Monthly archive

July 2020 - page 3

Vivere all’italiana sul palcoscenico e in musica

Vivere all’italiana sul palcoscenico” e “Vivere all’italiana in musica” sono le nuove iniziative di promozione e diffusione della cultura italiana all’estero che mirano a sostenere la ripresa delle produzioni italiane nel settore dello spettacolo dal vivo e al rilancio internazionale grazie alla rete di AmbasciateConsolatiRappresentanze Istituti Italiani di Cultura nel mondo.

Le iniziative sono state messe a punto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese in coerenza con gli obiettivi del “Cura Italia” (DL. 18/2020 convertito nella Legge 24 aprile 2020, n.27) a sostegno del comparto cultura e con la strategia di promozione integrata “Vivere all’Italiana”.

VIVERE ALL’ITALIANA SUL PALCOSCENICO

L’Avviso, disponibile sul sito Internet della Farnesina, ha l’obiettivo di acquisire manifestazioni di interesse per proposte artistiche di produzioni inedite e originali multidisciplinari o nelle singole discipline del teatro, della danza e del circo contemporanei.

Saranno selezionate fino ad un massimo di dieci proposte, con particolare riguardo alla qualità del progetto e alla coerenza con le finalità dell’iniziativa, al carattere innovativo e alla capacità di diffusione internazionale, che dovranno essere prodotte e riprese in forma video entro il 30 novembre 2020.

I video entreranno nella programmazione dell’iniziativa “Vivere all’italiana sul palcoscenico” che sarà diffusa nel 2020 attraverso una piattaforma dedicata e promossa a livello internazionale dalla Rete estera del Ministero.
Compatibilmente con la ripresa di eventi in presenza e previa verifica delle risorse finanziarie disponibili, il MAECI potrà promuovere la circuitazione all’estero a partire dal 2021 di tre dei progetti selezionati – individuati a seguito di votazione da parte degli Istituti italiani di Cultura – anche grazie al sostegno della Direzione Generale Spettacolo del MiBACT.

L’Avviso è rivolto ad organismi professionali dello spettacolo dal vivo che possono presentare manifestazioni d’interesse per proposte progettuali anche in forma di raggruppamento, secondo le modalità descritte nell’Avviso, entro e non oltre le ore 24:00 del 6 settembre 2020.

VIVERE ALL’ITALIANA IN MUSICA

L’Avviso, anche in questo caso sul sito Internet della Farnesina, ha l’obiettivo di acquisire manifestazioni di interesse per proposte artistico-musicali di produzioni inedite e originali in due sezioni: musica classica/contemporanea e jazz.

Saranno selezionate fino ad un massimo di cinque proposte per la sezione musica classica/contemporanea e di cinque proposte per la sezione jazz, con particolare riguardo alle progettualità che sappiano ispirarsi alla grande tradizione musicale italiana e proporre composizioni originali ed inedite di alta qualità. Le proposte selezionate dovranno essere prodotte e finalizzate in formato album digitale e in formato video sempre entro il 30 novembre 2020.

Gli album e i video saranno presentati nell’ambito dell’iniziativa “Vivere all’italiana in musica” che sarà diffusa nel 2020 attraverso una piattaforma dedicata e promossa a livello internazionale dalla rete estera del Ministero.
L’Avviso è rivolto a gruppi musicali, ensemble od orchestre di nuova formazione o già esistenti, con almeno tre componenti, che possono presentare manifestazioni d’interesse secondo le modalità descritte nell’Avviso, entro e non oltre le ore 24:00 del 6 settembre 2020.

Per la sezione jazz, “Vivere all’italiana in musica” è promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese in collaborazione con MIDJ – Associazione Italiana dei Musicisti di jazz e la Federazione nazionale Il Jazz Italiano. (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/vivere-allitaliana-sul-palcoscenico-e-in-musica/148023/160

Aumentano gli italiani trasferiti all’estero

“In un Paese che soffre di denatalità e in mancanza di politiche di contenimento dell’emigrazione italiana c’è da preoccuparsi per la ripresa economica che produca crescita, per l’occupazione complessiva e per il futuro dell’Italia. La trasformazione sociale che stiamo vivendo è un’occasione per ripensare nuovi strumenti, tempi e meccanismi per declinare il lavoro al presente e promuovere una ripartenza che interessi e coinvolga in particolare i giovani”. Questo il commento che il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie) ha fatto in questi giorni riguardo i dati che l’Istat ha pubblicato che riguardano l’emigrazione dall’Italia, che, secondo il Cgie, “non fa più notizia”.

“I dati statistici pubblicati dall’Istat per il 2019 indicano l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani dell’8,1% rispetto al 2018 e di un aumento del 16,1% di cittadini cancellati dalle anagrafi che si sono trasferiti all’estero, pari a 182.154 – ha specificato -. L’istituto di statistica riporta che sorprendentemente, nel tempo, questa ovvietà ha finito per passare in secondo piano e se ne ritrova traccia sempre più labile nei programmi regionali e nazionali”.

Le persone che nel 2019 hanno lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero “sono 182 mila, con un aumento di 25 mila unità rispetto al 2018. Tra questi – ha spiegato ancora il Cgie in una nota -, la componente dovuta ai cittadini stranieri è cresciuta del 39,2% rispetto all’anno precedente e ammonta a 56 mila cancellazioni”.

Ma a preoccupare il Cgie è anche l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani, che prosegue incessante: “si sono trasferiti all’estero in 126 mila con un incremento dell’8,1% rispetto al 2018. Va considerato che, tra gli italiani che trasferiscono all’estero la loro residenza, una quota è da imputare ai cittadini in precedenza stranieri che, una volta acquisita la cittadinanza italiana, decidono di emigrare in Paesi terzi o di fare ritorno nel luogo di origine. Una tendenza che negli ultimi anni sta acquistando sempre più consistenza – ha concluso -: nel 2018, le emigrazioni di questi “nuovi” italiani ammontavano a circa 35 mila (30% degli espatri, +6% rispetto al 2017)”. (aise)

Fonte https://aise.it/comitescgie/aumentano-gli-italiani-trasferiti-allesterocgie-preoccupati-per-il-futuro-dellitalia/147914/1

Prosegue la crisi demografica: emigrazione +8,1%

Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia ammonta a 60.244.639 unità, quasi 189 mila in meno rispetto all’inizio dell’anno (-0,3%). Rispetto alla stessa data del 2014 diminuisce di 551 mila unità, confermando la persistenza del “declino demografico” che ha caratterizzato gli ultimi cinque anni. Questi i dati del Bilancio demografico nazionale dell’Istat per il 2019 pubblicato oggi, 13 luglio.

