Monthly archive

September 2020 - page 3

Italiani in Argentina: la nonna influencer che spiega le ricette italiane abruzzesi

Violetta Fantini Di Lallo, più conosciuta come “Nonna Violetta”, ha 88 anni e negli ultimi mesi le sue ricette tipiche italiane sono diventate virali sul suo canale Youtube. “Ad oggi, ha più di 4 mila iscritti, la gente la ringrazia e chiede sempre più ricette. E lei è felice potendo trasmettere la conoscenza delle sue origini in tutto il mondo”. È quanto si legge sul portale itBuenosAires.it, che ha tracciato il “profilo” della nonna influencer.

“Nata a Fossacesia, in Abruzzo, partì all’età di 22 anni, nel 1954, verso l’Argentina. Sono passati 66 anni da quel giorno e lei mantiene un accento abruzzese intatto. Così come i suoi usi e costumi, oltre che le sue ricette tradizionali della sua regione e in generale dell’Italia.

Violetta vive al nord-est della provincia di Buenos Aires, con sua figlia Teresa, suo genero e le sue nipotine, Sol e Milagros. Finché non è iniziata la quarantena dettata dalla situazione del coronavirus, la famiglia che poi si univa ai pranzi domenicali della signora contava 14 persone. Ed è in uno di quei momenti familiari che la Nonna e la sua famiglia hanno avuto l’idea di esportare la ricetta dei suoi ravioli. Prima condividendola con amici, poi rapidamente si è allargata la rete, anche grazie alle nipoti, finché non ha deciso di aprire il suo canale youtube.

A dare il là alle ricette virali è stata quella dei “Cilli pieni”, dolci italiani, che ha rapidamente superato le 6 mila visualizzazioni. Con quella della Pizza italiana è arrivata subito a 20mila visualizzazioni.

Violetta è partita da Genova il 2 febbraio 54, a bordo della nave “Santa Fe”. Dopo un viaggio di 18 giorni è sbarcata al porto di Buenos Aires; con il marito Giovanni Di Lallo, arrivato in Argentina due anni prima, ha costruito la sua nuova casa a Campana dove vive tuttora.

I mesi tempi in Argentina non furono facili, racconta. Adattarsi è stato complicato, così quando ha avuto l’opportunità di tornare in Italia lo ha sempre fatto, 4 volte in tutto.

Uno dei suoi compiti è sempre stato quello di mantenere vive le sue radici e il cibo aiuta, soprattutto se hai imparato a memoria tutte le ricette della mamma.

Oggi Violetta ha raccolto una nuova sfida, quella di aprirsi di nuovo a un nuovo mondo, quello tecnologico: “sono molto felice che le tradizioni continuino a essere importanti e che la gente impari grazie a me”, ha detto”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/comunit%C3%A0/italiani-in-argentina-la-nonna-influencer-che-spiega-le-ricette-abruzzesi/150337/157

 

Gli auguri di Mattarella in occasione del capodanno ebraico

“In occasione delle festività di Rosh haShanah vorrei far giungere alle Comunità Ebraiche Italiane e a tutti gli ebrei presenti nel nostro paese i più sentiti auguri”. Così Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, in occasione del capodanno ebraico.

“Il capodanno – ha aggiunto il Capo di Stato – rappresenta non solo un momento di raccoglimento e riflessione, ma anche un’occasione di speranza e di rinascita. Questo tradizionale passaggio acquista un valore particolare nelle attuali circostanze, ancora segnate da una pandemia che ha causato perdite dolorose e imposto a tutti sacrifici, rinunce e nuovi stili di vita”.

Mattarella ha poi espresso un “convinto auspicio che il nuovo anno ebraico segni per tutti l’intensificazione del senso di comunità, perché insieme, grazie al contributo di ciascuno di noi e nel più netto ripudio di ogni forma di violenza, intolleranza e discriminazione, sia sempre più efficace tutelare e promuovere i valori fondamentali della Repubblica”.

