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May 2020 - page 7

L’Italia che vuole costruire il suo domani

“Viviamo questo Primo maggio con il pensiero all’Italia che vuole costruire il suo domani.” Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto ieri il suo messaggio per la Festa dei Lavoratori.
“Non ci può essere Repubblica senza lavoro, come afferma solennemente il primo articolo della nostra Costituzione.

Il lavoro è stato motore di crescita sociale, economica, nei diritti, in questi settantaquattro anni di Repubblica.
Perché il lavoro è condizione di libertà, di dignità e di autonomia per le persone. Consente a ciascuno di costruire il proprio futuro e di rendere l’intera comunità più intensamente unita.

Va ribadito con determinazione nella attuale situazione, in cui la diffusione del virus ha colpito duramente il nostro popolo,costringendoci, a un temporaneo congelamento delle attivitĂ . In Italia, come in tutto il mondo, le conseguenze della pandemia mettono a rischio tanti posti di lavoro.

Risalta ancora di più, in questo contesto, il valore del lavoro e, in particolare l’opera svolta da medici, infermieri, altri operatori sanitari, farmacisti, con tanti fra di loro caduti nello svolgimento dei propri compiti. Il lavoro di Forze dell’Ordine, Forze Armate, operatori del settore della logistica e dei trasporti, della distribuzione, di filiere produttive essenziali, del sistema di istruzione, pur tra molte difficoltà, ha consentito, giorno dopo giorno, al nostro Paese di non fermarsi e di andare avanti, sia pure funzionando a velocità ridotta.

Appare finalmente possibile un graduale superamento delle restrizioni. Ora guardiamo alla ripresa: ad essa, vanno indirizzati, in modo concorde, gli sforzi di tutti, senza distrazioni o negligenze. A cominciare dal consolidamento dei risultati sin qui ottenuti nella lotta al virus, a un equo, efficace e tempestivo sostegno alle famiglie e alle attivitĂ  produttive, a quanti sono rimasti disoccupati e senza reddito, in modo da conservare intatte tutte le risorse del nostro capitale sociale e da consentire di far sopravvivere e far compiere un salto di qualitĂ  alla organizzazione delle imprese e alla offerta di servizi, con scelte avvedute, nella consapevolezza che sono destinate a incidere sulla qualitĂ  della vita di ciascuna famiglia, sugli stessi tempi e ritmi della vita quotidiana delle persone.

A partire dal lavoro si deve ridisegnare il modo di essere di un Paese maturo e forte come l’Italia.

La fabbrica, i luoghi di lavoro, hanno orientato e plasmato i modi di vivere nei nostri borghi e nelle nostre città, e l’opera stessa delle istituzioni chiamate ad assicurare la realizzazione della solidarietà politica, economica e sociale prevista dalla Costituzione.

La battuta d’arresto che abbiamo subìto spinge ad accelerare la strada verso un cambiamento che sappia valorizzare e non subire fenomeni come la globalizzazione e la digitalizzazione dell’economia, con scelte lungimiranti, cui possono con efficacia contribuire le importanti decisioni già assunte e in corso di definizione da parte dell’Unione Europea.

Molto cambierà nella vita delle nostre società. Questo cambiamento andrà sapientemente governato affinché la nuova fase non comporti condizioni di ulteriori precarietà ed esclusioni ma sia l’occasione, al contrario, per affrontare efficacemente ritardi antichi come quelli del lavoro per i giovani e le donne, particolarmente acuti nelle aree del Mezzogiorno. Come il lavoro in nero o irregolare, da fare emergere per esigenza di giustizia e contro l’insopportabile sfruttamento.

Il ruolo degli imprenditori – piccoli e medi, lavoratori autonomi e grandi imprese – appare centrale, assieme a quello della ricerca, in questo processo di riprogettazione delle filiere produttive e distributive.
Oggi, mentre celebriamo in modo così diverso dal consueto questo Primo maggio, non possiamo non riconoscere gli importanti traguardi di giustizia sociale conseguiti attraverso le battaglie dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali, efficaci strumenti di progresso ed eguaglianza.

Le Confederazioni sindacali hanno dedicato questa giornata al lavoro in sicurezza, per rendere solida e non fugace la prospettiva di rilancio.

Non può esservi – e non vi è – contrapposizione tra sicurezza, salute e lavoro.

E’ stata avviata la graduale ripresa della nostra vita sociale e di molte attività economiche.

La ripresa è possibile perché nei quasi due mesi precedenti siamo riusciti ad attenuare molto la pericolosità dell’epidemia. Dobbiamo difendere questo risultato a tutela della nostra salute.

Non vanno resi vani i sacrifici fatti sin qui se vogliamo assieme riconquistare, senza essere costretti a passi indietro, condizioni di crescente serenitĂ .

