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March 2020 - page 3

Dantedì all’estero

Ancora poche ore alle 18.00 ora in cui, su invito della Società Dante Alighieri, inizierà il flashmob #stoacasacondante in occasione del primo DanteDì, cioè la giornata mondiale per Dante Alighieri.

“Mentre il coronavirus ci tiene separati dai luoghi e dalle persone che amiamo, l’Amore e Dante ci uniscono”, scrive la Dante che invita tutti ad aprire le finestre delle proprie case oggi alle 18.00 (ora italiana), e leggere le due terzine del V Canto dell’Inferno della Divina Commedia, le celeberrime di Paolo e Francesca, a registrare le letture con gli smartphone e a condividere i video nei social network con hashtag #stoacasacondante e #Dantedì.

Il testo da leggere è “Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona”.

Già online i video dei testimonial che hanno aderito al flashmob #stoacasacondante: Luca Serianni, Giulio Ferroni, Gianrico Carofiglio, Claudio Strinati, Davide Rondoni, Giorgio Montefoschi, Elisabetta Sgarbi, Benedetta Rinaldi, Dato Magradze, Alberto Casadei e Corrado Augias.

All’iniziativa aderisce la rete Dante da tutto il mondo.

Sia in Italia, con i comitati di Arpino, Agrigento, Alessandria, Barletta, Bolzano, Brindisi, Cosenza, Enna, Gorizia, La Spezia, Parma, Pavia, Ravenna, Reggio Emilia, Rovigo, Salerno, Savona, Siracusa, Taranto, Torino, Treviso, Casarano, Venezia, Roma, Firenze, La Spezia, Palermo, Caltanissetta, Salento, Verbania, Forlì-Cesena, Merano, Soverato, Fermo, Siena, Trani, Pescara, Piacenza, Vulture, Terni, Campobasso, Catanzaro, Fabriano e Castelvetrano (ma l’elenco è in continuo aggiornamento); che all’estero, con i comitati di Mosca, Togliatti, Rostov sul Don, Porto, Phuket, Buenos Aires, Cambridge, Rafaela, Melbourne, Parigi, Tbilisi, Yerevan, Campana, Tolosa, Granada, Tirana, Maracay, Isole Canarie, Grenoble, Montreal, Vigo, Lione, Lujan, Tripoli di Siria, Clermont Ferrand, Quilmes, Genk, Lussemburgo, Paso de los Libres, La Rioja, Carlos Casares, Atene, Mildura, Nova Friburgo, Vorarlberg ,San Juan, Corral de Bustos, Cordoba, Bucarest e Capodistria.

Ha aderito anche la Scuola italiana a Tirana, primo Centro Dante nel mondo, con un videodove studenti, docenti e genitori leggono le terzine dantesche e la lettera-poesia “all’Italia” che il grande poeta albanese Visar Zhiti ha scritto il 19 marzo 2020 al nostro Paese, sofferente e tanto amato. (aise)

Repeibile da https://www.aise.it/primo-piano/dantedì-allestero-/143407/160

Dantedì: al via la prima edizione

Oggi, 25 marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della Divina Commedia, si celebra per la prima volta il Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri recentemente istituita dal Governo italiano.

Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana, ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo.

L’appuntamento è per le 12 di oggi, orario in cui siamo tutti chiamati a leggere Dante e a riscoprire i versi della Commedia. Il Ministero dell’Istruzione inviterà docenti e studenti a farlo durante le lezioni a distanza. Ma la richiesta è rivolta a ciascun cittadino. E le 12 sono l’orario di punta: le celebrazioni, seppur a distanza, potranno proseguire durante tutta la giornata sui social, con pillole, letture in streaming, performance dedicate a Dante, con gli hashtag ufficiali #Dantedì e #IoleggoDante.

“Questa prima edizione avviene in un momento particolarmente difficile. Le tante iniziative già previste si spostano sulla rete. Per questo rivolgo un appello agli artisti: il 25 marzo leggete Dante e postate i vostri contenuti. Dante è la lingua italiana, è l’idea stessa di Italia. Ed è proprio in questo momento che è ancor più importante ricordarlo per restare uniti”, ha dichiarato il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini.

