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September 2020 - page 4

Fabio Porta raccomanda: votate No.

– Siamo di fronte a questo Referendum e la maggioranza di noi, italiani dell’Argentina, è molto delusa dall’esercizio del diritto di voto e dai parlamentari che ci rappresentano.  Pensi che vincerà il Sì o il No?

Sto facendo con il Pd una campagna a favore del No, non perché sia contrario alla possibilità di ridurre i parlamentari ma perché non mi piace che lo facciano con un semplice taglio senza nessuna modifica al sistema bicamerale perfetto, che oggi avrebbe bisogno di diverse trasformazioni. Mi sembra che si perda l’opportunità di fare le cose bene. Il messaggio che si dà è: “Riducendo il numero dei politici le cose andranno meglio”. Purtroppo non è così semplice, c’è il rischio che i politici diventino di meno, che il Parlamento funzioni peggio e soprattutto che diminuisca la qualità dei nostri parlamentari, soprattutto di quelli eletti all’estero.

– In Argentina, in molti pensiamo di votare Sì perché siamo delusi dall’esercizio del diritto di voto e dalle persone che ci rappresentano. Costituiscono una casta e non ci informano su quello che fanno.

Purtroppo sono d’accordo con te sulla qualità dei parlamentari. In effetti, il loro modi di agire non mi aiuta assolutamente in questa mia battaglia per il no. In generale gli elettori, sia del Brasile sia dall’Argentina mi dicono: “Se i parlamentari sono questi che abbiamo eletto nelle ultime elezioni, meglio non averne nessuno”.

– Questo è un vero problema, da cosa dipende?

Da varie ragioni. Sicuramente da un sistema elettorale che è troppo vulnerabile alla possibilità di realizzare dei brogli. Questo è il primo problema. Non è la prima volta che in Sud America il voto è inficiato da questi sospetti. Ricordo quando è stato eletto il senatore Caselli – 2008- e le inchieste che ne sono seguite anche da parte della Magistratura e il ricorso presentato dall’ex senatore Luigi Pallaro. Nelle ultime elezioni c’é stato il caso del senatore Cario, una vicenda che ancora non è stata completamente chiarita. Ci sono delle inchieste da parte della Magistratura, personalmente ho presentato un ricorso al Senato. Ovviamente si dovrà chiarire come mai il senatore, che non è stato presente in nessuna parte del collegio elettorale abbia ricevuto voti soltanto in quindici sezioni su 150 della città di Buenos Aires e del suo hinterland, non dico dell’Argentina o del Brasile, però voti sufficienti per farlo eleggere. Ossia siamo di fronte a dei casi che ovviamente contribuiscono a gettare dubbi sulle elezioni del voto all’estero e anche sull’elezione di tutti gli altri parlamentari. C’é un secondo problema, determinato dalla mancanza di accesso all’informazione o di conoscenza di quello che questi parlamentari fanno a Roma. Tu hai detto una cosa molto importante e sei una persona che da anni scrive su questi temi: “Se io devo sapere qualcosa di queste persone, di cosa fanno, di cosa dicono, di cosa pensano del Referendum, devo andare o a elemosinare qualche intervista oppure a cercare informazioni persino sotto i tappeti”. E’ il contrario di quello che dovrebbe avvenire. In una democrazia è il parlamentare che dovrebbe diffondere le informazioni agli elettori, alla stampa. Qui succede il contrario. Il motivo è semplice: meno si sa di quello che fa un parlamentare più facile è per lui continuare a fare promesse vuote e riuscire a farsi rieleggere. Come hai detto tu, alcuni resteranno per molto tempo ancora perché continueranno a speculare sulla buona fede di tanti elettori che non li voteranno perché hanno apprezzato il loro lavoro ma perché crederanno alle loro promesse o addirittura il loro voto sarà stato manipolato da qualcuno- Questi sono i due argomenti principali.

– Cosa faresti se fossi rieletto?  Tu e Pallaro siete stati i migliori. Ogni volta che venivi, ci invitavi a un incontro e ci davi informazioni sulle tue proposte e sul funzionamento del Parlamento. Ho visto addirittura le ricevute dei tuoi stipendi e le prove delle spese che dovevi sostenere per esercitare il tuo ruolo.

