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August 2017 - page 2

Congratulazioni a Irma Rizzuti

Marco Basti, direttore di Tribuna Italiana ha scritto, nell’ultimo numero del suo periodico, un editoriale intitolato Di nonne e nipoti, in cui racconta che la sera di sabato 12 agosto, l’Associazione Calabrese di Buenos Aires ha festeggiato con una cena il novantesimo compleanno di una nonnina emigrata dalla Calabria. Alla festa di compleanno erano presenti persone di rilievo della nostra comunità a iniziare dal Presidente dell’Associazione Calabrese, Antonio Ferraiuolo, in veste di anfitrione. C’erano poi: Irma Rizzuti, addetto culturale dell’Ambasciata Argentina a Roma, ex presidente della Federazione delle Associazioni Calabresi dell’Argentina (FACA); Ricardo Merlo, presidente del Movimento Associazione Italiani all’Estero (MAIE), Julio Croci neo Presidente della Federazione delle Associazioni Calabresi in Argentina (FACA) e Direttore Nazionale di Pluralità e Interculturalità del Governo di Cambiemos, oltre naturalmente a altri tanti ospiti tra cui Dario Signorini, presidente del Comites e di Federazione delle Associazioni Italiane della città di Buenos Aires (FEDIBA).

E’ di dovere congratularsi con tutti i presenti ma in particolare con Mario Basti per i suoi tanti anni di servizio alla collettività italiana e con la Sig.ra Irma Rizzuti, per i numerosi anni dedicati all’associazionismo italiano e per  il merito di aver formato un gruppo di giovani italo argentini capaci, come Julio Croci, che si sono impegnati nella politica argentina e costituiscono un’unione tra collettività e società argentina dandoci la garanzia che la nostra comunità  riuscirà a vivere  per tanti anni ancora.

Edda Cinarelli

Dopo l’attentato di Barcellona

Nel pomeriggio del giovedì 17 agosto, la notizia di un nuovo attentato terrorista, questa volta a Barcellona, ha sconvolto nuovamente l’opinione pubblica mondiale. Un furgoncino bianco con a bordo forse tre persone, dopo aver percorso circa 800 metri lungo il tratto pedonale delle Ramblas, il luogo più turistico della città, si è buttato sulla folla per investirla.

Nell’attentato rivendicato dallo Stato Islamico (ISIS) sono morte 14 persone, tra le quali 3 italiane, i feriti sono più di cento. Gli italiani sono: Bruno Gulotta di 33 anni, Luca Russo di 25 anni e Carmen Lopardo di 80 anni. In un primo momento si è saputo della morte di Carme dal “ministero de Relaciones Esteriores argentino” che l’ha definita, credo per affetto, Italo argentina. I media italiani ed argentini immediatamente hanno ripreso la notizia e Carmen è diventata per tutti la vittima italo argentina dell’attentato terrorista. Il ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano, ha telefonato al figlio di Carmen per porgergli le sue condoglianze.

Carmen era nata a Sasso di Castalda, in Provincia di Potenza, in Basilicata, il 16 luglio 1937, ed era emigrata con la famiglia il 5 maggio 1950, la sua era stata quindi un’emigrazione subita. Il suo vero nome era Carmela, che qui gli è stato cambiato per Carmen. Vorrei far notare che i suoi genitori gli avevano dato il nome di Carmela e non di Carmen, usato molto anche in Italia perché volevano che quello fosse il suo nome. Il fatto è che l’adolescente si è imbarcata con un nome ed è sbarcata con un altro. E’ come se durante il viaggio Carmela sia svanita, morta, e allo sbarco sia apparsa un’altra persona, uguale a lei, di nome Carmen. Credo sia molto difficile da comprendere ma in effetti si tratta di un colpo all’identità di una persona, forse il primo colpo di altri. Carmen, perché credo che anche lei ormai s’ identificasse più in questo nome, ha vissuto in Argentina per più di sessant’anni e per godersi una bella vacanza di sole e mare quest’anno era andata nella città catalana.

Perché Viva l’Italia? Perché gli emigrati hanno sempre avuto la sensazione di essere abbandonati dall’Italia soprattutto quelli di una volta, del dopoguerra in questo caso. Nessuno di loro avrebbe voluto lasciare la patria, in generale la decisione di emigrare era frutto e lo è ancora di una frustrazione, della mancanza di possibilità. Nel caso di Carmela poi, è stato ancora peggio, perché lei non ha nemmeno avuto la possibilità di scegliere, visto che altri l’hanno fatto per lei.

