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September 2020 - page 2

Italiani nel mondo e rappresentanza: inizio della fine o nuovo inizio?

Il risultato del referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari merita qualche ulteriore riflessione, soprattutto alla luce dell’entità della vittoria del SI tra gli italiani all’estero.

In Italia da tempo tutti i sondaggi davano vincente il SI, anche se in proporzioni decisamente superiori a quelle del voto del 20 e 21 settembre.  L’onda lunga di una campagna all’insegna dell’anti-politica, che era culminata nel marzo del 2018 con la grande affermazione del Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche, è alla base di questa non-riforma, frutto degli accordi di governo che questo partito aveva stabilito prima con la Lega e poi con il PD.  La speranza è che il peso dei sette milioni di italiani che hanno votato NO, nonostante le indicazioni in senso contrario di pressocché tutti i partiti, possano quantomeno orientare il Parlamento ad approvare rapidamente una serie di correttivi (dalla legge elettorale al superamento del bicameralismo) in grado di amenizzare i danni di un taglio che così com’è influenzerebbe in maniera negativa tanto l’efficienza che la qualità dei lavori parlamentari.   In questo senso giudico positivo il fatto che il Segretario del PD Zingaretti abbia fatto proprie tante delle ragioni del fronte del NO, impegnandosi a trasferirle su un progetto riformatore anche in ragione del risultato elettorale delle regionali che premiano il Partito Democratico come primo partito italiano.

Più articolata, invece, la lettura del risultato all’estero. Qui la vittoria dei SI è stata probabilmente superiore alle attese, per una serie di ragioni che sarebbe bene iniziare ad approfondire. Anzitutto la grave e in alcuni casi assoluta mancanza di informazione, che ha portato la quasi totalità degli elettori a votare su un quesito semplice che, in un clima di anti-politica non solo “italiano”, ha indubbiamente favorito le ragioni del SI.  Non sono pochi gli elettori che hanno votato SI al taglio dei parlamentari in Italia desiderando che altrettanto possa avvenire nel proprio Paese di residenza.   Ma sarebbe miope, se non addirittura ipocrita, non osservare che la schiacciante vittoria del SI tra gli italiani nel mondo sia da riferirsi anche alla crisi del nostro sistema di rappresentanza e alla capacità dei partiti e degli eletti all’estero di sapere interpretare i bisogni e le attese di questo elettorato.   Troppe volte, nel corso di questa campagna elettorale, le ragioni del NO si sono infrante contro il muro rappresentato dalla inconsistenza o dall’assenza dei parlamentari eletti nella mia Ripartizione elettorale.   Un “muro” difficile da sfondare.   A rafforzare il clima di discredito e disaffezione sulla rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero, soprattutto in Sudamerica, i ripetuti e gravissimi fenomeni di brogli elettorali ai quali – purtroppo – non sono seguiti adeguati e necessari provvedimenti punitivi.   Tutti fenomeni che hanno dato al SI all’estero una forza ancora maggiore a quella del SI in Italia.   Indicativo, in questo contesto, il fatto che anche gli italiani di Argentina, nonostante siano rappresentati da ben quattro parlamentari (tra i quali il delegato al governo per gli italiani all’estero) si siano espressi decisamente per il taglio della nostra rappresentanza parlamentare.

E adesso ? Se non vogliamo che questo sia “l’inizio della fine” del sistema di rappresentanza degli italiani nel mondo dobbiamo subito avviare un’autocritica che ci riguarda tutti: parlamentari, partiti, Comites, Cgie.   Gli organismi intermedi andranno sicuramente rafforzati ma ciò da solo non garantirà la ripresa di un rapporto virtuoso con le nostre collettività; analogamente bisognerà intervenire con altrettanta urgenza su una nuova legge elettorale per l’estero in grado da una parte di eliminare brogli non più accettabili come anche di migliorare la qualità degli eletti attraverso un più severo processo di selezione.   Infine l’universalità e la territorialità del voto, per evitare facili manipolazioni dell’elettorato e garantire agli elettori una rappresentanza proporzionale alla dimensione delle loro collettività.

La strada è ardua e il cammino irto di ostacoli; se non avremo il coraggio di percorrerla in fretta e fino in fondo il rischio che il SI degli italiani nel mondo sia l’inizio della fine non sarà più una mera ipotesi.  In Italia, come all’estero, si tratterà di rispondere all’anti-politica con la “buona politica”. Non vedo altre strade.

Fabio Porta

Camera di Commercio Italiana in Argentina e il Club Sportivo Italiano uniti per un rilancio della collettività

La comunità italiana ha un passato da protagonista gloriosa e laboriosa nella storia argentina. A cominciare dalla prima ondata migratoria, quella dei patrioti mazziniani e monarchici che volevano l’unione e la liberazione d’Italia dal giogo straniero, la nostra collettività è sempre stata dinamica, creativa, solidale, volano di grandi imprese.

I migranti italiani spinti da un’energia irrefrenabile e ideali di solidarietà, hanno fondato molte associazioni. La prima è stata l’Unione e Benevolenza, repubblicana, 1858, poi la Nazionale Italiana, monarchica, 1861, in seguito molte altre, tra cui l’Unione dei Liberi Bevitori poi Operai Italiani, il Circolo Italiano e la Camera di Commercio Italiana in Argentina. La C.C.I. è stata fondata nel 1884, da imprenditori che volevano promuovere i rapporti socio economici e imprenditoriali tra l’Italia e l’Argentina, un ruolo che la Camera svolge da allora con creatività e grinta.