Rispetto all’anno precedente, si registra un nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia, un lieve aumento dei decessi e più cancellazioni anagrafiche per l’estero. Il numero di cittadini stranieri che arrivano nel nostro Paese è in calo (-8,6%), mentre prosegue l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani (+8,1%). L’Italia si conferma paese multietnico: tra i residenti cittadini da 194 nazionalità.

I DATI DEL RAPPORTO

Il calo di popolazione residente è dovuto ai cittadini italiani, che al 31 dicembre ammontano a 54 milioni 938 mila unità, 236 mila in meno dall’inizio dell’anno (-0,4%) e circa 844 mila in meno in cinque anni: una perdita consistente, di dimensioni pari, ad esempio, a quella di province come Genova o Venezia.

Nello stesso periodo, al contrario, la popolazione residente di cittadinanza straniera è aumentata di oltre 292 mila unità attenuando in tal modo la flessione del dato complessivo di popolazione residente. Il ritmo di incremento della popolazione straniera si va tuttavia affievolendo. Prosegue, invece, l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani (+8,1%).

Al 31 dicembre 2019 sono 5.306.548 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe, l’8,8% del totale della popolazione residente, con un aumento, rispetto all’inizio dell’anno, di sole 47 mila unità (+0,9%).

PIÙ CONTENUTO IL CALO DI POPOLAZIONE AL NORD

Nel 2019 la distribuzione della popolazione residente per ripartizione geografica resta stabile rispetto agli anni precedenti. Le aree più popolose del Paese si confermano il Nord-ovest (dove risiede il 26,7% della popolazione complessiva) e il Sud (23,0%), seguite dal Centro (19,9%), dal Nord-est (19,4%) e infine dalle Isole (11,0%).
Il decremento di popolazione coinvolge tutte le ripartizioni: nel Nord-ovest e nel Nord-est è contenuto (rispettivamente -0,06% e -0,03% rispetto a inizio anno), mentre i maggiori decrementi, sopra la variazione media nazionale (-0,31%), si rilevano nelle Isole (-0,70%) e al Sud (-0,63%). A livello regionale, il primato negativo in termini di perdita di popolazione è del Molise (-1,14%), seguito da Calabria (-0,99%) e Basilicata (-0,97%). All’opposto, incrementi di popolazione si osservano nelle province di Bolzano e Trento (rispettivamente +0,30% e +0,27%), in Lombardia (+0,16%) ed EmiliaRomagna (+0,09%).

I cittadini stranieri risiedono soprattutto nel Nord e nel Centro. Il primato di presenze, in termini assoluti, va alle regioni del Nord-ovest con 1.792.105 residenti di cittadinanza straniera, pari a oltre un terzo (33,8%) del totale degli stranieri. Un cittadino straniero su quattro risiede nelle regioni del Nord-est e in quelle del Centro.
Più contenuta è la loro presenza nel Sud (12,1%) e nelle Isole (4,8%). Rapportando la popolazione residente straniera a quella totale si conferma un’incidenza superiore al 10% al Centro-nord, in linea con il 2018. Anche nel Mezzogiorno il rapporto resta stabile, ma più moderato rispetto al resto d’Italia: 4,6 residenti stranieri per cento abitanti nel Sud e 3,9 nelle Isole.

MENO NASCITE E PIÙ DECESSI OVUNQUE CON L’ECCEZIONE DI BOLZANO

Prosegue la dinamica naturale negativa della popolazione, che ancora una volta fa registrare un deficit significativo di “sostituzione naturale” tra nati e morti, in linea con la tendenza negativa in atto da diversi anni. Nel corso del 2019 la differenza tra nati e morti (saldo naturale) è di -214 mila unità.

Il saldo naturale della popolazione residente, nel complesso, è negativo in tutte le regioni: unica eccezione la provincia autonoma di Bolzano, che prosegue il suo trend positivo in termini di capacità di crescita naturale. Il tasso di crescita naturale, che si attesta a -3,6 per mille a livello nazionale, varia dal +1,5 per mille di Bolzano al -8,1 per mille della Liguria. Anche Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Molise presentano livelli del saldo naturale particolarmente accentuati, superiori al -5,5 per mille.

Il deficit di nascite rispetto ai decessi è tutto dovuto alla popolazione di cittadinanza italiana (-270 mila), mentre per la popolazione straniera il saldo naturale resta ampiamente positivo (+55.510).

Il tasso di crescita naturale degli stranieri è pari in media nazionale a 10,5 per mille. Anche per gli stranieri il valore più elevato si registra nella provincia di Bolzano (13,3 per mille), quello più basso in Sardegna (5,1 per mille).
Senza il contributo fornito dagli stranieri, che attenua il declino naturale della popolazione residente in Italia, si raggiungerebbero deficit di sostituzione ancora più drammatici.

NUOVO RECORD NEGATIVO PER LE NASCITE

Il record negativo di nascite dall’Unità d’Italia registrato nel 2018 è di nuovo superato dai dati del 2019: gli iscritti in anagrafe per nascita sono appena 420.170, con una diminuzione di oltre 19 mila unità sul 2018 (-4,5%). Il calo si registra in tutte le ripartizioni, ma è più accentuato al Centro (-6,5%). I fattori strutturali che negli ultimi anni hanno contribuito al calo delle nascite sono noti e si identificano nella progressiva riduzione della popolazione italiana in età feconda, costituita da generazioni sempre meno numerose alla nascita – a causa della denatalità osservata a partire dalla seconda metà degli anni Settanta – non più incrementate dall’ingresso di consistenti contingenti di giovani immigrati.

Negli ultimi anni si assiste anche a una progressiva diminuzione del numero di stranieri nati in Italia, così che il contributo all’incremento delle nascite fornito dalle donne straniere, registrato a partire dagli anni duemila, sta di anno in anno riducendosi. Nel 2019 il numero di stranieri nati in Italia è pari a 62.944 (il 15,0% del totale dei nati), con un calo di 2.500 unità rispetto al 2018 (-3,8%). Il peso percentuale delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati è maggiore nelle regioni dove la presenza straniera è più diffusa e radicata: nel Nord-ovest (21,1%) e nel Nord-est (21,2%).

