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September 2017 - page 2

Breve storia dell’immigrazione italiana attraverso l’architettura e l’arte

Gli italiani hanno marcato l’architettura e l’arte dell’Argentina, fin dal vice regno del Perù. Gli abitanti della penisola italiana hanno iniziato ad arrivare in America Latina fin dalla sua scoperta. In un primo momento sono stati casi isolati, poi piano piano sono arrivati a gruppi fino a quando sono venuti in vere e proprie ondate migratorie.

I primi religiosi arrivati per evangelizzare gli indigeni sono stati i frati francescani, a loro, qui a Buenos Aires, Juan De Garay nel 1583 consegnò l’isolato in cui si trova l’attuale basilica di San Francesco, nel rione di Monserrat. La Chiesa costruita dai francescani è durata poco tempo ed è crollata perché costruita con materiali precari.

E’ lucana la miglior birra del mondo: Birra Morena, vincitrice del premio World Beer Awards

Lo scorso anno, la nota Birra Morena ha vinto un prestigioso riconoscimento internazionale: il Premio World Beer Awards. È salita sullo scanno più alto del podio e, sbaragliando la concorrenza, è stata incoronata come miglior birra del mondo. Un vanto patriottico per l’Italia e per la Basilicata, terra colpita dalla disoccupazione. La Birra Morena, la sua qualità e la sua innovazione, sono un ottimo brand di rilancio per il Bel Paese.

In occasione del World Beer Awards di Londra 2016 a vincere il primo posto è stata la Birra Morena. Premiatp  il lavoro di qualità con un prestigioso premio a Londra nelle categorie Sweet Milk Stout e Barley Wine, in un contesto internazionale per birre di grande valore.

Non è stato semplice superare la selezione di oltre 1500 etichette partecipanti, provenienti da oltre 30 paesi del mondo. Rispettivamente nella propria categoria, la nostra Birra Morena Celtica Stout ha portato a casa una medaglia d’oro. La Birra Morena Gran Riserva Lucana è stata, invece, giudicata miglior birra italiana e selezionata per la finalissima mondiale.

Perché vince una birra come questa lucana? Perché la fusione principale della Birra Morena è quella di miscelare tradizione e innovazione, un tuffo nel passato alla riscoperta dei vecchi sapori senza, però, perdere di vista le nuove scoperte, restando al passo con i tempi. Non a caso il prossimo progetto a cui si sta lavorando è quello della Birra Morena Bio, una birra BIOLOGICA assolutamente naturale, cruda non pastorizzata e creata con il processo dell’alta fermentazione. Una birra dal colore dorato, dal corpo morbido, amaro gradevole e con sentori amabili fruttati e speziati.

Lo stabilimento DriveBeer è ubicato, nella zona industriale di Baragiano, nel comune di Balvano, in provincia di Potenza. Si parla, quindi, di terre incontaminate ed incantevoli come la Lucania, immerse nel verde, piene di natura selvaggia, di monti ove sgorgano numerose sorgenti di acqua pura. Insomma Birra Morena nasce in una terra di tradizione agricola piena di campi d’orzo e di antichi sapori.
Ai piedi di una splendida valle circondata da monti, sorgenti e paesaggi storici, è ubicato lo stabilimento della Drive Beer, che si pregia del piacere di usufruire di queste splendide caratteristiche del territorio.

La produzione della birra lucana è lunga e paziente, come solo nei prodotti di qualità accade. Parliamo di un lavoro a step che si muove di gradino in gradino. Vediamo nel dettaglio le fasi della lavorazione per avere la birra migliore del mondo: nella sala di cottura, si mescolano il macinato e l’acqua per poi finire in una caldaia. Le alte temperature andranno a favorire la scissione dell’amido in zuccheri e si dividerà la parte solida, detta ‘trebbia’, dalla parte liquida, detta ‘mosto’.

Sarà il mosto, a cui si aggiunge il lievito, ad essere lavorato in cantina di fermentazione per 7 giorni. Con la fermentazione gli zuccheri vengono trasformati in alcool. Terminata la fermentazione si passa nei serbatoi di deposito e stagionatura ad una temperatura pari a zero per favorire il processo di maturazione.

