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July 2020 - page 2

Istat: italiani ultimi nella Ue per livelli di istruzione, eppure la laurea premia sul lavoro

Tra gli ultimi in Europa per livelli di istruzione, con un tasso sempre più elevato di abbandono precoce degli studi e un fortissimo svantaggio per le donne e per chi vive nel Mezzogiorno, eppure anche adesso, a fronte della crisi, la laurea garantisce un ritorno occupazionale elevato: la percentuale di occupazione dei 30-34enni laureati in Italia è del 78,9%, certo, di quasi dieci punti inferiore a quella europea dell’87,7%, ma più che doppia rispetto al tasso di occupazione dei 18-24enni che abbandonano precocemente gli studi e comunque di quasi 10 punti più elevato rispetto a quello dei diplomati. Lo attesta  il rapporto Istat sui livelli di Istruzione e occupazionali in Italia nel 2019. Il tasso di occupazione dei giovani laureati (e anche dei diplomati) alla fine del percorso di formazione migliora di 2,2 unti sul 2018, pur mantenendo 22,8 punti di divario dalla media Ue.

Studiare insomma conviene, persino in un Paese che offre così poco ai giovani come l’Italia, e anche se si scelgono specializzazione poco gettonate dal mercato del lavoro, come quelle umanistiche, che garantiscono comunque un tasso di occupazione del 76,7%. Certo, se si sceglie l’area medico sanitaria e farmaceutica il tasso di occupazione sale all’86,8%, il massimo, seguito dall’83,6% delle lauree in ambito scientifico e tecnologico e dall’81,2% di quelle del settore socio-economico e giuridico.

La popolazione residente nel Mezzogiorno è meno istruita rispetto a quella nel Centro-Nord: poco più della metà degli adulti ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore e nemmeno uno su sei ha raggiunto un titolo terziario (al Centro oltre i due terzi è almeno diplomato e quasi uno su quattro ha conseguito la laurea). Tuttavia la laurea risulta comunque premiale sotto il profilo dell’occupazione, anche al Sud, anzi, in proporzione, lo è anche di più: in particolare le donne residenti nel Mezzogiorno che raggiungono un titolo terziario aumentano considerevolmente la loro partecipazione al mercato del lavoro e riducono il divario con gli uomini e con le donne del Centro-Nord.

D’altra parte in Italia il rischio di emarginazione dal mercato del lavoro e dalla società è molto più elevato che nel resto della Ue:  nonostante l’incidenza dei giovani di 15-29 anni non occupati e non in formazione cali di 1,2 punti rispetto al 2018 e raggiunga il 22,2%, si tratta pur sempre di due milioni di giovani. La quota di Neet – ‘Neither in employment nor in education and training’, giovani non più inseriti in un percorso scolastico/formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa – è la più elevata tra i Paesi dell’Unione, di circa 10 punti superiore al valore medio Ue28 (12,5%).

L’abbandono precoce del sistema di istruzione e formazione è di rilevante importanza anche a livello europeo, la quota di 18-24enni che possiede al più un titolo secondario inferiore ed è già fuori dal sistema di istruzione e formazione è uno degli indicatori della Strategia Europa2020; per il quale il benchmark europeo è stato fissato al 10%. Livello lontano da quello italiano: nel 2019, nonostante il valore in Italia scenda al 13,5% (per un totale di 561 mila giovani).

Rosaria Amato (pubblicato da La Repubblica il 22/07/2020)

Fonte https://www.repubblica.it/economia/2020/07/22/news/istat_italiani_ultimi_nella_ue_per_livelli_di_istruzione_eppure_la_laurea_premia_sul_lavoro-262600897/?ref=RHPPTP-BH-I262234773-C12-P6-S3.4-T1

Giovani italiani di ritorno da una Argentina in crisi

“BienvenIta non funziona più purtroppo, però un italiano può sempre andare al patronato per qualsiasi problema” questa è stata la risposta testuale di Andrea Pedemonte riguardo il breve destino del Progetto BienvenIta, che era l’idea di un gruppo di giovani italiani professionisti che abbinava un sito web al supporto fisico della rete dei patronati italiani a Buenos Aires. Era stato presentato presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura il martedì 14 giugno 2016 in un principio per dare un orientamento ai giovani appena arrivati, vi avevano preso la parola a sala piena l’allora Ambasciatore Teresa Castaldo, il Console Generale d’Italia Giuseppe Smimmo e i mentori del progetto Claudia Gatti, Andrea Pedemonte e Mena Provenzano.

C’era tanto ottimismo e voglia di fare, l’apparente ripresa economica dell’Argentina post crisi 2001 attirava una gran quantità di giovani italiani professionisti come lui che hanno visto di buon occhio la possibilità di costruirsi un futuro, fare anche figli e mettere su famiglia. Infatti la crisi che ha colpito l’Italia alla fine del primo decennio del XXI secolo ha provocato un nuovo esodo di giovani verso l’estero che vedevano l’Argentina come “primo paese scelto dagli italiani fuori l’Europa” secondo Pedemonte. I dati Istat e della Fondazione Migrantes parlavano di diverse migliaia di giovani italiani giunti nei primi anni ‘10, anche se recentemente i dati forniti dalla Dirección nacional de migraciones hanno rivelato che le richieste di residenza da parte di italiani non sono state mai più di mille negli anni di punta a cavallo tra i primi due decenni di questo secolo.