Credo che se dovessi avere una nuova opportunità di andare in Parlamento, alla luce dell’esperienza che ho fatto e di quello che ho visto in questi anni, cercherei di cambiare completamente la maniera di rappresentare gli italiani all’estero, in Italia e nel Parlamento. Credo che in questi anni non siamo riusciti a portare nelle istituzioni italiane il meglio dell’Italia nel mondo. Spesso abbiamo portato un’Italia fatta di clientela, di assistenzialismo, di favori, di nostalgia, invece saremmo dovuti essere i portatori di una comunità italiana composta da ricercatori, capace di elaborare progetti culturali,  scambi tra università, ecc. ecc.. Oltre qualche bel discorso di questo non è stato fatto nulla perché chi è stato eletto ha interesse che le cose in realtà non cambino.

– Potresti spiegarti meglio?

I rappresentanti eletti in Sudamerica desiderano che continui un sistema che gli permette, con qualche elemosina, qualche favore, di conquistare i voti. Inoltre è facile comprare qualche pacchetto di voti corrompendo qualche funzionario delle poste. Questo ha portato a Roma persone che oltre a non fare bene il loro dovere spesso sono stati i peggiori ambasciatori degli italiani all’estero. Credo che se passeremo da diciotto a dodici parlamentari la responsabilità sarà anche dei nostri rappresentanti che non hanno saputo farsi valere. Se loro avessero lavorato bene, oggi, non ci sarebbe il taglio per l’estero: probabilmente sarebbe stato proposto un taglio dei parlamentari eletti in Italia. Invece vogliono ridurre il numero dei  nostri rappresentanti per poi eliminare il voto all’estero.

– Come si sono comportati i parlamentari eletti in Argentina quando è stato proposto il taglio dei parlamentari per gli italiani all’estero?

Il MAIE non ha assolutamente fatto nulla perché non avvenisse. Si potrebbe pensare che gli convenga o che i partiti eletti all’estero, incluso il MAIE, che ha avuto anche un ruolo nel governo, non hanno nessuna influenza sulle decisioni a favore o contro gli italiani all’estero. Mi domando allora a cosa servano se non esercitano nemmeno il loro potere d’interdizione? Tu ti ricorderai Pallaro, lui minacciava il governo. Diceva: “Se non si fa come voglio io, faccio cadere il governo”. Ecco queste minacce mi pare che il MAIE non le abbia mai fatte. S’è accontentato di un posto al governo e qualsiasi cosa era fatta l’accettava, non ha migliorato in nulla la vita degli italiani all’estero. Ti assicuro che le poche cose che sono migliorate per gli italiani all’estero non le ha fatte il MAIE ma le ha ottenute il Pd e il MAIE se n’è appropriato come se fossero dei risultati suoi. E questo non è nemmeno corretto.

– Il MAIE ha qualche merito?

Devo riconoscere al MAIE e a Merlo una qualità. Merlo ha saputo utilizzare il meccanismo del voto all’estero, mentre altri partiti come il nostro, che ha una lunga tradizione nel campo dei diritti, anche degli italiani nel mondo, non l’ha saputo fare. Ci siamo rassegnati e abbiamo lasciato questa bandiera a un movimento, che, secondo me, ha una concezione appunto assistenzialistica, clientelare e poco lungimirante per gli italiani nel mondo. Penso che questo prima o dopo lo pagheremo e non come partito ma come italiani all’estero perché abbiamo dato l’impressione di una comunità clientelare che vive di favori e di progetti piccoli anche perché ci siamo lasciati rappresentare da un partito figlio di questa cultura.  Questo referendum precede la fine del voto degli italiani  all’estero perché con otto deputati e quattro senatori la nostra presenza nel Parlamento sarà impercettibile. Ripeto ho soprattutto paura che oltre ai parlamentari si abbassi anche la loro qualità.

– Senti non potrebbe essere che la magistratura emetta una sentenza sul caso dei brogli denunciati da te, prima delle prossime elezioni? Se la magistratura ti desse ragione, dovrebbe cambiare qualcosa. Quanto durano i tempi della Giustizia in Italia?

Purtroppo durano moltissimo e questo ovviamente è il problema principale. Ci sono tre provvedimenti in andamento: quello presso la Giustizia italiana, che spero possa riprendere perché l’inchiesta poche settimane prima del lock down era abbastanza avanzata poi s’è fermata.  C’è un’altra denuncia in corso, presentata in Argentina, di cui ci occupiamo Alberto Becchi, che era il nostro candidato alla Camera, ed io. Questa inchiesta riguarda soprattutto le responsabilità delle Poste, della custodia delle schede elettorali. Poi c’è il ricorso che ho presentato presso la Giunta delle Elezioni del Senato che dovrebbe essere discusso proprio nelle prossime settimane. In questo mese di settembre spero che finalmente si faccia giustizia perché è come dicevo prima, se dovesse passare l’idea che chi ha fatto i brogli non sarà mai punito, non sarà mai estromesso dal Parlamento allora è meglio togliere il voto all’estero perché i brogli si ripeteranno in forma ancora maggiore. Ho veramente la speranza che nelle prossime settimane si chiuda finalmente bene questa vicenda e lo dico non solo per un interesse personale ma per difendere il diritto e la dignità del volto all’estero altrimenti perderemo la rappresentatività.