“Con questi sentimenti – ha concluso – rinnovo a tutti i concittadini di fede ebraica sinceri auguri per un capodanno foriero di pace, dialogo e comprensione”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/quirinale/capodanno-ebraico-gli-auguri-di-mattarella/150307/157

Al via la nuova edizioni di Authentic Italian Table

Assocamerestero – l’Associazione delle 81 Camere di Commercio Italiane all’Estero (CCIE) e Unioncamere – lancia oggi la nuova edizione di “Authentic Italian Table”, prestigiosa manifestazione internazionale di promozione del Made in Italy agroalimentare autentico, che punta ad incrementare il consumo consapevole dei prodotti 100% italiani e ad arginare il fenomeno dell’Italian Sounding particolarmente diffuso nei principali mercati di destinazione del nostro export.

Dal monitoraggio sulla diffusione del fenomeno – condotto da Assocamerestero in collaborazione con le CCIE – risulta infatti che sono molti i prodotti colpiti e in particolare i latticini e i prodotti lattiero-caseari (35,2% dell’Italian sounding) in Nord America mentre in Europa la categoria più danneggiata è quella dei prodotti confectionery (55,5%; piatti pronti e surgelati, conserve e condimenti etc) e in Asia prevalgono le imitazioni dei condimenti italiani (26,8%).

Il contesto di attualità ha determinato un aggiornamento degli eventi di promozione di “Authentic Italian Table” che alla modalità classica in presenza hanno abbinato format innovativi di organizzazione fisica-digitale e a distanza. Un’occasione per coinvolgere in modo più ampio un pubblico trasversale composto da influencer, esperti di settore e foodies.

La manifestazione che coinvolge tre continenti, Nord America, Asia e Europa, entra in questi giorni nel vivo dell’attività con un totale di 63 iniziative in corso in questo mese – l’ultima tappa è prevista il 2 ottobre – così suddivise: 39 in Nord America, 9 in Asia e 15 in Europa.

“Authentic Italian Table” rientra nel Progetto “True Italian Taste”, promosso e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nell’ambito della Campagna di promozione del cibo 100% Made in Italy e citato anche dal recente Patto per l’Export.

Show cooking e sessioni di cucina nelle principali tappe della manifestazione in Nord America tra cui Chicago, Houston e Los Angeles, in Europa a Nizza e Londra e in Asia a Bangkok, Pechino; cooking class a Ho Chi Minh City e Seoul, workshop a Tokyo, un’accademy dedicata alle ricette Made in Italy a Barcellona, degustazioni e cene a tema con la partecipazione di chef rinomati a Bruxelles, Lione, Zurigo e New York, degustazioni di prodotti in Lussemburgo, video promozionali su specialità food a Madrid e Monaco, spot radio e promozione presso i ristoranti e gli store a Francoforte e Vancouver, percorsi enogastronomici dedicati a Marsiglia, webinar culinari a Montréal, Toronto, Città del Messico e Amsterdam, tour virtuali del gusto a Miami, Hong Kong e Singapore. Sono queste le principali iniziative di “Authentic Italian Table”, per promuovere e diffondere la conoscenza del vero prodotto agroalimentare italiano e del suo gusto più autentico.

Artefici della manifestazione, oltre ad Assocamerestero le 28 Camere di Commercio Italiane all’Estero che hanno collaborato alla sua realizzazione: si tratta delle CCIE di Chicago, Houston, Los Angeles, Miami, New York, Montréal, Toronto, Vancouver, Città del Messico, Bangkok, Ho Chi Minh City, Hong Kong, Pechino, Seoul, Singapore, Tokyo, Amsterdam, Barcellona, Bruxelles, Francoforte, Lione, Londra, Lussemburgo, Madrid, Marsiglia, Monaco, Nizza e Zurigo.

Particolarità dell’edizione di quest’anno l’attenzione alle specialità territoriali e alle peculiarità regionali del Made in Italy con iniziative di promozione focalizzate sulle tradizioni e le diverse eccellenze enogastronomiche locali.
La tradizione culinaria siciliana, ad esempio, è oggetto delle iniziative organizzate dalle CCIE di Hong Kong, Nizza e Singapore; ancora la qualità e artigianalità delle specialità piemontesi prende vita a Zurigo; i piatti tipici della storia toscana sono i protagonisti indiscussi sulle tavole di Madrid, Chicago e Ho Chi Minh City con video regionali e show cooking dedicati; l’antica tradizione della cucina campana è valorizzata nel continente asiatico a Bangkok con la preparazione della tipica pizza napoletana, cucinata in un forno certificato italiano.