Un quarto dei nati in Emilia-Romagna è straniero (25,0%), in Sardegna solo il 4,3%. Il tasso di natalità del complesso della popolazione residente è pari al 7,0 per mille. Il primato è detenuto dalla provincia autonoma di Bolzano (9,9 per mille) mentre i valori più bassi si rilevano in Liguria (5,7 per mille) e in Sardegna (5,4 per mille).

SOLO UN LIEVE AUMENTO DEI DECESSI NEL 2019 RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE

Nel 2019 i decessi ammontano a 634 mila unità, con un aumento rispetto al 2018 decisamente contenuto (appena 1.300 in più). L’aumento del numero di decessi si registra in quasi tutte le ripartizioni, con un incremento più consistente nelle Isole (+1,7%), solo il Nord-ovest registra una lieve diminuzione (-0,7%). Il maggior numero di decessi coinvolge le donne (52,1%), con un rapporto di 108,9 ogni 100 uomini, e solo l’1,2% riguarda cittadini stranieri.

AUMENTANO GLI ISCRITTI AIRE

Le iscrizioni dall’estero nel 2019 ammontano a 333.799, solamente lo 0,4% in più rispetto al 2018. Aumenta invece il numero delle persone che si trasferiscono all’estero: nel 2019 i cancellati per l’estero sono stati 182.154, il 16,1% in più rispetto all’anno precedente.

Il saldo migratorio con l’estero si è quindi ridotto a 152 mila unità nel 2019. Gli iscritti in anagrafe provenienti da un Paese estero sono soprattutto cittadini stranieri (78,2%); aumenta, tuttavia, il numero di italiani che rientra dopo un periodo di emigrazione all’estero (sono 73 mila nel 2019, 26 mila unità in più rispetto al 2018).
Le persone che nel 2019 hanno lasciato il nostro Paese per trasferirsi all’estero sono 182 mila, con un aumento di 25 mila unità rispetto al 2018. Tra questi, la componente dovuta ai cittadini stranieri è cresciuta del 39,2% rispetto all’anno precedente e ammonta a 56 mila cancellazioni. Prosegue, inoltre, l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani: si sono trasferiti all’estero in 126 mila con un incremento dell’8,1% rispetto al 2018.

Va considerato che, tra gli italiani che trasferiscono all’estero la loro residenza, una quota è da imputare ai cittadini in precedenza stranieri che, una volta acquisita la cittadinanza italiana, decidono di emigrare in Paesi terzi o di fare ritorno nel luogo di origine. Una tendenza che negli ultimi anni sta acquistando sempre più consistenza: nel 2018, le emigrazioni di questi “nuovi” italiani ammontavano a circa 35 mila (30% degli espatri, +6% rispetto al 2017). I saldi migratori per l’estero mostrano un bilancio negativo per gli italiani (-53 mila) e positivo per gli stranieri (+205 mila).

MOVIMENTO MIGRATORIO INTERNO, SEMPRE DAL MEZZOGIORNO VERSO IL NORD E IL CENTRO

Nel corso del 2019 i trasferimenti di residenza interni hanno coinvolto più di 1 milione e 468 mila persone. Secondo un modello ormai consolidato, gli spostamenti di popolazione avvengono prevalentemente dalle regioni del Mezzogiorno verso quelle del Nord e del Centro. Il tasso migratorio interno oscilla tra il -5,8 per mille della Calabria e il 4,1 per mille dell’Emilia-Romagna. Tutte le regioni del Sud e delle Isole presentano valori negativi, alle quali si aggiunge il Lazio (-0,2 per mille). Una quota delle migrazioni interne è dovuta ai movimenti degli stranieri residenti nel nostro Paese che, rispetto agli italiani, pur seguendo le stesse direttici, presentano una maggior propensione alla mobilità contribuendo al movimento interno per il 18,8%.

DI NUOVO IN AUMENTO GLI STRANIERI CHE ACQUISISCONO LA CITTADINANZA ITALIANA

Dopo la flessione registrata nel biennio precedente, nel 2019 aumentano i cittadini divenuti italiani per acquisizione della cittadinanza: se ne contano 127 mila, 24 ogni mille stranieri, il 13% in più rispetto al 2018. Dal 2015, complessivamente i “nuovi cittadini italiani” sono stati oltre 766 mila, valore di poco inferiore alla perdita di popolazione di cittadinanza italiana negli stessi anni. Senza questo apporto, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1 milione e 600 mila unità.

I nuovi cittadini italiani sono prevalentemente donne (52,7%) e risiedono per il 65,4% nel Nord. In rapporto alla popolazione straniera residente 27,7 persone su mille del Nord-est sono diventate italiane, solo il 15,7 per mille nelle Isole.

CIRCA 200 NAZIONALITÀ: ITALIA PAESE MULTIETNICO

Al 31 dicembre 2019 si contano in Italia 194 differenti cittadinanze, quasi 50 con almeno 10 mila residenti. La graduatoria delle prime cinque cittadinanze resta stabile nel tempo, con le cittadinanze romena (1 milione 208 mila), albanese (441 mila), marocchina (432 mila), cinese (305 mila) e ucraina (240 mila) a rappresentare da sole quasi il 50% del totale degli stranieri residenti. La distribuzione per sesso delle prime 10 cittadinanze registra differenze tra uomini e donne. Mentre le prime tre cittadinanze più numerose si confermano nei primi posti per entrambi i sessi (romena, albanese e marocchina), a partire dal quarto posto si rilevano differenze nella composizione con l’emergere dei cinesi per il genere maschile (6,0%) e delle ucraine per quello femminile (6,8%).  (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/prosegue-la-crisi-demografica-emigrazione-81/147819/160

Coronavirus, Conte: “Lo stato di emergenza sarà prorogato”

Giuseppe Conte mette subito le mani avanti. E conferma quanto anticipato stamattina dal nostro quotidiano La Stampa, ovvero che lo stato di emergenza sarà prorogato. Lo dice da Venezia come a voler evitare distorsioni o altre e possibili polemiche. Ma nei fatti, la proroga dello stato di emergenza Covid qualche apprensione la crea. E per questo il premier rompe gli indugi per sottolineare che si tratta di «una decisione collegiale da prendere in Cdm con tutti i ministri».