Edda Cinarelli

Montevideo: videomessaggio dell’Ambasciatore Iannuzzi sul referendum

L’Ambasciatore d’Italia a Montevideo, Giovanni Battista Iannuzzi, ha pubblicato, attraverso i profili Facebook e Youtube dell’Ambasciata, un videomessaggio riguardo il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, in programma i prossimi 20 e 21 settembre.

“È stato un lavoro complesso” quello dall’Ambasciata italiana in collaborazione con il Ministero dell’Interno per aggiornare le liste dei residenti sulla delle informazioni fornite dai comuni italiani. Ma il diplomatico italiano si è contrato soprattutto sul quesito “al quale dovrete rispondere” che “riguarda una modifica della costituzione che prevede la riduzione del numero dei parlamentari”.

Iannuzzi ha informato la comunità che in queste ore “si sta completando l’invio dei plichi elettorali che riceverete per mezzo della posta uruguaiana. All’interno si trova il materiale destinato ai connazionali aventi diritto di voto. In questo modo potrete esercitare un importantissimo diritto previsto dalla Costituzione, una delle massime espressioni della nostra democrazia, quindi una chiamata che vi invito a tenere nella massima considerazione”.

“Oltre alla scheda per votare – ha spiegato ancora il diplomatico -, il plico contiene le istruzioni che dovrete leggere attentamente sia per procedere al voto sia per la restituzione della busta contenente la scheda votata. Potrete consegnarla agli uffici di Abitab oppure direttamente in Ambasciata. Deve comunque arrivare entro le 16.00 del 15 settembre prossimo”.

“Coloro ai quali non fosse giunto il plico nella propria residenza, possono rivolgersi agli uffici consolari dell’Ambasciata per chiedere un duplicato a partire dal 6 settembre – ha concluso -. Vi saluto con una mia riflessione: credo fermamente nel diritto di voto, nella misura in cui lo ritengo anche un dovere morale che va rispettato per dare forza alla nostra costituzione”. (aise)

Fonte https://www.aise.it/rete-diplomatica/montevideo-videomessaggio-dellambasciatore-iannuzzi-sul-referendum/149646/1

700 Dante: Mattarella apre le celebrazioni

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, apre ufficialmente il sabato 5 settembre, a Ravenna le celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, che coinvolgeranno la città, la regione Emilia-Romagna e l’intero Paese fino a settembre 2021, quando un concerto del maestro Riccardo Muti in piazza San Francesco saluterà la conclusione degli eventi dedicati al padre della lingua italiana.

Il programma di “Viva Dante-Ravenna 2020/2021” comprende eventi istituzionali, letterari, espositivi, performativi, didattici e di ricerca, accompagnati, come spiegano gli organizzatori, “da interventi strutturali che lasceranno un segno tangibile di questo settimo centenario in un percorso che oltrepasserà il 2021”.

La serata del 5 settembre, alla presenza del capo dello Stato, vedrà la riapertura solenne della tomba e del vicino quadrarco di Braccioforte, al termine di un intervento di restauro che ha restituito al sepolcro dantesco, progettato dall’architetto Camillo Morigia, il suo volto originario, nonché l’inaugurazione della nuova illuminazione.

La cerimonia sarà preceduta e seguita dall’esecuzione di composizioni musicali che si richiamano all’opera di Dante.

L’ensemble vocale Voces Suaves eseguirà Quivi sospiri di Luzzasco Luzzaschi dal Secondo libro dei madrigali a cinque voci (1576) in cui sono messi in musica versi del canto III dell’Inferno; seguirà Io sono amore angelico di Joanne Metcalf da Il nome del bel fior (1988) con versi del canto XXXIII del Paradiso. Successivamente, in piazza San Francesco, la pianista Yulianna Avdeeva eseguirà la Fantasia quasi Sonata – Apre’s une Lecture de Dante, di Franz Liszt, mentre il baritono Luca Micheletti e il pianista Davide Cavalli proporranno Il conte Ugolino dal canto XXXIII dell’Inferno, di Gaetano Donizetti. In chiusura l’attore Elio Germano leggerà il canto XXXIII del Paradiso.