Si tratta di un faro, che lungo il tempo ha illuminato la vita e la storia della collettività italiana in Argentina, senza mai spegnersi, oggi presieduta da Giorgio Alliata di Montereale, e Francesco Tosi, gran tifoso dello Sportivo Italiano, come une dei due Vice Presidente. L’energia della collettività italiana non si è estinta con il tempo. Nel dopo guerra, dal 1945 al 1960 sono arrivati nuovi migranti italiani, che hanno portato linfa vitale all’associazionismo italiano. Sono nati allora nuovi sodalizi, tra cui, sicuramente quello più dirompente ed esplosivo, capace di trascinare masse è il Club Sportivo Italiano, che vanta anche una storia singolare e rilevante.

E’ stato fondato, infatti, il 7 maggio 1955, con il nome Associazione del Calcio Italiano in Argentina (A.C.I.A.) da Ettore Rossi, che apparteneva con Dionisio Petriella, l’Ing. Vittorio Valdani, il filosofo Rodolfo Mondolfo a un altro gruppo d’italiani d’eccellenza. Lo stesso Rossi che aveva istituito nel 1949 il Corriere degli Italiani, il più importante giornale italiano in Argentina, di cui fu direttore fino alla morte. Il Club Sportivo Italiano dagli inizi tanto gloriosi, durante i suoi anni di vita ha alternato momenti di grande successo ad altri meno brillanti. Ora ha un Consiglio Direttivo con grandi ideali e progetti, presieduto da Antonio “Tony” Amerise.

Il suo stadio dal nostalgico nome Repubblica d’Italia si trova in Ciudad Evita, a La Matanza. Due perle quindi, nate in secoli diversi e circostanze differenti, molto radicate nella comunità italiana e nella società argentina, che da questo mese di settembre si sono unite, grazie alla gestione dell’Ing. Marcelo Bomrad, per continuare insieme il loro cammino e cercare di ridare forza e intraprendenza alla collettività italiana, che da alcuni anni si è accasciata, e sembra quasi “moritura”. Un risultato imprevisto se si pensa che fino a vent’anni fa, sotto la guida di Luigi Pallaro, il dott. Franco, Tonino Macri, Antonio Ambrosio e tanti altri leader era in ottima salute. Ne parliamo con l’Ing. Bomrad, ideatore del progetto e integrante del Comitato Esecutivo della C. C. I. e coordinatore nazionale della Lega nel Mondo in Argentina.

A cosa si deve l’unione della Camera di Commercio Italiana con il Club Sportivo Italiano?

Da anni faccio parte dei due sodalizi. Pensando che la C.C.I lavora con entusiasmo e profitto e che il calcio, in tutto il mondo, genera passioni, entusiasma le folle, ho pensato che avremmo potuto provare a unirli per infondere nuova vita alla collettività italiana, che ora sembra meno dinamica di alcuni anni fa. Ho espresso il mio progetto al Consiglio Direttivo dei due sodalizi che mi hanno manifestato con entusiasmo il loro parere positivo. Desidero approfittare di questo spazio per esprimere i miei ringraziamenti alle due istituzioni e avermi permesso di contribuire, anche se minimamente, a quest’accordo.

Cosa vi proponete in concreto?

Di ridare alla comunità italo argentina la gerarchia che la caratterizzava e che si basava su alcuni valori tipici italiani: la creatività, il lavoro, lo sforzo, le stesse competenza indispensabili per un alto rendimento calcistico. Così, attraverso il calcio vorremmo risvegliare la collettività italo argentina, ridarle entusiasmo e suscitare l’interesse dell’intera società.

Perché la comunità italiana ha fatto questa fine?

Probabilmente perché, con l’esercizio del diritto di voto, ha delegato in partiti politici “non-italiani”, cioè senza appartenenza a gruppi parlamentari con potere reale a Roma, i reclami di cui prima si occupava direttamente ed ha scelto maggioritariamente rappresentanti politici a cui risulta molto difficile farsi approvare progetti in Parlamento. Res Non Verba: se non mi sbaglio, dal 2006 in Parlamento sono stati approvati soltanto uno o due disegni di legge (ddl) con prima firma d’un eletto in Argentina/America Meridionale. Per ridare alla collettività il suo ruolo di protagonista, la sua vitalità, ci sembra fondamentale coinvolgere tutti gli italiani, soprattutto i giovani. Bisogna ritornare nelle associazioni per risolvere insieme i problemi, dialogando, senza distinzione di partito. Solo con l’unione e la forte integrazione tra cittadini italiani, imprese, dirigenti e istituzioni si potrà tornare al protagonismo delle epoche anteriori.

Programmi per il futuro?

In linea di massima per ora sono tre. Attraverso accordi con club calcistici italiani, come l’Hellas Verona, il Milan, l’Inter, la Juventus, la Roma, vorremmo: trasformare il Club Sportivo Italiano in una piattaforma di sviluppo e in un veicolo per l’esportazione di talenti calcistici argentini; che le grandi squadre italiane organizzino colonie estive nel nostro stadio Repubblica d’Italia. Terzo ci proponiamo di preparare competizioni calcistiche inter imprenditoriali, con il coinvolgimento di tutte le camere europee di commercio, presenti in Argentina, e riunite nella Camera Europea di Commercio.

Avete già fatto un’esperienza in tal senso?

L’anno scorso, 2019, il Club Sportivo Italiano ha realizzato con il Circolo Sociale e Culturale Michelangelo, presieduto da Fernando Iantorno, una competizione di calcio infantile, nel suo stadio. Si è seguito il principio “che i bambini si divertano facendo sport mentre assorbono la cultura italiana”. L’intenzione è di continuare a realizzare gare per bambini e per professionisti, sicuri che lo sport è un eccellente veicolo d’integrazione e di riscoperta dei valori. Insomma più partecipazione e meno politica.

