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January 2018 - page 3

Fabio Porta (Pd): “In arrivo 4 milioni di euro per migliorare i servizi consolari”

“Stanno partendo i primi quattro milioni di euro destinati ai consolati, soprattutto quelli italiani in Sudamerica, per il miglioramento dei servizi e l’eliminazione delle lunghe attese. La notizia, annunciata dal Ministro degli Esteri Alfano poche settimane fa, mi è stata confermata nei dettagli dai Direttori Generali del MAECI Sabbatucci e Vignali, rispettivamente responsabili per il personale della nostra rete consolare e per le politiche a favore degli italiani nel mondo”. Ad annunciarlo è l’On. Fabio Porta, Pd, eletto nella ripartizione estera Sud America.

“E’ stata finalmente ultimata la complessa operazione di suddivisione delle risorse ottenute grazie alle domande di cittadinanza, proporzionalmente a quanto incassato da ciascun consolato. I maggiori beneficiari saranno i consolati italiani di Argentina, Brasile, Uruguay e Venezuela”.

“Il prossimo trasferimento riguarda le somme del 2016 e il primo trimestre del 2017, alle quali presto seguiranno quelle del resto del 2017 e così via, di anno in anno. Per avere una idea della rilevanza di questa operazione,consolati come quello di San Paolo o Buenos Aires riceveranno somme tra le 350 mila e i 400 mila euro, mentre quello di Montevideo un ammontare di circa 170 mila euro”.

“Somme, è bene ricordarlo, interamente destinate al miglioramento dei servizi per la collettività italiana e alla contrattazione di personale in grado di accelerare lo smaltimento delle lunghe attese per le pratiche di cittadinanza”.

“A questo personale si sommeranno, altro dato di grande rilievo ottenuto grazie agli emendamenti presentati dal PD e dal governo nella ultima legge di bilancio, circa 350 nuovi impiegati (tra impiegati di ruolo e personale a contratto locale) che potenzieranno la nostra rete consolare dopo lunghi anni di blocco delle assunzioni e di riduzioni del personale. Un dato storico – osserva Fabio Porta -, una vera e propria inversione di tendenza, sia nelle risorse economiche e umane messe a disposizione della rete consolare che del principio secondo il quale – da ora in avanti! – a pieno titolo le nostre grandi collettività saranno in grado di rispondere da sole alla soluzione delle grandi esigenze che le riguardano”.

“La risposta dei fatti e delle soluzioni alla valanga di parole vuote e al nulla di fatto di chi in questi anni si è solo lamentato senza lavorare per affrontare e risolvere seriamente il problema dell’adeguamento dei servizi consolari alle domande della nostra grande collettività. Continueremo a lavorare così – conclude l’esponente del Pd -, con la consapevolezza di chi ha fatto bene il proprio lavoro in Parlamento e al governo e la convinzione di dovere e potere fare di più”. (Pubblicato su ItaliaChiamaItalia il 09.01.2018)

Non perdiamo l’occasione!

È assurdo, è “non logico” votare per qualcuno che in tanti anni, da quando è stato consentito di votare agli italiani all’estero, non ha fatto nulla se non guadagnare una importante somma di denaro.

Senza preconcetti, ma solo esaminando le azioni umane dei politici anteriori e il nostro stato d’animo attuale, seguiamo dunque la nostra intuizione: abbiamo l’occasione di votare per Eugenio Sangregorio.

Succede poche volte di votare, solo ogni 5 anni, e allora guardiamo ai fatti e alla logica: abbiamo a disposizione Sangregorio.

Perdere questa occasione vuol dire perdere qualcosa e qualcuno che farà gli interessi degli italiani all’estero.

Perdere l’occasione di votare Sangregorio vuol dire farci del male.

Non deve esserci solo una simpatia per questa o per quella persona: l’economia, i servizi, le opportunità di lavoro, suggeriscono solo di votare per Eugenio Sangregorio.

Siamo così inopportuni da non ammerterlo?