Il ricercatore Marcelo Huernos spiega che la legge migratoria argentina 25871 del 2004 è tra le più progressiste al mondo dato che “considera la migrazione al livello di un diritto umano” (sic). In effetti l’Argentina rimane sempre un paese aperto all’immigrazione adesso però nel contesto latinoamericano in cui resta un polo di attrazione dei flussi migratori, adesso come risultato di un riassestamento dello scacchiere internazionale degli ultimi trent’anni che vede le integrazioni regionali dei rispettivi paesi nelle proprie aree geopolitiche. Questo spiega che l’attuale legge migratoria favorisca i flussi provenienti dai paesi confinanti e che di fatto si cancelli, o rimanga nell’incertezza, quanto raggiunto lungo decenni di negoziati e accordi bilaterali tra Italia e Argentina in materia migratoria. E’ proprio in questa zona d’ombra che intendeva fare chiarezza BienvenIta, purtroppo la pubblicazione del decreto 70/2017 applica un ulteriore giro di vite in quanto ha modificato la legge di residenza in modo restrittivo.

Però, al di fuori delle pratiche amministrative che comporta stabilire la propria residenza in Argentina, il principale motivo della chiusura del Progetto è stato il saldo del bilancio migratorio tornato negativo come agli inizi degli anni duemila. In assenza di dati ufficiali si calcola che la metà dei giovani italiani arrivati negli ultimi dieci anni sia ripartita in patria o anche verso altri paesi. Tra loro ci sono anche Claudia Gatti e lo stesso Andrea Pedemonte, che scrive sulla chiusura del progetto dalla sua Genova dove è tornato con la moglie e i figli.

Paolo Bonanno Cinarelli (pubblicato da Thedailycases.com il 14/07/2020)

Fonte https://thedailycases.com/giovani-italiani-di-ritorno-da-una-argentina-in-crisi-young-italians-returning-from-an-argentina-in-crisis/?fbclid=IwAR0AUCowXohaUKX7hdullJAu4oKyq4Ww0SVT5xu7enPvGtYWERcWvF40OAs

“Corti d’autore” per raccontare l’Italia all’estero

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale , in collaborazione con ANICA, lancia il progetto “Corti d’Autore”, un’iniziativa della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese della Farnesina con il preciso intento di promuovere una nuova narrazione delle qualità e dell’attrattività italiana post Covid.

L’iniziativa prevede l’ideazione e la realizzazione di cinque cortometraggi, originali e inediti, firmati da autori noti a livello nazionale e internazionale, della durata massima di 3 minuti, che descrivano l’eccellenza italiana in cinque macro-aree artistiche: design, architettura, moda; editoria, lingua italiana (con riguardo anche al settimo centenario della scomparsa di Dante Alighieri); cinema e audiovisivo; spettacolo dal vivo; arte e patrimonio.

A partire dal 2021 i cortometraggi saranno diffusi online sui canali della Farnesina e accompagneranno l’attività di promozione dell’Italia svolta all’estero dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso la rete di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura.

“Corti d’Autore” è il frutto di un lungo lavoro preparatorio che ha coinvolto tutte le associazioni del mondo dell’audiovisivo e un laboratorio creativo al quale hanno partecipato alcuni tra i principali talenti del panorama cinematografico italiano (tra i quali Cristina Comencini, Saverio Costanzo, Paolo Genovese, Valeria Golino, Nicola Guaglianone, Daniele Luchetti), che hanno personalmente contribuito con le proprie riflessioni ad arricchire l’elaborazione delle linee guida per la partecipazione al progetto.

I cortometraggi dovranno essere innovativi dal punto di vista artistico e dei contenuti, capaci di mostrare un Paese forte per i suoi valori, le sue capacità produttive e per la sua attrattività internazionale. I temi portanti emersi nelle fasi preparatorie dell’iniziativa e che potrebbero essere oggetto delle produzioni sono:
– “La fabbrica delle cose”. L’Italia leader del saper fare bene.
– Un Paese altamente competitivo, molto più capace della propria stessa auto-narrazione.
– Un Paese meraviglioso, che non teme di guardare e raccontare le proprie contraddizioni, come avvenne con il Neorealismo.
– Un Paese sorprendente, denso di vibranti innovazioni e giovani protagonisti, oltre i consueti luoghi comuni.
–I diversi territori come espressione integrata della bellezza diffusa e del radicamento manifatturiero.
La selezione dei progetti sarà curata da una giuria d’eccellenza composta da cinque indiscusse personalità del mondo dell’audiovisivo italiano e con uno sguardo internazionale: Maria Pia Ammirati, Piera Detassis, Monica Maggioni, Ludovica Rampoldi e Gabriele Salvatores.

Al lancio dell’iniziativa, oggi online, il vice ministro degli esteri Marina Sereni ha spiegato: “il saper fare, la creatività, l’innovazione, le tante eccellenze del nostro Paese, la ricchezza e la varietà dei nostri territori: tutto questo vogliamo trasmettere con il progetto ‘Corti d’Autore’ che oggi presentiamo e che si realizzerà con la preziosa collaborazione di ANICA. Grazie ai talenti del nostro settore audiovisivo proponiamo un nuovo racconto del Paese, un utilissimo strumento a disposizione di Ambasciate, Consolati e Istituti di Cultura per l’organizzazione di eventi e iniziative, per mostrare fuori dai confini l’Italia che riparte e che è pronta a cambiare. Lanciamo questo progetto a pochi giorni dalla scomparsa del grande Maestro Ennio Morricone, le cui musiche struggenti e indimenticabili che accompagnano le immagini di tanti film hanno regalato al mondo intero la magia del cinema”.

Secondo Francesco Rutelli, Presidente ANICA, “l’Italia, per uscire più forte da questa drammatica crisi, dovrà raccontarsi al mondo in modi nuovi. Le nostre migliori energie creative – sia grandi talenti affermati, sia giovani – sono chiamate dalla Farnesina a proporre contenuti audiovisuali per una nuova narrazione del Paese, delle sue capacità, qualità culturali, attrattività. ANICA è onorata di poter contribuire a questa prova di resilienza creativa del nostro sistema paese. Voglio ringraziare le decine di soggetti e persone, autorevoli e rappresentativi, che con spirito di servizio hanno partecipato alla preparazione di questa Call”

Il regolamento della call e le linee guida del progetto sono pubblicate sul sito ANICA a questo link.

