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June 2018

Ricky Filosa nominato portavoce del sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo

Il Sen. Ricardo Merlo, sottosegretario agli Esteri, ha nominato proprio portavoce Ricky Filosa, coordinatore del MAIE Nord e Centro America, giornalista, fondatore e direttore editoriale di Italiachiamaitalia.it.

“Ringrazio il Sen. Merlo per la fiducia che ha voluto dimostrare nei miei confronti”, dichiara il giornalista in una nota. “Questo incarico – prosegue – rappresenta un grande onore e una grande sfida con me stesso e mi sforzerò di portarlo avanti al meglio, consapevole della responsabilità del ruolo”.

“Per dare informazioni puntuali e costantemente aggiornate mi servirò come sempre anche delle nuove tecnologie dalle quali nel terzo millennio non si può prescindere. Mi sento in piena sintonia, non da oggi, con la visione culturale e politica del Sen. Merlo, politico lungimirante, e considero un privilegio poter continuare al suo fianco il percorso intrapreso da molti anni a favore degli italiani residenti all’estero“.

“Sapere di poter vivere insieme a lui i più importanti avvenimenti politici e istituzionali – conclude Filosa – mi riempie di emozione e mi dà la carica per affrontare con lo spirito giusto questa nuova entusiasmante avventura”.

Da parte sua il Sen. Ricardo Merlo ha dichiarato: “Conosco Ricky Filosa da oltre dieci anni, ottimo giornalista e direttore di testata. Un italiano residente all’estero che da più di vent’anni si occupa di italiani nel mondo, attivo nel settore del giornalismo ma anche in quello dell’associazionismo. Nel tempo ho potuto apprezzarlo, non solo come professionista della comunicazione, ma anche come persona capace di lavorare in squadra e come abile organizzatore di eventi e congressi. Ho piena fiducia in luie per questo l’ho nominato portavoce. Sono convinto – ha concluso il senatore – che saprà svolgere questo ruolo con serietà e impegno, con la puntualità e la passione che in tanti gli riconoscono”.

Ricky Filosa nelle prossime ore annuncerà le proprie dimissioni da direttore editoriale di ItaliaChiamaItalia, quotidiano online che ha fondato nel 2006, e comunicherà il nome di colui che lo sostituirà. (Italia Chiama Italia/28.06.2018)

Italiani all’estero, il 4 luglio alla Farnesina primo incontro del Sottosegretario Merlo con il CGIE

Il Sottosegretario agli Esteri, Sen. Ricardo Merlo, è atterrato nelle scorse ore nella sua Buenos Aires. Rientrerà a Roma lunedì, per un’altra settimana che già si annuncia ricca di impegni. Tra gli altri, quello di martedì mattina: il sottosegretario interverrà al 19esimo meeting dei Segretari Generali delle Camere di Commercio italiane all’estero (leggi il programma). E poi, mercoledì 4 luglio, l’Assemblea Plenaria del CGIE, nella Sala Conferenze Internazionali della Farnesina, primo incontro ufficiale del membro del governo italiano con una rappresentanza istituzionale degli italiani residenti all’estero.

“Anche se la partecipazione del sen. Merlo non è stata ancora confermata ufficialmente – si legge su Tribuna Italiana -, è quasi certa la sua presenza, vistal’importanza che il CGIE riveste nei rapporti tra le comunità e la Farnesina. C’è da ricordare che lo stesso Merlo fu consigliere del CGIE tra gli ormai lontani anni 2004 e 2006, prima di essere eletto deputato”.

“Successivamente – ricorda il periodico diffuso in Argentina – ha partecipato a numerose riunioni del Consiglio, compresa l’ultima plenaria, che si è tenuta quest’anno”.

“Al di là degli argomenti all’ordine del giorno, di per sé numerosi, probabilmente il sen. Merlo coglierà l’occasione per parlare di tutti gli aspetti delle politiche per gli italiani all’estero (non ultimo quello relativo ai fondi) e farà riferimento al ruolo del CGIE che spesso è stato oggetto di attacchi”.

Secondo quanto apprende Italiachiamaitalia.it, inoltre, il sottosegretario concentrerà il suo intervento su alcuni punti in particolare: tra questi, la necessità di riformare il voto all’estero. “Vogliamo un voto estero che abbia zero brogli”, ha detto il senatore dopo le consultazioni con l’allora premier incaricato Giuseppe Conte.

