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August 2017 - page 4

Andiamo tutti al mare

In Italia è estate, un estate veramente calda, giornate con 40 gradi ma con una sensazione termica di 50. Come fare di fronte ad una situazione simile? Naturalmente bere molto, stare all’ombra e farsi un bel bagnetto di sera al mare. Ma fra tante spiagge meravigliose dove andare?

Come ogni anno Skyscanner ha selezionato per il 2017 le 15 spiagge più belle d’Italia. La scelta delle spiagge è avvenuta tenendo conto di diversi fattori, fra cui la pulizia delle spiagge, lo stato delle acque, l’unicità del paesaggio circostante (molte spiagge sono inserite in parchi naturali o riserve protette) e i suggerimenti dei viaggiatori.

 1. Tonnarella dell’Uzzo, Riserva Naturale dello Zingaro (TP) / Sicilia

Greci e Latini la chiamarono “Cetaria” per la grande quantità di tonni nel suo mare dalle acque cristalline. È la meravigliosa Riserva Naturale dello Zingaro, quel tratto di costa siciliano che per 7 km si estende da San Vito lo Capo a Castellammare del Golfo. Un tripudio di piante e fiori per una natura incontaminata abitata da animali selvaggi e affacciata sul blu del mare della Sicilia. Una delle sue cale più spettacolari, leggendarie e affollate per via della sua bellezza è Tonnarella dell’Uzzo: la spiaggia bianca si raggiunge in soli 15 minuti di auto da San Vito. Aeroporto più vicino: Trapani Birgi

 2. Cala dei Gabbiani, Costa di Baunei (OG) / Sardegna

La sarda Cala dei Gabbiani è ancora poco conosciuta, oscurata dalla fama della vicina Cala Mariolu, eppure non è altro che il suo naturale proseguo verso sud. Ecco che allora, anche in questo tratto di spiaggia, si ritrovano le stesse incredibili caratteristiche: un’acqua cristallina sfumata di verde e di blu, una scogliera levigata dal tempo e un lido di sassolini bianchi. Il suo nome deriva dalla presenza dei gabbiani, che all’imbrunire vi trovano rifugio per poi lasciarla libera durante le ore di pesca diurne. Cala Gabbiani si trova in Ogliastra e si raggiunge in due modi: via mare con imbarcazioni private o con i natanti che ogni giorno partono dal Golfo di Orosei, dai porti di Cala Gonone, Arbatax e S. Maria Navarrese, oppure a piedi percorrendo un impegnativo sentiero di trekking. Aeroporto più vicino: Olbia

 3. Cala Feola, Ponza (LT) / Lazio

Meglio essere preparati alla gran folla quotidiana (soprattutto ad agosto) ma, una volta assicurato il proprio piccolo fazzoletto di sabbia, se ne vedranno delle belle, a partire dalle meravigliose piscine naturali che si trovano nei suoi dintorni. Stiamo parlando di Cala Feola, il fortunato lido di Ponza, un’isola gioiello a due passi da Roma. La caletta, situata in località Le Forna, è raggiungibile sia a piedi (se si soggiorna all’altezza di Le Forna Chiesa, percorrendo un sentiero di circa 15 minuti), sia in barca, sia con l’auto. L’isola mette a disposizione un servizio navetta, ma ovviamente ci si deve fare spazio anche sul mezzo pubblico e, una volta arrivati, scendere delle scalette per poi godere del suo mare limpido e della sua sabbia bianca. Grazie al suo dolce fondale, è l’ideale per i bambini. Aeroporto più vicino: Roma Fiumicino o Napoli Capodichino

 4. Area Marina Protetta del Plemmirio (SR) / Sicilia

“Giace della Sicania al golfo avanti un’isoletta che a Plemmirio ondoso è posta incontro, e dagli antichi è detta per nome Ortigia”. Le magiche onde della Sicilia sono esaltate dai versi del grande Virgilio, che nell’Eneide parla di questa meraviglia naturale a pochi chilometri da Siracusa. Stiamo parlando dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, il paradiso dei subacquei dove è possibile tuffarsi nel blu cobalto e scoprire un mondo sottomarino unico. Qui si trovano le spiagge più belle della costa, una su tutte quella libera dello Sbocco 34, un punto strategico per fare snorkeling e diving. Questa che è la spiaggia più amata dai bagnanti è raggiungibile in macchina, fino al parcheggio gratuito sulla scogliera. Poi si scende a piedi… con non poca fatica, ma tanta soddisfazione. Aeroporto più vicino: Catania Fontanarossa

