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January 2018 - page 2

Idee di lavoro per i rappresentanti degli italiani in Argentina: la residenza permanente per i nuovi migranti

Nell’ultima decade, dopo una pausa di anni, è iniziata una nuova ondata migratoria italiana in Argentina. Non è numericamente paragonabile a quella che si è prodotta nel secondo dopo guerra, però sentir parlare in italiano nelle strade di Buenos Aires è diventato sempre più comune. Alcuni, i più fortunati, arrivano con un contratto di lavoro, altri con la speranza di trovare un lavoro. Purtroppo sembra che poche persone si siano rese conto che le leggi sulle migrazioni sono cambiate, qui esiste ancora il pregiudizio, nato nel 1800 che gli italiani possano restare e che l’Argentina sia un paese quasi italiano, quando non è così, l’Argentina è in Sudamerica e fa parte del Mercosur.

I nuovi arrivati si scontrano così con una spiacevole realtà, loro sono turisti e i turisti di qualsiasi paese siano possono fermarsi tre mesi. Gli è permesso di rinnovare il loro permesso di soggiorno per altri tre mesi, uscendo dall’Argentina e ritornando, un’altra volta ancora e poi devono andarsene. All’epoca dei governi kirchner molti potevano andare a Colonia, in Uruguay, e poi tornare tutte le volte che volevano, senza limiti di tempo. E’ successo però che il 30 gennaio 2017, il Presidente Mauricio Macri ha modificato la legge argentina sulle migrazioni con un decreto esecutivo che indurisce i controlli sugli stranieri che hanno precedenti penali. Il decreto mira a proibire l’ingresso nel paese ai delinquenti ma è molto vago, e i vari capetti degli uffici di Migrazioni lo applicano a loro criterio, seguendo apparentemente un concetto di prevenzione del crimine. Sono molto ligi e obbligano le persone ad abbandonare il paese dopo nove mesi. Dato che nel Mercosur come in Europa esiste la libera circolazione degli abitanti quelli colpiti dal decreto sono gli europei, inclusi gli italiani,

Per restare ci sono due possibilità:  il matrimonio con un argentino o l’iscrizione a un’università. Nell’ultimo caso, dopo tre permessi di soggiorno e una residenza temporanea si può ottenere la residenza permanente.

Sembra una sciocchezza ma le conseguenze della situazione sono gravi. Senza residenza permanente non si può trovare un lavoro fisso, a meno che non si sia dei geni, non si può stipulare un contratto. Niente cellulare quindi, meno che meno firmare un contratto di affitto salvo che non lo si paghi tutto in anticipo e in dollari. Non si può iscriversi al mono tributo e esercitare una professione. Svanisce quindi il sogno di un futuro migliore e l’unico cammino possibile è a Ezeiza, dove c’è l’aeroporto internazionale. Li possono aiutare i sacerdoti scalabriniani che si dedicano, dalla fondazione del loro ordine religioso, ai migranti di tutti i paesi. Loro conoscono le leggi sulle migrazioni e lavorano seriamente. Uno dei loro uffici è in via Necocha 312,  l’attuale direttore è Padre Corso e riceve di mattina.

C’è poi BienvenIta,  un’iniziativa promossa dai Patronati INCA-CGIL e INAPA – Confartigianato – CISP, lanciata ufficialmente il 14 giugno 2016 con l’appoggio dell’Ambasciata e del Consolato Generale d’Italia in Buenos Aires,  proprio per appoggiare i nuovi migranti e il cui punto di riferimento più importante è Andrea Pedemonte, giovane migrante genovese. Gli sportelli  si trovano: in Tacuarí 445, Patronato Inca, tel. 43424271; Federazione FACA,Hipólito Yrigoyen 3950, tel. 64456652; Av.Cordoba 1237, 5º piano, tel. 48119941.

Viste queste premesse, ci sarebbe da sperare che i parlamentari eletti in queste nuove elezioni si mettano a lavorare sul tema, e in collaborazione con i nostri diplomatici, gli scalabriniani e BienvenIta aiutino queste persone desiderose di  fermarsi in Argentina.

Edda Cinarelli

Un chicca del tango: Tito Schipa ha fatto causa a Gardel per plagio

Tito Schipa, famoso tenore italiano, veniva spesso in Argentina, dove c’era un pubblico che lo idolatrava. Veniva e cantava le celebri aree delle opere italiane che piacevano tanto a tutti. Ma era inevitabile che, a sua volta venisse conquistato dal tango, così ha iniziato a comporne e a cantarli.