L’innovazione è al centro in particolare delle iniziative promosse dalla CCIE di Singapore; la Camera prevede infatti l’utilizzo della tecnica all’avanguardia del Sound Design, che abbina la preparazione e l’assaggio dei prodotti all’utilizzo di file audio/video per far immergere a 360 gradi i partecipanti nell’esperienza di gusto del Made in Italy.
Ad accompagnare i partecipanti di “Authentic Italian Table” alla scoperta dei sapori, ingredienti e realizzazione delle specialità italiane autentiche un team di chef stellati e altamente qualificati con expertise nelle diverse tradizioni enogastronomiche del Made in Italy.

“Nonostante il difficile contesto di attualità, il settore agroalimentare continua a tenere con apprezzabili performance e si porrà anche in futuro come un importante asset per il nostro Made in Italy sui mercati internazionali”, ha dichiarato Gian Domenico Auricchio, Presidente di Assocamerestero. “La strategicità del progetto True Italian Taste è testimoniata anche dal fatto che il Ministro Di Maio abbia voluto inserirlo tra i canali di attuazione dei pilastri strategici delineati dal “Patto per l’Export”, che definiscono una linea condivisa di presenza sui mercati esteri di tutti i soggetti che possono dare significativi contributi all’apertura internazionale delle nostre imprese”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/primo-piano/authentic-italian-table-al-via-la-nuova-edizione/150245/160

Premio Narducci per la cucina italiana nel mondo

È quasi tutto pronto per dare il via al “Premio Internazionale Alessandro Narducci”, concorso internazionale che avrà luogo tra il 23 e il 29 novembre a Roma, il cui obiettivo principale è promuovere la cultura gastronomica italiana nel mondo. Ai blocchi di partenza la prima edizione del premio dedicato alla memoria del più giovane chef italiano, Alessandro Narducci, che a soli 26 anni ha conquistato la sua prima e ultima stella Michelin e poi prematuramente scomparso.

Il concorso è rivolto a tutti gli studenti e agli chef dilettanti non italiani che nutrono una passione per la cucina e la cultura enogastronomica del Belpaese e che vogliono trasformare il loro talento in una professione.
Unici prerequisiti sono: essere maggiorenni e conoscere la lingua inglese.

La competizione, articolandosi in più fasi, si preannuncia all’ultimo piatto. Nel dettaglio, è prevista una prima fase costituita da un test in lingua inglese di conoscenza generale della cultura enogastronomica italiana.

Si passa poi alla seconda fase in cui i candidati presenteranno una documentazione fotografica del proprio piatto di gara, illustrando, oltre ai passaggi pratici della ricetta, la filosofia alla base della sua ideazione.

Nella terza e penultima fase i candidati si sfideranno a livello nazionale per decretare il vincitore della fase nazionale che sarà inviato a Roma per la finale.

Il valore simbolico di questo passaggio risiede nella coincidenza dell’evento con la Settimana della Cucina Italiana nel mondo (23-29 novembre 2020).

La sfida ai fornelli avrà luogo con la partecipazione di una giuria qualificata, sia in caso di competizione convenzionale, sia da remoto (nell’eventualità di una situazione sanitaria avversa).

Superati questi passaggi, la gran finale avrà luogo a Roma nel maggio 2021 presso l’Istituto Alberghiero “Tor Carbone” (scuola in cui lo Chef Narducci aveva mosso i suoi primi passi in cucina), alla presenza di una giuria di esperti che dichiareranno il vincitore della prima edizione del premio.

In palio uno stage onnicomprensivo di tre mesi presso il ristorante “Acquolina” di Roma, casa professionale dello Chef Narducci, al fianco di un team di chef stellati.

Oltre a questo, la targa del Primo premio, una giacca da chef e altri articoli professionali offerti dagli sponsor.
I principali partner del concorso sono oltre alla Camera di Commercio Italo-Slovacca ed altre Camere Italiane all’estero l’I.P.S.E.O.A. “Tor Carbone” di Roma ed il ristorante capitolino “Acquolina”.