5. Marina Grande, Positano (SA) / Campania

Ci sono belle spiagge a Positano, ma questa è decisamente la più amata da positanesi, vip e turisti, vuoi per la sua mondanità accesa, vuoi per il suo scenario da favola caratterizzato da una miriade di casette variopinte – quelle tipiche della Costiera Amalfitana. Marina Grande si allunga per circa 300 metri sul tratto di costa a sud della cittadina ed è perfetta per bagni di sole stile anni Sessanta e aperitivi al tramonto: non mancano stabilimenti balneari e locali notturni. Particolare non è solo il luogo, ma anche la sabbia, scura e di ciottoli, magicamente affacciata sulle isole Li Galli. Da qui, si può partire per un’escursione alle isole Gallo Lungo, Rotonda e Castelluccio e a quelle delle Sirene, oggi protette dalla Riserva Marina di Punta Campanella. Aeroporto più vicino: Napoli Capodichino

 6. Spiaggia di Capo Graziano, Filicudi, Eolie (ME) / Sicilia

Le Eolie stregano. Ogni caletta di questo arcipelago incanta con i colori e i profumi di uno degli angoli di mare più belli d’Italia. Per chi cerca una vacanza di mare rilassante e lontana dal turismo di massa consigliamo di fare un salto nella piccola e rigogliosa Filicudi, e magari piantare l’ombrellone sulla lunga Spiaggia di Capo Graziano, la più bella sull’isola secondo i viaggiatori da tutto il mondo che hanno avuto la fortuna di visitarla. La fantastica spiaggia di Filicudi si trova sull’estremità più meridionale dell’isola, ed è facilmente riconoscibile per la mezzaluna di ciottoli chiari e per il mare trasparente dal fascino caraibico. A dominare il litorale, l’inconfondibile profilo di Monte Graziano, con il villaggio omonimo, dal quale parte un sentiero che scende a mare. Aeroporto più vicino: Catania Fontanarossa

7. Spiaggia di Torre Sant’Andrea, Melendugno (LE) / Puglia

Il Salento non può assolutamente mancare nella nostra classifica sulle Spiagge più belle d’Italia 2017, ma qui presentiamo un Salento più discreto, dove alla sabbia trionfa la roccia, per uno spettacolo che prende il nome di Faraglioni di Torre Sant’Andrea. Ci troviamo presso Melendugno, nel bel tratto di costa compreso tra Baia dei Turchi e Torre dell’Orso. Proprio qui, tra queste spiagge, si trova una meraviglia della natura: è possibile nuotare – grazie a uno sbocco a mare dove si scende per una decina di metri – fino a raggiungere una piattaforma naturale di pietra. In alternativa alle rocce, fate tappa sulla spiaggetta situata proprio al centro del piccolo centro di Torre Sant’Andrea, che funge anche da porticciolo per le barchette dei pescatori locali. Aeroporto più vicino: Brindisi o Bari.

7. Cala Cipolla, Domus de Maria (CA) / Sardegna

Una piccola cala di finissima sabbia bianca, di quelle che lasciano a bocca aperta. Siamo in Sardegna, sulla spiaggia di Cala Cipolla, l’ultima che si incontra in località Domus de Maria. L’arenile è setoso, baciato dal sole e riparato dal vento, con un fondale che digrada dolcemente verso il mare, quindi perfetto per un bagno ristoratore. L’acqua è cristallina con un colore che va dal verde smeraldo al turchese acceso e vanta un fondale sabbioso costellato da scogli. Tutt’intorno, la profumata macchia mediterranea e a pochi passi il Faro di Capo Spartivento, da cui godere una vista unica sulla costa. Da Cagliari, per approdare su questo incanto di spiaggia, bisogna dirigersi verso Chia percorrendo la SS 195 e poi proseguire sul Viale Spartivento. Aeroporto più vicino: Cagliari.

9. Fiorenzuola di Focara, Parco del Monte San Bartolo (PU) / Marche

Una spiaggia per gli amanti della natura e del trekking, che regalerà una o più giornate di sole e relax. La bellezza e la tranquillità sono assicurate sulla Fiorenzuola di Focara, una caletta nel Parco del Monte San Bartolo, 1600 ettari di verde che si estende lungo la costa, tra i comuni di Pesaro e Gabicce Mare. La spiaggia libera e non attrezzata fa parte dell’omonimo piccolo borgo medievale che, situato a circa 200 metri a picco sul mare, offre una vista impagabile sull’Adriatico. Per raggiungere questo paradiso marino basta percorrere uno dei sentieri più o meno impervi che partono dal borgo: ce n’è uno che con 20 minuti di camminata porta al mare, per una passeggiata che riconcilierà con il mondo. Un consiglio: meglio fare scorta di acqua, cibo e magari un buon libro. Aeroporti più vicini: Ancona e Rimini.

