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December 2018 - page 3

Inaugurato da Conte il centro Italo-Argentino di alti studi

In Argentina per partecipare ai lavori del G20, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha inaugurato ieri all’Università di Buenos Aires il Centro Italo-Argentino di Alti Studi.

“Da oggi in questo prestigioso ateneo, la prima Università pubblica in Argentina, c’è un altro pezzo d’Italia e una nuova opportunità per alimentare gli scambi scientifici e culturali tra i nostri due Paesi”, scrive conte su facebook. Il centro Alti Studi sarà presieduto da Claudio Zin, già senatore del Maie nella scorsa legislatura.“Ringrazio il Rettore Barbieri, il Decano dell’Università Professor Pahlen e il Professor Cordoba, che mi ha dedicato splendide parole nella sua “laudatio”, per avermi conferito il Dottorato Honoris Causa”.

Nel suo intervento, “il primo in un’università all’estero da quando ho assunto l’incarico di capo del Governo”, sottolinea Contes, il Premier ha parlato di “sostenibilità”, e in particolare “delle responsabilità che il multilateralismo, i singoli governi e le imprese devono assumersi per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Nella sua lectio, Conte ha incoraggiato gli studenti, letteralmente, ad “abbracciare da subito l’”etica della responsabilità”, perché questa prospettiva, se nutrita da sentimenti di curiosità ed entusiasmo, e alimentata da costante impegno, vi permetterà di raggiungere i traguardi che vi siete posti e, ciò che più conta, farà sì che il metro del nostro successo non sia costruito sulla sabbia del tornaconto personale ma sulla roccia del benessere dell’intera comunità a cui appartenere e di cui, così operando, diverrete protagonisti”.

Il premier nel pomeriggio è stato ricevuto alla Casa Rosada dal presidente Mauricio Macrì. (aise, 30.11.2018) 

L’Italia vince la Coppa del Mondo di cucina

C’è un’Italia che vince una Coppa del Mondo. Non si tratta di sport, stavolta, ma di cucina. Alla Culinary World Cup 2018 in Lussemburgo, i cuochi della nazionale azzurra hanno trionfato, ottenendo l’oro nella competizione culinaria più importante del mondo. La Culinary World Cup, una delle più importanti competizioni culinarie del mondo, si svolge ogni quattro anni in Lussemburgo, all’interno di Expogast, il Salone internazionale della gastronomia. Trenta squadre nazionali ed oltre duemila partecipanti, tra singoli chef e squadre regionali, si stanno sfidando in una competizione mondiale che andrà avanti fino a mercoledì prossimo.

Intanto la nazionale italiana è già salita sul podio più importante nella categoria «Tavolo Freddo», grazie allo straordinario team di chef capitanati da Gaetano Raguni. Il presidente della Federcuochi, Rocco Pozzulo è ovviamente molto soddisfatto: «Si tratta di un risultato cercato da anni e che premia non solo il duro lavoro del nostro team ma anche la produzione agricola italiana, visto che i piatti sono preparati anche con i prodotti del nostro territorio. Quindi questa è una vittoria dell’Italia intera». (pubblicato su cucina.corriere.it il 18.11.2018)

Rivoluzione dell’età: si diventa “anziani” dopo i 75

Dal 30 novembre popolazione italiana può considerarsi più giovane: si è ufficialmente “anziani” dai 75 anni in su. La svolta arriva dal Congresso nazionale della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) in corso a Roma. Sport, alimentazione e uno stile di vita corretto ci permettono di essere sempre più longevi e di arrivare a età avanzata in buone condizioni fisiche.

“Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa. E un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980”, spiega Niccolò Marchionni, professore ordinario dell’Università di Firenze e direttore del dipartimento cardiovascolare dell’Ospedale Careggi. “Oggi alziamo l’asticella dell’età a una soglia adattata alle attuali aspettative di vita nei Paesi con sviluppo avanzato. I dati demografici ci dicono che in Italia l’aspettativa di vita è aumentata di circa 20 anni rispetto alla prima decade del 1900. Non solo, larga parte della popolazione tra i 60 e i 75 anni è in ottima forma e priva di malattie – aggiunge – per l’effetto ritardato dello sviluppo di malattie e dell’età di morte”.

I geriatri insomma lanciano l’adozione ufficiale di una definizione dinamica del concetto di “anzianità” che si adatti “alle mutate condizioni demografiche ed epidemiologiche. E tenendo contro che scientificamente si è anziani quando si ha un’aspettativa media di vita di dieci anni”. Attualmente le indagini statistiche individuano nella media di 85 anni la longevità per le donne, e di 82-83 per gli uomini. “Del resto la realtà è sotto gli occhi di tutti – conclude Marchionni – una persona che ha 65 anni ai giorni nostri non si riesce proprio più a percepirla come ‘anziana'”.

• ITALIANI LONGEVI
Invecchiamo sempre più lentamente e siamo fra i popoli più longevi. Secondo uno studio condotto all’università di Washington, per l’Italia nel 2040 è previsto un aumento dell’aspettativa di vita media. In particolare, l’Italia potrebbe passare da un’aspettativa di 82,3 anni (dato 2016 – 7/a nella classifica globale per longevità) a 84,5 nel 2040 (salendo al sesto posto).

