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May 2020 - page 3

Conte: “Forse il peggio è passato”

“Se oggi possiamo constatare che il peggio è alle nostre spalle, e ovviamente lo affermo con tutta la dovuta prudenza, lo dobbiamo ai nostri cittadini, ai sacrifici che hanno compiuto in queste settimane, durante le quali è stato loro chiesto di modificare profondamente le loro abitudini di vita”. Così il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che oggi torna in Parlamento – questa mattina alla Camera per replicare da mezzogiorno in Senato – per gli aggiornamenti sulla “fase 2” avviata nel nostro Paese il 4 maggio ed estesa lunedì scorso, 18 maggio.

Un intervento in cui Conte ha parlato di “decisioni sofferte” e di responsabilità, ha citato i provvedimenti del Governo, soffermandosi poi sul “decreto rilancio”, confermato l’ormai prossimo avvio dell’indagine sierologica e lanciato due appelli: ai giovani – “non è ancora tempo di movida” – e a tutti gli italiani, a fare le vacanze in Italia.

“Forse non tutti allora avrebbero assunto decisioni così sofferte, suscettibili di incidere su alcuni dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. Tuttavia, dopo tre mesi esatti dal primo caso registrato all’ospedale di Codogno, possiamo affermare – in coscienza – di aver compiuto la scelta giusta, l’unica in grado di contrastare il diffondersi dell’epidemia sull’intero territorio nazionale”, ha detto il premier. “Con la stessa determinazione ritengo oggi possibile, anzi doveroso, pur in presenza di un quadro epidemiologico non completamente risolto, compiere una scelta coraggiosamente indirizzata verso un rapido ritorno alla normalità”.

Secondo Conte, dunque, “siamo nella condizione di attraversare la “fase 2” con fiducia e responsabilità”. Tutti ormai conosciamo meglio il virus, sappiamo come proteggerci, quali sono le regole di distanziamento sociale e di igiene, la funzione utile, a volte necessaria, dei dispositivi di protezione individuale”.

Dopo aver invitato i giovani alla responsabilità e alla prudenza – “non è ancora questo il tempo dei party, delle movide e degli assembramenti vari” – Conte ha assicurato che il Governo ha “predisposto un accurato piano nazionale di monitoraggio, che ci consente – sulla base delle informazioni quotidiane che sono tenute a trasmetterci le Regioni – di disporre di un quadro dettagliato della curva epidemiologica, fondato sull’incrocio di una nutrita serie di parametri. È piano ci permetterà di intervenire, se necessario, con misure restrittive nel caso in cui, in luoghi specifici, dovessero generarsi nuovi focolai”.

“Siamo consapevoli che l’avvio della nuova fase potrebbe favorire, in alcune zone, l’aumento della curva del contagio, un rischio che però abbiamo calcolato e che terremo sotto osservazione”, ha aggiunto. “Dobbiamo accettare questo rischio, non possiamo fermarci in attesa di un vaccino. Altrimenti non saremo mai nelle condizioni di ripartire e ci troveremo con un tessuto produttivo e sociale irrimediabilmente compromesso. Non ci possiamo permettere di protrarre l’efficacia delle misure così limitative per un tempo indefinito”.

La permanenza di misure “così severe e limitative oltre il tempo necessario a invertire la curva del contagio sarebbe dunque irragionevole e incompatibile con i principi della nostra Costituzione”, ha proseguito, prima di ricordare che con il decreto del 16 maggio si mantengono limitazioni agli spostamenti tra regioni fino al 2 giugno. “Restano evidentemente confermate le misure limitative per le persone positive al virus e per quelle che hanno avuto contatti stretti con positivi”.

Quindi, Conte ha illustrato il decreto rilancio varato dal Consiglio dei Ministri il 14 maggio, nato il 17 maggio e pubblicato in Gazzetta ieri.

“Esso contiene disposizioni specifiche per la riapertura in sicurezza delle attività economiche e sociali, nonché dettagliati protocolli di settore definiti con il supporto del Comitato tecnico-scientifico e con il contributo determinante dell’Inail, di cui sottolineo in questa sede la professionalità e l’impegno”, ha ricordato Conte che, prima di citare le misure settore per settore, ha ricordato le prossime “aperture” e cioè: “dal 25 maggio riapriranno le palestre e le piscine, dal 3 giugno sarà possibile per i cittadini dell’Unione Europea fare ingresso in Italia senza obbligo di quarantena, dal 15 giugno riapriranno cinema, teatri e centri estivi per l’infanzia”.

Nell’avviare la “fase 2”, ha sottolineato il premier, “non confidiamo soltanto nell’autodisciplina dei singoli. Abbiamo definito, in queste settimane, un articolato sistema di controllo degli andamenti epidemiologici, affidato alla ormai ricorrente formula del “testare, tracciare e trattare”. Sul fronte dei test, stiamo potenziando i controlli tramite i tamponi e tramite i test sierologici (esami del sangue), utili anche al fine di mappare la diffusione del contagio all’interno del Paese. In Italia sono stati fatti, sin qui, 3.171.719 tamponi, collocano il nostro Paese al primo posto per numero di tamponi per abitante, agli amanti della statistica dico anche che si tratta di 5.134 tamponi per 100.000 abitanti”.

In questa fase “è importante incrementare l’utilizzo dei tamponi e, per questo, lo scorso 11 maggio la struttura del Commissario ha avviato una richiesta di offerta per kit e reagenti per permettere la somministrazione di ulteriori 5 milioni di test. 59 aziende nazionali e internazionali hanno presentato offerte per 95 tipologie di prodotti, che saranno verificati in tempi rapidissimi”.

Per quanto riguarda i test sierologici, lunedì prossimo 25 maggio – ha annunciato Conte – “partiranno test gratuiti su un campione di 150.000 cittadini, per esclusive finalità di ricerca scientifica”. Per farlo “sono stati mobilitati 550 tra volontari e operatori su base regionale, con la predisposizione di una struttura nazionale di coordinamento”.

Quanto a contact tracing e all’app “Immuni”, la sperimentazione partirà “nei prossimi giorni”: “ricordo che il codice sorgente, aperto, potrà essere conosciuto da chiunque nei prossimi giorni e i dati verranno impiegati solo per tracciare la diffusione del virus e cancellati non appena terminerà l’emergenza”, ha detto Conte.

Il premier ha poi citato i numeri delle accresciute terapie intensive e posti letto e le somme stanziate con il Dl Rilancio “ponendo le basi per una vera ripartenza economica del Paese”. Il provvedimento “stanzia 55 miliardi di euro misurati in termini di indebitamento netto, e che vale 155 miliardi di euro in termini di saldo netto da finanziare, considerando anche il finanziamento delle politiche per la liquidità, lo offriamo alla valutazione del Parlamento e al contributo migliorativo che ne deriverà”.

Nel decreto “accanto alla necessaria prosecuzione delle misure di sostegno alle famiglie e alle imprese, perciò, abbiamo voluto concentrare risorse significative nei settori di maggiore interesse strategico per la crescita futura. Fra i principali, vorrei ricordare la scuola, l’università, la ricerca, la sanità, il turismo, il settore edilizio”.

Parlando di turismo Conte ha “colto l’occasione per invitare tutti i cittadini a fare le vacanze in Italia: scopriamo le bellezze che ancora non conosciamo e torniamo a visitare, a godere di quelle che già conosciamo, è questo il modo migliore per contribuire al rilancio della nostra economia in questa fase di emergenza”.