L’evento sarà potrà essere seguito in diretta streaming sulla pagina www.ravennafestival.live, come pure le manifestazioni in programma il 13 settembre: l’azione drammatica corale di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari (Ravenna Teatro – Teatro delle Albe) con i cittadini del Cantiere Dante e la cerimonia dell’offerta da parte del Comune di Firenze dell’olio per la lampada votiva alla tomba e la prolusione del professor Carlo Ossola, Presidente del Comitato dantesco nazionale.

La Fondazione Ravenna Manifestazioni proporrà poi progetti internazionali di spettacolo dal vivo tutto l’anno, in particolare la Trilogia d’Autunno con la prima mondiale di un’icona del balletto come Sergei Polunin, l’edizione 2021 del Ravenna Festival, il trittico dantesco “Inferno, Purgatorio, Paradiso”, che culminerà con la rappresentazione del Paradiso realizzato dal Teatro delle Albe-Ravenna Teatro. L’11 settembre sarà inaugurata alla biblioteca Classense “Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante”, prima mostra del progetto espositivo “Dante. Gli occhi e la mente”, curato dalle istituzioni Museo d’arte della città di Ravenna e Classense; il 13 verrà celebrato l’annuale della morte di Dante e dal 14 settembre presso la tomba, ogni giorno e perpetuamente, si leggerà un canto della Commedia nell’iniziativa “L’ora che volge il disio”. Ed ancora, entro fine 2020 sarà inaugurato il nuovo Museo Dantesco ed entro la primavera 2021 Casa Dante, nell’attuale Casa Farini, a pochi passi dal Museo e dalla tomba.

Tra i protagonisti del centenario dantesco anche l’Università di Bologna: da marzo si svolgerà un evento nazionale in occasione del Dantedì su Dante e la poesia contemporanea, mentre dal 26 al 29 maggio un congresso porterà a Ravenna coloro che nel mondo hanno studiato il lascito dantesco. Numerose anche le iniziative letterarie: le Letture Classensi, che ripercorreranno i 50 e più anni della loro storia, le Conversazioni Dantesche dedicate al tema multiforme del contagio, l’inedita Notte della Poesia, con reading e performance musicali a tema dantesco. (aise)

Fonte https://www.aise.it/cultura/700-dante-mattarella-apre-le-celebrazioni/149669/157

Il Made in Italy non è solo pasta e bel vedere – di Nicola Ti

“In realtà, una frase che capeggia il Palazzo della Civiltà di Roma tratteggia a pieno l’italianità: un popolo di poeti, di artisti, di pensatori di scienziati, navigatori e trasmigratori. Così da sempre, questo miscuglio incredibile di ingredienti ha portato alla nascita di grandi idee che si sono trasformate in prodotti in grado di raggiungere quello che Platone nel Fedro avrebbe collocato nell’iperuranio come idea di Bellezza”. A scrivere del Made in Italy di oggi è Nicola Ti, in questo articolo pubblicato su “Il corriere di Panama”.

“Ne è dimostrazione il fatto che attualmente il Made in Italy è censito al settimo posto in termini di reputazione tra in consumatori di tutto il mondo. Una delle “Big Four”, ovverosia le quattro società di revisione e consulenza a livello mondiale, la KPMG ha censito il Made in Italy come il terzo marchio al mondo per notorietà solo dopo Coca Cola e Visa.

Pensando all’Italia viene in mente un uomo ben vestito Armani, che seduto in Canal Grande si gode l’imbrunire sorseggiando un Aperol Spritz e degustando un piatto di crudo di Parma, burrata di Gioia del Colle, parmigiano reggiano, salame di Sant’Olcese e pane d’Altamura.

Ma al di là dei prodotti identificati come le quattro “A”, abbigliamento, agroalimentare, arredamento e automobili, spesso il Made in Italy dell’era moderna non è internazionalmente conosciuto per molteplici innovazioni (leggasi invenzioni) che l’italianità ha prodotto.