La popolazione invecchia, ma gli anziani di oggi sono sempre più indipendenti ed autonomi. Segno che la qualità di vita, il tipo di alimentazione, le cure e l’attività fisica regalano anni di salute. Basta pensare che una recente ricerca, pubblicata sul Journal of Applied Physiology, mette in luce come l’attività fisica potrebbe alterare il modo in cui invecchiamo. I ricercatori hanno messo in evidenza che le capacità aerobiche dei settantenni attivi sono migliori rispetto a quelle dei loro coetanei. E questo li rendeva di circa 30 anni biologicamente più giovani.

• LA RICERCA
Secondo la ricerca “Generazione 55 special”, condotta da Ipsos su 6mila persone in Italia, nove anziani su dieci è in buone condizioni, la metà autonoma fino a 80 anni. Più di 8 senior italiani su 10 sono soddisfatti della propria vita, pur ammettendo che la condizione generale è peggiorata rispetto al passato (quasi 5 su 10). L’avanzare dell’età non scalfisce però l’autonomia: quasi la metà tra i 75 e 84 anni è indipendente (48%). Oltre 6 su 10 si occupano regolarmente dei propri nipoti (solo 3 su 10 negli altri Paesi) e il lavoro di nonno è a tempo pieno per il 57%.

“Rispetto agli altri Paesi – commenta il geriatra Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva – gli italiani dedicano più tempo ai rapporti familiari e sociali, e sono un pilastro della società”. Oltre a occuparsi dei figli e dei nipoti, si prendono cura anche degli anziani che hanno bisogno di cure domiciliari. Ma non rinunciano a incontrare amici e familiari, andare a cinema (28%) e teatro (13%), ascoltare musica (76%), o passeggiare al parco (76%). Quasi 8 anziani su 10 frequentano regolarmente i propri parenti, e oltre 4 su 10 vedono gli amici almeno una volta alla settimana.

Anche la salute sembra essere complessivamente positiva: oltre 9 su 10 affermano di essere in condizioni buone o soddisfacenti, mentre un terzo (33%) fa esercizio fisico. Le malattie sono la principale fonte di preoccupazione per il futuro (63%), seguita dalla perdita di memoria (52%) e dal decadimento fisico (40%). Ipertensione (39%), colesterolo (32%) e problemi di udito (17%) sono i disturbi più frequenti.

Valeria Pini (pubblicato su La Repubblica il 30.11.2018)

La storia della pizza

Ritrovamenti storici attestano che la parola “pizza” risale al 997 d.C usata nel latino volgare di Gaeta, un’altro testo in cui appare questo termine è un contratto di locazione datato Sulmona 31 Gennaio 1201, ma non sappiamo a che tipo di alimento facciano riferimento.

Forse ci viene in aiuto Virgilio che nel settimo libro dell’Eneide ci racconta di un tipo di pane usato come piatto da mangiare con quello che c’è sopra, una ricetta forse di origine greca chiamato πλακοῦς (plakous, genitivo πλακοῦντος – plakountos) che era un pane piatto condito con aglio e cipolla.

Nel XVI secolo finalmente a Napoli troviamo che “pizza” deriva dalla parola “pitta”, storpiamento del nome dato al pane di forma schiacciata.
L’impasto della pizza e la sua forma comincia a formarsi nel XVII secolo sempre a Napoli coperta con sola salsa bianca sostituita più tardi con olio d’oliva, formaggio, pomodori o pesce. Nel 1843 lo scrittore Alexandre Dumas (padre) descrisse la diversità dei condimenti della pizza

La pizza Marinara ( pomodoro, aglio,olio ed origano) risale al 1734, mentre la pizza Margherita (pomodoro,mozzarella, olio e basilico – colori che riportano alla Bandiera dell’Italia) è degli anni 1796-1810 come detto da Francesco De Bourcard nel 1866 in un testo chiamato “Usi e costumi di Napoli” (Vol. II, pag. 124). La Margherita però non aveva questo nome che le fu dato successivamente dal cuoco Raffaele Esposito quando decise di donarla alla Regina d’Italia MARGHERITA di Savoia, in omaggio alla Bandiera Italiana che riportava gli stessi colori del condimento di questa pizza.

Da quel momento lentamente la pizza arricchita con pomodoro si diffuse in tutte le classi sociali ed in tutte le regioni italiane, e con essa anche i locali specializzati nella preparazione della pizza: dapprima probabilmente forni in cui la pizza si consumava in piedi per strada, poi in seguito trattorie e pizzerie.

Sino al principio del Novecento la pizza e le pizzerie rimangono un fenomeno prettamente napoletano, e solo dopo la Seconda Guerra Mondiale di diffuse gradualmente anche nel resto dell’Italia. Ma fu in America e poi in tutto il resto del Mondo che la Pizza divenne un successone attraverso i migranti italiani, specialmente napoletani che, aprendo varie pizzerie, la fecero conoscere al punto che alcuni abili imprenditori (come ad esempio l’americano Tom Monaghan fondatore della Domino’s Pizza) hanno costruito intorno alla pizza grandi fortune.

L’Antica Pizzeria Port’Alba a Napoli è considerata la più antica pizzeria della città ancora oggi esistente che iniziò a produrre pizze per strada nel 1738 divenendo poi un ristorante-pizzeria con sedie e tavoli nel 1830.

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