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March 2019 - page 2

Il Ministro Bussetti a Buenos Aires

Il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, è in visita in Argentina dal martedì 5 marzo. Prima tappa Buenos Aires, dove il ministro è stato accolto dall’Ambasciatore italiano Giuseppe Manzo e dai funzionari dell’Ambasciata Italiana.

“Istruzione, Università e Ricerca sono i pilastri della cooperazione tra i nostri paesi”, ha ricordato Bussetti, che, sempre ieri, accompagnato da Giuseppe Chiné, Raimondo De Cardona e dal Console generale Riccardo Smimmo, ha visitato il “Museo del Inmigrante” a Puerto Madero. Ad accogliere il Ministro Diana Wechsler, Marcelo Huernos e Pablo Jacovkis.

Quella in Argentina è la prima missione all’estero del Ministro, a dimostrazione della straordinaria importanza che il Paese sudamericano riveste per l’Italia e della solidità dei rapporti bilaterali che nel settore della cooperazione universitaria e della ricerca trovano un pilastro fondamentale, così come nella diffusione della lingua italiana, e uno straordinario veicolo di promozione della nostra cultura all’estero.

Mercoledì 6 marzo il Ministro Bussetti ha inaugurato l’anno accademico alla Scuola Italiana Cristoforo Colombo di Buenos Aires. Successivamente avrà un incontro bilaterale con l’omologo argentino, Ministro Alejandro Finocchiaro.

Tra gli impegni in agenda anche l’omaggio a Gino Bartali al Museo della Shoah di Buenos Aires. Bussetti, alla presenza dell’Ambasciatore Manzo e di Gioia Bartali, inaugurerà “Gino Bartali, Giusto tra le Nazioni – Campione di ciclismo e di umanità”, mostra fotografica che segna la conclusione dell’anno di presidenza italiana dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), organizzata dall’Ambasciata d’Italia presso il Museo dell’Olocausto. (aise)

Ci ha lasciati Francesco Macrì, padre del Presidente della Repubblica Argentina

Il 3 marzo è morto all’età di 88 anni Franco Macri (già Francesco Macrì), padre del presidente dell’Argentina Mauricio Macri e uno degli uomini più ricchi del Paese.

Era nato a Roma nel 1930, naturalizzato argentino e fondatore di un impero nel settore dei lavori pubblici, è deceduto nella sua casa di Buenos Aires. Da alcuni anni si era ritirato dalla vita pubblica.

Era figlio di Giorgio Macrì, rampollo di una famiglia di latifondisti di San Giorgio Morgeto, vicino a Polistena, in provincia di Reggio Calabria. Giorgio sposò Lea Lidia Garbini, proveniente invece da una famiglia d’imprenditori del trasporto pubblico, attivi nelle province del Lazio con sede legale a Viterbo. Giorgio Macrì creò una sua impresa edilizia e ottenne importanti contratti in Italia e in Africa, tra Tunisia, Libia e Abissinia. Descritto politicamente come un “moderno socialista”, nel 1946 fu anche tra i fondatori del Partito dell’Uomo Qualunque. Nel 1947 emigrò in Argentina, dove nel 1949 lo raggiunsero i figli: Francesco, Pia e Antonio.

In questo Paese i tre Macrì fecero strada. Francesco e Tonino (Antonino) sono diventati imprenditori facoltosi, Pia sposò il signor Calcaterra, proprietario di un’impresa di costruzioni.

Edda Cinarelli

Manovra 2019: anche gli italiani all’estero tra i beneficari di “Resto al Sud”

MANOVRA 2019: AMPLIATA LA PLATEA DEI BENEFICIARI “RESTO AL SUD”/ SIRAGUSA (M5S): ACCESSIBILE ANCHE AGLI ITALIANI ALL’ESTERO

“La misura “Resto al sud”, rappresenta un importante incentivo economico per chi abbia intenzione di trasferirsi e fare impresa nelle regioni del mezzogiorno. Questa misura, accessibile anche agli italiani all’estero che intendano rientrare in Italia, prevede finanziamenti fino a 50 mila euro (200 mila euro per le società) costituiti per il 35% da erogazioni a fondo perduto, e per il 65% da un finanziamento a tasso zero da restituire in 8 anni”. A sostenerlo oggi è Elisa Siragusa, deputata 5 Stelle eletta in Europa.

