà i pensionati residenti in Sud America, Centro America, Nord America, Asia, Estremo Oriente, Paesi Scandinavi, Stati dell’Est Europa e Paesi limitrofi. Le comunicazioni saranno inviate ai pensionati a partire da oggi, 1° ottobre, 2020 e i pensionati dovranno far pervenire le attestazioni di esistenza in vita entro il 5 febbraio 2021. Nel caso in cui l’attestazione non sia prodotta, il pagamento della rata di marzo 2021, dove possibile, avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza. In caso di mancata riscossione personale o di produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 marzo 2021, il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di aprile 2021.

Stessa tempistica per i residenti in Europa, Africa e Oceania che, a causa del diffondersi del contagio, non hanno potuto portare a termine la prima fase dell’accertamento dell’esistenza in vita con riferimento agli anni 2019 e 2020, per i quali, in via eccezionale, l’Inps ha ritenuto opportuno non sospendere i pagamenti alla scadenza dei termini ordinari previsti per il completamento di tale accertamento generalizzato (febbraio 2020).

La seconda fase della verifica, anche questa relativa al 2020 e al 2021, si svolgerà dalla fine di gennaio 2021 a giugno 2021 e riguarderà i pensionati residenti in Europa, Africa e Oceania. Le comunicazioni saranno inviate ai pensionati a partire dalla fine di gennaio 2021 e i pensionati dovranno far pervenire le attestazioni di esistenza in vita entro la prima metà di giugno 2021.

Nel caso in cui l’attestazione non sia prodotta, il pagamento della rata di luglio 2021, dove possibile, avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza. In caso di mancata riscossione personale o di produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 luglio 2021, il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di agosto 2021. (aise)

Fonte https://www.aise.it/primo-piano/pensioni-al-via-la-verifica-dellesistenza-in-vita/150828/160

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