Insomma, tutti insieme. Come a dire: non facciamoci trovare impreparati di fronte a evenienze nuove. Piccole, o grandi che esse siano. «Faccio solo una riflessione anticipatoria – chiarisce il capo del governo –  lo stato di emergenza non significa che non teniamo sotto controllo il virus ma semplicemente che siamo nella condizione di continuare ad adottare le misure necessarie, anche minimali, quindi non vi dovete sorprendere se la decisione sarà di prorogare lo stato di emergenza. Quindi ragionevolmente lo prorogheremo».

Punto e a capo. La formula, in buona sostanza resta la stessa. Così come la cornice giuridica – che pure tante polemiche aveva creato per via dei mancati passaggi parlamentari secondo molti analisti – entro la quale intervenire qualora le circostanza lo richiedessero. Senza lo “strumento” giuridico dello stato d’emergenza, infatti, riprende Conte – a margine della prova generale di innalzamento delle 48 paratoie del Mose, a Venezia – «non avremmo più gli strumenti per poter intervenire e nel caso circoscrivere la chiusura di attività in territori predeterminati e circoscritti».

Tutto ciò, anche sul fronte della prevenzione come ammette lo stesso numero uno di palazzo Chigi, «al verificarsi o nell’imminenza di calamità naturali o eventi connessi all’attività dell’uomo in Italia». «Non è una scelta facile, come è immaginabile – continua il premier –  E non solo perché lascia sul tavolo i Dpcm (strumenti legislativi che non hanno bisogno di passare dal varo delle Camere, al contrario dei decreti).

Il non detto che spinge alla cautela è dettato dal timore che a settembre ci possa essere una seconda ondata di Covid, quella di ritorno, o che, nei migliori dei casi, i focolai che iniziano a puntellare il Paese si estendano in aree più vaste. C’è poi un altro aspetto: l’ombrello dello stato d’emergenza conferisce alla Protezione civile un ruolo ancora più centrale. In vista, per esempio, del ritorno a scuola».

Paolo Festuccia (pubblicato da Il Secolo XIX il 10/07/2020)

Fonte https://www.ilsecoloxix.it/italia-mondo/politica/2020/07/10/news/conte-la-proroga-dello-stato-di-emergenza-non-deve-sorprendere-1.39066679

Covid: nuove regole per chi rientra

Un nuovo aggiornamento sulle regole per limitare la pandemia da Coronavirus per i cittadini italiani in rientro dall’estero e per i cittadini stranieri in Italia arriva oggi dal Ministero degli Affari Esteri. Eccone di seguito i punti principali.

1. Quali sono le principali regole per gli spostamenti da e per l’estero?
Dal 9 al 14 luglio è vietato l’ingresso in Italia alle persone che, nei 14 giorni antecedenti, hanno soggiornato o sono transitate per uno dei seguenti Paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Oman, Panama, Perù e Repubblica dominicana. L’unica eccezione al divieto è ammessa solo per cittadini italiani, di uno Stato UE, di un Paese parte dell’accordo di Schengen, del Regno Unito, di Andorra, del Principato di Monaco, della Repubblica di San Marino o dello Stato della Città del Vaticano e per i loro stretti familiari (discendenti e ascendenti conviventi, coniuge, parte di unione civile, partner stabile), a condizione che siano residenti anagraficamente in Italia da data anteriore al 9 luglio 2020.

Chiunque entra in Italia da qualsiasi località estera è tenuto a consegnare al vettore o alle forze di polizia in caso di controlli una autodichiarazione. “Nel mondo la pandemia è nella sua fase più acuta. Non possiamo vanificare i sacrifici fatti dagli italiani in questi mesi è per questo che abbiamo scelto la linea della massima prudenza”, ha spiegato il Ministro della Salute Speranza, che – sentiti i ministri degli Affari Esteri, dell’Interno e dei Trasporti – ieri ha firmato l’ordinanza che individua i 14 Paesi da cui sono sospesi i voli diretti e indiretti.

Misure cui plaude l’Istituto Superiore di Sanità, perhcè, come sottolineato dal presidente Silvio Brusaferro, “sono molto importanti al fine di mantenere i risultati raggiunti in questi mesi ed evitare che casi importati possano generare focolai difficili da controllare. Dobbiamo ricordarci che in molti Paesi del mondo la circolazione del virus è ancora elevata”.

Queste sono le principali novità in vigore dal 1 luglio.
– continuano ad essere consentiti liberamente gli spostamenti da e per Stati membri dell’Unione Europea (oltre all’Italia, sono Stati membri della UE: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria), Stati parte dell’accordo di Schengen (gli Stati non UE parte dell’accordo di Schengen sono: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera), Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano. Chi entra da questi Paesi non dovrà più giustificare le ragioni del viaggio e non è sottoposto all’obbligo di isolamento fiduciario per 14 giorni all’ingresso in Italia (salvo che non abbia soggiornato in un Paese diverso da questi nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia);
– sono consentiti liberamente anche gli spostamenti per l’Italia dei residenti nei seguenti Paesi (salvo che non provengano da Paesi dai quali è temporaneamente vietato l’ingresso in Italia): Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Repubblica di Corea, Tailandia, Tunisia, Uruguay. In questi casi non è più necessario giustificare le ragioni del viaggio;
– possono liberamente entrare nel territorio italiano, senza necessità di giustificare le ragioni del viaggio anche i cittadini di Stati membri della UE, Stati parte dell’accordo di Schengen, Regno Unito, Andorra, Monaco, San Marino o Vaticano, gli stranieri residenti in uno di tali Paesi e i loro rispettivi familiari (coniugi, uniti civilmente, partner convivente di fatto, figli a carico di età inferiore a 21 anni, ascendenti a carico). Per chi ha soggiornato o è transitato per Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana, vigono particolari restrizioni;
– gli spostamenti diversi da quelli indicati sopra potranno essere effettuati, oltre che per lavoro, salute, assoluta necessità, rientro al domicilio, residenza o abitazione, anche per motivi di studio. Spostamenti diversi da quelli indicati sopra non motivati da una di queste ragioni restano vietati.
Per gli ingressi in Italia da Paesi diversi da Paesi dell’Unione europea, Paesi parte dell’accordo di Schengen, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino o Stato della Città del Vaticano, resta l’obbligo di isolamento fiduciario, fatte salve alcune eccezioni
Si consiglia, prima di intraprendere un viaggio all’estero, di verificare quali sono le regole stabilite nel Paese di destinazione e negli eventuali Paesi di transito.

2. Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
Dipende dallo Stato di provenienza e dal momento di entrata in Italia. Chi entra o rientra a partire dal 3 giugno da uno Stato dell’Unione europea o da uno Stato parte dell’accordo di Schengen, dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord, da Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino o Stato della Città del Vaticano non deve sottoporsi a isolamento fiduciario, purché non abbia soggiornato in un Paese diverso da questi nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia. L’isolamento fiduciario a casa per 14 giorni resta obbligatorio per chi è entrato in Italia: da un Paese diverso dai Paesi dell’Unione europea, Paesi parte dell’accordo di Schengen, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino o Stato della Città del Vaticano; da qualsiasi Paese estero (eccetto San Marino e Vaticano), se si è soggiornato nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia in un Paese o territorio diverso dai Paesi dell’Unione europea, Paesi parte dell’accordo di Schengen, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino o Stato della Città del Vaticano.
Vi sono però eccezioni a queste regole.

3. Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
L’obbligo di isolamento fiduciario non si applica a:
equipaggio di mezzi di trasporto;
personale viaggiante;
chi entra per comprovati motivi di lavoro, se è cittadino o residente in uno dei seguenti Paesi: Italia, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord);
personale sanitario che entra in Italia per l’esercizio di professioni sanitarie;
lavoratori transfrontalieri in ingresso e in uscita per andare al lavoro e per tornare a casa;
personale da imprese con sede principale o secondaria in Italia che rientra in Italia dopo spostamenti all’estero per lavoro di durata non superiore a 120 ore (5 giorni);
movimenti da e per la Repubblica di San Marino e lo Stato della Città del Vaticano;
funzionari e agenti dell’Unione europea, di organizzazioni internazionali, personale delle missioni diplomatiche e dei consolati, personale militare nell’esercizio delle loro funzioni;
alunni e studenti che frequentano corso di studi in Stato diverso da quello in cui abitano e rientrano a casa almeno una volta alla settimana;
breve permanenza in Italia (fino a 120 ore totali) per motivi di lavoro, salute o assoluta urgenza;
transito aeroportuale;
transito di durata non superiore a 36 ore totali per raggiungere il proprio Paese di residenza (ad esempio entrata in Italia con un traghetto dalla Grecia per continuare in macchina fino alla propria abitazione in Germania).
Dal 3 giugno, oltre ai casi sopra elencati, l’obbligo di isolamento fiduciario non si applica più alle persone che entrano o rientrano in Italia dai seguenti Paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord. Se nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia c’è stata una permanenza di qualsiasi durata in Paesi diversi da quelli sopra elencati, l’isolamento fiduciario sarà ugualmente necessario. Ad esempio, una persona che il 1 luglio entra in Italia in provenienza dalla Francia sarà sottoposta a isolamento fiduciario se è entrata in Francia dagli Stati Uniti il 20 giugno, ma non sarà sottoposta a isolamento se lo spostamento dagli Stati Uniti alla Francia è avvenuto entro il 10 giugno o se tra il 15 e il 30 giugno ha soggiornato in Germania.
Devono in ogni caso fare 14 giorni di isolamento fiduciario le persone che nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia hanno soggiornato o sono transitate per uno dei seguenti Paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana. L’ingresso in Italia per le persone in questa situazione è tuttavia limitato.

4. È consentito il turismo da e per l’estero?
Dal 3 giugno le norme italiane consentono di spostarsi liberamente (quindi anche per turismo) da e per: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord. Gli spostamenti da e per Paesi diversi per motivi di turismo non sono invece consentiti.

I cittadini italiani e gli stranieri residenti in Italia, prima di partire per un viaggio turistico all’estero, sono consigliati di verificare quali sono le regole stabilite nel Paese di destinazione e negli eventuali Paesi di transito.

Dal 1 luglio è inoltre sempre consentito l’ingresso in Italia:
dei cittadini di Stati membri della UE, Stati parte dell’accordo di Schengen, Regno Unito, Andorra, Monaco, San Marino o Vaticano;
degli stranieri residenti in Stati membri della UE, Stati parte dell’accordo di Schengen, Regno Unito, Andorra, Monaco, San Marino o Vaticano;
dei familiari dei cittadini dei suddetti Paesi o degli stranieri residenti negli stessi (per familiari si intendono: coniugi, uniti civilmente, partner convivente di fatto, figli a carico di età inferiore a 21 anni, ascendenti a carico);
degli stranieri residenti in Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Repubblica di Corea, Tailandia, Tunisia, Uruguay.

Tuttavia, gli ingressi da Paesi diversi da Paesi UE, Paesi parte dell’accordo di Schengen, Regno Unito, Andorra, Monaco, San Marino e Vaticano comportano ancora l’obbligo di isolamento fiduciario per 14 giorni. Per chi ha soggiornato o è transitato per Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana, vigono particolari restrizioni.

5. Quando inizia l’isolamento fiduciario dopo l’ingresso in Italia, nei casi in cui resta obbligatorio?
Di regola, immediatamente dopo l’ingresso in Italia. È consentito solo fare, nel minore tempo possibile, il percorso per recarsi a casa o nella diversa dimora individuata come luogo dell’isolamento. In questo tragitto non è consentito usare mezzi di trasporto pubblico diversi da quello utilizzato per entrare in Italia (ad esempio, all’arrivo a Fiumicino con l’aereo non si può prendere il treno per recarsi in centro a Roma o in qualsiasi altra destinazione). È consentito il transito aeroportuale: chi entra in Italia per via aerea in Italia può prendere, senza uscire dall’aeroporto, un altro aereo per qualsiasi destinazione nazionale o internazionale. E’ consentito il noleggio di autovetture e l’utilizzo di taxi o il noleggio con conducente. Inoltre chi entra o rientra in Italia dall’estero per motivi di lavoro, salute o assoluta urgenza può rinviare fino a 120 ore l’inizio dell’isolamento fiduciario. Il rinvio deve essere motivato dalle esigenze che hanno giustificato l’ingresso in Italia.