Con la Manovra 2019, spiega la deputata, “abbiamo ampliato la platea dei beneficiari “Resto al Sud”, elevando da 35 a 45 anni l’età massima dei destinatari della misura ed estendendo le agevolazioni alle attività libero professionali.

Più persone potranno quindi accedere alle agevolazioni”.
Si tratta, conclude Siragusa, di “un’ottima occasione per i nostri connazionali sparsi per il mondo che intendano tornare in Italia a fare impresa, in una delle regioni del mezzogiorno”. (aise)

Nella foto: Elisa Siragusa (M5S)

Furia contro i consolati

In un mondo in cui la crisi è globale ad eccezione di pochi paesi, la gente reagisce cercando di scappare letteralmente dal suo paese ed emigrare. Così molti giovani italiani vogliono andarsene dall’Italia, molti approdano in Argentina, e molti argentini pensano di fuggire in Spagna o in Italia. Forse non si sono mai prodotti prima nella storia tanti flussi migratori simultanei che si incrociano in direzioni opposte. C’è un fuggi-fuggi generale, a volte molto impulsivo e poco programmato.

In Argentina, insofferenti per l’aumento dei servizi e del caro vita, spaventati dalla microcriminalità molte persone di origine italiana si ricordano di aver avuto un bisnonno o un nonno del belpaese e vogliono farsi riconoscere la cittadinanza italiana, non hanno il tempo di aspettare pensano solo a correre via. Agiscono alla rinfusa inconsapevoli che per avere il riconoscimento della cittadinanza italiana devono seguire un certo procedimento, non sanno che la richiesta di appuntamenti è così grande che i Consolati non possono soddisfarla, senza pensare poi all’interferenza delle mafie. In uno stato confusionale, invece di pensare che la scarsità di appuntamenti sia il risultato di un intrecciarsi di varie circostanze se la prendono con i consolati, hanno trovato un capro espiatorio.

Ultimamente però sembra che dalle parole si sia passati ai fatti e che il malessere sia diventato furia. Sembra così che qualcuno abbia inviato una lettera con due proiettili al Consolato Generale di Rosario, che arrivino mail con minacce varie negli uffici consolari e che si siano prodotte delle aggressioni verso alcuni impiegati dentro e fuori le sedi consolari. Così per una situazione di disagio economico si è arrivati a una situazione di caos pericolosa per persone che compiono il loro dovere e non hanno nessuna colpa delle contingenze socio economiche determinate dalla politica. Forse bisognerebbe eliminare gli appuntamenti come a Santiago del Cile e a Lima, Perù, dove la gente si presenta spontaneamente mettendosi in coda dalle prime ore del mattino.

Edda Cinarelli

Le mafie degli appuntamenti

Dopo la pubblicazione dell’articolo sulla mafia degli appuntamenti per le cittadinanze varie persone hanno pubblicato le loro esperienze in questo tema.

Sembra che queste mafie siano costituite da traduttori, traduttrici, studenti di giurisprudenza o da avvocati, da escludere quelli famosi, che hanno il loro studio principale in Italia, e sono in società con un ingegnere in informatica che insegna ai loro impiegati come fare per operare indisturbati, sicuri e ottenere gli appuntamenti. Devono agire dall’Italia per non dare sospetti o per eludere la Giustizia, ma non è da escludere un nesso o un piccolo ufficio anche a Buenos Aires.

Circa una settimana fa una signora, in una riunione con amici, si lamentava disperata perché il Consolato le aveva sospeso l’appuntamento ottenuto pagando 250 euro, un prezzo inferiore a quello di mercato, con un bonifico bancario a una di queste imprese. Gli amici le hanno suggerito di esigere all’azienda mafiosa di trovarle un nuovo appuntamento. Passati pochi giorni la signora raggiante ha raccontato di avercene uno nuovo.

Di fronte a fatti di questo tipo viene spontaneo domandarsi come facciano. Probabilmente ci riescono per un problema nel sistema informatico della pagina, forse un vuoto da cui gli impiegati di queste imprese possono entrare.