La call rimarrà aperta fino al 4 settembre 2020 e gli esiti saranno comunicati entro il 18 dello stesso mese. I progetti dovranno essere realizzati entro il 20 novembre

Fonte https://aise.it/primo-piano/corti-dautore-per-raccontare-litalia-allestero/148266/160

L’italianità della “generazione saltata”

L’arrivo della quarantena causata dalla pandemia del covid-19 non è riuscito ad arrestare l’attività italiana in Argentina, specialmente dopo un 2019 dalla dinamica complessa e vertiginosa. Se ci soffermiamo soprattutto nel secondo semestre dell’anno scorso abbiamo almeno tre elementi che nella quantità e nella qualità l’hanno vista affermarsi come la più grande al mondo.

Così in ordine cronologico abbiamo:
1) l’83esimo Congresso mondiale della Società Dante Alighieri tenutosi a Buenos Aires dal 18 al 20 luglio 2019, primo nella storia a celebrarsi fuori dall’Italia; poi l’annuncio che
2
) gli iscritti AIRE hanno superato il milione di cittadini italiani residenti in Argentina; e, infine
3) il 18° congresso della Federazione delle Associazioni Italiane in Argentina tenutosi a Mar del Plata il 12 e 13 ottobre.

L’esplosione demografica di cittadini italiani residenti in Argentina segue una dinamica a sé e non trova spiegazione nella esigua nuova migrazione di italiani registrata tra i due primi decenni del secolo XXI, bensì nelle richieste di cittadinanza italiana da parte di cittadini argentini di ceppo italiano che crescono esponenzialmente dalla crisi argentina del 2001. “Se gli argentini in grado di fare richiesta di cittadinanza italiana si dovessero mettere in fila arriverebbero fino a Ushuaia” aveva detto l’allora ambasciatore Nigido.

Come si spiega allora la corsa alla cittadinanza italiana? Almeno tre motivi spuntano da soli:
1) La crisi dell’Argentina, prima politica fino la metà degli anni ‘80 divenuta successivamente in crisi economica;
2) essere cittadini italiani in possesso di passaporto UE permette possibilità di viaggio e condizioni di residenza in paesi occidentali che non si hanno con un passaporto locale;
3) il fenomeno della seconda generazione.

Lo scenario attuale di richieste di cittadinanza italiana da parte di cittadini argentini post crisi 2001 era prevedibile in base a quanto si era già visto appena dieci anni prima con l’esplosione di richieste dovuta alla crisi economica dell’ “hiperinfación” nel 1989. Andando indietro nel tempo, ma neanche tanto, le prime richieste di cittadinanze italiane ne avevano già visto un primo fenomeno all’epoca dell’ultima dittatura militare argentina tra gli anni ‘70 e gli ‘80 quando avere un passaporto italiano apriva lo spiraglio per una partenza che poteva significare una garanzia di vita. Nel 2014 l’introduzione della tassa di 300 euro per ogni pratica di richiesta cittadinanza presentata all’estero ha contenuto le richieste per neanche un mese, dopo è arrivata una nuova esplosione.

Chi invece vive in Italia non bada a questioni che sembrano scontate, varcare la frontiera non richiede altro documento che la Carta d’Identità e il Passaporto solo si deve fare per i destini extra UE, visto agevolato in alcuni casi e per gli USA un semplice formulario online. Il passaporto blu resta vantaggioso nel vaso di viaggi in Russia e per i paesi arabi ma è quello comunitario a rimanere il più ambito da una popolazione dinamica e qualificata, che punta decisamente all’occidente.

Il terzo motivo viene spiegato dal fenomeno della seconda generazione ovvero la “generazione saltata” per cui i nipoti si identificano emotivamente con la figura dei nonni, che spesso sono gli stessi immigranti da cui ereditano la cittadinanza. Il professore Franco Fiumara racconta che la componente emotiva si spiega nel vincolo di complicità che unisce nonni i nipoti in contrapposizione al ruolo dell’autorità svolto dai genitori. Questa dinamica affettiva riscatta la figura del migrante che spesso era sminuita in passato e ora invece viene valorata, rivendicare l’origine dell’antenato umile ma lavoratore che ha varcato l’oceano non è più un motivo di vergogna ma di orgoglio.

Paolo Bonanno Cinarelli (pubblicato da thedailycases.com il 29/06/2020)

Fonde https://thedailycases.com/litalianita-della-generazione-saltata-italians-in-argentina-developments/?fbclid=IwAR3SQ_V6SdLcxGRXM1JmjmoSnHGNXaw7kn8-zgOgqB7jLCi_VFOJTLh7mws

Conte: “giornata storica per l’Europa e l’Italia

“Forse abbiamo stabilito un record; abbiamo superato anche il vertice di Nizza”. Al termine di quattro giorni di lavori a Bruxelles, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha commentato così i risultati del Consiglio europeo straordinario, il primo “in presenza” dopo il lockdown, convocato per decidere la risposta dell’Ue alla crisi da coronavirus.

“Siamo soddisfatti, abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso, adeguato alle necessità che stavo vivendo, che ci consentirà di affrontare questa crisi con forza ed efficacia”, ha detto Conte, che ha parlato di un “momento storico per l’Europa e per l’Italia” durante la conferenza stampa al termine dei lavori.

“La convinzione che abbiamo nutrito in questi mesi, la visione, la determinazione con cui abbiamo perseguito questo obiettivo sono state premiate: il piano che abbiamo approvato è davvero molto consistente: 750 miliardi, di cui una buona parte andrà all’Italia, cioè il 28% parliamo di 209 miliardi destinati all’Italia. Addirittura abbiamo migliorato l’intervento a nostro favore, se consideriamo la proposta originaria della Commissione europea della presidente von del Leyen”. L’Italia, ha spiegato il Premier, avrà “81 miliardi a titolo di sussidi”, a cui si aggiungeranno “127 miliardi concessi in prestito”, 36 in più rispetto ai 91 originari.

