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February 2018 - page 2

C’era una volta

La lavorazione della lana è conosciuta in Casentino da tempi remoti: arrivata coi Romani la tessitura era destinata a non lasciare la valle mai più. Dagli antichi pesi per telaio al simbolo dell’Arte della Lana nello stemma di Stia, la tradizione non ha fatto che reincarnarsi fino ad accendersi nell’abbaglio del panno Casentino.

Un documento del 1349 parla di “gualchiere per purgare e sodare i panni”: già allora a Stia veniva tessuta una stoffa rustica e compatta, da vendersi a Prato e Firenze. Ideale per la resistenza all’usura e alle intemperie, era usata da monaci e pastori. All’inizio fu proprio l’ostilità dei Magistrati dell’Arte della Lana della città del giglio a imporre una rifinitura grossolana alla lana casentinese: simile al saio dei francescani non avrebbe fatto concorrenza alla produzione cittadina. E quando a metà del Cinquecento i pannaioli riuscirono a migliorarne la qualità, l’Arte impose un marchio che distinguesse le stoffe di Stia da quelle cittadine.

Nel frattempo i tessitori continuavano a raffinare le tecniche di lavorazione tra le botteghe sotto i portici del Borgo Maestro…

 

Il panno casentino

Nell’800 il nome stesso del Casentino divenne sinonimo dell’inconfondibile panno pesante, arricciato e (spesso) arancione prodotto proprio a Stia. Il mitico colore si dovette a un errore: la tintura venne fissata, per inesperienza, con l’allume di rocca anziché col solfato di alluminio – che avrebbe restituito un rosso vivo – ma la novità non dispiacque, e fu così che l’arancio un po’ alla volta si fissò indissolubilmente tanto nei panni quanto nell’immaginario collettivo. Presto a quel colore fu affiancato il verde, un tocco di eleganza definitivo: i cappotti di Casentino erano ormai indossati da personaggi come Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini o il barone Bettino Ricasoli.

 

Il lanificio di Stia e il Museo dell’Arte della Lana, Stia

Dal 1738 a Stia la manifattura della lana conobbe un improvviso sviluppo: Francesco III di Lorena liberalizzò sia la produzione che il commercio dei panni in tutta la Toscana, finivano i privilegi per l’Arte della Lana fiorentina. Più tardi il merito della continua crescita fu della famiglia Ricci, che nel 1852 costituì la Società di Lanificio di Stia. All’Esposizione Nazionale del 1861, la prima dell’Italia unita, il Lanificio vinse la medaglia d’oro per i panni militari. Nel 1894 il Lanificio passò alla famiglia Lombard, che ne affidò la direzione al veneto Giovanni Sartori, allievo di Alessandro Rossi, fondatore della LaneRossi di Schio. Sartori portò la fabbrica al livello dei più importanti lanifici italiani e nel 1918, anno della sua morte, il Lanificio era all’apice del suo prestigio (forniva addirittura Casa Savoia!). Alla fine della Prima Guerra mondiale i 500 operai producevano oltre 700.000 metri di stoffa. Tra le due guerre il Lanificio resse la concorrenza ma poi entrò in una crisi che lo portò al fallimento del 1985. Oggi le sue gloriose strutture ospitano il Museo dell’Arte della Lana, mentre la tradizione del panno è tenuta in vita da altri lanifici del territorio.

Elezioni politiche 2018: sette liste in Sud America

Sette liste si contenderanno i quattro posti alla Camera e due al Senato in rappresentanza degli italiani residenti nell’America Meridionale, nelle elezioni del 4 marzo. E tra nomi”,”spunta qualche sorpresa, come la presenza tra i nomi proposti dall’on. Renata Bueno di Rodolfo Barra, ex ministro e avvocato difensore dell’ex presidente argentino Carlos Menem. O la decisione di impegnarsi nella politica italiana di Piero De Benedictis, famoso in tutta l’America Latina semplicemente come Piero, cantante apprezzato e impegnato in cause civili e sociali, nelle liste del Pd.

Come è noto da noi si vota per corrispondenza e allo scrutinio dei voti parteciperanno le buste che arriveranno nelle sedi consolari entro le ore 16 di giovedì 1 marzo. Sette liste come nelle elezioni del 2013, rappresentando più o meno gli stessi schieramenti.

A cominciare dal MAIE di Ricardo Merlo, protagonista centrale delle vicende dell’America Meridionale, come lo ha riconosciuto perfino il Corriere della Sera, che, lo scorso 21 gennaio, in un articolo sul voto nella circoscrizione estero scriveva: “In Sud America le carte le distribuisce il MAIE guidato da Ricardo Merlo”. E che propone come novità, lo stesso Merlo candidato al Senato invece che alla Camera e una lista molto aperta a tutti i Paesi dell’America Meridionale, come a sottolineare che è espressione della sua rappresentatività continentale.