Sorprende che nei giornali italiani quando si ricorda la terza vittima dell’attentato ci sia sempre il nome di Carmen Lopardo, seguito dalla spiegazione “una signora con la doppia cittadinanza “e ci si domanda allora come sia possibile che in Italia a nessuno sia venuto in mente di chiarire l’equivoco e di scriver il nome giusto di questa signora: Carmela Lopardo. Chapeau, in questo caso, al ministero di “Relaciones Exteriores” argentino che si è comportato in modo molto più efficiente e attento del Ministero degli Affari Esteri italiano. Sgomento ancora più profondo per noi italiani residenti all’estero, che di fronte a questa nuova terribile circostanza abbiamo la riprova che in Italia di noi non importi a nessuno.

Abbiamo avuto i Comitati degli italiani residenti all’estero (Comites,), il Consigio Generale degli italiani residenti all’Estero (CGIE), l’Anagrafe degli Italiani residenti all’estero (AIRE) ma nel fondo nulla è cambiato. Ce ne siamo andati e siamo stati dimenticati, il nostro posto è stato preso da altri e su di noi hanno steso un velo pietoso, non contiamo più niente.

Edda Cinarelli

Le Pasque Piemontesi, il massacro dimenticato

Il 25 gennaio del 1655, Andrea Gastaldo, dottore in giurisprudenza, con la piena approvazione del duca di Savoia, emana il seguente ordine: “Che ogni capofamiglia, insieme ai membri di quella famiglia, appartenente alla religione riformata, di qualsiasi rango, grado o condizione, nessuno escluso, abitante e con proprietà a Lucerna, San Giovanni, Bibiana, Campiglione, San Secondo, Lucernetta, La Torre, Fenile e Bricherassio, abbandoni nel giro di tre giorni dalla data della pubblicazione, suddetti posti… ciò deve essere fatto pena la morte e la confisca di case e di beni, a meno che entro il limite di tempo prescritto si converta alla religione cattolica romana”. Siamo nelle valli Valdesi del Piemonte.

Valdesi? Il fondatore del movimento valdese fu un mercante di Lione, Pietro Valdo, che tra il 1173 ed il 1175, dopo aver concesso tutti i beni di sua proprietà ai poveri, si dedicò ad una vita votata alla povertà ed alla predicazione itinerante. Pochi anni dopo Pietro Valdo fu accusato d’eresia e dovette vivere, con il seguito, in clandestinità. I pochi che rimasero sul suolo italiano si ritirarono nelle valli alpine.

L’accusa? I Valdesi volevano sovvertire la tradizione cristiana, secondo l’idea di santa romana chiesa, poiché rinnegavano la fede per abbracciarne un’altra alle cui fondamenta vi era un patto con il diavolo. In Italia i Valdesi si riparano nelle valli alpine del Piemonte, ed in questi luoghi avviene la tragedia del 1655.

L’editto del gennaio 1655 prevedeva che i Valdesi abbandonassero i luoghi citati per ritirarsi nei territori a monte, nei borghi di Angrogna, Bobbio Pellice, Villar Pellice e Rorà. Nei giorni seguenti furono intavolate delle trattative, che portarono all’esilio dei soli capifamiglia, che si radunarono nella località di Angrogna. Le trattative continuarono sino ad aprile, quando il marchese di Pianezza, incaricato di affrontare i Valdesi, non si fece trovare nel luogo stabilito.

Il 16 aprile del 1655 il marchese lasciò la valle per ricongiungersi con il suo esercito, che marciava verso le valli Valdesi. Inizia la persecuzione sistematica condotta da cattolici e soldati. Un testimone afferma: “la moltitudine armata si gettò sui valdesi nella maniera più furiosa. Non si vedeva altro che il volto dell’orrore e della disperazione. I pavimenti delle case erano macchiati di sangue, le strade erano disseminate di cadaveri, si udivano gemiti e grida da ogni parte…. In un villaggio torturano crudelmente 150 donne e bambini, dopo che gli uomini erano fuggiti. Decapitarono le donne e fecero schizzar fuori i cervelli ai bambini. Nelle città di Villaro e Bobio, la maggior parte di quelli che si rifiutarono di andare a messa e che avevano più di 15 anni, fu crocifissa a capo all’ingiù, e quasi tutti quelli che erano di età inferiore furono strangolati. “

All’orrore non vi è mai fine. Uomini scannati posti al ludibrio dei viandanti, pargoli strappati al seno materno e sfracellati contro le rocce. Fanciulle e donne vituperate, impalate lungo le vie.” Una nuova strage degli innocenti! Bimbi di pochi mesi strappati alle madri e lanciati, con forza, contro le rocce affinché morissero nel momento in cui le madri subivano violenza barbarica. Tutto questo in nome della Religione. Avete letto bene, in nome della Religione!