Il concorso si svolgerà sotto gli auspici dell’UNESCO, del Comune di Roma, degli Ambasciatori del Gusto, del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Assocamerestero e molti altri. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/primo-piano/premio-narducci-la-cucina-italiana-per-il-mondo/150234/160

Cooperazione bilaterale di lotta ai reati di mafia tra Italia ed Argentina

“Il contrasto alla criminalità organizzata presuppone la necessità di adeguati strumenti normativi. Che consentano una collaborazione internazionale energica ed efficace soprattutto in relazione al traffico illecito di stupefacenti e al riciclaggio. Alla criminalità informatica e pedo-pornografia on line. Ai reati finanziari, alla tratta di persone e al traffico illecito di armi. Discorso che vale anche nei rapporti con l’Argentina. Un Paese che può avere un’importanza di grande rilievo sullo scenario internazionale nel contrasto alle mafie ed al narcotraffico. E che vanta con il nostro paese dei forti legami sociali, economici e commerciali”. È quanto dichiarato dalla senatrice Laura Garavini, Vicepresidente Commissione Esteri e Vicepresidente vicaria gruppo Italia Viva-Psi, annunciando in Aula il voto favorevole alla ratifica dell’accordo di Buenos Aires sulla cooperazione in materia di sicurezza.

“Risultati concreti del rafforzamento della cooperazione bilaterale in materia giudiziaria e di lotta ai reati tra Italia ed Argentina – ha ricordato la parlamentare eletta all’estero – sono già stati possibili grazie al dialogo sempre più stretto tra i nostri due Paesi. Io stessa ho avuto modo di intervenire al primo seminario italo-argentino, organizzato a Buenos Aires dal Parlamento argentino nel marzo del 2019, su iniziativa del collega Fernando Iglesias, primo passo di una proficua collaborazione istituzionale tra i nostri Paesi”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/eletti-allestero/mafie-garavini-iv-adeguati-strumenti-normativi-fondamentali-per-contrasto-internazionale-/150198/157

“Il giorno degli immigrati” in Argentina ovvero la festività più anonima della quarantena

Venerdì 4 settembre in Argentina si è celebrato in modo quasi anonimo una festività ormai dimenticata ma che in fondo non è mai stata celebrata veramente, si tratta del “día del inmigrante”, il giorno dell’immigrante, in base a quanto decretato nell’anno 1949 dall’allora presidente Juan Peron. In pochissimi comuni si continua a festeggiare con qualche sfilata in costume, ma senza dubbio la più famosa di tutte le feste dell’Argentina è quella che si svolge a Oberá nell’estremo nordest del Paese. Quest’anno si svolge in versione ridotta con il nome di “Oberá Inmigrantes”, come ricorda Chiara Forni dell’associazione emilianoromagnola Nettuno di Misiones. Per un giorno l’hashtag #diadelinmmigrante l’ha fatta da padrone ed è stato in testa alle tendenze in tutte le reti.

L’argomento dell’origine della popolazione del paese resta ancora tenuto all’oscuro. Alcuni dicono sia dovuta alle successive ondate migratorie e altri invece lo vogliono ridurre all’arrivo dei conquistadores, i conquistatori e del loro genocidio sulle popolazioni locali precolombiane chiamate “pueblos originarios”, in linea con la nuova terminologia voluta dai revisionisti. I primi sostengono che più del 95% della popolazione sia di origine europea e di loro oltre la metà è composta da oriundi italiani, per i secondi invece l’origine indigena sussiste in quasi il 60% degli argentini. A questo punto la logica del pensiero binario riduce ogni concetto a una più semplice questione sulla percentuale della composizione genetica, tanto per potere predominare sull’opzione contraria. La versione storica ufficiale risolve tutto con la Rivoluzione del 1810, le Guerre di Indipendenza e le prodezze epiche dei loro generali costituenti.

Ma lo sfondo storico invece è ben più ampio, dal 1853 la Costituzione argentina estende garanzie e scopi anche “para todos los hombres del mundo que quieran habitar en el suelo argentino”, letteralmente, a tutti le persone del mondo che vogliano vivere sul suolo argentino. Anche l’articolo 25 recita che “il Governo Federale incentiva l’immigrazione europea e non può limitare né gravare con alcun tributo l’ingresso nel territorio argentino degli stranieri che abbiano come obiettivo il lavoro della terra, lo sviluppo industriale, portare e insegnare scienze e arti”.