L’11 settembre 1928 incide a New York il suo tango Gaucho, in seguito ne scrive altri come per esempio: Ojos lindos y mentirosos, El pampero; Surriento.

Non si sarebbe mai aspettato di scoprire, un giorno, per caso, ascoltando Tomo y obligo di Gardel, cantato dal suo autore, di scoprire che la prima parte di questo tango era stato copiato dal suo Gaucho. Ha sporto immediatamente denuncia per plagio.

Ma le soprese non finiscono lì, succede che  la seconda parte del tango era stata copiata da Non le diga que la quiero di Delfino con parole di Alberto Vaccarezza,

E certo siccome non si può mai sapere quello che succede risulta che al giorno d’oggi Tomo y obligo risulta violento, quasi vicino alla violenza di genere, ma trattandosi di arte non si può giudicare.

Edda Cinarelli

 

Tomo y obligo,

mándese un trago, 
que hoy necesito el recuerdo matar,
sin un amigo lejos del pago,
quiero en su pecho mi pena volcar. Tomo y obligo, mándese un trago; 
de las mujeres mejor no hay que hablar, 
todas, amigo, dan muy mal pago 
y hoy mi experiencia lo puede afirmar. 
Siga un consejo, no se enamore 
y si una vuelta le toca hocicar, 
fuerza, canejo, sufra y no llore 
que un hombre macho no debe llorar.Beba conmigo, y si se empaña 
de vez en cuando mi voz al cantar, 
no es que la llore porque me engaña, 
yo sé que un hombre no debe llorar. 

Si los pastos conversaran, esta pampa le diría 
de qué modo la quería, con qué fiebre la adoré. 
Cuántas veces de rodillas, tembloroso, yo me he hincado 
bajo el árbol deshojado donde un día la besé. 
Y hoy al verla envilecida y a otros brazos entregada, 
fue para mí una puñalada y de celos me cegué, 
y le juro, todavía no consigo convencerme 
como pude contenerme y ahí nomás no la maté.

Mattarella nomina Liliana Segre senatrice a vita

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a pochi giorni dalla Giornata della Memoria nomina Liliana Segre, reduce dall’Olocausto, Senatrice a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. A darne notizia è il Quirinale, spiegando che il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni.

Il decreto verrà consegnato al Presidente del Senato Pietro Grasso dal Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti.

Mattarella – conclude il Quirinale – ha informato telefonicamente la neo Senatrice a vita della nomina.
Con la nomina di Segre, i senatori a vita salgono a sei: oltre al presidente emerito Giorgio Napolitano – che lo è in quanto ex Presidente della Repubblica – sono senatori a vita Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia.

Sono morti durante questa legislatura il presidente emerito Ciampi, Giulio Andreotti, Emilio Colombo e Claudio Abbado.

Milanese, classe 1930, Segre è la prima senatrice a vita nominata da Mattarella. (aise) 

Nuovo bando per tirocini in ambasciate e consolati

È online dal 19 gennaio, il nuovo bando MAECI-MIUR-Fondazione CRUI per tirocini presso Ambasciate, Consolati, Rappresentanze permanenti e Istituti di Cultura d’Italia all’estero. I tirocini si svolgeranno dal 2 maggio al 2 agosto 2018 con possibilità di proroga per un ulteriore mese. Il tirocinio dà diritto ad un rimborso mensile di 300 euro e al riconoscimento di 1 CFU per ogni mese di attività.

I tirocini presso le Ambasciate, i Consolati e le Rappresentanze permanenti presso le Organizzazioni internazionali sono destinati agli studenti – di età non superiore ai 28 anni – iscritti ai corsi di laurea magistrale o a ciclo unico che consentono l’accesso alla carriera diplomatica. I tirocini curriculari presso gli Istituti italiani di Cultura sono invece estesi anche agli studenti iscritti ad altri corsi di laurea, come specificato da ciascun bando.

Le candidature potranno essere inviate, entro il 9 febbraio, tramite l’apposito applicativo disponibile sul sito http://www.tirocinicrui.it/bando-maeci-miur-fcrui/ dove sono disponibili sia il testo del bando, l’elenco delle università partecipanti e la scheda con le sedi estere disponibili. (aise) 

Le origini della tarantella, il ballo più famoso d’Italia

Secondo alcuni studiosi il nome “tarantella” deriva da “taranta”, termine dialettale delle regioni meridionali italiane per designare la tarantola o Lycosa Tarentula, un ragno velenoso diffuso nell’Italia del Sud. È proprio quì che nel XVII secolo appare il fenomeno del “tarantismo” o “tarantolismo” i cui sintomi sono molto simili ad attacchi di epilessia. Secondo l’antica cultura popolare chi veniva morso o credeva di essere stato morso da una tarantola ricorreva a terapie coreo-musicali. E come danza purificatrice nasce la tarantella; si pensava che mediante l’insistenza della pratica della danza si riuscisse ad espellere il veleno attraverso sudori ed umori.