Cono  Marinelli

Il voto per gli italiani all’estero e i sogni infranti della collettività

Nel 2006 gli italiani all’estero hanno votato per la prima volta per le elezioni legislative. Erano felici, credevano di aver raggiunto la parità con gli italiani residenti in Italia e si era coronato un sogno durato cinquant’anni.

Nel secondo dopoguerra, infatti, fino ai primi anni del 1950, se ne sono andate dall’Italia molte persone. Una vera ondata migratoria con mete preferite: la Germania, gli Stati Uniti e l’Argentina. Se ne andavano per la situazione economica, per paura di un nuovo conflitto mondiale o solamente per riunirsi con parenti che erano emigrati prima.

Una volta usciti dall’Italia erano letteralmente cancellati, come se fossero morti (parole che mi ha detto tante volte l’on. Luigi Pallaro). Non era facile viaggiare, le comunicazioni tra italiani residenti in patria e quelli all’estero dipendevano dalle lettere. Nel migliore dei casi, una al mese, così spesso erano dimenticati anche dalle loro famiglie. Era una situazione straziante ma loro non si sono rassegnati, al contrario si sono organizzati ed hanno iniziato una lotta durata anni per il riconoscimento dei loro diritti e per poter votare. Grazie ad alcuni leader molto capaci e persistenti tra cui in Argentina, l’imprenditore Luigi Pallaro e i fratelli Franco e Antonio Macri e in Italia l’on. Mirko Tremaglia, hanno ottenuto prima i Comitati Italiani all’Estero (Comites) poi l’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE), poi il Consiglio Generale Italiani all’Estero (CGIE) e infine il voto con la Legge Tremaglia del 27 dicembre 2001.

Alle elezioni del 2006 si sono presentate varie liste, tutte hanno fatto varie promesse: la pensione sociale per tutti, l’assistenza sanitaria per le persone delle fasce a rischio, organizzazione dei viaggi di turismo etnico, la possibilità di viaggiare gratis in Italia per gli emigrati che non c’erano più tornati, le pratiche per l’omologazione dei titoli di studio più veloci.

Nel 2006 ci è andata bene, in Italia c’è stato un pareggio tra il Partito delle Libertà di Silvio Berlusconi Pdl e il Partito Democrati Pd di Romano Prodi. Luigi Pallaro, che aveva stravinto in America Latina, ed aveva sempre parlato del voto di opportunità, cioè solo di fare gli interessi degli elettori a prescindere dalle simpatie politiche, ha appoggiato Prodi e deciso la vittoria del Partito Democratico. Ha potuto così chiedere per gli italiani dell’America Latina, in particolare l’Argentina, molti privilegi. Per noi sono stati anni di servizi consolari più in contatto con i bisogni degli utenti, assistenza sanitaria e assistenza economica. Nel 2008 il Governo Prodi è caduto e sono state indette nuovamente le elezioni, si sono presentate varie liste i cui leader hanno fatto un sacco di promesse e gli elettori gli hanno creduto. In generale si promette quello che la gente vuole.

Ha vinto il Pdl e piano piano noi italiani all’estero abbiamo iniziato a perdere tutto quello che avevamo ottenuto con le elezioni anteriori.

Nel 2013 ci sono state nuove elezioni e la situazione si è ripetuta. La responsabilità non è solo dei vari parlamentari eletti nella circoscrizione estero, ma si deve a molti problemi convergenti. La crisi italiana, che è ancora lontana da una soluzione e la crisi argentina, il governo Kirchner che ha favorito l’integrazione latino americana a discapito dei vincoli con l’Italia.

Ora siamo alla vigilia di una nuova contesa elettorale, in Italia molto probabilmente si voterà il 4 marzo, qui circa 15 giorni prima. Forti delle esperienze degli anni passati dovremmo imparare a non cadere nelle promesse che faranno sicuramente quelli che sono diventati i nostri storici rappresentanti, che si sono presi un posto in Parlamento e poi hanno lavorato solo per i loro amici e conoscenti, ma a votare chi ha dimostrato di interessarsi di noi. Nel caso si presenti Pallaro, lui sarebbe il candidato ideale. Nel caso non si candidi, andrebbe bene una persona cresciuta al suo fianco e poi l’imprenditore Eugenio Sangregorio, a cui dobbiamo la Legge Mercury, grazie alla quale possiamo votare nella città autonoma di Buenos Aires e nella Provincia di Buenos Aires. L’unico  a occuparsi dei pensionati italiani a cui era stata “pesificada” la pensione erogata dall’Italia, e sempre il solo a lottare perché il Monumento di Cristoforo Colombo restasse al suo posto. Solo Eugenio, negli ultimi anni, si è impegnato per noi.