“Cruciale” il settore dell’istruzione: “guardando ancora più avanti, siamo convinti che non vi sia futuro per il nostro Paese senza un investimento ambizioso nella scuola, nell’università, nella ricerca, nella formazione. Sono ambiti cruciali hanno ricevuto ampia considerazione nel decreto. La gestione del rientro a scuola a settembre comporterà ingenti costi di organizzazione e le scorse settimane ci hanno mostrato l’importanza di aumentare la digitalizzazione dei nostri istituti e della nostra didattica”.

Sento la sofferenza che cresce, che si diffonde nel Paese. Avverto le paure, le ansie e le inquietudini di tutti i nostri concittadini: di quelli che, dopo aver investito anni ed energie nelle proprie attività commerciali, temono di vedere vanificati tutti i loro sacrifici; di chi non sa se nei prossimi mesi riuscirà a conservare il proprio posto di lavoro, e quindi teme di non poter assicurare il sostentamento dei propri cari”, ha detto il Premier. “Non mi sfuggono la gravità, la profondità di questa crisi, testimoniata anche da gesti forti, come la riconsegna delle chiavi da parte di tanti piccoli commercianti e imprenditori, dalle numerose lettere che ricevo ogni giorno dai cittadini. È una prova molto dura dalla quale ci rialzeremo in fretta se ciascuno farà la propria parte, se riusciremo a coordinare gli sforzi e a creare la necessaria sinergia dell’intero “sistema Paese””.

La crisi del Covid-19 “è una crisi profonda, violenta, drammatica, ci restituisce il bisogno di una società che pone al centro del suo sistema di tutele la salute, la qualità della vita, i beni comuni. È una crisi che ci consegna una comunità nella quale la garanzia del benessere individuale e collettivo non può essere più pensata come un mero corollario dell’attività economica, ma deve essere programmata quale precondizione dello sviluppo, che può essere anche fonte di crescita sostenuta se sapremo affrontarla con soluzioni innovative e con la creatività che è nel nostro DNA, che è tipica del genio italico”.

“Abbiamo di fronte un’opportunità storica: possiamo sciogliere i nodi e rimuovere le incrostazioni che sin qui ci hanno impedito di produrre benessere diffuso a beneficio di tutti i cittadini, superando i punti di debolezza che hanno sin qui frenato lo sviluppo del Paese, in particolare a partire dalla metà degli anni Novanta. Spetta a noi tutti – ha sottolineato Conte – trasformare questa emergenza in opportunità”.

“Non ci illudiamo affatto che sia una sfida facile, ma il nostro impegno sarà massimo e ci conforta la consapevolezza che l’Italia è un grande Paese, lo sappiamo bene noi, e – ha concluso – lo sanno anche tanti, tantissimi cittadini del mondo”. (aise) 

Fonte: https://aise.it/primo-piano/conte-forse-il-peggio-%C3%A8-passato/145550/160

Focus per il rientro dall’estero

Un focus rivolto ai cittadini italiani in rientro dall’estero e ai cittadini stranieri in Italia. È quello che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha diffuso tramite un tweet.

Da quali regole valgano ora per gli spostamenti da e per l’estero a come cambieranno dal 3 giugno, dagli spostamenti da e per l’aeroporto all’isolamento fiduciario a casa: sono alcune delle questioni affrontate nel focus e che riportiamo qui di seguito.

1. Quali regole valgono dal 18 maggio al 2 giugno per gli spostamenti da e per l’estero?
Dal 18 maggio al 2 giugno le regole di base restano simili a quelle precedenti. Gli spostamenti da e per l’estero continuano ad essere consentiti solo per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute; resta in ogni caso consentito rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Chi entra o rientra in Italia dall’estero deve trascorrere un periodo di 14 giorni di sorveglianza sanitaria e di isolamento fiduciario presso la propria abitazione o in un’altra dimora scelta dall’interessato o, in mancanza, determinata dalla Protezione civile regionale.Già dal 18 maggio sono però stati ampliati i casi di esenzione da queste regole (vedere faq specifica).

2. Quali regole valgono dal 3 giugno per gli spostamenti da e per l’estero?
Dal 3 giugno saranno liberamente consentiti gli spostamenti per qualsiasi ragione da e per i seguenti Stati: Stati membri dell’Unione Europea (oltre all’Italia, sono Stati membri della UE: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria); Stati parte dell’accordo di Schengen (gli Stati non UE parte dell’accordo di Schengen sono: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera); Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord; Andorra, Principato di Monaco; Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.

Dal 3 giugno le persone che entrano o rientrano in Italia da questi Paesi non saranno più sottoposte a sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario per 14 giorni, a meno che non abbiano soggiornato in Paesi diversi nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia. Ad esempio, una persona che il 14 giugno entra in Italia in provenienza dalla Francia sarà sottoposta a isolamento fiduciario se è entrata in Francia dagli Stati Uniti il 4 giugno, ma non sarà sottoposta a isolamento se lo spostamento dagli Stati Uniti alla Francia è avvenuto entro il 30 maggio o se tra il 31 maggio e il 13 giugno ha soggiornato in Germania. Dal 3 al 15 giugno agli spostamenti da e per Stati diversi rispetto a quelli sopra elencati continuano ad applicarsi le stesse regole che fino al 2 giugno valgono per tutti gli spostamenti da e per l’estero (v. faq precedente).

3. Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
Di regola, sì. Fino al 2 giugno, chiunque entra o rientra in Italia dall’estero deve trascorrere un periodo di 14 giorni di sorveglianza sanitaria e di isolamento fiduciario presso la propria abitazione o in un’altra dimora scelta dall’interessato o, in mancanza, determinata dalla Protezione civile regionale. Vi sono però eccezioni a questa regola.

4. Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
L’obbligo di isolamento fiduciario non si applica a: equipaggio di mezzi di trasporto; personale viaggiante; chi entra per comprovati motivi di lavoro, se è cittadino o residente in uno dei seguenti Paesi: Italia, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord); personale sanitario che entra in Italia per l’esercizio di professioni sanitarie; lavoratori transfrontalieri in ingresso e in uscita per andare al lavoro e per tornare a casa; personale da imprese con sede principale o secondaria in Italia che rientra in Italia dopo spostamenti all’estero per lavoro di durata non superiore a 72 ore (3 giorni), che, in presenza di valide motivazioni, possono essere prorogate fino a 120 ore (5 giorni); movimenti da e per la Repubblica di San Marino e lo Stato della Città del Vaticano; funzionari e agenti dell’Unione europea, di organizzazioni internazionali, personale delle missioni diplomatiche e dei consolati; alunni e studenti che frequentano corso di studi in Stato diverso da quello in cui abitano e rientrano a casa almeno una volta alla settimana; breve permanenza in Italia (72 ore, prorogabili per motivate ragioni fino a 120 ore totali) per motivi di lavoro, salute o assoluta urgenza; transito aeroportuale; transito di durata non superiore alle 24 ore (prorogabili eccezionalmente fino a 36 ore totali) per raggiungere il proprio Paese di residenza (ad esempio entrata in Italia con un traghetto dalla Grecia per continuare in macchina fino alla propria abitazione in Germania).