Si passa alla sala di filtrazione dove la birra viene filtrata da coaguli solidi e diventa limpida e luminosa. C’è infine la confezionatura dove la birra viene infustata o inbttigliata, pronta per essere bevuta. Un iter lavorativo fatto di antiche tradizioni e artigianalità che rendono la Birra Morena un vero brand italiano di qualità. (ANSA, 07.09.2017)

Caritas Argentina: oltre 77 milioni di pesos per i più poveri

Caritas Argentina ha raccolto 77 milioni e 633.320 pesos nella sua colletta annuale a favore dei più poveri. Lo riferisce l’agenzia della Chiesa argentina Aica riportando un comunicato dell’organizzazione ecclesiale, che ha reso pubblici i risultati dell’iniziativa. “La cifra raccolta esprime concretamente la generosità con la quale la nostra società ha risposto a questo appello a essere solidale”, si legge nella nota della Caritas.

L’iniziativa congiunta della Chiesa si è tenuta il 10 e l’11 giugno con lo slogan “Se vedi nell’altro tuo fratello, nessuno può essere escluso”. La Caritas ha reso noto l’esito della raccolta in occasione della Giornata della solidarietà, celebrata il 26 agosto per commemorare la nascita della santa Madre Teresa di Calcutta.

La Caritas Argentina, che è presieduta dal vescovo di San Isidro, mons. Oscar Ojea, ha ringraziato coloro che hanno contribuito alla raccolta e ha evidenziato lo sforzo “silenzioso e perseverante di oltre 32.000 volontari che accompagnano tutti i giorni le comunità più povere in ogni angolo del nostro Paese e che, attraverso tale colletta, si sono mobilitati per testimoniare come si può cambiare il futuro di tante persone quando ci impegniamo a lavorare insieme, in modo che nessuno si senta escluso”. Tra i progetti che saranno finanziati attraverso la colletta, da segnalare l’avvio di microattività imprenditoriali e cooperative, l’opera pastorale sulle dipendenze, iniziative di formazione professionale, interventi per la prima infanzia e la scolarizzazione. (Radio Vaticana)

San Leo e il forte prigione dello stregone Cagliostro

Il borgo si trova sul Confine tra le Marche e la Romagna, bandiera arancione del Touring Club, domina la Valmarecchia da tempio lontani, quando rubò il nome a San Leo di Dalmazia, arrivatoci assieme a San Marino dalle coste Dalmate. E’ un paese dal passato agitato, anche quello prossimo, infatti è uno dei sette Comuni dell’Alta Valmarecchia che dal 29 luglio 2009, dopo essere stati un tempo in provincia di Pesaro sono tornati in provincia di Rimini. Importante successo per i loro abitanti che si considerano romagnoli ed hanno qualche pregiudizio verso i marchigiani, in Romagna si dice infatti “meglio avere un morto in casa che un marchigiano dietro la porta”, questo perchè il Regno della Chiesa usava i marchigiani come esattori delle tasse.

Il paese di San Leo, ebbe un periodo di grande splendore a partire dall’anno Mille, quando la famiglia dei Montefeltro, importanti signori dell’epoca medioevale e rinascimentale, scelse il paese come sede della casata, continuò con il passaggio di San Francesco, nel 1200, e di Dante, nel 1300, che addirittura lo cita nel canto IV del Purgatorio, della Divina Commedia, nel 1300. In seguito fu conteso dai Medici, dai Della Rovere e dallo Stato Pontificio. Ritornò in mano dei Montefeltro che trasformarono il forte in una macchina da guerra. Nel 1861 tornò in possesso della Chiesa.

Il forte che ammalia i visitatori era in epoca medioevale una roccaforte di importanza strategica. Si erge sul dirupo di un monte e le sue mura massicce formano un tutt’uno con la roccia sottostante. Era molto difficile espugnarlo, quando poi fu trasformato in carcere era quasi impossibile fuggirne.

Nel 1895 vi morì Giuseppe Balsamo, più conosciuto come Conte di Cagliostro, dopo avervi trascorso 4 anni di prigionia e le sofferenze imposte dall’Inquisizione. La vicenda di Cagliostro aggiunge fascino a quello che sprigiona già il luogo.