6. Sono una persona residente all’estero, per raggiungere il Paese in cui vivo abitualmente devo passare per l’Italia. Come mi devo comportare?
Il transito attraverso l’Italia da un Paese estero ad un altro Paese estero, finalizzato a raggiungere – il più rapidamente possibile e senza soste intermedie non strettamente necessarie – la propria abitazione, è consentito. Ad esempio:
è consentito il transito aeroportuale (ad esempio viaggio da Caracas a Francoforte con scalo a Fiumicino), purché non si esca dall’area aeroportuale;
è consentito ai croceristi che sbarcano in Italia per fine crociera di tornare nel proprio Paese (con spese a carico dell’armatore);
è consentito imbarcare il proprio mezzo privato su un traghetto (ad esempio dalla Tunisia o dalla Grecia per l’Italia) e proseguire verso la propria abitazione sullo stesso mezzo privato (ad esempio in Olanda o in Germania). In questo caso la permanenza in Italia non deve superare le 36 ore.
All’imbarco su aereo/nave diretti in Italia è necessario compilare questa autodichiarazione (link modulo Esteri) indicando chiaramente che si tratta di un transito per raggiungere la propria abitazione sita in un Paese diverso dall’Italia. Se insorgono sintomi di Covid-19, è necessario avvisare immediatamente l’autorità sanitaria competente per territorio tramite il numero di telefono appositamente dedicato ed attendere istruzioni. È inoltre importante che, prima di intraprendere il viaggio, ci si informi sulle restrizioni agli spostamenti introdotte non solo dall’Italia, ma anche dagli altri Paesi di inizio, di transito e di destinazione. Durante il transito per l’Italia si raccomanda inoltre di mantenersi in contatto con la rappresentanza diplomatica del proprio Paese competente per l’Italia. Dal 3 giugno, possono liberamente transitare le persone che entrano o rientrano in Italia dai seguenti Paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord. Se nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia c’è stata una permanenza di qualsiasi durata in Paesi diversi da quelli sopra elencati, il transito resta regolato dalle regole sopra indicate.

7. Sono in rientro con un volo proveniente dall’estero. Posso prendere un altro volo per altra destinazione nazionale o internazionale?
Sì, il transito in aeroporto è consentito. Non è però possibile uscire dall’area aeroportuale, se si proviene da un Paese diverso dai seguenti: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord. Non possono uscire dall’area aeroportuale anche coloro che provengono da uno di questi Paesi, ma hanno soggiornato in un Paese diverso nei 14 giorni anteriori.

Per chi ha soggiornato o è transitato per Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana, vigono particolari restrizioni.

8. Sono un cittadino straniero o un italiano residente all’estero e mi trovo attualmente in Italia, posso fare rientro nel Paese dove vivo?
Sì, il rientro nel proprio domicilio abitazione o residenza è sempre consentito. Si raccomanda di verificare prima della partenza le misure previste nel Paese di destinazione per contrastare la diffusione del virus. I cittadini stranieri sono consigliati inoltre di prendere contatto con l’ambasciata del proprio Paese in Italia.

Per chi ha soggiornato o è transitato per Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana, vigono particolari restrizioni.

9. Sono in rientro dall’estero. Posso chiedere ad una persona di venirmi a prendere in macchina all’aeroporto, alla stazione ferroviaria o al porto di arrivo?
Sì, ma è consentito ad una sola persona convivente o coabitante nello stesso domicilio del trasportato, possibilmente munita di dispositivo di protezione. È tuttavia necessario verificare prima della partenza eventuali limitazioni previste per l’area del territorio nazionale di destinazione. Salvi i casi di esenzione, resta fermo l’obbligo di comunicare immediatamente il proprio ingresso in Italia al Dipartimento di prevenzione, per la sottoposizione a sorveglianza sanitaria e a isolamento fiduciario, nonché l’obbligo di segnalare con tempestività l’eventuale insorgenza di sintomi da COVID-19 all’autorità sanitaria. (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/covid-maeci-nuove-regole-per-chi-rientra/147768/160

Rafforzare la promozione culturale italiana all’estero

“Il Governo, in occasione dell’approvazione del Decreto Rilancio, ha accolto il mio ordine del giorno, sottoscritto anche dalle colleghe La Marca e Quartapelle, nel quale ho chiesto di affrontare in modo concreto e con senso di responsabilità la grave situazione che si verrà a creare nel campo della promozione culturale all’estero, a seguito della fine del Fondo per il sostegno alla promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, in scadenza nel 2020”. A darne notizia è la deputata del Pd eletta in Europa, Angela Schirò.

“Già in occasione della legge di bilancio, con un mio emendamento, ero riuscita ad ottenere in linea di principio la prosecuzione del fondo con una dotazione aggiuntiva di un milione di euro, ma lo stanziamento ottenuto è purtroppo ancora lontano dalla spesa consolidata in questi anni. La pandemia ha certamente cambiato la scala delle priorità degli interventi, ma proprio le misure messe in campo per favorire la ripresa si muovono nella logica di un rafforzamento della promozione del nostro sistema all’estero per compensare lo shock che il mercato interno sta vivendo”.

“Sono anni, ormai – evidenzia l’eletta all’estero -, che la promozione del sistema Italia nel mondo avviene in modo integrato, vale a dire combinando strettamente promozione economica e promozione culturale, e indebolire tutte le voci di spesa in campo culturale (Istituti di cultura, corsi di lingua degli enti gestori, cattedre di italianistica, borse di studio, ecc.) significa fare danni specifici e frenare la stessa promozione integrata”.

A tal ragione, la deputata ha chiesto “di considerare che una quota dei fondi destinati all’internazionalizzazione sia destinata alla promozione culturale e che, nei prossimi provvedimenti, a partire dalla difficile legge di bilancio 2021, si tenga conto di questa necessità come di un’esigenza non di carattere settoriale, ma generale per gli interessi del Paese”.

“Il mio impegno – conclude Schirò -, si prolungherà nei successivi provvedimenti, con la speranza che diventino sempre di più coloro che ritengono che nel campo della promozione culturale all’estero ci giochiamo occasioni molto importanti per il rilancio del Paese”. (aise) 

Fonte https://aise.it/eletti-allestero/rafforzare-promozione-culturale-italiana-allestero-accolto-lodg-di-schir%C3%B2-pd/147696/157

Svolta locale nella spesa degli italiani

Più di 8 italiani su 10 (82%), con l’emergenza coronavirus, sugli scaffali cerca prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio. È quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè divulgata in occasione della diffusione dei dati Istat sul commercio al dettaglio a maggio, che evidenziano in valore un calo del 10,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente ed un aumento del 24,3% rispetto ad aprile.