La data del 4 settembre è ancora anteriore in quanto ricorda la decisione del Triumvirato, il primo embrionale potere esecutivo dell’Argentina, che nel 1812 garantì ufficialmente “immediata protezione agli individui di tutte le nazioni e alle loro famiglie che desiderino vivere in Argentina”. A condizione, veniva chiarito, di non turbare la società e rispettare le leggi del paese. Questo era di fatto il primo riconoscimento del fenomeno dell’immigrazione, che avrebbe poi cambiato per sempre l’Argentina. Resta il fatto che le civiltà precolombiane erano anch’esse migranti in quanto nomadi, seppur sempre in un’area delimitata, per arrivare alla situazione attuale in cui il fenomeno migratorio è così articolato che gli spostamenti tra province e regioni coesistono con altri verso la capitale provenienti da tutto il paese.

“I migranti meritano molto di più di quanto questo Paese gli riconosce – diceva Roberto Carolei nel suo programma radio Tanos – perché ho sentito e visto diversi programmi e telegiornali e in nessuno hanno fatto riferimento a questa festività così importante che è il giorno dell’immigrante. In Argentina i conduttori, giornalisti e anche politici di ogni livello sono figli o nipoti di immigranti. Io penso che questa mancanza di identità ci porta a commettere errori a livello sociale, credo che riscoprendo la nostra identità troveremo i valori che portavano questi immigranti che hanno costruito l’Argentina”.

Paolo Bonanno Cinarelli (pubblicado ta Thedailycases.com il 13/09/2020)

Fonte https://thedailycases.com/il-giorno-degli-immigrati-in-argentina-ovvero-la-festivita-piu-anonima-della-quarantena-the-day-of-the-immigrants-argentinas-most-anonymous-festivity-of/?fbclid=IwAR1PqspHDWUQogAKEL4pCCZtkFj-xwcf6gCD59gm7uu75pKSi8bluaU3Ak4

Centri antiviolenza e microcredito femminile contro il femminicidio

“Indipendenza economica e cambio culturale sono le basi per contrastare il femminicidio”. Lo ha dichiarato oggi la senatrice di Italia Viva Laura Garavini, eletta in Europa e Vicepresidente Commissione Esteri, intervenendo in aula in dichiarazione di voto.

“Come Italia Viva – ha spiegato Garavini – abbiamo messo in campo azioni concrete in questo senso. Grazie all’operato della ministra alle Pari Opportunità, Elena Bonetti, che tra le prime azioni del suo mandato ha inserito lo sblocco delle risorse per i centri antiviolenza. Trenta milioni di euro per questa rete preziosa, con l’introduzione di un meccanismo di monitoraggio che verifica l’effettivo uso dei fondi da parte delle Regioni”.

Garavini ha proseguito annunciando anche che “è stato varato un progetto di micro credito rivolto alle donne vittime di violenza. Così da favorire la loro indipendenza economica, indispensabile per far sì che trovino la forza di denunciare. Se si rendono le donne indipendenti, si spezza il giogo di sudditanza economica che le lega spesso al loro aguzzino”.

“I dati – ha concluso – ci dicono che una donna ogni tre ha subito nel nostro Paese una qualche forma di violenza. Sono numeri che non possono lasciarci indifferenti. E contro i quali come Italia Viva si fa sentire la nostra azione di Governo”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/eletti-allestero/garavini-iv-contro-il-femminicido-necessarie-misure-per-centri-antiviolenza-e-microcredito-femminile/150193/1