Edda Cinarelli

Cagliostro, stregone e truffatore morto a San Leo

Nonostante il panorama molto suggestivo, il forte detenne un ruolo triste poiché durante tutto il periodo in cui appartenne allo Stato Pontificio fu adibito a prigione e tale rimase fino al 1906.

Qui si concluse la storia di uno dei personaggi più enigmatici del XXVIII secolo, che trasferitovi da Castel Sant’Angelo, per volere di Papa Pio VI, che ne temeva una fuga, morì in questo forte. Giuseppe Giovanni Battista Vincenzo Pietro Antonio Matteo Franco Balsamo, noto con il nome di Alessandro, conte di Cagliostro o più semplicemente Cagliostro, probabilmente nacque a Palermo, il 2 giugno 1743. Fu un avventuriero, esoterista e alchimista. Un furbo che spacciandosi per curatore riuscì a sedurre e imbrogliare personaggi celebri del suo tempo, tra i tanti: Casanova. In Francia era riuscito a godere della protezione del cardinale di Rohan, però dopo essere vissuto alcuni anni alle spalle di questo cardinale, venne accusato di aver rubato un collier, acquistato da di Rohan per conquistare la benevolenza di Maria Antonietta.

Rinchiuso nella Bastiglia (Francia) nel 1785 riuscì a dimostrare la propria innocenza e a prevedere la Rivoluzione Francese e la caduta della Bastiglia (1789). La previsione gli fruttò ulteriore fama, ma dopo aver imbrogliato altre persone, fuggì a Roma, dove continuò ad esercitare il mestiere del curatore ed a preparare filtri magici. Accusato dalla propria moglie Serafina, sotto pressione dell’Inquisizione, di eresia, fu condannato e rinchiuso a San Leo, nella Cagliostrina, una cella da cui si poteva accedere solo da un buco nel soffitto. Morì di stenti e per le torture dei suo seviziatori, senza ricever cristiana sepoltura, sulla sua morte regna ancora il mistero e si dice che il suo fantasma si aggiri tre i saloni del forte e che alcuni turisti lo abbiano visto.

Alcuni celebri registi del cinema gli hanno dedicato dei film come, Rupan Sansei “Lupin III- Il castello di Cagliostro”; Gregory Ratoff “Cagliostro”.

Edda Cinarelli

«La propaganda fascista è reato». Primo via libera della Camera, la legge ora passa al Senato

La propaganda del regime fascista e nazifascista anche attraverso la produzione, la distribuzione o la vendita di beni che raffigurano persone o simboli ad essi chiaramente riferiti è a un passo dal diventare un reato previsto dal codice penale. L’Aula della Camera approva la proposta di legge di Emanuele Fiano che prevede la reclusione da sei mesi a due anni per chi fa saluti romani o vende gadget che richiamino i regimi totalitari di destra, con 261 sì, 122 no e 15 astenuti. Il centrodestra contesta il provvedimento che ora deve passare al Senato. Fratelli d’Italia aveva provato, senza riuscirci, a far slittare l’esame del testo a dopo gli altri provvedimenti in calendario per questa settimana.

«È una follia discuterlo ora», aveva detto Giorgia Meloni, mentre Ignazio La Russa aveva attaccato con ironia il Pd: «Ora sì che Renzi è antifascista: sta veramente rottamando tutti gli accendini e i portachiavi del disciolto e tanto vituperato partito fascista… E Fiano è solo una foglia di fico». Duro anche Francesco Paolo Sisto di FI, secondo il quale il ddl «rischia di diventare una `polpetta avvelenata´ sia per i cittadini sia per i giudici». Ma il Pd difende il testo: «L’antifascismo è la cifra di chi difende la libertà, e le opinioni non vengono represse da questo testo», dice il relatore e `padre´ del ddl Emanuele Fiano.