A seguire il Pd, nel quale gli attuali deputato e senatore, Fabio Porta e Fausto Longo rispettivamente, si candideranno per conquistare un seggio nel ramo opposto del Parlamento. Nella lista del Pd, oltre a Longo, ci sarà un esterno famoso nel suo campo, il cantante Piero (al secolo Piero De Benedictis), che tenterà la via della politica italiana.

Una prassi, quella di aggiungere un famoso o un mediatico alla lista, percorsa in precedenti elezioni dall’Usei di Eugenio Sangregorio. Con lui si candidarono a suo tempo senza successo Claudio Zin e Donato De Santis.

Nome esterno al mondo della comunità italiana nella lista di Renata Bueno (Civica Popolare, ndr), la deputata residente in Brasile, eletta alla Camera nel 2013 proprio nella lista dell’Usei e che ora tenterà il bis con una lista propria, abbinata a quella del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

La sorpresa nella lista dell’on. Bueno è la presenza come candidato al Senato dell’ex ministro della Giustizia e ministro della Suprema Corte di Giustizia all’epoca del presidente Carlos Menem, di Rodolfo Carlos Barra che continua ad essere avvocato difensore dell’ex presidente nei numerosi processi che ha a suo carico.

Oltre a Barra, tra i candidati dell’Argentina alla Camera nella lista dell’on Bueno, c’è l’avv. Nicolás De Bernardi, coordinatore del LIA, il laboratorio di idee italiane in Argentina, costituito tre anni fa su impulso dell’Ambasciata, per promuovere la partecipazione di giovani professionisti nei rapporti tra l’Italia e l’Argentina.

Passando alla lista del centrodestra, la coalizione di Forza Italia, la Lega e Fratelli d’Italia, presenta pochi nomi noti nella nostra comunità. Soltanto Gustavo Velis, dirigente di Mar del Plata, candidato anche in precedenti elezioni, e Nicolás Moretti, anche lui candidato in precedenti elezioni e organizzatore da tre anni del Festival della Canzone Italiana che si tiene a La Plata. Entrambi sono consiglieri dei Comites delle rispettive città.

Della comunità italiana in Mar del Plata (presente anche nella lista del Pd con Alberto Becchi e del MAIE con Maria Valeria Lalanne) è Monica Patricia Rizzo, candidata alla Camera di Liberi e Uguali, il partito di sinistra del presidente del Senato Pietro Grasso. Nella lista anche Damian Miguel Loreti, rappresentante del Patronato SIAS in Argentina, espressione del Movimento Cristiano Lavoratori, che storicamente è stato vicino a Berlusconi.

Ci sono poi altre due liste, Unital e M5S. Unital è una lista civica e associativa, della quale fanno parte tra gli altri, il presidente del Comites di Morón Francesco Rotundo, Leonardo Schifani, viceconsole d’Italia in Zarate e Antonio Morello, consigliere del Comites di Buenos Aires.

Infine una curiosità per quanto riguarda la lista del movimento 5 stelle: in essa non ci sono italiani residenti in Argentina, caso unico tra le sette liste”.

Il 40% dei giovani lontano dalla politica

Difficile oggi prevedere quanti giovani andranno alle urne il 4 marzo e quale forza politica sceglieranno. Ci sono però due elementi solidi che possono aiutare a capire l’orientamento delle nuove generazioni.

Il primo è l’atteggiamento di fondo verso i singoli movimenti e partiti, che consente di ottenere un’idea sul bacino potenziale da cui può pescare ciascuna forza politica. Il secondo è la distanza da tutta l’attuale offerta politica, che permette di ricavare una misura della possibile astensione.

In uno studio in corso di pubblicazione nell’edizione 2018 del Rapporto giovani dell’Istituto Toniolo, sono stati analizzati in modo approfondito i dati di un’indagine condotta ad ottobre 2017 sull’atteggiamento delle nuove generazioni (campione di 3034 persone di età 20-34 anni rappresentativo su scala nazionale) verso la politica e sul loro orientamento al voto, in combinazione con il profilo sociale, la condizione economica e i valori di riferimento.

L’indagine sarà pubblicata, in aprile, nel volume “La condizione giovanile in Italia – Rapporto Giovani 2018” (ed. Il Mulino), che raccoglierà dati e analisi dell’indagine dell’Istituto Toniolo realizzata in collaborazione con l’Università Cattolica e con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo.

In una delle domande chiave dell’indagine veniva chiesto di assegnare un giudizio da 1 a 10 a ciascuna delle forze politiche italiane. Oltre il 40 percento degli intervistati le ha bocciate tutte, evidenziando una disaffezione verso tutta l’offerta politica.