Schiavi italiani negli Stati Uniti

“Sono tempi difficili per gli italoamericani, ma forse lo sono sempre stati. Sin da quando sono arrivati, gli italiani emigrati in America sono molto spesso stati trattati con disprezzo, e hanno lavorato molto duramente per conquistarsi il rispetto che è loro dovuto, sacrificando le loro vite, donando fatica e talento e bellezza ed eccellenza agli Stati Uniti. Oggi una stupida narrazione pretende – sbagliando clamorosamente – di mettere la celebrazione dell’eroe che si sono legittimamente scelti, Cristoforo Colombo, contro i diritti degli afroamericani, strumentalizzando l’omicidio di un innocente come George Floyd e prendendosela con chi non gli ha fatto nulla di male. Anzi, se c’è un gruppo etnico che nella sua storia in America ha tratti simili a quelli dell’esperienza afroamericana, quello è proprio il gruppo etnico italoamericano. Si parlava apertamente di schiavi italiani, nel XIX secolo in America e lo sfruttamento dei nostri connazionali aveva un nome ben preciso, il “Padrone system”. Ce lo racconta una prestigiosa accademica italoamericana, la Professoressa Teresa Fava Thomas, che ringraziamo davvero molto per aiutarci a comprendere meglio uno dei diversi motivi per cui sia così assurdo che oggi qualcuno strumentalizzi le sofferenze degli afroamericani attaccando il simbolo degli italoamericani”. Inizia così l’articolo con cui Umberto Mucci, fondatore e direttore di “We the italians”, portale italiano attivo negli Stati Uniti, che intervista l’autrice del saggio “Arresting the Padroni Problem and Rescuing the White Slaves in America: Italian Diplomats, Immigration Restrictionists & the Italian Bureau 1881-1901″.

“D. Professoressa Thomas, cos’era il Padrone system, e perché si chiamava così?

R. Ci sono diverse questioni all’interno di questa frase: la prima testimonianza del Padrone system fu la pratica di persone che nell’Italia dell’Ottocento si offrivano di educare i bambini alla musica con un contratto per loro sotto la guida di un padrone, qualcosa di simile a un apprendista. Ma questo dava al padrone il diritto di portare via i bambini da casa e di portarli dove si esibivano: spesso agli angoli delle strade delle grandi città europee, dove suonavano musica e chiedevano l’elemosina. I genitori erano portati a credere di dare ai bambini la guida di un insegnante di cui i loro genitori pensavano di potersi fidare. La realtà era che i bambini erano sotto il controllo di qualcuno che poteva davvero insegnare loro a suonare uno strumento, con lo scopo di diventare al massimo un musicista di strada a Londra o a Parigi, ma più spesso insegnava a portare soldi al padrone.

Più tardi il termine fu applicato ai padroni che reclutavano operai in Italia offrendo loro promesse di buoni posti di lavoro in America e un biglietto gratis per il battello a vapore. Ma la trappola era che dovevano firmare contratti di lavoro che li mettevano sotto il controllo del padrone e spesso li portavano a pesanti lavori “a spalare e scavare” su progetti di costruzioni dove la loro paga era sotto il controllo del padrone e il contratto non sembrava mai essere pagato. Alcuni padroni lasciavano andare i loro operai dopo alcuni mesi, ma altri erano senza scrupoli e li tenevano in condizioni prossime alla schiavitù. La promessa del libero passaggio sui piroscafi per l’America nel 1880 era allettante. I giovani si trovarono in seguito legati a lavori che avrebbero dovuto pagare il loro debito, ma non sembravano mai lasciarli liberi. Alcuni finirono per lavorare per anni a grandi opere pubbliche per pochi soldi. La Society for the Protection of Italian Immigrants (Società per la protezione degli immigrati italiani) scoprì un gruppo supervisionato da guardie armate su un progetto ferroviario.

Gli Stati Uniti consideravano questi contratti di padronanza come una servitù a contratto, che era illegale negli Stati Uniti da quando il Tredicesimo Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti fu ratificato nel 1864. In risposta a questi abusi, il Congresso legiferò contro il sistema dei padroni nel 1885 con il cosiddetto Alien Contract Labor Act o Foran Act. Anche il governo di Roma cercò di fermarlo, poiché il reclutamento avveniva di solito nei quartieri poveri d’Italia, dove i giovani cercavano disperatamente un modo per guadagnarsi da vivere in America.

Le ultime fasi del Padrone system coinvolsero alcuni italiani che gestivano negozi, vendevano biglietti per i battelli a vapore e scambiavano denaro, e persino gestivano “banche” informali che prendevano i soldi duramente guadagnati dagli immigrati italiani, e spesso i risparmi che speravano di mandare a casa.