“Cittadini e scuole, il prossimo 25 marzo, potranno unirsi in un momento alto di condivisione. Riscoprire Dante, tutti insieme, sarà un modo per restare uniti, in un momento così complesso, attraverso il filo conduttore della poesia. So che gli insegnanti stanno già facendo sforzi importanti per portare avanti la didattica a distanza, per restare in contatto con in nostri ragazzi. Il Dantedì può essere una bellissima occasione per ribadire che la scuola c’è, per condividere, sui social o sulle piattaforme delle lezioni online la passione per uno dei testi più importanti della nostra letteratura”, ha dichiarato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina.

Il Mibact e il Miur insieme a scuole, musei, parchi archeologici, biblioteche, archivi e luoghi della cultura proporranno inoltre sui propri account social immagini, video, opere d’arte, rare edizioni della Divina commedia per raccontare quanto la figura del Sommo Poeta nel corso dei secoli abbia segnato profondamente tutte le espressioni culturali e artistiche dell’identità italiana.

Al Dantedì parteciperà attivamente anche la Rai che con Rai Teche ha selezionato le lecturae Dantis interpretate dai maggiori artisti del nostro tempo che saranno programmate in pillole di 30” nelle tre reti generaliste della Rai e su Rai Play e saranno numerosi le trasmissioni nei palinsesti dedicate, curate da Rai Cultura.

Sul canale YouTube del Mibact e sul sito del Corriere della sera sarà inoltre trasmesso un filmato realizzato appositamente per questa prima edizione del #Dantedì con i preziosi contributi di Paolo Di Stefano, giornalista del Corriere della Sera e promotore della giornata dedicata a Dante, Alberto Casadei dell’Associazione degli italianisti, Claudio Marazzini presidente dell’Accademia della Crusca, Carlo Ossola presidente del Comitato per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante, del linguista e filologo prof Luca Serianni della Società Dante Alighieri, di Natascia Tonelli dell’Università di Siena e di Sebastiana Nobili dell’Università di Ravenna. (aise)

Reperibile da https://www.aise.it/primo-piano/dante-dì-al-via-la-prima-edizione-/143402/160

Morto Luigi Pallaro: “El senador” che affondò il Prodi II

È il senatore FI Lucio Malan, responsabile del dipartimento Italiani all’Estero, a mettere in eivdenza i passaggi salienti della carriera politica in Italia di Luigi Pallaro, rendendone nota la morte, questa mattina a Buenos Aires. “La notizia mi giunge dalla sua famiglia. Pallaro – ricorda Malan – fu eletto senatore nel 2006, poco prima di compiere 80 anni, dagli italiani che vivono in Sud America con ben 84.507 voti su un totale di 290mila votanti in tutto il Continente. Di qui, il soprannome ‘El Senador’ nelle cronache politiche”.

“Fu suo il voto decisivo (molto discusso) – annota Malan – per la nascita del secondo governo Prodi. Poi quello che tolse alla maggioranza la presidenza della commissione Industria. E giocò altrettanto peso, dal dicembre 2007, la decisione di togliere il suo sostegno al governo, fino a contribuire alla sua caduta: fu uno dei tre senatori assenti (come lui Andreotti e Pininfarina) al voto di fiducia di quel 24 gennaio 2008”.

Dell’ex senatore, Lucio Malan fornisce anche alcuni cenni biografici: “Originario di San Giorgio in Bosco, in provincia di Padova, giunse in Argentina nel dopoguerra, diventando uno dei punti di riferimento della grande comunità italiana. Imprenditore di successo in diversi settori industriali, acquistò anche una superficie di terreno incolto pari a più di sei volte la Repubblica di San Marino trasformandola in una straordinaria azienda agricola che esporta carne in tutto il mondo” – continua – “Al di là delle posizioni politiche, ha sempre creduto nella possibilità di creare una rete di sinergia dei tanti italiani all’estero con l’Italia, dandone dimostrazione in prima persona”, ha aggiunto l’esponente “azzurro”.

pubblicato da affaritaliani.it il 23/03/2020

Reperibile da https://www.affaritaliani.it/politica/senato-morto-luigi-pallaro-el-senador–che-affondo–prodi-ii-661108.html?refresh_ce

Autonomia indifferenziata

La curva dei contagiati e dei morti sembra salire un po’ meno ovunque fuorché nella Lombardia, che da sola ha superato quelli di tutta la Cina.