Il triste resoconto del comportamento dei controriformati non si conclude nelle righe precedenti. I miliziani, al soldo dei Savoia, provocarono mutilazioni di ogni genere prima di procedere con il colpo di grazia, anche se, molto spesso, non era necessario secondo il loro modo di agire. Preferivano lasciare che la vittima morisse, lentamente, di fame o dissanguata. Una delle torture preferite consisteva nel mettere dei sacchetti di polvere da sparo in bocca alle vittime e, poi, dar loro fuoco. Tra le più atroci torture perpetrate, in quest’angolo di Piemonte, vi era quella di traforare i calcagni dei malcapitati ed, attraverso le ferite, far passare delle corde che servivano al trascinamento della vittima per le vie del paese.

Ho parlato del comportamento dei soldati, ma i preti cattolici? Parteciparono attivamente oppure cercarono di fermare il massacro? Utilizzo il caso di Cipriano Bastia per spiegare il comportamento ecclesiastico. Cipriano Bastia, a cui era stato ordinato di rinnegare la religione valdese e di accettare quella papale, rispose: “Piuttosto rinuncerei alla mia stessa vita o vorrei essere trasformato in cane!” Un prete che assisteva la scena aggiunse: “Per ciò che hai detto rinuncerai proprio alla vita e sarai dato in pasto ai cani!” Bastia fu gettato in prigione per alcuni giorni sino a quando, ormai sfinito dal digiuno, venne trasportato in strada e dato in pasto ai cani randagi. Le atrocità maggiori furono perpetrate ai danni dei piccoli. I bambini erano fatti a pezzi, decapitati o uccisi, in vari modi, davanti agli occhi dei genitori. Una di queste madri, Maria Pelanchion, fu denudata ed appesa, a testa in giù, ad un ponte per essere bersaglio degli spari dei soldati.

I Valdesi si armarono ed iniziarono a contrattaccare le forze cattoliche. A San Secondo di Pinerolo toccò ai piemontesi subire una disfatta. Le relazioni parlano di oltre 1000 morti tra i soldati al comando del marchese di Pianezza. Nel frattempo alcuni Valdesi, fuggitivi, si erano recati a Parigi per far conoscere al mondo la disgrazia in corso nelle valli piemontesi. Successivamente cercarono di scuotere gli animi dei Paesi Bassi e dell’Inghilterra. La reazione della duchessa di Savoia non si fece attendere. Chiese al cardinal Mazarino di impedire l’accesso, dei profughi valdesi, in Francia. Il cardinale oppose un secco rifiuto, garantendo alla duchessa che i sudditi francesi non lasceranno la nazione per aiutare i “ribelli”. Le notizie circolarono velocemente sul suolo europeo. I Re di Svezia e Danimarca e le città di Berna e Ginevra manifestarono appoggio al popolo valdese.

Viste le richieste degli ambasciatori, di molti paesi europei, la duchessa di Savoia si dichiarò stupita che le corti dei principali paesi potessero ascoltare tali smoderate dichiarazioni circa le stragi e le torture subite dai ribelli. Dichiarò che non si erano consumate atrocità, ma solo punizioni moderate verso i sudditi ribelli. Tra una trattativa ed una strage si giunge al 18 agosto del 1655. A Pinerolo furono firmate le Patenti di Grazie che garantivano il perdono, da parte dei Savoia, ai Valdesi per la ribellione e ripristinavano le libertà civili e religiose.

Le patenti di grazia non risolsero integralmente la questione valdese. I ribelli cercarono vendetta per le torture e le stragi degli innocenti, ma i risultati furono scarsi. Nel 1664 il duca di Savoia firmò le nuove patenti che sarebbero rimaste in vigore sino al 1685, anno delle nuove persecuzioni. Questa è un’altra storia….