10. Baia di Punta Rossa, Mattinata (FG) / Puglia

La costa del Gargano, da Mattinata a Manfredonia, è un vero portento, con le sue falesie capolavoro e le sue vedute da cartolina. Tra le varie calette segnaliamo la meravigliosa Baia di Punta Rossa, una piccola spiaggia raggiungibile grazie a un sentiero da percorrere a piedi. Percorrendo il tratto si viene inebriati dal profumo intenso dei pini, per poi tuffarsi in un’acqua cristallina rigenerante. Essendo una baia poco conosciuta e quindi non eccessivamente affollata come le altre della zona, garantisce un’acqua limpida e pulita, per momenti tranquilli sotto il sole della Puglia. Dopo una giornata in spiaggia meglio non lasciarsi sfuggire un’incursione nel candido borgo di Monte Sant’Angelo, un gioiello tra mare e montagna. Aeroporto più vicino: Bari.

11. Spiaggia della Padulella, Portoferraio, Elba (LI) / Toscana

Verde, aspra e verace, l’Elba è la più grande isola dell’Arcipelago Toscano, la preferita dai toscani e da tutti quei viaggiatori amanti del mare, della natura e dello sport. Tra le sue spiagge più belle segnaliamo la Padulella di Portoferraio, un lido situato a est della Punta di Capo Bianco, che provvede a proteggerla dai venti provenienti da occidente, e diviso a ovest dalla Spiaggia delle Ghiaie da una scogliera e dalla Spiaggia di Cala dei Frati. Lunga poco più di 120 metri e circondata da falesie bianche, questa spiaggia è caratterizzata da ciottoli levigati e da un mare cristallino che fa invidia ai Tropici. Si raggiunge percorrendo la strada che porta verso Le Ghiaie, seguendo poi l’indicazione Padulella, Enfola. Un percorso a piedi con vista sulle mura medicee di Portoferraio alleggerirà il passo. Aeroporto più vicino: Pisa.

11. Spiaggia dell’Arco Magno, San Nicola Arcella (CS) / Calabria

Siamo a San Nicola Arcella, nella provincia di Cosenza, in uno dei luoghi più incredibili del litorale occidentale della Calabria. Un angolo di costa che sembra come scolpito da un grande artista, che in questo caso prende il nome di Madre Natura. Sì perché qui si trova un arco scavato nella roccia di stupefacente bellezza, che ha dato il nome alla caletta: Spiaggia dell’Arco Magno. Questo mare regala bagni rigeneranti in un’acqua smeraldina, passeggiate nella pietra e percorsi escursionistici unici come quello dell’Isola di Dino. Il miglior mezzo per raggiungerla è la macchina visto, che la spiaggia è servita dalla SS 18. Una volta sul litorale cosentino, si può parcheggiare in località Marinella e scendere a piedi seguendo le indicazioni. Aeroporto più vicino: Lamezia Terme.

13. Spiaggia di Mottagrossa, Riserva Naturale di Punta Aderci, Vasto (CH) / Abruzzo

Il tratto di costa più bello dell’Abruzzo si trova a circa 10 km a nord di Vasto, inserito nella Riserva Naturale di Punta Aderci, un luogo di pace, verde e mare. Cinque chilometri di naturale bellezza tra dune, falesie e rocce che vanno dalla Spiaggia di Punta Penna alla foce del fiume Sinello, il quale segna il confine con il comune di Casalbordino. Qui, nella parte più occidentale si trova la bellissima e lunghissima Spiaggia di Mottagrossa, che selvaggia, incontaminata e tutta ciottoli si apre su di una vista mozzafiato. Un sentiero panoramico corre parallelo alla spiaggia: posto a 20 metri di altezza, è davvero suggestivo da percorrere a piedi o in bicicletta, e offre la possibilità di esplorare la vegetazione della riserva. Una scelta perfetta per gli amanti della natura e del relax. Aeroporto più vicino: Pescara.

14. Cala Luna, Golfo di Orosei (NU) / Sardegna

Una delle spiagge più particolari di questo articolo è Cala Luna, in Sardegna. Fantastica con il suo mare cristallino sfumato di blu e con la sua sabbia bianca mista a sassolini, è stretta da una ripida scogliera caratterizzata da ampie grotte dove trovare riparo dal sole cocente. Uno spettacolo di spiaggia, insomma, che è stata scelta per il set del film Travolti da un insolito destino di Lina Wertmüller (1974). Il fondale è basso, quindi adatto ai giochi dei più piccoli, mentre le sue acque al largo si trasformano nel paradiso dei subacquei. Cala Luna si raggiunge via mare con barche private o con i battelli dal porto di Cala Gonone o dalla spiaggia di Marina di Orosei; i trekkers troveranno un sentiero impegnativo con inizio da Cala Fuili o da Baunei. Aeroporto più vicino: Olbia.