I lavoratori immigrati italiani si erano rapidamente costruiti una reputazione di buoni lavoratori che faticavano duramente e risparmiavano i loro soldi da mandare a casa a genitori, coniugi e familiari in Italia. Sfortunatamente, i loro risparmi furono presi di mira dai padroni che promettevano di fornire servizi bancari, ma spesso i soldi venivano sottratti o il banchiere spariva. Ci fu una lotta per regolamentare queste “banche” e per proteggere i risparmi dei lavoratori”.

L’intervista completa, in italiano e in inglese, è disponibile a questo link: https://wetheitalians.com/interviews/italian-slaves-usa-padrone-system(aise) 

Fonte https://www.aise.it/comunit%C3%A0/gli-schiavi-italiani-negli-stati-uniti-laccademica-teresa-fava-thomas-a-we-the-italians/149860/157

Per la prima volta la plenaria del CGIE in videoconferenza

“Le politiche per gli italiani all’estero prima, durante e dopo la pandemia del coronavirus”. Questo il tema della prima plenaria che si svolgerà online del Comitato Generale Italiani all’Estero (CGIE), organizzata per il prossimo 28 di settembre, alle ore 15.00. Alla riunione parteciperanno anche il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, e il Sottosegretario agli Affari Esteri con delega per gli italiani nel mondo, Ricardo Merlo.

A seguire, nelle settimane successive saranno scadenzati e organizzati ulteriori incontri su argomenti di attualità e di interesse delle Comunità degli Italiani all’estero, che completeranno i lavori che d’abitudine vengono eseguiti durante l’Assemblea plenaria del CGIE.

Intanto, è notizia di queste ore della partenza di un corso per la partecipazione giovanile emigrata, che si svolgerà a partire da domenica prossima, 13 settembre, e si svolgerà ogni seconda domenica del mese alle ore 21.00 sulla pagina Facebook del Seminario di Palermo. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/comitescgie/cgie-la-plenaria-per-la-1-volta-in-videoconferenza/149822/157

Ambasciata e Comites celebrano il “Giorno dell’Immigrato”

“Nicola e Bianca, 30 e 26 anni, sono arrivati in Argentina dall’Italia, Napoli, il 2 novembre 1950 sulla nave Auriga, con i loro due figli piccoli, Bruna e Marcello. In Argentina hanno costruito, con lavoro e amore, una nuova vita ed è nato il loro terzo figlio Dario. Hanno trasmesso, di generazione in generazione, il loro amore per l’Italia e la loro cultura che oggi sono ancora più in vigore che mai nel cuore dei loro figli e nipoti, che cucinano le loro ricette, festeggiano le loro tradizioni e parlano la loro lingua”. Con questa storia pubblicata sulla propria pagina Facebook, l’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires ha celebrato, il 4 settembre scorso, il Dia Del Inmigrante (Giorno dell’immigrato).

Alla sede diplomatica italiana della capitale d’Argentina, si sono uniti sia diversi Comites, quello di Rosario e quello di Mar del Plata in particolare, oltre che Ricardo Merlo, presidente del MAIE nonché sottosegretario agli Affari Esteri che ha rivolto un pensiero per l’occasione su Facebook, citando una frase di Dario Signorini: “Per il contributo dei nostri nonni e genitori che hanno reso grande l’Argentina. Per il nostro impegno a lavorare per un Argentina in pace, solidale e con giustizia sociale”.

“Oggi festeggiamo la giornata dell’immigrato – ha scritto invece il Comites di Rosario -, in commemorazione del decreto del 1812 del primo trionvirato, in cui si prevedeva che il governo argentino offrisse “la sua immediata protezione agli individui di tutte le nazioni, e alla sua famiglia, che vogliano fissare domicilio nel territorio dello Stato”. Era assicurato il pieno godimento dei diritti dell’uomo, ′′ purché non perturbino la tranquillità pubblica e rispettino le leggi del paese “. È stata creata una commissione per promuovere l’immigrazione e la colonizzazione del territorio.

A tutti coloro che hanno lasciato la loro patria per venire a rendere questo paese grande, ricco e differente. Ai nostri genitori, nonni, bisnonni… che sono venuti da tutti gli angoli del mondo, buon giorno dell’immigrante”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/rete-diplomatica/argentina-ambasciata-e-comites-celebrano-il-giorno-dellimmigrato/149770/157

Ir Arriba