Laura Neri (pubblicato su Italia Chiama Italia il 29.06.2018)

A Bolzano stipendi medi più alti, a Ragusa retribuzioni più basse

Secondo la classifica aggiornata dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro contenuta nel terzo rapporto nazionale “Le dinamiche del mercato del lavoro nelle province italiane”, con 1.500 euro Bolzano rimane la provincia con il primato degli stipendi medi più alti fra gli occupati alle dipendenze: erano 1.476 euro nell’ultima rilevazione.

La ricerca completa è stata presentata oggi a Milano nell’ultima giornata della nona edizione del Festival del Lavoro, organizzata dal Consiglio nazionale e dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.

Dopo Bolzano segue Varese con 1.459 euro (rispetto ai 1.471 euro del 2017). Bologna sale al terzo posto con 1.446 euro (erano 1.424 euro l’anno scorso). Ci sono, poi, Como con 1.442 euro (1.449 euro nel 2017) e Milano con 1.431 euro (in crescita rispetto a 1.409 euro).

Tutte quelle citate sono retribuzioni più alte rispetto alla media nazionale (1.324 euro) e sono, per la metà delle province, collocate tutte al Nord della Penisola. Per trovare la prima provincia del Mezzogiorno con gli stipendi medi più elevati bisogna scendere fino al 56° posto dove, con 1.288 euro, c’è Benevento.

La provincia con le retribuzioni più basse, invece, è Ragusa con 1059 euro (erano 1.070 nell’ultimo report 2017). Il gap è del 30% rispetto a Bolzano. Ci sono poi Crotone con 1.118 euro (in discesa rispetto a 1.139 euro), Barletta-Andria-Trani con 1.121 euro (in miglioramento rispetto ai precedenti 1.112 euro), Lecce con 1.130 euro (rispetto ai 1.107 euro dell’anno scorso).

Paola Venturelli (pubblicato su Italia Chiama Italia il 29.06.2018)

Viaggiare sicuri nel mondo

“ViaggiareSicuri” “Dovesiamonelmondo”: due servizi che la Farnesina rilancia in periodo di vacanze e di spostamenti all’estero con una campagna di comunicazione, per coinvolgere un numero sempre maggiore di cittadini.

“Informatevi ed informateci – ricorda Stefano Verrecchia, Capo dell’Unità di Crisi – è da sempre il motto dell’Unità di Crisi della Farnesina. In oltre 30 anni di attività abbiamo sviluppato un insieme di servizi – la nostra sala operativa attiva h24, i portali “ViaggiareSicuri” e “Dovesiamonelmondo”, la App Unità di Crisi per dispositivi mobili – per orientare chi viaggia all’estero, nella consapevolezza di vivere un’epoca caratterizzata da fattori di rischio nuovi, mutevoli, in parte imprevedibili”.

Nel pianificare un viaggio all’estero – per turismo, per lavoro, per studio, per solidarietà, per sport – bastano pochi click su “ViaggiareSicuri”, il portale consultato ogni anno da milioni di persone, per farsi un’idea chiara delle condizioni di sicurezza nel Paese di destinazione, delle avvertenze relative a specifiche aree sensibili, dei comportamenti più adeguati ai quali attenersi durante il soggiorno. Registrando il proprio viaggio su “Dovesiamonelmondo”, si può restare in contatto con l’Unità di Crisi, facilitando l’assistenza in caso di emergenza.

La campagna di comunicazione punta infatti su tutte le tipologie di persone che vanno all’estero: chi viaggia per turismo, per lavoro, per seguire o partecipare ad eventi sportivi, per attività di solidarietà, per studio.

“Gli Italiani – conclude Stefano Verrecchia – possono far affidamento sul lavoro incessante di monitoraggio, analisi e pianificazione del nostro team a Roma, che opera in stretto raccordo con la rete diplomatico-consolare italiana, e si avvale del prezioso supporto di altre articolazioni dello Stato: una squadra, motivata ed affiatata, al servizio degli Italiani nel mondo”. (aise/29.06.2018) 

Papa Francesco, chi è veramente?

Apparentemente è un pontefice che si preoccupa per i poveri e che predica la solidarietà, tanto che in Italia lo definiscono comunista, dall’altro è il capo della Chiesa Cattolica, la lobby che con i suoi 2000 anni è una delle più antiche del mondo, superata in anzianità solo dal Giudaismo, ed è il Capo di Stato di un Paese, che è una monarchia assoluta, cioè è un sovrano del tipo del Re Sole.