Sono italiane, ad esempio, le invenzioni del microchip di Federico Foggin (vicentino assunto dall’Intel, capo progetto del primo microprocessore Intel 4004), del dual sim (prodotto da un’azienda lucana), l’invenzione del sensore di parcheggio, del “cervello” dei moderni droni commerciali (l’Arduino, dal nome del bar di Pinerolo dove si incontravano gli ingegneri della Olivetti che lo inventarono), del sistema di frenaggio ABS (dell’84enne ingegnere italiano Mario Palazzetti) e l’elenco può continuare veramente all’infinito senza neanche andare troppo indietro nel tempo con le rivoluzioni di Leonardo, Volta, Bersanti, Matteucci, Meucci, Marconi, Rappuoli, Natta, e finanche la moka da caffè di Luigi de Ponti. E senza menzionare “i ragazzi di via Panisperna” (i fisici, D’Agostino, Segré, Amaldi, Rossetti, Fermi ed il teorico del gruppo Ettore Majorana), senza dei quali – probabilmente! – il destino del mondo sarebbe stato ben diverso se gli americani non avessero avuto la bomba atomica.

Nel tempo la spiccata creatività e la scientifica inventiva si sono tradotte in prodotti d’eccellenza dell’automotive (Maserati, Ferrari, Pagani, Lamborghini ed anche la stessa Bugatti fondata dall’italiano Ettore Bugatti), del settore motociclistico (Ducati, Moto Guzzi, MV Augusta, Benelli, Piaggio), della nautica (Benetti, Sanlorenzo, CRN, Azimut Yachts, Perini Navi, Rossinavi, Riva, Baglietto, Tankoa)

Ma l’italianità dal Made in Italy si traduce anche in tecnologia satellitare, treni, aviazione, sommergili e droni.
Ne è esempio d’eccellenza la Italiana Leonardo S.p.a. che produce velivoli militari propri (come il neo nato M-346) o in Joint-venture (Eurofigher, ATR, JSF F35), elicotteri (come NH90, Super Lynx 300 e AW159), sistemi satellitari di navigazione, telecomunicazione, meteorologia ed avvistamento (come il Raffaello MPLM o il Radar Selex RAT 31/DL). Prodotti apprezzati in tutto il mondo soprattutto dagli alleati Americani che nel 2018 hanno acquistato 2,4 miliardi di dollari di elicotteri Leonardo e recentemente 5,5 miliardi di dollari in fregate della classe Fremm già in produzione direttamente nel Wisconsin dove la Leonardo controlla la Marinette Marine Corporation.

Per poi passare al settore petrolifero e dell’energia con l’Italiana Eni che, secondo la rivista Forbes, nel maggio 2019 ha indicato la società tra le prime 100 aziende al mondo per capitalizzazione di mercato, quotata sia al New York Stock Exchange (NYSE) che nell’indice FTSE MIB della Borsa di Milano.

Insomma, il Made in Italy che per molti è sinonimo solamente di pasta, pizza, buon vino e belle scarpe si è trasformato nel tempo in prodotti economici di grande rilievo spesso sconosciute ai più.

Non ultimo il vaccino anticovid Made in Italy dell’Istituto Spallanzani di Roma che pochi giorni fa è stato inoculato per la sperimentazione su una donna di 50 anni o l’ultima invenzione del menzionato genio Mario Palazzetti, il Biostopper un dispositivo che di questi tempi ci farà stare più rilassati al ristorante in quanto in grado di crea una barriera biologica per frenare il virus”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/rassegna-stampa/made-in-italy-non-solo-pasta-e-bel-vedere-di-nicola-ti/149680/157

La città di La Plata si celebra “capitale dell’immigrante italiano”

Per celebrare l’anniversario della dichiarazione della città di La Plata “Capital del inmigrante italiano” decretata con la Legge provinciale nº 14.883 dell’8 Settembre 2016, la Failap (Federazione delle Associazioni Italiane di La Plata), con l’auspicio e il contributo del Consolato Generale di Italia a La Plata, presenta due video interpretati dal coro lirico Va’ pensiero. Si tratta di Italia Patria Mia – Inno degli italiani nel mondo e del Va’ Pensiero stesso. I video sono disponibili sul canale YouTube dell’associazione.

L’inno Italia Patria Mia, con musica di Luigi Polge e testo di Tiziana Grassi e Giuseppe Gambi, è un opera eseguita per la prima volta a La Plata da parte del coro lirico Va’ pensiero il 9 ottobre 2016, nell’ambito del Gala Finale del Festival della Musica Italiana presso il Teatro Coliseo Podestá, che ha rappresentato un momento di grande emozione per tutti gli spettatori allora presenti.