«La norma contro l’apologia del fascismo è necessaria. Per l’oggi, non per fare processi o rivisitare il passato», sostiene Walter Verini commentando il via libera al provvedimento che avviene a pochi giorni dalla minaccia di Forza Nuova di organizzare una nuova «marcia su Roma» per fine ottobre. È soprattutto una «legge contro l’odio», commenta il capogruppo Ettore Rosato che cita proprio l’annuncio della marcia su Roma e una torta per Hitler la cui foto compare oggi sul web per dire che lo stop alla propaganda non è solo «folklore» come vuol far credere qualcuno. Ed è bufera su Emanuele Fiano che in un’intervista non si dice contrario «alla necessità di cancellare la scritta Dux dall’obelisco dell’Olimpico a Roma» come era stato proposto da Luciano Violante. Immediata era arrivata la replica della Lega, che non ha votato il ddl: «Vuole forse demolire l’Eur?», aveva chiesto Paolo Grimoldi, mentre per Fabrizio Cicchitto di Ap la scritta «Mussolini Dux» «non turba, offende e neanche esalta nessuno». (il Secolo XIX, 13.09.2017)

Il presidente degli albergatori: «I giovani italiani? Rifiutano il posto per avere il week end libero»

«Molti giovani italiani non sono disponibili a lavorare nel week end. Al contrario degli stranieri che, proprio per questo motivo, nel settore del turismo, hanno trovato maggiori opportunità occupazionali nella stagione che si sta concludendo».

A parlare è Angelo Berlangieri, presidente dell’Unione Albergatori provinciale di Savona, che fa un bilancio, al termine di un’estate soddisfacente per quanto riguarda l’afflussi turistico. Avanzando una constatazione: «Quest’anno – dice- il numero di assunzioni di personale straniero, nel settore alberghiero, è cresciuto del cinque per cento. Il motivo è semplice: i nostri ragazzi vogliono il week end libero. Non tutti, ovviamente. Molti sono gran lavoratori. Sono diversi, però, i giovani italiani che, durante il colloquio di lavoro, magari per l’assunzione in vista della stagione estiva, si informano sulla possibilità di avere qualche fine settimana libero. Alla nostra risposta, per forza di cose negativa, si ritraggono. Alcuni rinunciano. È ovvio che, nel settore turistico, le giornate di sabato e domenica sono le più intense. Impensabile dare il riposo proprio nei week end».

Maggior disponibilità, secondo Berlangieri, dai lavoratori stranieri. «Nei colloqui – dice- la disponibilità, in questo caso, è maggiore, fine settimana compresi. In un momento impegnativo come la stagione estiva, per un datore di lavoro, è essenziale avere garanzia di una presenza costante. Anche quest’anno il settore alberghiero e, in generale, l’ambito del turismo, hanno tenuto molto bene. Contando le nostre strutture ricettive, sono stati impiegati sui 4mila lavoratori, di cui il 40 per cento con posto fisso, a tempo indeterminato. Gli altri, come stagionali».

Da parte sua, la Cgil non ci sta a far passare i ragazzi savonesi e italiani per “bamboccioni”. «I nostri giovani, se chiamati a lavorare per un numero di ore congruo e nel rispetto di contratti, che indicano i livelli delle buste paga, non si tirano indietro davanti alla fatica – il commento della segreteria della Filcams Cgil-. Si parla di assunzioni e di opportunità offerte dal mondo del turismo, ma quanti sono stati i contratti stabili? La situazione è appena migliorata grazie anche alle battaglie della Cgil contro il sistema dei voucher, che hanno celato, per anni, il lavoro nero».

Silvia Campese (pubblicato su Il Secolo XIX il 13.09.2017)

Genova vince la “guerra dei like”: è la città più bella d’Italia

La notizia è arrivata con (giustificato) orgoglio dal Comune, che poco dopo le 11 ha emesso un comunicato stampa per informare che «Genova è la città più bella d’Italia», ma prima ancora, intorno alle 9.30, dalla pagina Facebook “Il Mugugno Genovese” , fra i più forti sostenitori della candidatura della Superba al concorso di “Italia da Scoprire” .

Una gara, combattuta tutta attraverso il più noto dei social network, in cui il capoluogo ligure, con quasi 12mila “reactions” in poco meno di un mese, ha battuto la concorrenza di Bologna, Catania, Verona, Venezia, Roma, Como, Trieste, Torino, Firenze, Cagliari, Palermo, La Spezia, Matera, Milano e Napoli, arrivando alle fasi finali contro Trieste, Catania e Napoli e superando nell’ultima “partita” il capoluogo friulano.