15. Spiaggia di Paraggi, Santa Margherita Ligure (GE) / Liguria

La spiaggia di Paraggi è una delle poche spiagge sabbiose della Riviera di Levante. Questo paradiso balneare si trova tra Rapallo e Portofino, precisamente a ridosso del comune di Santa Margherita Ligure, un antico borgo di pescatori che si affaccia sul Golfo del Tigullio. La spiaggia è davvero sensazionale per via del colore delle sue acque, che tanto ricorda quello di un prezioso smeraldo. Questo è anche un eden per gli appassionati di immersioni, che possono vedere anche un relitto di nave mercantile affondato nei primi del Novecento. La cala è attrezzata e perfetta per tutta la famiglia. Aeroporto più vicino: Genova.

Da Genova all’Argentina, quando i liguri erano migranti

Tenaci, coraggiosi, intelligenti, con un forte spirito imprenditoriale e un ancora più forte attaccamento alla loro terra: questo l’identikit dei liguri che sin dalla prima metà del 1800 hanno deciso di lasciare la patria alla volta dell’America, per scoprire nuove terre e far fortuna all’estero contando solamente sulle proprie forze e su piccole somme di denaro messe da parte appositamente.

Delle caratteristiche dell’emigrazione liguri in Sud America, con un focus particolare sull’Argentina, s’è parlato nel pomeriggio al Museo di Storia Naturale Doria nel corso di una conferenza organizzata da Pro Natura tenuta da Maria Clotilde Giuliani, studiosa e per lunghi anni professoressa di Geografia, grande appassionata di viaggi, che proprio in Argentina ha trascorso molto tempo per lavoro e per piacere: «L’emigrazione dei liguri fu precoce rispetto ad altre, ma soprattutto non indigente, e urbana – sottolinea Giuliani – I liguri, che fossero originari del Tigullio, di Genova o dell’estremo ponente, non si muovevano verso le campagne, ma verso le città, e portavano con sé i loro risparmi per creare qualcosa».

A oggi in Argentina, ha spiegato la professoressa davanti a una ristretta, ma attenta platea, accorsa per scoprire di più anche sui propri antenati, il 60% della popolazione ha antenati liguri, ma «se a Buenos Aires si va a cercare i genovesi li si trova nella loro comunità, con la fugassa, la farinata, il pesto, insomma, con tutte le loro tradizioni. Non si sono mai aperti, anche se perfettamente integrati. E il loro contributo è stato fondamentale per la crescita dell’intero paese».

Tanti i liguri che, una volta arrivati in Sud America, hanno fatto fortuna sfruttando le capacità imprenditoriali e il fiuto per gli affari che li contraddistinguevano: alcuni diventavano possidenti terrieri, altri si dedicavano all’import-export, altri ancora hanno puntato sul commercio. Il loro contributo alla vita sociale ed economica delle colonie cittadine era talmente forte da avere portato alla creazione di diverse “figure”, come il “Bachicha de la esquina”, una definizione tratta da “Baciccia”, diminutivo di Giovanni Battista in dialetto genovese, con cui veniva ribattezzato chi gestiva l’emporio del “barrio”, commerciando in generi di prima necessità e diventando un vero e proprio punto di riferimento trasformandosi di volta in volta in mediatore, sensale di matrimoni, prestatore di denaro.

Non tutti i liguri, però, si sono limitati al commercio: in tanti hanno investito sulle proprietà terriere o sull’industria, portando alta la bandiera della loro regione nel nuovo mondo. È il caso, per esempio, di Agostino Rocca, ingegnere di Loano, che nel 1935 venne nominato amministratore delegato di Ansaldo, assistette all’apertura dello stabilimento di Cornigliano portando gli operai dagli 8mila iniziali ai 30mila del 1945 e finì per emigrare finita la Seconda Guerra Mondiale perché epurato proprio per avere promosso la costruzione dell’impianto siderurgico.

«Amareggiato, dopo tutti gli sforzi fatti per impedire ai tedeschi di smantellare lo stabilimento e portare fuori Italia le maestranze, Rocca partì alla volta dell’Argentina perché sapeva che l’allora presidente Peron cercava ingegneri per estrarre il metano e il petrolio trovati in Patagonia – ricorda Giuliani – A Indro Montanelli, che gli chiese dove sarebbe andato, lui rispose che partiva senza soldi, ma con 12 cervelli».

Rocca, infatti, portò con sé alcune tra le più brillanti menti con cui aveva collaborato, vincendo il bando indetto da Peron e costruendo oleodotto e gasdotto in tempi record. Il tutto grazie a 12mila operai che lo seguirono per la costruzione, insieme con le loro famiglie, una piccola comunità per cui l’ingegnere ligure costruì un’intera città a 80 km da Buenos Aires: «Fu così che nacque Campana, una piccola città totalmente italiana fatta di case, scuole, impianti sportivi, chiese, negozi – ricorda Giuliani – A lui si deve la costruzione di trentamila grandi opere disseminate in giro per il mondo, porti e ponti, e siccome l’Italia si accorse troppo tardi di avere perso una personalità importante, Rocca decise di naturalizzarsi in segno di riconoscenza verso l’Argentina. Dove, nel 1978, alla sua morte chiese di essere seppellito».