Non va dimenticata l’angoscia delle settimane precedenti, sotto la violenta e veloce aggressione del virus, né che abbiamo superato i duecentomila contagi e che ogni giorno dobbiamo piangere alcune centinaia di vittime.

Questo richiede un responsabile clima di leale collaborazione tra le istituzioni e nelle istituzioni.

So che possiamo fare affidamento sul senso di responsabilità dei nostri concittadini – manifestato, in questo periodo, in misura ammirevole dalla loro quasi totalità – perché, nelle nuove condizioni, ci si continui a comportare con la necessaria prudenza.

Sono necessarie indicazioni – ragionevoli e chiare – da parte delle istituzioni di governo ma, oltre al loro rispetto, è soprattutto decisiva la spontanea capacitĂ  di adottare comportamenti coerenti nella comune responsabilitĂ  di sicurezza per la salute.

Attraversiamo un passaggio d’epoca pieno di difficoltà. Riusciremo a superarle.

A tutti i lavoratori, alle Stelle al Merito del Lavoro – abitualmente consegnate in tutta Italia in questa ricorrenza – va il saluto piĂą cordiale e l’augurio di una rapida ripresa.Buon Primo maggio”.(aise)

Reperibile da https://aise.it/primo-piano/litalia-che-vuole-costruire-il-suo-domani/144782/160

Primo Maggio, appello di Mattarella: prioritĂ  al lavoro

Il governo dia indicazioni «ragionevoli e chiare» su come combattere il virus, in modo che i cittadini ne comprendano il senso e si adeguino alle direttive, senza bisogno di metterli in riga. Così si raccomanda Sergio Mattarella quasi a conclusione del suo messaggio per la festa dei lavoratori. Difficile non scorgere in quei due aggettivi un garbato riferimento all’ultimo decreto del premier, che ha spazientito tutti e perfino i vescovi; il presidente si attende in futuro disposizioni meno controverse.

Allo stesso modo Mattarella, sempre in occasione del Primo Maggio, manifesta la speranza che «tra istituzioni e nelle istituzioni» venga instaurato un «responsabile clima di leale collaborazione»: quello che per giudizio unanime è finora mancato tra lo Stato centrale e le Regioni, incapaci di coordinarsi sulle misure da adottare nella «fase2». I governatori procedono in ordine sparso, con fughe in avanti e battaglie di retroguardia, senza che il governo riesca a fare la dovuta sintesi. Nonostante questo spettacolo, gli italiani stanno dimostrando un «ammirevole senso di responsabilità» che Mattarella riconosce e apprezza volentieri.

Altri passaggi meritano attenzione. Ad esempio là dove il capo dello Stato fa intendere come la fine dall’emergenza non sia affatto dietro l’angolo. Cioè che appare finalmente possibile è «un graduale superamento delle restrizioni», ma con molta prudenza. Serve infatti «consolidare i risultati fin qui ottenuti». Non vanno resi vani i sacrifici fin qui compiuti «se vogliamo riconquistare, senza essere costretti a passi indietro, condizioni di crescente serenità». Insomma: Mattarella registra i passi avanti, però dà implicitamente torto a chi (tra i politici e non solo) cavalca le impazienze o sparge l’illusione di un rapido ritorno al passato. Perlomeno fino all’arrivo di un vaccino non avremo purtroppo alcuna nuova normalità, questo fa intendere il presidente. Ci attende a suo avviso un futuro denso di incognite, la prova sarà drammatica per molti, incominciando da quanti sono stati licenziati in conseguenza del blocco o che rischiano il posto. Ma la nostra Repubblica «non può esistere senza il lavoro», garantisce il presidente. Riconquistarlo sarà il primo obiettivo. Già, ma come?

Non c’è che un modo, secondo Mattarella: «Governare con sapienza i cambiamenti». Le filiere produttive e distributive andranno tutte riprogettate con la fantasia degli imprenditori. Eliminare il lavoro nero e irregolare, evitando di mettere in piedi ulteriori precarietà, sarà il dovere dei sindacati. Enormi metamorfosi attendono il sistema Italia: «La battuta di arresto spinge ad accelerare la strada verso un cambiamento che sappia valorizzare e non subire fenomeni come globalizzazione e digitalizzazione». Insomma: molto è destinato a cambiare nelle nostre società, nessuno può prevedere come sarà il domani. Ma secondo il presidente un grande dramma come l’epidemia può essere tramutato in una sfida vittoriosa, in una opportunità di crescita pure per i più deboli.

pubblicato da Il Secolo XIX il 01/05/2020

Reperibile da https://www.ilsecoloxix.it/italia-mondo/politica/2020/05/01/news/appello-di-mattarella-prima-il-lavoro-1.38790907

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