Quanto al Va’ pensiero è un coro del terzo atto dell’opera Nabucco di Giuseppe Verdi, testo di Temistocle Solera, eseguita per la prima volta nel 1842 al Teatro la Scala di Milano. Il coro è uno dei brani più conosciuti del grande genio della lirica. Fa riferimento agli schiavi ebrei di Babilonia che ricordano con nostalgia la loro terra natale dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme. Per il pubblico italiano dell’epoca le parole del coro evocavano la speranza di unità e liberazione dal dominio austriaco. Nell’ambito del Risorgimento, l’opera si trasformò in una sorta di secondo inno nazionale, tanto da essere cantata dai soldati nelle battaglie per l‘unificazione d’Italia. Da allora Va’ pensiero rappresenta un’opera immancabile nei repertori di tutti i cori lirici. (aise)

Fonte https://www.aise.it/associazioni/la-plata-la-failap-celebra-la-capital-del-inmigrante-italiano-con-due-video-del-coro-va-pensiero/149679/157

Referendum sul taglio dei parlamentari: la parola agli eletti all’estero – di Rosita Dagh

“In Italia, tra poche settimane, si voterà per il Referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, il quarto confermativo nella storia della Repubblica italiana e i cui sondaggi affermano che ci sono buone speranze per i sostenitori. Tuttavia, non mancano i dissidenti che finora hanno sollevato problematiche che gli italiani dovrebbero affrontare se venisse approvato”. Inizia così la serie di interviste che Rosita Dagh ha fatto, per l’Italoeuropeo, quotidiano italiano diretto a Londra da Philip Baglini, ai parlamentari italiani eletti all’estero, tra cui Massimo Ungaro (IV), Elisa Siragusa (M5S) e Simone Billi (Lega). Questo primo articolo è solo la prima parte dell’intervista, che vedrà protagonisti, nella seconda parte, Laura Garavini (IV), Alessandro Fusacchia (Misto) e un rappresentante del MAIE.

“Fondamentalmente la proposta di legge, già approvata l’8 ottobre 2019 ma ridotta a referendum a causa di una richiesta fatta da alcuni senatori, prevede il taglio del 36,7% di entrambi i componenti delle Camere dei deputati e senatori: da 630 a 400 deputati. Da 315 a 200 senatori.

Con l’approvazione della riforma saranno ridotti anche i parlamentari eletti all’estero raggiungendo un numero di 8 deputati e 4 senatori.

I sostenitori ritengono che una simile iniziativa ridurrebbe gli intoppi burocratici all’interno del sistema politico e garantendo anche un risparmio annuo che favorirebbe le tasche degli italiani.

In merito, però, l’Osservatorio dei conti pubblici italiani rivela che con il taglio dei parlamentari si arriverebbe ad un risparmio netto annuale di 57 milioni di euro, pari allo 0,007% della spesa pubblica italiana. Una cifra irrisoria secondo i dissidenti e non paragonabile al valore della democrazia, che verrebbe violata se tale misura venisse approvata.

L’On. Massimo Ungaro (Italia Viva) definisce il referendum “un’umiliazione” nei confronti dei cittadini, soprattutto per i connazionali all’estero, i quali non riceverebbero una giusta rappresentanza.

In effetti, si conterebbe un solo deputato per oltre 700mila italiani per circoscrizione estera e un senatore per oltre 1 milione di italiani residenti nel resto del mondo.

Inoltre secondo l’On. Ungaro: “Per noi all’estero con la riduzione parlamentare si creeranno dei collegi elettorali molto grandi e fare le campagne elettorali sarà estremamente costoso e quindi per gareggiare potranno solo poche persone che hanno alle spalle enormi risorse finanziarie oppure organizzazioni molto grosse […] va ostacolare la contendibilità delle cariche elettive”.

Il deficit di rappresentanza parlamentare è quindi il punto in comune dei dissidenti dei vari schieramenti politici ma anche la causa principale del divario creatosi all’interno di alcuni partiti da sempre favorevoli alla riforma.
Un esempio? Il M5S, che oggi si ritrova a fare i conti con “i traditori”, i dissidenti della riforma come l’On. Elisa Siragusa.

Se prima l’On Siragusa ha votato a favore per “disciplina di partito”, successivamente ha preferito far valere la sua idea.

Durante il talk show “London Calling”, l’On. Siragusa fa una premessa e rivela che sia nel Movimento che in altri partiti, i membri sono invitati a “portare la voce” del proprio gruppo, non la loro idea.

In poche parole, se il M5S ritiene sia opportuno gettarsi nel fuoco, loro devono farlo per mantenere il partito saldo e unito senza discrepanze e chi non lo fa è visto come un vero e proprio “traditore”.