Fabio Casalini (pubblicato su viaggiatoricheignorano. blogspot.com.ar il 18.02.2015)

Come votano gli italiani all’estero

Le modalità di esercizio del diritto di voto per le elezioni del Parlamento italiano sono stabilite dalla legge 27 dicembre 2001, n. 459 (meglio conosciuta come legge Tremaglia), dal nome del parlamentare m Mirko Tremaglia che si batté a lungo per il voto degli italiani all’estero) e dal relativo regolamento applicativo approvato con decreto del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 2 aprile 2003.

La prima votazione per corrispondenza avvenne in occasione dei Referendum del 2003.

Questa opportunità si concretizzò a partire dalle elezioni politiche del 2006 quando entrò in vigore l’istituzione della circoscrizione Estero. All’appuntamento elettorale parteciparono circa un milione di italiani residenti in altri Paesi del mondo: a loro erano stati riservati 12 seggi alla Camera e 6 seggi al Senato. Precedentemente alla modifica costituzionale introdotta da Tremaglia, votava un numero molto inferiore di italiani residenti all’estero, ed i loro voti erano conteggiati con quelli dei residenti.

La legge Tremaglia si applica solo alle elezioni parlamentari e ai referendum nazionali; non si applica, invece, alle elezioni del parlamento europeo, alle elezioni regionali e amministrative, né ai referendum regionali e comunali.

Una delle principali innovazioni introdotte dalla legge Tremaglia è la procedura di voto nei paesi di residenza. Prima, infatti, i cittadini residenti all’estero potevano esercitare il diritto di voto nei collegi elettorali dei comuni in cui risultavano iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), ma solo recandosi in questi comuni. La legge Tremaglia ha mantenuto questa possibilità come opzione per il cittadino che intenda avvalersene, ma ha istituito per tutti gli altri una procedura di voto per corrispondenza tramite i consolati nei paesi di residenza. La partecipazione al voto da parte degli italiani residenti all’estero è quindi considerevolmente aumentata.

Secondo le più prudenti stime sul numero di italiani residenti all’estero, il rapporto numerico tra elettori residenti all’estero e seggi parlamentari della circoscrizione estero evidenzia che tali elettori sarebbero sottorappresentati rispetto a quelli residenti in Italia. Tuttavia, il tasso di astensione degli elettori residenti all’estero, fino ad oggi sempre notevolmente superiore a quello dei residenti in Italia, rende molto probabile che il numero di voti necessari per

essere eletti nella circoscrizione estero risulti inferiore a quello solitamente necessario in Italia.

Ripartizioni della circoscrizione Estero. Il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero è stato stabilito dalla legge Tremaglia in dodici deputati e sei senatori, detratti dal numero complessivo di membri della Camera e Senato. La circoscrizione è suddivisa in quattro ripartizioni elettorali. I dodici seggi sono attribuiti alle ripartizioni in base alla popolazione italiana residente e, nell’ambito di ciascuna ripartizione, assegnati alle liste tramite il sistema proporzionale col metodo dei più alti resti.

Secondo Dodici seggi per la Camera dei Deputati e sei per il Senato della Repubblica, detratti dal numero complessivo di quelli costituzionalmente assegnati ai due rami del Parlamento: sono i posti riservati ai rappresentanti eletti dai cittadini italiani residenti all’estero

I cittadini italiani residenti all’estero, iscritti nelle specifiche liste elettorali, votano per corrispondenza. Con questo obiettivo è istituita una circoscrizione Estero, prevista dall’articolo 48 della Costituzione, per l’elezione delle Camere.

Il voto per corrispondenza degli italiani all’estero è previsto anche per i referendum abrogativi e confermativi, disciplinati rispettivamente dagli articoli 75 e 138 della Costituzione.

Nella circoscrizione Estero istituita per l’elezione delle Camere sono eletti diciotto parlamentari, dodici deputati e sei senatori. I seggi, detratti dal numero complessivo di 630 per la Camera e di 315 per il Senato costituzionalmente assegnati – come espressamente stabilito dagli articoli 56 e 57 della Costituzione – sono riservati ai rappresentanti eletti dagli italiani all’estero con le modalità previste dalla legge 27 dicembre 2001, n. 459.

Quella del voto per corrispondenza è la modalità ordinaria di voto. In alternativa il cittadino italiano residente all’estero può optare, entro il termine fissato dalla legge, per votare in Italia, presso le sezioni elettorali del comune nelle cui liste elettorali è iscritto, per i candidati che si presentano nelle circoscrizioni e regioni del territorio nazionale. L’opzione si esercita con una comunicazione scritta indirizzata al Consolato di residenza entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello previsto per la scadenza naturale della legislatura o, in caso di scioglimento anticipato delle Camere o di indizione di referendum popolare, entro il decimo giorno successivo alla indizione delle votazioni.

