Il grande mito argentino: la migrazione

Ne è testimone una inchiesta fatta dall’agenzia Taquion nel mese di aprile. Una media di sei ogni dieci argentini sarebbe disposta a lasciare il proprio Paese. Il muro sale tra gli 8 e i 9 individui se si considera la fascia più giovane della società.

L’85% degli argentini con meno di 25 anni sente sulla propria pelle la mancanza di prospettive concrete per il loro futuro, la loro visione è di preoccupazione, paura o mancanza di fiducia. Solo il 6% chiederebbe un prestito in banca. L’accesso al mondo del lavoro o a opportunità di sviluppo professionale, oltre al pericolo rappresentato dalla microcriminalità, è un pensiero costante per il 75% di loro.

Il Paese non registra una crescita economica sostenibile, ovvero per la durata di dieci anni consecutivi, da 50 anni. Questo comporta dei grandi danni sociali come la crescita continua della povertà strutturale e la microcriminalità. Il contesto politico accompagna il degrado in quanto il livello di corruzione e la mancata cura della spesa pubblica portano a grandi mancanze in politica sanitaria e istruzione. Venerdì 4 giugno il Covid ha superato la soglia delle 80mila vittime e il Paese è il terzo al mondo per contagi sulla base del milione di abitanti. La campagna di vaccinazione ha avuto come principale destino i vertici di governo e i militanti del partito al potere, davanti ai pensionati, addetti alla sanità e gli insegnanti.

Non esistono statistiche affidabili sulla diaspora degli argentini nel mondo, secondo cifre del 2019 poco più di un milione è stabilmente residente all’estero. Un quarto di loro vive in Spagna, un quinto negli USA e il terzo posto è conteso tra il Cile e l’Italia, paese che, al contrario, conta in Argentina la sua comunità più numerosa all’estero con oltre un milione di iscritti AIRE. Si tratta di una comunità di neo cittadini, ovvero di connazionali non nati tali ma divenuti italiani al seguito del riconoscimento ius sanguinis per lo più in un consolato italiano. Poca o nulla conoscenza dell’Italia o della lingua: il principale obiettivo sarebbe quello dell’ottenimento del documento europeo che apra le porte all’UE e gli USA. A mancanza di dati ufficiali si stima che più della metà degli argentini che emigra in Europa lo farebbe o lo avrebbe già fatto con un Passaporto Italiano.

Invece fino al secondo dopoguerra l’Argentina era una calamita che attirava l’immigrazione europea e soprattutto quella italiana. Tra il 1871 e il 1985 quasi 3 milioni di nostri connazionali hanno scelto il Paese sudamericano come la loro nuova casa. Secondo il censimento del 1914, in un Paese di 8 milioni di abitanti, un terzo era straniero. Nel 1960, su una popolazione di 20 milioni di abitanti, gli stranieri erano 2,6 milioni.

Paolo Cinarelli