Monthly archive

June 2020 - page 3

Scoprirsi italiani: viaggi delle radici in Italia

Turismo di ritorno e turismo delle radici. Un modo per dare modo agli italiani nel mondo e agli italo-discendenti di riscoprirsi italiani. È questa, infatti, la base da cui è partita l’Associazione AsSud, nota per organizzare il Festival delle Spartenze, per istituire l’Osservatorio delle Radici Italiane (ORI), che ha dato il via ad un progetto di ricerca dal titolo “Scoprirsi italiani: i viaggi nelle radici in Italia”, realizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’indagine, finalizzata a una pubblicazione, raccoglierà gli esiti empirici e teorici di un questionario semistrutturato già messo a punto in 6 lingue (italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese, tedesco), che sarà somministrato a un campione esteso e stratificato di italiani all’estero e oriundi, residenti nelle aree maggiormente interessate dall’emigrazione e dalla presenza italiana.

Gli studiosi che attualmente costituiscono l’ORI sono Giuseppe Sommario, Marina Gabrieli, Riccardo Giumelli, Delfina Licata. Il progetto di ricerca vuole porre rimedio a una duplice lacuna: la carenza di una riflessione teorica organica e multidisciplinare che permetta una lettura trasversale del fenomeno; e la mancanza di una indagine quantitativa su scala internazionale che possa far conoscere meglio i protagonisti (effettivi e potenziali) dei viaggi di ritorno e delle radici.

Sarà possibile quindi procedere poi con la corretta interpretazione della complessità del fenomeno e delle sue interrelazioni con la cultura italiana. Grazie al questionario sarà possibile: circoscrivere e comprendere il fenomeno del turismo di ritorno e delle radici; conoscere quanta sete d’Italia, di italianità e di italicità c’è nel mondo, quanto desiderio di sentirsi parte di un’unica Storia, quali sono le mete di arrivo, quali i luoghi di origine, che tipo di esperienza turistica si vorrebbe fare, quale si è fatta, che tipo di costi si è disposti a sostenere.

La ricerca sarà inoltre accompagnata da approfondimenti qualitativi, interviste ad hoc e focus group. Fra l’altro, alla luce di quanto sta accadendo, un’indagine come questa che fotograferà il viaggiatore post-Covid può essere uno strumento essenziale per orientare azioni e politiche future, anche perché proprio il turismo delle radici e di ritorno potrebbe assumere un ruolo ancora più importante nei viaggi del futuro. Del resto, questo è solo il primo passo, al quale ne seguiranno altri (monitoraggio, analisi di alcune iniziative) tesi a descrivere in modo sempre più esaustivo il turismo delle radici in Italia e le sue enormi possibilità. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/comunit%C3%A0/scoprirsi-italiani-i-viaggi-delle-radici-in-italia/145999/1

Giovani italiani nel mondo e turismo di ritorno

È passato un anno dalla firma del protocollo d’intesa, a Palazzo dei Normanni a Palermo, tra il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), l’Assessorato regionale siciliano dell’Istruzione e della Formazione professionale, l’Ente regionale per il diritto allo studio universitario (ERSU) di Palermo.

Il documento sottoscritto impegna i firmatari a un percorso di attività comuni volte a promuovere la diffusione della cultura italiana e la costruzione di una rete di giovani italiani nel mondo: oggi arriva un primo importante risultato frutto della collaborazione avviata tra le tre istituzioni coinvolte.

Con la riunione operativa tenutasi venerdì, 29 maggio, su piattaforma telematica tra Michele Schiavone, segretario generale del CGIE, Maria Chiara Prodi, presidente della Commissione CGIE “Nuove migrazioni e generazioni nuove” del CGIE stesso, Gaetano Calà, esperto esterno CGIE, Giuseppe Di Miceli, presidente Ersu Palermo, ed Ernesto Bruno, direttore Ersu Palermo, è stato avviato un percorso destinato ai giovani italiani nel mondo per l’accoglienza, nel periodo estivo dell’anno 2021, presso le strutture residenziali universitarie finalizzato allo studio della lingua e della cultura italiana. L’Ersu Palermo farà da apripista per consentire la creazione di appositi percorsi formativi e culturali legati anche al turismo di ritorno.