Edda Cinarelli (pubblicato da Gente d’Italia il 24/09/2020)

Fonte http://www.genteditalia.org/2020/09/24/camera-di-commercio-italiana-in-argentina-e-il-club-sportivo-italiano-uniti-per-un-rilancio-della-collettivita/

Il sottosegretario Merlo sul referendum: “grazie a sindacati e lavoratori della rete consolare”

Archiviato il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, con la vittoria del Sì sia in Italia che all’estero, il Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo commenta i dati sull’affluenza, che l’esponente del governo italiano giudica “ottima” (ha partecipato al referendum il 23,30% degli aventi diritto – ndr), nonostante la pandemia legata al coronavirus e i tanti scettici sulla partecipazione.

“Desidero ringraziare i sindacati della Farnesina, i lavoratori di tutta la rete consolare, dai funzionari agli impiegati, per l’impegno profuso in occasione dell’elezione referendaria”, dichiara il Sottosegretario, che poi aggiunge: “personalmente sono sempre più convinto che le organizzazioni sindacali, che vanno ancor più valorizzate e protette, costituiscano uno strumento fondamentale per portare avanti in maniera efficace le politiche per gli italiani all’estero”.

“Un ringraziamento speciale – sottolinea Merlo – va al Direttore generale per gli italiani all’estero alla Farnesina, Luigi Vignali, per essere stato sempre in prima linea nell’organizzazione della macchina elettorale, in costante contatto con le nostre sedi diplomatico-consolari: anche grazie al suo prezioso contributo i nostri connazionali residenti oltre confine hanno potuto esprimere il proprio voto in maniera regolare, senza complicazioni di sorta nel processo elettorale”.

“Ora che questa riforma è passata anche con il Sì degli italiani, di quelli residenti in Patria e all’estero, è ora di lavorare, una volta per tutte e tutti insieme, a una seria riforma del voto all’estero, non più procrastinabile”, evidenzia il senatore eletto in Sud America. “Come rappresentanti politici e istituzionali degli italiani nel mondo – continua -, dobbiamo fare in modo di mettere in sicurezza il meccanismo che regola il voto dei nostri connazionali, che così com’è – ormai è evidente – fa acqua da tutte le parti. Ho portato questo tema sul tavolo di Parlamento e governo fin dall’inizio di questa legislatura, coinvolgendo il CGIE e tutte le forze politiche in campo. È il momento di riprendere la battaglia e, questa volta, di portare a casa il risultato. A chiedercelo – conclude il Sottosegretario Merlo – sono milioni di elettori italiani residenti oltre confine”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/eletti-allestero/referendum-merlo-grazie-a-sindacati-e-lavoratori-della-rete-consolare/150450/1

Riapertura delle scuole: il ministro Azzolina in videoconferenza con il collega argentino Trotta

Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha avuto ieri pomeriggio un colloquio, in videoconferenza, con il collega argentino Nicolás Trotta. Al centro della riunione, riporta il Ministero, la riapertura delle scuole.

Durante l’incontro, che ha fatto seguito a un primo colloquio svolto l’8 aprile scorso, Trotta ha ribadito l’interesse a conoscere le misure adottate in Italia per la ripresa delle lezioni in presenza. Azzolina ha spiegato che l’obiettivo del governo italiano è stato quello di trasformare una situazione di difficoltà in un’opportunità di innovazione, con lo stanziamento di 2,9 miliardi di euro per la ripartenza, la ricerca di nuovi spazi per la didattica, investimenti nell’edilizia scolastica, potenziamento dell’organico, con 70 mila fra docenti e non docenti in più.

Ribadito che l’obiettivo è che le lezioni avvengano soprattutto in presenza, nel pieno rispetto degli standard di sicurezza, Azzolina ha ricordato anche come siano state elaborate Linee guida per la Didattica digitale integrata alla quale ricorrere in caso di necessità. Per garantire la sicurezza sanitaria negli Istituti sono stati poi siglati Protocolli per la formazione del personale scolastico ed è stata istituita la figura del referente Covid nelle scuole.

L’incontro, conclude il Ministero dell’Istruzione, si è svolto in un rinnovato clima di collaborazione e di volontà di confronto e arricchimento reciproco. Azzolina ha confermato l’interesse a considerare iniziative congiunte per celebrare i 700 anni della morte di Dante Alighieri e l’apprezzamento dell’Italia per la diffusione di sezioni bilingui nella Provincia di Buenos Aires(aise) 

Fonte https://www.aise.it/esteri/riapertura-delle-scuole-il-ministro-azzolina-in-videoconferenza-con-il-collega-argentino-trotta/150498/157

Cooperazione Italia-Argentina nella lotta al crimine internazionale

Continua la cooperazione tra Italia Argentina contro il crimine transnazionale. L’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires e la Guardia di Finanza, nell’ambito delle iniziative del 2020, hanno organizzato 18 lezioni a distanza sul contrasto al riciclaggio, al finanziamento del terrorismo e all’economia illegale organizzati. Lezioni ed esperienze rivolte ad oltre 500 tra giudici, procuratori, ufficiali e funzionari delle forze dell’ordine argentine.

Una cooperazione proseguita con successo anche durante l’emergenza Covid-19, grazie alle strutture e alle competenze della Scuola di Polizia economico-finanziaria del corpo della Guardia di Finanza, che a Buenos Aires ha un ufficiale di collegamento competente per la regione (1300 in totale i beneficiari dei corsi in Argentina, Bolivia, Cile, Paraguay, Perù, Uruguay).