Nel XIX secolo la tarantella diviene uno degli emblemi più noti del Regno delle Due Sicilie ed il suo nome sostituisce i nomi di balli diversi preesistenti di varie zone dell’Italia meridionale, diventando così la danza italiana più nota all’estero.

La diffusione di moda del termine spiega il fatto che oggi varie tipologie di balli popolari recano il nome di “tarantella”.

Molti compositori colti si sono ispirati tra il XVIII e il XX secolo ai motivi e ai ritmi delle tradizioni meridionali, componendo e costituendo un genere a sé di tarantella colta. La trasposizione “colta” più famosa è probabilmente quella composta per pianoforte da Gioacchino Rossini, intitolata La danza, che fu arrangiata per esecuzione orchestrale, insieme ad altri brani pianistici di Rossini da Ottorino Respighi, nel secolo XIX per il balletto La boutique fantasque, coreografato da Léonide Masine per i Ballets Russes di Serge Diaghilev.

 

Tra i vari tipi di tarantelle ricordiamo:

Tarantella campana, cosiddetta tamurriata o, tradizionalmente, ballu ‘ncopp o tamburo.

Tarantella siciliana ovvero u ballettu.

Tarantella pugliese, indica varie tarantelle diffuse nella regione: la pizzica, con tutte le sue varianti di zona in zona (provincie di Taranto, Brindisi e Lecce), la tarantella del Gargano, diffusa in tutto il promontorio del Gargano, la tarantella vera e propria diffusa in tutta la regione.

Tarantella abruzzese, che racchiude due sottotipi: Saltarella e Ballarella.

Tarantella calabrese, con diverse varianti che vanno dalla viddanedda reggina alla pastorale del Pollino.

Il costume della tarantella trova origine nel XVII secolo costituito per i maschi da un berretto lungo di lana rossa conico e pendente; da una camicia in cotone con merletti di colore bianco; da un panciotto in tinta unita a tinte forti come il giallo, rosso o verde; pantaloni alla pescatora; calze bianche lunghe di colore bianco, scarpe di colore nero orlate di rosso con una piccola rosa di stoffa rossa cucita sulla parte superiore ed una cintura composta da una fascia in seta multicolore terminante in frangia e annodata sul fianco sinistro.

Per le donne il costume si componeva di un senalino in seta di colore bianco; una gonna rossa con delle strisce verdi, gialle e blu; un corsetto di velluto senza maniche allacciato con un cordoncino sul davanti attraversante dei ganci rotondi e bordato di gallone dorato; il giacchettino di velluto a tinta unita nei colori blu, giallo, rosso o verde bordato di merletto con le maniche lunghe. Sul giacchettino viene applicata una stola di merletto inamidato terminante al seno a punta.

Ora è chiaro che se qualcuno ci domanda “Ti ha morso la tarantola?”, espressione italianissima, è perché ci vede inquieti o agitati; raccomandabile una deliziosa camomilla.

Fabrizia Fioroni

Come e quando si vota all’estero

Alle prossime elezioni politiche gli italiani residenti all’estero voteranno per corrispondenza. A ricevere il plico elettorale all’indirizzo segnalato al Consolato di riferimento saranno sia gli iscritti all’Aire sia gli italiani temporaneamente all’estero che ne avranno fatto richiesta al proprio Comune entro il prossimo 31 gennaio.

Il plico elettorale conterrà sia il materiale per votare (schede per votare, certificato elettorale, due buste, di cui una preaffrancata per la restituzione al Consolato), le istruzioni su come farlo e la lista dei candidati: gli elettori che entro il 18 febbraio non avranno ancora ricevuto il plico potranno contattare il proprio ufficio consolare per ottenere il duplicato.

Le schede votate vanno rinviate all’ufficio consolare entro le 16.00 (ora locale) del 1° marzo. Da ogni sede all’estero, le schede verranno inviate a Roma dove verranno scrutinate insieme a quelle degli italiani in Italia, dalle 23 del 4 marzo.