Pubblicato l’11 aprile 2017 su Il Secolo XIX

Quando la politica diventa merce

Come ci ricorda un articolo pubblicato il 5 agosto scorso su LA NACIÓN firmato da Eduardo Fidanza, in Argentina, come del resto in tanti altri paesi, le campagne politiche, da anni, sono diventate sfide di Internet. Non possiamo dimenticare che sono stati gli USA ad insegnare al mondo come si gestisce sulle reti una campagna politica, come forzare fino in fondo il lavaggio di cervello per ottenere un voto in più. Ma noi, a prescindere che l’utilizzo delle reti è fondamentale per la trasmissione di messaggi, siamo assolutamente contrari al lavaggio del cervello. I politici argentini, appoggiati in una profonda ignoranza della società che ancora gioca, anche in politica, al Boca-River, hanno sterilizzato le proposte, i suggerimenti, le idee per cercare di superare i sondaggi. Noi dell’USEI, potremmo essere forse considerati all’antica, ma puntiamo sull’onestà intellettuale e la sfida delle proposte. La Politica non è merce, anche se, da Giulio Cesare ad oggi, passando per Machiavelli, la strategia è ovviamente un elemento fondamentale in una campagna politica, ma non è l’essenza. L’essenza, a nostro criterio, è l’avvicinamento ai votanti, chiedere loro cosa possiamo cambiare, formare idee e proposte, nonché costruire una linea politica in tal senso.

Sappiamo che oggi ci si può anche dimenticare del votante per vincere una campagna, ma si perderebbe così lo spirito della vera politica, fondata sul miglioramento della condotta ed il miglioramento dello stile di vita di una società.

Fare politica di emigrazione con una diaspora così grande come l’italiana non è facile. Per decenni la maggior parte dei politici dei più diversi partiti italiani, ha preferito giocare con le nostre speranze, senza ascoltarle, senza decifrarle ed agire in risposta. Certamente non sono stati solo loro ad incidere sui poveri risultati positivi, ma, purtroppo, hanno avuto la meglio. Oggi il nostro paese non ha saputo ancora risolvere il nodo principale di tutti i problemi delle comunità italiane all’estero. Personaggi come Mirko Tremaglia ce ne son stati pochi, anzi, crediamo che sia stato l’unico a combattere in Parlamento e a denti stretti per ottenere AIRE e voto politico. Dal 2006, anno delle prime elezioni politiche con il voto estero, fino ad oggi, soltanto abbiamo potuto vedere buone intenzioni di alcuni, ma, alla fin fine, continuiamo a significare, per la maggior parte degli italiani in Patria, un peso e non una risorsa. Sono pochi, troppo pochi, in Italia, a conoscere quanto sia stato importante il lavoro degli italiani all’estero nel dopo guerra. Quanti sanno che, attraverso le rimesse dei nostri emigranti, il paese ha superato forti crisi ed ha potuto svilupparsi a partire dalla fine degli anni 50’? Quanti sanno che il 33% del fatturato della Pirelli proviene dal Brasile? Quanti sanno che la lana dei prodotti Benetton proviene da 1 milione di ettari di terra argentina? Quanti conoscono Paolo Bellini che ha fondato nel sud del Brasile la fabbrica di autobus più grande del mondo, o che la Grendene o la Vulcobras sono ditte di due fratelli discendenti di italiani che lottano per diventare le fabbriche di scarpe più grandi del mondo? Quanti sanno che la Tramontina è la ditta di discendenti di italiani che fabbrica la maggior parte delle posate di tutto il mondo? O che un calabrese venuto in Argentina con una valigia con lo spago è riuscito a costruire una ditta che da lavoro a migliaia di persone? In Italia, di questi dati nessuno si interessa e noi italiani all’estero siamo ancora visti come un peso per lo Stato, quando sono briciole quelle che l’Italia destina all’estero in confronto alle enormi risorse che provengono dalle nostre comunità. Eugenio Sangregorio, come tanti di voi, è un emigrante che ha costruito una carriera in base a sacrificio, lavoro e amore. Questo è l’USEI, sacrificio, lavoro e amore. Sono al vostro servizio perché, quando sarò seduto in Parlamento, sarò uno di voi, pronto a difendere la dignità di ogni cittadino italiano che abita fuori dall’Italia. Sarò la vostra voce e una spina per i corrotti o i “comodi” che vogliono soltanto una poltrona a Roma. La “comoda poltrona”, di cui non ho bisogno, me la son costruita da solo, lavorando da che ho ricordo. Voglio semplicemente diventare il portavoce di una diaspora gigantesca che ha diritti da ottenere, che non può continuare ad aspettare qualche miracolo economico per essere considerata dalla Madre Patria.