Ilaria Capua ipotizza che la “sanità modello” lombarda non solo abbia diffuso il virus, ma l’abbia financo moltiplicato tramite le condotte di aerazione contaminate di ospedali pubblici vetusti (intanto i soldi andavano alla sanità privata). Massimo Galli del Sacco conferma ciò che disse Conte quando, senza incolpare medici e infermieri, notò che qualcosa all’ospedale di Codogno non aveva funzionato, e ci aggiunge quello di Alzano Lombardo: “Hanno amplificato la malattia, si aspettava qualcuno che poteva arrivare dalla Cina e intanto il virus ha circolato libero per quattro settimane prima che ci si accorgesse di lui”.

Le partite di calcio, l’eventuale mutazione del virus e le scemenze dei sindaci Sala e Gori su Milano e Bergamo da bere e da spritzare hanno fatto il resto, insieme agli stop and go della Regione, più sensibile a Confindustria che ai virologi. Ieri sera il governo ha fatto (addirittura su scala nazionale) ciò che Fontana e la sua giunta non avevano voluto fare. Dicevano sempre “non basta, vogliamo di più, chiudiamo tutto”, ma non facevano nulla. La Regione –come tutte, responsabili esclusive della sanità pubblica – ne aveva i poteri. Ma il governatore mascherato preferiva buttare la palla a Roma chiedendo truppe inutili, esaltando pannicelli caldi come il Bertolaso Hospital (300 posti che si riempiono in mezza giornata), pretendendo dal governo i divieti che non aveva il coraggio di imporre lui.

Ora le chiacchiere stanno a zero. I primi quattro decreti Conte hanno recepito le indicazioni degli scienziati e il quinto quelle dei sindaci bergamaschi e della giunta Fontana. Se la Lombardia, che sta all’Italia come Wuhan alla Cina, continuerà a dire che bisogna fare di più, lo faccia e la pianti con lo scaricabarile (altre regioni hanno già preso iniziative autonome, peraltro quasi tutte demenziali). Da tempo la Cgil segnalava che ogni giorno si muovono per lavoro a Milano 300mila persone che non svolgono mestieri indispensabili, affollando vieppiù strade, autobus, metro, treni per pendolari e fabbriche. Eppure, la Regione non ha fatto nulla: neppure chiedere al governo di chiudere uffici pubblici e aziende inessenziali, anche se a giudicare dal volume delle telechiacchiere quotidiane pareva il contrario.

Quando tutto sarà finito, chi pretendeva “più autonomia” dovrà spiegare perché in questo dramma apocalittico non ha esercitato neppure quella che già ha.

Parafrasando Longanesi: meglio assumere un Bertolaso che una responsabilità.

Marco Travaglio (pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 22 marzo 2020)

Reperibile da https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/03/22/5745038/5745038/

Coronavirus, perché tanti morti in Italia? «Più interazioni sociali tra nonni e nipoti»

Due studi confrontano la letalità italiana (più alta che nel resto del mondo) con le interazioni sociali nel Paese tra nonni e nipoti ma anche tra genitori anziani e figli.

Le differenze nei tassi di letalità tra Italia, Corea del Sud e altri Paesi è spiegata in parte dalla longevità dei nostri anziani ma anche, secondo alcuni studi, dalle maggiori interazioni sociali tra generazioni, in particolare tra nonni e nipoti.

Studio inglese

In Italia, gli anziani si prendono spesso cura dei nipoti e, in genere, hanno contatti frequenti con i propri figli e i rispettivi nuclei familiari. Non è così in molti altri Paesi del mondo. Alcuni studiosi hanno provato ad incrociare questi fattori con la letalità della recente epidemia di coronavirus. Qualche giorno fa è stato pubblicato uno studio preliminare realizzato da Jennifer Beam Dowd, epidemiologa e demografa dell’Università di Oxford, che prende in esame il caso italiano. L’analisi è stata pubblicata in anteprima, in attesa di revisione.

Dati Istat

«Secondo gli ultimi dati disponibili dell’Istituto nazionale di statistica italiano – si legge nel documento-, l’iterazione giovani-anziani in Italia riguarda oltre la metà della popolazione nelle regioni settentrionali. Queste interazioni intergenerazionali, la co-residenza e i modelli di pendolarismo potrebbero aver accelerato l’epidemia in Italia. Le differenti età, insieme alla diagnosi precoce e alla gestione dell’emergenza, spiegano probabilmente anche il basso numero di vittime in Corea del Sud e Singapore rispetto all’Italia».