La Circoscrizione estero è suddivisa in quattro ripartizioni: Europa, compresi i territori asiatici della federazione russa e della Turchia; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Non possono votare per corrispondenza gli elettori italiani residenti in Stati con i quali il Governo italiano non ha potuto concludere accordi per garantire che il diritto di voto si svolga in condizioni di eguaglianza, di libertà e di segretezza, oppure in Stati la cui situazione politica o sociale non garantisce, anche temporaneamente, l’esercizio del diritto di voto secondo tali condizioni.

Dove si verifichino queste situazioni che non consentono l’esercizio del voto per corrispondenza, vengono adottate le misure organizzative per dare la possibilità ai cittadini italiani residenti in tali Stati di votare in Italia. A tali elettori viene inviata, da parte dei comuni nelle cui liste sono iscritti, una cartolina con l’avviso relativo alla data e agli orari per l’esercizio del voto in Italia.

Eugenio Sangregorio

‘Vi pagheremo per volare’, la profezia del Ceo di una compagnia aerea

Un giorno le compagnie aeree low cost abbasseranno così tanto i prezzi dei biglietti da renderli praticamente gratuiti. Non solo. I passeggeri potrebbero addirittura essere ricompensati e pagati per sedersi su un aereo. Sembra una fantasia da viaggiatore incallito, invece è la previsione di Skúli Mogensen, amministratore delegato di Wow Air, linea aerea islandese, partita nel 2014, che sta cercando di rivoluzionare il segmento dei voli intercontinentali dall’Europa all’America.

In Italia è presente a Milano Malpensa. Per esempio andare a Los Angeles il 24 agosto costerebbe 236 euro. Ma una sola andata in settembre per New York, con scalo obbligatorio a Reykjavik, ammonta a circa 460 euro. Non meno di molte altre compagnie di bandiera. Eppure Mogensen immagina un futuro in cui i guadagni cosiddetti ancillari delle low cost saranno così alti da costituire la principale fonte di reddito. E saranno così remunerativi che il costo del biglietto diventerà irrisorio.

Cosa sono i profitti ancillari? Li conoscete già bene. Sono il priority boarding che permette di saltare le code, lapossibilità di prenotare il posto, il pasto a bordo, il check-in della valigia e molto altro. Senza contare le partnership che ormai tutte le low cost (e non solo) hanno stretto con hotel, ristoranti, attrazioni varie, compagnie che noleggiano auto.

«Il nostro obiettivo, e ci stiamo lavorando sodo, è di sorpassare con il profitto ancillare quello della vendita dei biglietti. La prima linea aerea che ci riuscirà sarà quella che cambierà il mercato per sempre», spiega a Business Insider Mogensen.

A quel punto non avrà più importanza il prezzo del singolo biglietto, ma sarà cruciale attrarre passeggeri per poter vendere i servizi secondari. E se la competizione si farà dura, per accaparrarsi i clienti, Wow potrebbe addirittura pagarli: «Ci sono molte opportunità interessanti con l’uso della tecnologia e dei social media – osserva Mogensen – La gente tende a scattare un sacco di foto e a condividere la sua esperienza quando viaggia. Se le persone ci aiutassero a farci pubblicità con il passaparola noi potremmo ricompensarle».

I passeggeri pagati per volare dovranno costruire «un rapporto speciale» con Wow e dovranno metterla al centro dei loro piani di viaggio quando si tratterà di prenotare attività, escursioni, hotel e ristoranti.

Ma quanto è vicina la formula “ti pago se voli con me”? Non troppo, se prendiamo l’esempio di Ryanair, la low cost di maggior successo. Per la compagnia irlandese i ricavi ancillari rappresentano circa il 27% del fatturato, una fetta ampia ma non ancora sufficiente per adottare il modello ipotizzato da Wow. C’è da dire, però, che sono in aumento e in un anno sono cresciuti del 13%. Quindi sempre più persone sono disposte a spendere per i servizi extra: spedire una valigia più grande, sedersi vicino al compagno di viaggio, effettuare il check-in online prima possibile, noleggiare l’auto ancora prima di partire e molto altro.

