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December 2018 - page 2

Le 82 candeline di Papa Francesco e gli auguri di Mattarella

“Nella lieta ricorrenza del Suo genetliaco desidero porgerLe, a nome del popolo italiano oltre che mio personale, i più fervidi auguri e le più sentite felicitazioni”. Tra i primi messaggi di auguri arrivati oggi a Papa Francesco quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in occasione dell’82esimo compleanno del Pontefice, si è fatto portavoce degli auguri da parte di tutti gli italiani.

“Con il Suo alto magistero, ribadito in occasione dei numerosissimi incontri e dei significativi viaggi apostolici effettuati quest’anno, Vostra Santità ha consegnato alle Nazioni visitate e all’intera Comunità Internazionale un pressante invito ad affrontare con coraggio e secondo giustizia le sfide dell’oggi, ricorrendo al dialogo e alla comprensione per sanare le ferite sociali e condurre i popoli alla riconciliazione”, scrive Mattarella, che aggiunge: “la Sua sollecitudine nei confronti dell’Italia – della quale Le sono particolarmente grato – ha trovato un momento eccezionalmente significativo nella canonizzazione del Beato Paolo VI, straordinario esempio di pastore capace di coniugare l’afflato di servizio alla Chiesa universale con la fedeltà alla matrice culturale che ha sempre nutrito il suo spirito generoso e il suo vivacissimo intelletto”.

“Con viva gratitudine – annota il Capo dello Stato – nelle prossime settimane milioni di uomini e donne, credenti e non credenti, guarderanno a Roma e si porranno in ascolto delle Sue parole, portatrici di messaggi di speranza universale e di un richiamo a una più autentica testimonianza dei valori spirituali e morali riassunti nella festa del Natale. Ad multos annos, Santità, con rinnovati auguri anche per le imminenti festività natalizie e – conclude – le espressioni della più alta considerazione e del sincero affetto degli italiani tutti”. (aise/17.12.2018) 

Il Consolato Generale d’Italia a Buenos Aires è da record: oltre 20mila passaporti rilasciati nel 2018

Si è svolto lo scorso 8 dicembre, al Teatro Coliseo di Buenos Aires, lo “Spettacolo di Natale”, iniziativa promossa dal Consolato generale d’Italia. Oltre 2mila connazionali presenti all’evento.

Nel corso della serata, a cui è intervenuto anche il sottosegretario agli Esteri italiano, Ricardo Merlo, il console generale di Buenos Aires, Riccardo Smimmo, ha tracciato un bilancio dell’attività del suo consolato per il 2018.

“E’ molto probabile – ha detto rivolto alla folta comunità italiana presente in sala – che a fine anno si giunga alla cifra record di 20.500 passaporti rilasciati nei 12 mesi. Si tratta – ha assicurato – del numero più alto nella storia di questo consolato, con un incremento del 4% rispetto all’anno passato”. Inoltre, ha aggiunto, “nel 2018 abbiamo definito la posizione di 7.500 nuovi cittadini italiani con una crescita del 50% rispetto ai 5.000 perfezionati nel 2017”.

Luca Dassi (pubblicato su Italia Chiama Italia il 10.12.2018)

La comunità di Buenos Aires festeggia il Natale al Coliseo con Merlo

L’8 dicembre si è svolto nel Teatro Coliseo il tradizionale spettacolo di Natale organizzato dal Consolato Generale d’Italia in Buenos Aires. Ha presentato Gigliola Zecchin, in arte Canela, che, nel giorno dell’Immacolata Concezione, ha immediatamente diretto un pensiero a Papa Francesco, così come ha fatto il sottosegretario agli Esteri, Ricardo Merlo, il quale ha ricordato di aver frequentato l’Università del Salvador, fondata dai Gesuiti, dove si è laureato in Scienze Politiche.

Merlo, nel suo breve intervento, ha salutato il pubblico, esprimendo la sua soddisfazione di trovarsi in un teatro che lo fa sentire “a casa”. Il sottosegretario ha quindi illustrato gli obiettivi della sua politica, affermando di avere un’attenzione speciale al miglioramento dei servizi consolari. Citata la inaugurazione della nuova sede del Consolato italiano a Recife – avvenuta la scorsa settimana – Merlo ha anticipato che in Brasile apriranno due nuove agenzie consolari, mentre un’altra sarà aperta in Argentina. Ha quindi assicurato che il governo italiano non interverrà sulla legge sulla cittadinanza in relazione allo ius soli, assicurando che, per quella ius sanguinis, non sono previste limitazioni per i richiedenti e che si sta lavorando all’abbattimento delle limitazioni per la trasmissione della cittadinanza per via materna anche per le persone nate prima del 1948.

Tornando ai servizi consolari, Merlo ha aggiunto che il Ministero degli Affari Esteri è impegnato nella lotta contro la mafia degli appuntamenti e che presto, proprio per evitare l’intervento di terzi, l’appuntamento si prenderà con una video telefonata.
Quanto al voto all’estero, ha dichiarato che sono previsti dei cambiamenti in modo che possano esprimere le loro preferenze le persone a cui sta veramente a cuore questo tema.

Merlo ha anche raccontato di aver visitato lo stabilimento Fiat di Pernambuco, in Brasile, e di essere stato affascinato dall’equipaggiamento tecnologico. Costatazione che l’ha fatto sentire orgoglioso della sua italianità.