Genitori che vivono con i figli

Alla stessa conclusione rispetto ai rapporti famigliari sono giunti due professori di Economia dell’Università di Bonn, Christian Bayer e Moritz Kuhn. La loro ipotesi è che le differenze nelle interazioni sociali svolgano un ruolo chiave nella diffusione dell’epidemia e di conseguenza nella letalità. Scrivono: «Supponiamo che nel paese A quasi tutte le interazioni avvengano all’interno di un solo gruppo di persone: vale a dire che le persone in età lavorativa si ritrovano tra di loro e gli anziani fanno lo stesso con i coetanei. Nel paese B l’interazione avviene tra generazioni: giovani e anziani vivono insieme e interagiscono, ad esempio, con la cura dei nipoti o dei giovani lavoratori che vivono ancora con mamma in quanto non possono permettersi di vivere da soli». I due studiosi, nell’analisi datata 13 marzo, hanno preso i dati del World Value Surveye e hanno calcolato la percentuale di persone tra i 30-49 anni che vivono con i loro genitori per ogni Paese (si veda grafico sopra, ndr).

Incrocio di dati

La quota è inferiore al 5% in Francia, Svizzera e Paesi Bassi, invece in Giappone, Cina, Corea del Sud e Italia ci sono quote superiori al 20%. «Ecco come appare questo valore – scrivono – , quando lo confrontiamo con il tasso di mortalità (CFR) per tutte le economie industrializzate con oltre 100 casi (dal 12 marzo). L’Italia spicca in entrambi i grafici. Quello che sembra è che la struttura delle interazioni sociali è importante e che il distanziamento sociale deve riguardare in particolare gli anziani». Gli studiosi spiegano anche che l’effetto interazione tra generazioni probabilmente scomparirà nel tempo man mano che il virus si diffonderà a tutta la popolazione, ma ammoniscono i Paesi dove ci sono frequenti contatti figli-nonni-nipoti a prendere le opportune misure (in Europa in particolare sono Serbia, Polonia, Bulgaria, Croazia e Slovenia).

Silvia Turin (pubblicato da Il Corriere della Sera il 21/03/2020)

Reperibile da https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_marzo_21/coronavirus-italia-piu-vittime-perche-generazioni-sono-piu-unite-93ba9ad6-6ac6-11ea-b40a-2e7c2eee59c6.shtml

Pici, gli antenati etruschi degli spaghetti dal nome avvolto nel mistero

I condimenti quotidiani erano una spolverata di pecorino grattugiato (e, quando c’era, un giro d’olio extravergine d’oliva) oppure una salsa di cipolle o il sugo all’aglione o, ancora, il “sugo con le briciole” cioè con il pane raffermo grattugiato poi insaporito in padella con olio e aglio. Quelli dei giorni di festa vedevano aggiunto al pomodoro il rigatino oppure erano impreziositi da intingoli di funghi freschi trifolati, ricchi ragù d’agnello o di anatra, o sughi con uova di luccio.

In qualsiasi modo fossero cucinati i pici, rustici spaghi di pasta fresca, “lontani parenti degli spaghetti” secondo la definizione di Giovanni Righi Parenti nel volume “La cucina toscana in 800 ricette tradizionali”, erano e sono tutt’ora piatto tipico delle tavole di molte zone della provincia di Siena, in particolare Chiusi, Chianciano, Montalcino e Montepulciano, dove pare si producano i migliori.

E sono cibo familiare talmente antico, che anche il loro nome si perde in un tempo sconosciuto. Per quanto riguarda l’etimologia, infatti, ci sono diverse teorie. La prima, affascinante ma che sembra frutto di un volo pindarico più che idea avvalorata da prove, li farebbe addirittura risalire all’antica Roma, alla figura del mitico Apicio autore del “De Re Coquinaria” del primo secolo. Un’altra, lega l’origine del nome alla località di San Felice in Pincis, vicino Castelnuovo, dove pure sono tipici (“pinci” è un altro uso dialettale per indicarli). Mentre una terza ipotesi, certo più credibile, la riporta al verbo “appiccicare”, per il modo in cui sono tirati a mano.