“Avremo una grande responsabilità”, ha sottolineato Conte. “Con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza, di cambiare volto al nostro Paese. Ora dobbiamo correre, dobbiamo utilizzare questi soldi per investimenti, per riforme strutturali. Dobbiamo intraprendere questo percorso di crescita economica, di sviluppo sostenibile che stiamo perseguendo da anni senza effettivamente raggiungerlo quantomeno con efficacia”. E ancora: “abbiamo la concreta possibilità di rendere l’Italia più verde, più digitale, più innovativa e sostenibile e inclusiva; di investire nella scuola, nelle università, nella ricerca, nelle infrastrutture. Abbiamo conseguito questo risultato tutelando la dignità del nostro Paese – ha tenuto a precisare il Premier – ma abbiamo anche agito per tutelare l’autonomia, le prerogative delle istituzioni comunitarie”.

Nei giorni del vertice, ha aggiunto, “abbiamo respinto anche tentativi insidiosi in qualche modo di alterare la genuina vocazione di questo progetto europeo”, respingendo “logiche intergovernative e dei veti incrociati”. Il premier ha quindi ringraziato “tutti i ministri che mi hanno sostenuto. Siamo una grande squadra”. Grazie anche “alle forze di maggioranza, che unite e compatte hanno sostenuto l’azione del governo”, ma anche “le forze di opposizione, soprattutto alcuni loro esponenti che, anche in presenza di legittime critiche, hanno ben compreso in questi giorni l’importanza storica della posta in gioco. E permettetemi di ringraziare tutti gli italiani: in questi giorni sono stato molto impegnato, non ho avuto la possibilità di seguire molto il dibattito interno, ma ho avvertito forte il sostegno di tutta la comunità nazionale. Sono orgoglioso per questo risultato”, ha concluso, “e sono orgoglioso di essere italiano”. (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/conte-giornata-storica-per-leuropa-e-litalia/148182/160

Buenos Aires: 12 borse di studio per imparare l’italiano

Promuovere e diffondere lo studio della lingua italiana: questo l’obiettivo della Fondazione Italiani.it, che da Buenos Aires ha lanciato in questi giorni il bando per 12 borse di studio per imparare la lingua di Dante.

Il progetto di Italiani.it, che causa pandemia si svolgerà necessariamente da remoto, è realizzato con la collaborazione dell’Associazione Calabrese Mutual e Cultural di Buenos Aires, la quale ha il compito di effettuare i corsi che la Fondazione finanzierà. E alla fine dei corsi, quadrimestrale di livello A2 (livello iniziale) che inizieranno ad agosto per concludersi a dicembre (1 ora alla settimana), gli studenti potranno accedere di eseguire un esame presso il Consolato Generale d’Italia a Buenos Aires, in modo da certificare l’apprendimento.

Il corso è rivolto dunque a chiunque risieda in una città latinoamericana dove Italiani.it sia presente, Buenos Aires, Mar del Plata, Rosario, Tucumán, Río Negro, La Plata, Corrientes, Misiones, Mendoza, Córdoba, Montevideo e Asunción. Il termine ultimo per presentare la propria candidatura è il 30 luglio. (aise) 

Fonte https://aise.it/lingua-e-cultura-allestero/buenos-aires-12-borse-di-studio-per-imparare-litaliano/148164/157

Rendiconto e assestamento di bilancio alla Camera: il sistema Italia in Argentina

Riprendono i lavori in Parlamento.

Alla Camera, la Commissione Bilancio avvierà l’esame congiunto di resoconto e assestamento di bilancio che, per le parti di competenza, verrà esaminato in sede consultiva da tutte le altre commissioni.

Agli Affari Costituzionali proseguirà l’esame delle proposte di legge sulla soppressione dei collegi uninominali e in materia di conflitti di interessi.

Audizioni in Commissione Affari Esteri sulle interferenze straniere sul sistema di relazioni internazionali e sulle operazioni autorizzate e svolte nell’ambito del controllo sull’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, riferita all’anno 2019. Terminate le audizioni, si riunirà il Comitato ristretto costituito per fare sintesi delle proposte di legge sulla istituzione della Commissione bicamerale per le questioni degli italiani all’estero.

Insieme ai colleghi del Senato, e alle Commissioni Politiche dell’Unione europea, i deputati ascolteranno in videoconferenza il Ministro per gli affari europei, Vincenzo Amendola, chiamato a riferire sugli esiti del Consiglio europeo straordinario.

Audizioni anche in Commissione Finanze sulla politica fiscale dell’UE, mentre in Commissione Cultura proseguirà l’esame della proposta di legge per la definizione di nuove classi di corsi di laurea a orientamento professionale.

Ancora audizioni in Commissione Attività Produttive sulla nuova strategia industriale per l’Europa, in Commissione Lavoro, nell’ambito delle proposte di legge sulle disposizioni in materia di società cooperative, e agli Affari Sociali sulle ricadute sociali dell’emergenza epidemiologica.

In Senato, le Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavori pubblici hanno in agenda l’avvio dell’esame del ddl di conversione in legge del cosiddetto decreto Semplificazioni (misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale).

La Commissione Affari Esteri, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle condizioni e sulle esigenze delle comunità degli italiani nel mondo, giovedì pomeriggio ha in agenda l’audizione, rinviata dalla scorsa settimana, dell’Ambasciatore d’Italia in Argentina, Giuseppe Manzo, del Console Generale a Buenos Aires, Marco Petacco, e del Console Generale a Bahia Blanca, Antonio Petrarulo. L’Ufficio di Presidenza, poi, nell’ambito dell’affare assegnato sulle priorità dell’Italia nel quadro dei nuovi equilibri geopolitici nel Medio Oriente allargato, domani ascolterà il Direttore generale della Direzione Medio Oriente e Nord Africa del Servizio europeo per l’Azione Esterna, Fernando Gentilini.