Un concetto completamente antitetico all’ideale di democrazia che la Repubblica italiana sancisce nella Costituzione.
“Penso che votare secondo partito sia una cosa purtroppo comune a tutti. Anche l’On. Borghi (Lega) si è espresso in questi giorni proprio dicendo che è sempre stato contrario a questa riforma e che da libero cittadino voterà NO nell’urna, ma in Parlamento ha votato come chiedeva la Lega”.

Fatta questa premessa, l’On. Siragusa ritiene non ci siano ragioni valide per approvare il referendum perchè non è vero che un deficit di rappresentanza migliori l’efficienza del sistema politico: “L’efficienza la si ottiene modificando i regolamenti parlamentari” – dichiara la Siragusa su London ONE radio, un’affermazione fatta in modo simile dall’On. Angela Schirò (PD), la quale sostiene che per snellire i processi burocratici è necessario il superamento del bicameralismo perfetto e non a caso lei stessa votò a favore del Referendum Renzi-Boschi nel 2016.

Quindi votare “NO” cosa comporterebbe: ulteriori lamentele sullo scenario paludoso italiano o soluzioni significative per il miglioramento della performance burocratica ed economica del Paese?

In effetti “bisognerebbe poi affrontare la tematica del bicameralismo” – dichiara il Sen. Raffaele Fantetti (Forza Italia) che aggiunge: “noi siamo uno dei pochi Paesi che hanno due Camere che fanno le stesse cose, questo ha dei vantaggi ma anche degli svantaggi: per esempio bisognerebbe lavorare sui regolamenti parlamentari”.

Mentre per i sostenitori come l’On. Simone Billi (Lega) votare “SI” significherebbe: “Snellire il lavoro parlamentare” – dichiara Billi che aggiunge:“secondo me si snellisce anche nelle commissioni perchè meno persone da mettere d’accordo vuol dire lavorare più velocemente”.

Ora non resta che lasciare al popolo l’ardua scelta e decidere sul futuro della politica e dell’intero Paese”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/rassegna-stampa/referendum-taglio-parlamentari-parola-agli-eletti-allestero-di-rosita-dagh/149609/157

Vincenzo Conticello, un eroe dei nostri tempi

Questa è la storia di un eroe, che lasciato solo, corre il rischio di essere eliminato da un killer in un agguato.

La storia si svolge a Palermo, una bella città, ricca di monumenti che testimoniano il suo glorioso passato. Ha però un grosso problema, quello della mafia, che opprime non solo il popolo palermitano ma quello di  tutta la Sicilia ed esige da tutti gli imprenditori grandi e piccoli il pizzo.

Nel 1991 un impresario tessile Libero Grassi ha avuto il coraggio di denunciare i mafiosi, ma non gli è andata bene. L’hanno ucciso. Da allora sembrava che non ci fosse più nessuno capace di opporsi alle cosche mafiose, ma nel 2005 i proprietari dell’Antica Focacceria San Francesco, sempre presente nel Gambero Rosso, hanno seguito i passi di Grassi. Vincenzo Conticelli ha denunciato gli estortori che passavano per chiedergli il pizzo e poi nell’aula di un tribunale, nel 2007, li ha indicati uno a uno. I delinquenti sono finiti in carcere e per proteggere il coraggioso imprenditore, lo Stato gli ha dato la scorta, gliel’ha però revocata l’8 dicembre 2018 per “Cessato pericolo” Come se la mafia non ci fosse più.

 -Come si vive in Sicilia, e a Palermo, con la Mafia sempre presente?

In Sicilia c’è un mare splendido, ci sono le montagne, i limoni, le arance, i fichi e c’è la mafia, che come il paesaggio è parte dell’ambiente. Per questo la gente spesso non si rende conto di essere circondata da un mondo mafioso. Lo sanno invece bene gli imprenditori, coscienti del fatto che prima o dopo avranno a che fare con la mafia, che gli esigerà il pagamento del pizzo. La mafia lo fa o in maniera diretta, com’è successo a me, o in maniera indiretta esigendolo ai fornitori che rincarano i loro prezzi per far fronte alla spesa extra. Consapevolmente o inconsapevolmente ci si ritrova a essere parte dell’ingranaggio che finanzia il sistema mafioso. Questo in Sicilia passa dappertutto, meno in alcune e poche macchie di leopardo. Le grandi aziende che vengono in Sicilia, come per esempio Prada e Fendi non pagano il pizzo, cioè nei loro bilanci non figura questa voce. La tangente è inclusa nel valore degli affitti che pagano secondo i metri quadri dell’immobile locato.