L’andamento degli acquisti, sottolinea la Coldiretti, è accompagnato da una svolta patriottica degli italiani con una maggiore attenzione all’origine dei prodotti che mettono nel carrello determinato dalla consapevolezza delle difficoltà che sta affrontando il Paese. L’italianità è diventata dunque un fattore importante di richiamo nelle vendite dei prodotti.

Una attenzione particolarmente evidente nei prodotti alimentari anche per i primati conquistati dal Made in Italy nel mondo per qualità sicurezza. L’agroalimentare nazionale è il più “verde” d’Europa con 303 indicazioni geografiche riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole bio e il primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari. Primati da valorizzare, evidenzia la Coldiretti, con l’indicazione di origine su tutti i prodotti per garantire trasparenza e libertà di informazione ai consumatori.

Dopo il via libera dell’Unione Europea sta per essere pubblicato il decreto sull’obbligo dell’etichetta Made in Italy su salami, mortadella, prosciutti e culatello per smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana. Una novità importante per garantire trasparenza nelle scelte ai 35 milioni di italiani che almeno qualche volte a settimana portano in tavola salumi, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, ma anche per sostenere i 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale, per salvare il prestigioso settore della norcineria che in Italia, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi.

“In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy”, ha affermato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, aggiungendo che “l’Italia ha la responsabilità di svolgere un ruolo di apripista in Europa, anche sfruttando le opportunità offerte dalla storica apertura dell’Ue all’obbligo dell’origine con l’indicazione dello Stato membro con la nuova Strategia Farm to Fork nell’ambito del Green New Deal”.

Grazie al pressing della Coldiretti è in vigore in Italia l’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 26 febbraio 2018 del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria su conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. Il 13 febbraio 2018 era entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta e del riso. Ma prima erano stati raggiunti già diversi traguardi: il 19 aprile 2017 è scattato l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vigeva l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

A livello comunitario, continua la Coldiretti, il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, mentre, conclude la Coldiretti, la Commissione Europea ha recentemente specificato che l’indicazione dell’origine è obbligatoria anche su funghi e tartufi spontanei. (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/svolta-patriottica-per-la-spesa-degli-italiani/147658/160

Assistenza alle comunità italiane in Sudamerica: Merlo riceve alla Farnesina Sangregorio

Si è svolto ieri alla Farnesina l’incontro alla Farnesina tra Ricardo Merlo, Sottosegretario agli Esteri, ed Eugenio Sangregorio, presidente dell’USEI – Unione Sudamericana Emigrati Italiani. Durante l’incontro, i due parlamentari, entrambi eletti nella ripartizione estera Sud America e residenti a Buenos Aires, hanno affrontato da vicino le tematiche che più interessano gli italiani nel mondo. Tra queste, l’importanza di dare la giusta assistenza alle comunità italiane ai tempi del coronavirus, soprattutto nella regione latinoamericana, dove il Covid-19 continua a mietere nuovi contagi e a rendere la situazione sempre più allarmante dal punto di vista medico-sanitario.

Inoltre, l’esponente del governo italiano e il deputato eletto oltre confine hanno sottolineato l’importanza di avere una rete consolare efficiente, pronta a rispondere alle esigenze dei connazionali maggiormente in difficoltà, ricordando i 6 milioni di euro che l’esecutivo ha stanziato per l’assistenza agli italiani nel mondo in questo momento di emergenza coronavirus.

Sangregorio, imprenditore in Argentina, ha inoltre rivolto al Sottosegretario Merlo i complimenti per avere contribuito, come membro del Governo, allo stanziamento di 5 milioni di euro per sostenere le Camere di Commercio e dunque il made in Italy e l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane.

A conclusione dell’incontro, i due hanno già deciso di inserire nelle rispettive agende una nuova riunione dopo la pausa estiva, per continuare ad affrontare insieme le problematiche emerse dal colloquio e cercare le soluzioni più adeguate. (aise) 

Fonte https://aise.it/eletti-allestero/assistenza-alle-comunit%C3%A0-italiane-in-sudamerica-merlo-riceve-alla-farnesina-sangregorio-usei/147609/157

La guerra non è solo brutta: è l’inferno

“Oggi ricorre il settimo anno, settimo anniversario della mia visita a Lampedusa. Alla luce della Parola di Dio, vorrei ribadire quanto dicevo ai partecipanti al meeting “Liberi dalla paura” nel febbraio dello scorso anno: “L’incontro con l’altro è anche incontro con Cristo. Ce l’ha detto Lui stesso. È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare. E se avessimo ancora qualche dubbio, ecco la sua parola chiara: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. “Tutto quello che avete fatto..”, nel bene e nel male! Questo monito risulta oggi di bruciante attualità”. Così Papa Francesco che questa mattina ha celebrato una Santa Messa a Santa Marta in memoria delle vittime in mare, dei rifugiati che scappano dalle guerre, in occasione del settimo anniversario della sua visita a Lampedusa.

“Tutto quello che avete fatto a me” è un monito che “dovremmo usare tutti come punto fondamentale del nostro esame di coscienza, quello che facciamo tutti i giorni. Penso alla Libia, ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti, ai viaggi della speranza, ai salvataggi e ai respingimenti”.

Oggi come ai tempi di Osea – lettura proposta dalla liturgia – siamo un “popolo smarrito” che si fa governare da “prosperità e ricchezza”, ha aggiunto il Papa prima di richiamare un passo della sua omelia del 2013: “la cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione, illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza”.

Dunque anche oggi vale l’appello che Osea lanciò agli israeliti: “Seminate per voi secondo giustizia e mieterete secondo bontà; dissodatevi un campo nuovo, perché è tempo di cercare il Signore, finché egli venga e diffonda su di voi la giustizia”.

Il nostro compito è “cercare il volto del Signore in quello dei poveri, degli ammalati, degli abbandonati e degli stranieri che Dio pone sul nostro cammino”.