La Commissione Difesa – in Ufficio di Presidenza – svolgerà l’audizione di Laura Carpini, Capo Unità per le politiche e la sicurezza dello spazio cibernetico del MAECI, in relazione all’affare assegnato n. 423, sui profili della sicurezza cibernetica attinenti alla difesa nazionale.

Audizioni anche Commissione Finanze – sia in materia di rapporto di conto corrente che di recupero dei crediti in sofferenza – in Commissione Cultura – dove il Ministro Paola Pisano riferirà sulle iniziative del Governo, anche connesse all’emergenza epidemiologica Covid-19, in materia di innovazione tecnologica e digitalizzazione nei settori di competenza della Commissione – e in Commissione industria, dove proseguirà l’indagine conoscitiva sull’intelligenza artificiale. (aise) 

Fonte https://aise.it/lavori-parlamentari/rendiconto-e-assestamento-di-bilancio-alla-camera-il-sistema-italia-in-argentina-in-audizione-in-senato/148134/1

Merlo: bicamerale strumento “prezioso”

Uno strumento “prezioso” per l’attività politica e per valorizzare agli occhi dell’opinione pubblica la storia dell’emigrazione e della nuova mobilità. Così il sottosegretario agli esteri Ricardo Merlo ha definito la commissione bicamerale per le questioni degli italiani all’estero su cui il Comitato italiani nel mondo della Commissione esteri della Camera sta svolgendo un ciclo di audizioni – che si concluderà domani, ha spiegato la presidente Grande, con quella del ministro Provenzano – nell’ambito della discussione delle proposte di legge in merito.

Una commissione, ha ricordato Merlo, che gli eletti all’estero propongono ciclicamente dal 2006, visto che la prima proposta di legge portava la firma di Tremaglia e di quasi tutti i primi deputati eletti all’estero della storia.

“È mia convinzione che la dimensione assunta dalla collettività degli italiani all’estero, ormai di circa 6 milioni di persone, meriti senz’altro di essere affrontata da Cna commissione che riunisca i due rami del Parlamento”, ha esordito il sottosegretario. Uno strumento “utile a contribuire ad individuare linee di azione politica che tengano conto delle mutate esigenze della comunità italiana all’estero, caratterizzata gli ultimi anni da profonde trasformazioni. Il rilievo delle questioni in campo e l’ampiezza della collettività all’estero – ha aggiunto – si pongono senza dubbio a favore dell’istituzione della commissione, che potrà esercitare una preziosa attività politica di stimolo, proposta, approfondimento e monitoraggio nella sua piena autonomia parlamentare”.

La commissione “potrà inoltre meglio sensibilizzare il Parlamento e l’opinione pubblica in generale sul patrimonio che gli italiani all’estero rappresentano per il nostro Paese, non solo sul piano storico della memoria, ma anche su quello economico, del trasferimento e l’acquisizione di conoscenza, del contributo al proseguimento di obiettivi di politica estera, nei rapporti con i paesi di insediamento”.

“Se nel 2017 erano 5.600.391 gli italiani iscritti negli schedari consolari, a fine 2019 erano 6.937.290 con un aumento dell’8% in due anni. Di fatto, il 10% della popolazione italiana risiede ormai fuori dai confini nazionali”, ha sottolineato Merlo. “Una dimensione che rende gli italiani all’estero la seconda regione più popolosa d’Italia”.

Tra i “temi importanti” che “sicuramente richiedono un costruttivo confronto tra le forze politiche”, alcuni dei quali “messi ancora più un rilievo dalla crisi pandemica”, Merlo ha indicato come prioritario quello della modalità del voto all’estero.

“Quello in vigore, per corrispondenza, è da tempo oggetto di polemiche”, ha ricordato. “I nuovi problemi posti oggi dalla pandemia inducono ad approfondire le riflessioni già avviate su modalità alternative come il voto elettronico o aggiuntive come l’inversione dell’opzione, sulle quali siamo pienamente disponibili a contributi delle forze politiche e degli organismi rappresentativi delle nostre comunità”. Il sottosegretario ha poi citato la riforma degli organismi di rappresentanza che “faccia salvo il patrimonio di professionalità e dedizione costruito in questi anni nell’ambito del Cgie e dei Comites” ma che “va coniugata con meccanismi che meglio coinvolgano gli esponenti della nuova mobilità, tenendo conto delle loro peculiarità e delle loro aspettative”. Tema, questo, che richiama un altro grande “classico”, la riforma della cittadinanza: questione “particolarmente complessa”, ha detto Merlo, “perché, di fatto, legata anche a questioni che afferiscono la politica nazionale”. Dunque “occorre confrontarsi sul tema in maniera aperta e trasparente, tenendo conto dell’esperienza della legge del 1992 che ha certo consentito l’attribuzione di un diritto fondamentale a tanti connazionali e a discendenti, ma che ha beneficiato anche persone di fatto prive di legami con l’Italia e la sua cultura”.

Sul piano operativo “si tratta di verificare e garantire l’adeguatezza della nostra rete consolare nel mondo a fronte di risorse umane e finanziarie comunque limitate. Si tratta – ha detto in proposito il sottosegretario – di un impegno costante del Maeci e mio personale per indirizzare le risorse là dove emergano nuove esigenze”.