Stiamo attenti agli imbonitori di sempre, alle persone che faranno campagna facendo promesse che poi non manterranno.

Edda Cinarelli

 

Mappa Guormet dei 5.567 borghi d’Italia

L’anno nazionale del cibo italiano nel mondo si apre con la mappa gourmet dei tesori nascosti nei 5.567 borghi d’Italia che raccontano la storia di un patrimonio naturale, paesaggistico, culturale e artistico senza eguali per la popolazione locale ma anche per il numero crescente di turisti italiani e stranieri che vanno alla ricerca dei tesori del Belpaese. È quanto afferma la Coldiretti in occasione della prima rassegna dei prodotti tipici dei comuni con meno di 5mila abitanti per far conoscere le specialità territoriali conservate da generazioni negli angoli più remoti del Paese. Una risorsa custodita fuori dai tradizionali circuiti turistici che potrà ora essere finalmente tutelata e promossa grazie alla nuova legge n.158/17 che contiene misure per il sostegno e la valorizzazione del patrimonio enogastronomico dei piccoli borghi.

A Vernasca in provincia di Piacenza – sottolinea la Coldiretti – si trova il borgo incastellato di Vigoleno dove si realizza “Il Vin Santo di Vigoleno” che con circa 5.000 bottiglie prodotte ogni anno si contende il titolo della più piccola Doc d’Italia con il vino Loazzolo, realizzato esclusivamente nell’omonimo paesino dell’Astigiano grazie ai viticoltori di un paese che conta solo 358 anime e che, grazie ad una situazione geografica eccezionale, beneficia di un microclima unico e speciale.

Le specialità territoriali si producono anche in paesi delle province marchigiane terremotate, come quello di Montelupone nel Maceratese (3584 abitanti) dove si continua a coltivare il pregiato carciofo violaceo noto anche come lo “scarciofeno” o come quello aquilano di Campotosto (537 abitanti) patria dell’omonima mortadella, uno dei salumi più imitati d’Italia, fin dal 1575, con il suo curioso secondo nome (coglioni di mulo).

Anche le isole più piccole, come ad esempio quella palermitana di Ustica, nel cuore del mar Tirreno, hanno legato il loro nome a prodotti esclusivi. È il caso delle minuscole e laviche lenticchie di cui vanno fieri i 1308 abitanti dell’isola.

Ci sono anche prodotti gastronomici le cui origini si perdono nella storia e si legano ad antiche tradizioni religiose come la molisana treccia di Santa Croce di Magliano (4387 abitanti) che, in occasione delle feste della Madonna dell’Incoronata e del Patrono San Giacomo, viene messa a tracolla durante i riti e successivamente consumata in allegria come ottimo formaggio.

Non mancano prodotti di nicchia che devono la loro fortuna alla particolare esposizione come il friulano aglio di Resia (1021 abitanti), dal sapore intenso e raffinato, che viene piantato durante l’inverno sino a 1000 metri di altitudine in piccoli orti che guardano a Sud. Scatenano l’orgoglio del mondo contadino lucano i fagioli di Sarconi (1418 abitanti) che con tale dizione, protetta dalla Igp, comprendono numerose tipologie di cannellino e di borlotto noti localmente con gli appellativi “fasuli russi”, “tovagliedde rampicanti”, “fasuli russi”, “verdolini”, “napulitanu vasciu”, “napulitanu avuti”, “ciuoti o regina”, “tabacchino”, “munachedda”, “nasieddo”, “maruchedda”, “san michele”, “muruseddu”, “truchisch” e “cannellino rampicante”.