Un’azione dedicata agli italiani emigrati all’estero e ai loro discendenti per dare l’opportunità di tornare e di conoscere il Paese di origine dei genitori o dei nonni e per ritrovare le proprie radici, per riscoprire origini e storie familiari, territori di provenienza, tradizioni culturali, prodotti artigianali ed eno-gastronomia del territorio, ma anche per essere messi in contatto con le istituzioni pubbliche statali e non statali che fanno formazione di livello universitario e alta formazione artistica e musicale in Italia.

“L’interculturalità e l’internazionalizzazione sono valori oggi imprescindibili per il percorso di crescita formativa di ogni giovane e favorire flussi di mobilità tra paesi rappresenta senz’altro una straordinaria opportunità”, ha dichiarato Roberto Lagalla, assessore regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale della Regione Siciliana. “L’iniziativa nata dal protocollo d’intesa tra l’Assessorato all’istruzione, il CGIE e l’ERSU di Palermo, prevista per la prossima estate (2021), permetterà a tanti italiani all’estero di riscoprire le proprie origini o conoscere, addirittura, per la prima volta i luoghi natii. Per Palermo sarà un’occasione per dare impulso al turismo di ritorno e per potenziare la rete di siciliani all’estero, al fine di creare interessanti sinergie soprattutto in ambito universitario”.

“L’interazione tra le comunità degli italiani all’estero con le istituzioni nazionali nel Bel Paese”, ha sottolineato Michele Schiavone, “passa obbligatoriamente attraverso la trasmissione della cultura, della conoscenza e del sapere conditi di usi e costumi espressi a tutte le latitudini nelle svariate forme artistiche, economiche e sportive. Favorire la continuità di questi rapporti per preservarne i tratti essenziali è compito delle istituzioni e da questo spirito, grazie all’amministrazione della città di Palermo e alla Regione Sicilia, è maturata la consapevolezza di un impegno comune tra l’ERSU di Palermo e il CGIE per favorire e valorizzare lo scambio di studenti universitari a partire dalla prossima estate. Si tratta di un’intuizione feconda destinata a creare nuovi percorsi formativi”.

“Attraverso questo particolare percorso per la riscoperta delle radici, vogliamo dare un contributo per rafforzare i legami con i giovani italiani all’estero, contribuendo allo stesso tempo alla crescita sostenibile delle realtà regionali, mettendo in luce il patrimonio immobiliare, storico e culturale del nostro paese partendo dai piccoli borghi e dai luoghi lontani dal turismo di massa e da quelli solitamente battuti dai tour operator”, ha detto Giuseppe di Miceli.

“Allo stesso tempo ci poniamo come obiettivo di mettere in rete giovani residenti in Italia e all’estero per creare e sviluppare iniziative e opportunità nel mondo del lavoro, della ricerca e dell’imprenditoria con l’obiettivo anche di innescare meccanismi di reciprocità e di scambio. Come Ersu”, ha aggiunto il presidente Di Miceli, “ricordiamo agli studenti italiani all’estero che ci sono anche tante opportunità che consentono di ritornare a studiare nel Paese di origine: in tal senso anche il nostro bando di concorso per le borse di studio prevede una specifica riserva per questa categoria di studenti universitari che decideranno di studiare presso università, accademie o conservatori di musica costituenti il nostro bacino d’utenza in Sicilia”.

Durante i lavori il CGIE si è espresso positivamente anche sull’avvio di azioni di sostegno alla raccolta fondi in favore degli studenti assistiti dall’Ersu Palermo e che si trovano in grave difficoltà a causa dell’emergenza Covid 19. Le donazioni possono essere effettuate attraverso la piattaforma www.gofundme.com cercando la donazione “Aiuta uno studente Ersu”.