D’altro canto molto orgoglio l’abbiamo provato anche noi ascoltando il sottosegretario, soprattutto noi che conosciamo la sua storia e ne abbiamo seguito la folgorante carriera. Partito dai giovani di Feditalia, con il tempo e molta abilità, è arrivato ad occupare un posto politico di rilievo nel governo italiano.

Il Console Generale Riccardo Smimmo, nel suo intervento, ha illustrato il lavoro svolto dalla sede che dirige. Ha detto che nel corso dell’anno sono state riconosciute 7.500 cittadinanze italiane e sono stati consegnati 20.500 mila passaporti. Per l’efficiente lavoro svolto ha ringraziato tutti i suoi collaboratori e i dipendenti dell’ufficio consolare.

Ringraziamento più che dovuto visto che gli impiegati in dotazione ai vari consolati sono sempre di meno e devono lavorare sempre di più.

Nel corso della serata sono state consegnate quattro onorificenze: Adelmo Gabbi ha ricevuto l’onorificenza di Ufficiale della Stella d’Italia; Juan Pablo Maglier Marengo l’onorificenza di Ufficiale della Stella d’Italia; Roberto Gigliarelli e Leonino Tivelli la Stella al Merito del Lavoro. Dopo la cerimonia protocollare è iniziato lo spettacolo.

Tra i presenti il presidente della “Fundación Cultural Coliseum” Cristiano Rattazzi, l’ambasciatore d’Italia in Argentina, Giuseppe Manzo, il senatore Adriano Cario e molti politici del MAIE.

La rappresentazione dell’opera teatrale “Filumena Marturano” è stata superba grazie all’interpretazione degli attori Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses e alla regia di Liliana Cavani. La tragicommedia coniuga varie problematiche su cui bisogna pensare parecchio, presentata come una commedia ha suscitato le risa del pubblico in vari passaggi ed è stata a lungo applaudita. (edda cinarelli/aise) 

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Rapporto Censis: l’Italia preda di un sovranismo psichico

Giunto alla 52esima edizione, è stato presentato oggi il Rapporto Censis che ogni anno cerca di interpretare i più significativi fenomeni socio-economici del Paese. Diviso in quattro parti, le Considerazioni generali introducono il Rapporto descrivendo la transizione da un’economia dei sistemi a un ecosistema degli attori individuali, verso un appiattimento della società.

Nella seconda parte, La società italiana al 2018, vengono affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dell’anno: le radici sociali di un sovranismo psichico, prima ancora che politico, le tensioni alla convergenza e le spinte centrifughe che caratterizzano i rapporti con l’Europa, gli snodi da cui ripartire per dare slancio alla crescita. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro e la rappresentanza, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, la sicurezza e la cittadinanza.

L’ANALISI DEL RAPPORTO

LE RADICI SOCIALI DI UN SOVRANISMO PSICHICO: DOPO IL RANCORE, LA CATTIVERIA
La delusione per lo sfiorire della ripresa e per l’atteso cambiamento miracoloso ha incattivito gli italiani. Ecco perché si sono mostrati pronti ad alzare l’asticella. Si sono resi disponibili a compiere un salto rischioso e dall’esito incerto, un funambolico camminare sul ciglio di un fossato che mai prima d’ora si era visto da così vicino, se la scommessa era poi quella di spiccare il volo. E non importa se si rendeva necessario forzare gli schemi politico-istituzionali e spezzare la continuità nella gestione delle finanze pubbliche. È stata quasi una ricerca programmatica del trauma, nel silenzio arrendevole delle élite, purché l’altrove vincesse sull’attuale. È una reazione pre-politica con profonde radici sociali, che alimentano una sorta di sovranismo psichico, prima ancora che politico.

Che talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria dopo e oltre il rancore diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare. Il processo strutturale chiave dell’attuale situazione è l’assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive. L’Italia è ormai il Paese dell’Unione europea con la più bassa quota di cittadini che affermano di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori: il 23%, contro una media Ue del 30%, il 43% in Danimarca, il 41% in Svezia, il 33% in Germania.

Il 96% delle persone con un basso titolo di studio e l’89% di quelle a basso reddito sono convinte che resteranno nella loro condizione attuale, ritenendo irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita. E il 56,3% degli italiani dichiara che non è vero che le cose nel nostro Paese hanno iniziato a cambiare veramente. Il 63,6% è convinto che nessuno ne difende interessi e identità, devono pensarci da soli (e la quota sale al 72% tra chi possiede un basso titolo di studio e al 71,3% tra chi può contare solo su redditi bassi). La insopportazione degli altri sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili.
Le diversità dagli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi: il 69,7% degli italiani non vorrebbe come vicini di casa i rom, il 69,4% persone con dipendenze da droga o alcol. Il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani, quota che raggiunge il 57% tra le persone con redditi bassi. Sono i dati di un cattivismo diffuso che erige muri invisibili, ma spessi. Rispetto al futuro, il 35,6% degli italiani è pessimista perché scruta l’orizzonte con delusione e paura, il 31,3% è incerto e solo il 33,1% è ottimista.

Quel bisogno radicale di sicurezza che minaccia la società aperta.
Il 63% degli italiani vede in modo negativo l’immigrazione da Paesi non comunitari (contro una media Ue del 52%) e il 45% anche da quelli comunitari (rispetto al 29% medio). I più ostili verso gli extracomunitari sono gli italiani più fragili: il 71% di chi ha più di 55 anni e il 78% dei disoccupati, mentre il dato scende al 23% tra gli imprenditori. Il 58% degli italiani pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai nostri connazionali, il 63% che rappresentano un peso per il nostro sistema di welfare e solo il 37% sottolinea il loro impatto favorevole sull’economia. Per il 75% l’immigrazione aumenta il rischio di criminalità. Cosa attendersi per il futuro? Il 59,3% degli italiani è convinto che tra dieci anni nel nostro Paese non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse.