Dal 3 giugno, oltre ai casi sopra elencati, l’obbligo di isolamento fiduciario non si applicherà più alle persone che entrano o rientrano in Italia dai seguenti Paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord. Se nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia c’è stata una permanenza di qualsiasi durata in Paesi diversi da quelli sopra elencati, l’isolamento fiduciario sarà ugualmente necessario. Ad esempio, una persona che il 14 giugno entra in Italia in provenienza dalla Francia sarà sottoposta a isolamento fiduciario se è entrata in Francia dagli Stati Uniti il 4 giugno, ma non sarà sottoposta a isolamento se lo spostamento dagli Stati Uniti alla Francia è avvenuto entro il 30 maggio o se tra il 31 maggio e il 13 giugno ha soggiornato in Germania.

5. Quando inizia l’isolamento fiduciario dopo l’ingresso in Italia?
Di regola, immediatamente dopo l’ingresso in Italia. È consentito solo fare, nel minore tempo possibile, il percorso per recarsi a casa o nella diversa dimora individuata come luogo dell’isolamento. In questo tragitto non è consentito usare mezzi di trasporto pubblico diversi da quello utilizzato per entrare in Italia (ad esempio, all’arrivo a Fiumicino con l’aereo non si può prendere il treno per recarsi in centro a Roma o in qualsiasi altra destinazione). È consentito il transito aeroportuale: chi entra in Italia per via aerea in Italia può prendere, senza uscire dall’aeroporto, un altro aereo per qualsiasi destinazione nazionale o internazionale. Inoltre chi entra o rientra in Italia dall’estero per motivi di lavoro, salute o assoluta urgenza può rinviare l’inizio dell’isolamento fiduciario di 72 ore (o, in casi eccezionali, di 120 ore totali). Il rinvio deve essere motivato dalle esigenze lavorative che hanno giustificato l’ingresso in Italia. Per i casi di esenzione dall’obbligo di isolamento fiduciario vedere la faq precedente.

6. Sono una persona residente all’estero, per raggiungere il Paese in cui vivo abitualmente devo passare per l’Italia. Come mi devo comportare?
Il transito attraverso l’Italia da un Paese estero ad un altro Paese estero, finalizzato a raggiungere – il più rapidamente possibile e senza soste intermedie non strettamente necessarie – la propria abitazione, è consentito, se vi sono ragioni di lavoro, salute o assoluta urgenza. Ad esempio: è consentito il transito aeroportuale (ad esempio viaggio da Caracas a Francoforte con scalo a Fiumicino), purché non si esca dall’area aeroportuale; è consentito ai croceristi che sbarcano in Italia per fine crociera di tornare nel proprio Paese (con spese a carico dell’armatore); è consentito imbarcare il proprio mezzo privato su un traghetto (ad esempio dalla Tunisia o dalla Grecia per l’Italia) e proseguire verso la propria abitazione sullo stesso mezzo privato (ad esempio in Olanda o in Germania). In questo caso la permanenza in Italia non deve superare le 24 ore, prorogabili eccezionalmente di altre 12 ore.

All’imbarco su aereo/nave diretti in Italia è necessario compilare questa autodichiarazione (link modulo Esteri) indicando chiaramente che si tratta di un transito per raggiungere la propria abitazione sita in un Paese diverso dall’Italia. Durante il tragitto in Italia è necessario esibire alle forze di polizia che faranno i controlli questa autodichiarazione (link modulo Interno), indicando chiaramente la stessa ragione. Se insorgono sintomi di Covid-19, è necessario avvisare immediatamente l’autorità sanitaria competente per territorio tramite il numero di telefono appositamente dedicato ed attendere istruzioni. È inoltre importante che, prima di intraprendere il viaggio, ci si informi sulle restrizioni agli spostamenti introdotte non solo dall’Italia, ma anche dagli altri Paesi di inizio, di transito e di destinazione. Durante il transito per l’Italia si raccomanda inoltre di mantenersi in contatto con la rappresentanza diplomatica del proprio Paese competente per l’Italia. Dal 3 giugno, potranno liberamente transitare le persone che entrano o rientrano in Italia dai seguenti Paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord. Se nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia c’è stata una permanenza di qualsiasi durata in Paesi diversi da quelli sopra elencati, il transito resta regolato dalle regole sopra indicate.

7. Sono in rientro con un volo proveniente dall’estero. Posso prendere un altro volo per altra destinazione nazionale o internazionale?
Sì, il transito in aeroporto è consentito, purché non si esca dall’area aeroportuale. Lo spostamento verso la destinazione finale deve essere sempre giustificato da esigenze di lavoro, salute o assoluta urgenza, come tutti gli altri spostamenti.

8. Sono un cittadino straniero o un italiano residente all’estero e mi trovo attualmente in Italia, posso fare rientro nel Paese dove vivo?
Sì, il rientro nel proprio domicilio abitazione o residenza è sempre consentito. Per l’autocertificazione dei motivi degli spostamenti nel territorio nazionale necessari a raggiungere la frontiera si può usare il modulo pubblicato nel sito del Ministero dell’interno. Si raccomanda di verificare prima della partenza le misure previste nel Paese di destinazione per contrastare la diffusione del virus. Si consiglia inoltre di prendere contatto con l’ambasciata del proprio Paese in Italia.

9. Sono in rientro dall’estero. Posso chiedere ad una persona di venirmi a prendere in macchina all’aeroporto, alla stazione ferroviaria o al porto di arrivo?
Sì, ma è consentito ad una sola persona convivente o coabitante nello stesso domicilio del trasportato, possibilmente munita di dispositivo di protezione. Lo spostamento in questione rientra tra le fattispecie di “assoluta urgenza”, che dovrà essere autocertificato con il modulo messo a disposizione dal Ministero dell’interno, compilato in tutte le sue parti, indicando, in particolare, il tragitto percorso e il domicilio ove la persona si reca. Salvi i casi di esenzione (vedere faq specifica) Resta fermo l’obbligo di comunicare immediatamente il proprio ingresso in Italia al Dipartimento di prevenzione, per la sottoposizione a sorveglianza sanitaria e a isolamento fiduciario, nonché l’obbligo di segnalare con tempestività l’eventuale insorgenza di sintomi da COVID-19 all’autorità sanitaria”.
La Farnesina riporta anche i moduli di autodichiarazione per gli spostamenti in Italia (che si può scaricare a questo link) e di autodichiarazione in caso di entrata in Italia dall’estero (link). (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/focus-per-il-rientro-dallestero-/145549/160

Il coraggio di ogni giorno a 28 anni dalla strage di Capaci

È intitolata “Il coraggio di ogni giorno”, ed è dedicata all’impegno di tutti i cittadini che in questi mesi di emergenza del Paese hanno operato per il bene della collettività, la manifestazione organizzata dal Ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Falcone in occasione del 28° anniversario della Strage di Capaci e via D’Amelio, che il 23 maggio 1992 vide perire per mano mafiosa il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, il giudice Paolo Borsellino, e gli uomini della sua scorta.

Il programma della giornata è stato presentato nei giorni scorsi nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato il Presidente della Rai, Marcello Foa, Maria Falcone, Presidente della Fondazione Falcone, Tina Montinaro, Presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici, il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, Marcello Ciannamea, Direttore Distribuzione Rai, Roberto Sergio, direttore Radio Rai, e Lucia Azzolina, Ministra dell’Istruzione.