Resta da vedere se questo permetterà di abbassare così tanto i costi dei biglietti. Wow, inoltre, ha una competizione feroce. Norwegian Air offre voli dall’Europa per gli Usa a prezzi molto abbordabili (da Roma un volo diretto solo andata per Los Angeles parte da 180 euro) e da giugno la spagnola Level opera dall’aeroporto di Barcellona, in collaborazione con Iberia, lanciando destinazioni anche in Sudamerica e Caraibi (per ora Buenos Aires e Punta Cana). A novembre si può volare da Barcellona all’Argentina e ritorno con 1.200 euro.

Deborah Amieri (pubblicato su Business Insider l’11.08.2017)

Regala del pane a uno sconosciuto che torna e compra 8 kg di bistecche: «Sono l’ambasciatore Usa»

Non chiamatelo Martino, il santo che divise in due il suo mantello con un mendicante infreddolito. E non solo perché lui ci tiene al suo nome di battesimo, ma perché di santità non vuole sentire neppure parlare. «Per carità, ho solo dato un po’ di pane a chi non ce l’aveva e non gli ho mica chiesto il passaporto», dice con un sorriso Paolo Filippini, 48 anni, toscanaccio di Piandiscò, paese del Valdarno, terra liminale della Toscana tra Firenze a Arezzo, macellaio creativo, padre di due figli e «felicemente sposato» con Laura, estetista disoccupata. Se glielo avesse chiesto, il passaporto, Paolo avrebbe capito subito chi era quel signore americano che proprio nel giorno di Ferragosto era entrato nel suo negozio per chiedergli appunto un po’ di pane. E invece lui, senza neppure chiedersi chi avesse di fronte, aveva deciso di dividere in due l’ultima pagnotta che gli era rimasta, e che già pensava di portare a casa per la sua famiglia, con quell’uomo. E non gli aveva chiesto neppure un centesimo. «Free, gratis, regalo di Paolo e famiglia, by by friend», gli aveva detto dandogli una pacca sulle spalle e salutando con sorriso.

Ma tre giorni dopo quel signore sconosciuto lo ha rivisto mentre usciva da un auto blindata argentata con finestrini oscurati, targa diplomatica della Città del Vaticano e accompagnato da due auto di scorta. «Quando ho visto quella carovana mi è quasi venuto un colpo, i vicini sono scesi in strada, la gente è uscita dai negozi — racconta Paolo — . Maremma che ho combinato, sarà mica la Guardia di Finanza? Mi sono chiesto. Poi, siccome le tasse le ho sempre pagate tutte, ho detto che forse era successo qualcos’altro. Prima è entrato un signore che mi ha chiesto se poteva bonificare il mio negozio, sì come fanno quando arrivano personaggi importanti. Poi dall’auto argentata è sceso lui, l’uomo del pane. E io sono rimasto a bocca aperta». L’uomo del pane ha anche un nome e cognome, di quelli che contano. Si chiama Louis Lawrence Bono, ambasciatore americano presso la Santa Sede, una raffica di titoli accademici, importanti incarichi politici e diplomatici. Stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza in Toscana, tra le province di Arezzo, Firenze e Siena, ed era voluto tornare in quel negozio per ringraziare Paolo.

«Quando si è presentato, lasciandomi un biglietto da visita — continua Paolo Filippini — credevo di essere su “Scherzi a parte”. Sono rimasto immobile, incredulo. Lui mi ha detto che avevo fatto una grande cosa a rinunciare a metà del pane per donarlo a lui. “Ne avevi poco anche per la tua famiglia eppure non hai esitato ad aiutarmi. Sei una brava persona”, mi ha detto. Poi mi ha chiesto il mio indirizzo per mandarmi un pensierino una volta rientrato a Roma. E infine mi ha presentato la sua bellissima moglie e i figli». La signora Bono ha salutato Paolo e la moglie e ha deciso di fare un po’ di spesa. «Altro che un po’ di spesa — continua Paolo — ha comprato otto chili di bistecche alla fiorentina e mi ha fatto pure i complimenti. Ha detto che erano bellissime e si vedeva che questo lavoro lo facevo con passione». Il macellaio da parte sua avrebbe voluto ricambiare a tanta gentilezza e fare un regalo ai figli dell’ambasciatore, ma stavolta lui è stato inflessibile. «Hai già dato Paolo», gli ha detto in inglese e lo ha salutato con un abbraccio.