La raziocinante ricerca di un egolatrico compiacimento nei consumi.
Il potere d’acquisto delle famiglie italiane è ancora inferiore del 6,3% in termini reali rispetto a quello del 2008. E i soldi restano fermi, preferibilmente in contanti: nel 2017 si è registrato un +12,5% in termini reali del valore della liquidità rispetto al 2008, a fronte di un più ridotto incremento (+4,4%) riferito al portafoglio totale delle attività finanziarie delle famiglie. La forbice nei consumi tra i diversi gruppi sociali si è visibilmente allargata. Nel periodo 2014-2017 le famiglie operaie hanno registrato un -1,8% in termini reali della spesa per consumi, mentre quelle degli imprenditori un +6,6%. Fatta 100 la spesa media delle famiglie italiane, quelle operaie si posizionano oggi a 72 (erano a 76 nel 2014), quelle degli imprenditori a 123 (erano a 120 nel 2014). Molto difficilmente beni e servizi che non accendono desideri specifici dei singoli consumatori – divenuti ferocemente intelligenti nell’adottare una logica selettiva di egolatrico compiacimento – avranno una potenza attrattiva sufficiente per vincere la tendenza a tenere i soldi fermi, preferibilmente in forma cash.

Uno vale un divo: una società senza più miti, né eroi.
I dispositivi della disintermediazione digitale continuano la loro corsa inarrestabile, battendo anno dopo anno nuovi record in termini di diffusione e di moltiplicazione degli impieghi. Oggi il 78,4% degli italiani utilizza internet, il 73,8% gli smartphone con connessioni mobili e il 72,5% i social network. Nel caso dei giovani (14-29 anni) le percentuali salgono rispettivamente al 90,2%, all’86,3% e all’85,1%. I consumi complessivi delle famiglie non sono ancora tornati ai livelli pre-crisi (-2,7% in termini reali nel 2017 rispetto al 2007), ma la spesa per i telefoni è più che triplicata nel decennio (+221,6%): nell’ultimo anno si sono spesi 23,7 miliardi di euro per cellulari, servizi di telefonia e traffico dati. E abbiamo finito per sacrificare ogni mito, divo ed eroe sull’altare del soggettivismo, potenziato nei nostri anni dalla celebrazione digitale dell’io. Nell’era biomediatica, in cui uno vale un divo, siamo tutti divi. O nessuno, in realtà, lo è più. La metà della popolazione (il 49,5%) è convinta che oggi chiunque possa diventare famoso (il dato sale al 53,3% tra i giovani di 18-34 anni). Un terzo (il 30,2%) ritiene che la popolarità sui social network sia un ingrediente «fondamentale» per poter essere una celebrità, come se si trattasse di talento o di competenze acquisite con lo studio (il dato sale al 41,6% tra i giovani). Ma, allo stesso tempo, un quarto degli italiani (il 24,6%) afferma che oggi i divi semplicemente non esistono più. E comunque appena uno su 10 dichiara di ispirarsi ad essi come miti da prendere a modello nella propria vita (il 9,9%). In più, il 41,8% crede di poter trovare su internet le risposte a tutte le domande (il 52,3% tra i giovani).

Dall’assalto al cielo alla difesa delle trincee: il salto d’epoca nella missione della politica.
L’area del non voto in Italia si compone di 13,7 milioni di persone alla Camera e 12,6 milioni al Senato: sono gli astenuti e i votanti scheda bianca o nulla alle ultime elezioni politiche. La percentuale dell’area del non voto sul totale degli aventi diritto è salita dall’11,3% del 1968 al 23,5% del 1996, fino al 29,4% del 2018. Il 49,5% degli italiani ritiene che gli attuali politici siano tutti uguali, e la quota sale al 52,2% tra chi ha un titolo di studio basso e al 54,8% tra le persone a basso reddito. La funzione dei social network nella comunicazione politica è definita «inutile» o addirittura «dannosa» dal 52,9% degli italiani, mentre il 47,1% li giudica al contrario «utili» o «preziosi» perché eliminano ogni filtro nel rapporto tra cittadini e leader politici. L’abilità nel muoversi nella post-verità è la cifra del successo politico, se il 68,3% degli italiani ritiene che le fake news hanno un impatto «molto» o «abbastanza» importante nell’orientare l’opinione pubblica. Oggi sembra finito quel gioco combinatorio di identità e interessi che si proiettava nella domanda politica, anche perché i profili identitari dei diversi gruppi sociali sono sempre più sfumati e le relative constituency degli interessi sono sempre più disomogenee.

La leadership perduta dell’Unione europea.
Nell’Unione europea vive il 6% della popolazione mondiale, si produce il 22% del Pil e l’euro è il secondo mezzo di pagamento negli scambi planetari. Tra l’area dell’euro e l’Ue a 28 Paesi i tassi di crescita nel 2017 risultano allineati intorno al 2,4% e il rapporto debito/Pil è in media al di sotto del 90%. Al più alto Pil pro-capite dell’area dell’euro (quasi 33.000 euro annui, contro i 30.000 dell’intera Ue) si affianca un tasso di disoccupazione di un punto e mezzo in più tra chi non aderisce alla moneta unica. La quota di popolazione esposta al rischio di povertà o esclusione sociale si aggira per le due aree intorno al 22%. Ma emerge il fallimento dei processi di convergenza. Tra i 19 Paesi aderenti all’euro, solo 7 hanno un rapporto debito/Pil inferiore al 60% come stabilito negli accordi di Maastricht, e degli altri 12 sono in 4 a presentare una quota superiore al 100%.