Merlo ha quindi richiamato le nuove sedi che saranno aperte nelle isole Canarie, Manchester, Victoria e Montevideo, ricordando gli effetti della spending review sulla Farnesina – “che ha perso oltre il 30% del proprio personale delle aree funzionali” – ma anche i nuovi concorsi indetti per nuove assunzioni: “nel 2019 sono state assunte 69 unità di personale e 44 funzionari appartenenti all’aria della promozione culturale; a febbraio 2020 sono state avviate le procedure per l’assunzione di 177 funzionari amministrativi e consolari; ancora in corso la procedura per l’assunzione di 100 funzionari della terza area; l’ingresso in ruolo di 200 unità di seconda area funzionale e l’incremento di 50 unità di assunti in loco; nel corso di quest’anno il Maeci intende avviare un bando per l’assunzione di altre 27 unità per i servizi informatici, fondamentali – ha sottolineato Merlo – per assicurare l’erogazione di servizi consolari digitalizzati, di cui l’attuale pandemia ha dimostrato l’importanza”.

Quello dei servizi consolari digitali, su cui la Farnesina lavora da anni, è uno dei temi sui cui la bicamerale potrebbe offrire un “apporto fondamentale e vitale”.

“Sono soprattutto gli esponenti della nuova mobilità a chiedere servizi innovativi alla nostra rete consolare”, ha detto Merlo sottolineando “il grande sforzo della Farnesina per ricorrere alla tecnologia e offrire servizi efficaci in tempi ragionevoli, malgrado le limitate risorse della nostra rete diplomatica consolare. Basti pensare al forte incremento nel rilascio dei passaporti ordinari e delle carte d’identità, all’attivazione in tutta la rete del sito Fast it, l’avvio del rilascio della carta d’identità elettronica e la distribuzione delle postazioni mobili per la captazione dei dati biometrici per il rilascio del passaporto”.

Durante l’audizione, Merlo ha anche parlato delle attività di assistenza articolate in risposta alla pandemia: “sono state rafforzate, grazie a una spesa integrativa complessiva di 4 milioni prevista dal “Cura Italia”, le misure per l’assistenza ai cittadini italiani all’estero in condizioni di necessità; ulteriori integrazioni finanziarie potrebbero provenire dalla conversione del Decreto Rilancio grazie all’iniziativa del Parlamento”. E ancora: “sono stati stanziati 510.326 euro per l’assistenza indiretta, fornita cioè ai nostri connazionali all’estero per il tramite di enti assistenziali in loco; infine un terzo dei finanziamenti ai Comites è stato destinato a sviluppare progetti integrativi riguardanti iniziative legate a fronteggiare l’emergenza”.

“Anche su tali impegni di assistenza finanziaria l’istituenda commissione potrà svolgere un ruolo rilevante nel fronteggiare nuove e future sfide”, ha sostenuto Merlo, prima di citare la promozione della lingua e della cultura italiana all’estero che “rappresenta una priorità”, che vede “il ruolo fondamentale dei connazionali all’estero, anche in termini di soft power”. I numeri sono “importanti”, ha commentato Merlo. “Oltre 2 milioni di studenti italiani in 119 paesi e circa 10000 eventi realizzati dalla rete consolare e dagli IIC nel 2019 nell’ambito del piano di promozione integrata “Vivere all’italiana”. Il Ministero è inoltre impegnato da tempo nella promozione dell’internazionalizzazione del sistema italiano della Ricerca Scientifica e dell’Innovazione”.

C’è poi da considerare e “sottolineare il ruolo delle nostre comunità nella promozione del Sistema Italia all’estero: occorre valorizzare la presenza nel mondo dei nostri imprenditori, dei ricercatori, dei professionisti, degli artisti e degli altri talenti promuovendo la creazione di reti che rafforzino i legami tra tali gruppi e le corrispondenti realtà in Italia”.

Il governo “è senz’altro pronto a confrontarsi e a collaborare con il Parlamento in maniera costruttiva, anche nell’ambito dell’istituenda commissione bicamerale che potrà senz’altro portare un valore aggiunto nell’individuare le iniziative più efficaci a beneficio dei nostri connazionali” contribuendo ad “assicurare un ancora più efficace coordinamento” tra le varie amministrazioni.

Infine, ma parimenti importante, sarebbe il ruolo informativo e divulgativo della Commissione che “potrebbe contribuire ad accrescere l’interesse dell’opinione pubblica nazionale nei confronti delle migrazioni italiane all’estero, che costituiscono un carattere fondamentale della storia e dell’attualità del nostro Paese”. Un fenomeno “che risulta purtroppo ancora poco noto a molti”.

Concludendo, Merlo ha ricordato che “questa non è la prima che si discute su una commissione bicamerale: io stesso sono stato firmatario della proposta di legge a prima firma Tremaglia nel 2006”, sottoscritta in maniera bipartisan dagli eletti all’estero, così come quella ripresentata nel 2008. Tentativi falliti sul nascere, al contrario di quello in atto in questi giorni. (aise) 

Fonte https://aise.it/lavori-parlamentari/merlo-bicamerale-strumento-prezioso-/147953/1

Il MAECI premia la ricerca e l’innovazione all’estero

In vista della prossima edizione della Conferenza degli Addetti Scientifici e Spaziali, in programma nel mese di novembre in videoconferenza e in streaming, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale promuove la quarta edizione del Premio Farnesina per i ricercatori e gli “startupper” italiani all’estero che più si siano distinti nel contesto del Paese in cui operano. Un premio all’innovazione, alla ricerca, alla passione per l’imprenditoria, alle nuove idee e al futuro.

Il premio si articola in due categorie: “Italian Bilateral Scientific Cooperation Award” e “L’innovazione che parla italiano“.

La prima si rivolge ai ricercatori e agli scienziati che hanno fornito un contributo all’estero per la promozione della scienza e della tecnologia; la seconda ai fondatori di start-up tecnologiche che operano all’estero.

Il riconoscimento sarà rappresentato da una medaglia e un diploma del MAECI che saranno consegnati nel corso della Conferenza degli Addetti Scientifici e Spaziali.