Quindi, tornando al discorso del principio, ringraziamo il progresso tecnologico che ci permette di raggiungervi meglio, ma non è nostra intenzione lavarvi il cervello con promesse assurde, bensì farvi sentire più italiani, più vicini al nostro paese.

Eugenio Sangregorio

Marcinelle, la madre di tutte le tragedie sul lavoro

Marcinelle, un punto oscuro. Marcinelle, una tragedia italiana. Marcinelle, “la tragedia nostra”, così titolò il Corriere della Sera del 9 agosto 1956, l’articolo di commento del grande scrittore e giornalista veneto, Dino Buzzati, così la tengo nel mio cuore, attraverso quelle pennellate, indimenticabili prime pagine della “Domenica del Corriere” che ancora conservo in qualche remoto cantuccio.

“La tragedia è accaduta in Belgio, l’8 agosto 1956. Fra i sepolti c’erano centotrentasei lavoratori nostri. E allora, il Bois du Cazier, questo posto ai più sconosciuto, diventa Italia. E l’incendio del pozzo diventa la nostra angoscia”.

Pensiamo allora a questi fratelli, centotrentasei tutti in fila. E dietro le 136 famiglie, padri, madri, mogli, figli, fratelli. 60 abruzzesi (il villaggio di Manoppello il più colpito), pugliesi (22), marchigiani, friulani, molisani, siciliani.

E c’erano anche belgi, francesi, tedeschi, russi, ucraini, cecoslovacchi, greci, turchi, algerini. C’era anche un ingegnere inglese. 262 vittime di 12 nazionalità.

Noi, ogni anno, andiamo a Marcinelle non a celebrare un triste rito. Andiamo a ricordare la tragedia nostra, come scrisse Buzzati, sì, ma anche il sacrificio dei lavoratori per costruire la società del benessere.

È stato il lavoro, sono stati i lavoratori, le locomotive del progresso e dell’industrializzazione diffusa. Il lavoro e i lavoratori non sono scomparsi solo perché non appaiono sui mass media, salvo per accadimenti dolorosi. Io credo che tutti insieme, politica ed istituzioni, dobbiamo ridisegnare la mappa degli attori dello sviluppo e della crescita di questo nuovo secolo.

Marcinelle è come la madre di tutte le tragedie sul lavoro. Vorrei che l’otto agosto i 262 rintocchi della campana di Sant’Antonio, lassù, a Marcinelle, si sentissero anche a Toronto, ove la comunità italiana ricorderà la tragedia, a Mattmark (Svizzera, 1965), a Monongah (Stati Uniti, 1907), a Dawson (Stati Uniti, 1913), e ovunque vive il ricordo del sacrificio, del lavoro italiano nel mondo. La memoria di chi ha riscattato ogni giorno il tricolore dando il meglio di sé.

Ho ricordato, per l’occasione, una parte dei momenti più simbolici della storia italiana del secolo ventesimo. E quella “Domenica del Corriere” a immortalarli con la leggendaria fantasia di un pennello. Sacrificio. Lavoro. Onestà. Coraggio. Patrimoni morali di un’umanità che ha costruito il futuro delle società in cui vivono o hanno vissuto.

Volti di oggi in Europa e nel mondo. E volti di un altro secolo a cui va riconosciuto il conferimento che onori la loro memoria di chi ha ben operato per il bene dei suoi cari e della patria italiana.

On. Gianni Farina

La storia dell’argentino che disegna le macchine più costose del mondo

Horacio Pagani conosceva già il suo destino quando ai 12 disegnava macchine con motori posteriori di legno e lattine di cacao. Oggi è il designer delle macchine sportive più care al mondo: Zonda e Huayra, i cui prezzi si aggirano ai 2 milioni di euro e si trovano parcheggiate nei palazzi di sceicchi arabi e case di altre celebrità.

Dalla creazione di Pagani Automobili ha messo la firma su solo 192 macchine nonostante anualmente rigetti il triplo delle richeiste. Nel 1999 ha rivoluzionato il mercato delle autovetture con la prima auto sportiva in carbonio. Oggi fattura 24 milioni di euro anno, vendendo 30 unità nel 2013 e vendendo le proprie autovetture in Europa, Asi e USA.

Le prime presentazioni le realizzava già ai 14 anni a Casilda. “Questa macchina è per il Salone di Torino. Quella è per quello di Milano”. Da adolescente aveva le idee più chiare. “Vado a Modena a costruire la mia prima macchina”, diceva a sua madre.