Il rimanente 60 per cento ha trovato almeno una forza politica a cui dare la sufficienza (giudizio da 6 in su). Sul totale degli intervistati a ottenere la parte più elevata di giudizi positivi (o quantomeno non negativi) è il Movimento 5 stelle con un valore pari al 30 per cento. Questo significa che la metà di chi ha dato almeno una sufficienza (i non del tutto “disaffezionati”) ha indicato il M5S tra i partiti visti favorevolmente.

Si tratta – ricordano i curatori del rapporto – di un bacino potenziale di voti perché se il giudizio positivo porta l’intervistato che lo ha espresso a prendere in considerazione la possibilità di votare il M5S, lo stesso intervistato può aver dato un giudizio favorevole anche ad un’altra forza politica e alla fine scegliere quest’ultima (o non andare a votare).

Il bacino potenziale dice solo che l’intervistato guarda con possibile interesse il partito/movimento corrispondente, ma la possibilità di recarsi al seggio e dare un voto effettivo dipende da fattori che si giocano nelle ultimissime settimane della campagna elettorale.

Dopo i 5 stelle si collocano Pd e Lega con un bacino potenziale attorno al 20% (su tutti i giovani, e pari al 30% su chi non è “disaffezionato”). Segue Forza Italia con il 15,5%, mentre le ali più a sinistra e più a destra arrivano attorno al 13%.

Detto in altre parole chi è lontano da tutti i partiti/movimenti è pari al 40%. Se tutti gli altri andassero a votare, più o meno convinti, il M5S potrebbe arrivare al 50% se riuscisse a mobilitare verso le urne tutto il suo bacino potenziale. Il Pd e la Lega potrebbero al massimo arrivare al 33%, Forza Italia non molto oltre il 25%.
Ma chi sono i “disaffezionati”? Che caratteristiche hanno? È interessante notare come oltre metà di questa larga disaffezione (il 52,5%) non si riconosce nella distinzione tra destra e sinistra. Questo significa che più di un disaffezionato su due (quindi oltre il 20% di tutti i giovani) non è solo lontano dagli attuali partiti ma si sente estraneo alla politica.

Questi sono i giovani che rischiano di rinunciare definitivamente ad occuparsi della politica, non in termini di partecipazione ma anche di informazione e interesse. Risultano, infatti, anche i più lontani dalle istituzioni presentando un livello di fiducia più basso anche rispetto agli elettori del M5S.

È comunque interessante notare come, tra chi si dispone nell’asse Destra/Sinistra, prevalgano i disaffezionati di area centro-sinistra: il 30,5% contro il 16,0% di area centro-destra. Si tratta in buona parte di delusi dall’esperienza di governo degli ultimi anni.

“I dati di questa ricerca evidenziano come ben quattro intervistati su dieci si sentano lontani da tutte le forze in campo. Eppure l’attuale offerta politica propone un ampio menù di partiti di governo e di opposizione, di destra e di sinistra, tradizionali e antisistema”, commenta Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale, coordinatore scientifico del Rapporto Giovani. “Va, inoltre, evidenziato che solo poco più di un giovane intervistato su tre esprime una vicinanza univoca e forte ad almeno un partito o movimento. Emerge, quindi, un bacino molto ampio di incertezza e potenziale astensione che va a confermare l’idea di un comportamento elettorale delle nuove generazioni molto fluido e difficile da prevedere (sia rispetto alla scelta di andare a votare, sia rispetto a quale segnale dare con il proprio voto formalmente espresso). Metà di questa larga disaffezione non si riconosce nella distinzione tra destra e sinistra, mentre l’altra metà sembra soprattutto delusa dalla propria area politica di riferimento. E a deludere di più, come spesso accade, è chi governa. In sintesi, l’orientamento politico dei giovani appare molto articolato, con una bassa adesione ai partiti tradizionali, forte disaffezione generalizzata, alta disponibilità a dar consenso a chi dà voce alla protesta e alla frustrazione. Il ritratto di una generazione delusa e confusa rispetto all’offerta attuale ma soprattutto rispetto alla propria condizione, con una grande domanda di alleati solidi e affidabili con i quali immaginare un destino migliore per il Paese”. (aise)