Le celebrazioni di questo 28esimo anniversario degli attentati mafiosi, costati la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo, al giudice Paolo Borsellino e agli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina, assumeranno necessariamente una forma diversa dal passato a causa delle restrizioni necessarie per contenere la diffusione del virus Covid-19.

“In questa drammatica emergenza – ha spiegato la professoressa Falcone – si è scelto di celebrare il coraggio degli italiani che si sono messi al servizio del Paese in uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Medici, infermieri, esponenti delle forze dell’ordine, insegnanti, militari, volontari della Protezione civile, farmacisti, commercianti, rider, impiegati dei supermercati. Donne e uomini che hanno reso straordinario il loro ordinario impegno mostrando un’etica del dovere che richiama uno dei più grandi insegnamenti che ci ha lasciato Giovanni Falcone”.

Ruolo fondamentale nel racconto di questo 23 maggio avrà la Rai, ormai da anni “partner” della Fondazione Falcone e del Ministero dell’Istruzione nelle commemorazioni della strage di Capaci e via D’Amelio, con un palinsesto denso di appuntamenti -approfondimenti, documentari, film – che partirà dal 18 maggio e culminerà il 23 maggio con due trasmissioni in diretta su Rai Uno: “Uno Mattina in Famiglia” e “ItaliaSì”.

“La Rai- ha affermato il presidente della televisione pubblica, Marcello Foa – partecipa con convinzione all’impegno del sistema Italia contro le mafie”. Ricordando i giorni delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, Foa ha anche osservato: “Sappiamo quanto quelle due date siano impresse nella memoria collettiva degli italiani, quanta rabbia suscitarono in noi. Ma ricordiamo anche lo straordinario spirito che pervase il Paese e come tutti ci stringemmo intorno allo Stato che seppe rispondere con efficacia alla sfida che gli era stata lanciata”.

La trasmissione “Uno Mattina in Famiglia” si muoverà tra passato e presente rivivendo virtualmente il viaggio che la Nave della Legalità, ogni anno, ha fatto salpando da Civitavecchia e raggiungendo Palermo con a bordo migliaia di ragazzi. Quest’anno, peraltro, la Nave Splendid della SNAV, usata tradizionalmente per l’evento, è stata trasformata in ospedale galleggiante per gli ammalati di Covid-19. Nel corso del programma verranno raccolte le testimonianze delle scuole che hanno partecipato negli anni scorsi al viaggio e i racconti di docenti e studenti che, nonostante l’emergenza, in queste settimane hanno proseguito la didattica da remoto, dimostrando che la scuola non si è fermata e ha reagito con coraggio e impegno arrivando a realizzare esperienze straordinarie e solidali.

Un impegno sottolineato dalla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. “La scuola -ha sottolineato la Ministra Lucia Azzolina – ha un ruolo fondamentale nella lotta contro la mafia. In questo periodo spesso è stata l’unico avamposto di legalità, l’unico riferimento per chi vive in ambienti difficili. E nonostante le tante difficoltà, continuiamo a essere impegnati, a battere palmo a palmo il territorio nazionale perché nessuno sia lasciato indietro”.

Nel pomeriggio del 23 maggio, nel corso della trasmissione “ItaliaSì”, verranno ricordati gli agenti caduti a Capaci e in via D’Amelio con la deposizione di una corona di fiori presso il reparto scorte della Caserma Lungaro di Palermo, a cui prenderà parte Tina Montinaro, moglie di Antonio, il capo scorta del giudice Falcone. Sono previsti inoltre gli interventi dei vertici delle istituzioni e di esponenti del mondo dell’associazionismo antimafia. Parte fondamentale della trasmissione saranno le videointerviste e i collegamenti con quanti, in questo periodo di emergenza, giorno dopo giorno, hanno svolto e svolgono il proprio dovere anche a rischio della vita, per spirito di servizio.

Alle 17.58, come ogni anno, ma stavolta senza la partecipazione dei cittadini, ci sarà il tradizionale momento del “Silenzio” sotto l’Albero Falcone, suonato da un trombettista della Polizia di Stato.

La Fondazione Falcone, vista l’impossibilità di organizzare cortei e raduni, ha organizzato infine un flash-mob per ricordare ed esprimere un pensiero di gratitudine a chi, nella lotta alla mafia, o nella dura battaglia contro la pandemia, ha fatto la propria parte. Nei giorni precedenti l’anniversario una serie di artisti, attori e musicisti italiani con piccoli video, che verranno trasmessi sui canali social della Fondazione Falcone, del ministero dell’Istruzione e di PalermoChiamaItalia inviteranno i cittadini ad appendere un lenzuolo bianco dal balcone di casa e ad affacciarsi tutti insieme alle 18 del 23 maggio.

Il Ministerodell’Istruzione e la Fondazione Falcone racconteranno questo 23 maggio sui canali social attraverso gli hasthag #23maggio2020, #PalermoChiamaItalia #FondazioneFalcone e #ilcoraggiodiognigiorno. Per ulteriori informazioni e dettagli sul programma è possibile consultare la pagina www.fondazionefalcone.it.

La manifestazione di commemorazione delle stragi mafiose del ’92 è promossa dal 2002 dal Ministero dell’Istruzione (MI) e dalla Fondazione Falcone e rientra in un percorso promosso dal Ministero dell’Istruzione per incoraggiare nelle scuole attività didattiche mirate alla cultura del rispetto e della legalità e per una cittadinanza attiva e responsabile. #PalermoChiamaItalia è stata realizzata negli anni anche grazie alla fattiva e quotidiana collaborazione fornita da Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza. L’evento in questi anni è andato arricchendosi di importanti contributi grazie agli accordi firmati con l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM).

Un impegno confermato anche quest’anno dal Procuratore Cafiero de Raho, che, nel corso della conferenza stampa, ha sottolineato come, approfittando della crisi sanitaria che stiamo vivendo, le mafie “ricerchino consenso sociale e facciano reclutamento”. “Le mafie approfittano della sofferenza”, ha ricordato il Capo della DNA, per affermare che quella del 23 maggio è “una celebrazione quanto mai importante giacché aiuta i giovani a capire che i nostri modelli vanno cercati tra chi ha guardato al bene comune”.

All’emergenza Covid-19 ha fatto riferimento anche il Capo della Polizia Franco Gabrielli. “Viviamo un tempo sospeso – ha osservato – e sarebbe stato semplice passare oltre la data del 23 maggio. Invece, la Rai, il Ministero dell’Istruzione e la Fondazione Falcone hanno lavorato per ancorarci a due momenti che sono stati tragici per la nostra storia, ma che hanno rappresentato anche una ripartenza. Il Paese oggi deve trovare le forze per reagire, e i caduti di quella tragica stagione del ’92 sono modelli a cui ispirarci”. (aise) 

Fonte https://aise.it/primo-piano/il-coraggio-di-ogni-giorno-a-28-anni-dalla-strage-di-capaci/145560/160

Il mondo dopo la pandemia: Migliore o peggiore? – di Fabio Porta

“Dall’Italia al Brasile, la pandemia ci ha messo di fronte alle nostre debolezze ma ha anche esaltato le nostre qualità; dalla crisi sono nate straordinarie iniziative di solidarietà ma anche un odio nuovo, spesso alimentato dall’incapacità della politica di affrontare il problema. Si sono così moltiplicate le teorie dei complotti e delle cospirazioni, alla ricerca di un colpevole al quale addossare tutte le colpe del contagio. Con lo stesso cinismo, abbiamo assistito a video di politici che si intestavano meriti per spedizioni di materiale sanitario al quale avevano contribuito e lavorato altri o manifesti di governanti il cui volto si stagliava tra il virus da un lato e un malloppo di euro dall’altro promettendo aiuti a volontà”. Inizio così l’analisi sulla situazione d’emergenza fra Italia e Brasile di Fabio Porta, pubblicato in questi giorni da “Comunità Italiana”, mensile diretto a Rio De Janeiro, in Brasile, da Pietro Petraglia.