Nella gestione del voto, le sedi consolari verranno assistite da nuovi portali informatici: ieri il Direttore generale per gli italiani all’estero Luigi Maria Vignali ha infatti tenuto alla Farnesina una riunione per la loro presentazione. Si tratta, scrive Vignali su Twitter, di “strumenti fondamentali per assistere costantemente le Sedi diplomatico-consolari e monitorare massima regolarità e correttezza delle operazioni di voto. Il radar elettorale è operativo!”. (aise) 

Lo dice un italiano all’estero

In generale, i politici anteriori hanno continuato a contendere sui principi, invece di discutere sui risultati; per questo oggi si dubita di quello che hanno fatto. E soprattutto non è stato fatto quello che gli italiani all’estero  si aspettavano.

Oggi,  ammaestrati dall’esperienza, dobbiamo provare ad utilizzare conveneintemente l’opportunità che ci viene data dalle elezioni italiane del 4 marzo 2018  per affermare e confidare in Eugenio Sangregorio.

Ovviamente non esiste una una verità assoluta, così come non si può aspettare miracoli, ma è certo che parlando di utilità e di un principio di miglioramento della situazione futura, Eugenio Sangregorio è in assoluto  il miglior candidato a rappresentarci.

Per prima cosa, dunque, procuriamo di votare per lui!

Poi ci saranno i ragionamenti sugli aspetti sociali ed economici, ma il materiale che ci verrà recapitato a casa per votare, utilizziamolo per il nostro interesse: votare per Eugenio Sangregorio!

Votare per lui significa cioè, sia sotto l’aspetto soggettivo (la persona e la sua capacità) che sotto l’aspetto oggettivo (quanto potrà fare per noi all’estero), comprendere che il nostro voto è utile per noi stessi.

Ragioniamo sui fatti e sulle cose che avrebbero dovuto essere e poi su quello che “potrà” essere. Un preciso ragionamento ci dice di non perdere questa occasione: votare per Sangregorio, per il nostro interesse.

E basta con quello che è stato, o meglio che non è stato fatto!

Vittorio  Galli

Pallaro: “il voto per corrispondenza è l’unica soluzione”

“Io credo che lo strumento valido per esercitare il voto all’estero sia il voto per posta. Prima di proporre di cambiare le leggi, bisogna analizzare le cose come stanno e poi spiegare cosa s’intende fare”. Così Luigi Pallaro da Buenos Aires commenta le dichiarazioni di Antonio Guadagnini, consigliere regionale veneto di “Siamo Veneto”, promotore di un ricorso contro la legge Tremaglia, accolto dal Tribunale di Venezia.
Pallaro, veneto anche lui, senatore eletto in Sud America dal 2006 al 2008, non ci sta a vedere il voto all’estero circondato dai “soliti sospetti”.

“Se ragioniamo in termini di mala fede – osserva Pallaro – allora sospetti possono sorgere tanto da una parte quanto dall’altra”, cioè sia per il voto all’estero che in Italia, visto che “imbrogli si possono fare in un modo oppure in un altro”.

Il voto per corrispondenza, ribadisce, “continua ad essere l’unico strumento valido e possibile per esercitare il nostro diritto. Manteniamo il nostro diritto e votiamo per corrispondenza: senza dubbio la via che, nel pieno rispetto della legge, consente anche a noi italiani all’estero di esercitare questo inalienabile diritto”. (aise) 

Il boom delle enoteche

Una crescita del 13% in cinque anni delle enoteche in Italia con la presenza di 7.300 “oasi del vino” lungo tutta la Penisola. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti e della Camera di commercio di Milano dalla quale si evidenzia la crescente attenzione alla qualità negli acquisti di vino che è diventato una espressione culturale da condividere con amici e parenti. I tre capoluoghi con il più alto numero di punti vendita sono – sottolinea Coldiretti – Napoli con 546, Roma con 482 e Milano con 264, ma le città dove si registra la crescita maggiore sono Bologna (+170%), Foggia (+68%), Verona (+66%), Cuneo (+65%), Messina e Milano (63%). Forte – precisa Coldiretti – la presenza femminile con le donne alla guida di più di una enoteca su quattro (27%) mentre il 12% delle sono gestite da giovani soprattutto al Sud con un punte del 25% a Taranto e del 20% a Catania e Palermo.