Le ragioni economiche dello stare insieme.
Rispetto al 2010, in Italia gli investimenti sono ancora all’89,4% del valore di allora, i consumi delle famiglie al 97,4%, la spesa delle amministrazioni pubbliche al 99,1%, il Pil al 99,7% (a fronte di un dato medio europeo in questo caso del 110,6%). Solo l’export è cresciuto (+26,2%). Nel 2017 le esportazioni di merci hanno superato i 448 miliardi di euro (+7,4% rispetto al 2016), con un saldo commerciale positivo di 47,5 miliardi. Siamo il 9° Paese esportatore al mondo, con una quota di mercato del 2,9% (il 3,5% se si considera solo il manifatturiero). Le imprese esportatrici sono oggi 217.431 (8.431 in più dal 2012). E tutto ciò si svolge per la gran parte dentro l’Europa (il 55,6% del valore dell’export). Su 90,6 milioni di viaggiatori stranieri entrati in Italia nel 2017, ben 63,3 milioni (il 69,9% del totale) provenivano da Paesi europei. Dei 39,2 miliardi di euro spesi in Italia dai turisti stranieri, 22,8 miliardi sono attribuibili ai turisti europei (il 58,2% del totale). Ma oggi solo il 43% degli italiani pensa che l’appartenenza all’Ue abbia giovato all’Italia, contro una media europea del 68%: siamo all’ultimo posto in Europa, addirittura dietro la Grecia della troika e il Regno Unito della Brexit. Eppure, finora gli italiani hanno sempre partecipato alle elezioni europee con percentuali di affluenza di gran lunga superiori alla media dell’Ue: nel 2014 il 72,2% contro il 42,6%.

Crescere nell’innovazione: il traino comunitario.
La spesa pubblica destinata in Italia alla ricerca è scesa da poco meno di 10 miliardi di euro nel 2008 a poco più di 8,5 miliardi nel 2017. Nel periodo è passata da 157,5 euro per abitante a 119,3 euro. Per poter competere nella dimensione dell’innovazione, l’unica chance per l’Italia è una maggiore integrazione nei processi che si realizzano a livello comunitario. Per beneficiare del traino che l’Ue esercita attraverso programmi e fondi destinati ai singoli Paesi, come Horizon 2020. Dei quasi 77 miliardi di euro previsti nel budget del programma 2014-2020 ne sono già stati assegnati oltre 33 miliardi, di cui 2,8 all’Italia. Il nostro Paese è il 5° per finanziamenti ricevuti, dopo Germania, Regno Unito, Francia e Spagna. E il 4° per numero di progetti finanziati: il 9,5% dei quasi 92.000 progetti che hanno ricevuto il contributo.

Le quattro Europe: identità plurime e punti di rottura.
Alla vigilia delle elezioni europee del 2014, nel mezzo della crisi, i cittadini dei 28 Stati che dichiaravano di avere fiducia nell’Ue erano il 31%, ovvero 11 punti in meno del valore registrato nella primavera di quest’anno (42%). Nei Paesi in cui è elevata la fiducia nell’Ue e contemporaneamente è positivo il giudizio sulla situazione del proprio Paese si è registrata una forte risalita post-crisi, con una variazione del Pil nel periodo 2012-2017 che oscilla tra il +55,3% in termini reali dell’Irlanda e il +4% della Finlandia. Al contrario, nel gruppo di Paesi in cui la fiducia nell’Europa è bassa, anche il giudizio sulla situazione interna è negativo: tra questi figura l’Italia, insieme a Francia, Regno Unito, Spagna e Grecia. In questo gruppo il timore di rimanere senza un’occupazione è espresso dall’83% dei cittadini in Grecia e dal 69% in Italia, contro una media europea solo del 44%.
I giovani europeisti e le diversità culturali come destino.
Le giovani generazioni in Europa sono una minoranza. La quota di cittadini europei di età compresa tra 15 e 34 anni è pari al 23,7%, quella dei giovanissimi (15-24 anni) ha un’incidenza di poco superiore al 10%. In dieci anni, dal 2007 al 2017, la coorte dei 15-34enni si è contratta dell’8%. L’Italia, con la sua quota del 20,8% di giovani di 15-34 anni sulla popolazione complessiva, di tutti i 28 Paesi membri dell’Ue è quello con la più bassa percentuale di giovani, diminuita nel decennio del 9,3%. Libera circolazione, euro e diversità culturali come valori positivi rappresentano però le tre principali accezioni attribuite all’Europa dai giovani europei.

