Il Consolato, amico o nemico?

In occasione dello scorso referendum all’estero, 15 settembre, sono apparsi nei social network molti post di critica degli uffici consolari, specialmente nei riguardi del Consolato Generale di Buenos Aires. In generale gli italiani si lamentavano di com’erano stati trattati nell’ufficio quando vi si erano diretti per chiedere una copia del plico. Alcuni definivano l’esperienza di andare al Consolato raccapricciante. Per altri “una volta superata la barriera degli addetti alla sorveglianza gli impiegati sono cortesi”. Il loro pensiero in sintesi era “Considerato il modo in cui trattano non si può dire che il Consolato sia amico” .

Il problema è che, nonostante abbiamo 4  rappresentanti nel Parlamento italiano, non siamo mai stati tanto orfani. Ci hanno concesso i parlamentari e hanno lentamente ridotto i fondi per gli italiani all’estero. Misura che si è tradotta in meno impiegati, a discapito dell’efficienza e la cordialità, e meno denaro per l’assistenza.

C’è anche da evidenziare che a parte il loro numero esiguo a fronte di quello molto grande degli utenti, gli impiegati si dividono in ministeriali e contrattisti. Alcuni di quelli ministeriali, sono in età quasi pensionabile e non conservano più l’entusiasmo e la carica delle persone giovani.

Eccezioni ce ne sono, ma sono appunto eccezioni, comunque tutti abbiamo incontrato a volte dipendenti consolari attenti e competenti il personale locale, giovane, culturalmente molto preparato, di fatto molti impiegati sono plurilaureati, non riceve però i corsi di formazione professionale necessari per un rendimento ottimale e fa quello che può. In breve, a parte il decisivo problema della mancanza di dipendenti, quello che farebbe la differenza tra l giorno e la notte, i Consolati sono un’altra espressione del sistema gerontocratico e maschilista che contraddistingue la politica e la burocrazia italiane e per sperare che funziono meglio non ci resta che attendere un cambiamento della società italiana nel suo insieme.

Edda Cinarelli