Il Presidente Argentino Fernández e l’Identità Sudamericana

Mezzo mondo ha riso (o forse si è indignato) per le parole del presidente argentino Alberto Fernández riferite al suo parigrado spagnolo Pedro Sánchez. Diceva che i messicani discendono dagli indiani, i brasiliani dalla foresta e gli argentini dalle navi provenienti dall’Europa. La versione originale della frase viene attribuita al premio Nobel messicano Octavio Paz e poi semplificata dal musicista argentino Lito Nebbia di cui il presidente è un estimatore. Fernández chiede continuamente scusa da mercoledì 9 giugno e addirittura ha esposto un quesito all’INDADI, ovvero l’Istituto Nazionale contro la Discriminazione, la Xenofobia e il Razzismo.

La questione dell’identità è ricorrente nella storia argentina e sembra sia destinata a rimanere tale. Appare come una conseguenza diretta delle costruzioni nazionali nel tentativo di definire e separare il “noi” dagli “altri” (gli estranei, i “non noi” ma anche possibili avversari) che in questo caso sono le altre nazioni. E quando si tratta di una nazione giovane queste conseguenze sono più notevoli, fino ad arrivare all’estremo del sovranismo protezionista.

I partiti politici odierni che fanno leva sulla questione dell’identità identificano gli “altri” con gli stranieri, gli immigranti, tutti coloro che non sono “noi” e minacciano la nostra presunta essenza. La conseguenza diretta è la xenofobia.

L’identità a cui si riferiscono i sovranisti si rifà molto spesso ai ricordi del passato, i bei tempi che furono, visti con gli occhi di chi ha cancellato le brutte esperienze e vive i ricordi con nostalgia: la famiglia di origine e l’infanzia, la scuola. Sono ricordi che rimangono indelebili di fronte ad una realtà che cambia e dinamica con gli occhi posti a un futuro incerto. Quelli che in Argentina (come del resto anche in Italia) si impegnano per una nazione dalle sembianze bianche, di religione cattolica ed erede diretta di un grandissimo periodo di splendore, solo devono andare per strada e fare un inventario di quello che vedono.

Nella grande spiegazione esposta da Fernández come giustificazione o (disperato) chiarimento, lo stesso ha fatto leva sul fatto che “l’Argentina è il risultato di un dialogo tra culture”. Sembra una frase fatta e affrettata, molto simile alla definizione storica “Argentina es un crisol de razas”, ma è il minimo necessario per risolvere una questione destinata già in partenza a suscitare troppe polemiche.

Paolo Cinarelli