Gli snodi da cui ripartire: l’ipoteca sul lavoro.
Tra il 2000 e il 2017 nel nostro Paese il salario medio annuo è aumentato solo dell’1,4% in termini reali. La differenza è pari a poco più di 400 euro annui, 32 euro in più se considerati su 13 mensilità. Nello stesso periodo in Germania l’incremento è stato del 13,6%, quasi 5.000 euro annui in più, e in Francia di oltre 6.000 euro, cioè 20,4 punti percentuali in più. Se nel 2000 il salario medio italiano rappresentava l’83% di quello tedesco, nel 2017 è sceso al 74% e la forbice si è allargata di 9 punti. Tra il 2007 e il 2017 gli occupati con età compresa tra 25 e 34 anni si sono ridotti del 27,3%, cioè oltre un milione e mezzo di giovani lavoratori in meno. Nello stesso tempo gli occupati di 55-64 anni sono aumentati del 72,8%. In dieci anni siamo passati da un rapporto di 236 giovani occupati ogni 100 anziani a 99. Mentre nel segmento più istruito i 249 giovani laureati occupati ogni 100 lavoratori anziani del 2007 sono diventati appena 143. A rendere ancora più critica la situazione è la presenza di giovani in condizione di sottoccupazione, che nel 2017 ha caratterizzato il lavoro di 237.000 persone di 15-34 anni: un valore raddoppiato nell’arco di soli sei anni. Così come è aumentato sensibilmente il numero di giovani costretti a lavorare part time pur non avendolo scelto: 650.000 nel 2017, ovvero 150.000 in più rispetto al 2011.

I persistenti squilibri nella formazione del capitale umano.
L’Italia investe in istruzione e formazione il 3,9% del Pil, contro una media europea del 4,7%. Investono meno di noi solo Slovacchia (3,8%), Romania (3,7%), Bulgaria (3,4%) e Irlanda (3,3%). Tra il 2014 e il 2017 i laureati italiani di 30-34 anni sono passati dal 23,9% al 26,9%, ma nello stesso periodo la media Ue è salita dal 37,9% al 39,9%: ben 13 punti percentuali in più. Gli abbandoni precoci dei percorsi di istruzione nel 2017 riguardano il 14% dei giovani 18-24enni, contro una media Ue del 10,6%. A parità di potere d’acquisto, la spesa per allievo risulta inferiore alla media europea di 230 dollari nella scuola primaria, di 917 dollari nella secondaria di I grado, di 1.261 dollari nella scuola secondaria di II grado. Il divario più ampio è relativo all’educazione terziaria: in Italia si spendono 11.257 dollari per studente (7.352 dollari se si escludono le spese per ricerca e sviluppo), mentre la media europea è pari a 15.998 dollari (11.132 dollari senza la R&S), con una differenza dunque di ben 4.741 dollari (il 42% in più).

La crescita diseguale dei territori: l’Italia che va e quella che resta indietro.
A fine 2017 il Paese era ancora 4 punti sotto il valore del Pil del 2008, ma con regioni in pieno recupero (-1,3% la Lombardia e -1,5% l’Emilia Romagna) e altre in forte arretramento: -5,0% il Lazio, -6,2% il Piemonte, -7,9% la Campania, -10,3% la Sicilia, -10,7% la Liguria.

Una società che si lascia: la rottura delle relazioni affettive stabili. Ci si sposa sempre di meno e ci si lascia sempre di più. Dal 2006 al 2016 i matrimoni sono diminuiti del 17,4%, passando da 245.992 a 203.258. A diminuire sono soprattutto gli sposalizi religiosi (-33,6%), mentre quelli civili sono aumentati del 14,1%, fino a rappresentare il 46,9% del totale. Le separazioni sono aumentate dalle 80.407 del 2006 alle 91.706 del 2015 (+14%), mentre i divorzi, anche per impulso della legge sul «divorzio breve», raddoppiano letteralmente, passando dai 49.534 del 2006 ai 99.071 del 2016 (+100%). E cresce la «singletudine»: le persone sole non vedove sono aumentate de 50,3% dal 2007 al 2017 e oggi sono poco più di 5 milioni. (aise/07.12.2018) 

Marcelo Bomrad è il nuovo coordinatore della Lega in Argentina

Un altro importante tassello nel processo di strutturazione della Lega all’estero. Paolo Borchia, coordinatore federale di Lega nel Mondo, annuncia la nomina dell’ing. Marcelo Bomrad a referente del Carroccio per l’Argentina.

Nato a Buenos Aires, laureato alla locale università, Bomrad ha conseguito un MBA ad Harvard; attualmente, è azionista di maggioranza di un laboratorio farmaceutico.

“Gli italiani costituiscono una comunità di assoluto rilievo in Argentina – dichiara – paese dove sarebbe quindi naturale cercare di tutelare con convinzione gli interessi dei nostri connazionali. Il percorso è iniziato in Italia con Matteo Salvini e, d’ora in avanti, questo sarà il mio impegno, in linea con gli obiettivi espressi dalla Lega”.

“Si tratta di una nomina maturata dopo mesi di attenta analisi del contesto argentino – spiega Borchia – e il profilo di Bomrad aderisce alla perfezione alle capacità politiche ed alle qualità morali che stavamo cercando. Con il suo lavoro, sommato a quello di Luiz Osvaldo Pastore in Brasile e a quello di Giuseppe Di Cera in Venezuela, la presenza della Lega in Sudamerica inizierà ad essere operativa in maniera ancora più concreta”. (pubblicato da Italia Chiama Italia il 05.12.2018)

Inaugurato il nuovo Consolato a Recife

Tappa a Recife per il sottosegretario agli esteri Ricardo Merlo, in questi giorni in missione in Brasile.
Mercoledì 5 dicembre, il sottosegretario, insieme all’Ambasciatore d’Italia in Brasile, Antonio Bernardini, al Console Gabor De Zagon e a Luigi Vignali, Direttore generale della direzione italiani all’estero della Farnesina, ha inaugurato la nuova sede del Consolato d’Italia a Recife.

Presenti all’evento decine di connazionali, rappresentanti delle istituzioni, oltre a funzionari e impiegati del Consolato.