“È la solita storia: di fronte a un terremoto o ad una pandemia il minimo che ci aspetteremmo dalla politica sarebbe quello di fare un passo indietro rispetto alla radicalità dello scontro ideologico di tutti giorni, ultimamente divenuto insopportabile. E invece no; anche il coronavirus è divenuto materia di tifo ideologico tra parti contrapposte, come se la lotta al virus e la salute dei cittadini avessero un partito o un colore politico.

Per questo chiederci se usciremo migliori o peggiori da questa pandemia non è soltanto un esercizio di retorica; al contrario, dalla risposta a questa domanda dipenderanno il futuro e le sorti dei nostri Paesi.

Il Covid19 ci ha insegnato a diffidare dei politici che preferiscono parlare più alla “pancia” che alla “testa” degli elettori, alla ricerca spasmodica del consenso e dell’approvazione popolare più che delle migliori soluzioni per debellare l’epidemia e tutelare la salute e il futuro della popolazione.

L’italiano Antonio Picasso, giornalista ed esperto di politica internazionale, si riferisce così ai leader populisti e sovranisti: “Profeti, condottieri, capitani di vario genere – i banchieri dell’ira, si diceva – sono quei professionisti della storia in grado di elaborare la giusta sintesi tra l’emotività collettiva e il tempo. E il tempo del Covid-19 non è quello giusto per fare dei populisti dei nuovi eroi della rivoluzione”.

In questo momento di crisi mondiale la gente ha anche riscoperto il valore della scienza e della competenza. Negli ultimi anni, avevamo visto alcuni leader attaccare la scienza, affermando che gli scienziati sono élite remote disconnesse dalla gente, dicendo che i cambiamenti climatici erano solo invenzione della propaganda di sinistra.

Oggi sappiamo che gli scienziati avevano ragione, e che solo un mondo in armonia con la natura potrà evitare o rallentare l’attuale corsa verso la catastrofe ecologica e ambientale.

In Italia, anche i sondaggi elettorali delle ultime settimane confermano come la popolazione si stia gradualmente allontanando dalle forze sovraniste. In meno di un anno la Lega di Salvini sarebbe passata dal 35 al 25 per cento dei consensi. L’assenza del nemico visibile (gli “immigrati”) e la presenza di quello invisibile (il “coronavirus”) hanno contribuito probabilmente a fare vedere agli italiani che “il re è nudo”, che un leader da solo non potrà mai risolvere i problemi di un Paese e che una squadra coesa e competente è più affidabile di un partito basato su slogan e paure. La pandemia inizia a produrre i suoi primi effetti, anche in politica OLHO: Il Covid19 ci ha insegnato a diffidare dai politici che parlano più alla pancia che alla testa”. (aise) 

Fonte https://aise.it/rassegna-stampa/il-mondo-dopo-la-pandemia-migliore-o-peggiore–di-fabio-porta/145530/157

Mattarella: “dal lavoro dipende il futuro dell’Italia e dell’UE”

Dalla qualità e dalla dignità del lavoro dipende il futuro della democrazia, in Italia e in Europa. È questo il messaggio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha lanciato per il 50° anniversario dell’istituzione dello Statuto dei Lavoratori.

“Cinquant’anni fa – spiega il Capo dello Stato in una nota – lo Statuto dei lavoratori diveniva legge della Repubblica, nel percorso di attuazione di quei principi di libertà, solidarietà e giustizia che la Costituzione, sin dal suo primo articolo, ha legato alla dignità del lavoro e al suo valore sociale. Questo processo storico, attraverso il quale i lavoratori, i cittadini, le imprese, le forze politiche e sociali sono riusciti – tra conflitti, convergenze, contrattazione – ad ampliare i diritti e il loro concreto esercizio, ha contribuito a rafforzare la democrazia e a sostenere lo sviluppo del Paese”.

Mattarella ricorda poi il “prezioso” impegno dei padri dello Statuto, “coinvolse allora tutto il mondo del lavoro”: i ministri Giacomo Brodolini, Carlo Donat Cattin e il professor Gino Giugni. “Lo Statuto fu un grande traguardo sociale e culturale, e al tempo stesso fu tappa importante nella vicenda repubblicana e nelle trasformazioni che dagli anni settanta si sono fatte sempre più accelerate”.

“Tanto si è discusso, e tanto inevitabilmente si discuterà ancora, su cosa va aggiornato di quel complesso di norme, cosa preservato e cosa ulteriormente potenziato. Le straordinarie innovazioni in atto ci mettono di fronte a grandi opportunità, e, contemporaneamente, anche a rischi di fratture, di emarginazioni, di iniquità”.

Lo Statuto dei lavoratori, a parere di Mattarella, è “divenuto simbolo di presidi, le cui radici costituzionali sono sempre più visibili: peraltro la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea ne ha rafforzato il carattere di patrimonio di civiltà, comune a tutto il Continente, e oggi il pilastro europeo dei diritti sociali, approvato al vertice di Göteborg, è chiamato a darne concreta applicazione”.

Il lavoro sta cambiando, e le conseguenze della nuova crisi globale rischiano di farsi sentire più forti dove già si avvertivano carenze”. – Il Presidente della Repubblica, in conclusione, dedica all’occupazione femminile e quella dei giovani, l’ultima parte del suo messaggio. Perché dipende “dal lavoro, dalla sua dignità e qualità, il futuro del Paese e dell’Europa”. “Senza diritto al lavoro e senza diritti nel lavoro – spiega – non ci può essere sviluppo sostenibile. La sfida dei cambiamenti va affrontata con coraggio e la partecipazione, con il lavoro, al bene comune è un collante irrinunciabile per tenere unita la comunità e renderla più forte. L’emergenza sanitaria, che ancora ci vede impegnati, sollecita una spinta ulteriore alle innovazioni tecnologiche, sociali, produttive. Ma la stessa lotta al virus ci ha dimostrato, ancora una volta, che la protezione sociale, la sicurezza, la stessa possibilità di progettare il futuro poggia anzitutto sul lavoro. Il lavoro delle donne e degli uomini, che sono stati in prima linea in questi mesi, è motivo di gratitudine ma anche di impegno per il domani”. (aise) 

Fonte https://aise.it/primo-piano/mattarella-dal-lavoro-dipende-il-futuro-dellitalia-e-dellue/145513/160

Le comunità migranti in Italia

Marocco, Albania, Cina e Ucraina: questi i Paesi d’origine della maggior parte dei migranti extra comuntari in Italia. A certificarlo sono i nuovi “Rapporti annuali sulle comunità migranti in Italia”, curati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione con la collaborazione di ANPAL Servizi SPA, online da questa settimana.