Il ruolo della rappresentanza

Sono convinto che l’approccio giusto per ottenere azioni che promuovono la partecipazione attiva degli Italiani all’estero alla vita politica Italiana, e per far si che quest’ultima abbia una valida ricaduta sulla nostra collettività all’estero, serva un vero sistema di rappresentanza nel quale i parlamentari eletti nella nostra circoscrizione abbiano un ruolo speciale da svolgere. Il primo livello di rappresentanza, lo svolge la cittadinanza organizzata che trova nel volontariato uno dei contesti più favorevoli, promuovendo il ruolo delle associazioni, che sono state un simbolo indiscusso dell’italianità nel territorio e che hanno garantito una presenza capillare e un punto di riferimento per chi ha voluto mantenere vive nelle nostre realtà la propria identità e le proprie radici italiane. Il secondo livello, certamente istituzionale lo costituiscono i Comites, istituiti dalla legge italiana sin dal 1985, che rappresentano uno strumento di dialogo tra le nostre collettività e le autorità Consolari Italiane. I Comites hanno svolto un ruolo importante sorreggendo il funzionamento delle nostre collettività e la loro interazione con le autorità locali, nonostante il governo Italiano abbia negato loro, il dovuto riconoscimento. All’estero i Comites agiscono come ente di diritto privato, si tratta di organismi di volontariato che ricevono un esiguo contributo dall’Italia.

Il terzo livello viene costituito dal CGIE, che è l’organismo di rappresentanza degli italiani fuori dall’Italia, presso il governo, il parlamento, le regioni e tutte le istituzioni che esercitano politiche oppure azioni che abbiano ricadute sulla vita dei connazionali.

Questo organismo che è stato importantissimo nell’ottenimento di politiche concrete a favore degli italiani all’estero, tra quelli il voto e la possibilità di eleggere parlamentari nella circoscrizione estero. Il governo Italiano contribuisce soltanto attraverso un modico contributo alle spese di viaggio, segreteria, ecc.

Il quarto livello viene svolto dai parlamentari eletti presso la circoscrizione estero, divisi in quattro circoscrizioni: Europa, America settentrionale, America Meridionale, Africa e Oceania. La compagine parlamentare eletta in questa circoscrizione è composta da sei senatori e dodici deputati, quest’ultimi rappresentano il due percento di ogni branca del parlamento, sono la voce degli italiani all’estero. Sarebbe importante sottolineare che si tratta di senatori e deputati a pieno titolo, eletti in questa particolare circoscrizione, in base alla costituzione italiana. Rappresentano tutto il popolo italiano e non solo agli italiani che risiedono fuori dal bel paese. Il loro contributo è senza dubbio, quello di apportare da un’altra prospettiva al dibattito politico italiano. Nell’ultimo decennio il sistema di rappresentanza, è stato assediato da una classe politica miope e da una burocrazia ostile, alla quale le nostre istituzioni non facevano di certo comodo.

Purtroppo dobbiamo denunciare che le diverse manovre svolte contro questo sistema sono state giustificate soprattutto facendo appello al risparmio. Un Grande Paese come l’Italia non può risparmiare sulla democrazia dei diritti dei suoi cittadini. Perciò denunciamo questa situazione palese e chiediamo il ripristino delle risorse previste dalle leggi istituite dal Comites come quelle del CGIE per garantire il loro normale e dovuto funzionamento e la revisione dei decreti legislativi che li hanno ridotti e portati ad un punto di stallo, in particolare quello che ha modificato il CGIE riducendolo significativamente nel numero dei componenti e riunioni che limita certamente la sua capacità d’azione. D’altra parte, ritengo importantissimo riprendere il dibattito politico per la revisione della Costituzione e della forma di organizzazione di governo che adotterà l’Italia per affrontare le sfide attuali e quelle future, richiamando l’attenzione, che il non inserimento degli italiani all’estero in questo dibattito sarebbe un errore palese, già che sarebbe proprio attraverso questo nuovo ordinamento ed organizzazione che potrebbe divenire realtà il detto, che dichiara che gli italiani all’estero siamo una vera e propria risorsa per l’Italia.

Perciò mi impegno, in prima persona, a promuovere la partecipazione degli italiani all’estero in questo dibattito a livello territoriale, istituzionale, e principalmente  parlamentare, visto che sono convinto oggi più che mai che in questo mondo globalizzato gli italiani all’estero se sollecitati dall’Italia dimostrerano di essere  una vera risorsa e pronti a collaborare con la terra d’origine per portare pace e ricchezza per l’Italia e verso i paesi dove siamo residenti da diversi anni. Un’altro spunto non indifferente per me e che ritengo importantissimo è l’inserimento in questo dibattito degli Italiani che  oggi stanno trasferendo all ‘estero le loro famiglie, per cercare migliori opportunità di sviluppo.

Metterò in atto degli spazi idonei affinché questa partecipazione avvenga in modo sinergico e proficuo con tutte le realtà e le istituzioni degli italiani all’estero particolarmente nella circoscrizione America Meridionale.

Francisco Fabian Nardelli – candidato a senatore nella lista dell’USEI

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