“Negli ultimi dieci anni – ha commentato a caldo Merlo – le notizie erano sempre di chiusure di Consolati e Ambasciate, noi stiamo facendo di tutto per invertire la rotta. Abbiamo già inaugurato la nuova sede dell’Ambasciata a Panama, la nuova sede dell’Ambasciata a Santo Domingo e ora stiamo inaugurando la nuova sede del Consolato a Recife, una struttura moderna, funzionale, dotata di alta tecnologia. Mi auguro – ha proseguito il presidente del MAIE – di poter inaugurare presto anche la nuova sede del Consolato a Montevideo, oltre a qualche possibile altra sede in terra brasiliana”.

L’inaugurazione della nuova sede, ha commentato Vignali su twitter, è “un importante rilancio di immagine ed efficienza, un passo decisivo verso servizi consolari sempre più rapidi, digitali, semplici per tutti i nostri connazionali residenti nel nord est del Brasile”.

Al termine della cerimonia di inaugurazione, Merlo si è recato al Porto di Suape per la visita al cantiere navale Fincantieri: “Un altro esempio di eccellenza italiana nel mondo”, ha commentato il sottosegretario, riferendosi allo stabilimento FIAT di Goiana visitato il giorno prima, definito dal senatore “un orgoglio italiano nel mondo”. (aise/06.12.2018) 

A Rosario gli stati generali della comunità italiana

Sabato 1 dicembre, si sono tenuti a Rosario gli Stati Generali della Comunità Italiana, organizzati dal Comites e dal Consolato Generale con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

È la prima volta che in Argentina, in una circoscrizione consolare, vengono convocati gli Stati Generali con la partecipazione di rappresentanti di enti ed associazioni, della rete consolare, per discutere, insieme ai consiglieri del Comites, sullo stato attuale della comunità e sulle vie da percorrere in futuro.
I lavori sono stati aperti dagli interventi del Console Generale, Martin Brook, dal presidente del Comites Franco Tirelli, da Mirella Giai e dal sindaco di Rosario Monica Fein.

Impegnato a Città del Messico per rappresentare l’Italia all’insediamento del Presidente Obrador, il Sottosegretario agli Esteri con delega per gli Italiani nel Mondo, Ricardo Merlo, ha inviato un videomessaggio in cui ha sottolineato l’importanza dell’evento. Presenti ai lavori anche il Coordinatore dell’Intercomites Argentina Dario Signorini e il Vicesegretario del CGIE per l’America Latina, Mariano Gazzola.

Più di 200 delegati provenienti da diverse città delle province di Santa Fe, Chaco, Formosa, Entre Rios, Corrientes, Misiones e nel nord di Buenos Aires, in rappresentanza di 120 organizzazioni della comunità, si sono ritrovate a Rosario: associazioni regionali italiane, società di mutuo soccorso, Camera di commercio, comitati della Dante Alighieri, i vice consoli e gli agenti consolari onorari, docenti e ricercatori di lingua e cultura italiana hanno analizzato la situazione di questa “grande rete di italianità”, tenendo conto dei continui cambiamenti del mondo di oggi. Oggi i cittadini italiani residenti nella circoscrizione sono circa 150.000; quasi il 50% della popolazione – quasi 4 milioni di persone – ha origini italiane.

I lavori degli Stati Generali si sono incentrati su tre temi: “Identità e cittadinanza italiana”, “Promozione della lingua e cultura italiana nella circoscrizione”, e “Integrazione dei giovani e delle nuove generazioni nella rete associativa”.

I temi sono stati presentati nei rispettivi tavoli tematici da Gazzola (Identitá e cittadinanza), dal consigliere del Comites Marcelo Pintagro (Lingua e cultura) e dal segretario del Comites Lucas Del Chierico (Giovani e nuove generazioni). Tanti gli interventi dei delegati che hanno attivamente partecipato ai dibattiti. Molti i punti comuni emersi tra i tre temi.

Alla fine, ogni tavolo ha sintetizzato le proprie raccomandazioni indirizzate a tutti gli operatori del Sistema Italia nella Circoscrizione.

“Riaffermando la loro identità italoargentina”, riportano gli organizzatori degli Stati Generali, “i delegati hanno evidenziato la necessità di aggiornare la legge di cittadinanza italiana alla luce della nuova realtá della comunitá italiana, assumendo l’impegno di avviare una discussione seria sulla riforma della legge e sottolineando l’importanza di sostenere lo ius sanguinis quale forma di trasmissione della cittadinanza italiana per i residenti all’estero, in vista del dibattito sui nuovi (o altri) principi di trasmissione o di riconoscimento di essa” ma “senza dimenticare la necessità di pensare “l’italianità” anche come una parte integrante della identità argentina, che consente di valorizzare la “collettività italiana”: cioé non solo gli “italoargentini” ma anche gli “argentini di origine italiana””.

In questo senso, “particolare importanza viene data all’insegnamento della lingua italiana come veicolo di avvicinamento culturale, per la piena identità di sé, anche riconoscendo le esigenze pedagogiche attuali e al pubblico al quale é diretto. Soprattutto se si considera che la maggior parte dei cittadini italiani sono di terza e quarta generazione, che hanno avuto poca interazione con coloro che sono emigrati. Da qui la necessità di aprire la partecipazione ai giovani, invitandoli ad essere protagonisti e ad assumere posti di responsabilità all’interno delle strutture associazionistiche e di rappresentanza giá esistenti per modificarle dall’interno”.

