Il tango, una passione contagiosa

Intervista a Giulia Centemeri, Renata e Michelle rispettivamente madre, nonna e nipote, tre generazioni unite dalla passione per il tango, quel brivido che separa la passione dalla follia.

E’ arrivata per prima Giulia, aveva l’intenzione di fare due mesi di tango e al massimo tre. E’ arrivata l’11 gennaio scorso, il giorno del blackout, quando è mancata la luce in Argentina, Uruguay e parte del Paraguay. Appena giunta è saltata la corrente, abitava in un piano undicesimo, non c’era l’ascensore, non c’era l’aria condizionata, c’era un caldo da morire e non aveva nulla in casa. L’impatto con la grande città è stato disastroso. Era disperata e sconvolta. Ha pianto per due giorni e pensava: Cosa ci fa la gente in questa città? Come fanno degli italiani che hanno viaggiato e visto il mondo a dire che questa città ha qualcosa di speciale? Intanto aveva già pagato il B&B ed era iscritta al Festival di tango. Ha deciso quindi di restare per partecipare al Festival di tango e dopo di fuggire in Brasile.

D.: Ma perché sei venuta?

G.: Vivevo da tre anni in Portogallo, in un luogo molto tranquillo sul mare, dove d’inverno non c’è più niente. Avevo già in progetto di cambiare paese, prima per vent’anni avevo vissuto a Lugano, in Svizzera. Dopo aver fatto con la mamma una vacanza tango ad Abano Terme ho conosciuto Alejandro Aquino, un famoso tanghero che ora vive a Venezia, dove ha una scuola di tango. Ho fatto un corso con lui ed ho detto a mia mamma: Per Natale vado a Venezia per imparare il tango. Mia madre ha risposto: Ma no, a Venezia fa freddo, c’è la nebbia, è umido perché non vai a Buenos Aires?

D.: Allora sei venuta a Buenos Aires per un suggerimento della mamma,

G.: Sì, e il primo impatto con questa grande città non poteva essere più brutto. Poi ho partecipato al Festival del tango, che mi è piaciuto molto, sono rimasta conquistata dalla gente, da come mi ha accolta, dal tango, dalle vibrazioni che ho sentito, dalla musica. Ho compreso l’alfabeto dell’abbraccio, ho imparato come respirare con la testa o all’altezza della pancia, del petto, come spostare la respirazione. Le cose che in Europa i maestri argentini non insegnano.

D.: Come in Europa non insegnano a respirare in modo diverso?

G.: No, perché alla gente non interessa. Qui, il tanghero che da 12 anni è campione del mondo tutti i giorni esercita ancora la camminata. Non si finisce mai di imparare come camminare nel tango, per cui ho cominciato: tango, tango, tango. Uscivo tutte le sere, su sette sere ne uscivo in media sei per andare in milonga a ballare, durante il pomeriggio prendevo lezioni. Poi ho fatto un bel viaggio al Calafate per vedere il Perito Moreno. Mi ha emozionata il paesaggio e come se non bastasse sull’imbarcazione hanno messo Aurora di Ettore Panizza, che era il braccio destro di Toscanini. Non so se sia stato perché il mio bisnonno era il primo violino de La Scala con Toscanini e per la possibilità che possa aver conosciuto Panizza, ma per me l’emozione è stata immensa. Non sapevo niente di Panizza, ma credo che quello sia stato il momento in cui l’idea di trasferirmi in Argentina si sia trasformata in una determinazione. Mia mamma non solo mi aveva detto di venire qui ma anche: Vedrai che prima di ritornare in Europa avrai già trovato casa a Buenos Aires.

La frase mi era rimasta dentro, per cui è stata la mamma che ha pianificato tutto. Lei ha messo il seme di questo mio nuovo percorso dicendomi di venire in Argentina e che avrei trovato casa prima di tornare in Europa.

Da quel momento ho iniziato a cercare casa, sono andata via dal B&B. Con l’intenzione di portare la mamma per una vacanza ho preso un appartamento con due camere da letto. Avevo l’idea di passare l’estate in Portogallo, e di tornare a Buenos Aires alla fine di agosto. Quando sono ripartita da Buenos Aires, il 26 maggio, l’ho fatto molto a malincuore e cercavo scuse per non partire.

Renata, la mamma: Aveva già un sacco di amici, il 25 aprile ha festeggiato il suo compleanno con 40 persone e un’orchestra.