I ricercatori e gli startupper interessati a presentare la propria candidatura possono farlo inviandola all’indirizzo email dell’Ambasciata di riferimento entro e non oltre il 4 settembre 2020.

ITALIAN BILATERAL SCIENTIFIC COOPERATION AWARD

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) ha istituito il “Premio di cooperazione scientifica bilaterale italiana” nel 2018 per il riconoscimento di uno scienziato italiano esperto che, svolgendo le sue ricerche all’estero, ha dato un notevole contributo al progresso di scienza e tecnologia, migliorando così le relazioni dell’Italia con l’estero e con le organizzazioni internazionali.

Tutti i campi della scienza e della tecnologia sono inclusi in questa categoria del premio, concesso agli scienziati italiani che hanno dato un contributo eccezionale nel campo della scienza e della tecnologia e nel campo del progresso della cooperazione scientifica, attraverso la loro attività in uno dei seguenti Paesi: Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Repubblica Ceca, Danimarca, Egitto, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Giordania, Gran Bretagna, India, Israele, Lituania, Messico, Norvegia, Olanda, Corea del Sud, Singapore, Federazione Russa, Serbia, Spagna, Sud Africa, Svezia, Svizzera, USA e Vietnam.

Il candidato deve essere residente nel Paese in cui è stato nominato per il premio, almeno dal 1° gennaio 2017 e deve avere non più di 35 anni.

Una segnalazione dovrebbe essere fornita da un eminente scienziato che ricopre un ruolo di primo piano in un’Accademia scientifica, Università, Istituto di ricerca o Dipartimento del governo del Paese in cui il candidato lavora.

Il candidato dovrebbe essere un ricercatore affermato con 3/7 anni di esperienza dal completamento del dottorato di ricerca e un curriculum scientifico nonché attività di ricerca che mostrino grande impegno, in collaborazione con gli scienziati del Paese in cui vive e lavora. Saranno prese in considerazione anche le ricerche nelle organizzazioni multilaterali ospitate nei suddetti Paesi.

I candidati verranno valutati in base ai seguenti criteri: l’impatto scientifico del lavoro e della ricerca; la rilevanza del lavoro del candidato nella cooperazione italiana con i Paesi sopra menzionati; il potenziale per una significativa collaborazione a lungo termine; il contributo a modelli di collaborazione creativi / innovativi; l’uso efficiente e innovativo delle infrastrutture di ricerca da parte del richiedente; e la capacità di mantenere contatti con la comunità di ricerca italiana.

Il comitato del premio, presieduto dal direttore per l’innovazione e la ricerca della direzione generale per la promozione economica e culturale e l’innovazione del MAECI, Fabrizio Nicoletti, sarà composto dai presidenti delle principali istituzioni accademiche e di ricerca italiane.

Il comitato del premio selezionerà il vincitore entro la fine di ottobre 2020.

Come detto, il vincitore dell’”Italian Bilateral Cooperation Award” sarà premiato durante la cerimonia di novembre alla presenza dei ministri degli Affari Esteri, dell’Università e della Ricerca e dell’Innovazione.

L’INNOVAZIONE CHE PARLA ITALIANO
STARTUP TECNOLOGICHE ITALIANE CHE OPERANO ALL’ESTERO

La seconda edizione del Premio “L’innovazione che parla italiano” è indetta dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese e PNICube, Associazione Italiana degli Incubatori Universitari e delle Business Plan Competition accademiche locali, quale riconoscimento dell’alto valore innovativo di startup tecnologiche che operano all’estero e fondate da cittadini italiani.

L’invito a presentare candidature è rivolto a soci fondatori di startup che operino in uno dei seguenti Paesi: Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Repubblica di Corea, Danimarca, Egitto, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Giordania, Gran Bretagna, India, Israele, Lituania, Messico, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Russia, Serbia, Singapore, Spagna, Sud Africa, Svezia, Svizzera, USA e Vietnam.

Possono candidarsi al Premio soci fondatori di startup tecnologiche che siano in possesso di entrambi i seguenti requisiti generici alla data di scadenza del presente bando: essere di cittadinanza italiana; essere socio fondatore o co-fondatore di una Startup innovativa e con significativa caratterizzazione tecnologica, fondata in uno dei Paesi su citati.

I candidati devono essere in possesso di un titolo di studio di livello universitario e aver seguito almeno parte del proprio percorso di studi (universitari o post-universitari) in Italia.

Le domande devono essere inviate in unico file pdf (nominandolo secondo il formato “COGNOME_ NOME_SUT.pdf”), entro e non oltre il 4 settembre 2020, indicando quale oggetto “Partecipazione Premio “L’innovazione che parla italiano”” all’indirizzo di posta elettronica della propria Ambasciata.

La domanda dovrà basarsi sul formulario fornito dalla Farnesina e contenere una sintetica descrizione dell’attività imprenditoriale della startup e del ruolo del candidato.

Nel caso di candidati che abbiano fondato più startup, gli stessi dovranno fare riferimento solamente a una di esse, che ritengono maggiormente significativa ai fini della valutazione. Essi avranno altresì la facoltà di indicare le altre esperienze imprenditoriali allegando il proprio curriculum vitae.

Nel caso in cui più candidati abbiano partecipato alla fondazione di una medesima startup, verrà invece effettuata una valutazione collettiva, alla quale potrà eventualmente corrispondere l’aggiudicazione ex-aequo del Premio.
La procedura di valutazione delle domande sarà coordinata dal MAECI, Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, Ufficio IX – Politiche e attività bilaterali per l’internazionalizzazione della ricerca scientifica e tecnologica e dell’innovazione, in collaborazione con l’Associazione PNICube degli incubatori universitari.