Infine durante i lavori è stata ricordata, da un lato, la necessità di “formazione dei dirigenti, affinchè comprendano tutte le potenzialità del “Sistema Italia””, e dall’altra “la richiesta di un maggior coordinamento tra tutti gli enti ed organizzazioni dell’italianità operanti nella Circoscrizione: “fare sistema” – è stato ribadito in conclusione – deve essere non solo un “leitmotiv discorsivo” ma anche e soprattutto il comportamento comune di tutti gli attori della italianitá nella Circoscrizione Consolare”. (aise/06.12.2018) 

Conte a Buenos Aires, presidente Macri: “Agenda ricca per il futuro tra Italia e Argentina”

Mauricio Macri, presidente della Repubblica Argentina, nella tarda serata italiana di giovedì ha accolto alla Casa Rosada il premier Giuseppe Conte per un bilaterale che e’ stato “molto proficuo”. Ha sottolineato l’opportunità di una “alleanza strategica tra le piccole e medie imprese italiane e quelle argentine” per dare a queste ultime maggiore valore e per dare una “grande spinta all’Argentina”.

Macri ha parlato di una “agenda ricca per il futuro” tra Buenos Aires e Roma, un futuro che chiama in causa “non solo le aziende italiane storiche gia’ attive nel Paese, ma anche iniziative di vario tipo come l’accordo sullo sfruttamento dei dati satellitari per le emergenze e quelli sottoscritti con Confindustria”.

Macri ha sottolineato che il mondo industriale italiano e’ “importante per aggiungere valore alle nostre imprese”. Perche’ l’Argentina punta “a non essere piu’ il granaio del mondo” riferendosi alla produzione di semi di soia e altri cereali, “ma il supermercato del mondo”.

In un “mondo globalizzato ma anche frammentato” serve “mantenere la coesione per reggere” le varie sfide. Così il premier Conte, alla vigilia dell’inizio del G20, il primo in Argentina e nell’America del Sud, parlando ieri nella serata di Buenos Aires durante un ricevimento con la comunita’ italo-argentina alla Casa Rosada, dopo l’incontro bilaterale con Macri.

Conte ha affermato che il summit tra le 20 principali economie al mondo “si preannuncia molto stimolante. Ho apprezzato i temi” selezionati da Macri per il G20: futuro del lavoro, le infrastrutture per lo sviluppo, il futuro alimentare sostenibile e la parita’ di genere. Secondo Conte, il leader argentino “ha individuato le sfide su cui noi governanti dobbiamo confrontarci e che richiedono grande responsabilità”.

Laura Neri (pubblicato su Italia Chiama Italia il 30.11.2018)

Lo spettacolo di Natale nel Teatro Coliseo: Filumena Marturano

Quest’anno, il Consolato Generale d’Italia in Buenos Aires ha organizzato per il tradizionale Spettacolo di Natale nel Teatro Coliseo, l’opera Filumena Marturano, che si terrà sabato 8 dicembre alle 18,30, e sarà replicata domenica 9 dicembre.

Nel ruolo di Filumena e Domenico, gli interpreti principali del testo, due grandi protagonisti della scena italiana: Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses, la regia è di Liliana Cavani. Lo spettacolo sarà rappresentato in lingua italiana sottotitolato in spagnolo.

Eduardo De Filippo è stato uno scrittore, attore, regista napoletano, molto sensibile alle problematiche del popolo, di cui è stato e voleva essere il portavoce, e di cui ha descritto senza anestesia le condizioni di vita prendendo posizione per gli ultimi. Aveva due fratelli Titina e Peppino, entrambi attori.

Filumena Marturano è una commedia teatrale in tre atti scritti, nel 1946, per Titina, che ne è stata la prima interprete. Si tratta sicuramente di una delle tragicommedie più conosciute di Eduardo. A renderla tanto familiare hanno contribuito sicuramente le sue versioni cinematografiche, un’argentina del 1950, interpretata da Tita Merello, su libretto di Ariel Cortazzo e Maria Luis Regas, regia di Luis Mottura. L’altra intitolata Matrimonio all’Italiana, (1964) con Sofia Loren, Marcello Mastroianni e la regia di Vittorio De Sica.  Un gran copione, recitato e rappresentato da giganti. Da una parte: la bellissima, sensuale e brava attrice napoletana,  l’interprete ideale per il testo, dall’altra il bello e bravo Marcello.

L’opera è stata presentata da altre famose attrici, come Regina Bianchi, Pupella Maggio, Valeria Moriconi, Lina Sastri e nel 2010 da Mariangela Melato accompagnata da Massimo Ranieri per il ciclo televisivo Il teatro di Eduardo.

Filumena Marturano parla dell’amore di una madre, una donna umile, che amante di un uomo ricco non gli rivela quale dei suoi tre figli è quello che ha avuto da lui. Lo fa per evitare che il padre faccia delle differenze obbligandolo in questo modo a non fare differenze tra i tre ragazzi. Per un testo umano ma anche provocatore, una regista altrettanto polemica, Liliana Cavani, che durante la sua  lunga carriera ha affrontato con realismo e direttamente qualsiasi tipo di situazioni anche le più scabrose e inquietanti.  Tra i suoi film più conosciuti: Il portiere di notte, che parla della relazione tra un carnefice e la sua vittima; Al di là del bene e del male, che presenta il triangolo amoroso di Friedrich Nietzsche, Paul Rée e Lou  Andreas Salomé; San Francesco un film  forte e crudo che dà del Santo di Assisi un’idea realistica e non dolciastra.