“Anche in questo periodo difficile la diplomazia giudiziaria e la cooperazione contro il crimine transnazionale sono un pilastro della collaborazione tra Italia e Argentina”, ha commentato l’ambasciatore italiano in Argentina, Giuseppe Manzo, ricordando le iniziative realizzate anche prima della pandemia a Buenos Aires che ha visto la partecipazione della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (AISE).

Fonte https://www.aise.it/rete-diplomatica/a-buenos-aires-cooperazione-italiaargentina-nella-lotta-al-crimine-internazionale/150492/157

Non si ricostruisce senza sussidiarietà

“Ciascuno deve avere la possibilità di assumere la propria responsabilità nei processi di guarigione della società di cui fa parte. Quando si attiva qualche progetto che riguarda direttamente o indirettamente determinati gruppi sociali, questi non possono essere lasciati fuori dalla partecipazione”. Così Papa Francesco che, nell’udienza generale di questa mattina nel Cortile San Damaso, ha proseguito il ciclo di catechesi sul tema “Guarire il mondo” con una meditazione su “Sussidiarietà e virtù della speranza”.

“Per uscire migliori da una crisi come quella attuale, che è una crisi sanitaria e al tempo stesso una crisi sociale, politica ed economica, ognuno di noi è chiamato ad assumersi la sua parte di responsabilità cioè condividere le responsabilità”, ha sottolineato il Papa. “Dobbiamo rispondere non solo come persone singole, ma anche a partire dal nostro gruppo di appartenenza, dal ruolo che abbiamo nella società, dai nostri principi e, se siamo credenti, dalla fede in Dio”.

“Spesso, però, molte persone non possono partecipare alla ricostruzione del bene comune perché – ha spiegato – sono emarginate, sono escluse o ignorate; certi gruppi sociali non riescono a contribuirvi perché soffocati economicamente o politicamente. In alcune società, tante persone non sono libere di esprimere la propria fede e i propri valori, le proprie idee: se le esprimono vanno in carcere. Altrove, specialmente nel mondo occidentale, molti auto-reprimono le proprie convinzioni etiche o religiose. Ma così non si può uscire dalla crisi, o comunque non si può uscirne migliori. Usciremo in peggio”.

“Affinché tutti possiamo partecipare alla cura e alla rigenerazione dei nostri popoli, è giusto che ognuno abbia le risorse adeguate per farlo”, ha rimarcato Bergoglio prima di ricordare che “dopo la grande depressione economica del 1929, Papa Pio XI spiegò quanto fosse importante per una vera ricostruzione il principio di sussidiarietà”. Un principio, ha aggiunto, che “ha un doppio dinamismo: dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto. Forse non capiamo cosa significa questo, ma è un principio sociale che ci fa più uniti”.

“Da un lato, e soprattutto in tempi di cambiamento, quando i singoli individui, le famiglie, le piccole associazioni o le comunità locali non sono in grado di raggiungere gli obiettivi primari, allora è giusto che intervengano i livelli più alti del corpo sociale, come lo Stato, per fornire le risorse necessarie ad andare avanti. Ad esempio, – ha osservato – a causa del lockdown per il coronavirus, molte persone, famiglie e attività economiche si sono trovate e ancora si trovano in grave difficoltà, perciò le istituzioni pubbliche cercano di aiutare con appropriati interventi sociali, economici, sanitari: questa è la loro funzione, quello che devono fare”.

Dall’altro lato, però, “i vertici della società devono rispettare e promuovere i livelli intermedi o minori. Infatti, il contributo degli individui, delle famiglie, delle associazioni, delle imprese, di tutti i corpi intermedi e anche delle Chiese è decisivo. Questi, con le proprie risorse culturali, religiose, economiche o di partecipazione civica, rivitalizzano e rafforzano il corpo sociale. Cioè, c’è una collaborazione dall’alto in basso, dallo Stato centrale al popolo e dal basso in alto: delle formazioni del popolo in alto. E questo è proprio l’esercizio del principio di sussidiarietà”.

“Ciascuno – ha affermato con forza il Papa – deve avere la possibilità di assumere la propria responsabilità nei processi di guarigione della società di cui fa parte. Quando si attiva qualche progetto che riguarda direttamente o indirettamente determinati gruppi sociali, questi non possono essere lasciati fuori dalla partecipazione. Per esempio: “Cosa fai tu? – Io vado a lavorare per i pover i – Bello, e cosa fai? – Io insegno ai poveri, io dico ai poveri quello che devono fare – No, questo non va, il primo passo è lasciare che i poveri dicano a te come vivono, di cosa hanno bisogno: Bisogna lasciar parlare tutti! E così funziona il principio di sussidiarietà. Non possiamo lasciare fuori della partecipazione questa gente; la loro saggezza, la saggezza dei gruppi più umili non può essere messa da parte. Purtroppo, questa ingiustizia si verifica spesso là dove si concentrano grandi interessi economici o geopolitici, come ad esempio certe attività estrattive in alcune zone del pianeta. Le voci dei popoli indigeni, le loro culture e visioni del mondo non vengono prese in considerazione. Oggi, questa mancanza di rispetto del principio di sussidiarietà si è diffusa come un virus”.