Mario Gasperetti (pubblicato il Il Corriere della Sera il 21.08.2017)

Milano, insulta disabile dopo la multa

Dopo la rivolta e l’indignazione sul web, ora anche l’intervento della procura. La polizia giudiziaria ha riferito infatti a Alessandra Cerreti, pm di turno, tutti gli elementi dell’episodio di sabato a Carugate: un automobilista, multato per la sosta nel parcheggio dei disabili, ha affisso un manifesto con insulti all’handicappato che lo aveva segnalato ai vigili urbani. Il magistrato ha così aperto un fascicolo di inchiesta, senza indagati, relativo a episodi allo stato non inquadrabili in uno specifico reato; non è escluso che nei prossimi giorni si possa individuare un capo d’imputazione a carico dell’autore del gesto. Intanto la direzione del centro commerciale Carosello di Carugate ha messo a disposizione della Polizia locale i video del parcheggio sotterraneo; mentre dai tabulati delle contravvenzioni degli ultimi giorni si potrà con ogni probabilità risalire all’auto multata e quindi al suo proprietario. Resta comunque da accertare se il proprietario della vettura sia la stessa persona che sabato ha affisso il cartello con gli insulti al disabile. Con tanto di errore di ortografia. «A te handiccappato (con due ”c”, ecco l’errore, ndr.) che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo: a me 60 euro non cambiano nulla, ma tu rimani sempre un povero handicappato. Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia».

L’autore del cartello choc, che ha fatto il giro del web tra le generale indignazione, se la prendeva con la persona, molto probabilmente un disabile, che aveva avvisato i vigili dopo aver trovato il posto riservato agli handicappati da una vettura che non ne aveva diritto. Un cliente del centro commerciale, Claudio Sala di Brugherio, ha visto il cartello, l’ha fotografato e l’ha postato sul suo profilo Facebook: «Volevo condividere questa perla di civiltà trovata oggi al parcheggio sotterraneo del Carosello di Carugate…», ha scritto sul post. Sala ha poi spiegato di aver inviato lo stesso messaggio condiviso online al centro commerciale e di essere stato contattato dal servizio di vigilanza dello stesso: il cartello – per quanto gli è stato comunicato – è stato rimosso e sono al vaglio le registrazioni delle telecamere. Quindi lunedì l’intervento della procura con l’apertura di un’inchiesta. (Il Corriere della Sera 21.08.2017)

Scuola, in tre anni persi centomila alunni

Le scuole statali italiane si svuotano: meno 100mila alunni in appena un triennio. Anche l’anno scolastico ormai alle porte è contrassegnato da un calo di bambini e ragazzi: 33mila in meno rispetto al 2016/2017, secondo le stime ministeriali comunicate ai sindacati della scuola nei giorni scorsi. Un trend, quello del decremento progressivo di scolari e studenti, che appare ormai inarrestabile e con cui dovranno fare i conti al ministero dell’Istruzione soprattutto per ciò che concerne il reclutamento. Del resto, le previsioni dell’Istat confermano questa tendenza che nei prossimi decenni assumerà dimensioni ancora più consistenti. Il calo della popolazione scolastica italiana è dovuto all’interruzione della crescita degli alunni stranieri nelle classi italiane. L’ultimo report ministeriale sui figli di genitori non italiani ha confermato che il loro numero non cresce più come una volta. Anzi, nei prossimi anni è previsto anche un calo. Mentre i compagni italiani, per effetto del calo delle nascite, decrescono ormai da diversi anni.

In passato, il numero complessivo di alunni presenti tra le mura scolastiche del Belpaese si è incrementato ugualmente per via della vorticosa crescita di bambini e ragazzi di cittadinanza non italiana. Ma adesso siamo al punto di svolta. Nel 2015/2016 il Miur certificò un calo della popolazione scolastica di quasi 20mila unità. L’anno successivo – il 2016/2017 i vuoti ammontarono a 46mila unità e il prossimo anno a 33mila. Quasi 100mila alunni in meno, come se fosse sparita di botto l’intera dotazione di alunni di Molise e Basilicata. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, i prossimi anni saranno contrassegnati da ulteriori contrazioni della popolazione scolastica italiana.