L’incrocio di tutti questi elementi sarà sicuramente una grande opera d’arte, da non perdere.

Edda Cinarelli 

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Profilo mediatico basso e poca attenzione a Roma

Profilo mediatico basso e attenzione rivolta a Roma, all’incontro con Junker e al dialogo con l’Europa appena avviato. Così, il Premier italiano Giuseppe Conte ha caratterizzato la sua partecipazione al G20 di Buenos Aires. Scelta agevolata anche dai “soliti” TrumpPutinXi Jinping, abituati a monopolizzare l’attenzione dei media. Il G20 argentino si è svolto nel Centro fieristico Costa Salguero, con i leader dei venti paesi più industrializzati del mondo, riuniti per discutere e cercare di risolvere i problemi che affliggono il pianeta o per stringere rapporti commerciali e di altra indole.

Piano piano, sono arrivati tutti, la maggior parte di loro è giunta nell’aeroporto Ministro Pistarini di Ezeiza, un comune fuori Buenos Aires, mentre il nostro primo ministro Conte e il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-In, sono sbarcati nell’aeroporto Jorge Newbery della città di Buenos Aires. Conte è stato ricevuto dal ministro di “Producción y Trabajo” Dante Sica.

Considerata l’importanza dell’incontro, i giornali, la radio, la televisione e i social network hanno iniziato a parlarne con insistenza da vari giorni. Si sono occupati molto: del principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed ben Salman, nel mirino per la morte del giornalista arabo Jamal Khashoggi, ucciso in una sede diplomatica araba in Turchia, e per la guerra in Yemen; di Donald Trump, un personaggio molto speciale; di Vladimir Putin presidente della Russia, in piede di guerra con l’Ucraina, e considerato intelligente, campione di arti marziali e un politico forte; di Emmanuel Macron ma non per ragioni politiche o perché questo presidente vorrebbe conservare e rafforzare l’Accordo di Parigi, per evitare il surriscaldamento del clima, ma per la storia di amore con sua moglie, Brigitte, di venticinque anni più grande di lui; di Theresa May, primo ministro inglese, per la situazione di rivalità determinata dalle Isole Malvine o “Falkland” in inglese.

Da notare che nelle prime fotografie di gruppo, a uno degli estremi delle foto ci sono il principe arabo, proprio per i sospetti su di lui, e Conte. Del nostro presidente del Consiglio dei Ministri, in effetti, i media hanno parlato pochissimo, l’hanno fatto solo Crónica e alcuni giornali poco diffusi, gli altri gli hanno dedicato solo poche righe in ampi articoli di presentazione del G20.

Ovviamente non si può, oggettivamente, parlare di un nesso di causalità, ma, neppure, si può escludere l’interpretazione maliziosa di chi pensa che la mancanza d’interesse sarebbe da collegare alla diffusa delusione causata, nella vastissima comunità di origine italiana d’Argentina, dall’indifferenza dell’Italia verso i migranti e i loro discendenti, che si manifesta nella cronica scarsità di risorse della rete diplomatica all’estero, e dalle speranze frustrate, seguite al grande entusiasmo suscitato dall’esercizio del diritto di voto all’estero, frustazione che ha portato ad un grande allontanamento politico e istituzionale.

Forse, e non per ultimo, bisogna anche considerare che i media argentini si sono schierati contro il governo populista di Cristina F. Kirchner, hanno contribuito non poco alla sconfitta del suo partito, Frente para la Victoria, nel 2015, e, adesso, considerano populista l’attuale governo italiano, non lo comprendono e sommariamente lo identificano con il Kirchnerismo.

Conte, tuttavia, ha avuto i suoi momenti argentini, sia sul piano della forma che della sostanza. Sul piano della forma, da registrare che l’ Università di Buenos Aires, ha conferito al premier italiano una laurea Honoris Causa, per il suo contributo allo studio delle relazioni tra sviluppo economico e ricadute sociali, in cui si è distinto come come giurista e come docente universitario. La cerimonia si è tenuta nella cornice dell’apertura del Centro Italo Argentino de Altos Estudios (CIAAE) , alla cui presidenza è stato destinato l’ex senatore italiano eletto all’estero Claudio Zin.

Da parte sua Conte, che si è detto onorato per il riconoscimento, ha sottolineato il prestigio dell’Università di Buenos Aires e dopo aver ricordato i profondi legami tra i due Paesi, ne ha auspicato un ulteriore sviluppo a partire dall’inaugurazione del Centro studi. Quindi ha tenuto una lectio magistralis su “Globalizzazione, sostenibilità, multeralismo, governi nazionali e imprese responsabili” nel mondo attuale.

Sempre sul piano della forma, Conte ha avuto, nella Casa de Gobierno Argentino, un incontro bilaterale con il Presidente dell’Argentina Mauricio Macri, cui ha fatto seguito un ricevimento offerto in suo onore dal Presidente Argentino. Nell’occasione il presidente Conte, accompagnato dall’Ambasciatore d’Italia in Argentina Giuseppe Manzo, ha incontrato esponenti della Comunità italiana.

Sul piano della sostanza, il capo del Governo italiano ha potuto mettere nel carniere politico la presa d’atto dell’avvenuto cambiamento di clima nei rapporti con le istituzioni europee. Un cambiamento reso di pubblico dominio dagli stessi interlocutori europei con dichiarazioni e anche semplici atteggiamenti nei confronti del rappresentante dell’Italia. Fanno testo per tutti gli “abbracci” di Jean Claude Juncker. (edda cinarelli/aise)

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