Una tendenza che conferma una decisa svolta verso la qualità con il vino che – continua Coldiretti – è diventato l’emblema di uno stile di vita “lento”, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol”. Lo dimostra il boom dei corsi per sommelier, ma anche il numero crescente di giovani ci tiene ad essere informato sulle caratteristiche dei vini e cresce tra le nuove generazioni la cultura della degustazione consapevole con la proliferazione di wine bar e un vero boom dell’enoturismo che oggi genera un indotto turistico di quasi 3 miliardi di euro l’anno ed ha conquistato nell’ultima manovra il suo primo storico quadro normativo.

Nell’ultimo anno 16,1 milioni di italiani hanno partecipato ad eventi, sagre, feste locali legate in qualche modo al vino e tra questi molti giovani a dimostrazione della capacità del nettare di bacco di incarnare valori immateriali e simbolici collocandosi sulla frontiera più avanzata di un consumo consapevole, maturo, responsabile, molto orientato alla qualità materiale e immateriale del prodotto.

È in atto – continua Coldiretti – una rivoluzione sulle tavole degli italiani con i consumi di vino che dopo aver raggiunto il minimo a 33 litri pro capite nel 2017 hanno invertito la tendenza con un aumento record degli acquisti delle famiglie del 3%, trainato dai vini Doc (+5%), dalle Igt (+4%) e degli spumanti (+6%) mentre calano gli acquisti di vini comuni (-4%). Se i consumi interni sono attestati sui 4 miliardi di euro il vino è anche uno dei prodotti preferiti dai turisti stranieri in Italia e dai consumatori all’estero considerato che nell’anno appena trascorso l’export è cresciuto del 7% sfiorando la cifra record di 6 miliardi di euro.

Le vendite all’estero – rileva Coldiretti – hanno avuto un incremento in valore del 6% negli Usa che sono di gran lunga il principale cliente anche se per il 2018 pesa l’impatto del super euro che ha raggiunto il massimo da tre anni. L’aumento è stato del 3% in Germania e dell’8% nel Regno Unito che nonostante i negoziati sulla Brexit resta sul podio dei principali clienti. In termini di aumento percentuale però la migliore performance con un balzo del 47% viene fatta registrare dalla Russia dove il vino è uno dei pochi prodotti agroalimentari Made in Italy non colpiti dall’embargo.

E tutto questo – conclude Coldiretti – nonostante una vendemmia che ha visto dire addio a una bottiglia su 4 a causa del calo della produzione anche se l’Italia mantiene comunque il primato mondiale, davanti alla Francia, con circa 40 milioni di ettolitri destinati per oltre il 40 per cento ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola. (aise)

Un ingegnere ambientale sardo alla guida del MedWet

Per la prima volta un italiano ai vertici di MedWet, l’organizzazione internazionale per la tutela e la valorizzazione delle zone umide del Mediterraneo. A ricoprire il prestigioso incarico di Segretario Esecutivo di MedWet è stato chiamato un sardo, Alessio Satta, ingegnere ambientale, socio fondatore della Mediterranean Sea and Coast Foundation (MEDSEA), fondazione no-profit con sede in Cagliari, attiva nel campo della protezione dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile della Sardegna e del resto del Mediterraneo.

Partner di MedWet – The Mediterranean Wetlands Initiative – sono i 26 Paesi che hanno firmato nel 1971 la Convenzione di Ramsar sulle Zone Umide di importanza internazionale. Aderiscono al progetto anche anche la Palestina e diverse organizzazioni che si occupano delle zone umide. Obiettivo di MedWet è quello di fornire supporto all’effettiva conservazione delle funzioni e valori delle zone umide del Mediterraneo e promuovere l’uso sostenibile delle loro risorse e servizi attraverso collaborazioni su scala locale, regionale ed internazionale. Il MedWet promuove l’uso sostenibile delle risorse e dei servizi del vasto patrimonio ambientale dei compendi naturalistici del Mediterraneo.

Alessio Satta, che può vantare nel suo ricco curriculum collaborazioni con importanti istituzioni internazionali (come l’Organizzazione Mondiale del Turismo, la Banca Mondiale, il Ministero del Turismo Francese e quello del Quebec, il Ministero dell’Ambiente dell’Algeria, della Tunisia, del Marocco, della Croazia e della Turchia), nei prossimi mesi avrà il compito di rappresentare l’organizzazione internazionale MedWet composta dai referenti incaricati dei Ministeri dell’Ambiente di 26 stati; di coordinare le attività dell’Osservatorio delle zone umide del Mediterraneo (MWO) e il comitato scientifica e tecnica di MedWet; di preparare la prossima COP Ramsar che si svolgerà a Dubai nel Novembre 2018.

Sebastiano Catte

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