E, infine, sono tipiche di piccoli comuni, come quello di Storo (4678 abitanti) alcune produzioni che per secoli hanno rappresentato la base dell’alimentazione e garantito la sopravvivenza di generazioni di trentini: la farina gialla realizzata attraverso la macinatura a pietra del mais coltivato nella Valle del Chiese.

Per trovare queste specialità, conclude la Coldiretti, e per scoprire il vero cibo italiano garantito da Campagna Amica, la più grande Rete europea di vendita diretta che offre i prodotti e le eccellenze degli agricoltori italiani, sarà attiva per tutto l’anno del cibo italiano nel mondo l’app Coldiretti Farmers for you che ricerca nei mercati, nelle fattorie, negli agriturismi dove soggiornare e mangiare, e nelle botteghe: oltre 10.000 punti in tutta Italia. (Pubblicato su AISE il 11.01.2018)

Papa Francesco in Cile e Perù

Torna in Sud America Papa Francesco che da lunedì prossimo sarà in viaggio apostolico in Cile e Perù. Il viaggio – il primo del 2018 – inizierà lunedì 15 da Santiago per terminare domenica 21 a Lima. “Mi paz les doy” (Ti do la mia pace) il motto che accompagnerà Francesco in Cile.

A Santiago, il Papa incontrerà le autorità civili e il corpo diplomatico e sarà ricevuto dal presidente della Repubblica. Nell’agenda del primo giorno anche la visita al carcere femminile di Santiago, l’incontro con i sacerdoti e i vescovi e una visita privata al Santuario di San Alberto Hurtado.

Mercoledì 17, il Papa si trasferirà a Temuco, pranzerà con alcuni abitanti dell’Araucanía nella Casa “Madre de la Santa Cruz”, prima di ripartire per Santiago dove incontrerà i giovani nel Santuario di Maipú e, in seguito, visiterà la Pontificia Università Cattolica del Cile.

Giovedì, il Papa si recherà ad Inique dove celebrerà la Santa Messa nel Campus Lobito; seguirà il pranzo con il Seguito Papale nella “Casa de retiros del Santuario Nuestra Señora de Lourdes” dei Padri Oblati. Da Iquique, il Papa partirà per Lima: “Unidos per la esperanza” (Uniti nella speranza) il motto del Papa in Perù.

Venerdì 19, Bergoglio si recherà a Puerto Maldonado dove incontrerà i popoli dell’Amazzonia nel Coliseo Regional Madre de Dios, la popolazione nell’Istituto Jorge Basadre e visiterà l’Hogar Principito. Dopo il pranzo con i rappresentanti dei popoli dell’Amazzonia nel Centro Pastorale Apaktone il Papa ripartirà per Lima.

Dopo una visita alla Cappella della Base Aerea, il Pontefice incontrerà le Autorità, la Società civile e il Corpo Diplomatico nel Cortile d’Onore. Seguirà la visita di cortesia al Presidente nel Salone degli Ambasciatori del Palacio de Gobierno e un incontro privato con i membri della Compagnia di Gesù nella chiesa di San Pedro.
Sabato 20, Francesco farà tappa a Trujillo: qui celebrerà la Santa Messa sulla spianata costiera di Huanchaco; in agenda anche un giro in papamobile nel quartiere “Buenos Aires” e una breve visita alla Cattedrale. Nel pomeriggio, incontro con i Sacerdoti, Religiosi e seminaristi delle Circoscrizioni Ecclesiastiche del Nord del Perù nel Colegio Seminario San Carlos y San Marcelo e la Celebrazione Mariana – Virgen de la Puerta nella Plaza de Armas.

Nel tardo pomeriggio il Papa ripartirà per Lima dove il giorno seguente, domenica 21 inizierà la giornata con la preghiera dell’Ora Media con le Religiose di vita contemplativa nel Santuario del Señor de los Milagros. Seguirà la preghiera alle Reliquie dei Santi peruviani nella Cattedrale di Lima e l’incontro con i Vescovi nel Palazzo Arcivescovile.