Elaborando dati provenienti da diverse fonti istituzionali, i Rapporti illustrano le caratteristiche e i processi di integrazione di ciascuna delle 16 comunità più numerose: albanese, bangladese, cinese, ecuadoriana, egiziana, filippina, indiana, marocchina, moldava, nigeriana, pakistana, peruviana, senegalese, srilankese, tunisina e ucraina.
All’analisi degli aspetti socio-demografici e delle modalità di soggiorno, con particolare attenzione a nuove generazioni e acquisizioni di cittadinanza, si affiancano approfondimenti relativi alla partecipazione al mercato del lavoro, all’imprenditoria, e all’accesso al welfare nonché un focus sull’ inclusione finanziaria e sulle rimesse verso i Paesi di origine.

Al 1° gennaio 2019 i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia sono 3.717.406 (+2.472 unità rispetto all’anno precedente), provenienti principalmente da Marocco, Albania, Cina e Ucraina, che coprono il 38% delle presenze. L’incidenza dei minori è pari al 21,7%.

permessi rilasciati per motivi di lavoro rappresentano il 6% dei nuovi titoli. Cresce ancora la quota di titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo sul totale dei regolarmente soggiornanti (62,3%).

Sono 103.478 i cittadini di origine non comunitaria diventati italiani nel corso del 2018, provenienti principalmente da Albania (21.841), Marocco (15.496), Brasile (10.660) e India (5.425).

Il 7,4% della forza lavoro è di cittadinanza non comunitaria.

Nel 2018 il tasso di occupazione della popolazione proveniente da Paesi Terzi in Italia è pari al 60,1%, a fronte del 58,2% registrato tra gli italiani.

Relativamente alla partecipazione al mondo del lavoro della componente femminile della popolazione si registrano differenze macroscopiche tra le comunità: a fronte di un tasso di disoccupazione medio femminile per i cittadini non comunitari pari al 17,1%, l’indicatore tocca il valore più basso nelle comunità filippina e cinese (rispettivamente 3,1% e 4,7%), mentre risulta elevatissimo per le donne tunisine (51,4%) e senegalesi (40,2%).

Il 79% delle imprese a conduzione straniera è guidato da cittadini non comunitari.

Crescono in particolare le imprese individuali guidate da cittadini non comunitari in Italia che al 31/12/2018 sono 379.160, un numero in crescita dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Le comunità più rappresentate tra gli imprenditori individuali extra UE sono la marocchina (17,7%), la cinese (14%), l’albanese (8,5%) e la bangladese (8,2%).

Complessivamente, fra il 2017 e il 2018 le rimesse dall’Italia verso il resto del mondo sono cresciute del 14%, raggiungendo i 5,8 miliardi di Euro. Nei primi cinque paesi di destinazione delle rimesse in uscita dall’Italia ci sono quattro paesi asiatici: il Bangladesh, primo paese di destinazione (12,1%), le Filippine, al terzo posto, con il 7,6% dei volumi, il Pakistan (6,1%) e l’India (5,6%).

I rapporti sono online sui siti del Ministero, sul portale migranti e sul sito dell’Anpal. (aise) 

Fonte https://aise.it/primo-piano/le-comunit%C3%A0-migranti-in-italia/145473/160

Il New York Times promuove l’Italia: perché è tra i Paesi dove tornare

Il turismo ricomincia a muovere i primi passi verso la giusta direzione, anche se ci sono ancora molte limitazioni. Anche molti Paesi stranieri stanno iniziando ad aprirsi alla possibilità di viaggiare, ed è dunque tempo di pensare a quali potranno essere le destinazioni che ci faranno sognare. A sorpresa (ma non troppo) c’è anche l’Italia.

È il New York Times ad inserire il nostro Belpaese nella top ten delle località che dovremo tornare a visitare non appena sarà possibile. I media americani hanno sempre avuto a cuore l’Italia, terra ricca di meraviglie naturali e di gioielli architettonici, di spiagge mozzafiato e di città d’arte in grado di ammaliare i turisti. Questo è dunque l’ennesimo omaggio al nostro Paese e alle tantissime bellezze che vi si celano.

Naturalmente, per parlare di vacanze è ancora presto: sappiamo già che il modo di viaggiare cambierà completamente nei prossimi mesi, e le novità saranno davvero tantissime. Sarà diverso il metodo con cui sceglieremo la meta delle nostre avventure e i mezzi di trasporto con cui ci muoveremo; vedremo notevoli modifiche nel modo in cui voleremo e nei nostri futuri soggiorni in hotel. Ma quello che rimarrà sempre identico sarà il nostro desiderio di scoprire le meraviglie del mondo e di emozionarci davanti ad un panorama eccezionale.

Molti Paesi sono già all’opera con i primi, timidi tentativi per riaprire i battenti al turismo nel massimo rispetto delle misure di sicurezza. Dovremo imparare a muoverci con guanti e mascherine, oltre a rispettare le norme per il distanziamento sociale, ma pian piano potremo riprendere i nostri viaggi. Probabilmente, il turismo internazionale rimarrà fermo ancora per un po’, quindi dovremo “accontentarci” delle mille e più occasioni di vacanza che l’Italia ci offre. I tantissimi stranieri che non vedono l’ora di arrivare nel nostro Paese dovranno attendere ancora un po’.

Entrando più nel dettaglio, il New York Times specifica quali sono le misure di sicurezza attualmente disposte in Italia e quali invece le date di riapertura previste, così da fare il punto della situazione. La stessa analisi è stata compiuta per gli altri Paesi nella top ten del famoso quotidiano americano. Per i più curiosi, i nostri diretti “concorrenti” sono le Hawaii, Singapore, la Francia, il Messico, l’Islanda, Porto Rico, la Grecia, l’Australia e la Nuova Zelanda.

Fonte https://siviaggia.it/notizie/new-york-times-promuove-italia-dove-tornare/289068/?fbclid=IwAR2R9jfvTMirD9J05YOvSCTXyuZUMcYlF6CTHJwhIuDly10zjPZ-vdyaMpk

Un ponte culturale tra Italia e Buenos Aires

Consentire la continuità dell’interscambio tra le istituzioni culturali e gli artisti di Italia Argentina in un’epoca di distanziamento sociale che colpisce in modo particolare il mondo delle arti. Questo l’obiettivo dell’iniziativa “Ponte culturale Italia – Buenos Aires“, un innovativo progetto di collaborazione culturale interamente pensato per la modalità online, nato da una riflessione congiunta tra l’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires ed il Ministero di Cultura della Città di Buenos Aires.

Non si tratta soltanto di mantenere vivo il respiro della cultura in questi tempi così difficili, ma anche di riflettere, ognuno dal suo posto, per reinventare le modalità di produzione e consumo culturale affinché possano essere il più possibile inclusive, tanto per gli artisti quanto per i differenti tipi di pubblico.

“Celebrare questo legame”, ha detto Enrique Avogadro, ministro di Cultura della Città di Buenos Aires, “dimostra l’importanza che ha la cultura nella costruzione dei sensi, delle appartenenze e dei valori nella società. Rappresenta un rifugio in questi momenti di incertezza e una possibile soluzione attraverso la cooperazione nei confronti di questa sfida che sta attraversando tutta l’umanità”. Perciò è fondamentale mobilitare creatività e sforzi in un contesto come questo, in cui scarseggiano le risorse economiche ma si mantiene viva la necessità di cultura, di interscambio e di collaborazione.