Comunque, stando a un affresco nella “Tomba dei Leopardi” a Tarquinia, gli etruschi preparavano e mangiavano qualcosa di estremamente simile ai pici: vi è raffigurato, tra gli altri, un servo di tavola che tiene tra le mani una ciotola su cui si notano lunghi fili di pasta. Così, con buona pace della teoria di Marco Polo che avrebbe importato gli spaghetti dalla Cina, gli antenati del piatto nazionale potrebbero essere nati proprio in terra di Toscana.

Gli ingredienti non potrebbero essere più essenziali, acqua, farina di grano tenero e sale. Si procede impastando bene fino a ottenere una massa soda, poi se ne stacca una pallina per volta: da ogni pallina si crea un picio, che si ottiene tirando il “filo” tra il pollice e l’indice, nel gesto tipico di chi sta filando la lana.

E, proprio come filare la lana, anche tirare i pici era lavoro di bambini, anziani e donne che “appiccicavano a veglia” – come si legge in un altro libro di Righi Parenti “Il buon mangiare ovvero la cucina d’altri tempi”.

L’autore ci riporta col pensiero a quelle lunghe giornate di un tempo quando – in casa durante l’inverno o all’aperto sul ballatoio nella bella stagione – ci si ritrovava in gruppo e, tra una chiacchiera e un racconto, si univa l’utile al dilettevole, facendosi compagnia tra vicini di casa, lavorando ai pici, pietanza preferita, economica, gustosa, nutriente.

Per capire quanto radicati fossero i pici nella vita quotidiana, basti pensare a un vezzeggiativo usato a Siena, che adesso forse ricorderanno solo i nonni, che è “picio pane” per indicare un neonato, un bimbo paffutello, ossia la dolcezza personificata. O ancora un altro modo di dire locale, “appiciarsi”, col significato tenero, passionale e allo stesso tempo innocente, di fare l’amore. Ecco che un cibo influenza il lessico e fa parte della cultura popolare di una comunità.

Comunità che però – proprio sui nomi – a volte si divide. Si dice pici i pinci? Alcuni vi diranno che sono la stessa cosa, altri vi giureranno che si chiamano pinci solo a Montalcino, altri ancora vi spiegheranno che i pinci – con la “c” – sono dei pici il cui impasto è arricchito con uova. In realtà, si tratta di differenze dialettali difficili da spiegare. Allo stesso modo non c’è accordo sull’uso delle uova. Ognuno è libero, se crede, di ‘arricchire’ l’impasto con un paio di albumi e un tuorlo, ma la ricetta originale, che è poi la più povera, non le prevede.

Eleonora Cozzella (pubblicato da La Repubblica il 16/03/2020)

Fonte https://www.repubblica.it/sapori/2020/03/16/news/pici_gli_antenati_etruschi_degli_spaghetti_dal_nome_avvolto_nel_mistero-250011248/?ref=RHPPRT-BS-I0-C4-P1-S1.4-T1

La Farnesina e Alitalia organizzano voli per gli italiani bloccati all’estero

Da giorni centinaia di segnalazioni alle ambasciate e ai consolati. Stasera un volo per le Maldive. Il Ministero degli Esteri negozia permessi di atterraggio con i paesi che hanno chiuso i loro aeroporti a collegamenti italiani. La compagnia terrà aperti voli per Bruxelles, Berlino, Francoforte, Monaco, Parigi, Marsiglia, Nizza, Cairo e Algeri. Sulla rete di lungo raggio continuerà a volare verso San Paolo, Rio de Janeiro, Johannesburg, Nuova Delhi, Tokyo e – fino al 17 marzo – Miami e Buenos Aires.

Su richiesta del Ministero degli Esteri, l’Alitalia sta iniziando a organizzare una serie di voli speciali per permettere a migliaia di italiani bloccati all’estero di rientrare in italia. La compagnia aerea sta chiedendo i permessi per continuare ad operare anche verso alcuni paesi che hanno ordinato restrizioni per i cittadini italiani e per passeggeri che hanno soggiornato in Europa.

Decollerà nella serata di domenica 15 marzo da Fiumicino un volo speciale per le Maldive che, per rispettare il divieto di ingresso nel paese agli italiani, farà un preventivo scalo tecnico al Cairo per cambiare l’equipaggio. Per l’Egitto sono infatti già partiti piloti e assistenti di volo che, prendendo servizio dal Cairo, potranno garantire, nel rispetto delle normative aeronautiche sui limiti di impiego, un volo di andata e ritorno per Malè senza scendere dall’aereo. Il Boeing 777 arriverà alle Maldive, senza passeggeri, alle 13,15 locali del 16 marzo e il rientro a Fiumicino è previsto alla mezzanotte del 17 marzo.