Tornando al Cattolicesimo è stato più o meno forte secondo i periodi storici, c’è stata la Riforma, la Contro Riforma, la presa di Roma, ma costituisce un esempio di resilienza, adattamento e superazione quasi unico.

Siccome la Chiesa ne ha viste di tutti i colori, non possiamo pensare che un Papa sia un innocente, ma sempre una persona molto preparata, un eccellente politico, capace di giostrarsi tra tutti i poteri del mondo, quelli che contano veramente, per ottenere nel fondo che la sua lobby sia sempre tra le più forti. Allora il Papa da una parte ha incontrato David Rockefeller, Rothschild e John Henry Kissinger, i promotori del moderno sistema d’impoverimento della classe media e abbandono dei poveri, in due parole la moderna schiavitù, dall’altra Milagros Salas, leader indigena di Jujuy, stato al Nord – Ovest dell’Argentina – e ultimamente il nuovo vice premier e ministro del Lavoro italiano Luigi Di Maio, cui ha promesso appoggio.

Trattandosi del capo della Chiesa Cattolica si è schierato, e non poteva fare diversamente, contro il matrimonio gay, che ha definito “una manovra del demonio” – 2010- e circa un mese fa, riferendosi all’aborto l’ha definito un moderno olocausto. Parlando poi dei paesi europei, in cui da anni esiste la legge di depenalizzazione dell’interruzione della maternità, ha detto che, come facevano i nazi hanno messo in pratica un aborto selettivo per migliorare la razza. Ad ogni modo tirare in ballo i nazi è eccesivo, perché loro volevano sterminare un intero popolo, quello ebraico, mentre si presuppone che chi abortisce lo faccia per una ragione molto seria. E’ evidente che in linea con le posizioni storiche della Chiesa il Papa, i vescovi e i cardinali si sentono padroni della verità rivelata, della morale e segnalano con il dito chi la pensa in modo diverso, i peccatori, suscettibili alle lusinghe del demonio o nazisti d’oggi, quasi degli assassini compulsivi, cioè rifiutano la secolarizzazione della società.

Però questo Papa dinamitardo e sconcertante ha preso anche delle posizioni giuste, ha definito le motivazioni di Trump per denunciare l’accordo con Teheran come una “grancassa retorica”. Ha detto che Washington agisce sotto l’azione delle “pressioni saudite e israeliane” e della destra statunitense, che con “fanatica determinazione” vogliono cancellare l’epoca Obama.

Non è sfuggito alla diplomazia vaticana che il premier israeliano Netanyahu si sia fatto autorizzare dal Parlamento la facoltà di decidere in concreto da solo la dichiarazione dello stato di guerra in situazioni d’ “estrema emergenza” (ha bisogno solo dell’approvazione del ministro della Difesa). Così come in Vaticano hanno registrato che dallo scorso settembre – 2017- Israele ha organizzato le più imponenti manovre militari dell’ultimo ventennio, alla presenza di un Egitto amico, di un Libano incapace di aggressione, di una Siria stremata dalla guerra civile, di una Giordania notoriamente in buone relazioni con lo Stato di Israele. In riassunto Papa Francesco difende come può gli iraniani, visti come il cucco del mondo per propaganda degli U.S.A e di Israele e i Palestinesi. Per queste ragioni di alta politica internazionale continua a piacermi.

Edda Cinarelli

Consiglieri CGIE incontrano l’Ambasciatore d’Italia Giuseppe Manzo

Plenaria CGIE a Roma, dal 2 al 6 luglio. Proprio in vista dell’appuntamento, che si terrà alla Farnesina, i consiglieri eletti in Argentina hanno incontrato ieri Giuseppe Manzo, ambasciatore italiano a Buenos Aires.

A guidare la delegazione Mariano Gazzola, vicesegretario per l´America Latina del CGIE, giunto in ambasciata con gli altri consiglieri, Juan Carlos Paglialunga (Bahia Blanca), Guillermo Rucci (La Plata), Gerardo Pinto (Lomas de Zamora), Rodolfo Borghese (Cordoba) e Marcelo Carrara (Mar del Plata).

Tutti sono stati ricevuti dall’Ambasciatore e dal Consigliere d’Ambasciata per gli Affari Sociali ed Emigrazione, Omar Appolloni.