Nel 1999 è stata la volta della Zonda, la prima macchina in carbonio con un peso di 700 chili inferiore alle rivali. L’arte non è mai stata trascurata: nessuna delle Pagani è uguale alle altre in quanto variano secondo le richieste dei clienti. Le 1400 viti di ogni macchina sono tutte diverse, portano la firma del designer e costano 60 euro l’una.

Ai 15 anni ha costruito la sua prima moto e cinque anni dopo ha lavorato nella proiezione di una macchina di Formula 2 presa dalla Renault. Trasferito a La Plata ha preso gli studi di Belle Arti e ingegneria che poi ha ripreso nella città Rosario dove anche si dedicava alla costruzione di autovetture. Sei anni dopo Oreste Berta gli ha concesso una intervista con Juan Manuel Fangio allora ex presidente di Mercedes Benz, a cui il giovane designer ha fatto vedere il suo lavoro. Nel giro di cinque lettere si sono dati appuntamento a Milano, a seguito di cui ha preso a lavorare nei prototipi di progetti della Lamborghini.

Un anno dopo era il responsabile di tutta la parte della carrozzeria e cominciava a fare prove con il carbonio. “Ho lavorato giorno e notte per dimostrare che era il futuro”. Però non credevano alla tecnologia e ha dovuto chiedere un prestito in banca e fare le prove nel laboratorio di casa sua: “La maggior parte dei materiali che oggi usa l’industria aeronautica sono nati nel mio laboratorio 20 anni fa. Le ditte me li portavano per provarli. Guadagnavo una esagerazione di soldi perché all’epoca ero l’unico che lo faceva”.

Nel 1991 la Guerra del Golfo ha spiazzato Pagani da Lamborghini. “Ne ha risentito l’industria dell’auto e l’aeronautica. Comunque avevo piazzato una fabbrica nel mio laboratio, dove oggi faccio le auto. Mi sono reinventato e ho lavorato per diverse ditte di altri settori. Anche per Ferrari e Renault”, ricorda. Nel 1993 ha iniziato a produrre e dopo sei anni ha presentato la Zonda a Ginevra, così come a Casilda con i suoi amici.

Il modello è stato un colpo allo stomaco del mondo delle autovetture. Al di là dei materiali innovativi ha rotto tutti i record su pista. L’anno del esordio nel mercato, Pagani Automobili ha venduto sei unità. Nel 2013, 30 e quest’anno saranno 40. “Le Ferrari, che ne fabbrica 7000 l’anno, costano la metà di una Pagani. Le nostre auto sono come un vestito fatto su misura, abbiamo trovato la nostra nicchia”.

Oggi Pagani è propietario del 90% dell’azienda, l’altro 10% appartiene da gennaio ad un socio americano che lo rappresenta negli USA.  Destinerà altri 12 milioni di euro al completamento della seconda parte della nuova fabbrica e proietterà nuovi motori che gli richiederanno 9 milioni di euro l’anno.

Quando promise di andare a Modena per la costruzione della prima macchina, non ha detto che sarebbe tornato a Casilda con una scuola di design: aperta nel 2012, funziona nell’Università di Veterinaria della città, dove gli studenti imparano a disegnare dall’abbigliamento ai mobili o macchinari agricoli. “Anche se non pagano 50 mila dollari come negli USA, posso garantire che i disegni degli studenti del primo anno sono uguali a quelli del terzo anno in Europa”. A Casilda non si studia come nelle scuole europee o del Nord America, a Santa Fe studiano design come nella scuola di Leonardo Da Vinci: Arte e Scienza.

Messaggio del Ministro per gli Affari Esteri On. Alfano in occasione del 61° anniversario della tragedia delle Marcinelle (8 agosto 2017)

Cari Connazionali,

vorrei esprimere la mia più sentita partecipazione all’anniversario della tragedia di Marcinelle dell’8 agosto 1956. Dal 2001 questa ricorrenza è stata proclamata “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. Ogni anno, quindi, il nostro commosso pensiero è rivolto a tutti gli Italiani caduti sul lavoro all’estero. Vogliamo onorare la loro memoria.

Il mondo dell’emigrazione, attraverso il coraggio, l’ingegno, il sacrificio, ha reso possibile nei decenni l’incontro tra persone, culture, professionalità, e nazioni, come quelle europee, che oggi condividono il comune progetto dell’integrazione dell’Europa.

Quella tragedia, che tolse la vita a 262 minatori tra cui 136 italiani, contribuì in maniera determinante alla formazione di una coscienza europea. E ciò accadeva soltanto un anno prima della firma dei Trattati istituitivi delle Comunità Europee, di cui quest’anno abbiamo festeggiato il 60mo anniversario.