Come riflette Donatella Cannova, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, “Il progetto “Ponte culturale Italia – Buenos Aires” che oggi lanciamo cerca di dare seguito al fruttuoso legame tra due culture vicine ma geograficamente lontane, abbattendo le barriere spaziali attraverso la circolazione e la diffusione virtuale di esperienze creative, a partire dall’interscambio di contenuti culturali già esistenti ma anche attraverso la promozione di creazioni originali, frutto dell’avvicinamento e del dialogo tra i nostri artisti e pensatori. Un programma pilota per tracciare una prima mappa di possibili azioni di collaborazione tra città italiane e argentine, che oggi inizia con un focus su Milano. Il futuro delle relazioni culturali italo-argentine anche oggi si prospetta a partire da questo incontro”.

Secondo la presidente della Fondazione LaVerdi di Milano, Ambra Redaelli, “il rapporto tra l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e l’Argentina è un rapporto privilegiato. Mi viene in mente in particolare la memorabile tournée che LaVerdi effettuò nel 2002 insieme al Maestro Oleg Caetani. Ripenso ai concerti di Buenos Aires e di Rosario, due città che ci accolsero con un calore che ancora ricordo e che rese quell’esperienza un sigillo dell’amicizia tra la nostra istituzione e l’Argentina. Ma non solo. L’Italia e l’Argentina hanno un legame importante da sempre, che in momenti come quello che stiamo attraversando si rinnova e potenzia ancor di più”.

Infine, per l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, “la musica è da sempre linguaggio universale nel dialogo tra le persone e i popoli, e in questo momento difficile per tutte le nazioni del mondo è ancora più importante creare connessioni che portino messaggi di cultura e condivisione. Milano è felice di partecipare a questo dialogo presentando alcune delle sue eccellenze culturali, in attesa di poter offrire al pubblico argentino l’emozione autentica di una performance dal vivo”.

Oggi, lunedì 18 maggio, le quattro autorità – l’assessore Del Corno, il ministro Avogadro, la direttrice Cannova e la presidente Radaelli – terranno un incontro in videoconferenza al fine di approfondire queste riflessioni e il nuovo contesto in cui l’attività e i legami culturali si svilupperanno.

Il programma si aprirà poi alle ore 20.00 con il concerto “Le Stagioni del Mondo” dell’Orchestra Sinfonica G.Verdi di Milano / Ensemble laBarocca con la direzione del Maestro Ruben Jais. Un programma (disponibile qui) che unisce Vivaldi e Piazzolla in una metafora musicale che esprime al meglio la fratellanza tra i popoli italiano e argentino. Domani, martedì 19 maggio, sempre alle 20:00, sul canale Youtube dell’Istituto Italiano di Cultura andrà in scena l’opera teatrale “Madre Coraje” realizzata del Teatro San Martin con la direzione di José Maria Muscari; seguirà alle 22:00 la Finale del Mondiale di Tango di Buenos Aires 2019 presso il Luna Park.

Il primo evento italiano che inaugurerà il ciclo sarà, dunque, né più né meno, che un gran concerto organizzato dalla Fondazione LaVerdi di Milano a gennaio 2019. Si tratta de “Le Stagioni del Mondo”, un evento che riunisce e avvicina Vivaldi e Piazzolla in una metafora musicale che esprime la fratellanza tra i popoli italiano e argentino. Il concerto si è tenuto presso i Sette Palazzi Celesti 2004-2015 di Anselm Kiefer Pirelli HangarBicocca, dove l’Ensemble laBarocca e l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, entrambe dirette dal Maestro Ruben Jais, hanno realizzato uno stimolante confronto musicale tra le “Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi e “Las Cuatro Estaciones Porteñas” che Astor Piazzolla compose ispirandosi al capolavoro del veneziano. Vivaldi e Piazzolla, a distanza di secoli e di chilometri culturali, con le loro opere, sembrano darci lo stesso messaggio: le stagioni dell’animo o della natura segnano uno stesso ciclo nella vita di ogni uomo sulla Terra. Un programma che mette a confronto due visioni del mondo radicalmente diverse, messe in musica anche da due “suoni” diversi: quello moderno dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e quello antico dell’Ensemble laBarocca, creatura nata nel 2008 dal desiderio del suo direttore Ruben Jais per costituire un gruppo di musicisti specializzati nella prassi esecutiva barocca.

Da parte della Città di Buenos Aires, sarà la volta di “Madre Coraje”, la famosa produzione del Teatro San Martin. Questa nuova versione dell’opera di Bertolt Brecht è diretta da José Maria Muscari e conta su un prestigioso cast di attori ed attrici. Inoltre, per il lancio del programma, si potrà rivivere la finale di Tango “categoria pista”, in cui i migliori ballerini del Mondiale di Tango di Buenos Aires hanno gareggiato per il titolo presso il Luna Park nel 2019. Questi contenuti saranno disponibili sul canale YouTube dell’Istituto Italiano di Cultura.

La programmazione di eventi italiani continuerà nelle prossime settimane con la proiezione della pellicola “In guerra per amore” e l’opera “Zelmira” del compositore Gioacchino Rossini. “In guerra per amore”, film commedia del 2016 del regista Pierfrancesco Diliberto, è ambientato all’epoca dell’arrivo degli americani in Sicilia durante la II Guerra Mondiale. La pellicola ha vinto il Premio “David Giovani”, nell’ambito dei Premi “David di Donatello” del 2017. “Zelmira”, composta da G. Rossini nel 1822 su libretto di Andrea Leone Tottola, presenta la versione cinematografica dello spettacolo realizzata dal Rossini Film Festival con immagini in alta definizione e conta sulla direzione musicale del maestro Roberto Abbado, sulla direzione scenica di Giorgio Barberio Corsetti e sulle sorprendenti performance di Kate Aldrich, Juan Diego Flórez, Alex Esposito, Gregory Kunde, Marianna Pizzolato, Mirco Palazzi, Francisco Brito e Sávio Sperandio. Tutta la programmazione sarà disponibile gratuitamente sulla piattaforma “Cultura en Casa“.

Successivamente l’Istituto Italiano di Cultura metterà a disposizione del pubblico argentino opere teatrali del Teatro Piccolo di Milano, documentari, pellicole ed altri contenuti originali come concerti dal vivo dall’Italia, il primo dei quali sarà quello del duo Javier Girotto (sax) e Vince Abbracciante (fisarmonica) dalla Casa del Jazz di Roma, incontri e conferenze.

Inoltre il Ministero di Cultura della Città di Buenos Aires offrirà una ricca programmazione di contenuti culturali rappresentativi delle diverse discipline artistiche e degli spazi culturali che integrano la scena cittadina. Opere di teatro del Complejo Teatral, opere e balletti del Teatro Colón, festival musicali dell’Usina del Arte e recital e corsi del Centro Cultural Recoleta faranno parte di questo esteso repertorio destinato a celebrare gli stretti legami affettivi che uniscono le due comunità. (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/un-ponte-culturale-tra-italia-e-buenos-aires-/145395/160

Francesco: lo Spirito Santo è il dono di Dio

In Italia da oggi “si potrà celebrare la Santa Messa con il popolo, ma, per favore, andiamo avanti con le norme, le prescrizioni che ci danno, per custodire così la salute di ognuno e del popolo”. Questa la raccomandazione che Papa Francesco ha rivolto ai fedeli ieri, domenica 17 maggio, al termine della recita del Regina Coeli in Vaticano.