Alitalia continuerà poi ad operare da Fiumicino due voli al giorno su New York e su Londra per permettere ai cittadini italiani e stranieri, tra i quali molti studenti, di rientrare a casa. Dopo la decisione di quasi tutte le compagnie aeree internazionali di sospendere i collegamenti con il nostro paese, Alitalia continuerà a garantire collegamenti internazionali con Bruxelles, Berlino, Francoforte, Monaco, Parigi, Marsiglia, Nizza, Cairo e Algeri, mentre sulla rete di lungo raggio la compagnia continuerà a volare verso San Paolo, Rio de Janeiro, Johannesburg, Nuova Delhi, Tokyo e – fino al 17 marzo – Miami e Buenos Aires.

In italia, proseguiranno i servizi aerei con almeno un volo andata e ritorno quotidiano da e per la maggior parte degli aeroporti rimasti operativi a seguito del decreto del ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Dal 16 marzo, dopo la chiusura temporanea dello scalo di Linate, Alitalia sposterà le attività operative al terminal 2 dell’aeroporto di Malpensa dal quale garantirà il collegamento con Bari, Cagliari, Catania, Lamezia Terme, Napoli, Palermo e Roma Fiumicino. Dal 17 marzo, inoltre, tutte le operazioni di check-in per i voli nazionali, internazionali e intercontinentali della compagnia in partenza da Roma Fiumicino saranno effettuate al Terminal 3, a causa della chiusura del Terminal 1.

pubblicato da La Repubblica il 15/03/2020

reperibile da https://www.repubblica.it/esteri/2020/03/15/news/la_farnesina_e_alitalia_organizzano_voli_per_gli_italiani_bloccati_all_estero-251356309/

Coronavirus, Papa Francesco a piedi da solo: prega il «Crocifisso miracoloso» per la fine dell’epidemia

Francesco è stato a pregare a Santa Maria Maggiore davanti all’icona Salus populi Romani e poi a piedi su via del Corso nella chiesa di San Marcello, dove si conserva il Cristo che secondo la tradizione liberò la città dalla peste nel 1522.

Un pellegrinaggio solitario e cittadino per chiedere la liberazione di Roma dell’Italia e del mondo intero dal coronavirus. Domenica pomeriggio, poco dopo le 16, Papa Francesco ha lasciato il Vaticano in forma privata e si è recato in visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore, per rivolgere una preghiera alla Vergine, Salus populi Romani, la cui icona è lì custodita e venerata. Francesco è molto devoto all’icona bizantina con l’immagine della Madonna col Bambino che si trova nella cappella Paolina o Borghese. E’ a pregare davanti all’immagine che andò, in gran segreto, la mattina dopo la sua elezione e prima di ogni viaggio apostolico non manca mai di salutarla e portarle dei fiori. Per secoli l’icona è rimasta sopra la porta del battistero della basilica, ma nel 1240 le venne attribuito il titolo di Regina Coeli e fu spostata nella navata, in una cornice di marmo. Dal 1613 è sull’altare della Cappella Paolina, che fu costruita appositamente.

Il Papa, come fa sapere la sala stampa vaticana, è poi stato, facendo un tratto di via del Corso a piedi, in San Marcello al Corso, dove si trova il Crocifisso miracoloso che nel 1522 venne portato in processione per i quartieri della città perché finisse la «Grande Peste» a Roma. L’immagine di legno, molto realistica, è di scuola senese e le vengono attribuiti molti miracoli. Come quello del 23 maggio 1519: nella notte un incendio distrusse la chiesa fondata nel IV secolo da papa Marcello I e poi ricostruita da Jacopo Sansovino, poi sostituito da Antonio da Sangallo il Giovane. La mattina successiva il crocifisso fu trovato incredibilmente intatto. Ma il miracolo che ha portato a San Marcello il Papa risale al 1522, quando la peste aveva invaso Roma. Dalla chiesa il 4 agosto partì una solenne processione penitenziale con clero,nobili e tutto il popolo: «Scalzi et coverti di cenere a una et alta voce, interrotta solo da singulti e sospiri, di chi li accompagnava, gridavano ‘misericordia SS. Crocifisso», narra una testimonianza dell’epoca che aggiunge come le autorità, temendo un aumento del contagio, tentarono invano di bloccare la manifestazione. Le processioni continuarono fino al 20 agosto, quando la peste fu improvvisamente debellata.