Durante l’incontro è stato fatto il punto della situazione dei servizi consolari e della loro digitalizzazione. Tra i temi affrontati anche quello che riguarda la promozione della lingua e cultura italiana nel mondo, il rapporto con le diverse Regioni e i progetti da portare avanti; si è discusso poi delle donne in emigrazioni, dei nuovi migranti in Argentina e della mobilità giovanile, in particolare in vista del Congresso dei Giovani Italo-Argentini per giugno 2019. (Italia Chiama Italia/22.06.2018)

Scuole italiane all’estero, Merlo e Borghese (MAIE) ricevono Sergio Badino (Dante Alighieri di Cordoba)

Il sottosegretario agli Esteri, Sen. Ricardo Merlo, e l’On. Mario Borghese, MAIE, hanno ricevuto oggi alla Farnesina Sergio Badino, il rappresentante legale della scuola paritaria Dante Alighieri di Cordoba.

Il sottosegretario Merlo ha evidenziato come sia attiva e organizzata la grande comunità educativa presente nella circoscrizione consolare di Cordoba, con scuole della Dante Alighieri particolarmente apprezzate a Cordoba, Rio Cuarto, San Francisco, Villa Maria, la Falda, Santiago e Castel Franco.

“Promuovere e valorizzare la cultura italiana nel mondo, in particolare l’educazione scolastica improntata alla tradizione pedagogica italiana, è fondamentale per mantenere alta la considerazione che ha il nostro Paese oltre confine”, ha sottolineato il sottosegretario.

“La preparazione didattica e culturale dei nostri figli deve essere il nostro fiore all’occhiello rispecchiando le radici storico-artistiche e letterarie che tutto il mondo ci invidia – ha aggiunto l’On. Borghese -, bisogna puntare proprio su scuole come quelle del circuito Dante Alighieri per guardare al futuro con la certezza di dare ai nostri giovani le prospettive di successo nella vita e nel lavoro cui aspirano. Ci sentiremo fortemente impegnati su questo fronte – ha concluso il deputato del MAIE -, desiderosi di poter soddisfare tutte le richieste volte a migliorare e rafforzare la rete scolastica ed educativa a Cordoba, in Argentina e in tutta l’America Latina”. (Italia Chiama Italia/21.06.2018)

Dall’Argentina a Siracusa per amore di Santa Lucia: intervista ad Alicia Cassia, Sicilia nel Mondo a Buenos Aires

L’appuntamento in un noto hotel di Ortigia con vista sulla fonte Aretusa, è servito a consegnare ad Alicia Cassia, corrispondente del Progetto Sicilia nel Mondo da Buenos Aires, il primo premio del Concorso fotografico 2017 /2018 “Il Natale a casa mia tra presepe, albero e auguri, nella più totale atmosfera siciliana”, ideato dal team del “Progetto Sicilia nel Mondo” e dedicato a tutti i siciliani che vivono all’estero.

Dopo le foto di rito, ci siamo seduti a parlare e a raccontare le nostre esperienze comuni, in particolare assieme alla coordinatrice del Progetto Carmen Intile, abbiamo avuto modo di ricordare la splendida figura dell’avv. Mimmo Azzia e delle tante attività svolte, per dieci lustri a favore dei siciliani all’estero.

L’incontro è servito anche a realizzare una intervista, mirata a far conoscere meglio la figura di donna Alicia Cassia, grande devota di S. Lucia e cittadina onoraria di Siracusa. (Italia Chiama Italia/21.06.2018)

Cos’è la sicilianità per Alicia Cassia?

La sicilianità è il piacere di ritornare, il piacere di vivere la terra dei nostri avi, sentire il calore e guardare i colori accesi dal sole, che nei nostri cuori non sbiadiscono mai. Io non potrei vivere senza pensare di poter fare qualcosa per la Sicilia e i siciliani.

Viene periodicamente a Siracusa?

Sì, due volte l’anno a dicembre vengo da venticinque anni e a maggio da cinque, in occasione degli eventi religiosi dedicati a S. Lucia, la Santa amata a Siracusa e anche a Buenos Aires, dove c’è il “Circolo Cattolico S. Lucia siracusana” ideato grazie all’impegno dei salesiani, presieduto prima da mio padre per tantissimi anni.

Chi Le ha inculcato l’amore verso S. Lucia?

Mio padre mi ha insegnato la devozione e l’amore per S. Lucia, mia madre mi ha insegnato a pregare S. Lucia, ho capito negli anni che la fede e la preghiera mi hanno dato tanto, per me S. Lucia è luce e guida.