L’iniziativa di solidarietà patrocinata dall’ERSU è presente anche su Instagram “aiutaunostudente_ersu” (https://www.instagram.com/aiutaunostudente_ersu/) e su Facebook “Aiuta Uno Studente ERSU” (https://www.facebook.com/Aiuta-Uno-Studente-ERSU-103808971309877/?modal=admin_todo_tour). (aise)

Fonte https://www.aise.it/primo-piano/giovani-italiani-nel-mondo-e-turismo-di-ritorno/145998/160

Mattarella: “sono fiero del mio Paese”

“Io sono fiero del mio Paese”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiuso il discorso con cui ha introdotto il concerto per le vittime del coronavirus ospitato in questi minuti nei Giardini del Quirinale. A esibirsi l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta dal maestro Daniele Gatti.

Viviamo un periodo caratterizzato da “incertezza” ma anche da “motivi di speranza”, ha detto Mattarella. Siamo “stretti tra il dolore della tragedia e la volontà di un nuovo inizio”, di una “stagione nuova nella quale si possa uscire da quest’incubo globale”.

Tanti, ha aggiunto, hanno il “ricordo struggente delle persona scomparse a causa del coronavirus”, molte “senza un ultimo saluto”, ha detto ancora Mattarella ricordando che il Concerto è appunto dedicato “a tutte le vittime, a chi è morto solo”, ai nostri “affetti spezzati”.

Nel Paese “c’è una crescente volontà di ripresa” e di “rinascita civile ed economica”. Anche la nascita della repubblica, nel 46 “segnava un nuovo inizio”, si superarono “divisioni che avevano lacerato il Paese”. La Repubblica è diventata la “casa di tutti”, una casa di “libertà, pace e democrazia”. In quegli anni, ha aggiunto, “forze politiche divise e contrapposte trovarono il modo di collaborare alla redazione della Costituzione”, condividendo “valori e principi su cui fondare la democrazia”. Fu lo “spirito costituente il motore della rinascita”, perché “seppe unire gli italiani nella convinzione che insieme si potevano affrontare le estreme difficoltà del Paese”.
Fu “l’unità morale il vero cemento che ha fatto nascere e tenuto insieme la Repubblica, che ci fa riconoscere oggi il nostro destino comune”, ha detto ancora il Capo dello Stato.

Una unità morale che serve oggi come allora: “prima c’era la guerra, oggi un nemico invisibile, sconosciuto e imprevedibile che ha sconvolto le nostre esistenze ed abitudini”.

In questi mesi, ha proseguito, “ho ricevuto e letto centinaia di messaggi di preoccupazione, ma anche di vicinanza di fiducia, di speranza: dobbiamo avere piena consapevolezza delle difficoltà che abbiamo di fronte”. La ripartenza “non sarà veloce; la ricostruzione sarà impegnativa e, per qualche aspetto, sofferta”. Dunque serviranno “coraggio e prudenza”: coraggio per “guardare oltre i limiti dell’emergenza, pensando al futuro e a quel che deve cambiare”; prudenza per “tenere sotto controllo un possibile ritorno del virus, imparando a conviverci in sicurezza per il tempo che sarà necessario alla scienza per sconfiggerlo definitivamente”.

Serviranno anche “tempestività e lungimiranza per offrire sostegno e risposte a chi è stato colpito più duramente e per pianificare investimenti e interventi di medio lungo periodo che permettano di dare prospettive solide alla ripresa del Paese”.

“Abbiamo detto tante volte che noi italiani abbiamo le qualità e la forza d’animo per riuscire a superare anche questa prova: così come abbiamo ricostruito il paese 70 anni fa – ha detto ancora Mattarella – nelle scorse settimane abbiamo visto e toccato con mano la solidarietà, la generosità, la professionalità, la pazienza e il rispetto delle regole. Abbiamo riscoperto in tante occasioni giorno per giorno doti che a taluni sembravano nascoste o appannate, come il senso dello Stato e l’altruismo”. E ancora: “abbiamo ritrovato nel momento più difficile il vero volto della Repubblica”. Per questo “ora sarebbe inaccettabile e imperdonabile disperdere questo patrimonio fatto del sacrificio, del dolore e della speranza e del bisogno di fiducia che c’è nella nostra gente”.