Partendo dalle previsioni Istat della popolazione residente in età scolare (3-18 anni), fra cinque anni il calo degli alunni potrebbe attestarsi sulle 361mila unità e fra 10 anni sulle 774mila unità. Un tracollo che renderebbe difficile il turnover complicato dalla legge Fornero, che ha introdotto il doppio paletto per lasciare la cattedra (età e periodo contributivo) e dall’innalzamento progressivo dell’età pensionabile, argomento in questi giorni al centro del dibattito politico-sindacale. Per “piccoli decrementi”, finora, viale Trastevere si è limitato a confermare gli organici degli anni precedenti, utili a diminuire anche il numero degli alunni per classe. Ma in futuro le cose potrebbero cambiare. Perché, qualunque sia la dimensione della contrazione degli alunni, questa determinerà quasi certamente un taglio degli organici con tantissimi esuberi. Una prospettiva che renderebbe oltremodo complesso assumere nuovi docenti: sia dalle graduatorie dei precari, sia dai concorsi. (pubblicato da La Repubblica il 21.08.2017)

Papa Francesco spinge per lo ius soli e lo ius culturae

Mentre Salvini annuncia la raccolta di un milione di firme contro lo ius soli e il suo collega di partito Fedriga ancora stamane promette le barricate contro la legge che riconosce la cittadinanza a bambini e ragazzi di origine straniera ormai integrati, Papa Francesco scompagina il campo politico e prende decisamente posizione a favore dello ius soli e dello ius culturae

Al momento della nascita «va riconosciuta e certificata» la nazionalità e a tutti i bambini «va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria». Papa Francesco, nel suo Messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il prossimo 14 gennaio (tema: `Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati´) prende esplicitamente posizione sullo ius soli e manifesta appoggio anche allo ius culturae in quanto chiede sia riconosciuto il diritto a completare il percorso formativo nel paese d’accoglienza.

Il Pontefice ricorda che la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo «offre una base giuridica universale per la protezione dei minori migranti. A essi – dice il Papa – occorre evitare ogni forma di detenzione in ragione del loro status migratorio, mentre va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria. Parimenti è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi. Per i minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia è importante prevedere programmi di custodia temporanea o affidamento. Nel rispetto del diritto universale a una nazionalità – sottolinea Francesco -, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita».

«La apolidia in cui talvolta vengono a trovarsi migranti e rifugiati – precisa Papa Francesco – può essere facilmente evitata attraverso `una legislazione sulla cittadinanza conforme ai principi fondamentali del diritto internazionale´. Lo status migratorio non dovrebbe limitare l’accesso all’assistenza sanitaria nazionale e ai sistemi pensionistici, come pure al trasferimento dei loro contributi nel caso di rimpatrio». Il Pontefice ricordando che il verbo integrare «si pone sul piano delle opportunità di arricchimento interculturale», sottolinea che lo stesso processo di integrazione («che mira a formare società e culture rendendole sempre più riflesso dei multiformi doni di Dio agli uomini») può essere accelerato «attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici e di percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel paese». Francesco insiste sulla necessità di favorire in ogni modo «la cultura dell’incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale, documentando e diffondendo le buone pratiche di integrazione e sviluppando programmi tesi a preparare le comunità locali ai processi integrativi». «Mi preme sottolineare – aggiunge – il caso speciale degli stranieri costretti ad abbandonare il paese di immigrazione a causa di crisi umanitarie. Queste persone richiedono che venga loro assicurata un’assistenza adeguata per il rimpatrio e programmi di reintegrazione lavorativa in patria». (pubblicato su Il Secolo XIX il 21.08.2017)

 

Borse di studio della Regione Veneto

La Regione Veneto ha stanziato 30 mila euro per finanziare la frequenza a master universitari di giovani di origine veneta che siano emigrati all’estero per almeno cinque anni consecutivi. È quanto disposto dala delibera della Giunta regionale, approvata dall’assessore al Sociale e ai Flussi migratori, che ripristina quest’anno il rapporto di collaborazione con i tre Esu del Veneto dedicato a contribuire alle spese di viaggio, frequenza (tasse), vitto e alloggio degli oriundi veneti under 39 che decidano di frequentare un master di primo o secondo livello in uno degli atenei della regione.

“L’iniziativa rientra nel programma annuale della Regione a favore dei veneti nel mondo e”, sottolinea l’assessore, “potrà dare un valido aiuto alla diffusione del vasto patrimonio culturale veneto tra le nuove generazioni di emigranti. Nonché rinsaldare i legami tra veneti espatriati e terra d’origine, favorendo lo scambio di conoscenze e il rientro di cervelli”.

È possibile scaricare i moduli per richiedere la borsa di studio dal seguente link(aise) 

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