“Ricordo quel giorno, sette anni fa, proprio al Sud dell’Europa, in quell’isola… Alcuni mi raccontavano le proprie storie, quanto avevano sofferto per arrivare lì. E c’erano degli interpreti. Uno – ha ricordato il Papa – raccontava cose terribili nella sua lingua, e l’interprete sembrava tradurre bene; ma questo parlava tanto e la traduzione era breve. “Mah – pensai – si vede che questa lingua per esprimersi ha dei giri più lunghi”. Quando sono tornato a casa, il pomeriggio, nella reception, c’era una signora – pace alla sua anima, se n’è andata – che era figlia di etiopi. Capiva la lingua e aveva guardato alla tv l’incontro. E mi ha detto questo: “Senta, quello che il traduttore etiope Le ha detto non è nemmeno la quarta parte delle torture, delle sofferenze, che hanno vissuto loro”. Mi hanno dato la versione “distillata”. Questo – ha sottolineato Francesco – succede oggi con la Libia: ci danno una versione “distillata”. La guerra sì è brutta, lo sappiamo, ma voi non immaginate l’inferno che si vive lì, in quei lager di detenzione. E questa gente veniva soltanto con la speranza e di attraversare il mare”.

“La Vergine Maria, Solacium migrantium, – ha concluso – ci aiuti a scoprire il volto del suo Figlio in tutti i fratelli e le sorelle costretti a fuggire dalla loro terra per tante ingiustizie da cui è ancora afflitto il nostro mondo”. (aise) 

Fonte https://aise.it/primo-piano/la-guerra-non-%C3%A8-solo-brutta-%C3%A8-linferno/147613/160

La Villa Adriana tra cinema e Unesco

L’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – Villae, nell’ambito delle celebrazioni per il ventennale (1999-2019) dall’inserimento di Villa Adriana nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, inaugura, venerdì 10 luglio, alle ore 17.00, una mostra gratuita per i visitatori dal titolo “60/20: Villa Adriana tra Cinema e UNESCO”, curata da Andrea Bruciati e Francesca Roncoroni. L’esposizione, organizzata dalle Villae, è sostenuta dal Servizio I del Segretariato Generale del MiBACT; il comitato scientifico è costituito da Andrea Bruciati, Benedetta Adembri, Viviana Carbonara e Francesca Roncoroni.

Nel celebrare l’anniversario dell’iscrizione alla lista UNESCO si vuole raccontare Villa Adriana attraverso il cinema che da 60 anni ne media l’immagine e i significati in modo spesso non convenzionale, ma straordinariamente pervasivo e che ha contribuito a elevare il sito a vero e proprio oggetto di un immaginario universalmente condiviso.

Il riconoscimento di Villa Adriana da ormai 20 anni quale patrimonio mondiale dell’UNESCO (sito n.907) si basa sull’unicità del complesso residenziale e sull’universalità del suo messaggio.

Muovendosi tra queste date e questi temi, alla ricerca di una diversa narrazione in nome di una renovatio che idealmente collega il boom economico all’auspicata rinascita del Paese, l’esposizione temporanea evidenzia come intorno agli anni Sessanta, alle prese con una nuova generazione di pubblico, con la genesi di nuovi temi, luoghi e forme del racconto, il cinema abbia designato Villa Adriana quale set d’eccellenza. D’altronde il sito era stato da poco oggetto di una riscoperta archeologica, un operoso cantiere di studio, di restauri e di importanti progetti museografici, non solo per riparare i danni inferti dalla seconda guerra mondiale, ma anche per migliorarne significativamente l’offerta culturale, rivolgendosi ad un turismo allargato ad ampi strati di popolazione.

La mostra multimediale, corredata di pannelli in italiano e inglese e contenuti multimediali in cinese, è allestita nel Centro Accoglienza dell’area archeologica di Villa Adriana e raccoglie una selezione di suggestioni visive di film italiani e stranieri, il cui sonoro è in lingua originale allo scopo di sottolineare l’internazionalità delle produzioni.
“L’esposizione”, commenta il direttore delle Villae Andrea Bruciati, “ripercorre i temi della riscoperta archeologica di Villa Adriana dopo la guerra, della sua apertura al turismo di massa e della mediazione dei suoi valori culturali ed estetici attraverso il cinema ad un pubblico sempre più vasto. In questa chiave la mostra è quanto mai attuale, in un momento di riappropriazione identitaria dei luoghi e del tempo libero. Il cinema e l’audiovisivo sono mezzi fondamentali di espressione artistica, formazione culturale e comunicazione sociale e rivestono un ruolo di primaria importanza nell’ambito della promozione territoriale e dell’immagine del nostro paese all’estero. L’Istituto con questa esposizione intende proseguire il cammino di esplorazione del rapporto tra cinema e arte intrapreso con il Villae Film Festival”.

Questi i film toccati dalla mostra: Il sangue e la rosa / Et mourir de plaisir, 1960, di Roger Vadim; Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi, 1960, di Mario Mattoli; Tototruffa ’62, 1961, di Camillo Mastrocinque; Tutto è musica, 1963, di Domenico Modugno; Il Colonnello Von Ryan / Von Ryan’s Express, 1965, di Mark Robson; Allonsanfàn, 1974, di Paolo e Vittorio Taviani; Nerone, 1977, di Mario Castellacci e Pierfrancesco Pingitore; Hercules 2. Le avventure dell’incredibile Ercole / The adventures of Hercules II, 1985, di Luigi Cozzi; Dagobert / Le bon roi Dagobert, 1984, di Dino Risi; Il ventre dell’architetto / The belly of an architect, 1987, di Peter Greenaway; La balia, 1999, di Marco Bellocchio; Titus, 1999, di Julie Taymor; Denti, 2000, di Gabriele Salvatores; The order, 2003, di Brian Helgeland; The fall, 2006, di Tarsem Singh; Notizie degli scavi, 2010, di Emidio Greco; Tutti i soldi del mondo / All the money in the world, 2017, di Ridley Scott; Smetto quando voglio – Masterclass, 2017, di Sydney Sibilia.

Quanto alle serie tv e web, si segnalano: Angels in America, 2003, di Mike Nichols; Elisa di Rivombrosa 2, 2006, di Cinzia TH Torrini; Inside the stones, 2012, di Alessio Jim Della Valle; I Medici: Masters of Florence, 2016, di Sergio Mimica-Gezzan; e Killing Eve 2, 2018.

L’esposizione temporanea a Villa Adriana sarà allestita sino al 30 settembre 2020. (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/6020-villa-adriana-tra-cinema-e-unesco/147634/160

Ir Arriba