Cosa vuole dire a noi siciliani?

A Voi cari amici devo dire grazie per l’affetto e per avermi assegnato il primo posto nel premio fotografico dedicato al Natale. Grazie per quello che fate con il “Progetto Sicilia nel Mondo” e per aver riallacciato i legami con le nostre comunità che vivono in Argentina e nel mondo, ne sentivamo il bisogno.

Secondo Lei i social sono serviti a riallacciare i legami?

Con la comunicazione e i social avete accorciato le distanze e reso possibile un nuovo dialogo. Vi chiedo di venirci a trovare e incrementare gli scambi culturali, i social aiutano ma non bastano, ci vuole periodicamente pure il contatto personale. Spero ci sia una nuova sensibilità da parte della Regione Sicilia per sostenere e incrementare i legami con chi è andato via non volontariamente ma per necessità per trovare un mondo migliore.

Vuole lanciare un messaggio al Presidente Nello Musumeci?

Durante il mio soggiorno ho avuto modo di incontrare il Presidente Nello Musumeci, invitandolo a venire in Argentina, devo dire che mi è sembrato interessato, a lui ho ribadito che la Sicilia non può dimenticarsi dei siciliani che nei secoli sono andati via per necessità.

Vuole dare un consiglio, per migliorare e far crescere le attività del progetto?

Suggerisco di creare attività turistiche e culturali, seguite dal Vostro team, che permettano a noi tutti di poter ritornare in Sicilia per brevi periodi, ma Vi prego di farci trovare la giusta accoglienza e il calore umano, che ci permetta di vivere la vacanza in modo speciale e indimenticabile. Naturalmente vi aspettiamo in Argentina per ricambiare l’ospitalità e per fare risvegliare la sicilianità ai tanti nostri giovani, che stanno perdendo certi nostri valori.

Come stanno oggi i nostri amici siciliani in Argentina?

Noi in Argentina viviamo bene, certo le crisi economiche periodiche non aiutano, ma il siciliano si è sempre saputo difendere, superando tante avversità, con il lavoro e la cura della famiglia e Vi posso assicurare le nostre famiglie sono veramente speciali.

La cucina italiana seconda al mondo per quota di mercato dopo quella cinese

Una ricerca commissionata da Alma, la scuola internazionale di cucina italiana, e sviluppata da Deloitte, presentata oggi a Bologna al centro congressi del parco Fico-Eataly world, parla molto chiaro: la cucina italiana come quota di mercato è la seconda a livello globale (col 13%) dietro solo a quella cinese. E vale ben 209 miliardi di euro.

Dunque la cucina italiana per molti è la più amata al mondo, ma quella cinese è quella che va per la maggiore. Il mercato della ristorazione mondiale nel 2016 ha raggiunto un valore complessivo di 2.210 miliardi di euro, l’Italia e’ il quinto Paese al mondo con una quota del 4% (42 miliardi di euro il volume d’affari generato).

Col 13%, si legge sulla agenzia Dire, la cucina italiana risulta la seconda a livello globale dopo quella cinese (19%) e davanti alla cucina americana (10%), indiana e giapponese (9%), francese (5%) e messicana (2%). Tutte le altre cucine del mondo, dalla thailandese alla vietnamita, dalla spagnola alla greca fino a quella africana, rappresentano nel complesso il 32% del mercato.

“La principale sfida della ristorazione italiana ora e’ adattarsi ai nuovi trend di consumo fuori casa – sostiene Tommaso Nastasi di Deloitte – orientati a una cucina meno codificata, senza perdere quei caratteri distintivi del Made in Italy”.

Jessica Felix (pubblicato su Italia Chiama Italia l’11.06.2018)