Citati “medici, infermieri e operatori caduti vittime del virus”, il Presidente ha sostenuto che il Paese deve essere “orgoglioso di quanto fatto da tutti gli operatori della sanità e dei servizi essenziali, che spesso rischiando la salute propria hanno consentito all’intera nostra comunità nazionale di respirare, mentre la gran parte delle attività era ferma”.

“Siamo grati ai docenti per la didattica a distanza, agli imprenditori che hanno riconvertito in pochi giorni la produzione per fornire i beni che mancavano per la sicurezza sanitaria, alle donne agli uomini delle Forze Armate delle forze dell’ordine nazionali e locali, alla Protezione civile e ai tanti volontari che hanno garantito la sicurezza e il sostegno dell’emergenza”, ha detto Mattarella, che non ha nascosto la consapevolezza che “a questi comportamenti se ne sono talvolta contrapposti altri ad opera di chi ha cercato e cerca di sfruttare l’emergenza”.

Comportamenti che “vanno accertati con rigore e repressi con severità”, ma che sono “per fortuna di una minoranza molto piccola”.

Quest’anno, dunque, il 2 Giugno ci “invita a riflettere tutti su cosa su cosa vuole essere Repubblica oggi: questo giorno interpella tutti coloro che hanno una responsabilità istituzionale, a partire da me naturalmente, a cercare di essere all’altezza di quel dolore, di quella speranza, di quel bisogno di fiducia”.

“Non si tratta – ha puntualizzato – di sospendere o annullare la normale dialettica politica: la democrazia vive e si alimenta di confronto tra posizioni diverse, ma – ha sottolineato il Capo dello Stato – c’è qualcosa che viene prima della politica e che segna il suo limite; qualcosa che non è disponibile per nessuna maggioranza e per nessuna opposizione: l’unità morale. La condivisione di un unico destino, il sentirsi responsabili l’uno dell’altro, una generazione con l’altra, un territorio con l’altro, un ambiente sociale con l’altro. Tutti parte di una stessa storia, di uno stesso popolo”.

Il capo dello stato ha quindi rinnovato l’invito a unire gli sforzi per combattere “un gravissimo pericolo”.

“Le sofferenze provocate dalla malattia non vanno brandite gli uni contro gli altri”, ha ammonito. “Questo sentimento profondo che avvertono i nostri concittadini esige rispetto, serietà, rigore, senso della misura, attaccamento alle istituzioni e lo richiede a tutti, tanto più a chi è chiamato alla responsabilità, non soltanto a livello politico”.

Tutti “siamo chiamati a scelte impegnative”, ma l’Italia “non è sola in questa difficile risalita: l’Europa manifesta di aver ritrovato l’autentico spirito della sua integrazione. Si va affermando sempre più forte la consapevolezza che la solidarietà tra i paesi dell’Unione non è una scelta tra le tante, ma la sola via possibile per affrontare con successo la crisi più grave che la nostra generazione abbia vissuto”.

“Nessun paese avrà un futuro accettabile senza l’Europa, neppure il più forte, neppure il meno colpito dal virus”, ha sostenuto Mattarella. “Adesso dipende anche da noi, dalla nostra intelligenza, dalla nostra coesione, dalla capacità che avremo di prendere decisioni efficaci: sono convinto che insieme ce la faremo. Il legame che tiene uniti tutti noi sarà più forte della difficoltà, ma so anche che la condizione perché questo avvenga sarà legata al fatto che ciascuno, partecipando alla ricostruzione che ci attende, ricerchi come unico scopo il perseguimento del bene della Repubblica come bene di tutti. Nessuno escluso”.

“Domani mi recherò a Codogno, luogo simbolo dell’inizio di questo drammatico periodo per rendere omaggio a tutte le vittime e per attestare il coraggio di tutte le italiane e tutti gli italiani che hanno affrontato in prima linea, spesso in condizioni estreme, con coraggio e abnegazione la lotta contro il coronavirus. Voglio ringraziare tutti e ciascuno in Italia, perchè in questa emergenza ha mostrato il suo volto migliore. Io – ha concluso – sono fiero del mio Paese”. (aise) 

Fonte https://www.aise.it/primo-piano/mattarella-sono-fiero-del-mio-paese/146037/160

Ir Arriba