“Pensiamo alle grandi misure di aiuti finanziari attuate dagli Stati”, ha aggiunto. “Si ascoltano di più le grandi compagnie finanziarie anziché la gente o coloro che muovono l’economia reale. Si ascoltano di più le compagnie multinazionali che i movimenti sociali. Volendo dire ciò con il linguaggio della gente comune: si ascoltano più i potenti che i deboli e questo non è il cammino, non è il cammino umano, non è il cammino che ci ha insegnato Gesù, non è attuare il principio di sussidiarietà. Così non permettiamo alle persone di essere “protagoniste del proprio riscatto”. Nell’inconscio collettivo di alcuni politici o di alcuni sindacalisti c’è questo motto: tutto per il popolo, niente con il popolo. Dall’alto in basso ma senza ascoltare la saggezza del popolo, senza far attuare questa saggezza nel risolvere dei problemi, in questo caso nell’uscire dalla crisi. O – ha proseguito – pensiamo anche al modo di curare il virus: si ascoltano più le grandi compagnie farmaceutiche che gli operatori sanitari, impegnati in prima linea negli ospedali o nei campi-profughi. Questa non è una strada buona. Tutti vanno ascoltati, quelli che sono in alto e quelli che sono in basso, tutti”.

“Per uscire migliori da una crisi, – ha ribadito Francesco – il principio di sussidiarietà dev’essere attuato, rispettando l’autonomia e la capacità di iniziativa di tutti, specialmente degli ultimi. Tutte le parti di un corpo sono necessarie e, come dice San Paolo, quelle parti che potrebbero sembrare più deboli e meno importanti, in realtà sono le più necessarie. Alla luce di questa immagine, possiamo dire che il principio di sussidiarietà consente ad ognuno di assumere il proprio ruolo per la cura e il destino della società. Attuarlo, attuare il principio di sussidiarietà dà speranza, dà speranza in un futuro più sano e giusto; e questo futuro lo costruiamo insieme, aspirando alle cose più grandi, ampliando i nostri orizzonti. O insieme o non funziona”, ha detto Bergoglio. “O lavoriamo insieme per uscire dalla crisi, a tutti i livelli della società, o non ne usciremo mai. Uscire dalla crisi non significa dare una pennellata di vernice alle situazioni attuali perché sembrino un po’ più giuste. Uscire dalla crisi significa cambiare, e il vero cambiamento lo fanno tutti, tutte le persone che formano il popolo. Tutte le professioni, tutti. E tutti insieme, tutti in comunità. Se non lo fanno tutti il risultato sarà negativo”.

Se è vero che “la solidarietà è la via per uscire dalla crisi: ci unisce e ci permette di trovare proposte solide per un mondo più sano” questo cammino “ha bisogno della sussidiarietà”. Cioè “solidali, perché andiamo sulla strada della sussidiarietà”, perché “non c’è vera solidarietà senza partecipazione sociale, senza il contributo dei corpi intermedi: delle famiglie, delle associazioni, delle cooperative, delle piccole imprese, delle espressioni della società civile. Tutti – ha ribadito ancora una volta – devono contribuire, tutti. Tale partecipazione aiuta a prevenire e correggere certi aspetti negativi della globalizzazione e dell’azione degli Stati, come accade anche nella cura della gente colpita dalla pandemia. Questi contributi “dal basso” vanno incentivati”.

“Quanto è bello vedere il lavoro dei volontari nella crisi! I volontari che vengono da tutte le parti sociali, volontari che vengono dalle famiglie più benestanti e che vengono dalle famiglie più povere. Ma tutti, tutti insieme per uscire. Questo è solidarietà e questo è principio di sussidiarietà”, ha spiegato il Santo Padre. “Durante il lockdown è nato spontaneo il gesto dell’applauso per i medici e gli infermieri e le infermiere come segno di incoraggiamento e di speranza. Tanti hanno rischiato la vita e tanti hanno dato la vita. Estendiamo questo applauso ad ogni membro del corpo sociale, a tutti, a ognuno, per il suo prezioso contributo, per quanto piccolo. “Ma cosa potrà fare quello di là? – Ascoltalo, dagli spazio per lavorare, consultalo”. Applaudiamo gli “scartati”, quelli che questa cultura qualifica “scartati”, questa cultura dello scarto, cioè applaudiamo gli anziani, i bambini, le persone con disabilità, applaudiamo i lavoratori, tutti quelli che si mettono al servizio. Tutti collaborano per uscire dalla crisi. Ma – ha ammonito – non fermiamoci solo all’applauso! La speranza è audace, e allora incoraggiamoci a sognare in grande”.

“Fratelli e sorelle, impariamo a sognare in grande! Non abbiamo paura di sognare in grande, cercando gli ideali di giustizia e di amore sociale che nascono dalla speranza”, ha esortato Papa Francesco. “Non proviamo a ricostruire il passato, il passato è passato, ci aspettano cose nuove. Il Signore ha promesso: “Io farò nuove tutte le cose”. Incoraggiamoci a sognare in grande cercando questi ideali, non proviamo a ricostruire il passato, soprattutto quello che era iniquo e già malato, che ho nominato già come ingiustizie. Costruiamo un futuro dove la dimensione locale e quella globale si arricchiscano mutualmente, – ognuno può dare il suo, ognuno deve dare del suo, la sua cultura, la sua filosofia, il suo modo di pensare -, dove la bellezza e la ricchezza dei gruppi minori anche dei gruppi scartati possa fiorire perché – ha concluso – pure lì c’è bellezza, e dove chi ha di più si impegni a servire e a dare di più a chi ha di meno”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/primo-piano/non-si-ricostruisce-senza-sussidiariet%C3%A0/150463/160

Dall’UE un nuovo patto sulla migrazione e l’asilo

Oggi la Commissione europea ha lanciato un nuovo patto sulla migrazione e l’asilo che contempla tutti i diversi elementi necessari per un approccio europeo globale alla migrazione. Stabilisce procedure migliori e più rapide durante tutto il sistema di asilo e migrazione, e garantisce un equilibrio tra i principi di equa ripartizione della responsabilità e solidarietà. Una serie di misure “fondamentali” per “ripristinare la fiducia tra gli Stati membri e la fiducia nella capacità dell’Unione europea di gestire la migrazione”.