Ester Palma (pubblicato da Il Corriere della Sera il 15/03/2020)

reperibile da https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_15/coronavirus-papa-pellegrino-s-maria-maggiore-crocifisso-miracoloso-roma-2f87be08-66e4-11ea-a26c-9a66211caeee.shtml

Lavazza ha inventato una tazzina di biscotto, che puoi mangiare dopo aver bevuto il caffè

Lavazza ha ideato una tazzina commestibile, fatta di biscotto, che si può mangiare dopo aver bevuto il caffè.

Presentata al Food Design nel 2003, ha la stessa forma della classica tazzina da caffè Lavazza.

L’interno della tazzina è rivestito da una glassa di zucchero resistente al calore, che può tollerare l’alta temperatura del caffè e allo stesso tempo addolcisce il caffè.

L’idea è promettente, perché permetterebbe ai bar di risparmiare acqua e detersivo e di ridurre considerevolmente l’impatto sull’ambiente. Tuttavia, purtroppo, non è mai stata immessa sul mercato e non è chiaro se lo sarà mai in futuro.

Pubblicato da fattistrani.it il 17/09/2017

Reperibile da http://www.fattistrani.it/post/lavazza-tazzina-di-biscotto-che-puoi-mangiare-dopo-aver-bevuto-il-caffe

L’arte più forte del coronavirus: ecco i musei che si possono visitare dal proprio divano

Ammirare le opere d’arte e le collezioni più prestigiose del mondo, stando in pigiama sul divano di casa. Per chi non vuole rinunciare a fare il turista anche ai tempi del coronavirus, ecco nove musei che offrono tour virtuali gratuiti da ammirare senza uscire di casa, in attesa di immergersi nella meraviglia poi di persona.

Il Museo Egizio di Torino rompe l’isolamento sia su internet che sui social. Dal sito si possono visitare le sale ristrutturate. Mentre su Facebook il direttore Christian Greco conduce dei videotour per raccontare gli oggetti della prestigiosa collezione, promuovendo l’hashtag #LaCulturaCura.

A Milano, la Pinacoteca Brera permette di ammirare da vicino i capolavori della storia dell’arte mondiale che custodisce, grazie a una campagna di digitalizzazione in altissima definizione per consentire un approccio agli originali che va oltre ciò che percepisce l’occhio umano.

Anche la Galleria degli Uffizi di Firenze offre Ipervisioni: immagini ad alta definizione dei capolavori delle mostre virtuali, da Botticelli a Cimabue.

Sembrerà di essere proprio a Parigi grazie ai tour virtuali del Louvre, che offre una visione a 360 gradi non solo delle sale espositive e delle gallerie del museo, ma anche della piazza e della facciata esterna del museo, inclusa la sua celebre piramide di vetro.

Il British Museum di Londra ha circa otto milioni di oggetti nella sua collezione, la metà di questi è visibile nel database on line: una carrellata d’arte suddivisa per temi ed epoche, alla scoperta dell’affascinante storia che custodisce ogni opera.

Il Museo del Prado di Madrid ha deciso di implementare la sua presenza virtuale proprio in occasione delle chiusure dovute all’emergenza coronavirus. Le opere e gli artisti del museo saranno anche mostrati sotto forma di una linea temporale a più livelli, gestita da un’intelligenza artificiale mentre la collezione viene raccontata e descritta dal direttore, Miguel Falomir.

Grazie al Google Art Project, la collezione del Moma, il Metropolitan Museum di New York, è stata digitalizzata e si può visitare proprio come se fosse una galleria multimediale. Gli algoritmi messi a punto da Google hanno permesso di esaminare ed etichettare non solo le opere d’arte ma anche le fotografie e le opere digitali esposte nella galleria newyorkese. Un incredibile mezzo senza barriere che permette di esplorare i 60 migliori musei del mondo anche attraverso Street View.

 Noemi Penna (pubblicato da La Stampa il 13/03/2020)

reperibile da https://www.lastampa.it/viaggi/mondo/2020/03/13/news/l-arte-piu-forte-del-coronavirus-ecco-i-musei-che-si-possono-visitare-dal-proprio-divano-1.38585524

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