Si può parlare di un clima di terrore o di rassegnazione

Completa rassegnazione, la vita si svolge in maniera assolutamente serena e tranquilla, addirittura le persone come me, che si azzardano a denunciare, sono considerate schegge impazzite, persone uscite fuori dal coro. Per la strada si vive un’atmosfera distesa. Si legge anche dai visi delle persone che passeggiano.

Le persone hanno paura di essere derubate per la strada?

No, ci sono degli scippi e i furti dei telefonini ma poco perché la mafia controlla tutto e dà sussidi.

– Se le grandi imprese non devono pagare il pizzo sarà molto difficile eliminare la mafia. In questo modo ha la garanzia di continuare a esistere.

Continua, infatti, a esistere. In questi 160 anni è cambiata moltissimo adattandosi ai tempi. Questa del 2020 è molto diversa da quella delle epoche passate. Continuano a esserci i tre mondi, quello di sopra, quello medio e quello di sotto. In quello di mezzo ci sono i boss propriamente detti come Matteo Messina Denaro e tutti i suoi affiliati più stretti. Nel passato c’erano Totò Riina, Madonia, Provenzano ecc. ecc, C’è poi un mondo di sopra cui appartengono i colletti bianchi quindi: professionisti, politici, imprenditori, persone che appartengono a una classe molto alta e che accreditano questo sistema nei palazzi importanti dell’Italia e dell’Europa. Poi c’è il mondo di sotto: narcotraffico, prostituzione, la manovalanza spicciola.

La mafia continua a uccidere?

In pratica non uccide più, da anni non ci sono più omicidi eccellenti né meno eccellenti. I regolamenti dei conti si fanno in un altro modo: screditando, quindi usando i social media, la stampa, isolando fino a portare il ribelle persino all’auto distruzione. Negli ultimi dieci anni tra Calabria, Sicilia, Campania e Puglia si sono registrati pochissimi omicidi per mafia, parliamo dell’ordine di uno, due l’anno, in contrapposizione ai due fino ai trecento la settimana degli anni ’80. Solo in Sicilia se ne ammazzavano 15-20 la settimana, in Campania 30-40 e così via.

 A suo tempo, Lei è stata un eroe, ha avuto molto coraggio, perché non continuano a indicarla come tale?

Si è considerati eroi nel momento in cui si è funzionali a una propaganda populista, sia dei media sia dei politici, che ti sostengono. Nel momento in cui finisce l’effetto del clamore e quindi la vendita dei giornali, i titoli sulle pagine on line, e quindi il politico non ha più bisogno di te, ti abbandonano. Il paradosso è che una persona come me, vittima di mafia, che ha denunciato la mafia, riceve una scorta per tredici anni, poi improvvisamente gliela tolgono perché ritengono che non ce ne sia più bisogno. In altre parole ritengono che la mafia non ci sia più, e lo fanno proprio quando i mafiosi che si sono denunciati escono dal carcere. Di fatto lo Stato sta comunicando ai mafiosi: “ Te l’ho lasciato libero, fanne quello che vuoi”.

– Mi ricordo che Matteo Salvini, quando era ministro degli Interni, ha tolto la scorta ad alcune persone per risparmiare.

Si l’ha tolta a me, a Roberto Saviano, a poche altre persone ma l’ha lasciata ad alcuni politici che non corrono alcun rischio, al massimo qualche ingiuria, un’altra decisione demagogica.

 – Lei ora vive tra Roma e New York, ha paura di essere ammazzato?

Ho paura perché la mafia non dimentica, ma so che a Roma e a New York sono al sicuro. La mafia vuole dare messaggi forti e chiari perciò non mi ammazzerà a Roma, dove il mio probabile omicidio potrebbe passare anche come conseguenza di un tentativo di furto o per ragioni passionali. Lo farà a Palermo, dove non ci saranno dubbi, tutti capiranno che il mio omicidio sarà un delitto di Mafia. Mia madre vive a Palermo, vado a trovarla e ogni volta ho paura anche se mi muovo con molta circospezione.

 – Quindi gli omicidi servivano per disciplinare e far tacere?

Certo, i giudici, gli avvocati uccisi in tutti questi anni sono stati uccisi per disciplinare, intimidire. La mafia inizia con delle minacce, i familiari delle vittime incominciano ad avere paura e a chiedere all’interessato di cedere, di lasciar stare o nel caso di un pubblico ministero di cambiare indagine o mestiere. Alcuni però come Falcone, Borsellino da queste intimidazioni si sono sentiti rafforzati, più motivati per andare avanti.

Edda Cinarelli

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