La conclusione è che in un mondo con il lavoro precario e flessibile dei traffichini senza scrupoli, si sono adattati alla situazione e si sono inventati un’attività molto redditizia trasformando quello che dovrebbe essere un diritto in un privilegio per ricchi. I poveri ne sono esclusi. Sarebbe così auspicabile che Comites, CGIE, Senatori e Deputati eletti all’estero si attivino per ristabilire una condizione di uguaglianza tra le persone che hanno questo diritto e desiderano farselo riconoscere.

Edda Cinarelli

L’italiano supera il francese e diventa la quarta lingua più studiata nel mondo

Stilare una classifica delle lingue più parlate al mondo non è facile intanto perché è praticamente impossibile conoscere il numero preciso delle persone che parlano una determinata lingua perché, prima di tutto, è difficile stabilire qual è la vera differenza tra lingua e dialetto. Poi bisogna tenere conto di quale istituzione rileva i dati e del momento storico in cui essi vengono raccolti, perché i numeri possono variare molto tra una rilevazione e un’altra.

Fatte queste precisazione vediamo quali solo i risultati della classifica 2018 stilata da Ethnologue, pubblicazione cartacea ed elettronica del SIL International, che prende in analisi migliaia di lingue nel mondo fornendo per ognuna di esse il numero dei parlanti, le regioni di diffusione, i dialetti, le affiliazioni linguistiche.

Anche perché questi dati ci riservano una bella sorpresa su scala mondiale, infatti, dopo inglese, spagnolo e cinese, l’italiano è la quarta lingua più studiata, prima del francese. Una classifica ormai consolidata dal 2014-2015, quando lo studio dell’italiano ha registrato un boom, passando da 1,7 milioni di studenti (2013-2014) a più di 2 milioni il biennio dopo. L’italiano è sempre al quarto posto per l’anno accademico 2016/17, con 2.145.093 studenti raggiunti in 115 paesi tramite gli Istituti Italiani di Cultura.

Se invece si focalizza lo studio alla sola Unione europea vediamo che per il 97,3% degli alunni delle scuole secondarie l’inglese è parte integrante dei programmi scolastici. Sempre secondo il rapporto della Commissione Europea del 2017, il francese è al secondo posto come lingua straniera studiata dal 33,8% degli alunni, seguita dal tedesco, seconda lingua straniera scelta dal 23,1% degli studenti europei, poi lo spagnolo (13,6%), il russo (2,7%) e l’italiano (1,1%).

Una classifica diversa se si concentra sulla sola Italia, dove dietro l’inglese le lingue straniere più studiate risultano essere il francese (72,3%), lo spagnolo (18,8%) e il tedesco (8,7%). Tuttavia questo trend è in rapida evoluzione e in molte scuole italiane lo spagnolo sta diventando la seconda lingua straniera scelta dagli studenti, al posto del francese. In Italia, sia all’università che nel contesto di scuole private si registra anche un crescente interesse verso il cinese mandarino e un interesse nascente per l’arabo.

Per quanto riguarda la lingua parlata al primo posto della classifica per numero di parlanti c’è l’inglese, utilizzato da un miliardo 190 milioni di persone, il 17% della popolazione mondiale. Al secondo il cinese mandarino parlato da un miliardo 107 milioni di individui, il 15,8% della popolazione del pianeta. Al terzo posto arriva l’hindi-urdu, lingua parlata da 697,4 milioni di persone. A seguire spagnolo (512,9 mln), arabo (422 mln), francese (284,9 mln), malese (281 mln), russo (264,3 mln), bengalese (261,8 mln) e portoghese (236,5 mln). L’italiano è invece al 21° posto della classifica, con oltre 67 milioni di parlanti e un interessante primato. Per via della forte emigrazione di italiani all’estero, è quella che viene parlata come madrelingua in più paesi, 26 in tutto.

Quando si guarda invece al numero di persone madrelingue, la classifica cambia: il primo posto va al cinese mandarino con 908,7 mln, al secondo c’è lo spagnolo, madrelingua per 442,3 mln, seguito dall’inglese (378,2 mln), hindi-urdu (329,1 mln), bengalese (242,6), portoghese (222,7), russo (153,9), giapponese (128,2), giavanese (84,3) e cinese wu (80,7).

Serena Uccello (pubblicato da Il Sole 24 Ore il 24.01.2019)

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