Quindi, Papa Francesco reciterà l’Angelus insieme ai fedeli a Plaza de Armas prima di pranzare con il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica e terminare il viaggio con la Santa Messa nella Base Aerea “Las Palmas”. La partenza da Lima è prevista per il tardo pomeriggio di domenica; il Santo Padre atterrerà a Ciampino nel primo pomeriggio di lunedì. (Pubblicato su AISE il 12.01.2018)

Il ritorno dall’Argentina (di Luciana Genero)

“Il viaggio in Argentina tanto atteso, desiderato, preparato, si è svolto dal 23 novembre al 2 dicembre, tra Cordoba, San Francisco, Mendoza e Buenos Aires. Sono stati giorni intensi, grazie all’affetto e alla partecipazione di tanti vecchi e nuovi amici che ci aspettavano con la nostra stessa emozione, ci hanno accolto con grande entusiasmo e ci hanno fatto sentire in famiglia”. A scrivere è Luciana Genero che riassume il recente viaggio della delegazione piemontese in Argentina nel numero di dicembre del Notiziario “Piemontesi nel Mondo”. Ne riportiamo di seguito la versione integrale.

“La delegazione piemontese rappresentava le provincie di Cuneo, Asti e la Città Metropolitana di Torino con la presenza di diversi amministratori locali; tra essi: il Sindaco di Cuneo e Presidente della Provincia, il suo Vicepresidente già Sindaco di Bagnolo Piemonte, il Consigliere Provinciale e Sindaco di Caraglio, la Sindaca di Marene, assessori, consiglieri, ex Sindaci di Frossasco, Cavallermaggiore, Osasco.

Tra i momenti ufficiali di rilievo: la visita al Monumento Nazionale all’Inmigrato Piemontese di San Francisco; l’incontro presso il palazzo della Legislatura con il Vicegovernatore e il Direttore della Cooperazione internazionale del Governo della provincia di Cordoba; un incontro conviviale alla presenza dell’Intendente della città di San Francisco, di diversi amministratori locali e rappresentanti di Associazioni piemontesi provenienti da circa 20 località. Applauditissimi i tre concerti proposti dal Trio Musicale dell’Associazione Piemontesi nel mondo, che hanno fatto toccare con mano quanto l’attaccamento alle tradizioni sia un valore presente.

A Mendoza, nell’Istituto Islas Malvinas ed Università Champagnat, è stato siglato un “patto di amicizia” tra le città di Asti e Guaymallén, auspicando un futuro gemellaggio all’insegna del vino e del turismo. Grandi emozioni, intensi momenti insieme, grande affetto; una lunga lista di saluti da scambiare tra i due lati dell’Oceano, l’impegno a mantenersi in contatto e continuare a lavorare insieme per rinvigorire in ogni occasione possibile i legami che caratterizzano i gemellaggi ed il nostro essere piemontesi”. (Pubblicato da AISE il 13.01.2018)

Vittorio Emanuele II, “Padre della Patria”: anniversario della sua morte 9 gennaio 1878

Vittorio Emanuele nasce a Torino il 14 marzo del 1820, figlio primogenito di Carlo Alberto, re di Sardegna, e Maria Teresa d’Asburgo. Viene immediatamente avviato alla disciplina militare: all’età di undici anni è capitano dei fucilieri e nel 1846 è promosso luogotenente generale.

Nel 1842 sposa la cugina Maria Adelaide. Dal matrimonio nascono Umberto, Clotilde, Maria Pia, Oddone e Amedeo. Si distingue nella prima guerra di indipendenza degli anni 1848-1849, a Goito, in qualità di comandante, ricevendo l’onorificenza della medaglia d’oro. Si contrappone subito alle politiche paterne di apertura alle istanze liberali; salito al trono, tuttavia – dopo l’abdicazione del padre, avvenuta nel 1849 – ammorbidisce la sua intransigenza e, pur essendo di idee conservatrici, non abolì lo Statuto Albertino e ne rispettò le istituzioni, tanto che venne definito dal patriota ed uomo politico piemontese Massimo d’Azeglio «re galantuomo». Poiché il parlamento, a maggioranza democratica, non voleva ratificare la pace con gli Austriaci, lo sciolse, indisse nuove elezioni e con il proclama di Moncalieri invitò gli elettori a votare per i candidati vicini alla corona. Il proclama ebbe successo ed il nuovo parlamento approvò la pace. Nonostante fosse molto religioso, nel 1850 accettò le leggi Siccardi, che abolivano i privilegi della Chiesa.