Certo, Italia da Scoprire è una pagina piuttosto “piccola” (ha circa 30mila fan) e l’assessore al Turismo di Tursi, Paola Bordilli, ha ammesso che «il concorso su Facebook è solo un gioco», noi aggiungiamo che è stato anche un po’ “drogato” dai post del Mugugno (che anche a 30 minuti dalla fine della finale ha invitato i genovesi ad andare a votare in massa), ma tutto questo non toglie nulla alla vittoria e a un po’ di sano campanilismo, giustificato fra l’altro da un’innegabile presenza di turisti per le vie della nostra città.

E sì, dopo questa vittoria c’è il “rischio” che venga «ancora più gente a visitarci», come hanno scherzosamente (ma non troppo) fatto notare quelli del Mugugno…

E.Cap.(pubblicato su Il Secolo XIX il 12.09.2017)

Mondiali di Tango, secondo posto ad una coppia italiana

Essere appassionati di tango e diventare vice-campioni nel ‘mundial’ della musica simbolo di Buenos Aires: è l’impresa riuscita a Simone Facchini e Gioia Abballe, secondi nella finale dei mondiali nella capitale argentina.

La coppia di ballerini, entrambi di Sora insieme in pista da 18 anni, hanno così coronato “un sogno” al quale si erano avvicinati nella finale del 2016, quando arrivarono quarti, anche quella volta nella specialità ‘tango scenario’. Sono finiti per pochi punti alle spalle dei vincitori, il giapponese Axel Arakaki e l’argentina Agostina Tarchini.

Non solo, nella finale al ‘Luna Park’, il prestigioso palazzetto dello sport di Buenos Aires, sono stati i più votati online. “Siamo molto contenti, forse soprattutto per il premio della giuria popolare via web: vuol dire che siamo piaciuti alla giuria e alla gente”, commenta Simone, il giorno dopo di “una serata che ricorderemo per sempre”.

“Il nostro è d’altra parte il miglior risultato mai fatto da una coppia straniera nel ‘tango scenario’. Perché abbiamo vinto? le coppie brave erano tante, credo davvero che bisogna ballare con il cuore”.

“Poi c’è un altro fatto, ci sono tante idee diverse del ‘tango scenario’, chi sta più attaccato al ‘piso’ (pavimento), più a terra, chi invece lo interpreta in modo acrobatico, per esempio le coppie colombiane. Noi no, credo dobbiamo stare vicini alle radici”.

Neanche Gioia nasconde la propria felicità: “Ricevere tanti messaggi di amici, professionisti argentini, sostenitori.. Facebook è letteralmente esploso”, commenta, sottolineando quanto sia importante il secondo posto di Buenos Aires.

“Bisogna avere rispetto per la cultura di questa città, cercare di viverla, credo, aggiunge, che noi riusciamo a farlo, questa è la patria del tango. Non è stato facile salire sul palcoscenico del Luna Park, il cuore batteva forte.. “.

Un commento sulla coppia italiana la fa d’altra parte Elina Roldan, ballerina da una vita, curatrice della musica dell’evento e organizzatrice della giuria: “Simone e Gioia hanno vinto perché sono più vicini al nostro modo di ballare, non troppo tecnici, molti ballerini interpretano lo stile ‘scenario’ con forme forse troppo svolazzanti e ballano in modo perfetto: ma il tango, assicura, non è perfetto”. (Il Giornale di Sicillia, 25.08.2017)