Giulietta Lanteri, il medico che ha provocato la società argentina

Il fatto è che se non le fossero state dedicate una stazione della linea h del metrò e una strada in Puerto Madero nessuno saprebbe che è esistita. In effetti, intenzionalmente volevano farla sparire dalla storia argentina e convertirla in un’altra “desaparecida” ma non ci sono riusciti. Grazie al lavoro di alcune ricercatrici storiche, che hanno indagato, frugato nelle biblioteche, cercato riviste e giornali del suo tempo, Giulietta con il suo vestito bianco continua a essere un punto di riferimento, una luce, un faro, per ogni donna che desidera l’uguaglianza di diritti tra uomo e donna. Se si cerca in Google, “Fondazione del Partito Femminista Argentino” si trova subito la notizia che è stato fondato da Eva Peron nella decade del ’40, frugando ancora un po’ compare il nome di Giulietta Lanteri tra le anticipatrici del femminismo. Niente di più inesatto, il Partito femminista Argentino è stato fondato nel marzo 1919 da Giulietta Lanteri, nel corso di un’assemblea in cui è stata nominata segretaria generale del Comitato del partito femminista nazionale la sig.ra Adela García Salaberry, che fino allora era stata collaboratrice della Rivista femminista Nuestra Causa. Ma perché volevano cancellare ogni traccia di questa donna? Prima di tutto perché con la sua intraprendenza, la sua audacia minava i valori maschilisti della società del suo tempo poi perché le doti della forza e del coraggio, in Argentina, dovevano essere prerogative di una sola donna: Eva Peron. Nessuno può negare i meriti di Eva però è giusto ricordare anche quelli delle lottatrici che l’hanno preceduta e le hanno segnato la strada.

Giulietta ha fatto della lotta uno stile di vita, ha combattuto molto, ha avuto soddisfazioni e delusioni ma non è riuscita a cambiare la situazione della donna. Ci sono voluti molti anni per migliorarla ma ancora adesso, quasi cent’anni dopo la sua morte, ci sono ancora molte mete da raggiungere per la completa parità con gli uomini.

Giulietta Lanteri era nata in il 22 marzo 1873 in Piemonte, a Piaggia, una frazione di Briga Marittima, che ora si chiama Le Briegue e dal 16 settembre 1947 è passata in Francia al confine con l’Italia.

E’ emigrata in Argentina all’età di sei anni con la  sua famiglia, che si è stabilita a La Plata.

L’ostinazione e la trasgressione intelligente l’hanno caratterizzata fin da giovane, non accettava di essere rilegata in casa ma voleva diventare medico. Ha scelto così di ottenere il diploma di Scuola Superiore nel “Colegio Nacional de La Plata”, che era maschile.  Non potendo frequentare la scuola ha studiato in privato, si è presentata a dare gli esami finali e li ha superati ed ha conseguito il titolo ansiato. Arrivato il momento dell’Università ha scelto medicina, dove ha messo in imbarazzo professori e compagni nelle lezioni di anatomia. Si è laureata nel 1906 con una tesi sui tumori ed è stata la sesta donna in Argentina a conseguire la laurea in Medicina. Nel 1907 ha cercato di iscriversi al master in malattie mentali ma è stata rifiutata perché straniera. Non si è persa d’animo, le difficoltà la stimolavano. Immediatamente ha rimediato alla difficoltà prendendo nel 1911 la cittadinanza argentina, prima di lei non l’aveva fatto nessuna. Intanto nel 1910 aveva organizzato con altre donne intraprendenti il Primo Congresso Internazionale Femminista, inaugurato il 18 marzo, nella sede dell’Unione Operai, in via Sarmiento al 1300, e svolto nella sede della scuola Presidente Roca. Appena ottenuta la cittadinanza argentina si è iscritta nella Camera elettorale, perché si era accorta che secondo la Legge 5098, sul voto, che per esercitare tale diritto bisognava essere maggiorenni, saper leggere e scrivere e superare un certo reddito. Il 23 novembre 1911 si è recata a votare nella chiesa di San Giovanni Evangelista, tra lo stupore di tutti. Il giorno dopo la Giustizia ha invalidato il suo voto ed ha aggiunto alla legge elettorale l’emendamento che per votare bisognava essere uomini.

Nel 1919, dopo aver fondato il Partito Femminista, si è presentata come candidata a deputato per il suo partito alle elezioni. Anche in questo caso l’astuta dottoressa si era accorta che esisteva un voto nella legge elettorale. La Costituzione Nazionale stabiliva che le donne non potevano votare ma non c’era scritto che non potevano essere elette. Lanteri ha ricevuto 1730 voti, tutti maschili.

C’è da dire che durante tutti i suoi anni di lotta la rivista Caras y Caretas e le altre dell’epoca la mostravano come un personaggio ridicolo e  con un atteggiamento di superiorità insinuavano  che lei e le altre femministe erano affette da uno strano virus.

Giulietta continuava a provocare e alla fine il 25 febbraio 1932, ai 56 anni è morta vittima di un incidente automobilistico. C’era già stato il golpe del ’30, i militari e la Liga Patriotica volevano cancellare ogni speranza di libertà delle decadi anteriori.

Edda Cinarelli

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