La selezione finale, che individuerà il vincitore, verrà effettuata in Italia da un Comitato tecnico costituito da investitori, imprenditori ed esperti, in rappresentanza di PNICube oltre a rappresentanti del MAECI.
I nomi dei vincitori e delle Startup premiati saranno pubblicati sui siti web dei Ministeri e degli Enti coinvolti, nonché sul sito web dell’Ambasciata o Rappresentanza permanente di riferimento.

La startup tecnologica di riferimento deve dimostrare di possedere un significativo potenziale di innovazione, con riferimento allo stato dell’arte sia nel Paese ospitante sia a livello internazionale. I criteri di valutazione rilevanti saranno i seguenti: la crescita registrata dalla Startup in termini economici, di raccolta di capitali di rischio ed occupazionale; il vantaggio competitivo dimostrato dalla startup; il contenuto tecnico-scientifico e il grado dell’innovazione proposta al mercato; il profilo e le attività della startup in merito ai temi legati alla responsabilità sociale; il livello del contributo fornito dal candidato alla nascita e alla crescita della startup; le ricadute già ottenute, o potenziali, sulla crescita socioeconomica dell’Italia.

Anche in questo caso il premio verrà conferito in occasione della prossima edizione della Conferenza degli Addetti Scientifici 2020. (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/il-maeci-premia-ricerca-e-innovazione-allestero/147993/160

Il lock down fa diminuire i lettori di libri

L’emergenza Covid-19 ha provocato un forte calo dei lettori di libri in Italia e ha anche fiaccato la domanda di acquisto, specie da parte di chi prima della crisi leggeva più di 12 libri l’anno. È il quadro disegnato dall’indagine Cepell-AIE “La lettura nei mesi dell’emergenza sanitaria“, realizzata con la collaborazione di Pepe Research.

A maggio del 2020 la percentuale di italiani (15-74 anni) che dichiarava di aver letto negli ultimi 12 mesi almeno un libro (compresi eBook e audiolibri) è in calo di 15 punti percentuali rispetto al marzo dell’anno precedente, attestandosi al 58%. Il valore scende di altri 8 punti percentuali (50%) quando si prendono in considerazione solo le letture degli ultimi due mesi, ovvero marzo e aprile. Chi non ha letto libri a marzo e aprile è il 50% della popolazione, mentre su base annua questa stessa percentuale è del 42%.

“I numeri dell’indagine Cepell-AIE confermano le criticità per la lettura e la filiera del libro, indispensabili per la crescita, culturale ed economica del Paese”, ha spiegato Paola Passarelli della Direzione generale Biblioteche e diritto d’autore del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. “Il governo è consapevole di ciò e per questo ha dato una significativa risposta prevedendo interventi diretti sulla domanda come ad esempio il fondo per gli acquisti di libri da parte delle biblioteche pubbliche e la carta della cultura per le famiglie bisognose”.

“L’abbandono della lettura da parte degli italiani è un fenomeno di società che va affrontato a tutti i livelli”, ha spiegato il presidente del Centro per il Libro e la Lettura, Diego Marani. “Si tratta di una tendenza che era già in atto prima della pandemia e che va contrastata con misure che incidano sui comportamenti della società nel suo insieme. Mirare ai giovani e alle scuole non basta più. Le famiglie, le imprese, le istituzioni a ogni livello devono essere coinvolte, anche con una rivalutazione della parola scritta nei colloqui di lavoro, nelle prove d’esame, nei concorsi pubblici”.

Leggere un libro è un’attività a cui gli italiani dedicano prevalentemente meno di un’ora al giorno, con valori in diminuzione nell’ultimo anno, mentre la televisione, il telefono, whatsapp, i social network sono tutte attività che mediamente impegnano per più di 60 minuti, con valori in crescita. Quasi la metà di chi non ha letto durante il lock-down (il 47%) dichiara che il motivo è stato la mancanza di tempo, il 35% la mancanza di spazi in casa dove concentrarsi, il 33% le preoccupazioni, il 32% ha sostituito i libri con le news.

“Il quadro della lettura nel nostro Paese è allarmante”, il commento del presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi. “Sostegno alla domanda pubblica e privata di libri, contrasto alla povertà educativa, aiuti diretti a piccoli editori e librai e alle iniziative che più hanno subito i contraccolpi del distanziamento sociale, come Fiere, Festival e mostre, sono misure necessarie: chiediamo al Governo e al Parlamento, che con i primi provvedimenti adottati hanno dimostrato sensibilità sul tema, di proseguire in questa direzione”.

I dati raccolti a maggio, infine, dicono che si è fortemente ridotto il numero di lettori che hanno acquistato libri nei 12 mesi precedenti (sono il 35% nel 2020, erano il 63% nel 2019) e che il mercato rischia una pesante flessione a causa del comportamento dei forti lettori. Gli acquirenti che si definiscono forti lettori passano infatti da 4,4 milioni a 3,5 milioni, con una flessione del 20%. A maggio 2020, i forti lettori hanno acquistato nei 12 mesi precedenti 30,2 milioni di copie, in calo del 45% rispetto al dato di fine 2019 (51,4 milioni di copie).

“L’entrata in vigore della legge sul libro, la legge 15/2020”, spiega il direttore del Cepell, Angelo Piero Cappello, “non può dare i frutti auspicati se fatta germogliare su un terreno vecchio e reso diverso dell’intervenuta pandemia.

Novità ineludibili, nel bene e nel male, hanno determinato una brusca accelerazione di fenomeni sociali, abitudini e consumi culturali in atto già da molti anni. Con questa mutata realtà bisognerà fare i conti. Ed è in questa fotografia del mutamento che sta il senso della presente ricerca e dei suoi sviluppi futuri e, soprattutto, dei connessi progetti di nuova promozione e impulso alla pratica della lettura e al consumo librario”. (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/il-lockdown-fa-diminuire-i-lettori-di-libri/148027/160

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