La riflessione della Commissione

“La migrazione è una questione complessa, con molte sfaccettature che devono essere soppesate insieme: la sicurezza delle persone che cercano protezione internazionale o una vita migliore, le preoccupazioni dei paesi alle frontiere esterne dell’UE, che temono che le pressioni migratorie vadano oltre le loro capacità e necessitano della solidarietà degli altri, e le preoccupazioni di altri Stati membri dell’UE, i quali paventano che, in caso di mancato rispetto delle procedure alle frontiere esterne, i rispettivi sistemi nazionali di asilo, integrazione o rimpatrio non siano in grado di far fronte a eventuali grandi flussi.

Il sistema attuale non funziona più. Negli ultimi cinque anni l’UE non è riuscita a porvi rimedio. L’UE deve superare l’attuale situazione di stallo e dimostrarsi all’altezza di questo compito. Con il nuovo patto sulla migrazione e l’asilo la Commissione propone soluzioni europee comuni a quella che è una sfida europea. L’UE deve abbandonare le soluzioni ad hoc e porre in essere un sistema di gestione della migrazione prevedibile e affidabile.

Dopo ampie consultazioni e una valutazione onesta e olistica della situazione, la Commissione propone di migliorare l’intero sistema. Questo significa cercare modi per migliorare la cooperazione con i paesi di origine e di transito e garantire procedure efficaci, un’integrazione efficace dei rifugiati e il rimpatrio di coloro che non hanno diritto di soggiornare nell’UE. Nessuna soluzione individuale in materia di migrazione può soddisfare tutte le parti sotto tutti gli aspetti; lavorando insieme, invece, l’UE può trovare una soluzione comune”.

Quella proposta oggi, ha spiegato Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, è “una soluzione europea per ripristinare la fiducia tra gli Stati membri e la fiducia dei cittadini nella nostra capacità, come Unione, di gestire la migrazione. L’UE ha già dimostrato in altri settori di poter adottare misure straordinarie per conciliare prospettive divergenti. Abbiamo creato un mercato interno complesso, una moneta comune e un piano di ripresa senza precedenti per ricostruire le nostre economie. È giunto il momento di affrontare la sfida di gestire la migrazione congiuntamente, con il giusto equilibrio tra solidarietà e responsabilità”.

L’incendio nel campo di Moria, ha aggiunto Margaritis Schinas, Vicepresidente per la Promozione dello stile di vita europeo, “ci rammenta con durezza che non è più tempo di vivere in una casa costruita a metà. È giunto il momento di mobilitarsi a favore di una politica comune europea in materia di migrazione. Il patto fornisce gli elementi mancanti del puzzle per un approccio globale alla migrazione. L’esperienza della migrazione non è mai la stessa da uno Stato membro all’altro, e le sfide diverse e uniche affrontate da ciascuno meritano di essere riconosciute, prese in considerazione e affrontate”.

La migrazione, ha osservato Ylva Johansson, Commissaria europea per gli Affari interni, “è sempre stata e sarà sempre parte delle nostre società. Quello che proponiamo oggi creerà le basi per una politica migratoria a lungo termine in grado di tradurre i valori europei in una gestione pratica. Questa serie di proposte definirà procedure di frontiera chiare, eque e più rapide, in modo che le persone non debbano rimanere nel limbo. Ciò significa una cooperazione rafforzata con i paesi terzi per garantire rimpatri rapidi, più percorsi legali e azioni forti per combattere i trafficanti di esseri umani. Tutto questo fondamentalmente tutela il diritto di chiedere asilo”.

RAFFORZAMENTO DELLA FIDUCIA GRAZIE A PROCEDURE MIGLIORI E PIÙ EFFICACI

Il primo pilastro dell’approccio della Commissione per promuovere la fiducia consiste in procedure più efficienti e più rapide. In particolare, la Commissione propone di introdurre una procedura integrata di frontiera che, per la prima volta, prevede accertamenti preliminari all’ingresso riguardo all’identificazione di tutte le persone che attraversano le frontiere esterne dell’UE senza autorizzazione o che sono sbarcate in seguito a un’operazione di ricerca e soccorso.

Tali accertamenti comprendono anche controlli sanitari e di sicurezza, il rilevamento delle impronte digitali e la registrazione nella banca dati Eurodac. Dopo gli accertamenti le persone possono essere instradate verso la procedura appropriata, sia questa una procedura alla frontiera per determinate categorie di richiedenti o una normale procedura di asilo. Nell’ambito di questa procedura di frontiera, saranno prese rapide decisioni di asilo o rimpatrio, in modo da offrire in tempi brevi certezza alle persone i cui casi possono essere esaminati celermente.
Parallelamente, tutte le altre procedure saranno migliorate e saranno soggette a un maggiore monitoraggio e sostegno operativo da parte delle agenzie dell’UE. L’infrastruttura digitale dell’UE per la gestione della migrazione sarà modernizzata per rispecchiare e sostenere tali procedure.