Vittorio Emanuele II si adopera per il risanamento dei conti dello Stato, rinnova l’esercito, favorisce l’istruzione pubblica, promuove i commerci soprattutto con la Gran Bretagna conquistandosi un grande consenso popolare.

Nel 1852 diviene primo ministro il conte di Cavour, la cui abilità di statista consentirà al re di attuare i suoi progetti di unificazione: è Cavour, in definitiva, il vero artefice dell’unità d’Italia.

Fra i due si instaura subito un rapporto di reciproca convenienza, non essendovi sentimenti di amicizia: non mancheranno, infatti, momenti di attrito ed il re, in qualche occasione, impedirà a Cavour di attuare alcuni suoi programmi.

Dopo la guerra di Crimea ed il conseguente Congresso di Parigi del 1856, che vede per la prima volta il regno di Sardegna annoverato fra le potenze europee, si allea con la Francia e, come pattuito nel 1858 a Plombieres dal primo ministro, prende parte alla seconda guerra d’indipendenza, fino all’armistizio di Villafranca nel quale gli viene riconosciuta la Lombardia.

Il matrimonio di sua figlia Clotilde con Gerolamo Bonaparte rinsalda i legami con Napoleone III. Subito dopo, in seguito ai moti popolari ed ai conseguenti plebisciti, entrano a far parte del regno Toscana ed Emilia, anche se in compenso è costretto a cedere alla Francia Nizza e Savoia.

Nel 1860 sostenne segretamente la spedizione dei Mille di Garibaldi, che portò alla conquista della Sicilia e dell’Italia meridionale. Le truppe piemontesi scesero quindi nello Stato pontificio, conquistando Marche e Umbria. Il re incontrò a Teano, presso Caserta, Garibaldi che gli consegnò i territori conquistati.

Con una legge del 17 marzo 1861 assume il titolo di re d’Italia, portando a compimento quella grande impresa storica che gli varrà il riconoscimento di “padre della patria“. Quelli che seguono sono anni di consolidamento del regno.

Nel 1865 il re Vittorio Emanuele II trasferisce la capitale da Torino a Firenze ed attua importanti riforme, fra cui la promulgazione del codice civile e l’abolizione della pena capitale. Nel 1866, alleato della Prussia, dà avvio alla terza guerra d’indipendenza, con la quale annette anche il Veneto.

Il 20 settembre 1870, dopo il crollo dell’impero francese ed il ritiro delle truppe da Roma, invocando la “Convenzione di settembre” del 1864, invia il generale Cadorna il quale, attraverso la breccia di porta Pia, entra nella città eterna rendendo così al regno la sua definitiva e storica capitale.

Da quel momento la sua influenza sulla politica italiana va gradualmente decrescendo. Nel 1876, con l’incarico ad Agostino Depretis di formare il nuovo governo, apre una nuova stagione politica sanzionando il primo governo di sinistra in Italia.

Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, si spegne a Roma il 9 gennaio 1878, a soli 58 anni.

A lui è dedicato il monumento nazionale eponimo del Vittoriano, in piazza Venezia, a Roma.

Fabrizia Fioroni

Se vuoi vedere del buon tango vai a Madero Tango

C’è nel rione più moderno di Buenos Aires, Puerto Madero, nato e cresciuto nelle ultime decadi, un ristorante molto speciale. Apparentemente sembra un antico capannone del porto di Buenos Aires, ha la forma di una grande scatola con enormi vetrine che offrono una meravigliosa vista del canale, è perfettamente incastonato nell’ambiente circostante. Il suo nome è Madero Tango. Dà spettacoli di tango, e vuoi per la zona, vuoi per la fama, è difatti inserito in circuiti per turisti, si credeva che non offrisse una versione eccellente di tango. Bella sorpresa: è esattamente il contrario. La fama era prodotta da un pregiudizio. Ci si dimenticava forse che gli spettacoli per turisti spesso e volentieri sono molto ben preparati anche per ottenere che costituiscano un buon ricordo per gli spettatori. Lo show inizia con la proiezione di un video sull’arrivo dei migranti nel porto di Buenos Aires. Migranti di tutte le nazionalità.