G.: il tango, la vita sociale, il fatto che la gente si relaziona emozionalmente, che ha intelligenza spirituale e che puoi parlare di emozioni mi hanno conquistata. Onestamente in Argentina la gente ha un alto livello di intelligenza emozionale e la sua capacità di connessione spirituale, di empatia con gli altri è più alta di quella che c’è in Italia. È triste ma è così. Sono tornata in Portogallo, poi sono andata in Svizzera a prendere la mamma, siamo state tre mesi in Portogallo e poi siamo venute qua a Buenos Aires. Nel frattempo mia figlia ha detto: Prima di iscrivermi all’università, prima d’iniziare l’anno universitario vengo anch’io due settimane da voi, così vedo com’è e stiamo tutte insieme. Io e mia madre siamo ripartite dal Portogallo il 25 agosto, siamo arrivate il 26 agosto e mia figlia è partita il 31 agosto ed è arrivata il primo settembre, cioè dopo cinque giorni eravamo tutte e tre qui.

Mia mamma dopo un mese che stavamo a Buenos Aires aveva già deciso che lei in Svizzera non ci sarebbe più tornata

D.: Signora Renata, perché non vuole tornare in Svizzera?

R.: Perché la Svizzera intanto è fredda, qui il ballo, la musica, l’ambiente che delle milonghe mi entusiasmano da matti. E poi degli argentini mi piace il modo di essere.

G.: In Europa se vai da uno psicologo credono che sia ammalato, qui ci vanno tutti per conoscersi, per lavorare su sé stessi.

D.: Michelle, parla un po’ di te.

M.: Sono arrivata in Argentina con l’idea di frequentare on line un master all’Università di Londra, nel frattempo il corso è diventato in presenza. È successo però che la mia vacanza qui mi ha cambiato la vita, perché ho visto com’è vivere bene, lavorare ed avere il tempo di uscire e divertirsi. Gli argentini di classe media, quelli che lavorano molto, possono comunque andare fuori a divertirsi, a prendersi un caffè a cenare in un ristorante mentre in Svizzera e a Londra non succede.

Dopo aver festeggiato qui il mio compleanno, il 7 settembre, sono tornata a Londra con l’idea di frequentare il master ma ho capito che non mi interessa il Diritto e che anch’io voglio vivere a Buenos Aires. Lavoro on line per una start up inglese e voglio restare qui.

G.: Diciamo che in Europa sono molto individualisti, lo erano anche prima ma il covid ha accelerato velocemente questo modo di essere. È un fenomeno sociologico e psicologico che si conosce e si studia. A tutte e tre piace come si vive a Buenos Aires, tutte e tre abbiamo festeggiato nel 2022 il nostro compleanno qui. Io il 25 aprile, mia madre il 14 settembre, Michelle il 7 settembre, poi è andata via ed è tornata per la metà di novembre.

M.: Siamo tanto entusiaste che io e mia nonna per i nostri compleanni ci siamo fatte tatuare sul braccio la costellazione della Vergine. Mia nonna ha 85 anni e si è fatta il suo primo tatuaggio. Siamo innamorate di questa città, della gente, della musica.

G.: La mamma ha sostituito l’infermiere e la fisioterapia a domicilio con cinque lezioni di tango la settimana, due o tre milonghe.

R.: E poi vado a ballare anch’io e sto molto meglio, fa meglio il ballo di tutte le cure. Non ho più niente, mi godo la musica e il ballo.

G.: È la prima volta che tre generazioni di donne si siedono allo stesso tavolo, non era mai successo prima.

D.: Comprendo che il mondo del tango conquista.

G.: Il tango è come le onde del mare, ti avvolge, è sensualità, un brivido interno che dev’essere condiviso con il partener. Più diventi bravo più vuoi imparare e nel momento in cui non devi più pensare a quello che stai facendo lo incominci a sentire dentro di te. Ci si arriva per un percorso, comunicazione e sentimento, è pura percezione.

D.: Progetti?

G.: Parteciperò a maggio al campionato di Tango della città di Buenos Aires, detto il Metropolitano, se mi qualifico andrò direttamente alle semifinali del Mondiale, che si realizza a Buenos Aires, in Diagonal Norte per strada. Il tango è la nostra passione ed abbiamo deciso tutte e tre di viverlo intensamente.

Edda Cinarelli