EQUA RIPARTIZIONE DELLE RESPONSABILITÀ E SOLIDARIETÀ

Il secondo pilastro al centro del patto è l’equa ripartizione della responsabilità e la solidarietà. Gli Stati membri saranno tenuti ad agire in modo responsabile e solidale. Ogni Stato membro, senza eccezioni, deve contribuire alla solidarietà nei periodi di forte sollecitazione, per contribuire a stabilizzare il sistema generale, sostenere gli Stati membri sotto pressione e garantire che l’Unione adempia ai propri obblighi umanitari.

Tenuto conto delle diverse situazioni degli Stati membri e della fluttuazione delle pressioni migratorie, la Commissione propone un sistema di contributi flessibili da parte degli Stati membri, che possono andare dalla ricollocazione dei richiedenti asilo dal paese di primo ingresso all’assunzione della responsabilità del rimpatrio delle persone senza diritto di soggiorno fino a varie forme di sostegno operativo.

Sebbene il nuovo sistema si fondi sulla cooperazione e su forme flessibili di sostegno inizialmente su base volontaria, saranno richiesti contributi più rigorosi nei periodi di pressione su singoli Stati membri, sulla base di una rete di sicurezza.

Il meccanismo di solidarietà riguarderà varie situazioni, tra cui lo sbarco di persone a seguito di operazioni di ricerca e soccorso, pressioni, situazioni di crisi o altre circostanze specifiche.

UN CAMBIAMENTO DI PARADIGMA NELLA COOPERAZIONE CON I PAESI TERZI

L’UE cercherà di promuovere partenariati su misura e reciprocamente vantaggiosi con i paesi terzi. Tali partenariati contribuiranno ad affrontare sfide comuni come il traffico di migranti e a sviluppare percorsi legali e affronteranno la questione dell’effettiva attuazione degli accordi e delle intese di riammissione. L’UE e i suoi Stati membri agiranno in modo unitario utilizzando un’ampia gamma di strumenti per sostenere la cooperazione con i paesi terzi in materia di riammissione.

UN APPROCCIO GLOBALE

Il pacchetto odierno cercherà inoltre di promuovere un sistema comune dell’UE per i rimpatri, al fine di rendere più credibili le norme dell’UE in materia di migrazione. Prevedrà un quadro giuridico più efficace, un ruolo più incisivo della guardia di frontiera e costiera europea e un coordinatore UE per i rimpatri di nuova nomina con una rete di rappresentanti nazionali per garantire la coerenza in tutta l’UE.

Proporrà inoltre una governance comune per la migrazione con una migliore pianificazione strategica per garantire che le politiche dell’UE e quelle nazionali siano allineate, e un monitoraggio rafforzato della gestione della migrazione sul terreno per rafforzare la fiducia reciproca.

La gestione delle frontiere esterne sarà migliorata. Il corpo permanente della guardia di frontiera e costiera europea, il cui impiego è previsto a partire dal 1º gennaio 2021, fornirà un maggiore sostegno ovunque necessario.

Una politica credibile in materia di migrazione legale e integrazione andrà a vantaggio delle società e delle economie europee. La Commissione avvierà con i principali paesi terzi partenariati per la gestione dei talenti che risponderanno alle esigenze del mercato del lavoro e di competenze nell’UE. Il patto rafforzerà il reinsediamento e promuoverà altri percorsi complementari, cercando di sviluppare un modello europeo di sponsorizzazione da parte di comunità o di privati. La Commissione adotterà inoltre un nuovo piano d’azione globale sull’integrazione e l’inclusione per il periodo 2021-2024.

PROSSIME TAPPE

Spetta ora al Parlamento europeo e al Consiglio esaminare e adottare l’intera legislazione necessaria per realizzare una vera politica comune in materia di asilo e migrazione. Data l’urgenza della situazione locale in vari Stati membri, i colegislatori sono invitati a raggiungere un accordo politico sui principi fondamentali del regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione e ad adottare il regolamento relativo all’Agenzia dell’UE per l’asilo e il regolamento Eurodac entro la fine dell’anno. Anche la direttiva riveduta sulle condizioni di accoglienza, il regolamento qualifiche e la rifusione della direttiva rimpatri dovrebbero essere adottati rapidamente, sulla base dei progressi già compiuti dal 2016. (aise)

Fonte https://www.aise.it/primo-piano/dallue-un-nuovo-patto-sulla-migrazione-e-lasilo/150485/160

Referendum: anche all’estero vince il SI

Anche all’estero vince il sì: poco dopo l’una di questa mattina sono divenuti ufficiali i dati sui voti al referendum sulla riduzione dei parlamentari scrutinati a Castelnuovo di Porto.

A questa tornata ha votato il 23,30% degli aventi diritto (4.537.308); in totale 1.057.211 di italiani all’estero. Il sì stravince – così come in Italia – con il 78,24% dei voti contro il 21,76% del no.

98.174 le schede nulle; 7.245 quelle bianche; 146 le schede contestate.

Il sì si è imposto in tutte le ripartizioni.

In Europa hanno votato 572.640 connazionali, pari al 23,39% degli eventi diritto. Qui il sì è arrivato all’80,07%. Molto alto il numero delle schede nulle: ben 41.760, a cui si aggiungono 2.997 bianche e 99 contestate.

In Sud America il sì raccoglie il 74,19% dei voti; di 1.450.677 aventi diritto hanno votato in 347.492, pari al 23,95%. Le schede nulle sono state 38.669, quelle bianche 3.457 e 25 quelle contestate.

In Centro e Nord America il sì raccoglie l’81,07% dei voti: in questa ripartizione hanno votato 89.620 connazionali (22,49%); le schede nulle sono state 11.900, quelle bianche 434, 10 quelle contestate.