Quell’Europa unita che è riuscita nell’allora inimmaginabile obiettivo di mantenere la pace sul continente per oltre mezzo secolo, che ha promosso lo sviluppo di tutti i Paesi che ne sono membri, e che oggi permette ai nostri figli di viaggiare e di vivere in tutto il territorio del continente in condizioni ben diverse da quelle dei minatori di Marcinelle.

La tragedia di Marcinelle ci dà ancora oggi la forza di lavorare per un’Europa più coesa e solidale, come l’avevano immaginata i padri fondatori. Un’Europa che trae origine e sostanza dal genuino spirito di fratellanza fra i suoi popoli. Un’Europa che sappia fornire una risposta condivisa, unitaria e partecipe alle grandi emergenze dei nostri giorni. Mi riferisco in particolare al flusso continuo di migranti disperati che oggi, come allora, cadono troppo spesso vittime.

La tragedia di Marcinelle ci induce a riflettere sul tema del lavoro sotto il profilo della sua dimensione umana e sociale. Non dobbiamo dimenticare mai che il lavoro senza tutele uccide anche laddove si svolge in luoghi che dovrebbero essere meno pericolosi delle viscere della terra. Va difeso, perché il lavoro è sinonimo di speranza e di futuro. E’ precondizione necessaria per la nascita di una famiglia e per la crescita individuale dei singoli nel loro rapporto con la comunità.

Cari connazionali, il nostro pensiero in questa occasione è rivolto sia ai pionieri della nostra emigrazione, sia ai loro discendenti, ma ugualmente ai nuovi emigrati, che espatriano oggi in condizioni diverse anche se, molti di loro, sono spinti dagli stessi desideri e speranze. Come Fabrizia, Marco e Gloria che abbiamo perso a Berlino e a Londra, vittima la prima di un vile attacco di terrorismo, i secondi di una fatalità che forse si poteva evitare.

La nostra vicinanza va allo stesso modo agli Italiani che vivono all’estero in contesti particolarmente difficili, come in Venezuela, che seguiamo con attenzione per agevolare l’adozione di soluzioni per l’esito pacifico delle crisi che stanno vivendo.

Siamo orgogliosi del contributo dato da tutti voi, Italiani nel mondo, al nostro Paese. Chi ha lasciato e ancora oggi lascia l’Italia contribuisce, in tanti modi diversi, al dialogo e al rafforzamento delle relazioni con i Paesi di destinazione, dando lustro ai valori più profondi e positivi dell’italianità. E in tanti modi diversi contribuite alla crescita dell’Italia.

E’ con questa consapevolezza che rivolgo a voi il mio più sincero ringraziamento.

Si candida: “l’amatriciana a patrimonio Unesco”

Il 29 luglio è stato inaugurato ad Amatrice, il Villaggio del Food, su un progetto dello studio Stefano Boeri Architetto, composto da un gruppo di ristoranti in case di legno. Durante l’inaugurazione il  ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha dato l’annuncio di candidare l’Amatriciana a patrimonio dell’Unesco.

“Oggi – ha detto il ministro Martina – era importante essere ad Amatrice, per dire innanzitutto grazie ai tanti cittadini che hanno contribuito e per continuare a dare una mano a costruire passo dopo passo il futuro di queste comunità e di queste terre straordinarie”.

“Abbiamo completato i pagamenti degli aiuti diretti straordinari aggiuntivi per oltre 3800 agricoltori e allevatori delle terre colpite (dal terremoto del 24 agosto 2016), per un impegno totale di 28 milioni di euro. Nel contempo – ha aggiunto – stiamo seguendo il progetto del riconoscimento dell’amatriciana come specialità tradizionale garantita (Stg) e oggi possiamo anche informare che è nostra intenzione candidare la tradizione amatriciana a patrimonio Unesco nell’ambito degli obiettivi del 2018, anno che come governo abbiamo voluto dedicare al cibo italiano”.

L’amatriciana è un sugo tipico di amatrice  composto da: guanciale soffritto e sfumato con vino bianco secco,pomodoro, formaggio pecorino. È inserita nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali laziali. Nel 1800  parecchi osti e ristoratori  della città di Roma erano originari di Amatrice, così che l’amatriciana venne rapidamente considerata un classico della cucina romana

Alla notizia del terremoto di Amatrice, gli emigrati italiani in Argentina, si sono subito attivati per autare i connazionali colpiti dal sisma. Il  consolato generale di Italia a Buenos Aires  ha organizzaton  nel Teatro Coliseo di Buenos Aires, la manifestazione culturale Aiutare mi aiuta,  l’Agenzia Consolare di Lomas de Zamora  la rappresentazione dell’opera La Traviata ,con musica di Giuseppe Verdi, e l’Associazione Calabrese un festival musicale.

Il denaro ricavato con queste manifestazioni è stato devoluto in aiuto alle persone colpite dal terremoto. 

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