Come di consueto le celebrazioni liturgiche si sono aperte con la messa trasmessa in diretta dalla Cappella di Casa Santa Marta e dedicata allo Spirito Santo che “ricorda l’accesso al Padre”. Gli stessi principi ripresi dal Santo Padre anche durante il Regna Coeli celebrato nella Biblioteca del Palazzo Apostolico.

“Il Vangelo di questa domenica (cfr Gv 14,15-21) presenta due messaggi: l’osservanza dei comandamenti e la promessa dello Spirito Santo”, ha esordito il Pontefice.

“Gesù lega l’amore per Lui all’osservanza dei comandamenti e su questo insiste nel suo discorso di addio: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (v. 15); “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (v. 21). Gesù ci chiede di amarlo, ma spiega: questo amore non si esaurisce in un desiderio di Lui, o in un sentimento, no, richiede la disponibilità a seguire la sua strada, cioè la volontà del Padre. E questa si riassume nel comandamento dell’amore reciproco – il primo amore [nell’attuazione] –, dato da Gesù stesso: “Come io ho amato voi, così anche voi amatevi gli uni gli altri” (Gv 13,34). Non ha detto: “Amate me, come io ho amato voi”, ma “amatevi a vicenda come io vi ho amato”. Egli ci ama senza chiederci il contraccambio. È un amore gratuito quello di Gesù, mai ci chiede il contraccambio. E vuole che questo suo amore gratuito diventi la forma concreta della vita tra di noi: questa è la sua volontà”.

“Per aiutare i discepoli a camminare su questa strada”, ha continuato Papa Francesco, “Gesù promette che pregherà il Padre di inviare “un altro Paraclito” (v. 16), cioè un Consolatore, un Difensore che prenda il suo posto e dia loro l’intelligenza per ascoltare e il coraggio per osservare le sue parole. Questo”, ha spiegato Bergoglio, “è lo Spirito Santo, che è il Dono dell’amore di Dio che discende nel cuore del cristiano. Dopo che Gesù è morto e risorto, il suo amore è donato a quanti credono in Lui e sono battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Lo Spirito stesso li guida, li illumina, li rafforza, affinché ognuno possa camminare nella vita, anche attraverso avversità e difficoltà, nelle gioie e nei dolori, rimanendo nella strada di Gesù. Questo è possibile proprio mantenendosi docili allo Spirito Santo, affinché, con la sua presenza operante, possa non solo consolare ma trasformare i cuori, aprirli alla verità e all’amore”.

“Di fronte all’esperienza dell’errore e del peccato – che tutti facciamo –”, ha detto il Pontefice, “lo Spirito Santo ci aiuta a non soccombere e ci fa cogliere e vivere pienamente il senso delle parole di Gesù: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (v. 15). I comandamenti non ci sono dati come una sorta di specchio, nel quale vedere riflesse le nostre miserie, le nostre incoerenze. No, non sono così. La Parola di Dio ci è data come Parola di vita, che trasforma il cuore, la vita, che rinnova, che non giudica per condannare, ma risana e ha come fine il perdono. La misericordia di Dio è così. Una Parola che è luce ai nostri passi. E tutto questo è opera dello Spirito Santo! Egli è il Dono di Dio, è Dio stesso, che ci aiuta ad essere persone libere, persone che vogliono e sanno amare, persone che hanno compreso che la vita è una missione per annunciare le meraviglie che il Signore compie in chi si fida di Lui”.

Infine due pensieri. Il primo Francesco lo ha rivolto durante la messa mattutina alle “tante persone che puliscono gli ospedali, le strade, che svuotano i bidoni della spazzatura, che vanno per le case a portare via la spazzatura: un lavoro che nessuno vede, ma è un lavoro che è necessario per sopravvivere. Che il Signore li benedica, li aiuti”.

Il secondo è l’inizio ieri della “Settimana Laudato si’, che finirà domenica prossima, nella quale si ricorda il quinto anniversario della pubblicazione dell’Enciclica. In questi tempi di pandemia”, ha riflettuto il Papa, “nei quali siamo più consapevoli dell’importanza della cura della nostra casa comune, auguro che tutta la riflessione e l’impegno comune aiutino a creare e fortificare atteggiamenti costruttivi per la cura del creato”. (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/francesco-lo-spirito-santo-%C3%A8-il-dono-di-dio/145393/160

Italiani nel mondo e Covid-19: riunione alla Farnesina

Si è svolto ieri sera nell’ufficio del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, un lungo incontro tra il titolare della Farnesina e il Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo. Sul tavolo della discussione, in particolare, la questione dei rimpatri de connazionali rimasti bloccati all’estero a causa della pandemia da coronavirus e della conseguente sospensione dei voli. Ma non solo, i due hanno discusso anche sull’apertura delle nuove sedi diplomatiche italiane nel mondo, della promozione e della tutela del Made in Italy in questo periodo burrascoso e dei fondi stanziati dal governo a favore degli italiani nel mondo in difficoltà.

In primis, i due hanno discusso riguardo gli oltre 80mila italiani già rientrati in Italia grazie a circa 750 operazioni da 177 Paesi del mondo, con uno sforzo eccezionale da parte della Farnesina e di tutta la rete consolare.

Ma secondo stime del Ministero degli Affari Esteri, restano ancora 8.000 italiani costretti loro malgrado a rimanere in un Paese straniero: la Farnesina, hanno convenuto Di Maio e Merlo, continuerà ad operare senza sosta al fine di consentire il rientro in Patria a tutti quei connazionali bloccati oltre confine che intendano farlo.

Inoltre, il sottosegretario e il ministro hanno affrontato poi la questione della rete consolare italiana nel mondo. Di Maio si è congratulato con Merlo per tutta l’attività che sta portando avanti per rafforzare e riqualificare le nostre sedi diplomatico-consolari, assicurandogli tutto il sostegno e dimostrando di essere estremamente soddisfatto per il lavoro del Sottosegretario e felice per le prossime aperture di nuove sedi consolari.

Tra i temi toccati, anche i fondi per l’assistenza agli italiani nel mondo ai tempi del virus: 5 milioni di euro stanziati con il decreto “Cura Italia” e che, attraverso i Consolati, andranno ai connazionali più in difficoltà. Di Maio e Merlo si sono detti d’accordo sul fatto che quei soldi dovranno andare a chi ha realmente bisogno: toccherà alla rete consolare, con la collaborazione dei Comites e del CGIE, verificare che sia così.

A proposito della promozione del made in Italy nel mondo, Merlo ha voluto evidenziare anche l’importante ruolo che svolgono le Camere di Commercio per la diffusione dei nostri prodotti, oltre che per l’internazionalizzazione delle nostre imprese. Più in generale, il ministro Di Maio, a conclusione dell’incontro, ha espresso grande apprezzamento per le politiche a favore degli italiani nel mondo che sta portando avanti il sottosegretario Merlo, rinnovandogli il proprio appoggio e la propria disponibilità all’ascolto e al confronto ogni volta che sarà necessario. (aise)

Fonte https://aise.it/primo-piano/italiani-nel-mondo-e-covid19-riunione-alla-farnesina-/145368/160

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