Sempre durante il video una voce in off spiega che i migranti, nella maggior parte dei casi, andavano a vivere a “la Boca” e che il tango, caratteristico di Buenos Aires e di Montevideo, è nato appunto in rioni, in bar, considerati marginali, non certo in quelli di classe alta. Continua a raccontare che questo ballo sensuale e trasgressivo inizialmente si ballava tra uomini e solo in seguito l’hanno iniziato a ballare coppie formate da maschi e da femmine. Lo spettacolo segue l’evolversi di questa danza fino ai giorni d’oggi con il tango elettronico, la danza aerea e le fusioni di varie tendenze musicali.

In scena c’erano più di venti ballerini, che hanno dato del tango l’idea di una danza passionale, trasgressiva e inizialmente anche promiscua. Lo spettacolo è stato sorprendente, la comunicazione tra i membri delle coppie era completa. Ogni ballerino costituiva con la sua compagna un corpo unico, e uomo e donna fusi insieme seguivano la musica. L’orchestra, composta da sei musicisti, è diretta dal maestro Humberto Ridolfi.

Edda Cinarelli

2018: è iniziata la presidenza italiana dell’OSCE

È iniziata dal 1° gennaio e proseguirà sino alla fine dell’anno la Presidenza italiana dell’OSCE. La decisione è stata adottata già nel 2016 all’unanimità dagli Stati Partecipanti. L’Italia è così stata eletta alla Presidenza di turno dell’OSCE per il 2018. Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018, pertanto, il nostro Paese coordina il processo decisionale e definisce le priorità dell’attività dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.

Nell’adempimento dei suoi compiti, la Presidenza italiana è coadiuvata dalla Presidenza uscente (Austria) e da quella designata per il 2019 (Slovacchia). Le tre Presidenze operano congiuntamente nella “Troika OSCE”. Le funzioni di Presidente in Esercizio dell’OSCE sono svolte dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Come Presidenza designata per il 2018, l’Italia ha avuto, nel 2017, la Presidenza del Gruppo di Contatto con i sei paesi partner mediterranei dell’OSCE e avrà nel 2019 la Presidenza del Gruppo di Contatto con i con i cinque paesi partner asiatici dell’Organizzazione. Inoltre, dal 1° ottobre SCORSO l’Italia presiede l’Advisory Committee on Management and Finance dell’OSCE, funzione che spetta al Paese designato quale Presidenza entrante. Il prossimo Consiglio Ministeriale dell’OSCE si terrà a Milano il 6 e 7 dicembre 2018 sotto la Presidenza italiana.

L’azione dell’Italia alla guida dell’OSCE si baserà sulle seguenti priorità:

* Pieno sostegno politico, in continuità con l’azione delle precedenti Presidenze, agli sforzi per la ricerca di una soluzione alla crisi ucraina, basata sugli accordi di Minsk e in raccordo con il formato Normandia. Al contempo attenzione prioritaria sarà dedicata al ruolo dell’OSCE nei conflitti “protratti” (Nagorno-Karabakh, Transnistria, Georgia: Abkhazia e Ossezia).

* Maggiore focus sulle sfide e le opportunità provenienti dal Mediterraneo, incluse le migrazioni, come sottolineato in occasione della Conferenza Mediterranea dell’OSCE tenutasi a Palermo il 24-25 ottobre 2017 (http://www.osce.org/event/2017-osce-mediterranean-conference);

* Approccio pro-attivo sulle tre “dimensioni” di sicurezza dell’OSCE (politico-militare, economico-ambientale, diritti umani) e sulle nuove sfide transnazionali (terrorismo, cyber security, lotta ai traffici illeciti, dal narcotraffico al traffico di beni culturali).