Papa Francesco, il Papa ammirato da molti e criticato da altri

Bergoglio, il primo Papa, figlio di immigranti italiani nato in Argentina, doveva per forza essere diverso da tutti quelli che l’hanno preceduto. Ha sperimentato sulla sua pelle il dolore, l’angoscia e la sofferenza di chi emigrava una volta, e per questo, probabilmente, si è sempre occupato degli ultimi. Così da quando è diventato Papa, il 13 marzo del 2013, ha subito fatto capire che avrebbe voluto far cambiare la storia, almeno quella del Papato e che il suo pontificato avrebbe segnato lo spartiacque tra prima e dopo. In linea con le iniziative che aveva intrapreso a Buenos Aires, dal 1998, data della sua nomina a arcivescovo della città, come quella di promuovere incontri religiosi tra esponenti di diverse religioni, soprattutto di quelle medio orientali come l’ebraismo e l’Islamismo per promuovere il dialogo, cercare punti di contatto e ottenere la pace, arrivato a Roma ha continuato a percorrere lo stesso camino. Favorisce gli incontri tra rappresentanti di diverse religioni, e con l’esempio predica alla gente la tolleranza verso i nuovi migranti, d’altronde non ci si potrebbe aspettare un altro messaggio da un Papa che si è sempre dedicato agli ultimi. A Buenos Aires, infatti si era attivato per migliorare la vita dei raccoglitori di cartone ”cartoneros”, ed era riuscito anche a farne entrare un gruppo nel governo della città come operatori ecologici e, sempre attento ai più poveri, andava a visitarli direttamente nelle bidonville, dove celebrava per loro una santa messa e cercava di essergli di conforto.

Appena divenuto Papa ha voluto approfondire quello che stava facendo già da molto, così difende i migranti, che sono la fascia più vulnerabile della società, soli, lontani dalle loro famiglie, vittime del caos mondiale, soffrono anche per il rifiuto delle popolazioni locali. Predica il perdono ed ha accettato di ricevere in Vaticano Hebe Bonafini, Presidente de Madres de Plaza de Mayo, con cui aveva avuto degli screzi. D’altronde come ci ha insegnato Cristo nessun religioso, nessun cristiano può girare le spalle ad un peccatore, direi proprio che i peccatori, le pecore che hanno perduto il cammino, sono i suoi preferiti, perché lo muove il desiderio di recuperarli e riportali sulla strada del bene.

Continua a predicare la comprensione tra le religioni e sempre in vena di far tornare la Chiesa a una vita semplice, come quella di Cristo e di San Francesco, ha adottato un nuovo breviario: lotta ai vescovi che vivono nel lusso e hanno accumulato ingenti fortune, solo a quelli; smantellare la lobby dei prelati sessualmente perversi nel Vaticano, far pagare le loro colpe ai preti pedofili che hanno abusato di bambini, battaglia a fondo contro le mafie, cercare, solo cercare perché questo è molto difficile, di rendere trasparenti i conti dello IOR (Istituto per le Opere Religiose). Tutte decisioni, prese con estremo coraggio, che gli hanno procurato molti nemici, tanti da far pensare che potrebbero ammazzarlo e non l’ISIS, ma i vescovi che non lo sopportano.

Duole rendersi conto che il suo messaggio di tolleranza, onestà ed amore non è compreso da tutti. Alcuni italiani si arrabbiano con lui perché credono che difenda gli immigranti e i cattolici conservatori lo odiano per le sue innovazioni, coerenti con il Concilio Vaticano 1962-1967.

Il Papa, che è veramente un capo della Chiesa di rottura, ha operato anche in campo internazionale ed ha contribuito ad allentare le tensioni tra vari paesi, come con Cuba e all’interno della Colombia, dove recatosi per assistere alla pace definitiva tra il governo e le Farc, Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, non si è fatto scappare l’occasione per affermare: “ancora oggi dobbiamo pensare con attenzione al concetto di ‘guerra giusta’. Abbiamo imparato in filosofia politica che per difendersi si può fare la guerra e considerarla giusta, ma non è così, di giusto c’è la pace”, cambiando almeno parzialmente l’idea di Sant’Agostino e di San Tommaso che c’era una guerra giusta.

In questo modo ha imposto una riflessione sulla politica aggressiva delle potenze, un’idea che impiegherà del tempo prima di imporsi ma intanto lui ha indicato il cammino. In Argentina, il suo paese di nascita, il Papa è amato da alcuni e rifiutato da altri. Vi è una forte polarizzazione e la gente, per seguire il suo bando di appartenenza, diventa cieca e denigra e banalizza le persone della parte contraria. Il Papa si occupa di politica d’altro livello mentre per i governanti la politica è diventata marketing e strategia per arrivare al potere e conservalo.

Edda Cinarelli

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