Nella ripartizione che comprende Africa, Asia, Oceania e Antartide il sì arriva al 79,46%; ha votato il 19,75% degli aventi diritto, cioè 47.459 connazionali su 240.330. Le schede nulle sono state 5.845, quelle bianche 357 e 12 quelle contestate.

La riforma approvata definitivamente con questo referendum prevede il taglio di 345 parlamentari: i deputati da 630 diventano 400, i senatori passano da 315 a 200. Gli eletti all’estero, dalla prossima legislatura, saranno 12 invece degli attuali 18: 8 alla Camera – invece degli attuali 12 – e 4 in Senato – ora sono 6. (m.c.\aise) 

Fonte https://www.aise.it/politica/referendum-anche-allestero-vince-il-s%C3%AC-/150401/1

Referendum: considerazioni post voto – di Michele Schiavone

A differenza della tempistica elettorale prevista per il voto referendario sulla riduzione del numero dei parlamentari, all’estero dove erano chiamati al voto 4’616’000 elettori, la consultazione si è chiusa martedì 15 settembre alle ore 16.00, due giorni prima rispetto alle procedure previste normalmente per il voto nella circoscrizione estero.

Questa decisione era stata assunta dal Parlamento con la conversione in legge del decreto semplificazioni. Il materiale elettorale sarà trasportato dalle varie ambasciate e consolati in Italia e depositato presso l’Hangar di Castelnuovo di Porto, dove sarà scrutinato in contemporanea con le operazioni previste per i seggi aperti nei vari comuni italiani.

Che dire sulle procedure e sulla partecipazione al voto delle elettrici e degli elettori nella circoscrizione estero?
All’ansia di conoscere il risultato complessivo e i numeri disaggregati dei partecipanti, dei plichi non consegnati, di quelli non sostituiti e dei limiti dell’attuale sistema, che necessitano di una profonda analisi e un’adeguata riforma procedurale, si aggiunge la profonda amarezza della mancata informazione sul contenuto e sulla portata della modifica costituzionale.

È ingiustificabile, grave sotto gli aspetti etici, morali e civici, quant’anche sul risultato elettorale, aver trascurato di informare i cittadini sui contenuti del referendum costituzionale, perché ciò è diseducativo e contraddice tutti i valori di un Paese democratico.

Una vera discussione, al di là delle posizioni in campo, avrebbe aiutato gli italiani all’estero a interessarsi alla carta costituzionale, li avrebbe familiarizzati e avvicinati alle nostre istituzioni rinverdendo o facendogli scoprire i diritti e i doveri di cittadinanza. Perciò, si chiede di conoscere l’entità delle risorse finanziarie investite per l’informazione referendaria, quale comunicazione sia stata prodotta, nonché la somma complessiva messa a disposizione e come sono stati spesi questi soldi.

Di fronte a queste incongruenze il Consiglio Generale degli Italiani all’estero oltre a sollecitare, ovviamente, il Ministero degli Affari Esteri e quello dell’Interno, ha sensibilizzato l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGICOM) e la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi di vigilanza a tutela degli elettori iscritti all’AIRE e i temporanei all’estero chiedendo di far applicare la deliberazione dell’Autorità n° 322/20 CONS e il provvedimento 22 luglio 2020 della Commissione.

Encomiabili sono state le iniziative di alcuni Comites, dei Consiglieri del CGIE, delle associazioni italiane e dei Comitati di volontari del SI e del NO, che si sono adoperati per favorire e permettere la partecipazione. A loro va il ringraziamento da parte di tutto il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero perché ancora una volta hanno confermato il loro insostituibile ruolo di supplenza alle carenze organizzative, che emergono e si riproducono in ogni appuntamento elettorale. Nella circoscrizione estero il motore della macchina elettorale va revisionato prima che si blocchi definitivamente.

Con il risultato referendario si aprirà una nuova fase di riforme anche per la rappresentanza delle comunità italiane all’estero nel tessuto istituzionale e politico, che ci auguriamo possa rafforzare il ruolo della rappresentanza per renderla più determinante sulle future scelte di indirizzo e di controllo delle politiche rivolte agli italiani all’estero.

È giunto il tempo di affrontare e risolvere definitivamente queste difficoltà per riportare nel discorso pubblico una realtà che fino ad oggi, purtroppo, è stata marginalizzata se non proprio ignorata dalla politica nazionale. (michele schiavone*\aise)
* Segretario Generale Cgie 

Fonte https://www.aise.it/comitescgie/referendum-considerazioni-post-voto/150293/157

Urge una riforma elettorale per l’estero

“Il risultato referendario conferma, se ancora ve ne fosse stato bisogno, una chiara volontà e necessità di cambiamento che, per essere concreto, ha però bisogno di altre riforme, prima fra tutte la legge elettorale”.

Così Fucsia Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America, secondo cui è “indispensabile una nuova legge, in particolare all’estero, dove bisognerà ridefinire le ripartizioni di questa circoscrizione”.

“Per questo – aggiunge – reputo urgente avviare una riflessione, condivisa, sull’efficacia ed efficienza del voto all’estero. Credo sia quindi giunto il momento, irrimandabile, di riformare una volta per tutte il voto all’estero, indicando nuove modalità nella sua gestione complessiva. Pertanto – conclude Nissoli – ritengo che la questione della riforma della legge elettorale per l’estero sarà uno degli argomenti più urgenti da affrontare nella istituenda Commissione bicamerale per gli italiani all’estero”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/eletti-allestero/nissoli-fi-ora-urge-riforma-della-legge-elettorale-per-lestero/150398/157

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