* Sulla Prima Dimensione (politico-militare) particolare attenzione verrà dedicata all’approfondimento del “Dialogo strutturato sulle sfide e i rischi alla sicurezza regionale, presenti e futuri”, volto a contribuire al ripristino di un clima di fiducia tra gli Stati Partecipanti, stimolando la discussione sull’evoluzione della sicurezza in Europa e sulle modalità per ristabilire un livello adeguato di “sicurezza cooperativa”.

* La Presidenza italiana dell’OSCE intende poi proseguire il lavoro svolto dalle Presidenze austriaca (2017) e tedesca (2016) per rafforzare la Seconda Dimensione (economica e ambientale) dell’OSCE, che rappresenta un terreno in cui interessi comuni e meno divisivi possono contribuire ad alimentare un’atmosfera di cooperazione potenzialmente utile anche in ambiti più complessi. Punteremo a rafforzare il dialogo su questioni quali la promozione del progresso economico e della sicurezza attraverso l’innovazione, il capitale umano, il buon governo e la transizione energetica verde.

* Importanza prioritaria rivestirà, infine, la Terza Dimensione (diritti umani) nella convinzione che il rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e dello stato di diritto siano aspetti legati in maniera imprescindibile alla nostra sicurezza. La Presidenza promuoverà l’universalità e indivisibilità di tutti i diritti fondamentali, nonché il contrasto a ogni forma di discriminazione e intolleranza. Particolare attenzione sarà dedicata al contrasto della tratta di esseri umani. (aise)

Opzione voto in Italia entro lunedì 8 gennaio

Ancora pochi giorni per i cittadini italiani residenti all’estero e regolarmente iscritti all’Aire che, in occasione delle prossime elezioni politiche, desiderino tornare in patria a votare invece che farlo nei Paesi di residenza per corrispondenza.

Scadrà infatti lunedì prossimo, 8 gennaio, decimo giorno successivo all’indizione delle votazioni, il termine ultimo per esercitare l’opzione per il voto in Italia. Ciò a seguito dell’avvenuto scioglimento anticipato delle Camere in data 28 dicembre scorso da parte del Presidente della Repubblica e della pubblicazione il giorno seguente in Gazzetta Ufficiale del relativo D.P.R. n.209, che ha fissato la data delle prossime elezioni politiche nazionali per il 4 marzo 2018, con successiva prima convocazione dei due rami del Parlamento per il 23 marzo 2018.

Pertanto, ai sensi del comma 2 dell’art. 4 della Legge 459/2001, l’elettore residente all’estero può esercitare l’opzione per il voto in Italia entro il decimo giorno successivo alla data di indizione delle votazioni, ossia entro e non oltre la data di lunedì 8 gennaio 2018.

La comunicazione per l’opzione di voto in Italia può essere scritta su carta semplice e, per essere valida, deve contenere nome, cognome, data, luogo di nascita, luogo di residenza e firma dell’elettore. Per tale comunicazione si può anche utilizzare l’apposito modulo disponibile presso i Consolati, i patronati, le associazioni, i Comites oppure scaricabile dal sito web del Ministero degli Affari Esteri o da quello del proprio Ufficio consolare.

Se la dichiarazione non sarà consegnata personalmente, dovrà essere accompagnata da copia di un documento di identità del dichiarante.

Come prescritto dalla normativa vigente, sarà cura degli elettori verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta sia stata ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare.

La scelta di votare in Italia può essere successivamente revocata con una comunicazione scritta da inviare o consegnare all’Ufficio consolare con le stesse modalità ed entro gli stessi termini previsti per l’esercizio dell’opzione.

Se si sceglie di rientrare in Italia per votare, la Legge non prevede alcun tipo di rimborso per le spese di viaggio sostenute, ma solo agevolazioni tariffarie all’interno del territorio italiano. Solo gli elettori residenti in Paesi dove non vi sono le condizioni per votare per corrispondenza (Legge 459/2001, art. 20, comma 1 bis) hanno diritto al rimborso del 75 per cento del costo del biglietto di viaggio, in classe economica. (aise) 

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